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Attività salutistiche degli antociani

Gli antociani sono una classe di flavonoidi, molto diffusi nel regno vegetale, che conferiscono il caratteristico colore rosso-arancio e blu-violetto a frutta e verdura. Alimenti ricchi di antociani sono ad esempio frutti di bosco, uva, cavolo rosso e le varietà di mais colorato, come il mais nero e rosso.

Grazie alla loro struttura chimica, queste sostanze esplicano un’attività antiossidante e neutralizzano radicali liberi e molecole ossidanti prodotte dal metabolismo cellulare, con effetti benefici e protettivi sulla salute di cellule, tessuti e dell’organismo in generale.

Questa recente revisione narrativa pubblicata sulla rivista Phytomedicine ne ha valutato l’attività prebiotica, discutendo anche i metodi più efficaci per ottimizzarne l’attività biologica.

A tale scopo è stata condotta una ricerca mirata sulle banche dati PubMed, Google Scholar, Web of Science, ResearchGate ed Elsevier e sono stati selezionati 34 articoli per la revisione.

I risultati degli studi hanno indicato che gli antociani svolgono un ruolo importante nel promuovere la proliferazione dei probiotici, inibire la crescita dei batteri nocivi e migliorare l’ambiente e la salute dell’intestino.

La microincapsulazione, insieme ad alcune modifiche a livello molecolare, è risultata tra i metodi efficaci per migliorare questa attività degli antociani, migliorando notevolmente la loro stabilità.

Tra le varie attività, gli antociani possono promuovere la produzione di acidi grassi a catena corta, accelerare l’autodegradazione e migliorare le attività enzimatiche promuovendo la proliferazione dei probiotici. Inibiscono inoltre la crescita dei batteri nocivi inibendone l’espressione genica, interferendo con gli enzimi legati al metabolismo e influenzando il metabolismo respiratorio.

Promuovono, infine, la formazione di un’efficace barriera intestinale e modulano l’ambiente intestinale per mantenere il corpo in salute.
In conclusione i ricercatori sottolineano come gli antociani possano rappresentare uno strumento utile per lo sviluppo di prodotti probiotici auspicando nuove ricerche e future applicazioni di queste sostanze.

Fonte: Muwen Wang, Zuoyong Zhang, Hanju Sun, Shudong He, Shuyun Liu, et al. Research progress of anthocyanin prebiotic activity: A review. Phytomedicine, Volume 102, 2022.
https://doi.org/10.1016/j.phymed.2022.154145

Cardo mariano: allo studio attività chemiopreventiva

Molte sostanze di origine naturale, come ad esempio i polifenoli, possono indurre l’apoptosi nelle cellule tumorali modulando gli enzimi coinvolti nel metabolismo degli xenobiotici e le vie metaboliche.

Il cardo mariano (Silybum marianum, Asteraceae) contiene una classe di polifenoli, i flavonolignani, che hanno dimostrato attività chemiopreventiva e chemiosensibilizzante in modelli tumorali sperimentali.

Questa revisione descrive gli studi e gli articoli scientifici (per lo più in vitro e in vivo) pubblicati sulle potenziali attività del cardo mariano in alcune tipologie di tumore gastrointestinale.

Studi sull’attività di silimarina e silibinina

Sei studi in vitro hanno analizzato gli effetti della silimarina e silibinina sul tumore gastrico e ne hanno dimostrato gli effetti antitumorali esplicati inibendo la crescita tumorale e inducendo l’apoptosi attraverso le vie di segnalazione coinvolte nella regolazione della proliferazione cellulare. La silibinina ha inoltre potenziato gli effetti del chemioterapico paclitaxel, derivato da aghi e corteccia di Taxus brevifolia (tasso del Pacifico).

Sette studi in vitro e in vivo hanno esaminato gli effetti di silimarina e silibinina su linee cellulari di cancro al pancreas umano e animale mostrando effetti di inibizione della proliferazione cellulare, di induzione dell’apoptosi e regolazione dei geni coinvolti nella progressione del ciclo cellulare.

