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Curcumina e dolore

Turmeric root and powder on white background

La curcuma (Curcuma longa) è una spezia tipica della tradizione indiana, oggetto da anni di numerosi scientifici, molti dei quali hanno esaminato le proprietà del suo principio attivo curcumina. Un ampio spettro di studi ha dimostrato la capacità della curcumina di indurre numerosi effetti biologici e farmacologici. In particolare l’attività antinfiammatoria della curcumina, è stata dimostrata nella ricerca di laboratorio e preclinica, mentre le evidenze sull’uomo necessitano un maggiore consolidamento, anche a causa delle discrepanze riguardanti il dosaggio ottimale, la durata e la tipologia di formulazione da utilizzare.

Una recente revisione degli studi randomizzati e controllati (RCT) ha evidenziato che la curcumina è efficace anche nel ridurre i livelli di dolore auto-valutati nel distretto orofacciale. Le algie dell’area oro-facciale rientrano in 3 grandi categorie: la prima, caratterizzata da dolori di origine neurologica tra cui nevralgia trigeminale essenziale e secondaria; la seconda, caratterizzata da dolori di origine neurovascolare e tensiva (cefalea a grappolo, emicrania, emicrania muscolo-tensiva) e la terza rappresentata dal dolore facciale idiopatico persistente, che comprende diverse manifestazioni ad eziologia ignota e caratteristiche comuni che si manifesta in sedi diverse: a livello osseo (dolore facciale atipico), dentale (odontalgia atipica), dolore temporo-mandibolare idiopatico, mucosa orale (sindrome della bocca che brucia) (Headache Classification Subcommittee of the International Headache Society).

La fisiopatologia multiforme e la comorbidità psicosociale spesso ostacolano una corretta diagnosi e gestione di questo disturbo che abitualmente viene trattato con antinfiammatori non steroidei (FANS), anestetici locali, miorilassanti, endocannabinoidi, antidepressivi e dispositivi quali ad esempio i bite occlusali ecc. La revisione sistematica citata ha valutato in particolare 19 studi randomizzati e controllati, individuati dopo una ricerca nelle banche dati indicizzate PubMed, Scopus, EMBASE, MEDLINE (OVID) e Web of Science. I risultati del 79% degli studi hanno riportato che la curcumina esplica proprietà analgesiche ed è efficace in questa tipologia di dolore e potrebbe essere perciò utilizzata come trattamento complementare o alternativo per alleviare il dolore nel distretto orofacciale.

Fonte:

Sterniczuk B, Rossouw PE, Michelogiannakis D, Javed F. Effectiveness of Curcumin in Reducing Self-Rated Pain-Levels in the Orofacial Region: A Systematic Review of Randomized-Controlled Trials. Int J Environ Res Public Health. 2022 May 25;19(11):6443.

La Via delle Erbe 2022, intervista al direttore scientifico Mariella Di Stefano

Mariella Di Stefano

In occasione della partecipazione de l’Erborista a SANA, abbiamo posto alcune domande a Mariella Di Stefano, direttore scientifico della rivista, in merito alla Via delle Erbe, il programma dell’iniziativa e gli aspetti più importanti dell’evento.

Quest’anno l’Erborista per la prima volta organizza La Via delle Erbe. Ci può raccontare com’è nata l’idea di questa manifestazione?

Dopo due anni difficili, SANA 2022 rappresenta a tutti gli effetti la ripartenza per il settore del naturale. L’attuale fase, con la maggiore attenzione da parte dei consumatori ai temi della naturalità e ancor più della sostenibilità, è la cornice ideale per un rilancio del ruolo dei preparati di origine vegetale per il benessere delle persone. Per queste ragioni abbiamo ritenuto opportuno coordinare questo evento, un viaggio a 360° nel mondo delle erbe officinali e delle loro applicazioni in ambito salutistico. Un’iniziativa a elevato valore scientifico e professionale per gli operatori che si occupano di salute e benessere.

Il tema dell’iniziativa sono le erbe blu, un argomento interessante e particolare. Perché questa scelta, quali sono le peculiarità di queste erbe?

