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In vista della ripartenza autunnale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un valore di circa 3,6 miliardi di euro in crescita del 3,6% rispetto al 2018: sono gli ultimi dati sugli integratori in Italia divulgati da Federsalus e riferiti a fine 2019. Numeri che confermano il mercato italiano al primo posto in Europa in questo settore, con una quota in valore del 27%. Fanno ricorso a questi preparati, in modalità e canali molto diversi, 32 milioni di Italiani, il 65% della popolazione adulta, dei quali il 58,4% è consumatore abituale.

E sempre in tema di cifre – consci che spesso siano insufficienti a fotografare la complessità della situazione – sono positivi anche i dati di Cosmetica Italia sulla vendita dei cosmetici in erboristeria, che rilevano una crescita dell’1,4% nel 2019 con un valore di circa 450 milioni di euro.

Sappiamo poi che l’utilizzo di integratori e preparati a base di erbe si è consolidato durante i mesi dell’emergenza sanitaria da Covid-19, con l’obiettivo di mantenere un buono stato di salute, rafforzare il sistema immunitario e gestire altre esigenze di benessere. Questo fenomeno ha riguardato più Paesi, tanto che un editoriale della rivista Herbal Gram, dell’American Botanical Council, avvertiva di un possibile imbuto nei rifornimenti delle materie prime a fronte dell’impennata della domanda di botanicals e del contemporaneo lockdown.

L’interesse verso erbe e derivati, chiarisce l’articolo ‘Challenges at the time of COVID-19: Opportunities and innovations in antivirals from nature’ pubblicato a fine maggio sulla rivista scientifica Planta Medica, è un dato di fatto: in assenza non solo di un vaccino per contrastare SARS CoV-2, ma anche di terapie con efficacia convalidata è inevitabile pensare allo sviluppo di agenti, preventivi e curativi, di origine naturale, che sono stati impiegati peraltro in alcuni Paesi durante la pandemia. “La natura offre un immenso serbatoio di composti con proprietà antivirali dai quali si possono trarre idee, terapie e prodotti innovativi”, precisa l’articolo, ma per produrre preparati che abbiano una base scientifica sono necessari studi rigorosi attivando sinergie tra ricerca di base e chimica, farmacognosia, virologia e studi clinici, ma soprattutto adeguati investimenti e sostegno economico.

Dopo la pausa estiva nel settore si respira una grande voglia di ripresa, adombrata tuttavia da interrogativi e incertezze che riguardano la dinamica dell’infezione, l’economia nello scenario post-pandemico e, nel caso dei botanicals, anche alcuni aspetti regolatori. A livello europeo restano aperti diversi tavoli: quello sulle indicazioni salutistiche (claims) dei preparati a base di erbe e derivati, ad esempio, dove l’attuale quadro normativo non fornisce ai consumatori le informazioni necessarie sui benefici per la salute di questi prodotti, ostacolando innovazione e sviluppo dell’industria di settore. Lo ha precisato la European Federation of Associations of Health Product Manufacturers (EHPM), che rappresenta circa 1.600 produttori europei, sviluppando una proposta per adattare il processo attuale di valutazione delle indicazioni sulla salute a un approccio in linea con i requisiti di rigore scientifico, ma anche pratico nella sua applicazione. Ci sono poi i dossier correlati all’applicazione dell’art. 8 del regolamento 1925/2006 sulla sicurezza dei botanicals: in particolare la Commissione Europea dovrebbe disciplinare la presenza negli integratori alimentari di derivati idrossiantracenici – sostanze chimiche presenti in specie botaniche come aloe, cassia, senna, rabarbaro – catechine del tè verde e monacolina K. Tuttavia, dopo la richiesta avanzata in primavera dai produttori alla Commissione Europea di sospendere, causa epidemia, le consultazioni pubbliche programmate, non si prevedono azioni nel breve termine.

C’è tanto lavoro da fare dunque su più fronti. Per l’erboristeria si tratta, oggi più che mai, di mantenere il proprio posizionamento nel mercato dei preparati vegetali facendo leva sui propri punti di forza, che gli erboristi conoscono bene, essendo il loro pane quotidiano.

