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Fibre del fico d’India e intestino irritabile

 

Le linee guida cliniche forniscono raccomandazioni limitate e contrastanti circa l’utilità della supplementazione di fibre alimentari nei casi di sindrome dell’intestino irritabile (IBS). Il Nopal è una fibra vegetale ricavata dai cladodi del fico d’India (Opuntia ficus-indica) contenente fibre sia insolubili sia solubili che potrebbero svolgere un’attività benefica nell’IBS.

Questo studio clinico controllato randomizzato a 4 bracci in doppio cieco ha valutato l’effetto dose-risposta di un estratto in polvere di fibra di nopal sui sintomi dell’IBS in un gruppo di 60 persone.

I partecipanti allo studio sono stati randomizzati e assegnati a ricevere fibre di nopal (10, 20 o 30 g/die) oppure un placebo (30 g/die di destrosio) per una settimana, mantenendo la loro dieta abituale. La gravità dei sintomi dell’IBS (Global Symptom Question, IBS-SSS, Gastrointestinal Symptom Rating Scale), la frequenza e la consistenza delle feci (Bristol Stool Form Scale) e gli acidi grassi a catena corta (SCFA) sono stati misurati al basale e al follow-up.

Un numero significativamente maggiore di soggetti del gruppo sperimentale ha riportato un adeguato sollievo dei sintomi dopo l’assunzione di 20 g/die (87%, p = 0,008) e 30 g/die (80%, p = 0,025) di fibra di Nopal rispetto al placebo (33%). Un numero maggiore di partecipanti allo studio che ha ricevuto 20 g/die di fibra Nopal (67%) ha avuto una riduzione > 50% dei sintomi dell’intestino irritabile rispetto al placebo (20%, p = 0,027), mentre la dose di 30 g/die ha indotto feci più molli (p = 0,027). Non sono emerse differenze tra i gruppi per gli altri parametri presi in esame.
La supplementazione di fibre di Nopal al dosaggio di 20 e 30 g/die è associata a un

miglioramento a breve termine dei sintomi dell’IBS; si auspicano per il futuro studi clinici di durata più lunga e con endpoint sintomatici, fisiologici e microbiologici.

Fonte: Remes-Troche JM, Taboada-Liceaga H, Gill S, Amieva-Balmori M, Rossi M, Hernández-Ramírez G, García-Mazcorro JF, Whelan K. Nopal fiber (Opuntia ficus-indica) improves symptoms in irritable bowel syndrome in the short term: a randomized controlled trial. Neurogastroenterol Motil. 2021 Feb;33(2):e13986.

40 anni di SIF – Società Italiana di Fitochimica

                                 

Se il ruolo di una società scientifica è quello di accrescere la qualità professionale dei propri
associati, fare formazione in tutte le sue articolazioni, dalla promozione della ricerca
all’innovazione tecnica e tecnologica, oltre a creare reti di collaborazione professionale interne ed esterne alla società, mettendo in campo un’adeguata capacità comunicativa sia verso la comunità scientifica dei pari ma anche verso la società in generale, quali sono stati in questi 40 anni gli obiettivi della SIF e quali le prospettive per il futuro?

Ne parleremo insieme ad alcuni ex-Presidenti della SIF e tre soci illustri che con le loro ricerche hanno contribuito a realizzare quella visione interdisciplinare che caratterizza la Società. Interverranno anche due rappresentanti dell’industria che ci illustreranno le nuove
tendenze/sfide del settore.
L’evento si svolgerà a Pisa volutamente in presenza ma anche su piattaforma TEAMS per chi non potesse partecipare; il link per il collegamento sarà inviato per mail qualche giorno prima dell’evento. La sala convegni ospiterà massimo 100 persone (metà della capienza effettiva per le limitazioni anti-Covid19).