Per “erbe blu” intendiamo un insieme di specie botaniche selezionate per il colore che ne caratterizza fiori e frutti, ma soprattutto per la loro capacità di migliorare e alleviare i sempre più diffusi disturbi della sfera psicologica – ansia, leggere depressioni, turbe del sonno, stati di stress – come ci insegnano un’ampia tradizione d’uso e i più recenti studi scientifici. Un dato tra tanti: secondo un report di Global Wellness Economy il segmento dei prodotti a base di erbe ed estratti vegetali per il benessere mentale e psicologico totalizza in Europa ben 22,62 miliardi di Euro e cresce del 6,3% nell’ultimo periodo.

Perché è importante per l’Erborista partecipare all’evento? Qual è il valore che un professionista del settore può trovare ne La Via delle Erbe?

Abbiamo strutturato un denso programma di conferenze, ciascuna dedicata a una pianta medicinale e alle sue specifiche applicazioni nell’ambito salutistico. Le lezioni magistrali saranno tenute dai maggiori esperti della materia e forniranno un aggiornamento puntuale e completo che avrà ricadute effettive sull’attività professionale. A conclusione dell’evento saranno, inoltre, presentati, in esclusiva, i dati di un’indagine Nomisma sulle dinamiche del mercato e l’esperienza di fruizione delle erboristerie e di consumo dei prodotti erboristici. Sono dati di particolare interesse poiché ad oggi non sono disponibili survey dedicate in maniera specifica a questa tematica.

Guardando al futuro e al prossimo anno, personalmente cosa si aspetta da questa iniziativa?

Ho molte aspettative: incontrarsi in presenza dopo un periodo complesso come quello che ci lasciamo alle spalle è il primo valore aggiunto. Sono certa che da La Via delle Erbe possano nascere nuove collaborazioni e sinergie ad ampio raggio per la nostra rivista, ma che soprattutto questa iniziativa rappresenti un’occasione concreta di crescita professionale e di avanzamento nella conoscenza dei preparati di origine vegetale per erboristi e operatori del benessere. Un appuntamento importante da segnare subito in agenda!

 

Scopri di più sull’iniziativa

 

Ginseng e parametri metabolici

Il ginseng coreano (Panax ginseng C.A. Meyer, famiglia delle Araliaceae) è una pianta ampiamente utilizzata in diverse formulazioni di medicina tradizionale cinese, principalmente nella profilassi di vari disturbi di salute e come tonico. Le formulazioni tradizionali a base di ginseng hanno dimostrato di avere degli effetti protettivi contro l’aterosclerosi e questo dato ha fatto ipotizzare che la pianta possa essere impiegata anche nella gestione di alcuni disturbi del metabolismo. Dall’altra parte i risultati dei diversi studi clinici ad oggi disponibili circa gli effetti del ginseng sul prediabete e sul diabete di tipo 2 non sono ancora conclusivi. Questo tema è stato quindi oggetto di una recente revisione sistematica della letteratura con metanalisi finalizzata a valutare gli effetti complessivi della supplementazione con preparati a base di ginseng sul miglioramento dei biomarcatori cardiometabolici in soggetti con prediabete e sul diabete di tipo 2. Tramite una ricerca effettuata nelle banche dati medico-scientifiche PubMed/MEDLINE, Scopus, Web of Science e Cochrane Library sono stati individuati complessivamente venti studi randomizzati e controllati (RCT) ritenuti idonei e inclusi nella metanalisi.