L’entusiasmo e l’impegno della categoria non mancano. Li abbiamo toccati con mano nell’organizzazione del Premio Erboristeria dell’Anno della nostra rivista confermato, nonostante la pandemia, per dare un segnale di sostegno e vicinanza al settore erboristico. Era una scommessa ed è stata vinta: quest’anno, infatti, le adesioni al concorso sono state addirittura superiori a quelle del 2019. Se i numeri contano, questo è un segnale positivo.

 

 

 

 

 

COVID-19 nei luoghi di lavoro non sanitari

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’emergenza legata al Covid-19 ha imposto una pausa prolungata delle attività. Da qualche tempo sono cominciate le “riaperture”, ma sarà settembre il momento in cui ci sarà la vera ripartenza con un maggiore ritorno a quella che era la normalità prima del Covid-19.
In questo contesto è estremamente importante per tutti i professionisti che abbiano a che fare con il pubblico conoscere scrupolosamente tutti i passaggi e le pratiche utili a proteggere dai rischi di contagio.

Le erboristerie rappresentano un punto di riferimento e l’erborista una figura a cui rivolgersi per questioni che vanno dalla risoluzione di diverse problematiche legate alla salute fino ai diversi consigli su cosmesi e cura del benessere.
Considerando la grande sfera delle esigenze che spinge il passaggio dei clienti all’interno delle erboristerie, è facilmente intuibile come l’adozione di specifici comportamenti sia fondamentale per tutelare i clienti, ma anche l’erborista nell’esercizio della sua attività.
A tal proposito vi presentiamo il nuovo corso “Covid-19 nei luoghi di lavoro non sanitari”, pensato per fornire chiare e pratiche linee di comportamento a tutti coloro che svolgono l’attività professionale in luoghi non sanitari.
Il corso ha una durata di due ore, è strutturato in video lezioni ed è in modalità FaD (formazione a distanza), pertanto fruibile da pc, tablet o smartphone 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.
Il video corso consente di assicurare una sufficiente formazione e informazione in merito ai protocolli di regolamentazione anti contagio a carattere generale stabiliti dai DPCM (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri) e dalle diverse ordinanze regionali a integrazione delle disposizioni nazionali.

Un corso dedicato alla gestione del rischio sanitario legato all’emergenza Covid-19 nei luoghi di lavoro non sanitari è un utile strumento che riassume, ad esempio, le modalità di accesso in azienda, i processi di pulizia e sanificazione, le precauzioni igieniche personali, i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e l’organizzazione interna.
Essendo le erboristerie esercizi con un’elevata circolazione di clienti, conoscere le normative e applicarle correttamente è quindi indispensabile per il corretto e sicuro svolgimento dell’attività in un contesto che è, ormai, fortemente mutato.
Per vedere la scheda completa del corso potete cliccare qui.
COVID-19 NEI LUOGHI DI LAVORO NON SANITARI: applicazione del protocollo anticontagio e delle misure preventive e protettive a carattere generale per le aziende

Altea, dalla tradizione a oggi

Althaea Officinalis Medicinal Herb Plant. Also Marsh-Mallow, Marsh Mallow or Common Marshmallow. Isolated on White Background.

 

LAltea (Althaea officinalis L), nota anche come “bismalva”, “malvacchione” o “malvone”, appartenente alla famiglia delle Malvacee, è originaria delle zone umide di tutta l’Europa, dalla Norvegia alla Spagna, e delle zone temperate settentrionali e occidentali dell’Asia.

Ha una lunga storia come pianta medicinale e alimentare: era, infatti, conosciuta e utilizzata dagli antichi Egizi e Siriani e nella medicina tradizionale greca, dalla quale si diffuse poi nella medicina araba e nelle medicine tradizionali indiane Ayurveda e Unani.

I medici arabi preparavano un impiastro con le foglie per trattare le infiammazioni mentre la farmacopea ayurvedica ne riporta le attività demulcente, diuretica, emolliente e per la di promozione della guarigione delle ferite.

Oggi è ampiamente impiegata sia nella medicina popolare sia in preparati moderni per le sue proprietà lenitive ed emollienti, dovute principalmente all’elevato contenuto di mucillagini in radici e foglie. Il materiale in commercio viene raccolto da piante coltivate principalmente in Belgio, Bulgaria, Ungheria, ex Jugoslavia e paesi dell’est europeo.

