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Achillea nell’epistassi

pink inflorescence herb (Achillea millefolium) on white background

L’Achillea (Achillea millefolium) è una pianta ad azione antispasmodica, anticoleretica e amaro-tonica; viene inoltre utilizzata in applicazione esterna nel trattamento di emorroidi, ragadi e come cicatrizzante.

Questo studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha valutato in modo specifico l’efficacia di una pomata a base di achillea sull’epistassi ricorrente. Vi hanno partecipato cinquanta persone con questo problema, suddivise casualmente in un gruppo sperimentale e in un secondo gruppo di controllo, che hanno ricevuto una pomata a base di vitamina A e Achillea (1%) oppure di vitamina A e una sostanza placebo, a giorni alterni per 10 giorni.

Gli esami del caso e i test di coagulazione sono stati eseguiti al giorno 10 ed è stata effettuata una visita di follow-up alla fine del primo e del terzo mese dall’inizio del trattamento.

La dimensione quantitativa della perdita ematica è stata registrata con l’Epistaxis Severity Score (ESS) prima e dopo l’intervento (10° giorno, 1° e 3° mese). Non è emersa una differenza statisticamente significativa nella frequenza e nella durata del sanguinamento tra i due gruppi al 10° giorno, mentre si è osservata una riduzione significativa di entrambi questi parametri nel gruppo trattamento nel primo e terzo mese di follow-up (p < 0,001). Non sono stati osservati effetti avversi.

Questo studio ha indicato che l’unguento a base di Achillea è stato efficace nel diminuire la quantità e la durata delle perdite ematiche in soggetti con epistassi idiopatica ricorrente senza effetti collaterali rilevabili.

 

Fonte: Hashemian F, Akbarpour M, Razaghi K, et al. Evaluating the efficacy of Achillea Millefolium ointment in the treatment of recurrent idiopathic epistaxis; a randomized double-blind clinical trial, Journal of Herbal Medicine,Volume 29, 2021.

La ripartenza della cosmetica nazionale

Fatturato a +10,4% a fine 2021 per un valore di 11,7 miliardi di euro. Segnali confortanti anche da mercato interno (+8,5%) e domanda estera (+14%). Dati di settore incoraggianti per l’intera filiera cosmetica nazionale. Il settore risente positivamente della stabilità ritrovata sul mercato interno e guarda con ottimismo alla riapertura degli scambi e delle manifestazioni internazionali. Bisognerà attendere ancora un anno per tornare ai valori globali del pre-pandemia.

L’Indagine congiunturale, presentata il 27 ottobre u.s. dal Centro Studi di Cosmetica Italia, delinea il recupero dei livelli di fatturato di cui è protagonista il settore cosmetico nazionale nell’attuale scenario di riferimento e proietta nella seconda parte del 2022 il raggiungimento dei valori pre-crisi.
Secondo le previsioni sul secondo semestre 2021, il fatturato complessivo del settore supererà gli 11,7 miliardi di euro con una crescita del 10,4% rispetto al 2020.
«Le proiezioni che presentiamo oggi – commenta Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia – tengono conto del ritorno a una nuova normalità e allo spirito di ritrovata fiducia con cui si guarda avanti. Il settore cosmetico, da sempre, si distingue per la sua aciclicità e, anche in questo scenario macroeconomico ancora incerto, ha avuto una tenuta migliore rispetto a gran parte dei comparti del manifatturiero, dimostrando una forte capacità di reazione e dando risalto alla positiva risposta dell’industria alle mutate modalità di acquisto e di consumo.

Questo cauto ottimismo è avvalorato dalla graduale ripresa dell’andamento produttivo delle imprese cosmetiche, sostenuto a sua volta dal business internazionale. Il ritorno in presenza di fiere e manifestazioni rappresenta un tassello insostituibile per supportare l’export: i nostri cosmetici continuano a essere apprezzati al di fuori dei confini nazionali per l’approccio globale e multidisciplinare che sta alla base della loro ideazione e si distinguono per la qualità, la propensione all’innovazione e per la capacità creativa tipica del saper fare italiano che tutto il mondo apprezza».

