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Le proprietà del tè verde nell’acne giovanile

Acne because the disorders of sebaceous glands productions

 

 

L’estratto di tè verde (Camellia sinensis) in virtù delle sue proprietà antinfiammatorie e antiossidanti è stato studiato per verificarne l’efficacia nel trattamento dell’acne.

A tal fine è stata effettuata una revisione sistematica con metanalisi che rispondeva all’obiettivo specifico di valutare gli effetti dell’estratto del tè verde sull’acne attraverso una ricerca sui principali database elettronici medico-scientifici, tra cui PubMed, Embase e la Cochrane Library.

Sono stati inclusi nella metanalisi 5 studi controllati randomizzati (N: sperimentale = 125, controllo = 122). Si è visto che in questi studi l’estratto di tè verde ha ridotto in modo statisticamente significativo il numero delle lesioni infiammatorie.

Nell’analisi dei sottogruppi l’applicazione topica dell’estratto allo studio ha ridotto, sempre in modo statisticamente significativo, la conta delle lesioni infiammatorie, mentre l’assunzione per via orale ha mostrato un effetto minimo.

Il numero delle lesioni acneiche non infiammatorie, per contro, non è stato ridotto in modo significativo ma queste, quando sono state stratificate per via di ammissione, sono diminuite in modo statisticamente significativo a seguito dell’applicazione per via topica dell’estratto di tè verde, ma non con la somministrazione orale.

In conclusione i dati di questa revisione sistematica con metanalisi suggeriscono che l’applicazione topica di un estratto di tè verde è benefica per il trattamento dell’acne e non causa eventi avversi significativi, mentre l’assunzione per via orale produce degli effetti limitati. Secondo gli autori della ricerca sono necessari ulteriori studi clinici di alta qualità per definire con maggiore precisione gli effetti del tè verde nella gestione dell’acne.

 

Fonte: Sooyoung Kim, Tae H Park, Woo I Kim et al. The effects of green tea on acne vulgaris: A systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials. Phytother Res. 2020 Aug 19.doi: 10.1002/ptr.6809. Online ahead of print.

 

 

 

Efficacia antipertensiva di ibisco e ulivo

 

 

 

 

 

 

 

L’ipertensione costituisce un importante problema di salute pubblica e richiede un’adeguata attenzione al momento della diagnosi.

Data la sua diffusione e prevalenza, è in aumento la domanda di alternative di origine naturale; essendo sia l’ibisco (Hibiscus sabdariffa) sia l’ulivo (Olea europaea) tradizionalmente utilizzati per la gestione dell’ipertensione, questo studio realizzato in Egitto ha indagato l’efficacia antipertensiva e la sicurezza di un prodotto a base di fiori di ibisco e foglie di ulivo in soggetti con ipertensione essenziale di grado 1.

Si è trattato di uno studio randomizzato e controllato in doppio cieco di fase II al quale hanno partecipato 134 persone con ipertensione che sono state randomizzate a ricevere il farmaco antipertensivo captopril (25 mg) oppure il preparato fitoterapico a basso o ad alto dosaggio per un periodo di 8 settimane.

Questi i risultati: non è stata riscontrata una riduzione statisticamente significativa della pressione arteriosa sistolica o diastolica mettendo a confronto il fitoterapico a basso e ad alto dosaggio con il captopril (p> 0,05).

In tutti i gruppi la riduzione media della pressione arteriosa a 8 settimane è stata statisticamente significativa: 16,4/9,9 mmHg (p <0,0001), 15,4/9,6 mmHg (p <0,0001) e 14,9/9,4 mmHg (p <0,0001) rispettivamente con captopril, fitoterapico a basso e ad alto dosaggio. Inoltre, il fitoterapico contenente ibisco e foglie di ulivo a basso dosaggio ha determinato una riduzione statisticamente significativa del livello di trigliceridi (p = 0,038).

La conclusione dello studio è stata che il prodotto vagliato ha un’efficacia antipertensiva e un livello di sicurezza comparabili al captopril in soggetti con ipertensione essenziale di grado 1.

