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Tosse: attività di uno sciroppo a base di timo ed edera

young pretty woman feeling ill with a sore throat and flu symptoms, coughing with mouth covered against pink background

L’efficacia e la sicurezza di uno sciroppo a base di estratto di timo e di edera per il trattamento della tosse acuta sono già state dimostrate con uno studio clinico randomizzato.

Questo studio osservazionale, prospettico e non controllato real life è stato condotto in 305 farmacie tedesche ed espone i dati su efficacia e tollerabilità di un’altra preparazione, sempre a base di timo ed edera.

La tosse e i sintomi associati, la gravità della tosse e la qualità della vita correlata alla salute (HRQoL) sono stati valutati a inizio studio, dopo 4 giorni e alla fine del periodo del trattamento in soggetti che presentavano tosse acuta da infezioni delle vie aeree superiori e che hanno acquistato il preparato.

I partecipanti allo studio hanno assunto la preparazione fino alla risoluzione della tosse e hanno compilato tre questionari validati: il Bronchitis Severity Score (BSS) adattato, scala analogica visiva (VAS) sulla gravità della tosse e il Leicester Cough Questionnaire. Hanno, inoltre, valutato la velocità di inizio dell’azione del trattamento su una scala analogico visiva e la sua tollerabilità.

In totale 749 persone hanno partecipato allo studio e 730 sono state incluse nell’analisi dei dati. La durata media del trattamento è stata di 7,0 ± 3,6 giorni. La gravità dei sintomi valutata da VAS è migliorata da 8,7 ± 3,8 punti di punteggio alla baseline a 2,4 ± 2,6 a fine trattamento, con significatività statistica (p < .0001).

Miglioramenti rilevanti nella gravità della tosse sono stati riportati dall’87,2% dei partecipanti alla fine dello studio. La qualità della vita correlata alla salute è migliorata in modo statisticamente significativo (p < .0001) nel 90,0% dei partecipanti. La tollerabilità è stata valutata come “buona” o “molto buona” dal 98,0% del campione. Non sono state riportate reazioni avverse.

Il preparato si è dunque mostrato efficace sulla tosse acuta determinando una riduzione significativa sul Bronchitis Severity Score, della gravità del sintomo e un miglioramento della qualità della vita e confermando i dati del precedente studio randomizzato e controllato. Il preparato a base di timo ed edera è stato ben tollerato.

 

Fonte: Kardos P, Bittner CB, Seibel J, Abramov-Sommariva D, Birring SS. Effectiveness and tolerability of the thyme/ivy herbal fluid extract BNO 1200 for the treatment of acute cough: an observational pharmacy-based study. Curr Med Res Opin. 2021 Oct;37(10):1837-1844.

 

 

Attività del licopene sulla pressione arteriosa

 

L’ipertensione è un fattore che predispone all’instaurarsi di malattie cardiovascolari (CVD). Gli studi clinici condotti sugli effetti della supplementazione di licopene sulla pressione arteriosa sono contraddittori. Questa revisione sistematica e metanalisi di studi randomizzati con disegno parallelo o incrociato è stata effettuata per fare il punto sugli effetti della supplementazione di licopene sulla pressione arteriosa.

È stata effettuata una ricerca sistematica nelle banche dati medico-scientifiche internazionali PubMed, SCOPUS, EMBASE e ISI Web of Science che ha portato a individuare 2.564 studi dei quali 10 RCT sono stati inclusi nella metanalisi (per un totale di 688 partecipanti).

L’analisi dei dati ha mostrato che l’integrazione di licopene ha ridotto in modo statisticamente significativo la pressione sistolica (SBP) (P=0,042). Effetti maggiori sono stati osservati nei soggetti con valori al basale di ≥130 mmHg, con dosaggi di licopene ≥15 mg, durata ≥8 settimane e in soggetti ipertesi.

I cambiamenti osservati nella pressione diastolica non sono invece risultati statisticamente significativi. Tuttavia, l’analisi dei sottogruppi ha mostrato che la pressione diastolica è diminuita in modo significativo negli studi condotti su soggetti ipertesi o con pressione diastolica elevata (>80 mmHg).

La supplementazione di licopene ha ridotto la pressione arteriosa in modo non lineare in base al dosaggio.

Questo studio quindi evidenzia gli effetti benefici della supplementazione di licopene sulla pressione del sangue e in particolare su quella sistolica. 

Fonte: Mahnaz Rezaei kelishadi, Omid Asbaghi, Behzad Nazarian, Fatemeh Naeini, Mojtaba Kaviani, Sajjad Moradi, Gholamreza Askari, Mojgan Nourian, Damoon Ashtary-Larky, Lycopene Supplementation and Blood Pressure: Systematic Review and Meta-analyses of Randomized Trials, Journal of Herbal Medicine,2021.

