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Fitochimica ed etnobotanica della camomilla

Medical Chamomile dried - on the glass on white background and shadow with frash flowers.

La camomilla (Matricaria chamomilla L.) è una pianta medicinale ampiamente utilizzata in molte culture tradizionali in diverse condizioni, dalle infezioni, ai disturbi respiratori, gastrointestinali ed epatici, utilizzata anche come sedativo, antispasmodico, antisettico e antiemetico.

Questa recente revisione della letteratura, in open access, ha messo a fuoco la tassonomia, la descrizione botanica ed ecologica, gli utilizzi in etnomedicina, la fitochimica, le proprietà biologiche e farmacologiche e la possibile applicazione della camomilla in ambito produttivo.

I dati sono stati raccolti dalle banche dati internazionali Web of Science, PubMed, Wiley Online, SpringerLink, ScienceDirect, Scopus e Google Scholar.

L’analisi della composizione fitochimica degli oli essenziali e degli estratti di camomilla ha mostrato che la pianta contiene oltre 120 costituenti. Gli oli essenziali contengono terpenoidi, come l’α-bisabololo e i suoi ossidi A e B, l’ossido di bisabolone A, il camazulene e il β-farnesene, mentre negli estratti prevalgono i composti fenolici, quali acidi fenolici, flavonoidi e cumarine.

Le numerose proprietà della camomilla

La camomilla ha dimostrato di avere diverse proprietà biologiche ed effetti antiossidanti, antibatterici, antimicotici, antiparassitari, insetticidi, antidiabetici, anticancro e antinfiammatori, che ne consentono l’applicazione in ambito salutistico e in veterinaria, ma anche nella conservazione degli alimenti, nel controllo fitosanitario e come agente tensioattivo e anticorrosivo.

Le attività farmacologiche di M. chamomilla confermano l’uso tradizionale e le attività antiossidanti, antibatteriche, antimicotiche, antitumorali, antidiabetiche, antiparassitarie, antinfiammatorie, antidepressive, antipiretiche, antiallergiche e analgesiche.

L’applicazione tradizionale di questa pianta è correlata alle parti della pianta utilizzate (fiore, foglie, fusto e pianta intera) e ai metodi di preparazione (infusione, decotto, inalazione di vapore, bagno e impacco).

Nella medicina tradizionale marocchina, ad esempio, diversi studi riportano che sono i fiori di camomilla (Babonj/Babounj) la parte più usata, seguiti dalle foglie e dalla pianta intera. Viene preparata come infusione o decotto per il trattamento di diabete, disturbi nervosi, diarrea, afte, ascessi e mestruazioni dolorose.

In Spagna la camomilla è usata in tisana in caso di gastralgia e disturbi digestivi, infezioni genitali femminili e calcoli renali, oltre che come sedativo, antisettico, antiemetico, antinfiammatorio e nelle irritazioni oculari.

In Portogallo, si utilizzano tradizionalmente le sommità fiorite di camomilla nelle infezioni di bocca, gola, orecchio e cute e in Turchia l’infusione è impiegata per alleviare gli spasmi delle coliche, il raffreddore e come sedativo.

Nella tradizione popolare italiana M. chamomilla è stata ampiamente utilizzata contro distorsioni, irritabilità, dolori muscolari e gastrointestinali ma anche come sedativo. In Serbia, l’infuso di camomilla è utilizzato per rafforzare il sistema immunitario e trattare ustioni, disturbi gastrici ed epatici e le infiammazioni cutanee.

Anche in Grecia la camomilla ha un utilizzo tradizionale nei disturbi gastrointestinali, nei problemi della pelle e nelle infezioni oculari. Infine, in Albania l’infuso di camomilla è un rimedio tradizionale per tosse, diarrea e disturbi intestinali.

 

Fonte: El Mihyaoui A, Esteves da Silva JCG, Charfi S, Candela Castillo ME, Lamarti A, Arnao MB. Chamomile (Matricaria chamomilla L.): A Review of Ethnomedicinal Use, Phytochemistry and Pharmacological Uses. Life (Basel). 2022 Mar 25;12(4):479.

 

Lo zafferano migliora la qualità del sonno

Young woman with insomnia cover her face with hand in bed.

Questa recente metanalisi cinese di studi clinici controllati ha confrontato l’efficacia di diversi dosaggi di zafferano (Crocus sativus) sulla qualità del sonno in adulti sani, in persone con insonnia o diabete di tipo 2, nonché in soggetti in trattamento di mantenimento con metadone.