L’analisi metanalitica ha mostrato che il ginseng ha ridotto in modo statisticamente significativo la concentrazione sierica dei seguenti parametri: glicemia a digiuno, colesterolo totale, interleuchina 6 nonché i valori dell’HOMA Index, un indice utilizzato per valutare l’insulinoresistenza. Inoltre, l’integrazione con il ginseng ha influito positivamente sulla frequenza cardiaca e sul fattore di necrosi tumorale TNF-α. L’efficacia del ginseng sull’HOMA Index e sui valori del colesterolo HDL è stata dose-dipendente e le analisi di meta-regressione hanno evidenziato una relazione lineare tra la dose di ginseng assunta e le variazioni assolute del colesterolo HDL. Le analisi di sottogruppo hanno mostrato che la supplementazione con il ginseng ha modificato in senso favorevole i valori del colesterolo totale e del colesterolo LDL quando il dosaggio era ≥2 g/die. Sulla base di questi risultati considerati promettenti, i ricercatori che hanno pubblicato la review suggeriscono che il ginseng possa essere una risorsa efficace per migliorare i profili cardiometabolici nei soggetti con prediabete o con diabete di tipo 2.

 

Fonte: Naseri K, Saadati S, Sadeghi A, Asbaghi O, Ghaemi F, Zafarani F, Li H-B, Gan R-Y. The Efficacy of Ginseng (Panax) on Human Prediabetes and Type 2 Diabetes Mellitus: A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients. 2022; 14(12):2401. https://doi.org/10.3390/nu14122401

Oli essenziali e salute cardiovascolare

3d rendered, medically accurate illustration of a blood clot

Gli oli essenziali (OE), composti volatili estratti dalle piante, sono utilizzati da tempo nella medicina tradizionale e popolare per trattare diversi problemi di salute in tutto il mondo. I dati di letteratura indicano che i preparati vegetali ricchi di OE sono stati utilizzati anche nel trattamento delle malattie cardiovascolari (CVD) in molti Paesi, come ad esempio la Cina.

Questa recente revisione pubblicata sul Journal of Ethnopharmacology ha messo a fuoco l’applicazione tradizionale e i meccanismi farmacologici di alcuni OE nell’ambito della salute cardiovascolare con riferimento a studi sia preclinici che clinici. Inoltre, sono stati messi a confronto gli OE e i farmaci impiegati nel trattamento di questa tipologia di problemi. Le informazioni sono state raccolte dalle banche dati elettroniche Web of Science, ScienceDirect, PubMed e China National Knowledge Infrastructure (CNKI) e i dati ottenuti sono stati ordinati in sequenza per favorire la comprensione delle potenzialità degli OE. Tra i dati d’interesse è emerso, ad esempio, che i meccanismi molecolari dei farmaci standard impiegati in questo contesto sono più incentrati su un singolo bersaglio nel trattamento e che quindi i malati hanno bisogno di assumere una serie di farmaci combinati, con una conseguente scarsa aderenza alle terapie. Gli OE hanno invece caratteristiche di multicomponenti e una sinergia multi-target che possono regolare in modo sistematico più bersagli.

In relazione ai meccanismi tipici delle malattie CVD (sovraccarico di calcio intracellulare, stress ossidativo, infiammazione, danno alle cellule endoteliali, disfunzione delle cellule vascolari e dislipidemia), gli OE potrebbero avere un ruolo proprio attraverso un intervento multi-target, attraverso la regolazione del livello di Ca2+, l’effetto anti-ossidante e antinfiammatorio, il miglioramento della funzione endoteliale, la riduzione dei lipidi ematici, l’inibizione dell’apoptosi e l’antiaggregazione piastrinica. Lo studio porta come esempi l’OE di basilico (Ocimum gratissimum L.)  per migliorare la somministrazione transdermica di farmaci utilizzati nelle malattie cardiovascolari ischemiche, così come l’olio essenziale di eucalipto. L’OE di Artemisia campestris ha effetti antiossidanti e antipiastrinici, mentre l’OE di Salvia officinalis può migliorare l’iperlipidemia riducendo i livelli di colesterolo totale e LDL e dei trigliceridi. L’OE di Melissa officinalis può invece migliorare i valori della pressione arteriosa e regolare i cambiamenti emodinamici nei soggetti con sindrome coronarica acuta in situazioni di emergenza, mentre una miscela di OE da Lavandula angustifolia, Cananga odorata e Citrus aurantium contribuisce a migliorare l’indice di stress, la pressione arteriosa sistolica e diastolica in soggetti sottoposti ad angiografia coronarica.