Iscrizione: la partecipazione è gratuita ma soggetta a registrazione. L’iscrizione dovrà essere effettuata entro martedì 7 dicembre 2021 esclusivamente attraverso il seguente modulo elettronico: https://tinyurl.com/7rfhndts

Attività della cannella sugli enzimi epatici

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La cannella (Cinnamomum zeylanicum) è una spezia ricavata da una pianta arborea sempreverde della famiglia delle Lauraceae di cui si utilizza la corteccia essiccata dei ramoscelli, sotto forma di piccoli cilindri, detti cannelli. Nel Medioevo e fino al 18° secolo fu molto usata come stimolante delle funzioni digestive ma anche del sistema respiratorio e circolatorio. Spezia pregiata e costosa, come il pepe, veniva impiegata per aromatizzare numerose salse.

La ricerca moderna ne sta valutando alcune proprietà in ambito salutistico. In particolare questa revisione sistematica e metanalisi ha analizzato l’effetto della supplementazione di cannella sugli enzimi epatici. Questi, come è noto, sono sostanze prodotte dal fegato che possono essere misurate attraverso un esame del sangue. La misurazione di tali enzimi consente di conoscere lo stato di salute del fegato.

Attraverso una ricerca sulle banche dati medico-scientifiche PubMed/Medline, Scopus, Web of Science, Cochrane Library ed Embase fino a settembre 2020 sono stati individuati gli studi che hanno valutato l’effetto dell’assunzione orale di cannella sui livelli sierici di alanina aminotransferasi (ALT), aspartato aminotransferasi (AST) e fosfatasi alcalina (ALP) nell’adulto. Sono stati inclusi nell’analisi finale sette studi (nove bracci di trattamento, 256 soggetti).

La supplementazione di cannella non ha avuto un effetto significativo sui livelli sierici di ALT, AST e ALP. Tuttavia, è stata osservata una riduzione significativa dei livelli di alanina aminotransferasi nei pazienti con diabete di tipo 2 con l’assunzione di preparati a basso dosaggio (<1.500 mg/d) e con durata del follow-up superiore a 12 settimane e nei soggetti con più di 50 anni. I benefici dell’assunzione di cannella sono stati dimostrati anche sui livelli di aspartato aminotransferasi in soggetti con diabete di tipo 2 e negli studi con follow-up a lungo termine (>12 settimane).

La conclusione della revisione è pertanto che la supplementazione a lungo termine di cannella può migliorare i livelli sierici degli enzimi epatici nei soggetti con diabete di tipo 2.

 

Fonte: Mousavi SM, Jayedi A, Bagheri A, Zargarzadeh N, Wong A, Persad E, Akhgarjand C, Koohdani F. What is the influence of cinnamon supplementation on liver enzymes? A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2021 Oct;35(10):5634-5646.

 

Studi su Pelargonium nel trattamento della rinosinusite acuta

Kapland-Pelargonie; Umckaloabo, Pelargonium sidoides

La rinosinusite acuta o raffreddore comune è nella maggior parte dei casi un’infezione virale che causa l’infiammazione della mucosa e dei seni nasale stimolando la mucosa a produrre e rilasciare citochine e chemochine nelle cellule dell’epitelio respiratorio.

Le preparazioni a base di radici di geranio sudafricano (Pelargonium sidoides, Geraniaceae), una varietà di geranio che cresce nella regione sud-orientale del Sudafrica, sono state tradizionalmente utilizzate anche per il trattamento delle infezioni respiratorie.

Lo studio

Questo studio osservazionale, prospettico, caso-controllo ha valutato gli effetti di una preparazione a base di estratto di pelagornio ricco di polifenoli sulla produzione di chemochine nella mucosa nasale e sui parametri di soggetti con raffreddore.

Vi hanno partecipato 26 persone con più di 18 anni con rinosinusite acuta post-virale di grado lieve – moderato e 25 nel gruppo di controllo.

Il gruppo trattamento ha ricevuto 3 compresse del preparato 3 volte al giorno per 10 giorni. Campioni di liquido nasale sono stati raccolti nei partecipanti a inizio dello studio (Visita 1) e di nuovo al 10° giorno (Visita 2). La concentrazione nelle secrezioni nasali di 13 chemochine è stata misurata con citometria a flusso. Gli endpoint primari dello studio erano i cambiamenti nella sintomatologia a livello nasale e nei risultati endoscopici della visita 1 rispetto alla visita 2.