Quarantadue studi, tra cui tre studi sull’uomo, anche se di bassa qualità, hanno esaminato gli effetti di silimarina e di silibinina nel cancro del colon-retto. Due studi sull’uomo hanno dimostrato proprietà chemiopreventive; gli studi in vitro e in vivo hanno dimostrato un’attività in questo ambito riducendo la migrazione, la proliferazione e il danno ossidativo cellulare attraverso le vie di segnalazione.

Cinque studi in vitro e in vivo sugli effetti di silimarina e della silibinina in cellule di carcinoma epatico umano hanno mostrato la riduzione della vitalità cellulare e induzione.

La silimarina ha una tossicità relativamente bassa, ma può aumentare la secrezione e il flusso biliare e a dosi elevate avere un effetto lassativo. Questa sostanza presenta, inoltre, una scarsa biodisponibilità con livelli di assorbimento dal 20% al 50%.

Conclusioni

Gli effetti chemioprotettivi di silimarina e silibinina sono promettenti e potrebbero essere applicati per ridurre gli effetti collaterali della chemio e della radioterapia in varie tipologie di tumore gastrointestinale.

Sulla base di questi dati, concludono gli autori, possono essere progettati studi clinici sull’uomo volti a valutarne l’efficacia e la sicurezza e il successivo impiego in questo ambito.

 

Fonte: Fallah M, Davoodvandi A, Nikmanzar S, et al. Silymarin (milk thistle extract) as a therapeutic agent in gastrointestinal cancer. Biomed Pharmacother. October 2021;142:112024. doi: 10.1016/j.biopha.2021.112024.

 

 

 

Valeriana e disturbi del sonno dopo un intervento

La valeriana (Valeriana officinalis) è una pianta erbacea perenne con rizoma verticale, breve e fusto alto fino a un metro e mezzo. La droga, costituita da rizomi e radici, viene utilizzata in numerosi preparati per i suoi effetti ansiolitici e per migliorare la qualità del sonno.

In vitro, la pianta presenta effetti antiossidanti, citoprotettivi e neuroprotettivi e in modelli animali ha dimostrato effetti antipertensivi, antispastici, ansiolitici e antidepressivi ma non sedativi. Gli studi clinici condotti sull’uomo mostrano degli effetti modesti sul miglioramento della qualità del sonno.

Lo studio restrospettivo

Questo studio retrospettivo ha valutato l’azione della valeriana sui disturbi del sonno che si manifestano dopo un intervento chirurgico, un’evenienza abbastanza comune.

A tal fine è stata condotta un’analisi retrospettiva su 21.168 persone ricoverate nel Dipartimento di chirurgia urologica, ginecologica e generale della Clinica universitaria di Friburgo, in Germania, sottoposte a un intervento chirurgico tra il 2015 e il 2020. E’ stato analizzato l’uso di farmaci che favoriscono il sonno nella fase post-operatoria, con particolare attenzione ai preparati a base di erbe come la valeriana.

I disturbi del sonno trattati con farmaci/preparati vegetali si sono verificati nel 15% (n = 3083) della coorte analizzata. La valeriana è stata il secondo preparato più utilizzato (n = 814, 26,4%) dopo le benzodiazepine (n = 1138, 36,9%) ed è stata assunta prevalentemente come monoterapia. L’età, la durata della degenza e le comorbidità sono risultate associate alla richiesta di preparati per migliorare il sonno in via generale (p < 0,001).

La monoterapia con valeriana è risultata più comune nelle donne (p < 0,001), negli anziani (p < 0,001) e nei ricoverati per più tempo (p < 0,001).

La valeriana svolge, dunque, un ruolo importante nel trattamento dei disturbi del sonno post-operatori e appare un approccio promettente soprattutto nelle donne, nei soggetti più anziani e in quelli con degenza ospedaliera prolungata.

Fonte: Winter AS, Haverkamp C, Gratzke C, Huber R, Lederer AK. Valerian and postoperative sleep: A retrospective cohort analysis of gynecological, urologic and general surgical patients. Sleep. 2022 May 29:zsac122.

 

 

Centaurea minore nella tradizione etnobotanica

Common Centaury ( Centaurium Erythraea ) Flowers.