A tal fine sono stati individuati sulle banche dati PubMed, Embase, The Cochrane Library e altri database gli studi randomizzati controllati (RCT) che hanno analizzato l’efficacia dell’integrazione di zafferano sulla qualità del sonno.

I risultati sono stati misurati con tre questionari internazionali validati: il Pittsburgh Sleep Quality Index (un questionario autosomministrato che valuta la qualità del sonno), l’Insomnia Severity Index (altro strumento autosomministrato che valuta la difficoltà nell’addormentarsi e mantenere il sonno) e il Restorative Sleep Questionnaire (che valuta i disturbi legati al sonno non ristoratore).

I risultati hanno mostrato che rispetto al placebo l’assunzione di zafferano migliora in maniera marcata il punteggio sul Pittsburgh Sleep Quality Index (P < 0.01), sull’Insomnia Severity Index (P < 0.01) e sul Restorative Sleep Questionnaire (P = 0.01).

Sulla base di questi dati, la supplementazione di preparati a base di zafferano è dunque un trattamento promettente per migliorare la qualità del sonno, avendo migliorato tutti i principali indicatori. Non si sono manifestati eventi avversi di rilievo anche aumentando il dosaggio della supplementazione.

La dose di 100 mg/die ha conseguito l’effetto curativo migliore e più stabile sulla qualità del sonno nelle analisi di sottogruppo.

Ulteriori studi sono necessari per confermare l’efficacia e la sicurezza a lungo termine dei diversi dosaggi di zafferano nella gestione dell’insonnia.

Fonte: Lian J, Zhong Y, Li H, Yang S, Wang J, Li X, Zhou X, Chen G. Effects of saffron supplementation on improving sleep quality: a meta-analysis of randomized controlled trials. Sleep Med. 2022 Apr;92:24-33.

 

Aglio nella protezione cardiovascolare

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Oltre all’impiego in cucina, l’aglio (Allium sativum L.) viene utilizzato in ambito salutistico nel trattamento di diverse condizioni.

La processazione della droga può avere un effetto sostanziale sul suo contenuto chimico, dal momento che i componenti dell’olio essenziale sono termosensibili e alcuni enzimi sono acido-labili. La migliore misura dell’attività dell’aglio è la sua capacità di produrre allicina, che a sua volta si traduce nella formazione di altri costituenti attivi.

Sul mercato sono disponibili diverse formulazioni di questa pianta che è stata sottoposta a numerose verifiche con studi sia in vitro sia sull’uomo. Le principali indicazioni riguardano le malattie cardiovascolari, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione e le infezioni.

Gli studi clinici controllati che ne hanno vagliato gli effetti sull’abbassamento dei livelli di colesterolo hanno dato risultati contrastanti. Tuttavia diverse metanalisi hanno suggerito che le preparazioni a base di aglio contribuiscono a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare in virtù dell’attività ipolipemizzante, della riduzione dei marker d’infiammazione e del miglioramento dei livelli glicemici.

Altri studi hanno evidenziato che l’estratto di aglio invecchiato migliora i biomarcatori endoteliali associati al rischio cardiovascolare negli individui obesi.

Il rischio cardiovascolare

Questa recente revisione sistematica ha valutato gli effetti dell’aglio sui fattori di rischio cardiovascolare nonché la sua rilevanza economica.

Dopo una ricerca effettuata sulle banche dati internazionali online MEDLINE-PubMed, COCHRANE, EMBASE e Google Scholar, è stata vagliata la documentazione disponibile.

I risultati degli studi inclusi nella review hanno mostrato che l’utilizzo dell’aglio può ridurre la pressione arteriosa, la circonferenza vita, l’indice di massa corporea, il colesterolo totale e LDL-i trigliceridi e alcuni marcatori infiammatori.

Si è inoltre riscontrato che può migliorare parametri cardiovascolari tra cui il calcio coronarico (un importante fattore di rischio), il microcircolo, il tessuto adiposo epicardico e periaortico e lo spessore medio dell’intima carotidea.

Per questi motivi, concludono gli autori della revisione sistematica, l’aglio rappresenta una risorsa da prendere in considerazione nella prevenzione e nel trattamento dei fattori di rischio cardiovascolare.

 

Fonte: Imaizumi VM, Laurindo LF, Manzan B, Guiguer EL, Oshiiwa M, Otoboni AMMB, Araujo AC, Tofano RJ, Barbalho SM. Garlic: A systematic review of the effects on cardiovascular diseases. Crit Rev Food Sci Nutr. 2022 Feb 23:1-23.