 

Nuovi studi a supporto della sicurezza dell’Aloe

 

Due studi scientifici dimostrano la sicurezza di una delle preparazioni vegetali più usate ma non disponibili dall’aprile scorso, quando è entrato in vigore un regolamento della Commissione europea che, sulla base di un’opinione di EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), ha vietato in Europa la vendita di preparati e integratori alimentari contenenti alcune sostanze presenti nelle foglie dell’Aloe come aloe-emodina, accusate di essere genotossiche, ossia in grado di modificare il DNA in test su cellule isolate.

In occasione del convegno della SITOX (Società italiana di tossicologia), che si è svolto a Bologna nell’ottobre scorso, sono stati presentati i risultati di due studi in vivo sul tema – pubblicati sulle riviste scientifiche Toxicology Reports e Regulatory Toxicology and Pharmacologyche stabiliscono che gli estratti di Aloe specie e aloe-emodina non sono genotossici.

“Come i nuovi dati oggi disponibili dimostrano inequivocabilmente – ha commentato il professore Corrado Galli, autore di entrambi gli studi -, il divieto all’uso degli estratti dell’Aloe in Europa, ritenuto ingiustificato dalla comunità scientifica stessa alla luce dell’incertezza dei dati scientifici usati da EFSA per la sua valutazione, risulta quindi privo di motivazioni scientifiche”.

Sulla base di questi dati la Società italiana di scienze applicate alle piante officinali e ai prodotti per la salute (SISTE) ha chiesto alla Commissione Europea di rivedere il divieto che riguarda l’Aloe e di riammettere sul mercato le preparazioni a base di questa sostanza negli alimenti. “L’Aloe è sicura – ha dichiarato la Presidente della SISTE Marinella Trovato – lo confermano recenti e autorevoli studi.

Vorrà ora la Commissione Europea, sulla base di questi nuovi dati, prendere in considerazione le nuove informazioni e porre rimedio a una decisione che ha messo in ginocchio un’intera filiera?”. La lettera alla Commissione Europea è stata firmata anche da ASSOERBE e Federimpresa Erbe.

 

 

 

Le potenzialità dello zafferano nei disturbi oculari

 

Questa review sistematica ha preso in esame gli studi scientifici che hanno valutato gli effetti terapeutici dello zafferano (Crocus sativus) sui disturbi dell’occhio.

Attraverso un’ampia ricerca in letteratura nelle banche dati medico-scientifiche PubMed, Scopus, Web of Science, Google Scholar sono stati individuati gli studi clinici, in vivo e in vitro che hanno trattato questa tematica, effettuando successivamente l’estrazione dei dati per una loro descrizione qualitativa.

Su 78 articoli rilevati, 29 articoli sono stati ritenuti pertinenti, dei quali nove erano studi clinici e 20 lavori condotti su linee cellulari e aspetti molecolari dello zafferano nei disturbi oculari.

Secondo gli studi inclusi nella review, la crocina ha impedito la risposta proinfiammatoria nelle cellule retiniche riducendo i livelli di glucosio in topi diabetici. Inoltre, la crocetina ha impedito la degenerazione retinica e lo zafferano come fitocomplesso ha protetto i fotorecettori dai danni indotti dalla luce nelle cellule retiniche.

Lo zafferano ha, inoltre, migliorato la funzione visiva nell’edema maculare della terza età e ha ridotto la pressione intraoculare nei soggetti affetti da glaucoma.

È stato dimostrato che la crocina può migliorare l’acuità visiva e ridurre lo spessore maculare centrale nei soggetti con maculopatia diabetica.

I risultati di questa revisione hanno indicato pertanto che lo zafferano e i suoi componenti principali, come ad esempio la crocina, potrebbero avere un ruolo nel trattamento di alcune patologie oculari, in particolare dell’infiammazione dell’occhio. Sono necessari ulteriori studi clinici per confermare questi dati tenendo conto di più fattori, inclusa la sostenibilità di impiego di questa pianta.

 

Fonte: Sepahi S, Ghorani-Azam A, Hossieni SM, Mohajeri SA, Khodaverdi E. Pharmacological Effects of Saffron and its Constituents in Ocular Disorders from in vitro Studies to Clinical Trials: A Systematic Review. Curr Neuropharmacol. 2021; 19(3):392-401.

 

Potenzia il tuo sistema immunitario

Che un’alimentazione sana sia un’arma vincente capace di farci stare bene lo sappiamo, ma che essa sia in grado di rafforzare il nostro sistema immunitario ne siamo proprio sicuri? Certo che sì!
Ciascuno di noi può mettere in atto una strategia preventiva nutrizionale che migliori l’efficienza del sistema immunitario per combattere i malanni di stagione e accelerare la guarigione. Il sistema immunitario è un complesso sistema di difesa che protegge il nostro corpo dalle aggressioni degli agenti esterni che potrebbero mettere in pericolo la nostra salute, come virus, batteri e molecole potenzialmente dannose.
Un’alimentazione equilibrata con le corrette combinazioni alimentari e le giuste cotture è sicuramente uno dei mezzi migliori per coadiuvare una corretta funzione immunitaria.