Al basale, il Total Symptom Score (TSS) e le concentrazioni di sei chemochine erano significativamente più alti nel gruppo trattamento rispetto al gruppo di controllo. Dopo il trattamento è stato riscontrato un miglioramento significativo di tutti i sintomi e dei risultati endoscopici nel gruppo sperimentale (P <0,001), in particolare per quanto riguarda perdita dell’olfatto (68,9%), dolore e pressione facciale (67,2%) e ostruzione nasale (66,5%); benefici minori sono stati osservati nel gocciolamento post-nasale (55,5%) e nella rinorrea (52,9%).

A livello endoscopico i benefici più importanti sono stati rilevati su riduzione delle secrezioni mucopurulente (65,5%) ed edema della mucosa (63,8%). Non sono stati riportati effetti avversi durante lo studio.

 

Fonte: Perić A, Kovačević SV, Barać A, Gaćeša D, Perić AV, Vojvodić D. Effects of Pelargonium sidoides extract on chemokine levels in nasal secretions of patients with non-purulent acute rhinosinusitis. J Drug Assess. November 4, 2020;9(1):145-150. doi: 10.1080/21556660.2020.1838176.

 

 

 

Dong quai, dalla tradizione al presente

 

La radice di angelica cinese o dong quai (Angelica sinensis) è stata ampiamente utilizzata nella medicina tradizionale cinese per migliorare la circolazione del sangue e per alleviare l’anemia, i disturbi mestruali e i sintomi della menopausa.

Studi in vitro e in vivo indicano che ha proprietà antitumorali, neuroprotettive ed ematopoietiche. I composti derivati dalla radice di dong quai hanno anche mostrato effetti protettivi contro la tossicità di agenti chemioterapici come la doxorubicina e la ciclofosfamide.

I dati di uno studio epidemiologico suggeriscono un’associazione positiva tra il consumo dell’angelica cinese e la riduzione del rischio di un successivo tumore endometriale nelle sopravvissute al cancro al seno, mentre i dati circa gli effetti della pianta sui sintomi della menopausa sono ancora contraddittori. Uno studio ha mostrato che una preparazione contenente dong quai migliora gli esiti clinici nei casi di sindrome coronarica acuta e insufficienza renale da lieve a moderata.

Particolare cautela deve essere prestata nell’assunzione della pianta nel caso in cui si soffra di tumori sensibili agli ormoni che potrebbero essere aggravai dall’esposizione agli estrogeni. Sconsigliata in gravidanza e durante l’allattamento.

Tra gli effetti avversi sono stati segnalati gonfiore, perdita di appetito, diarrea, fotosensibilità e ipertensione.

 

Fonte: HERBS Memorial Sloan Kettering Cancer Center

 

 

Quercetina, al vaglio l’attività antivirale

Ginkgo biloba green leaves on a tree. Ginkgo Biloba Tree Leaves with Water Drops

La quercetina è un flavonoide presente in diverse specie vegetali (ippocastano, calendula, biancospino, camomilla, iperico, ginkgo ecc.) con promettenti effetti bioattivi come immunoprotettivo, antinfiammatorio e antivirale.

Diversi studi in particolare ne hanno messo a fuoco le potenzialità antivirali, grazie alla sua capacità di inibire le fasi iniziali dell’infezione, di interagire con proteasi importanti per la replicazione virale e di ridurre l’infiammazione causata dall’infezione. È stato, inoltre, ipotizzato che la quercetina possa essere utilizzata in combinazione con altri farmaci per potenziarne gli effetti o interagire sinergicamente per ridurne gli effetti collaterali e la relativa tossicità.

Questo recente articolo a cura di ricercatori dell’Università di Cagliari si concentra in particolare sulle attività antivirali della quercetina su una serie di infezioni virali dell’uomo  e sui suoi meccanismi di azione. Sono esaminate le seguenti famiglie di virus: Flaviviridae, Herpesviridae, Orthomyxoviridae, Coronaviridae, Hepadnaviridae, Retroviridae, Picornaviridae, Pneumoviridae e Filoviridae.