La Commissione E tedesca ne aveva approvato l’impiego di foglie e radice per le infiammazioni della mucosa orale e della faringe e per la tosse secca associata, oltre che per le blande infiammazioni della mucosa gastrica. Il British Herbal Compendium indica l’utilizzo interno della radice di altea per lenire le infiammazioni gastriche e del tratto intestinale e come collutorio per le infiammazioni di gola e cavo orale.

In Germania l’altea è inserita nell’elenco federale delle specie minacciate di estinzione ed è necessaria un’autorizzazione per l’importazione o l’esportazione del materiale raccolto in natura. È elencata inoltre come “scarsa a livello nazionale” nel Regno Unito, mentre a causa della sua scarsità in Bulgaria ne è vietata la raccolta in natura.

La materia prima in commercio è e dovrebbe continuare a essere proveniente soltanto da piante coltivate.

 

Fonte: American Botanical Council, Herbal Gram.

 

 

Baobab o albero della vita

 

 

 

 

 

 

 

 

Il baobab (Adansonia digitata, Bombaceae) è un grande albero che cresce nell’Africa sub-sahariana, facilmente identificabile per il suo enorme tronco e il caratteristico aspetto.

Noto come ‘albero farmacia’, a causa dei suoi numerosi usi nella medicina tradizionale, o anche come ‘albero della vita’ costituisce una importante fonte di nutrienti per le popolazioni che vivono in Africa; la polpa del frutto è riconosciuta come ‘novel food’ in Europa.

Oggi questa pianta costituisce una fonte importante di sostentamento per le popolazioni che abitano il continente africano, a causa della crescente domanda globale di prodotti grezzi che vengono estratti dai suoi frutti e dai semi. Da questi ultimi, in particolare, si possono ricavare preparati di interesse applicabili in ambito terapeutico, nutrizionale e cosmetico. Parallelamente aumenta la ricerca volta a esplorarne composizione, attività biologiche e potenzialità salutistiche.

Questo recente studio italiano riporta la caratterizzazione delle molecole bioattive presenti in tutti gli organi della pianta. La sua polpa risulta ricca in acido ascorbico (vitamina C), epicatechine e procianidine (in particolare B2).

Inoltre, è stato sviluppato il metodo HPLC (High Performance Liquid Chromatography) che consente di isolare la frazione procianidinica dalla polpa del frutto e ne ha evidenziato la capacità antiossidante, chiarendo quindi che l’attività antiossidante della frazione attiva del frutto non dipende soltanto dall’acido ascorbico, ma anche dalla presenza di procianidine.

L’articolo evidenzia che sul piano salutistico la polpa del frutto del baobab rappresenta non soltanto una componente con un elevato valore nutrizionale, ma anche un prodotto funzionale sotto l’aspetto biochimico, riflettendo sulle potenzialità di impiego del frutto nella preparazione di integratori alimentari.

 

Fonte: Russo M, Ronci MB, Vimercati A et al (2020) African baobab (Adansonia digitata) fruit as promising source of procyanidins. Eur Food Res Technol 246:297-306

 

Effetti dell’anice sulla sindrome premestruale

Close up of a woman in pain with hands holding her crotch lower abdomen colored in red inflammation isolated on gray wall background

La sindrome premestruale ha un’elevata prevalenza tra le donne in età riproduttiva, ma nonostante questo dato non è stato ancora definito un trattamento unico ed efficace.

Questo studio randomizzato e controllato in doppio cieco, condotto da ricercatori iraniani, ha messo a confronto l’azione dell’anice verde o comune (Pimpinella anisum) con il placebo sull’intensità dei sintomi che caratterizzano questa sindrome.

Sulla base di criteri di inclusione predefiniti, è stato selezionato un gruppo di 67 studentesse universitarie (età 18-35 anni) che soffrivano di sindrome premestruale, che sono state assegnate in modo casuale a due gruppi: il gruppo trattamento attivo che ha ricevuto capsule di estratto di anice (110 mg) tre volte al giorno per una dose totale quotidiana di 330 mg e il gruppo di controllo, che ha assunto un placebo, ossia capsule simili contenenti lo stesso dosaggio di amido.

Il consumo delle capsule è stato avviato 7 giorni prima dell’inizio delle mestruazioni ed è proseguito fino a 3 giorni dopo, per un totale di 10 giorni durante due cicli mestruali consecutivi. L’intensità dei sintomi della sindrome premestruale è stata misurata utilizzando il Premenstrual Symptoms Screening Tool (PSST); per confrontare l’intensità dei sintomi tra i due gruppi di studio è stato utilizzato il modello statistico di equazioni di stima generalizzate.