 

Fonte: Nabil Elkafrawy, Khaled Younes , Ahmed Naguib et al. Antihypertensive efficacy and safety of a standardized herbal medicinal product of Hibiscus sabdariffa and Olea europaea extracts (NW Roselle): A phase-II, randomized, double-blind, captopril-controlled clinical trial . Phytother Res . 2020 Jul 29. doi: 10.1002/ptr.6792.

 

 

Utilizzo del ginseng nelle donne in menopausa

 

 

 

 

 

 

 

I problemi sessuali delle donne durante la menopausa sono ampiamente trascurati. Questo studio è stato condotto per determinare l’effetto del Ginseng (Panax ginseng) sulla funzione sessuale (outcome primario), sulla qualità della vita e sui sintomi della menopausa (outcome secondari) di donne in post-menopausa con disfunzioni sessuali.

Lo studio randomizzato controllato è stato condotto su 62 donne (età 45-60 anni) che sono state assegnate in modo casuale ai gruppi di intervento e di controllo usando la randomizzazione a blocchi (31, 31).

Il gruppo di intervento ha ricevuto 500 mg di Panax Ginseng (0.3% ginsenosidi Rg1 and 0.2% ginsenosidi Rb1). mentre quello di controllo ha ricevuto un placebo due volte al giorno per quattro settimane. Questionari standard tra cui il FSFI, il MENQOL e la scala dei sintomi della menopausa di Greene sono stati completati prima e quattro settimane dopo l’intervento.

Non c’erano differenze statisticamente significative tra i due gruppi in termini di caratteristiche demografiche e punteggi basali relativi a funzione sessuale, qualità della vita e sintomi della menopausa (P> 0,05). Dopo l’intervento, il punteggio totale medio del questionario FSFI (P <0,001) era significativamente più alto nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo. Il punteggio totale medio della qualità della vita (P <0,001) e dei sintomi della menopausa (P <0,001) erano significativamente inferiori nel gruppo di trattamento rispetto al gruppo di controllo.

Gli effetti collaterali sono stati insonnia e palpitazioni, riportate da una donna, e arrossamenti riportati da due partecipanti nel gruppo trattamento. Nel gruppo placebo una partecipante ha riportato problemi gastrici e cambiamenti di colore e odore delle urine.

La conclusione dello studio è che il ginseng ha effetti positivi significativi su funzione sessuale, qualità della vita e sintomi della menopausa e può essere un’alternativa alle terapie convenzionali per promuovere la salute delle donne in menopausa.

Poiché 1 mese è un periodo molto breve per determinare i benefici del ginseng sulla funzione sessuale sono necessari studi più lunghi per confermare questi risultati preliminari e per determinare i meccanismi di azione della pianta in questo contesto specifico.

 

Fonte: Ghorbani Z, Mirghafourvand M, Charandabi SM, Javadzadeh Y. The effect of ginseng on sexual dysfunction in menopausal women: a double-blind, randomized, controlled trial. Complement Ther Med. August 2019;45:57-64. doi: 10.1016/j.ctim.2019.05.015.

Proprietà salutistiche delle foglie di cappero indiano

3d rendering of a bacteria under microscope

 

Questo studio ha valutato le proprietà antimicrobiche, antiossidanti e anticancerogene di un estratto di foglie di cappero indiano (Capparis brevispina DC) una pianta che, per le sue riconosciute proprietà curative, trova impiego nella medicina tradizionale indiana.

Sotto il profilo dell’attività antimicrobica il test ha fornito risultati positivi nell’inibizione di colonie batteriche Gram-positive, mentre l’attività è stata meno importante nei confronti di batteri Gram-negativi e funghi (per i diversi ceppi testati).

La sperimentazione ha confermato anche una significativa attività antiossidante dell’estratto nei tre sistemi di rilevamento utilizzati (DPPH, ABTS e fosfomolibdato).

L’estratto acquoso è risultato la forma più efficace, a causa del contenuto più elevato di componenti fenolici e di flavonoidi, rispetto ad altri estratti esaminati.