Esercizi e attività commerciali, aperti stabilmente e non coinvolti in ulteriori lockdown, dopo i primi sei mesi di assestamento hanno beneficiato del nuovo equilibrio con ripercussioni positive su tutti i canali di vendita.
Le previsioni di fine anno del canale erboristeria (+12,7%) portano a un valore di chiusura di oltre 370 milioni di euro, confermando l’uscita dai forti condizionamenti che il canale ha subìto nel periodo di lockdown con evidenti impatti anche sui tentativi di recupero della clientela.

La spinta dell’export

La ripresa degli scambi commerciali europei e internazionali e degli spostamenti su scala mondiale permette di prevedere per fine anno un balzo positivo dell’export: +14% per un valore di 4,7 miliardi di euro e una bilancia commerciale che supererà i 2 miliardi di euro.
Le misure di sicurezza a tutela della salute della popolazione e le campagne vaccinali hanno accelerato il progressivo ritorno alle consuete abitudini di vita e di consumo nel nostro Paese: le stime per la fine del 2021 indicano una crescita del mercato interno dell’8,5%, per un valore di 10,6 miliardi di euro.

Pieno recupero nel 2022

«A conferma della capacità reattiva collettiva, dalle nostre rilevazioni emerge che ben un operatore su due prevede che un pieno recupero dagli effetti dell’emergenza sanitaria si completerà nel corso del prossimo anno. Avvalora questa considerazione lo scenario macroeconomico in corso. Aumento del PIL, recupero delle dinamiche industriali, rinnovata propensione al consumo: sono tutti indicatori che stanno emergendo dall’analisi dell’industria e del mercato e che parlano di una ripresa già in atto – evidenzia Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia –. Le aziende stanno cavalcando la cosiddetta nuova normalità con la capacità innata di reagire e, contestualmente, investire in nuovi prodotti e nuovi strumenti di ingaggio con i consumatori».

L’OE di menta attenua nausea e vomito

Fresh mint isolated on white background

Questo recente trial clinico controllato ha valutato gli effetti dell’olio essenziale (OE) di menta (Mentha piperita L.) sulla frequenza di nausea, vomito e conati di vomito e gravità della nausea in malati di tumore sottoposti a chemioterapia. La ricerca si è svolta in un ospedale pubblico turco.

I partecipanti del gruppo di intervento hanno applicato una goccia di OE di menta tra il labbro superiore e il naso, tre volte al giorno nei cinque giorni successivi alla somministrazione della chemioterapia, oltre al trattamento antiemetico di routine. I partecipanti del gruppo di controllo hanno ricevuto soltanto il trattamento antiemetico di routine. Le principali misure di outcome erano la VAS per la gravità della nausea e il questionario Index of Nausea, Vomiting, and Retching.

Il punteggio della nausea su scala analogico-visiva è risultato significativamente più basso dopo l’applicazione dell’olio essenziale di menta nei soggetti che ricevevano diversi chemioterapici ad eccezione del cisplatino e analogamente è accaduto per la frequenza di nausea e vomito.

Gli autori concludono che l’olio di menta piperita ha ridotto in modo statisticamente significativo la frequenza di nausea, vomito e conati di vomito e la gravità della nausea nella popolazione presa in esame e può quindi può essere utilizzato insieme agli antiemetici dopo la chemioterapia nei casi che presentano rischio di vomito moderato e basso.

  

Fonte: Efe Ertürk N, Taşcı S. The Effects of Peppermint Oil on Nausea, Vomiting and Retching in Cancer Patients Undergoing Chemotherapy: An Open Label Quasi-Randomized Controlled Pilot Study. Complement Ther Med. 2021 Jan;56:102587.

E’ ora di salvare le piante antrachinoniche!

FEDER BOTANICALS ITALIA

Webinar 4 novembre 2021 ore 10.00

 È ora di salvare le piante antrachinoniche – Progetto studi idrossiantraceni

Feder Botanicals Italia F.E.I. Settore Produzione – Confcommercio Imprese per l’Italia e Linneus Consulting Services organizzano una giornata di aggiornamento sugli sviluppi della questione antrachinoni in programma per il giorno 4 novembre 2021 dalle ore 10:00 alle 12:30.

L’incontro è aperto a tutte le aziende iscritte e NON iscritte al Settore Produzione FEI e ai professionisti del settore.