Il confronto del punteggio medio dell’intensità della sindrome tra i due gruppi dopo il primo e il secondo ciclo mestruale ha mostrato nel gruppo di intervento una riduzione statisticamente significativa rispetto al gruppo placebo a 13,9 (p <0,001) e 9,8 (p <0,001) rispettivamente.

I risultati dello studio – concludono gli autori – hanno mostrato che l’anice è risultato efficace nel ridurre i sintomi della sindrome premestruale rispetto al placebo.

 

Fonte: Maryam Farahmand, Davood Khalili, Fahimeh Ramezani Tehrani, et al. Could Anise decrease the intensity of premenstrual syndrome symptoms in comparison to placebo? A double-blind randomized clinical trial. J Complement Integr Med. 2020.

 

 

 

OE di menta efficace nella sindrome dell’intestino irritabile

 

 

 

 

 

 

 

 

Un team di ricercatori della Tasmania University ha valutato l’efficacia di 18 preparati a base di erbe sulla sindrome dell’intestino irritabile (IBS) concludendo che le prove indicano che “l’olio essenziale di menta piperita è efficace e ben tollerato nella gestione a breve termine di questo problema”.

Sono state riscontrate evidenze di efficacia anche per l’aloe (Aloe vera) e l’assafetida (Ferula assa-foetida), mentre altre preparazioni a base di erbe hanno determinato risultati promettenti, ma non sufficientemente solidi e che quindi devono essere confermati con nuovi studi.

Sono i risultati di una revisione sistematica e metanalisi effettuata su 33 trial clinici in doppio cieco controllati con placebo, che hanno studiato gli effetti dei preparati a base di erbe sui sintomi legati all’IBS o sulla qualità della vita.

La grande maggioranza degli studi (17) riguardava l’olio essenziale (OE) di menta piperita. Sono stati considerati anche i dati sugli eventi avversi che per la menta piperita, nell’intervallo di dosaggio più utilizzato (circa 300-1400 mg di OE/die), sono risultati più frequenti rispetto al placebo, ma sono stati comunque di lieve entità.

Risultati promettenti sono stati osservati, inoltre, con singoli studi clinici di buona qualità per alcune formulazioni a base di erbe (STW 5, STW 5-II e Carmint), per l’OE di anice, per l’associazione di curcumina e OE di finocchio e per una miscela a base di Schinopsis lorentzii, Aesculus hippocastanum e olio essenziale di menta piperita.

“Sulla base di questi dati preliminari positivi, queste preparazioni a base di erbe dovrebbero essere ulteriormente valutate con studi di follow-up per verificare se possono essere replicati, possibilmente con studi di durata più lunga (almeno 12 settimane)”, hanno concluso i ricercatori.

 

Jason A. Hawrelak, Hans Wohlmuth, Martina Pattinson, Stephen P. Myer, Joshua Z. Goldenberg, Joanna Harnett. Western herbal medicines in the treatment of irritable bowel syndrome: A systematic review and meta-analysis. Complementary Therapies in Medicine. Volume 48, January 2020, 102233, doi: 10.1016/j.ctim.2019.102233

Azione del cardamomo sul profilo lipidico

 

 

 

 

 

 

 

 

Le malattie cardiovascolari costituiscono un problema di salute ad ampia diffusione in tutto il mondo e una delle sue manifestazioni principali, la dislipidemia, richiede una particolare attenzione.

Alcuni studi recenti hanno suggerito che il cardamomo (Elettaria cardamomum), una pianta erbacea perenne della famiglia delle Zingiberaceae originaria dell’India meridionale, svolge un’azione benefica sul profilo lipidico, ma i risultati scientifici risultano ancora contraddittori.

È stata quindi condotta una revisione sistematica con metanalisi degli studi randomizzati e controllati (RCT) che hanno valutato l’effetto del cardamomo sui parametri lipidici. La ricerca è stata realizzata sulle banche dati medico-scientifiche PubMed, Scopus, ISI Web of Science, Google Scholar e Cochrane fino a marzo 2019 al fine di individuare RCT riguardanti gli effetti dell’integrazione di cardamomo sui parametri lipidici. Le differenze medie ponderate (WMD) sono state raggruppate con un modello a effetto casuale.