La quercetina, scrivono gli autori, ha mostrato una potente attività antivirale in vitro e diversi meccanismi di azione. Gli studi presi in esame hanno mostrato che la quercetina e i suoi derivati hanno un ampio spettro di attività antivirali e pertanto una più approfondita comprensione delle sue proprietà e dei meccanismi d’azione potrebbe favorire la progettazione di composti più potenti o maggiormente biodisponibili. Se sono numerosi gli studi in vitro, sono pochissimi per contro gli studi sull’uomo.

È dunque rilevante per il futuro intensificare la ricerca clinica per definire su basi scientifiche l’impiego di questo promettente flavonoide a scopo preventivo e in combinazione con i farmaci, anche per ridurre i loro effetti collaterali, aumentandone efficacia e sicurezza complessiva.

 

Fonte: Di Petrillo A, Orrù G, Fais A, Fantini MC. Quercetin and its derivates as antiviral potentials: A comprehensive review. Phytother Res. 2021 Oct 28.

 

 

 

Withania e benessere della donna in perimenopausa

 

Nel periodo della perimenopausa molti cambiamenti fisiologici segnano la transizione verso la menopausa ai quali si associano una serie di sintomi che incidono sulla qualità di vita della donna.

Questo studio randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo ha valutato l’efficacia e la tollerabilità di un estratto di radice di Ashwagandha (Withania somnifera), il cosiddetto ‘ginseng indiano’ sui sintomi climaterici, sulla qualità della vita (QoL) e sui parametri ormonali di donne in perimenopausa.

Durante la sperimentazione durata 8 settimane, 100 donne con sintomi menopausali sono state assegnate in modo casuale ad assumere 300 mg di estratto di radice di Ashwagandha (gruppo sperimentale) oppure un placebo (gruppo di controllo placebo), due volte al giorno.

I risultati sono stati misurati utilizzando la scala di valutazione della menopausa (MRS), la QoL specifica per la menopausa (MENQoL), il punteggio delle vampate di calore e i cambiamenti dei livelli degli ormoni estradiolo, ormone follicolo-stimolante (FSH), ormone luteinizzante (LH) e testosterone.

Novantuno donne hanno completato lo studio. Rispetto al placebo, la supplementazione con ashwagandha è stata associata a una riduzione statisticamente significativa del punteggio totale sulla scala MRS (p < 0,0001), espressa con riduzioni significative nei domini psicologico (p = 0,0003), somato-vegetativo (p = 0,0152) e urogenitale (p < 0,0001).

L’assunzione di ashwagandha ha determinato una riduzione statisticamente significativa dei punteggi totali sul questionario MENQoL (p < 0,0001) ed è stata anche associata all’aumento statisticamente significativo dell’estradiolo sierico (p < 0,0001) e alla riduzione, anch’essa significativa, dei livelli di ormone follicolo-stimolante (p < 0,0001) e luteinizzante (p < 0,05) rispetto al placebo.  Non ci sono state differenze significative tra i due gruppi nel livello di testosterone.

Questi risultati suggeriscono che l’estratto di radice di ashwagandha può essere un’opzione sicura ed efficace per alleviare i sintomi climaterici da lievi a moderati durante la fase della perimenopausa.

 

Fonte: Gopal, S., Ajgaonkar, A., Kanchi, P., Kaundinya, A., Thakare, V., Chauhan, S. and Langade, D. (2021), Effect of an ashwagandha (Withania Somnifera) root extract on climacteric symptoms in women during perimenopause: A randomized, double-blind, placebo-controlled study. J. Obstet. Gynaecol. Res..

