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Pubblicato il Primo report sulle B Corp italiane

 

Le B Corp sono quelle aziende che operano con elevati standard di performance sociale e ambientale e che, oltre all’obiettivo del profitto, mettono in primo piano anche il benessere delle persone e della comunità in cui operano.

A fine 2021 il movimento, nato 15 anni fa negli Stati Uniti con l’intenzione di creare un benessere collettivo e un esempio virtuoso nella transizione verso la sostenibilità, contava 4600 aziende certificate nel mondo, in oltre 150 settori: 1.400 in Europa e 140 in Italia con un volume di affari rispettivamente di155, 45 e 8 miliardi di euro e un numero di dipendenti pari a: 438 mila, 120 mila e 15 mila. In Italia questa tipologia di aziende, alcune attive anche nel settore salute e cura della persona, è cresciuta del 26% rispetto al 2020.

La certificazione, rilasciata dall’ente non profit B Lab all’interno di un processo rigoroso di misurazione e di analisi del profilo di sostenibilità dell’azienda, prende in considerazione le pratiche di gestione, la governance trasparente ed etica, il modello di business.

Sono tre le aree di interesse per le quali le aziende certificate stanno sviluppando policy condivise e buone pratiche: Education, Gender Equality e Net Zero. Per quanto riguarda l’uguaglianza di genere, ad esempio, a fronte del fatto che nel nostro Paese solo 1 donna su 5 si trova in una posizione dirigenziale e che nel 2020 oltre il 90% dei licenziamenti ha riguardato posti di lavoro ricoperti da donne, si richiedono una risposta collettiva e la definizione di pratiche concrete che saranno sintetizzate in un documento di linee guida a disposizione di tutte le B Corp.

Altro aspetto essenziale riguarda la sostenibilità ambientale per la quale il gruppo di lavoro ha elaborato un documento di linee guida per approcciare la sfida della decarbonizzazione, “Towards Net Zero”, contenente le linee di azione ritenute più efficaci per ridurre il proprio impatto ambientale in linea con gli standard internazionali vigenti.

Intorno a questi temi è stata avviata nel 2020 la campagna di comunicazione delle B Corp #UnlockTheChange, che punta a far conoscere anche in Italia la visione economica e culturale adottata dalle aziende certificate B Corp.

 

Info: https://unlockthechange.it/il-primo-report-delle-b-corp/

https://unlockthechange.it/

 

 

Withania, allo studio attività antitumorale

L’Ayurveda è un sistema di medicina tradizionale riconosciuto in India che, com’è noto, fa ricorso a prodotti naturali assunti in diverse forme con finalità terapeutiche.

Nella Materia Medica ayurvedica sono incluse migliaia di piante autoctone del subcontinente e non solo, che possono essere impiegate per alleviare molte condizioni e preservare la salute.

Tra queste anche l’Ashwagandha (Withania somnifera (L.) Dunal), nota anche come  ginseng indiano. A questa pianta sono state attribuite molteplici attività tra cui effetti neuroprotettivi, ipoglicemizzanti, epatoprotettivi ecc.

Questa recente revisione narrativa, pubblicata sulla rivista Phytomedicine, sulla base dei più recenti studi su efficacia e sicurezza della pianta, espone una panoramica completa dei potenziali effetti antitumorali di W. somnifera e dei meccanismi d’azione dei suoi fitocomposti bioattivi. A tal fine sono stati consultati i database scientifici PubMed, Science Direct, Scopus e Google Scholar, fino a maggio 2021.

Dalla revisione emerge con chiarezza la potenziale attività della withania in questo specifico contesto. Uno studio clinico ha mostrato un’azione di supporto di un estratto della radice di questa pianta a favore di una migliore qualità di vita e riduzione della fatigue in donne in chemioterapia per tumore al seno.

L’articolo si sofferma anche sulle potenzialità antimutagene e sui meccanismi d’azione dei principali componenti bioattivi della pianta, tra cui withanolidi, withaferina A e withanone. Tra i withanolidi presenti nella pianta, la withaferina A in particolare è stata segnalata per l’attività di inibizione della crescita cellulare e di induzione di apoptosi in modelli in vitro e in vivo di cancro al seno.