Gli studi clinici hanno dimostrato che le applicazioni di un singolo OE o di una loro miscela hanno un impatto definito sulle malattie CVD e hanno influito positivamente sulla guarigione di soggetti con malattia coronarica. Ultimo, ma non meno importante, l’aromaterapia svolge un ruolo significativo nel migliorare la qualità di vita delle persone con questi disturbi e quindi la salute non solo fisica ma anche psicologica. Occorre tuttavia migliorare gli standard e il sistema di controllo qualità degli OE e delle preparazioni ad essi correlate, evidenziano gli autori, nonché sviluppare gli studi sulla sicurezza a lungo termine degli OE.


Fonte
: Natural essential oils: A promising strategy for treating cardio-cerebrovascular diseases. Long Y, Li D, Yu S, Zhang YL, Liu SY, Wan JY, Shi A, Deng J, Wen J, Li XQ, Ma Y, Li N, Yang M. J Ethnopharmacol. 2022 Jun 2:115421.

Piante medicinali adiuvanti nella cicatrizzazione delle ferite

La guarigione delle ferite è un processo complesso che rappresenta una sfida importante. A causa degli effetti collaterali di molti farmaci e di un costo più sostenibile, i preparati naturali a base di piante ed erbe medicinali stanno acquisendo una maggiore rilevanza nella gestione dei disturbi della pelle e nel trattamento di alcune infezioni cutanee. Un recente articolo, a cura di ricercatori italiani delle Università di L’Aquila e Milano, ha valutato e sintetizzato i più recenti studi in vitro, in vivo e clinici sui principali preparati a base di erbe, sui loro costituenti fitochimici e sulle nuove formulazioni che possono risultare utili in questa materia.

La ricerca

La ricerca ha mostrato che diversi preparati a base di erbe esplicano una marcata attività in questo campo e che questa può essere per lo più attribuita alla presenza al loro interno di flavonoidi, alcaloidi, saponine e composti fenolici. Questi composti fitochimici possono agire in diverse fasi del processo di cicatrizzazione delle ferite con effetti antinfiammatori, antimicrobici, antiossidanti e di stimolo della sintesi del collagene. Inoltre, scrivono gli autori del lavoro, l’applicazione dei composti naturali mediante sistemi nanotecnologici potrebbe migliorare in modo significativo l’efficacia dei trattamenti. Tra le piante passate in rassegna si segnalano l’achillea, l’aloe, la calendula, la malva, delle quali l’azione sulla cute è ben nota, ma anche la curcuma, la liquirizia, la piantaggine ed erbe aromatiche come la salvia e il rosmarino, per ciascuna delle quali sono riportati gli studi principali e gli effetti conseguiti. Ad esempio la malva, in uno studio in vivo, ha efficacemente ridotto l’infiammazione acuta e cronica aumentando la sintesi e il deposito del collagene e il processo di neovascolarizzazione, dimostrando inoltre un’attività batterica contro Staphylococcus aureus ed Escherichia coli.  Le applicazioni a base di calendula hanno mostrato attività antibatterica, di stimolo dei fibroblasti e dell’angiogenesi, influendo positivamente sui processi infiammatori e proliferativi nella cicatrizzazione delle ferite, con effetti che vengono attribuiti per lo più alla presenza di terpenoidi.

Le prove scientifiche ottenute negli ultimi cinque anni hanno consentito di ampliare le conoscenze sugli effetti dei preparati vegetali nella guarigione delle ferite e sui loro meccanismi molecolari, confermando in alcuni casi le conoscenze tradizionali. Tutte le piante riportate in questa rassegna esercitano attività antiossidante, antinfiammatoria e antimicrobica; l’attività antivirale è stata rilevata, ad esempio, in Curcuma longa. Grazie all’aumento delle sperimentazioni, i composti polifenolici confermano il proprio ruolo nei processi di cicatrizzazione delle ferite, attraverso il controllo e la modulazione delle risposte infiammatorie. Diverse sostanze fitochimiche (triterpenoidi, curcumina ecc.) presenti nelle piante medicinali sono fattori chiave nell’omeostasi, nei processi di riepitelizzazione e di rigenerazione cutanea, promuovendo la proliferazione dei fibroblasti e/o la produzione di collagene. Carotenoidi, flavonoidi e triterpenoidi inibiscono, infatti, lo stress ossidativo e promuovono l’attività antiossidante. Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) sono coinvolte inoltre nel processo di riparazione, nell’angiogenesi e nella distruzione degli agenti patogeni nel sito della ferita stessa.