L’incontro verterà sulla presentazione e illustrazione degli studi che la FEI – Feder Botanicals Italia – Confcommercio ha commissionato  gli studi atti a dimostrare la non tossicità delle piante contenenti derivati idrossiantracenici alla Società Italiana di Fitoterapia, attraverso il laboratorio SIFITLab – Università di Siena e a Botanicals Lab – Toscana Life Sciences, fondazione no profit specializzata nella ricerca scientifica in campo farmaceutico e alimentare dotata di ampia strumentazione analitica. I risultati degli studi saranno poi predisposti per la presentazione secondo i termini dettati dal Regolamento (UE) 468/2021 alla Commissione europea.

All’incontro on line interverranno:

Dott. Angelo Di Muzio – Presidente Nazionale FEI e Settore Feder Botanicals Italia – FEI Produzione – Confcommercio

Dott. ssa Rita Pecorari – Coordinamento Nazionale  Feder Botanicals Italia – FEI Produzione – Confcommercio / Linneus Consulting Services

Prof. Marco Biagi – SIFITLab – Università di Siena

Dott. Giovanni Isoldi – Direttore scientifico Materia Medica Processing srl /TLS Toscana Life Sciences

Il Webinar si svolgerà il giorno 4 novembre 2021 alle ore 10:00 sulla piattaforma Zoom. 

Il link per il collegamento sarà inviato a cura della Federazione il giorno precedente l’evento.

E’ necessario registrarsi con la mail che sarà utilizzata per accedere alla piattaforma dedicata.

L’iscrizione all’evento dovrà inderogabilmente essere effettuata entro le ore 13:00 del 3 novembre 2021 esclusivamente attraverso il  modulo elettronico  cliccando sul seguente link.

La portulaca nelle culture tradizionali

La portulaca (Portulaca oleracea) è una succulenta annuale della famiglia delle Portulacaceae detta anche porcellana o porcacchia, ampiamente usata soprattutto in cucina. Presenta un rizoma strisciante, foglie ovali carnose alternate e ha fiori piccoli e gialli con cinque petali a forma di cuore. La pianta, probabilmente, è originaria del Mediterraneo orientale e dell’Asia occidentale, ha una lunga storia di utilizzo come cibo e rimedio dall’Italia alla Cina. Tutte le sue parti aeree sono commestibili e hanno un sapore salato e leggermente acido.

La portulaca è menzionata negli scritti del medico greco Dioscoride e del naturalista romano Plinio il Vecchio. Nel suo trattato De Materia Medica, Dioscoride la descrisse come un astringente indicandola come rimedio per mal di testa, infiammazione, disturbi della vescica, dissenteria ed emorroidi.

Ampiamente coltivata in tutta Europa nel Medioevo anche nei monasteri, in Palestina la portulaca ha una storia di utilizzo tradizionale per l’insufficienza renale, mentre nel continente africano è stata utilizzata in Nigeria a sostegno della fertilità; in Sierra Leone per fermare le emorragie e in Congo come trattamento per la gonorrea.

In diverse modalità della medicina tradizionale indiana, tra cui la medicina Ayurvedica, Unani e Siddha, la portulaca veniva usata per trattare l’indigestione, le ulcere, l’edema, e l’asma bronchiale. Secondo i testi ayurvedici Charaka Samhita e Sushruta Samhita, se cotta contrastava l’eccesso di muco, tosse, diarrea, dissenteria ed emorroidi.

La portulaca è stata usata per millenni anche nella medicina tradizionale cinese (MTC), dove è chiamata la “verdura di lunga vita”. È considerata una pianta di natura fredda utilizzata per raffreddare il sangue, fermare le emorragie, eliminare il calore e neutralizzare le tossine.

Luigi Palma, in Piante medicinali d’Italia, riporta il suo impiego in gastriti, insufficienze biliari, ipogalattia, pirosi e orticaria.

 

Fonte: HerbalEGram – American Botanical Council

Cimicifuga o radice della squaw

Traubensilberkerze, Cimicifuga racemosa

Pianta perenne originaria degli Stati Uniti orientali e del Canada, la Cimicifuga (Cimicifuga racemosa) veniva impiegata dai nativi americani per trattare raffreddori, tosse, malaria e disturbi mestruali. I cinesi la considerano una pianta amara, fredda, che riduce calore e tossicità.