 

 

Dizionario di Fitoterapia e Piante medicinali

Il Dizionario di Fitoterapia e Piante medicinali di Enrica Campanini, giunto alla 4a edizione, è uno strumento indispensabile per la formazione dei professionisti della salute e al contempo per il lettore comune interessato al mondo delle piante medicinali.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un significativo incremento nello studio delle piante medicinali e ciò ha portato a un arricchimento nelle conoscenze a livello farmacologico e clinico.

La IV edizione del Dizionario di Fitoterapia e piante medicinali è stata aggiornata rispetto alla precedente edizione del 2012 e ulteriormente ampliata con l’aggiunta delle più recenti osservazioni scientifiche e cliniche in campo fitoterapico. Sono state introdotte nuove piante medicinali portando così a oltre 300 il loro numero.

In ogni monografia viene indicata la parte utilizzata, la composizione farmacologica, l’utilizzo medico, la presenza o meno di eventuali tossicità, interazioni farmacologiche e/o effetti secondari, la corretta posologia, ecc., il tutto completato da note bibliografiche attualizzate sino ai giorni nostri e da un’immagine fotografica che aiuta a “visualizzare” la pianta. Questo insieme di dati contribuisce a rendere il Dizionario uno strumento indispensabile per la formazione dei professionisti della salute e al contempo offre risposte al lettore comune interessato al mondo delle piante medicinali.

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Enrica Campanini, laureata in Medicina e Chirurgia, dal 1985 svolge la libera professione come medico esperto in Fitoterapia e Omeopatia. Nel 1990 ha conseguito il Diploma Universitario in Fitoterapia e Piante Medicinali presso l’Università di Montpellier (Francia). Ha collaborato con diverse istituzioni e ha svolto numerosi corsi e seminari presso varie sedi universitarie. Cura il blog: https://fitonews.wordpress.com.

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Lo Zafferano a sostegno della mente

Memory loss due to dementia or brain damage. Young woman losing parts of head as symbol of decreased mind function.

Il disturbo ossessivo compulsivo (OCD) è una condizione definita da pensieri ricorrenti e intrusivi e comportamenti ripetitivi. Si tratta di un disturbo cronico eterogeneo che colpisce l’1-2% della popolazione generale e l’1-3% degli adolescenti.
Il trattamento farmacologico di prima linea è costituito dagli inibitori della ricaptazione della serotonina, che tuttavia non sono sempre efficaci o hanno un’efficacia limitata nel tempo.

Gli stimmi di zafferano (Crocus sativus, famiglia Iridaceae) sono stati tradizionalmente usati come antispasmodico, anticatarrale, sedativo, eupeptico, espettorante ed emmenagogo.
La ricerca farmacologica sullo zafferano ha dimostrato che ha effetti positivi anche come antidepressivo, antitumorale, anticonvulsivo, antinfiammatorio e radical scavenger. È stato dimostrato che migliora la memoria e gli effetti dell’apprendimento. Si ritiene che queste proprietà siano correlate alla crocina, un carotenoide solubile in acqua.

Lo studio

Questo studio clinico randomizzato in doppio cieco iraniano, della durata di otto settimane, ha valutato l’efficacia della crocina in soggetti con disturbo ossessivo compulsivo lieve-moderato rispetto alla fluoxetina.

Vi hanno partecipato 58 persone di età compresa tra 18 e 60 anni con diagnosi di OCD secondo i criteri del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. L’estratto utilizzato conteneva oltre il 90% di crocina.

Il gruppo sperimentale ha ricevuto 1 capsula al giorno (15 mg) di polvere di crocina mentre il gruppo di controllo ha ricevuto 1 capsula di fluoxetina (20 mg), simile per forma e dimensione, per le prime quattro settimane dello studio. Durante le restanti quattro settimane, l’assunzione è stata di 2 capsule/die, al mattino o alla sera.

I sintomi sono stati valutati utilizzando due scale validate, la scala Y-BOCS e la scala Hamilton dell’ansia (HAM-A), al basale, alla settimana 4 e alla settimana 8. Hanno concluso lo studio 50 partecipanti, con 8 abbandoni in entrambi i gruppi per motivazione varie. L’età media del gruppo crocina era 32,84 ± 8,56 con il 76% di donne e 27,84 ± 7,1 nel gruppo fluoxetina con l’80% di donne.

