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Verbena odorosa e gestione dello stress

Lo stile di vita frenetico contemporaneo ha fatto crescere il numero di persone che hanno a difficoltà a gestire lo stress, che a sua volta influisce anche sulla qualità del sonno.

La verbena odorosa (Lippia citriodora), detta anche erba Luigia o cedrina, è una pianta originaria del sud America (Argentina, Cile ed Uruguay), dove cresce spontanea. Il nome Lippia rimanda al naturalista italiano Augusto Lippi che nel 600 la vide fiorire lungo il Nilo durante un viaggio in Egitto, mentre citriodora deriva dal latino a indicare il profumo di limone che la pianta emana.

Alla verbena odorosa sono state attribuite proprietà stomachiche e antispasmodiche; risulta attiva anche negli stati neurodistonici degli adulti e nei disturbi minori del sonno.

Lo studio

Questo studio in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato l’azione di un estratto di verbena odorosa, purificato in fenilpropanoidi, sullo stress e sulla qualità del sonno. Lo studio è stato condotto su una popolazione di individui che presentavano moderati livelli di stress e scarsa qualità del sonno e ha avuto la durata di 8 settimane, seguite da un periodo di washout di 4 settimane. Durante il periodo di sperimentazione sono stati compilati questionari convalidati test funzionali, mentre dopo il washout sono stati utilizzati dei questionari.

Questi i risultati: il campione che ha assunto l’estratto di verbena odorosa ha ridotto in modo statisticamente significativo la percezione dello stress dopo 8 settimane; questo dato è stato corroborato da una significativa diminuzione dei livelli di cortisolo. Dopo il periodo di washout, i partecipanti al gruppo verbena hanno riferito livelli di stress ancora più bassi, indicando quindi l’effetto duraturo dell’estratto.

Per quanto riguarda la qualità del sonno, coloro che hanno assunto l’integratore a base di verbena odorosa hanno riferito di sentirsi più riposati; l’effetto più forte dell’estratto di verbena è stato osservato nelle donne. Il monitoraggio del sonno attuato tramite un dispositivo indossabile ha mostrato nei soggetti che hanno assunto la verbena odorosa un miglioramento nelle fasi più profonde del sonno, in particolare la percentuale di tempo nel sonno profondo e REM.

In conclusione, l’estratto di verbena odorosa purificato può essere considerato una risorsa naturale per migliorare la gestione dello stress e la qualità del sonno, avendo dimostrato di contribuire a ridurre l’ansia e a migliorare la qualità del sonno.

 

Fonte: Martínez-Rodríguez A, Martínez-Olcina M, Mora J, Navarro P, Caturla N, Jones J. Anxiolytic Effect and Improved Sleep Quality in Individuals Taking Lippia citriodora Extract. Nutrients. 2022 Jan 4;14(1):218.

 

 

XVII congresso della Società Italiana di Fitochimica

 

La S.I.F. – Società Italiana di Fitochimica e delle Scienze delle Piante Medicinali, Alimentari e da Profumo – costituita nel 1981, è una associazione scientifica di diritto privato, il cui scopo è promuovere la conoscenza del mondo vegetale con una visione interdisciplinare. Ne fanno parte ricercatori esperti in ambito botanico, agronomico, ecologico, fitochimico, biochimico, farmacognostico, farmacologico, tossicologico, alimentare, cosmetico, tecnologico-farmaceutico.

Il 17° Congresso si svolgerà dal 22 al 24 giugno a Bari presso l’Aula Magna “Aldo Cossu”, Università di Bari, P.zza Umberto 1.

Il Congresso inizierà nel pomeriggio di mercoledì 22 con due lezioni plenarie e proseguirà giovedì 23 e venerdì 24 con ulteriori lezioni plenarie, brevi lezioni, presentazioni poster e tavola rotonda sui temi più recenti legati alla botanica e ai fitochimici.

Tra gli argomenti topici delle giornate di congresso:

  • piante e ambiente, biodiversità e conservazione
  • piante aromatiche, medicinali ed edibili: dal campo al prodotto finale
  • piante edibili con proprietà salutistiche
  • piante e prodotti naturali in medicina veterinaria.

La lingua ufficiale è l’inglese; non è prevista la traduzione simultanea.

Il termine per l’iscrizione al XVII congresso SIF – 3° ICEMAP 2022 è stata prorogata al 6 maggio 2022 per consentire a chi invierà riassunti per presentazioni orali o poster di ricevere la relativa accettazione

Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito web del Congresso.