La Centaurea minore (Centaurium erythraea o Centaurium minus, famiglia Gentianaceae) è un’erbacea biennale utilizzata come pianta medicinale nei Paesi dell’area mediterranea (Marocco, Algeria, Italia, Spagna, Portogallo) e balcanica. Descritta da Dioscoride già nel I secolo d.C. la droga è costituita dalle parti aeree fiorite della pianta.

Questa revisione pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology espone una sintesi critica degli studi che sono stati realizzati riguardanti la tassonomia, la botanica, la distribuzione geografica, le applicazioni in etnomedicina, la fitochimica, le proprietà farmacologiche e la tossicità di questa pianta.

Per individuare gli studi su composti fitochimici, usi in etnomedicina e attività farmacologiche della centaurea minore sono stati consultati i database elettronici PubMed, ScienceDirect, SpringerLink, Web of Science, Scopus, Wiley Online, SciFinder e Google Scholar.

Dalla caratterizzazione fitochimica della pianta è emersa la presenza di diverse classi di metaboliti secondari, tra cui xantonoidi, terpenoidi, flavonoidi, acidi fenolici e acidi grassi. I report farmacologici hanno dimostrato che C. erythraea, in particolare le parti aeree e le radici, esplica un’importante attività. Gli oli essenziali e gli estratti hanno mostrato proprietà antibatteriche, antiossidanti, antimicotiche, antitumorali, antidiabetiche, antinfiammatorie, insetticide, diuretiche, gastroprotettive, epatoprotettive, dermoprotettive e neuroprotettive.

La pianta è utilizzata nella medicina tradizionale per il trattamento di vari disturbi che includono diabete, febbri, rinite, disturbi gastrici, infezioni del tratto urinario, dispepsia, perdita di appetito, emorroidi e come diuretico.

In particolare nella medicina tradizionale marocchina la centaurea viene impiegata per il trattamento del diabete in diverse regioni: la popolazione del Marocco orientale ne utilizza l’intera pianta sotto forma di decotto, nel Marocco nord-occidentale, settentrionale e centrale la si impiega come infuso, mentre la popolazione del nord-est del paese impiega le parti aeree come infuso e/o macerato. Infine, nella regione centrale del Medio Atlante vengono utilizzati i fiori per preparare un infuso ad azione antidiabetica.

Un uso scorretto della pianta può provocare irritazione delle vie digestive, con vomito e diarrea.

Fonte: Phytochemical properties, biological activities and medicinal use of Centaurium erythraea Rafn, Naoual El Menyiy et al. – Journal of Ethnopharmacology 276 (2021) 114171.

Dieta mediterranea per prevenire eventi cardiovascolari

Healthy food eating that is good for the heart as fruit vegetables fish and berry with nutritious nuts on a spoon as good for heart health ingredients with 3D render elements.

La rivista medica The Lancet ha da poco pubblicato i risultati di CORDIOPREV, studio clinico di prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari condotto nell’Ospedale Universitario Reina Sofia di Cordoba (Spagna), uno dei più importanti studi pubblicati nel 2022 in ambito nutrizionale.

In questo trial clinico randomizzato monocentrico soggetti con malattia coronarica accertata (di età tra i 20 e i 75 anni) sono stati assegnati in modo casuale, in un rapporto 1:1, a ricevere una dieta mediterranea oppure un intervento dietetico a basso contenuto di grassi, con un follow-up di 7 anni.

La dieta mediterranea era costituita dal 35% di grassi (22% monoinsaturi e 6% polinsaturi), dal 15% di proteine e per il resto da carboidrati, e includeva da 40 a 60 grammi di olio extravergine al giorno, tre o più porzioni di pesce alla settimana e altrettante di frutta secca a guscio.

Lo studio

Obiettivo principale dello studio era valutare la comparsa di nuovi eventi cardiovascolari come infarto miocardico, ictus ischemico, arteriopatia periferica e morte cardiovascolare all’interno dei due tipi di dieta.