Curcumina e infiammazione cronica

 

L’infiammazione cronica è uno dei principali responsabili dello sviluppo delle malattie non trasmissibili. L’attività antinfiammatoria della curcumina, polifenolo bioattivo della curcuma, è stata dimostrata nella ricerca di laboratorio e preclinica, mentre le evidenze sull’uomo necessitano un maggiore consolidamento, anche a causa delle discrepanze riguardanti il dosaggio ottimale, la durata e la tipologia di formulazione da utilizzare.

Questa revisione sistematica, condotta da ricercatori australiani, ha valutato l’efficacia della supplementazione di curcumina sui mediatori infiammatori sistemici, confrontando anche la dose, la durata e la biodisponibilità dei preparati.

È stata effettuata una ricerca sistematica sulle banche dati online Medline, CINAHL, EMBASE, Scopus e Cochrane per individuare gli studi randomizzati controllati sugli effetti della curcumina sui mediatori infiammatori in persone non sottoposte a terapia antinfiammatoria standard. Trentadue studi (N = 2.038 partecipanti) sono stati inclusi nella review e 28 sottoposti a metanalisi.

I dati hanno mostrato una riduzione dei seguenti parametri: proteina C-reattiva, interleuchina-6, fattore di necrosi tumorale α, IL-8 e proteina chemioattrattante i monociti-1 (MCP-1).

Questi risultati – concludono gli autori – forniscono evidenze circa gli effetti antinfiammatori della curcumina sull’uomo e giustificano ulteriori studi per confermare dose, durata e formulazione per ottimizzare gli effetti antinfiammatori della curcumina in soggetti con infiammazione cronica.

Fonte: Ferguson JJA, Abbott KA, Garg ML. Anti-inflammatory effects of oral supplementation with curcumin: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Nutr Rev. 2021 Aug 9;79(9):1043-1066.

 

I nostri primi 30 anni…

Sembrano trascorsi in un baleno da quando, nel 1991, l’Erborista iniziava il suo percorso nell’editoria specializzata. Un trentennio durante il quale la nostra rivista ha attraversato la storia, le vicende e lo sviluppo dell’erboristeria del nostro Paese che, proprio in quest’arco di tempo, superava la fase ‘pionieristica’ e diventava un settore strutturato e maturo della sfera del benessere nonché dell’economia. Questo settore conta oggi oltre 4.000 punti vendita disseminati sul territorio nazionale e in grado di offrire consulenza professionale e servizi innovativi sulle molteplici sfaccettature del benessere della persona.
Sono stati anni importanti su più versanti. Intanto a livello regolatorio, tanto nazionale quanto comunitario, con l’approvazione di normative che hanno conferito all’erboristeria la sua attuale conformazione: dalla Direttiva 2002/46/CE, che inseriva le erbe e gli estratti vegetali nella categoria degli integratori, al Decreto legislativo 169 del 2004 che la recepiva in Italia, seguita poi dal Regolamento europeo sulle indicazioni salutistiche (claims) e diversi altri, mentre alcuni dossier, ad esempio l’armonizzazione dei claims per le sostanze vegetali, venivano lasciati inconclusi dalle autorità di Bruxelles.
Lungo questa strada non sono mancati momenti critici, come il naufragio dell’attesa legge di riassetto del settore e, più di recente, i provvedimenti restrittivi varati in ambito comunitario. Sono stati conseguiti anche piccoli successi e tra questi il riconoscimento, con il Decreto legislativo del maggio 2018 e la successiva nota del ministero della Salute, dell’erborista laureato e diplomato come figura professionale autorizzata, insieme al farmacista, a effettuare preparazioni estemporanee a base di erbe.
Parallelamente ha fatto passi da giganti la ricerca sulle piante medicinali che, da settore di nicchia, è oggi diventato un importante trend internazionale, grazie a sempre più numerosi lavori scientifici di qualità che spaziano dalle sperimentazioni in vitro e in vivo ai trial sull’uomo. Questi lavori hanno più volte confermato o chiarito attività e prerogative delle piante medicinali già note poiché patrimonio di culture tradizionali – mediterranea, orientale, latinoamericana ecc.- aprendo anche, con l’ausilio di tecnologie innovative e  raffinate, nuovi orizzonti per disegnare interventi più mirati con le piante officinali. E in questo trentennio anche la formazione dell’erborista ha definito il suo iter, perfettibile come ogni percorso, passando dal diploma in erboristeria attivo fino ai primi anni Novanta, all’istituzione prima del Diploma universitario triennale e poi del Corso di Laurea in Tecniche Erboristiche che, con diverse denominazioni, è oggi presente in dieci Atenei italiani.
Dal 1991 l’Erborista ha dunque attraversato il mare dell’erboristeria e ha rappresentato le diverse anime che la compongono, in sintonia con il proprio ruolo di informazione, comunicazione e aggiornamento. La nostra testata ha nel tempo affinato e ampliato le proprie risorse di comunicazione, affiancando alla storica rivista cartacea, il sito, caratterizzato da linguaggi e content specifici, e da qualche anno anche la pagina Facebook che conta attualmente circa 7.000 followers, coprendo dunque per intero la realtà delle erboristerie italiane.
Ai nostri lettori, a voi erboristi, abbiamo offerto anche altre opportunità, con i corsi online della Accademia di Tecniche Nuove, il Convegno ‘Erboristeria’ realizzato prima a Parma e poi a Milano e last but no least il Premio Erboristeria dell’anno, ormai un appuntamento per il settore, che ha felicemente concluso la sua quarta edizione lo scorso settembre.
Molti autori – esperti di rilievo dell’erboristeria, della fitoterapia e del mondo accademico nazionali – ci hanno accompagnato in questa attività di informazione e aggiornamento sulle piante officinali e purtroppo alcuni, come il professor Ivano Morelli dell’Università di Pisa e Costanza Giunti, erborista e preparatrice, ci hanno lasciato. Altri se ne sono aggiunti e con essi e lo staff redazionale stiamo predisponendo nuovi aggiornamenti e proposte per voi, sempre nella prospettiva che guarda al sapere sulle piante medicinali come sinergia di tradizione e innovazione, scienza e arte della cura, forti di una storia trentennale e rafforzati dalla vostra fiducia.