Effetto di un estratto di semi d’uva sulla pressione arteriosa

Obiettivo di questa revisione sistematica e metanalisi di studi controllati, pubblicata sulla rivista Pharmacology Research, era quello di valutare l’effetto a lungo termine della supplementazione di un estratto di semi d’uva (GSE) sulla dilatazione flusso-mediata (FMD), la pressione arteriosa sistolica (SBP) e diastolica (DBP) e sulla frequenza cardiaca (HR) in un campione di adulti.

La ricerca degli studi che hanno analizzato  questo tema è stata condotta sulle banche dati internazionali medico-scientifiche Web of Science, Scopus, Medline, Cochrane Library e Google Scholar fino a maggio 2021 a seguito della quale 19 studi sono stati inclusi nella metanalisi.

L’analisi dei dati ha riscontrato che la supplementazione dell’estratto ha abbassato in modo statisticamente significativo la pressione diastolica e la frequenza cardiaca, ma non ha avuto effetti significativi sulla dilatazione flusso-mediata e sulla pressione arteriosa sistolica.

L’analisi dei sottogruppi ha mostrato che la dose e la durata della somministrazione dell’estratto e le caratteristiche dei partecipanti allo studio potrebbero essere fonte di eterogeneità tra gli studi; sono state inoltre riscontrate relazioni non lineari significative tra la pressione sanguigna diastolica e durata (P = 0,044) e dosaggio (P = 0,007) della supplementazione.

In conclusione, secondo gli autori della review l’estratto di semi d’uva testato può determinare effetti benefici sugli individui con o a rischio di malattie cardiovascolari, essendo dotato di proprietà ipotensive e in grado di ridurre la frequenza cardiaca.

 

Fonte: Foshati S, Nouripour F, Sadeghi E, Amani R. The effect of grape (Vitis vinifera) seed extract supplementation on flow-mediated dilation, blood pressure, and heart rate: A systematic review and meta-analysis of controlled trials with duration- and dose-response analysis. Pharmacol Res. 2022 Jan;175:105905.

Flavanoli del cacao e prevenzione cardiovascolare

Gli alimenti ricchi di polifenoli (tra cui cioccolato, tè, caffè) sono da tempo all’attenzione dei ricercatori per gli effetti positivi che possono avere sul rischio di alcune patologie degenerative, come ad esempio le malattie cardiovascolari.

Questi effetti, evidenziati da studi epidemiologici, sono stati di recente confermati anche da uno studio randomizzato e controllato contro placebo, denominato COSMOS (COcoa Supplement and Multivitamin Outcomes Study), pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.

Caratteristiche dello studio

Lo studio prevedeva la somministrazione a circa 21.000 soggetti sani (di età superiore a 65 anni se donne e a 60 se uomini) di un estratto di cacao in capsule contenente 500 mg di flavanoli (inclusi 80 mg (-)-epicatechine), oppure un complesso vitaminico. L’outcome primario era dato da un insieme di eventi cardiovascolari totali, tra cui infarto del miocardio, ictus, rivascolarizzazione coronarica, morte cardiovascolare, malattia carotidea ecc.

Dopo un follow-up durato mediamente 3,6 anni, è stato osservato che tra i soggetti che assumevano l’estratto di cacao la mortalità cardiovascolare era scesa del 27% rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, escludendo dall’analisi i soggetti con un’aderenza terapeutica inferiore al 75% è stata rilevata anche una riduzione del 15% degli eventi cardiovascolari sia fatali sia non fatali e del 18% della mortalità per tutte le cause. La riduzione del rischio si è manifestata all’incirca dopo circa un anno di supplementazione.

Conclusioni

La conclusione della ricerca è che l’integrazione dell’estratto di cacao ha ridotto la morte per patologie cardiovascolari del 27% confermando l’effetto protettivo dei flavanoli; sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire dati clinici ad ogni modo importanti.
La quantità di flavanoli somministrata in questo studio è circa cinque volte superiore agli apporti medi complessivi giornalieri dei composti registrati in Europa.

Fonte: Sesso HD, Manson JE, Aragaki AK, et al. Effect of cocoa flavanol supplementation for prevention of cardiovascular disease events: The COSMOS randomized clinical trial.
Am J Clin Nutr. 2022 Mar 16:nqac055.