Sono state arruolate in totale 1002 persone: 500 nel gruppo di dieta a basso contenuto di grassi e 502 nel gruppo dieta mediterranea. L’età media era di 59,5 anni, 827 (82,5%) dei 1002 partecipanti al trial erano uomini. Per verificare l’andamento del programma, sono state fissate visite mediche ogni sei mesi, telefonate di controllo ogni due e incontri del gruppo dei partecipanti ogni tre, per un totale di almeno 12 controlli ogni anno a persona.

Dopo sette anni, il 17,3% degli appartenenti al primo gruppo ha avuto un evento cardiovascolare, contro il 22,2% degli altri.

La conclusione di questo ampio studio è che la dieta mediterranea è superiore a una dieta a basso contenuto di grassi nella prevenzione di eventi cardiovascolari maggiori.

Fonte: Delgado-Lista J, Alcala-Diaz JF, Torres-Peña JD, Quintana-Navarro GM, Fuentes F, Garcia-Rios A, et al. Long-term secondary prevention of cardiovascular disease with a Mediterranean diet and a low-fat diet (CORDIOPREV): a randomised controlled trial. Lancet. 2022 May 14;399(10338):1876-1885.

 

Catechine del tè verde e infezioni respiratorie 

Le catechine sono sostanze fitochimiche contenute principalmente nel tè verde (Camellia sinensis) che contribuiscono tra l’altro a migliorare le funzioni immunitarie. Le catechine hanno dimostrato in lavori di laboratorio di esplicare un’attività contro vari agenti responsabili di patologie infettive acute, mentre alcuni studi clinici controllati hanno dimostrato la loro efficacia in particolare contro le infezioni delle prime vie respiratorie (URTI).

Questo recente studio clinico randomizzato, in doppio cieco con controllo placebo, condotto su una popolazione di Giapponesi sani, ha valutato se il consumo di catechine da tè eserciti un effetto benefico sulla durata e sulla gravità delle URTI nella stagione invernale.

Il gruppo sperimentale (490 mg di catechina, n = 55) ha osservato una riduzione di sintomi quali rinorrea, congestione nasale e il mal di testa associato alle infezioni delle prime vie respiratorie rispetto al gruppo placebo.

Inoltre, se si considerano i sintomi fisici, la durata dei sintomi nasofaringei è stata ridotta in modo significativo nel gruppo catechina (p: 0,001) rispetto al gruppo di controllo placebo.

In conclusione gli Autori affermano che il consumo quotidiano di catechine da tè verde ha ridotto la durata e la gravità dei sintomi associati alle infezioni delle prime vie respiratorie in uomini e donne sani.

 

Fonte: Ozato N, Yamaguchi T, Kusaura T, Kitazawa H, Hibi M, Osaki N, Ono T. Effect of Catechins on Upper Respiratory Tract Infections in Winter: A Randomized, Placebo-Controlled, Double-Blinded Trial. Nutrients. 2022 Apr 29;14(9):1856.

 

Garcinia cambogia e profilo metabolico

Garcinia gummi-gutta is a tropical species of Garcinia native to Indonesia. Common names include Garcinia cambogia, as well as brindleberry, Malabar tamarind, and kudam puli

Questo studio ha valutato gli effetti degli estratti di Garcinia cambogia e in particolare dell’acido idrossicitrico (HCA) sui biomarcatori metabolici, aterogenici e infiammatori in 40 donne obese che presentavano steatosi epatica non alcolica (NAFLD), nota anche come ‘fegato grasso’.

Le donne sono state assegnate in modo casuale al gruppo HCA, che ha assunto una dieta ipocalorica associata a compresse di HCA, o al gruppo di controllo che ha ricevuto soltanto una dieta ipocalorica per otto settimane.

Sono stati misurati peso, altezza, indice di massa corporea (BMI) e circonferenza vita (WC).

La glicemia a digiuno (FBS), il profilo lipidico, gli enzimi epatici e i biomarcatori dell’infiammazione sono stati valutati alla baseline e dopo l’intervento, unitamente all’assunzione alimentare.