I risultati dello studio

Sia il gruppo crocina sia il gruppo fluoxetina hanno registrato un miglioramento significativo del punteggio sulla scala Y-BOCS tra la baseline e la settimana 4 (P = 0,001 per entrambi) e tra la baseline e la settimana 8 (P = 0,0001 per entrambi). Per la scala HAM-A, il gruppo fluoxetina ha avuto un miglioramento significativo tra il basale e la settimana 4 (P = 0,01) e tra il basale e la settimana 8 (P = 0,008).

Per il gruppo crocina, c’è stato un miglioramento tra il basale e la settimana 4 (P = 0,163) e tra il basale e la settimana 8 (P = 0,01), senza differenze significative tra i due gruppi per i punteggi sulle due scale di valutazione.

Il numero di soggetti con disturbo compulsivo ossessivo moderato nel gruppo crocina è passato dal 52% al 12% alla settimana 8. Gli eventi avversi (tra cui problemi gastrointestinali, sonnolenza, cambiamento di peso, sudorazione, fenomeni allergici ecc.), sono stati maggiori nel gruppo fluoxetina.

Conclusioni

Gli autori hanno concluso che la crocina è efficace nel trattamento del disturbo ossessivo compulsivo con minori effetti collaterali rispetto alla terapia standard con fluoxetina. Tra i limiti dello studio si segnalano tra l’altro le piccole dimensioni del campione preso in esame.

Fonte: Kazemi F, Vosough I, Sepahi S, Mohajeri SA. Effect of crocin versus fluoxetine in treatment of mild to moderate obsessive-compulsive disorder: A double blind randomized clinical trial. Hum Psychopharmacol. 2021 Jul;36(4):e2780.

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La Cimicifuga contro le vampate di calore in menopausa

Tired stressed old mature business woman suffering from headache at work. Upset sick senior middle aged lady massaging head feeling migraine from overwork or menopause using computer at home office.

Pianta perenne originaria degli Stati Uniti orientali e del Canada, la Cimicifuga (Cimicifuga racemosa) veniva impiegata dai Nativi americani per trattare raffreddori, tosse, malaria e disturbi mestruali. I cinesi la considerano una pianta amara, fredda, che riduce calore e tossicità.

Negli ultimi decenni la pianta ha guadagnato una certa popolarità come approccio non farmacologico per alleviare sintomi della menopausa quali vampate di calore e sudorazioni notturne. Studi clinici indicano che da sola o in combinazione con altre erbe, è efficace nel trattamento dei sintomi della menopausa; esplica, inoltre, effetti antiosteoporotici e migliora la formazione ossea.

Si tratta attualmente del prodotto più diffuso e studiato in USA e nei paesi del Nord Europa per i disturbi della menopausa. Il crescente interesse verso l’utilizzo nella gestione dei sintomi legati alla menopausa ha portato la Società Spagnola della Menopausa ad aggiornare la sua posizione sul ruolo di Cimicifuga racemosa in questo contesto.

La revisione critica

A tale proposito è stata condotta una revisione critica degli studi pubblicati in materia su MEDLINE-Pubmed e il Cochrane Controlled Trials Register dal 1997 al dicembre 2021.

La maggior parte degli studi pubblicati negli ultimi anni hanno riguardato l’estratto isopropanolico di C. racemosa; la dose più comune è di 40 mg/giorno, che è risultata in grado di determinare una riduzione significativa delle vampate di calore (in particolare di quelle intense) e un miglioramento dell’umore. Usata alle dosi raccomandate, continua il documento della Società scientifica, C. racemosa è sicura e non produce reazioni avverse di rilievo.

In conclusione l’estratto di cimicifuga rappresenta un’opzione di trattamento efficace e sicura per alleviare i sintomi vasomotori della menopausa. Infine, si auspicano ulteriori studi clinici con una sufficiente numerosità campionaria e un adeguato periodo di follow-up.

Fonte: Castelo-Branco C, Navarro C, Beltrán E, Losa F, Camacho M; on the behalf of the Natural Products Study Group of the Spanish Menopause Society. Black cohosh efficacy and safety for menopausal symptoms. The Spanish Menopause Society statement. Gynecol Endocrinol. 2022 Apr 11:1-6.

 

Erbe per la mente

 

In Italia 5 persone su 10 hanno sofferto di depressione durante il lockdown e in quasi 9 su 10 sono aumentati i livelli di stress psicologico. È la fotografia scattata da una survey realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Unità di Biostatistica Epidemiologia e Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Padova e pubblicata sulla rivista Bmj Open.