Mirtillo americano e salute cardiovascolare

Il basso consumo di frutta e verdura è considerato uno dei principali fattori di rischio modificabili associati a una maggiore incidenza di malattie cardiovascolari in tutto il mondo. Evidenze scientifiche in aumento correlano i polifenoli contenuti in alcuni frutti e bacche a benefici per la salute del cuore.

Il mirtillo rosso americano (Vaccinium macrocarpon), noto anche come cranberry, è ricco in proantocianidine che hanno proprietà distinte rispetto ai polifenoli presenti in altri frutti ed è stato associato a benefici per la salute cardiovascolare.

Questo trial randomizzato controllato doppio cieco a gruppi paralleli ha valutato gli effetti sulla salute cardiovascolare del consumo quotidiano di cranberry e come tali effetti correlano con i metaboliti circolanti.

Un piccolo studio

Lo studio ha riguardato un piccolo campione di 45 adulti maschi in buona salute che sono stati assegnati in modo casuale al gruppo sperimentale, che ha assunto quotidianamente per 1 mese mirtillo americano (9 g di polvere liofilizzata di mirtilli interi equivalente a 100g, 525 mg totale in polifenoli), o al gruppo di controllo placebo (9 g di polvere, senza polifenoli).

La dilatazione flusso mediata (outcome primario della ricerca), la velocità dell’onda del polso, l’indice di aumento aortico, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, i lipidi ematici e la glicemia sono stati valutati al basale, 2 ore dopo il consumo e dopo 1 mese. Sono stati esaminati con metodi quantitativi anche il plasma e l’urina 24 h prima e dopo il trattamento.

I risultati dello studio

I risultati hanno mostrato che il consumo di mirtilli all’interno di una dieta sana può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari migliorando la funzione dei vasi sanguigni.

Si è osservato, infatti, che il mirtillo americano ha aumentato in modo statisticamente significativo la dilatazione flusso-mediata al giorno 1 e dopo 1 mese (P ≤ 0.001). Questo dato segnala il miglioramento della funzione del cuore e dei vasi sanguigni, essendo la dilatazione flusso-mediata considerata un bio-marcatore sensibile del rischio di malattie cardiovascolari.

Dei 56 e 74 metaboliti quantificati nel plasma e nelle urine, 13 metaboliti plasmatici e 13 urinari sono aumentati significativamente 2 ore dopo il consumo il giorno 1, mentre 4 metaboliti plasmatici e 13 urinari erano significativamente più alti dopo 1 mese di consumo rispetto al gruppo di controllo.

Lo studio dunque, riscontrando miglioramenti significativi della dilatazione flusso-mediata due ore dopo il primo consumo e dopo un mese, ha evidenziato un beneficio sia immediato che cronico.

“L’aumento dei metaboliti nel sangue e i relativi miglioramenti nella dilatazione flusso-mediata sottolineano il ruolo che il cranberry può svolgere nella prevenzione delle malattie cardiovascolari rendendolo, anche in relazione alla dose testata, un frutto importante nella prevenzione delle malattie cardiovascolari”, ha detto uno degli autori dello studio.

“Questi risultati forniscono una solida prova che il cranberry può influire in modo favorevole sulla salute vascolare anche di soggetti con basso rischio cardiovascolare – ha concluso Christian Heiss, primo autore della ricerca – Lo studio indica inoltre che i metaboliti specifici presenti nel sangue dopo il consumo di mirtilli sono legati agli effetti benefici”.

 

Fonte: Heiss C, Istas G, Feliciano RP et al. Daily consumption of cranberry improves endothelial function in healthy adults: a double blind randomized controlled trial. Food & Function, published online March 22, 2022; doi: 10.1039/D2FO00080F

Attività antibatterica dell’albero di Bixa orellana

Closeup photo of lipstick tree, Achiote pink flowers and seed pods in red (Bixa orellana) in the garden in Singapore

La diffusione sempre maggiore a livello globale del fenomeno dell’antibioticoresistenza e di infezioni batteriche anche nosocomiali spinge il mondo della ricerca a esplorare soluzioni alternative anche nel mondo vegetale.

In questo recente studio pubblicato sul Journal of Herbal Medicine, ad esempio, è stata valutata l’attività antibatterica di un estratto idro-alcolico di Bixa orellana (Bixaceae), un albero o arbusto sempreverde tipico delle zone tropicali di Messico, Argentina e Brasile.