Negli ultimi decenni la pianta ha guadagnato una certa popolarità come approccio non farmacologico per alleviare sintomi della menopausa quali vampate di calore e sudorazioni notturne. Ha, inoltre, effetti antiosteoporotici e migliora la formazione ossea. Studi clinici indicano che da sola o in combinazione con altre erbe, è efficace nel trattamento dei sintomi della menopausa, sebbene i dati siano contrastanti.

In ambito oncologico, uno studio osservazionale ha riportato che la Cimicifuga è associata a una prolungata sopravvivenza libera da malattia in donne con cancro al seno, mentre gli studi che hanno approfondito la sua azione sulle vampate di calore da trattamenti antitumorali hanno prodotto risultati contrastanti. La supplementazione con Cimicifuga si è rivelata per contro efficace nel trattamento della sindrome della menopausa indotta da bloccanti ipotalamici.

Studi in vivo hanno dimostrato un potenziale antidiabetico di questa pianta, ma devono essere confermati con studi sull’uomo. Risultati preclinici indicano anche che la Cimicifuga ha diminuito la proliferazione in linee cellulari di cancro della prostata e ha indotto una risposta apoptotica nelle cellule epatiche.

L’uso concomitante di Cimicifuga rac. con alcuni farmaci è stato associato a reazioni avverse a carico del fegato.

Controindicata in gravidanza per le potenziali attività abortive; disturbi gastrointestinali ed eruzioni cutanee sono gli effetti collaterali più comuni.

 

Fonte: Herbs MSKCC

https://www.mskcc.org/cancer-care/diagnosis-treatment/symptom-management/integrative-medicine/herbs

 

 

Borsa di studio per laureati in Tecniche erboristiche

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Il Centro di Ricerca ed innovazione in Fitoterapia e Medicina Integrata (CERFIT) dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi Firenze ha indetto una selezione pubblica per il conferimento di una borsa di studio a un laureato in Scienze/Tecniche Erboristiche o altro corso di laurea della classe L-29.

La borsa di studio, della durata di 12 mesi, ha come obiettivo la valutazione della efficacia e delle erbe di uso tradizionale e l’incremento della ricerca in fitoterapia con il contributo specifico delle competenze erboristiche.

 

Info: Tel.  055/7948294-8403

e-mail  muzzarellic@aoucareggi.toscana.it, barbieris@aou-careggi.toscana.it

Scarica qui l’avviso di selezione pubblica

https://www.aou-careggi.toscana.it/internet/index.php…

Antrachinoni: allo studio attività antidiabetica

 

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina. L’insulina è l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno. Il diabete è stata la causa diretta di 1,6 milioni di morti nel 2016, come ha riportato l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’emodina è un principio attivo presente in diverse erbe, anche della tradizione cinese, mentre la diacereina è un altro antrachinone comunemente usato nel trattamento dell’osteoartrite.

Secondo uno studio congiunto di ricercatori cileni, spagnoli e italiani questi due derivati antrachinonici hanno dimostrato attività antidiabetiche.

L’emodina sembra migliorare la tolleranza al glucosio e la sensibilità all’insulina attraverso l’attivazione di PPARγ (recettore gamma attivato dai proliferatori dei perossisomi che regola il deposito degli acidi grassi e il metabolismo del glucosio) e la modulazione dei geni legati al metabolismo.

La diacereina sembra diminuire il livello delle citochine infiammatorie e aumentare la secrezione di insulina migliorando la sensibilità all’insulina e quindi il controllo del glucosio. Altri derivati antrachinonici presenti in natura, come ad esempio la catenarina, hanno dimostrato di avere attività antidiabetiche, anche se sono stati effettuati pochi studi.

Lo studio presenta una revisione critica sugli studi di letteratura riguardanti gli effetti dei derivati antrachinonici nel diabete, discutendo inoltre la chimica, le fonti alimentari, la biodisponibilità e la tossicità di questi composti.

 

Fonte: Martorell M, Castro N, Victoriano M, Capó X, Tejada S, Vitalini S, Pezzani R, Sureda A. An Update of Anthraquinone Derivatives Emodin, Diacerein, and Catenarin in Diabetes. Evid Based Complement Alternat Med. 2021 Sep 20;2021:3313419.

 

Erbe e qualità del sonno

Young woman with insomnia cover her face with hand in bed.