Studi successivi sull’attività anticancro hanno dimostrato la sua capacità di modulare Notch1, un recettore coinvolto nella genesi di alcuni tumori, in linee cellulari di tumore del colon. Sono opportuni ulteriori studi, soprattutto clinici, per confermare queste attività.

 

Fonte: Tewari D, Chander V, Dhyani A, Sahu S, Gupta P, Patni P, Kalick LS, Bishayee A. Withania somnifera (L.) Dunal: Phytochemistry, structure-activity relationship, and anticancer potential. Phytomedicine. 2022 Jan 19;98:153949.

 

Tè verde e sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è il disordine endocrino più frequente dell’età riproduttiva. Questa condizione interessa il 5-10% delle donne in età fertile e può influire negativamente sul metabolismo e sulla capacità riproduttiva.

Si parla di sindrome dell’ovaio policistico quando sono presenti almeno due delle seguenti caratteristiche: segni di iperandrogenismo (aumento degli ormoni maschili) che si manifestano con irsutismo, acne e alopecia; ovaio policistico all’ecografia, ovvero di dimensioni superiori alla norma, contenenti un gran numero di piccoli follicoli.

Questa revisione sistematica e metanalisi ha valutato l’efficacia e la sicurezza di integratori a base di sulla sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). È stata esplorata la letteratura scientifica pubblicata sulle banche dati PubMed, EMBASE, Cochrane Library, Web of Science, e alcune banche dati cinesi (Chinese Biomedical Literature Database, Chinese National Knowledge Infrastructure, VIP database e Wanfang Database) dal 1985 al settembre 2021.

Sei studi randomizzati controllati (RCT), con 235 partecipanti, che hanno analizzato gli effetti del tè rispetto al placebo in donne con PCOS, sono stati inclusi nella revisione sistematica. Sono stati osservati questi risultati: gli integratori a base di tè come trattamento di supporto hanno indotto una maggiore riduzione del peso corporeo, della glicemia a digiuno (P < 0.0001) e dell’insulina a digiuno (P < 0.00001) rispetto al placebo.

Non sono state rilevate differenze significative, invece, per quanto riguarda indice di massa corporea, circonferenza vita, circonferenza fianchi, rapporto vita-fianchi, percentuale di grasso corporeo e parametri di alcuni ormoni (come l’ormone luteinizzante) tra i due gruppi.

Gli integratori di tè hanno avuto un impatto significativo su glicemia a digiuno e ormone luteinizzante negli studi con durata di intervento ≥ 3 mesi, mentre l’intervento di durata inferiore a 3 mesi può migliorare l’insulina a digiuno. Rispetto al placebo, gli integratori di tè non hanno causato reazioni avverse significative.

Questa metanalisi suggerisce che il consumo di integratori a base di tè verde nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico potrebbe diminuire in modo statisticamente significativo i livelli di insulina a digiuno e glicemia a digiuno, nonché ridurre il peso corporeo, con un buon profilo di sicurezza.

 

Fonte: Shen W, Pan Y, Jin B, Zhang Z, You T, Qu Y, Han M, Yuan X, Zhang Y. Effects of Tea Consumption on Anthropometric Parameters, Metabolic Indexes and Hormone Levels of Women with Polycystic Ovarian Syndrome: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Front Endocrinol (Lausanne). 2021 Dec 13;12:736867.

 

 

Italia primo mercato europeo degli integratori

Natural herbal additives from herbs, poured from a white jar. The concept of healthy eating. Detox.

L’Italia è il Paese europeo con il mercato degli integratori alimentari più dinamico, con una dimensione pari a circa 3,8 miliardi di euro nel 2020 (e una quota del 26%), prima di Germania (18,8%), Francia (14,7%), Regno Unito (9,5%) e Spagna (7,2%). Tra il 2008 e il 2020 il mercato italiano degli integratori è triplicato, con una crescita media annua superiore al 9%.
Sono i dati di un report sul mercato della nutraceutica in Italia e nel mondo riportati dall’Area Studi Mediobanca.