La metanalisi dei dati provenienti da cinque RCT rispondenti ai requisiti prestabiliti ha mostrato che l’integrazione di cardamomo non ha modificato in modo statisticamente significativo il livello di colesterolo totale, colesterolo LDL e HDL.

Dopo la supplementazione con cardamomo è stata invece osservata una riduzione statisticamente significativa dei livelli sierici dei trigliceridi (IC al 95% [-32,48, -8,63], I2 = 0,0%).

Gli autori della metanalisi hanno dunque concluso che il cardamomo potrebbe influire positivamente sul livello dei trigliceridi, ma per confermare i risultati sono necessari ulteriori studi condotti esclusivamente su soggetti con dislipidemia e considerando l’assunzione di preparati ipolipemizzanti come criterio di esclusione.

 

Shekarchizadeh-Esfahani P, Arab A, Ghaedi E, Hadi A, Jalili C. Effects of cardamom supplementation on lipid profile: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled clinical trials. Phytother Res. 2019 Nov 21.

Oli vegetali e cicatrizzazione delle ferite

 

 

 

 

 

 

 

 

L’utilizzo di burri e oli vegetali ha mostrato risultati promettenti nel trattamento delle ferite cutanee e un impatto efficace sulle varie fasi del processo di guarigione delle ferite. Ciò si deve alle loro proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e antiossidanti e al fatto che promuovono la proliferazione cellulare, aumentano la sintesi di collagene, stimolano la ricostruzione cutanea e riparano la funzione di barriera lipidica della pelle.

Questo recente articolo pubblicato da ricercatori dell’Università di Lubiana presenta una esposizione critica degli studi in vitro e in vivo condotti sugli oli di argan (Argania spinosa), avocado (Persea americana), cumino nero (Nigella sativa), caulofillo (Calophyllum inophyllum), cocco (Cocos nucifera), mirtillo rosso (Vaccinium macrocarpon), semi d’uva (Vitis vinifera), lentisco (Pistacia lentiscus), semi di lino (Linum usitatissimum), mango (Mangifera indica), olivo (Olea europaea), melograno (Punica granatum), olivello spinoso (Hippophae rhamnoides) e girasole (Helianthus annuus).

In diversi studi comparativi è stato dimostrato che gli oli vegetali sono più efficaci dei composti sintetici utilizzati come controlli sulla guarigione delle ferite. Gli autori dell’articolo ipotizzano che alcuni componenti degli acidi grassi degli oli vegetali svolgano un ruolo importante nel processo di cicatrizzazione delle ferite, in particolare gli acidi grassi polinsaturi come l’acido linoleico.

Le evidenze scientifiche dimostrano, inoltre, che gli oli che hanno un rapporto acido linoleico/acido oleico più elevato risultano più efficaci nella riparazione della barriera lipidica. Sono necessari ulteriori studi per acquisire conoscenze definitive sugli effetti degli oli vegetali sulla cute.

 

Poljšak N, Kreft S, Kočevar Glavač N. Vegetable butters and oils in skin wound healing: Scientific evidence for new opportunities in dermatology. Phytother Res. 2019 Oct 27. doi: 10.1002/ptr.6524.

 

 

Attenti agli integratori acquistati fuori dai canali ufficiali

La nota dell’Associazione dei medici endocrinologi

Come sempre nel periodo estivo aumenta il ricorso a prodotti, in vendita in rete o resi disponibili nelle palestre, per dimagrire e migliorare le performance. Questi prodotti però talvolta contengono anche sostanze dopanti, steroidi anabolizzanti, diuretici e anfetamine, sostanze pericolose per la salute cui sembra siano esposti soprattutto i più giovani.

A tale proposito una nota dell’Associazione dei medici endocrinologi (Ame) invita i giovani “a non lasciarsi abbagliare da facili scorciatoie che solo in maniera illusoria possono migliorare il proprio benessere e le proprie performances”.

La nota sottolinea inoltre che in questi prodotti acquistati fuori dai canali ufficiali possono esserci sì sostanze lecite come creatina e arginina ma non di rado sono presenti anche steroidi anabolizzanti, diuretici e anfetamine. Secondo gli esperti i rischi di queste sostanze per la salute sono diversi e anche gravi, “dall’insufficienza renale all’ipotensione, alla sincope, alla disidratazione”.