Il frutto è una capsula ricoperta da spine lisce, di colore rossastro o giallastro, contenente numerosi semi carnosi ricoperti da una polpa rossa, da cui viene ricavato un colorante naturale chiamato annatto, utilizzato come condimento e colorante. I suoi frutti non sono commestibili, mentre le parti utilizzate sono semi, foglie, la radice e i fiori. A questa pianta sono state attribuite  proprietà  diuretiche, antinfiammatorie, cicatrizzanti, antimalariche, digestive ecc.

Lo studio ha esaminato l’azione dell’estratto su ceppi multiresistenti isolati da vari focolai e da casi di malattie infettive manifestatisi in diverse aree del mondo testando la concentrazione minima inibitoria (MIC), l’attività sinergica, il danno al DNA, il profilo dei costituenti chimici con gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS).

I risultati dei test condotti hanno mostrato che l’ampiezza dell’area di inibizione dell’estratto contro i patogeni considerati variava da 13 a 25 mm e la MIC da 512 a 2048 μg/mL. Tutti i ceppi batterici erano inizialmente resistenti all’ampicillina, ma in combinazione con l’estratto vegetale la MIC è stata ridotta di 2-10 volte.

L’analisi con gascromatografia-spettrometria di massa dell’estratto di foglie di B. orellana ha mostrato la presenza di 40 composti della pianta che non erano stati precedentemente riportati e ne ha evidenziato l’attività antibatterica contro patogeni multi-resistenti quando viene impiegata da sola o associata con un antibiotico.

Fonte: Bipasa Kar, Brinda Chandar, Suman Smruti Rachana, Haimanti Bhattacharya, Debdutta Bhattacharya. Antibacterial and genotoxic activity of Bixa orellana, a folk medicine and food supplement against multidrug resistant clinical isolates, Journal of Herbal Medicine, Volume 32, 2022,100502.

 

 

Colite ulcerosa, il supporto della curcumina

La curcumina, un polifenolo attivo estratto dalla curcuma (Curcuma longa), ha dimostrato numerosi effetti farmacologici e benefici per la salute. La colite ulcerosa è una malattia autoimmune che interessa il tratto gastrointestinale e rientra tra le “malattie infiammatorie croniche intestinali” (IBD).

Lo studio di revisione sistematica

Questo studio di revisione sistematica con metanalisi ne ha valutato in modo specifico l’efficacia e la sicurezza come trattamento complementare della colite ulcerosa.
È stata svolta una ricerca nelle banche dati medico-scientifiche internazionali Medline, EMBASE, Cochrane Library, CNKI, VIP, WanFang, e SinoMed per individuare tutti gli studi clinici randomizzati controllati che hanno affrontato l’impiego della curcumina in questa condizione e che avessero come outcome primario la remissione del problema, valutata a livello clinico ed endoscopico; sono state inoltre eseguite analisi di sottogruppo.

Sono stati inclusi in questa metanalisi sei studi randomizzati con un totale di 385 partecipanti ed è emerso quanto segue: il trattamento adiuvante con curcumina è risultato efficace nell’indurre la remissione clinica della colite ulcerosa ma non la remissione o il miglioramento endoscopico. È stato rilevato che un dosaggio appropriato e una durata più lunga del trattamento potrebbero determinare benefici superiori. Non sono stati riportati effetti avversi rilevanti.

Conclusioni

In conclusione, scrivono gli autori della ricerca, le prove disponibili suggeriscono che il trattamento complementare con curcumina può contribuire alla remissione dei sintomi nei soggetti con colite ulcerosa senza causare effetti avversi di rilievo. Migliori effetti possono essere conseguiti, aggiungono i ricercatori, utilizzando metodi appropriati di somministrazione che devono essere verificati con studi ulteriori.

Fonte: Yin J, Wei L, Wang N, Li X, Miao M. Efficacy and safety of adjuvant curcumin therapy in ulcerative colitis: A systematic review and meta-analysis. J Ethnopharmacol. 2022 May 10;289:115041.

Pueraria, artrosi cervicale e microbiota intestinale

Pueraria mirifica or White Kwao Krua (Pueraria candollei Graham ex Benth. Var mirifica) isolated on white

Pueraria lobata, nota anche come kudzu, è una pianta rampicante originaria dell’Asia orientale e del Sud-est asiatico che cresce prevalentemente sulle pendici di montagne e vulcani, sulla lava solidificata.