Le aspettative di crescita del mercato europeo, stimate in 14,6 miliardi, sono del 6% annuo, con l’Italia che dovrebbe toccare nel 2025 una dimensione di 4,8 miliardi.
La spesa media pro-capite consumatori italiani per gli integratori è di circa 64 euro rispetto ai 33 euro della Germania, ai 32 della Francia e ai 21 del Regno Unito. Si stima che in Italia il 54% della popolazione faccia ricorso agli integratori, versus quote tra il 20% e il 25% di Germania, Francia e Regno Unito.

Il report ha valutato anche il mercato dei cibi funzionali, con una portata mondiale stimata a fine 2021 in circa 500 miliardi di dollari e aspettative di crescita a un tasso medio annuo al 6,9%. La categoria più consistente è quella dei cibi per il controllo del peso (214 miliardi di dollari), con una previsione di sviluppo del 6% medio annuo.

Fonte: Report Nutraceutica
https://areastudimediobanca.com/it/catalogo/focus/nutraceutica

Acquisti di cosmetici e integratori nel post pandemia

female hands applaing a cream close up.

L’erboristeria si evidenzia come il terzo canale di vendita mentre cresce l’attenzione dei consumatori verso la naturalità e sostenibilità dei prodotti

L’attuale situazione sanitaria e sociale ha lasciato un segno in tutti i settori, incluso il mondo beauty: è quanto emerge dall’indagine “Claims di cosmetici e alimenti: bellezza, bio-naturalità, sostenibilità e… verità”, commissionata da SISTE (Società Italiana di Scienze Applicate alle Piante Officinali e ai Prodotti per la Salute) e AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia).

Realizzata da Free Thinking attraverso interviste online su un campione di popolazione rappresentativo (700 persone al 70% donne di età superiore a 18 anni e un’età media di 42 anni), la ricerca ha inteso verificare la percezione dei messaggi informativi dei prodotti per il mantenimento del benessere di pelle, capelli e unghie e anche comprendere come sono percepiti dal consumatore. La survey ha, inoltre, esplorato rilevanza e valore dei temi della naturalità e della sostenibilità nella scelta e nell’acquisto dei prodotti esaminati.

Gli effetti della pandemia sul mercato

Il periodo pandemico e l’accresciuta attenzione e sensibilità del consumatore verso i temi di salute e ambiente hanno indubbiamente favorito la crescita del mercato dei prodotti naturali e biologici. Questo trend ha riguardato anche i prodotti destinati alla salute e al benessere in generale, lasciando un segno nel mondo beauty e della salute. L’acquisto degli integratori, ad esempio, è aumentato in modo significativo rispetto al periodo pre-pandemico passando dal 66% del 2019 al 77% del 2021.

Per tutti i prodotti, sia di applicazione sia integratori, le motivazioni di acquisto più forti hanno a che fare con l’apparire in forma e prendersi cura del proprio corpo, dei capelli e delle unghie, fatta eccezione per i prodotti per il viso, per i quali la motivazione principale è prevenire l’invecchiamento (58% di chi acquista prodotti beauty e 49% di chi acquista integratori) e di quelli per l’igiene personale che, negli ultimi due anni, hanno risposto all’esigenza di contenere il contagio da Coronavirus.

La vendita di entrambe le categorie merceologiche avviene principalmente in farmacia e in parafarmacia (rispettivamente al 47% e al 31% per il beauty e al 52% e 31% per gli integratori), mentre le erboristerie rappresentano significativamente il terzo canale di vendita (27%). La rete, seppure in aumento, non rappresenta ancora, in Italia, un canale di riferimento per questa tipologia di prodotti (25%).

Il calo del web

Per la raccolta di informazioni di prodotto – beauty e integratori – scende anche se di poco il ruolo del web a fronte dell’esigenza di rivolgersi, per questa materia, a figure di riferimento ed esperti. Questa tendenza – rileva l’indagine di Free Thinking – è dimostrata anche dal fatto che, per gli intervistati, le dichiarazioni preferite a garanzia del risultato di prodotto sono “approvato da specialisti” e “dermatologicamente testato” mentre “raccomandato da influencer” è in fondo alla classifica delle dichiarazioni a cui affidarsi.