I risultati dello studio

I risultati hanno mostrato una riduzione dell’introito calorico e dei macronutrienti in entrambi i gruppi (p < 0,05). Nel gruppo HCA il peso, l’indice di massa corporeo, la circonferenza vita e fianchi, la glicemia a digiuno, i trigliceridi (TG) e il colesterolo LDL sono diminuiti ed è aumentato in modo statisticamente significativo il colesterolo HDL (p < 0,05). Anche nel gruppo di controllo sono state registrate riduzioni significative di circonferenza vita, glicemia a digiuno, trigliceridi, colesterolo totale e LDL.

Sebbene gli indici aterogenici si siano ridotti significativamente in entrambi i gruppi, il confronto ha mostrato che nel gruppo che ha assunto l’estratto di garcinia il rapporto trigliceridi/colesterolo HDL è maggiore rispetto al gruppo di controllo (p = 0,004).

Alcuni parametri infiammatori si sono ridotti nel gruppo garcinia, ma senza differenze significative rispetto al gruppo di controllo.

Questi risultati indicano che la supplementazione con estratti di Garcinia cambogia associata a una dieta ipocalorica può migliorare alcuni fattori metabolici senza tuttavia influire in modo significativo sull’infiammazione nei soggetti con NAFLD.

 

Fonte: Arefhosseini S, Tutunchi H, Nomi-Golzar S, et al. The effect of hydroxy citric acid supplementation with calorie-restricted diet on metabolic, atherogenic and inflammatory biomarkers in women with non-alcoholic fatty liver disease: a randomized controlled clinical trial. Food Funct. 2022 May 10;13(9):5124-5134.

 

Artiglio del diavolo: storia, proprietà e utilizzi

Devil’s Claw (Harpagophytum procumbens) medicinal plant and flower. Kalahari Desert. Botswana

 

L’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens, famiglia Pedaliaceae) è una pianta originaria dell’Africa meridionale, utilizzata in integratori e preparati fitoterapici principalmente per trattare artrosi, dolore e dispepsia. In Europa i prodotti a base di artiglio del diavolo sono diventati popolari negli anni ’60, prima in Germania e poi in Francia; dalla metà degli anni ’80 si sono diffusi nella maggioranza dei Paesi industrializzati.

Questa recente e ampia revisione della letteratura internazionale sull’artiglio del diavolo abbraccia più di 100 anni e include articoli pubblicati in riviste scientifiche peer-reviewed, tesi di laurea e report di organizzazioni governative e non governative.

Usi tradizionali di artiglio del diavolo

Per quanto riguarda gli usi tradizionali in Africa l’artiglio del diavolo veniva impiegato per trattare tosse, diarrea, stipsi e malattie veneree, ma anche disturbi digestivi, malattie infettive, per la guarigione delle ferite e come tonico generale.

Negli anni ’50 del secolo scorso la pianta è stata introdotta in Germania e già negli anni ’60 veniva commercializzata sotto varie forme. Purtroppo l’aumentata richiesta ha indotto a partire dagli anni Settanta pratiche di raccolta non sostenibili, tanto che alla fine degli anni ’90  l’artiglio del diavolo è stato inserito nell’Appendice 2 della Convenzione di Washington sul Commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione (CITES), un accordo internazionale tra Stati che ha lo scopo di proteggere piante e animali a rischio di estinzione. L’introduzione di buone pratiche agricole e di raccolta ha garantito pratiche di raccolta sostenibili.

In Europa, la prima monografia dell’artiglio del diavolo è stata pubblicata nel 1981 (British Herbal Pharmacopoeia), seguita dalla Farmacopea Europea nel 1995.

I maggiori princìpi attivi e/o marcatori dell’artiglio del diavolo includono iridoidi-glicosidi (principalmente arpagoside, arpagide e procumbide); fitosteroli; fenilpropanoidi (come il verbasocoside); triterpeni (acido oleanolico, acido 3β-acetiloleanolico e acido ursolico); flavonoidi (kaempferolo e luteolina); acidi grassi insaturi, acido cinnamomico, acido clorogenico ecc.