La capacità chemiopreventiva dell’estratto – determinata su cellule HeLa con il metodo MTT (Methyl Thiazolidine phenyl Tetrazolium) che consente di valutare la proliferazione cellulare – ha rivelato un potenziale significativo (valore IC50 = 52µg/mL).

La resistenza ai farmaci, un fenomeno sempre più frequente, e in genere un’attività specifica ancora troppo bassa, costituiscono una vera e propria sfida da superare nel trattamento di numerose malattie e in particolare nel caso di patologie tumorali, hanno sottolineato gli autori.

 

Fonte: Sabramanian SK, Ramani P (2020) Antioxidant and cytotoxic activities of Indian Caper (Capparis Brevispina DC (Capparaceae)) leaf extracts. Eur J Integr Medic 33:101038

Chemioprevenzione con tè verde e curcumina

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo studio ha valutato l’effetto sinergico di un estratto di tè verde e della curcumina in soggetti con lesioni orali potenzialmente maligne (OPMD), accertando inoltre il meccanismo d’azione di questi agenti chemiopreventivi attraverso la valutazione di adeguati biomarkers.

Sessanta persone con disturbi orali potenzialmente maligni sono state suddivise con randomizzazione in 3 gruppi: un gruppo ha ricevuto estratto di tè verde per via topica + sistemica (800 mg/giorno), il secondo ha ricevuto curcumina per via topica + sistemica (950 mg/giorno) e il terzo una terapia combinata con le due sostanze per 3 mesi. I biomarcatori Ki67, ciclina D1 e p53 sono stati valutati con biopsie a inizio studio e a 12 settimane.

Il tasso di risposta clinica osservato per i disturbi allo studio è risultato più elevato e statisticamente significativo nel gruppo che ha assunto la terapia combinata (n = 13; 65%) rispetto alla curcumina (n = 11; 55%) e al tè verde (n = 7; 35%). I preparati hanno migliorato i gradi istologici, anche se non con significatività statistica, e sono stati ben tollerati senza alcun problema di sicurezza.

C’è stata una down-regulation statisticamente significativa (p <0,01) dell’espressione di p53, Ki67 e ciclina D1 a 3 mesi rispetto alla baseline nel gruppo che ha assunto l’associazione di tè verde e curcumina.

Il trattamento delle lesioni orali potenzialmente maligne con un’associazione di curcumina ed estratto di tè verde ha mostrato dunque una risposta clinica significativa supportata dalla sottoregolazione dei biomarcatori molecolari a breve termine (12 settimane). Questi risultati giustificano la realizzazione di trial clinici a lungo termine per valutare la combinazione di tè verde e curcumina per la prevenzione del cancro orale.

La chemioprevenzione è una strategia promettente per invertire, stabilizzare o arrestare la progressione di questi disturbi. L’uso di sostanze naturali come il tè verde e la curcumina, che sono prontamente disponibili, a bassa tossicità e, soprattutto, dimostrano un effetto sinergico, è un’opzione interessante nella chemioprevenzione del cancro orale, evidenziano in conclusione gli autori di questo articolo.

 

Fonte: Mellekatte C. Neetha et al. Chemopreventive Synergism between Green Tea Extract and Curcumin in Patients with Potentially Malignant Oral Disorders: A Double-blind, Randomized Preliminary Study. J Contemp Dent Pract Actions. 2020 May 1;21(5):521-531.

 

 

Prove di efficacia di Aronia melanocarpa sulla salute del cuore

Aronia melanocarpa (black chokeberry) with leaves. Clipping paths, shadows separated, infinite depth of field

Le malattie cardiovascolari sono una delle principali cause di morbilità e mortalità negli Stati Uniti e nella maggioranza dei Paesi industrializzati. Alcuni integratori alimentari, ad esempio quelli ricchi di sostanze antiossidanti, possono contribuire a migliorare gli indicatori di salute cardiovascolare, ma occorre conoscere meglio l’effetto complessivo di questi preparati.