Stay tuned: arrivederci al 2022!

Agnocasto e problematiche della sfera sessuale

 

Nelle donne in post-menopausa, a causa della caduta ormonale, possono manifestarsi problemi della sfera sessuale.
L’agnocasto (Vitex agnus-castus, Verbenaceae), noto anche come “falso pepe”, ha mostrato in alcuni studi un’attività sulla disfunzione sessuale femminile.

Lo studio

Questo studio clinico controllato randomizzato in doppio cieco condotto in Iran ha valutato l’effetto dell’agnocasto sulla funzione sessuale di donne in età riproduttiva.
Il gruppo sperimentale (51 partecipanti) ha ricevuto per 16 settimane 1 compressa al giorno contenente 3,2-4,8 mg di estratto secco di V. agnus-castus, mentre il gruppo di controllo (51 partecipanti) ha ricevuto una compressa di placebo.
Le partecipanti al trial hanno compilato il questionario Female Sexual Function Index all’inizio dello studio e dopo 4, 8, 12 e 16 settimane.

I risultati non hanno mostrato una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi nei singoli item del questionario, ma è emersa una differenza significativa nel punteggio medio complessivo dell’item funzione sessuale, che è risultato più alto nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo placebo dopo 16 settimane (P <0,05).
Secondo questo studio dunque l’assunzione di un estratto di agnocasto per 16 settimane è efficace nel migliorare alcune problematiche della sfera sessuale.
Si sconsiglia l’assunzione in caso di condizioni sensibili ai livelli ormonali (endometriosi, fibromi uterini, tumore al seno, utero e ovaio), a causa della possibile interferenza con i livelli di ormoni e in particolare di estrogeni.

Fonte: Heirati SFD, Ozgoli G, KabodMehri R, Mojab F, Sahranavard S, Nasiri M. The 4-month effect of Vitex agnus-castus plant on sexual function of women of reproductive age: A clinical trial. J Educ Health Promot. 2021 Aug 31;10:294.