In Oriente viene utilizzata per diverse condizioni, ad esempio per attenuare lo stress e alleviare le infiammazioni dell’intestino e dell’apparato digerente. Il kudzu, grazie alla presenza di fitoestrogeni e isoflavoni, contribuisce inoltre ad alleviare i sintomi della premenopausa e a ridurre le vampate di calore.

La pianta si è dimostrata efficace anche nel trattamento del dolore cervicale e lombare. Questo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Nanchino, ha analizzato l’effetto di una preparazione targettizzata con nanoparticelle di Pueraria mirata sui sintomi dell’artrosi cervicale che si esplica attraverso la regolazione dell’equilibrio della flora intestinale.

Lo studio

Duecento individui in trattamento per artrosi cervicale presso una Clinica universitaria di Nanchino sono stati arruolati per lo studio e suddivisi in un gruppo sperimentale (kudzu) e un gruppo di controllo. I partecipanti a quest’ultimo gruppo hanno ricevuto un trattamento di Tuina, il massaggio tradizionale cinese, mentre il gruppo sperimentale ha ricevuto, in aggiunta al massaggio, anche una preparazione con nanoparticelle di Pueraria.

I sintomi e la composizione della microflora intestinale sono stati esaminati nei due gruppi prima e dopo l’intervento della durata di 15 giorni.

È stata riscontrata in effetti una maggiore efficacia del trattamento applicato nel gruppo sperimentale con il massaggio Tuina e la Pueraria (98%) rispetto a quello del gruppo di controllo (78%) attraverso la riduzione dei sintomi clinici.

Anche nella composizione del microbiota intestinale sono state osservate delle differenze significative tra i due gruppi con una presenza significativamente più alta nel gruppo sperimentale (Pueraria) di Firmicutes (batteri gram positivi) e significativamente più bassa di Bacteroidetes e Proteobacteria.

La conclusione dei ricercatori è che una preparazione targettizzata di Pueraria può migliorare la sintomatologia dell’artrosi cervicale attraverso la regolazione del microbiota intestinale.

 

Fonte: Qin Y. Pueraria lobata Targeted Preparation Improves the Clinical Symptoms of Cervical Spondylosis by Regulating the Balance of Gut Microbiota. Comput Math Methods Med. 2022 Jan 27;2022:2136807.

 

 

Consumo di soia e incidenza di alcune malattie cronico-degenerative

 

Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato il ruolo positivo del consumo di soia e dei suoi derivati sulla salute. I benefici sembrano riconducibili principalmente al contenuto di fibre e isoflavoni, che si sono dimostrati utili nella riduzione del rischio cardiovascolare e protettivi per alcuni tipi di tumore, ma anche a specifiche proprietà ipocolesterolemizzanti della componente proteica.

Per approfondire questo aspetto, gli autori di questa recente revisione sistematica hanno preso in esame i dati di 28 metanalisi di studi condotti per lo più in Paesi asiatici come Cina e Giappone, pubblicate negli ultimi 20 anni e considerate in buona parte di qualità medio-alta.

Effetti benefici del consumo di soia

Il consumo complessivo di soia e dei suoi derivati, fermentati e non fermentati, è risultato inversamente associato al rischio di mortalità cardiovascolare e tumorale. Per quanto concerne nello specifico la mortalità oncologica, la protezione si evidenzia principalmente per la mortalità da tumore gastrico (- 51%), del colon-retto (- 41%) e polmonare (- 21%). È stato inoltre osservato un effetto protettivo anche nei riguardi dell’incidenza di ictus (- 18%), malattia coronarica (- 17%), diabete di tipo 2 (- 23%) e di alcuni tumori ginecologici come quello ovarico (- 48%) e al seno (-14%).

Le conclusioni a cui giungono gli autori di questa revisione confermano quindi studi precedenti circa l’effetto protettivo di soia e derivati sulle malattie non trasmissibili. Gli autori della ricerca suggeriscono di realizzare ulteriori approfondimenti, considerando i bias metodologici riscontrati in alcuni studi, come ad esempio l’assenza di aggiustamento per fattori confondenti come l’assunzione di alcol, carne, frutta e verdura, oltre al fatto che gli studi riguardano quasi esclusivamente popolazioni orientali che hanno risposte metaboliche ai consumi alimentari non facilmente trasferibili a realtà diverse come ad esempio l’Europa.

Fonte: Yip CSC, Yip YC, Chan W. The Associations of Soy Intakes with Non-communicable Diseases: A Scoping Review of Meta-Analyses. Br J Nutr. 2022 Mar 7;1-33.