I disturbi del sonno sono comuni tra la popolazione generale e possono generare vari problemi di salute inclusi ansia ed insonnia.
Oltre ai farmaci standard e agli interventi psicologici, diverse piante medicinali vengono correntemente utilizzate per trattare questi disturbi.
Una recente revisione di ricercatori spagnoli pubblicata sulla rivista Planta Medica ha esaminato le ricerche più recenti sull’utilizzo di preparati a base di erbe per il trattamento di ansia e insonnia, per valutarne la sicurezza e l’efficacia nonché per chiarire i possibili meccanismi di azione.
Per individuare gli studi clinici pubblicati associati a questo tema è stata effettuata una ricerca sulle banche dati PubMed, Scopus e Cochrane Library dal 2010 al 2020.
La revisione aggiornata include le ricerche riguardanti 23 piante medicinali e sulle possibili combinazioni. Sono stati esaminati anche gli studi riguardanti l’efficacia degli oli essenziali in questo ambito.
L’efficacia delle piante medicinali – scrivono gli autori – dipende dalla durata del trattamento, dalle caratteristiche del campione studiato, dalla via di somministrazione e dal metodo di trattamento.
Le tre piante con il maggior potenziale sono risultate la valeriana, la passiflora e l’ashwagandha (Withania somnifera), mentre l’associazione di valeriana con luppolo e passiflora ha determinato i migliori risultati nei test clinici.
Sono necessari ulteriori studi clinici con un disegno adeguato e standardizzato, ma anche studi preclinici per continuare a studiare i meccanismi d’azione, è la conclusione degli autori.

Fonte: Borrás S et al. Medicinal Plants for Insomnia Related to Anxiety: An Updated Review. Planta Med 2021; 87(10/11): 738-753.

Proprietà salutistiche di Moringa oleifera

Moringa on white background.

Moringa oleifera (MO) è una pianta originaria dell’India ed è ampiamente coltivata nelle aree tropicali e sub-tropicali. Le sue proprietà salutistiche sono state oggetto di numerosi studi che le hanno associate alla presenza in quantità considerevoli nella pianta di vitamine, flavonoidi, acidi fenolici, isotiocianati, tannini e saponine.

Uno degli aspetti emersi nelle ultime ricerche riguarda, ad esempio, le potenziali attività delle foglie nella remissione e nel trattamento dello stress ossidativo, di alcune epatopatie e disturbi neurologici e dell’iperglicemia.

Questa recente revisione della letteratura sui benefici salutistici e le attività biologiche dei polifenoli delle foglie di MO si è concentrata sulle ricerche riguardanti l’utilizzo della moringa come alimento funzionale e nel trattamento di lesioni cellulari. I dati raccolti sono stati estratti da ricerche indicizzate nelle banche dati Web of Science, Google Scholar, PubMed, Science Direct e Scopus.

Dalla ricerca è emerso che i polifenoli delle foglie di moringa hanno attività protettive contro i disturbi neurodegenerativi attraverso la riduzione dei danni al DNA, l’attivazione dell’acetilcolinesterasi (AChE) e l’inibizione dell’attività della caspasi-3. Proteggono, inoltre, il rene dai danni causati dalla melamina attraverso la soppressione delle citochine pro-infiammatorie e altri meccanismi biochimici.

L’estratto alcolico delle foglie di MO ha mostrato una modesta attività ipoglicemizzante attenuando il rischio di diabete, migliorando il metabolismo dei lipidi e stimolando il rilascio di insulina, l’assorbimento del glucosio e la sintesi del glicogeno. Le foglie di MO sono allo studio anche per l’attività ipotensivante.

Infine, si sottolinea l’effetto protettivo contro le tossine ambientali che influiscono negativamente sulla funzione metabolica cellulare, disegnando in tal modo il profilo di una pianta versatile con numerose potenzialità per il controllo e il trattamento di varie condizioni di salute.

 

Fonte: Mohamed Ahmed Hassan, Tao Xu, Yang Tian, Yongheng Zhong, Fatma Abo Zakaib Ali, Xuan Yang, Baiyi Lu. Health benefits and phenolic compounds of Moringa oleifera leaves: A comprehensive review, Phytomedicine, 2021, 153771, ISSN 0944-7113.

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