Sara Cordara è biologa nutrizionista, specializzata in scienza dell’alimentazione umana ed esperta in nutrizione e integrazione sportiva. Esercita la professione presso diversi centri polispecialistici. Divulgatrice scientifica e consulente di TV, radio e giornali, è spesso invitata in qualità di esperto a trasmissioni nazionali e locali. Gestisce il sito www.nutrizionismi.it

Flavonoidi, pressione sanguigna e microbiota intestinale

Sono numerose le evidenze a supporto di un effetto positivo dei flavonoidi – pigmenti presenti in alimenti come frutti di bosco, mele, tè, vino ecc. – sulla salute cardiovascolare. Sta inoltre emergendo che i flavonoidi interagiscono con il microbiota intestinale, influenzando la crescita di specifici ceppi.

Uno studio europeo condotto in Germania su 904 adulti sani (età 25 – 82 anni) ha evidenziato che ai livelli di assunzione più elevati di cibi ricchi in flavonoidi, come ad esempio frutti di bosco e vino rosso, corrispondevano valori della pressione sistolica significativamente più bassi e anche una maggiore diversità del microbiota intestinale (un fattore considerato favorevole) rispetto a chi aveva consumi più bassi.

È stato osservato in particolare che il consumo giornaliero di 1,6 porzioni di frutti di bosco, come l’assunzione settimanale di 2,8 bicchieri di vino rosso (ricchi in flavonoidi e specificatamente di antociani) era associato sia a livelli di pressione sistolica più bassi (rispettivamente di 4,1 mm Hg e 3,7 mm Hg) sia a una maggiore diversità del microbiota intestinale. Con apporti più elevati di flavonoidi da frutti rossi, pere e mele è stata riscontrata una riduzione di Parabacteroides, correlata con valori pressori significativamente più alti.

Gli autori sottolineano che fino al 15,2% dell’associazione tra alimenti ricchi di flavonoidi e pressione sanguigna sistolica potrebbe essere spiegato dalla diversità riscontrata nel microbioma intestinale dei partecipanti allo studio.

La ricerca suggerisce, quindi, che una parte delle interazioni tra alimenti e salute venga mediata dalla struttura e dagli effetti metabolici del microbiota intestinale proponendo una chiave di lettura in questo senso: un microbiota vario è importante per poter “utilizzare” al meglio componenti naturali come i flavonoidi che contribuiscono alla salute del sistema cardiovascolare.

 

Fonte: Jennings A, Koch M, Bang C, Franke A, Lieb W, Cassidy A. Microbial Diversity and Abundance of Parabacteroides Mediate the Associations Between Higher Intake of Flavonoid-Rich Foods and Lower Blood Pressure. Hypertension. 2021 Sep;78(4):1016-1026.

La curcuma riduce il dolore al ginocchio nell’osteoartrite

L’impiego della curcuma (Curcuma longa) nella gestione dell’osteoartrite del ginocchio è stato trattato da numerosi studi clinici, che hanno cercato anche di determinare l’efficacia e la sicurezza dei diversi tipi di estratti.

Questa revisione sistematica e metanalisi pubblicata su Curr Rheumatol Rep. ha esaminato sedici studi randomizzati e controllati (RCT), con durata fino a 16 settimane, su un totale di 1.810 adulti con osteoartrite del ginocchio. Undici RCT hanno confrontato l’efficacia degli estratti di curcuma con il placebo e cinque con agenti attivi (FANS).

Gli estratti di curcuma hanno ridotto in modo statisticamente significativo il dolore al ginocchio e migliorato la funzione fisica rispetto al placebo, registrando effetti simili rispetto ai FANS.

L’indice di massa corporea (IMC) è stato il maggior elemento di eterogeneità negli studi controllati con placebo e ha modificato gli effetti della curcuma sul dolore e sulla funzione fisica, con un miglioramento minore negli individui che presentavano un indice di massa corporeo più alto.

Si sottolinea, inoltre, che gli estratti di curcuma hanno avuto il 12% in meno di eventi avversi rispetto ai FANS e tassi simili al placebo.

L’estratto di curcuma pertanto può essere considerato un’opzione sicura ed efficace per la gestione sintomatica dell’osteoartrite del ginocchio, rispetto sia al placebo sia ai farmaci antinfiammatori non steroidei. Questi risultati promettenti – concludono i ricercatori – devono essere confermati da ulteriori studi, data la breve durata dei trial disponibili e la loro moderata eterogeneità.