Le sue proprietà

Diversi studi non clinici hanno valutato le attività antinfiammatorie di estratti, frazioni di estratti e composti isolati di artiglio del diavolo attribuendo ai composti iridoidi della pianta effetti antinfiammatori, antinocicettivi, analgesici, antimicrobici, chemiopreventivi, epatoprotettivi, neuroprotettivi e immunomodulatori.

Altri studi hanno esplorato le proprietà antiossidanti, antidiabetiche, antimicrobiche, antimutagene, antiosteoporotiche, cardiovascolari, neuroprotettive, immunomodulanti e anoressizzanti della pianta.

La revisione riporta più di 50 studi clinici (tra cui 18 studi clinici randomizzati e 42 case report e studi osservazionali) sull’efficacia dell’artiglio del diavolo nell’uomo, principalmente nel trattamento delle malattie articolari e del dolore lombare. Gli studi hanno utilizzato diversi disegni metodologici e diverse preparazioni con dosaggi giornalieri di arpagoside variabili da 30 mg a 100 mg.

Sicurezza ed efficacia

Anche alcune revisioni sistematiche hanno esaminato la sicurezza e l’efficacia dei preparati a base di artiglio del diavolo riportando un generale miglioramento dei risultati, ma non la superiorità rispetto ai farmaci antinfiammatori non steroidei convenzionali (FANS).

“Sebbene vi sia una forte evidenza clinica che i preparati di artiglio del diavolo siano efficaci nel trattamento delle malattie articolari e dei disturbi muscoloscheletrici, questa conclusione non può essere estesa a preparati specifici, a causa della diversa qualità dei singoli preparati”, scrive infatti l’autore.

L’uso a breve e lungo termine (da 30-60 giorni in media a 54 settimane in diversi studi) è stato descritto come sicuro e ben tollerato. Gli effetti avversi più segnalati sono stati lievi disturbi gastrointestinali e del sistema nervoso centrale.

È stato riportato infine un aumento degli effetti anticoagulanti in vitro quando la pianta viene assunta in concomitanza con anticoagulanti, tuttavia con evidenze non conclusive.

 

Fonte: Brendler T. From bush medicine to modern phytopharmaceutical: a bibliographic review of devil’s claw (Harpagophytum spp.). Pharmaceuticals (Basel). July 27, 2021;14(8):726. doi: 10.3390/ph14080726.

 

Curcuma efficace nella mucosite

 

La mucosite orale è l’effetto avverso più comune del trattamento chemioradioterapico dei tumori testa collo.

Questo studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, realizzato da ricercatori indiani, ha valutato l’effetto di una formulazione a base di curcuma sulla mucosite orale in 60 persone con questa neoplasia sottoposte a chemioradioterapia.

 

Lo studio

I partecipanti allo studio sono stati randomizzati in 3 bracci: un braccio ha ricevuto capsule di curcuma biopotenziata (BTF) a basso dosaggio [1 g/die], un secondo ad alto dosaggio [1,5 g/die] e il gruppo di controllo ha ricevuto un placebo. La somministrazione è stata quotidiana per 6 settimane in concomitanza con la chemioradioterapia.

Gli endpoint dello studio includevano l’impatto del trattamento sulla mucosite orale indotta dalla chemioradioterapia, disfagia, dolore nel cavo orale, dermatite e perdita di peso.

L’incidenza di una tossicità di mucosite orale di grado 3, di dolore orale, disfagia e dermatite è stata significativamente inferiore nei soggetti che hanno ricevuto l’estratto di curcuma rispetto al placebo. Il 25% e il 20% dei soggetti assegnati ai bracci BTF 1 g/die (p = 0,011) e 1,5 g/die (p = 0,004), rispettivamente, hanno sviluppato una mucosite orale di grado 3 rispetto al 65% del gruppo placebo.

Il 35% e il 30% dei soggetti dei 2 bracci curcuma 1 g/die (p = 0,027) e 1,5 g/die (p = 0,011), rispettivamente, hanno manifestato dolore del cavo orale di grado 3 rispetto al 70% del gruppo placebo. Il 25% e il 20% dei soggetti assegnati ai bracci BTF 1 g/die (p = 0,025) e 1,5 g/die (p = 0,010), rispettivamente, hanno sviluppato una disfagia di grado 3 rispetto al 60% del gruppo placebo. Infine coloro che hanno ricevuto la supplementazione con capsule di curcuma hanno registrato una perdita di peso significativamente inferiore e anche una maggiore compliance al trattamento rispetto al gruppo placebo.