Oltre alla mancanza di dati scientifici che ne dimostrino una reale efficacia in termini di miglioramento delle performance, la problematica principale legata al consumo di questi prodotti non risulta unicamente dalle sostanze dichiarate in etichetta e nel loro potenziale sovradosaggio, ma da possibili contaminazioni.

Numerosi studi, infatti, hanno dimostrato la presenza di altre sostanze, non previste nella composizione del prodotto, come anabolizzanti ed efedrina, entrambe incluse nella lista delle sostanze che si configurano come doping.

Le cause di contaminazioni sono di due tipi principali: cross-contaminazione (adulterazione non intenzionale durante il processo di produzione del prodotto) e contaminazione intenzionale. L’Associazione invita i giovani a fare attenzione e leggere attentamente le etichette dei prodotti che comprano, specialmente sul web, ed evitare il ricorso al fai da te.

 

 

Estratto di fieno greco e sintomi della menopausa

Fenugreek leaves with seeds in a bowl

 

Secondo un nuovo studio condotto in India un estratto a base di fieno greco (Trigonella foenum-graecum) contribuisce a bilanciare gli ormoni e a migliorare i sintomi vasomotori e il dolore alle gambe in donne in post-menopausa.

Il lavoro scientifico, uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo (RCT) pubblicato su PharmaNutrition, indica che sei settimane di supplementazione con un estratto di fieno greco standardizzato hanno determinato un migliore equilibrio ormonale in 48 donne. Nel campione di donne testato è stato rilevato un miglioramento significativo di vari sintomi, in particolare dolore alle gambe e al corpo, vampate di calore, sudorazione notturna e secchezza vaginale.

Lo studio si basa sui dati di un precedente RCT nel quale era emerso che la supplementazione con 1.000 mg di estratto di fieno greco per 90 giorni riduceva le vampate di calore menopausali del 48%. Restava tuttavia poco chiara l’efficacia del preparato nella regolazione dei livelli ormonali a basso dosaggio, hanno spiegato i ricercatori: questo studio ha pertanto analizzato gli effetti dell’estratto di fieno greco (250 mg, 2 volte al giorno) sui disturbi della menopausa e la sua influenza sullo squilibrio ormonale.

Lo studio

Quarantotto donne in post-menopausa con un’età media di 54 anni sono state assegnate in modo casuale a ricevere 500 mg di estratto di fieno greco (contenente protodioscina e trigonellina con rapporto 3:1) al giorno per sei settimane oppure un placebo.  I risultati hanno mostrato che l’estratto di fieno greco ha migliorato vari sintomi della menopausa, in particolare dolore alle gambe e al corpo, vampate di calore, sudore notturno e secchezza vaginale.

Le partecipanti al trial trattate con estratto di fieno greco hanno riferito una sensazione di benessere dopo due settimane di supplementazione e un ulteriore miglioramento dei punteggi somatici, psicologici e urogenitali verso la fine del periodo di studio. Rispetto al placebo vi è stata una riduzione di 2.9, 4.2 e 7.2 volte rispettivamente di vampate di calore, sudorazione notturna e dolore ai muscoli e articolazioni delle gambe e un miglioramento significativo di irritabilità e secchezza vaginale.

L’analisi ormonale ha mostrato che le donne del gruppo sperimentale hanno avuto aumenti di estradiolo, progesterone e testosterone libero che i ricercatori hanno attribuito alla conversione metabolica della protodioscina, la principale saponina presente nell’estratto di fieno greco, in deidroepiandrosterone (DHEA), un importante precursore di androgeni ed estrogeni.

Le conclusioni dello studio sono che l’estratto testato, ricco di protodioscina, potrebbe avere indotto un aumento dei livelli di DHEA in circolo determinando una produzione equilibrata di androgeni (testosterone) ed estrogeni (estradiolo) e contribuendo di conseguenza a una migliore gestione dei sintomi post-menopausali.

 

Fonte: ​ J.V. Thomas et al. Phytoestrogenic effect of fenugreek seed extract helps in ameliorating the leg pain and vasomotor symptoms in postmenopausal women: A randomized, double-blinded, placebo-controlled study. PharmaNutrition, doi: 10.1016/j.phanu.2020.100209