Fonte: Wang Z, Singh A, Jones G, Winzenberg T, Ding C, Chopra A, Das S, Danda D, Laslett L, Antony B. Efficacy and Safety of Turmeric Extracts for the Treatment of Knee Osteoarthritis: a Systematic Review and Meta-analysis of Randomised Controlled Trials. Curr Rheumatol Rep. 2021 Jan 28;23(2):11.

 

Aneto e rischio cardiovascolare

dried dill weed and fresh dill weed isolated on white background

 

Alcuni studi hanno mostrato che l’integrazione di aneto (Anethum graveolens) potrebbe influire sugli indici metabolici.

Questa revisione sistematica con metanalisi – condotta sulle banche dati Scopus, Embase, PubMed e ISI Web of Science – ha valutato gli studi clinici pubblicati circa l’efficacia della somministrazione di aneto sui fattori di rischio cardiovascolare.

I risultati hanno dimostrato che la somministrazione di aneto e dei suoi derivati ha determinato un cambiamento significativo nell’insulina a digiuno (P = 0.001), dell’indice HOMA-IR che valuta il rischio di insulinoresistenza (P = 0. 019) e dei livelli di colesterolo LDL (P < 0.001); non ha invece influito su glicemia a digiuno, peso e indice di massa corporea, trigliceridi e colesterolo HDL.

L’analisi di sottogruppo ha indicato che la somministrazione di un estratto di aneto riduce significativamente i livelli di colesterolo LDL in 8 e più settimane di intervento nei casi di diabete di tipo 2 rispetto ai pazienti con iperlipidemia o sindrome metabolica.

Un’altra analisi di sottogruppo ha mostrato che l’assunzione di aneto ha diminuito in modo statisticamente significativo le concentrazioni di trigliceridi in ≥ 8 settimane di trattamento in soggetti in sovrappeso o obesi.

A conclusione di questi dati, gli autori affermano che l’assunzione di aneto riduce in modo significativo l’insulina a digiuno, l’HOMA-IR e i livelli di colesterolo LDL.

 

Fonte: Cyrus Jalili, Sajjad Moradi, Atieh Mirzababaei, et al. Effects of Anethum graveolens (dill) and its derivatives on controlling cardiovascular risk factors: A systematic review and meta-analysis, Journal of Herbal Medicine, Volume 30, 2021.

Acido alfa-linolenico (ALA) e rischio cardiovascolare

Diversi studi hanno dimostrato la correlazione tra l’assunzione alimentare di acido alfa-linolenico (ALA) – un acido grasso essenziale precursore dei polinsaturi della serie omega-3 presente in semi e oli vegetali e in alcuni tipi di frutta secca a guscio – e riduzione del rischio di malattie cardiovascolari.

Una recente revisione sistematica e metanalisi di studi prospettici di coorte ha studiato specificatamente le associazioni tra l’assunzione alimentare e i biomarcatori tissutali di acido alfa linolenico (ALA) e rischio di mortalità per tutte le cause, per malattie cardiovascolari (CVD) e per cancro. Dopo una ricerca sulle banche dati PubMed, Scopus, ISI Web of Science e Google Scholar fino al 30 aprile 2021, sono stati selezionati 41 studi che riportavano le stime del rischio di morte per tutte le cause, per CVD e per cancro, per un totale di 1197564 partecipanti.

Durante il follow-up (da 2 a 32 anni), sono stati registrati 198113 decessi per tutte le cause, 62773 per CVD e 65954 per cancro. Un’elevata assunzione alimentare di ALA (1,6 – 2,3 g/die) versus una bassa assunzione è stata significativamente associata a un minore rischio di morte per tutte le cause (10%), per malattie cardiovascolari (8%) e per malattia coronarica (11%).

Nell’analisi dose-risposta, l’aumento di 1 g/giorno nell’assunzione di ALA è stato associato a una riduzione del rischio del 5% di mortalità per tutte le cause e per malattie cardiovascolari.

Questi risultati – commentano gli autori – mostrano che l’assunzione di ALA nella dieta è associata a un rischio ridotto di mortalità per tutte le cause e per patologie cardiovascolari.

Tra coloro che riferivano un’assunzione di ALA più elevata è stato osservato invece un leggero aumento della mortalità per tumori, che tuttavia non presentava una relazione di tipo dose-risposta con i consumi e non era confermato dalla valutazione dei livelli plasmatici di ALA. È comunque un dato che richiede ulteriori approfondimenti, scrivono gli autori della metanalisi.

 

Fonte: Naghshi S, Aune D, Beyene J, Mobarak S, Asadi M, Sadeghi O. Dietary intake and biomarkers of alpha linolenic acid and risk of all cause, cardiovascular, and cancer mortality: systematic review and dose-response meta-analysis of cohort studies. BMJ. 2021 Oct 13;375:n2213.

 

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