 

Fonte: Vitale S, Colanero S, Placidi M, Di Emidio G, Tatone C, Amicarelli F, D’Alessandro AM. Phytochemistry and Biological Activity of Medicinal Plants in Wound Healing: An Overview of Current Research. Molecules. 2022; 27(11):3566.

L’Erborista approda a SANA, il salone internazionale del biologico e del naturale

Torna a settembre l’attesissimo SANA, il salone internazionale dedicato al mondo bio e dei prodotti naturali. Quest’anno ci sarà una novità che ci riguarda da vicino: l’Erborista è partner dell’evento e organizzerà la kermesseLa Via delle Erbe”, un appuntamento dedicato al mondo della fitoterapia.

Grazie alla guida di Mariella Di Stefano, direttore scientifico della rivista, per 3 giorni – dal 9 all’11 settembre – esperti e professionisti si confronteranno in un palinsesto di lezioni magistrali e approfondimenti sulle novità e le dinamiche del mondo erboristico, anche per fare il punto in questo momento di ripresa post “pandemia”. Proprio questo lungo periodo di “chiusure” ha fornito lo spunto per la selezione del tema attorno al quale discutere: le erbe blu.

Blu come colore dei fiori o dei frutti delle piante scelte, nella sua particolare rarità rispetto ad altre varietà cromatiche. Soprattutto, Blu in senso metaforico più ampio e, dunque, simbolico riferito allo stato d’animo del blue mood, a indicare tristezza, umore basso e depressone; sentimenti e condizioni che si sono esacerbati e diffusi durante l’emergenza sanitaria in varie fasce di popolazione. Per questo si parlerà delle specie vegetali che hanno dimostrato di migliorare i disturbi dell’umore, sia attraverso l’esperienza dell’impiego tradizionale sia grazie alle conferme della moderna ricerca scientifica.

La manifestazione sarà, inoltre, arricchita da una mostra dedicata alle piante selezionate, tra le quali spiccano: lavanda, passiflora, nigella, scutellaria, mirtillo, per un totale di 15 specie botaniche. Ciascuna avrà un pannello dedicato, corredato da una descrizione preparata da un esperto, in cui saranno esposte le sue principali caratteristiche e proprietà, assieme a un corredo fotografico. La mostra verrà esposta nei locali adiacenti la platea delle conferenze, in modo da consentire un’esperienza completa e immersiva nel tema dell’evento.

 

Scopri di più sulla pagina dedicata all’evento “La Via delle Erbe”

 

Black cohosh e menopausa

Traubensilberkerze, Cimicifuga racemosa

La radice di cimicifuga (Actaea racemosa L, sin. Cimicifuga racemosa), utilizzata come pianta medicinale dai nativi Americani e nota anche come ‘black cohosh’, viene spesso impiegata per la formulazione di preparati volti ad alleviare i sintomi della menopausa e della dismenorrea, sebbene i dati di letteratura internazionale non siano ancora definitivi.

Contiene diversi princìpi attivi, inclusi composti fenolici della categoria degli isoflavoni (formononetina) ad azione fitoestrogenica. Tuttavia, l’estratto alcolico isopropilico (iCR) – ottenuto con un metodo estrattivo che elimina la componente fitoestrogenica – può essere utilizzato anche da donne con tumore al seno.

Studi sulla sicurezza

Diversi studi clinici ne hanno mostrato la sicurezza in questo contesto, mentre uno studio osservazionale retrospettivo su donne con tumore al seno ha mostrato che quest’estratto migliora la sopravvivenza libera da malattia.