Al momento dell’acquisto sia per i prodotti di applicazione sia per gli integratori, si cercano caratteristiche che garantiscano che i prodotti non siano dannosi quali la presenza di certificazioni bio (77% per i prodotti beauty e 78% per gli integratori), la naturalità (77% per i prodotti beauty e 75% per gli integratori) e l’assenza di ingredienti particolari (70% per i prodotti beauty e 75% per gli integratori).

I claims più gettonati

Tra i claims, invece, non emergono differenze significative o tendenziali tra beauty e integratori: “con ingredienti naturali 100%” e “senza derivati animali” sono i due claim più rilevanti (intorno al 50%), mentre “impatto zero sull’ambiente”, “confezione riciclabile”, “certificato bio” e “a bassa emissione di CO2” si attestano intorno al 40% delle risposte degli intervistati.

Il consumatore, dunque, oggi più che mai sembra prestare grande attenzione alla naturalità delle formule dei prodotti per la bellezza e la salute e parallelamente è sempre più consapevole del tema sostenibilità, intesa in senso lato come sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

 

Associazione carboidrati/rischio di tumore al seno

 

Alcuni studi scientifici hanno evidenziato una correlazione tra l’assunzione di carboidrati e il rischio di ammalarsi di tumore al seno, ma questa associazione è un tema ancora controverso ed è stato oggetto di una recente metanalisi.

La ricerca ha riguardato 51 studi di coorte condotti in tutto il mondo e ha valutato specificatamente la relazione tra assunzione di carboidrati semplici e complessi (fibre alimentari, cereali integrali, zucchero e carboidrati non identificati) e l’incidenza, la mortalità o la recidiva di tumore al seno, in oltre 2 milioni di donne.

Con una ricerca sulle banche dati PubMed, Cochrane Library, Web of Science, Embase e sui database cinesi sono stati individuati gli articoli pertinenti pubblicati fino a marzo 2021. Dall’analisi dei dati è emerso che l’assunzione di carboidrati con la dieta non è correlata in modo significativo con la probabilità di ammalarsi di tumore al seno, con la mortalità e con il rischio di recidiva.

I livelli di consumo degli zuccheri semplici risultano associati a un lieve aumento dell’incidenza di questa neoplasia (+4%). D’altra parte i dati della metanalisi confermano un effetto protettivo dei cereali integrali, il cui consumo sarebbe associato a una diminuzione del rischio di sviluppare questo tumore: per ogni incremento del consumo di fibra di 10 g al giorno, il rischio di sviluppare un tumore al seno si ridurrebbe fino al 14% nelle donne in pre-menopausa, ma non in quelle in post-menopausa.

Questa metanalisi ha suggerito che l’assunzione di carboidrati attraverso la dieta è associata a un rischio inferiore di incidenza, mortalità e recidiva di tumore al seno e fornisce ulteriori prove a sostegno dell’importanza di seguire una dieta equilibrata e ricca in fibre.

 

Fonte: Li N, Guo X, Sun C, Lowe S, Su W, et al. Dietary carbohydrate intake is associated with a lower risk of breast cancer: a meta-analysis of cohort studies. Nutrition Research. 2022. doi:10.1016/j.nutres.2022.01.004.

 

 

Effetti della maggiorana sui sintomi del Parkinson

 

L’effetto dell’infuso di maggiorana (Origanum majorana) sui sintomi motori e non motori è stato studiato in soggetti con malattia di Parkinson idiopatica, misurata con strumenti validati.

Sessanta soggetti con malattia di Parkinson idiopatica già in terapia convenzionale sono stati arruolati per partecipare volontariamente a questo studio pilota randomizzato e controllato in doppio cieco con controllo placebo.

La valutazione clinica è stata effettuata con scale validate: UPDRSIII (Unified Parkinson’s disease rating scale), NMSS (Non-Motor Symptoms Scale) e BDI (Beck Depression Inventory, per i sintomi depressivi di lieve e media entità) prima del consumo di maggiorana o del placebo (giorno 0) e alla fine della sperimentazione (giorno 30).