Aronia melanocarpa, o Aronia nera, è una pianta originaria del Nord America, diffusa soprattutto nell’Europa dell’Est, che produce piccoli frutti neri molto simili ai mirtilli. Si tratta di una pianta ricca di polifenoli, flavonoidi e soprattutto di antociani, che le conferiscono il caratteristico colore scuro e sono circa 1480 mg ogni 100 grammi.

Questa recente metanalisi di trial randomizzati e controllati (RCT) ha valutato la dimensione dell’effetto della supplementazione di estratti a base di bacche di aronia e come l’età delle persone influisca su tali effetti.

È stata condotta una revisione sistematica nelle banche dati medico-scientifiche per individuare gli studi clinici controllati che hanno valutato gli effetti della supplementazione quotidiana di bacche di aronia (per una media di 6-8 settimane) sui valori di colesterolo totale e sulla pressione arteriosa sia diastolica che sistolica. L’effetto moderatore dell’età è stato valutato per ciascuno dei tre outcome considerati.

La supplementazione giornaliera con estratti di bacche di aronia per 6-8 settimane ha ridotto in maniera statisticamente significativa la pressione arteriosa sistolica, che rappresenta un fattore di rischio importante per le malattie cardiovascolari, e il colesterolo totale. Questi effetti sono risultati più significativi negli adulti con età superiore a 50 anni.

La conclusione di questa metanalisi è che la supplementazione con integratori a base di bacche di aronia è una opzione sicura ed efficace per ridurre i valori del colesterolo totale e la pressione arteriosa sistolica, con effetti maggiori nei soggetti di età superiore a 50 anni.

 

Fonte: Jessie Hawkins, Christy Hires, Colby Baker, Lindsey Keenan & Melanie Bush (2020) Daily supplementation with aronia melanocarpa (chokeberry) reduces blood pressure and cholesterol: a meta analysis of controlled clinical trials, Journal of Dietary Supplements, DOI: 10.1080/19390211.2020.1800887

 

Potenzialità del cranberry nell’infezione da H. pylori

Large Cranberries with Green Leaves Isolated on White Background

A fronte della prevalenza dell’infezione da Helicobacter pylori a livello mondiale e delle sue potenzialità di cancerogenesi, sono allo studio diversi preparati fitoterapici e nutraceutici che contribuiscono, in sicurezza e senza effetti collaterali negativi, a ridurre l’incidenza di questo problema.

Questo studio condotto in Cina – in una regione a elevata prevalenza di infezione da H. pylori e quindi ad alto rischio di cancro gastrico – ha valutato l’effetto del consumo giornaliero di cranberry o mirtillo americano (Vaccinium macrocarpon, Ait.)  sulla soppressione di H. pylori in individui adulti come un potenziale trattamento complementare.

Il trial randomizzato e controllato in doppio cieco con placebo ha riguardato 522 adulti positivi a H. pylori e ha valutato gli effetti dose-risposta di succo di cranberry standardizzato con proantocianidina, polvere di cranberry o i relativi placebo sulla soppressione di H. pylori con il Test del respiro dell’urea C a 2 e 8 settimane e l’eradicazione a 45 giorni dall’intervento.

I tassi di H. pylori-negativi nei gruppi placebo, succo di mirtillo a basso contenuto di proantocianidina, a medio contenuto proantocianidina e ad alto contenuto di proantocianidina alla seconda settimana sono stati rispettivamente del 13,24%, 7,58%, 1,49% e 13,85% e all’ottava settimana erano 7,35%, 7,58%, 4,48% e 20%.

Il consumo due volte al giorno di succo ad alto contenuto di proantocianidina (44 mg di proantocianidina/porzione da 240 ml) per 8 settimane ha determinato una riduzione del tasso di infezione da H. pylori del 20% rispetto ad altri dosaggi e al placebo (P <0,05).

La percentuale di partecipanti H. pylori negativi è aumentata dalla seconda all’ottava settimana nei soggetti che hanno consumato succo ad elevato contenuto di proantocianidina una o due volte al giorno, mostrando anche una tendenza positiva statisticamente significativa nel tempo.