Secondo una recente metanalisi l’estratto isopropanolico di Actaea racemosa è paragonabile all’estradiolo transdermico a basse dosi o al tibolone sui disturbi della menopausa, ma presenta un migliore profilo rischio-beneficio rispetto al tibolone.
Dati preliminari non ancora consolidati suggeriscono inoltre che la cimicifuga ha effetti antiosteoporotici e può migliorare la formazione ossea.

Dati preclinici suggeriscono che la pianta può diminuire la proliferazione cellulare nel tumore della prostata e indurre una risposta apoptotica nelle cellule del tumore epatico.

Effetti collaterali

Tra i potenziali effetti collaterali sono stati riferiti eruzioni cutanee, vertigini, mal di testa, nausea e vomito se assunta la pianta viene in dosi superiori a quelle consigliate. Non assumere in gravidanza per la potenziale attività abortiva.

In Italia il Ministero della Salute, nell’elenco delle piante autorizzate per gli integratori alimentari, richiede di riportare come avvertenza supplementare per i preparati a base di Cimicifuga, di non utilizzare in caso di disfunzioni o malattie epatiche.

Fonte: American Botanical Council.

Editoria Healthcare: Tecniche Nuove rileva la quota di maggioranza di HPS – AboutPharma

Il Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. ha rilevato il 54% di Health Publishing and Services S.r.l., gruppo editoriale e di consulenza, partner di riferimento per il pharma, i medical device, delle biotech e del lifescience. L’operazione è stata conclusa con la holding Chemax dell’imprenditore milanese Massimo Cherubini, che continua a detenere una partecipazione di minoranza. Stefania Ambra e Giulio Zuanetti sono stati confermati alla guida di HPS.

Health Publishing and Service S.r.l. è editore di AboutPharma, testata giornalistica e centro nevralgico attorno a cui gravita un ecosistema multicanale di strumenti e format innovativi, fulcro di un sistema informativo e formativo altamente digitalizzato. Realtà editoriale che si va ad aggiungere al vasto ecosistema del Gruppo Tecniche Nuove, che comprende 120 piattaforme editoriali distribuite su ben sette aree di business, oltre a corsi di aggiornamento professionale (tra cui anche ECM), libri e manuali, fiere e congressi.

Da Sinistra: Giulio Zuanetti, Ivo Alfonso Nardella, Stefania Ambra e Massimo Cherubini

Qui di seguito le parole del Presidente di Tecniche Nuove S.p.A. Ivo Alfonso Nardella: “Questa operazione completa la nostra piattaforma editoriale dedicata al mondo dell’healthcare, sancendone la leadership di settore. Con la nuova struttura organizzativa, che vedrà in prima linea il management di HPS, che ha saputo condurre l’azienda attraverso un percorso di crescita rapido e costante, il nostro Gruppo rappresenta da oggi un vero ‘one stop shop’, formativo e informativo, per i professionisti della salute, i dirigenti della sanità pubblica e privata, i manager di aziende farmaceutiche e dei dispositivi medici, nonché dei decisori istituzionali della sanità”.

Ed ecco anche le dichiarazioni dei due manager di HPS. Stefania Ambra, Amministratore Delegato e partner di HPS dice: “È un’operazione che consentirà sinergie importanti con gli eventi dedicati al lifescience e le numerose iniziative editoriali del Gruppo Tecniche Nuove”. Giulio Zuanetti, Presidente e partner di HPS aggiunge: “L’ingresso in un primario gruppo editoriale come quello di Tecniche Nuove rappresenta un’importante opportunità di sviluppo, per rispondere alle sempre più complesse esigenze di comunicazione strategica e multicanale del mondo healthcare”.