Conclusioni

Le conclusioni di questo studio sono che un estratto di curcuma potenziato può ridurre in modo statisticamente significativo la mucosite orale di livello grave indotta dalla chemioradioterapia, ma anche altri sintomi come la disfagia e il dolore in sede orale in persone con tumori testa collo.

 

Fonte: Soni TP, Gupta AK, Sharma LM, Singhal H, Sharma S, Gothwal RS. A Randomized, Placebo-Controlled Study to Evaluate the Effect of Bio-Enhanced Turmeric Formulation on Radiation-Induced Oral Mucositis. ORL J Otorhinolaryngol Relat Spec. 2022;84(2):103-113.

 

 

 

Integratori: circolare del Ministero su utilizzo delle piante

Natural herbal additives from herbs, poured from a white jar. The concept of healthy eating. Detox.

È stata emanata il 27 maggio u.s. la circolare ministeriale “Indicazioni sull’uso delle piante e delle loro parti negli integratori alimentari per garantire la sicurezza e tutela dei cittadini”.

Il documento – richiamando “l’attenzione delle amministrazioni e degli operatori economici su regole e norme comportamentali” – specifica che all’origine della circolare ci sono l’immissione in commercio di nuove tipologie di integratori alimentari a base di piante, l’aumento di modalità pubblicitarie “volte a creare confusione tra farmaci e integratori” o a proporre gli integratori come farmaci e le irregolarità riscontrate dai controlli effettuati dal Ministero della Salute.

Al fine di chiarire dubbi interpretativi rispetto alla corretta applicazione della normativa in vigore, la norma ribadisce “la responsabilità in carico agli operatori del settore alimentare di scegliere ingredienti impiegabili sulla base delle norme vigenti, di formulare integratori alimentari costituiti da combinazioni di ingredienti che risultino sicure”.

Sull’impiego di piante, loro parti o estratti la circolare ricorda che:

– possono essere impiegati come ingredienti solo piante, parti o estratti con una storia significativa di consumo alimentare prima del 1997 e che in assenza di questo requisito “sono da considerarsi novel food e quindi non impiegabili fino al rilascio di una autorizzazione a livello europeo”.

–  L’elenco allegato al DM 10 agosto 2018 comprende tutte le piante per le quali è maturata la storia di consumo significativo, che possono essere pertanto impiegate. L’elenco però si riferisce esclusivamente alle piante e a preparazioni o estratti che abbiano maturato la storia di consumo significativo sulla base dei dati raccolti dall’Osa. L’uso di estratti o preparati da piante presenti nell’elenco è subordinato all’applicazione del Regolamento 2015/2283 sui novel food.

– Estratti e preparati vegetali impiegati negli integratori devono presentare titoli di sostanze attive compatibili con il livello che può essere raggiunto secondo le modalità tradizionali di preparazione, in caso contrario si applica il citato Regolamento sui novel food.

– Non può essere definito “estratto” un ingrediente rappresentato di fatto da una singola sostanza rivendicata come “titolo”. In questo caso occorre valutare se la sostanza in questione è ammissibile ai sensi del Regolamento e non la pianta da cui deriva.

– Un integratore alimentare formulato con diverse piante singolarmente impiegabili potrebbe avere effetti indesiderati e, ad esempio, presentare effetti sinergici in combinazione o interferire con i normali processi metabolici. Per questo, l’operatore dovrà fare una valutazione sulla base della letteratura scientifica disponibile sulla sicurezza del prodotto derivante dalla presenza di più specie vegetali.

Infine la nota del Ministero della Salute ricorda che l’integratore deve sempre rispondere ai requisiti della normativa specifica, alle normative a tutela della sicurezza alimentare e alle disposizioni generali su etichettatura e pubblicità dei prodotti alimentari.

Scarica qui il documento del Ministero.