Secondo questo studio, basato su interviste condotte via web, il disagio psicologico ha colpito maggiormente le donne e i più giovani, che hanno risentito ancora di più della chiusura delle attività didattiche e della mancanza di vita sociale. E sono diversi gli studi che documentano un diffuso disagio sociale che si manifesta attraverso forme ansiose, depressioni, alterazioni del sonno o basso tono umorale.

Uno di questi, di recente pubblicato sulla rivista The Lancet Public Health, ad esempio, segnala tra i numerosi effetti negativi del Long Covid, anche quelli sulla salute mentale, con sintomi di depressione, ansia e scarsa qualità del sonno presenti nei mesi che seguono la guarigione. L’analisi, basata su dati raccolti in Danimarca, Estonia, Islanda, Norvegia, Svezia e Regno Unito, riferisce nelle persone guarite dall’infezione una maggiore prevalenza di depressione (+18%) e una peggiore qualità del sonno (+13%) rispetto agli individui che non hanno contratto la malattia.

Su quest’ampia gamma di problemi è prezioso – lo sappiamo – l’intervento delle piante medicinali, se correttamente individuate e consigliate da esperti nella materia. A tale proposito, oltre all’esperienza secolare e al supporto della ricerca, giunge anche un robusto sostegno scientifico, nonché autorevole, dal documento ‘Clinician guidelines for the treatment of psychiatric disorders with nutraceuticals and phytoceuticals’, elaborato per la World Federation of Societies of Biological Psychiatry (WFSBP) e la Canadian Network for Mood and Anxiety Treatments (CANMAT) da una task force internazionale di ricercatori e clinici, recentemente pubblicato su The World Journal of Biological Psychiatry.

Passate al vaglio le prove scientifiche sull’efficacia di piante medicinali e nutraceutici, questa importante revisione internazionale fornisce indicazioni, modalità di impiego e dosaggio insieme a informazioni documentate sulla loro sicurezza e tollerabilità.

Per i disturbi dell’umore, che includono anche le depressioni, le Linee guida raccomandano, oltre agli acidi grassi omega-3 in associazione con gli antidepressivi standard, l’iperico come monoterapia. All’erba di San Giovanni è stato assegnato un grading di tipo A (ossia di elevata evidenza scientifica) e un livello di raccomandazione altrettanto importante. Sono consigliati, con un livello scientifico più basso, anche lo zafferano, la curcumina e la lavanda sia in associazione ai farmaci di sintesi sia da soli.

Per i disturbi d’ansia spicca l’attività dell’ashwagandha (Withania somnifera), da assumere al dosaggio di 300-600 mg, standardizzato al 5% di withanolidi; con minore forza gli esperti consigliano, in aggiunta alle normali terapie o come monoterapia, la lavanda, che si è dimostrata efficace anche in disturbi quali insonnia, affaticamento e sintomi somatici nei soggetti con disturbi ansiosi. Le prove scientifiche a favore dell’impiego di camomilla e rodiola in questa sfera di problemi non sono state, invece, ritenute a oggi sufficienti per avallare una raccomandazione.

Gli esperti internazionali ritengono che i livelli di sicurezza e di tollerabilità siano buoni per la maggior parte delle piante raccomandate, pur segnalando per alcune di esse, come ad esempio l’iperico, la possibilità di interazioni farmacologiche. Contemporaneamente sollecitano una maggiore attenzione circa la qualità e la standardizzazione dei preparati a base di piante.

Da ultimo, ma non meno importante, le Linee guida sottolineano come dai recenti progressi nelle scienze ‘omiche’ possano derivare informazioni preziose sulle specifiche vie neurochimiche associate ai disturbi mentali e, di conseguenza, una più profonda comprensione di come i preparati di origine naturale influiscano su farmacodinamica e neurochimica.

L’applicazione di questi studi alle piante medicinali contribuirà a quantificare meglio i costituenti attivi e quelli tossici, ponendo le basi per interventi più mirati nell’ambito della sempre più attuale ‘medicina di precisione’. Per esempio, negli ultimi anni la metabolomica applicata alla fitoterapia favorisce una migliore identificazione del materiale vegetale, costruendo le basi per la preparazione di estratti standardizzati che contengano livelli adeguati di princìpi attivi.