Cordyceps sinensis e performance fisica

Yarsagumba Ingredient used in Traditional Chinese Medicine Yartsa Gunbu isolated on white background - Cordyceps sinensis

Cordyceps sinensis è un fungo originario della Cina che cresce soltanto nelle regioni ad alta quota. Molto utilizzato in medicina tradizionale cinese gli sono state attribuite alcune proprietà salutistiche, tra cui la capacità di migliorare le difese immunitarie. C. sinensis è considerato inoltre un adattogeno, cioè in grado di aumentare le energie e la forza a disposizione e di ridurre l’affaticamento.

Alcuni studi hanno dimostrato che C. sinensis esplica una varietà di effetti farmacologici, quali attività nefroprotettive, epatoprotettive, neuroprotettive, antinfiammatorie e antiossidanti. Anche lo sportivo potrebbe beneficiare degli effetti del Cordyceps.

Lo studio randomizzato

Questo recente studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha confrontato gli effetti di una supplementazione di Cordyceps sinensis con una sostanza placebo per verificare l’azione di questo fungo sulle prestazioni aerobiche di soggetti fisicamente attivi. Vi hanno partecipato 30 maratoneti dilettanti che hanno assunto 2 g di Cordyceps sinensis al giorno per 12 settimane.
Rispetto al placebo Cordyceps sinensis ha abbassato la frequenza cardiaca alla stessa intensità submassimale a otto settimane e ha migliorato le prestazioni aerobiche a 12 settimane.

Lo studio suggerisce pertanto che l’integrazione con Cordyceps sinensis contribuisce a migliorare le prestazioni aerobiche dei maratoneti amatoriali.
In generale, l’assunzione di C. sinensis per via orale per brevi periodi è considerata sicura. È sconsigliato in caso di gravidanza, allattamento e in caso di malattie autoimmuni e disturbi emorragici.

Fonte: Fellipe Pinheiro Savioli, Paulo Zogaib, Eduardo Franco, Fernando Cezar Alves de Salles, Guilherme Vieira Giorelli, Carlos Vicente Andreoli, Effects of cordyceps sinensis supplementation during 12 weeks in amateur marathoners: A randomized, double-blind placebo-controlled trial, Journal of Herbal Medicine, Volume 34, 2022, 100570, ISSN 2210-8033.

Restrizioni europee sul riso rosso fermentato

Il riso rosso fermentato è ottenuto dalla fermentazione del riso con lieviti, processo che comporta la produzione di monacoline, inclusa la monacolina K.

A tale riguardo il 1° giugno u.s. è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il regolamento (UE) 2022/860 che modifica l’allegato III del regolamento (CE) n.1925/2006 in materia di monacoline, specificatamente la monacolina K contenuta nel riso rosso fermentato.

Il regolamento è obbligatorio e applicabile, in tutti i suoi elementi, in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea. I prodotti saranno ritirati dal mercato e non è contemplato lo smaltimento a esaurimento scorte.

La decisione prevede che entro 20 giorni dalla pubblicazione, a partire dal 22 giugno, su tutto il territorio europeo sarà vietata la vendita di prodotti contenenti singole porzioni per uso giornaliero con quantità uguale o maggiore a 3 mg di monacolina da riso rosso fermentato.

L’etichetta dovrà pertanto riportare il numero di singole dosi di prodotto per l’assunzione massima giornaliera e un’avvertenza a non consumare un quantitativo pari o superiore a 3 mg di monacoline da riso rosso fermentato.

In etichetta occorre, inoltre, segnalare che il prodotto non deve essere consumato dalle donne in gravidanza o in allattamento, in età pediatrica (fino a 18 anni) e dagli adulti di età superiore ai 70 anni”.

Il regolamento adottato dalla Commissione si basa sul parere scientifico adottato il 25 giugno 2018 dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), la quale ha ritenuto che la monacolina K in forma lattonica fosse identica alla lovastatina, principio attivo presente in diversi medicinali autorizzati per il trattamento dell’ipercolesterolemia nell’UE concludendo che “l’assunzione di monacoline da riso rosso fermentato mediante integratori alimentari potrebbe portare a un’esposizione stimata alla monacolina K nell’intervallo delle dosi terapeutiche di lovastatina”.

Scarica  qui il documento in italiano.