Le capsule di cranberry in polvere non sono risultate significativamente efficaci alla 2a e alla 8a settimana.

La compliance complessiva dello studio è stata del 94,25%, con una buona tolleranza sia del succo sia della polvere di mirtillo americano.

La conclusione degli autori è stata che il consumo di succo di mirtillo americano standardizzato in proantocianidina contribuisce a potenziare la soppressione dell’infezione da H. pylori.

 

Fonte: ¨Zhe-Xuan Li, Jun-Ling Ma, Yang Guo, Wei-Dong Liu et al. Suppression of Helicobacter pylori infection by daily cranberry intake: A double-blind, randomized, placebo-controlled trial. J Gastroenterol Hepatol. 2020 Aug 11. doi: 10.1111/jgh.15212. Online ahead of print.

 

 

 

Integratori di picnogenolo per la salute del cuore

 

 

 

 

 

 

 

Gli studi clinici sull’effetto della supplementazione di picnogenolo – una miscela di sostanze antiossidanti estratta principalmente dalla corteccia di Pino marittimo (Pinus pinaster) – sulla salute cardiometabolica sono controversi.

Per approfondire il tema un gruppo di ricercatori iraniani ha condotto una revisione sistematica di studi randomizzati controllati (RCT) con metanalisi e ha valutato l’effetto della supplementazione di questa miscela sul profilo cardiometabolico.

Dopo aver effettuato una ricerca sui database medico-scientifici PubMed, Scopus e ISI Web of Science fino a ottobre 2018, sono stati inclusi nella metanalisi ventiquattro RCT per un totale di 1.594 partecipanti.

Lo studio ha permesso di osservare quanto segue: il picnogenolo ha ridotto in modo statisticamente significativo la glicemia a digiuno, l’emoglobina glicata, la pressione arteriosa sistolica e diastolica, l’indice di massa corporea e il colesterolo LDL determinando inoltre l’aumento del colesterolo HDL.

Questa metanalisi suggerisce pertanto che il picnogenolo può avere un ruolo nella prevenzione della malattia cardiometabolica. Tuttavia si raccomanda di effettuare ulteriori studi randomizzati e controllati con un buon disegno sperimentale per valutare i suoi effetti a lungo termine ed esplorare la durata ottimale di utilizzo e dosaggio.

 

Fonte: Mahsa Malekahmadi, Omid Moradi Moghaddam, Safieh Firouzi et al. Effects of pycnogenol on cardiometabolic health: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Pharmacol Res . 2019 Dec;150:104472.

 

 

Bergamotto e cardo selvatico per la salute del fegato

spa concept of bergamot, leaf, fragrance oil and zen basalt stones with water drops on black background, close up

 

La steatosi epatica non alcolica è la causa più comune di morbilità e mortalità correlate al fegato e ad oggi non esiste ancora un trattamento farmacologico efficace per questa condizione.

Questo studio clinico in doppio cieco controllato con placebo, condotto da ricercatori italiani (Università ‘Magna Grecia’, Catanzaro), ha valutato l’effetto di un nutraceutico contenente componenti bioattivi dal bergamotto (Citrus bergamia Risso et Poiteau) e del cardo selvatico (Cynara cardunculus) nel trattamento di persone con ‘fegato grasso’. L’outcome principale era la variazione del contenuto di grasso nel fegato.

Sono stati arruolati in totale 102 individui (età 35-70 anni) con steatosi epatica: il gruppo di intervento ha ricevuto un nutraceutico contenente una frazione polifenolica di bergamotto e un estratto di cardo selvatico, 300 mg al giorno, per 12 settimane mentre il gruppo di controllo ha ricevuto un placebo.

All’inizio e alla fine dello studio sono stati misurati il contenuto di grasso del fegato (tramite elastometria epatica), le transaminasi sieriche, i lipidi e la glicemia.