 

 

Specie botaniche a rischio, la rodiola

La rodiola (Rhodiola rosea L.) cresce nelle aree più fredde del pianeta ed è utilizzata nell’etnomedicina delle zone artiche e di altre culture tradizionali oltre che come integratore.

Negli ultimi decenni la domanda globale di questa pianta è aumentata costantemente, anche a causa dello sviluppo della ricerca scientifica che ha evidenziato le sue potenzialità di impiego in diverse condizioni.

L’offerta globale finora è stata in gran parte soddisfatta ricorrendo alle popolazioni selvatiche della specie che, per questa ragione, sono oggetto di uno sfruttamento talvolta privo di regole.

Questo interessante articolo del Journal of Ethnopharmacology ha valutato lo stato di conservazione e la raccolta e commercio della rodiola, con l’obiettivo di stabilire eventuali misure da assumere in futuro, ovvero se monitorare il commercio internazionale e se le coltivazioni sperimentali e commerciali della pianta possano contribuire a ridurre la pressione sulle sue popolazioni selvatiche.

Sono stati esaminati studi e articoli sulla biologia e l’ecologia della rodiola, sull’impatto e sulle misure di gestione della raccolta spontanea a livello nazionale e regionale e sullo stato dell’arte di coltivazione di questa specie.

Sulla base dei dati gli autori dell’articolo ritengono che il monitoraggio e la protezione delle popolazioni di R. rosea abbiano la massima importanza dato che, a fronte del crescente aumento della domanda globale di ingredienti e prodotti a base di R. rosea nel 21° secolo, le popolazioni selvatiche nelle principali aree di raccolta continuano a diminuire, ponendo problemi di conservazione e talora di riduzione dell’approvvigionamento.

L’articolo evidenzia, inoltre, un aumento delle modalità di raccolta illegale nelle aree protette e dei casi di adulterazione e sostituzione di R. rosea con altre specie selvatiche di rodiola.

I dati attuali – conclude l’articolo – suggeriscono che la storica dipendenza dalla raccolta spontanea di rodiola debba essere sostituita da un maggiore ruolo dei metodi di agricoltura sostenibile orientati alla conservazione e che si debbano implementare standard di raccolta selvatica sostenibile.

 

Fonte: Brinckmann JA, Cunningham AB, Harter DEV. Running out of time to smell the roseroots: Reviewing threats and trade in wild Rhodiola rosea L. J Ethnopharmacol. 2021 Apr 6;269:113710.

 

 

XXX Congresso Nazionale di Fitoterapia

La Società Italiana di Fitoterapia (S.I.Fit.) è stata fondata a Siena nel 1992 con l’intento di incentivare il processo di transizione dalla fitoterapia basata sull’empirismo alla fitoterapia basata sulla sperimentazione scientifica.

La Società Italiana di Fitoterapia raccoglie intorno a sé molti tra gli studiosi italiani di piante medicinali e ha tra i suoi obiettivi principali quello di operare affinché l’uso razionale delle sostanze vegetali sia riconosciuto per il ruolo di utilità che esso è in grado di sostenere anche nella medicina moderna.

La S.I.Fit. promuove la ricerca scientifica sulle piante medicinali e, attraverso edizioni scientifiche, articoli originali e presenza sui principali media nazionali, opera per la seria informazione e divulgazione delle nuove acquisizioni in materia.

Dal 20 al 22 maggio si terrà a Siena la 30a edizione del Congresso Nazionale di Fitoterapia

 

Programma preliminare

Si svolgerà venerdì 20 maggio la XII SYRP Conference e ampio spazio verrà dato ai giovani finalisti del Premio Taddei 2022.

Sabato 21 si parlerà di:

– Cannabis medicinale

– Il farmaco vegetale

– Sicurezza e efficacia dei botanical food supplements

– Innovazione in fitoterapia

– Fitoterapia e COVID-19

Domenica spazio ai gruppi di lavoro S.I.Fit.:

– Oli essenziali

– Fitoterapia in veterinaria

– Piante e funghi medicinali in oncologia.

L’adesione deve essere comunicata alla Segreteria Organizzativa del Congresso: Società Italiana di Fitoterapia per mail all’indirizzo: annarosa.magnano@unisi.it. La quota relativa all’opzione scelta deve essere versata tramite bonifico bancario intestato a SIFIT, Monte dei Paschi di Siena, IBAN IT 96 T 01030 14200 000063149968. La fotocopia della ricevuta di versamento deve essere trasmessa unitamente alla scheda di iscrizione, disponibile su www.sifit.org