Nel gruppo sperimentale è stata riscontrata una maggiore riduzione del contenuto di grasso nel fegato rispetto al gruppo di controllo (p = 0,02); la percentuale di riduzione del punteggio era statisticamente significativa nei soggetti con obesità androide, sovrappeso/obesità e nelle donne. Tuttavia, dopo l’aggiustamento per la variazione di peso, la riduzione percentuale del punteggio è risultata statisticamente significativa (p = 0,007) soltanto nei soggetti di età superiore a 50 anni. Si è osservato che il preparato a base di bergamotto e cardo selvatico ha determinato anche un calo ponderale.

Questo nutraceutico a base di componenti bioattivi di bergamotto e cardo selvatico ha dunque ridotto il contenuto di grasso del fegato in individui con steatosi epatica di età superiore a 50 anni e potrebbe essere un trattamento complementare promettente nei casi di steatosi epatica, concludono gli autori dello studio.

 

Fondi: Yvelise Ferro, Tiziana Montalcini, Elisa Mazza et al. Randomized Clinical Trial: Bergamot Citrus and Wild Cardoon Reduce Liver Steatosis and Body Weight in Non-diabetic Individuals Aged Over 50 Years. Front. Endocrinol., 11 August 2020 | https://doi.org/10.3389/fendo.2020.00494

 

L’edera e la tosse infantile

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’edera (Edera helix) è una pianta sempreverde rampicante appartenente alla famiglia delle Araliaceae, presente in boschi, siepi e pareti rocciose. L’estratto secco ricavato dalle sue foglie contiene diverse sostanze, tra cui assumono particolare importanza le saponine triterpeniche oltre ad altri componenti quali fitosteroli, oli essenziali, flavonoidi, fenoli e acido caffeico.

I preparati a base di estratto dalle foglie di edera sono utilizzati da tempo sia nell’adulto sia in ambito pediatrico per il trattamento di diversi problemi respiratori, soprattutto per virtù delle sue proprietà spasmolitiche, mucolitiche e secretorie.

Lo studio polacco

Questo studio condotto in Polonia ha valutato gli effetti terapeutici di un preparato contenente estratto secco di foglie di edera, somministrato due volte al giorno, nei bambini con tosse produttiva e la soddisfazione dei genitori per l’uso di questo prodotto. Si è trattato di un sondaggio osservazionale multicentrico effettuato da 268 medici impiegati dell’assistenza sanitaria di base. L’indagine è stata condotta durante due visite ambulatoriali di routine e consecutive (inclusa la prima visita integrata in modo retrospettivo) risultanti dalle esigenze terapeutiche.

Il gruppo di studio era composto da 5.162 pazienti trattati per tosse produttiva con un preparato a base di estratto secco di foglie di edera somministrato due volte al giorno (2 ml o 4 ml).

Nel 75,7% dei casi la tosse produttiva era intensa, nel 61,6% si manifestava di notte, nel 49,8% era molto frequente (più volte ogni ora) e nel 62,7% influiva sull’attività quotidiana.

Durante il periodo di osservazione dello studio la percentuale di bambini che presentavano tosse quotidiana intensa, molto frequente, notturna è diminuita in modo statisticamente significativo. Il 68,2% dei genitori, o di chi assolveva funzioni genitoriali, si è dichiarato molto soddisfatto dell’effetto del preparato.

Si conclude pertanto che l’utilizzo di preparati contenenti estratto secco di foglie di edera può essere una valida alternativa agli attuali regimi terapeutici nel trattamento della tosse produttiva nei bambini.

Questa raccomandazione – si legge nello studio – è supportata da un’efficacia paragonabile ad altri medicinali e anche da un elevato livello di soddisfazione di pazienti e genitori.

Fonte: Magdalena Olszanecka-Glinianowicz, Zbigniew, Doniec, Karina, Schönknecht, Agnieszka Almgren-Rachtan. The herbal medicine containing of ivy leaf dry extract in the treatment of productive cough in children, Wiad Lek . 2020;73(4):668-673.

*Per gentile concessione di Luigi Giannelli