I due gruppi alla baseline erano simili per variabili demografiche e cliniche. Nel corso dello studio, 9 partecipanti si sono ritirati, mentre 51 lo hanno completato.

Al termine dei 30 giorni di trattamento, l’infuso di maggiorana ha determinato un miglioramento statisticamente significativo nei punteggi sulle scale NMSS e BDI (p < 0,0001 e p < 0,0001, rispettivamente), ossia quelle che misurano sintomi di natura non motoria come la depressione. I punteggi sulle scale UPDRSIII, NMSS e BDI non hanno mostrato nessun miglioramento nei soggetti che hanno ricevuto il placebo. Non sono stati rilevati effetti collaterali.

Questi risultati mostrano un miglioramento dei segni depressivi e non motori nei soggetti con malattia di Parkinson nel gruppo trattamento (Origanum majorana) in associazione con la terapia convenzionale. Si ipotizza che il miglioramento dei sintomi motori possa richiedere un periodo di trattamento prolungato.

È necessario replicare questo studio pilota su campioni più numerosi e con un periodo di osservazione più lungo per confermare questi risultati preliminari, concludono gli autori della ricerca.

 

Fonte: Chahra C, Anis H, Bissene D, Mejda S, Jihène M, Salma N, Manel N, Sana BA, Hedi K, Maha BF. The effect of Origanum majorana tea on motor and non-motor symptoms in patients with idiopathic Parkinson’s disease: A randomized controlled pilot study. Parkinsonism Relat Disord. 2021 Oct;91:23-27.

 

Le bacche di aronia e la sindrome metabolica

Aronia melanocarpa (black chokeberry) with leaves. Clipping paths, shadows separated, infinite depth of field

La sindrome metabolica è caratterizzata da una serie di sintomi che aumentano il rischio di malattie cardiache, diabete e ictus.

Le bacche di aronia (Aronia melanocarpa, Rosaceae) sono ricche di antiossidanti e fitonutrienti (come le antocianine) che si sono mostrati efficaci nel ridurre alcuni segni/sintomi della sindrome metabolica migliorando lo stato pro-ossidativo generale. Tuttavia, ad oggi, pochi studi ne hanno valutato gli effetti nella prevenzione e nel trattamento di questa condizione.

Lo studio prospettico

Questo studio prospettico, in aperto ha specificatamente esaminato l’effetto di un estratto standardizzato di bacche di aronia sui parametri clinici e biochimici di individui con sindrome metabolica. Sono stati ammessi al trial soggetti di età compresa tra 35 e 70 anni con questa sindrome, che sono stati stratificati in gruppi in base al sesso e all’essere affetti da diabete mellito di tipo 2.

Tutti hanno ricevuto 30 mL di un estratto standardizzato di bacche di aronia prima o durante la cena per 28 giorni consecutivi. L’estratto testato è una soluzione per uso orale ricca in polifenoli (431 mg/30 mL), antociani (120 mg/30 mL), sorbato di potassio (35,1 mg/30 mL) e a basso contenuto di etanolo (0,04% per volume). I dati anamnestici, antropometrici, emodinamici e biochimici sono stati raccolti al basale e dopo 2 e 4 settimane di trattamento.

In totale 143 persone, di età compresa tra 50 e 60 anni, hanno completato lo studio. Dopo due settimane di trattamento, il peso corporeo è diminuito in modo statisticamente significativo negli uomini con diabete di tipo 2 e in tutti i gruppi dopo 4 settimane rispetto al basale.

La circonferenza vita è diminuita significativamente nelle donne senza diabete dopo 2 settimane di trattamento e in tutti i gruppi dopo 4 settimane rispetto al basale.

Dopo 2 e 4 settimane di trattamento, si è rilevato un calo staticamente significativo della pressione sanguigna sistolica e diastolica in tutti i gruppi: la frequenza cardiaca non ha avuto cambiamenti significativi. Il trattamento ha ridotto significativamente il colesterolo LDL nelle donne con diabete dopo 2 settimane e in tutti i gruppi dopo 4.

Dopo 4 settimane di trattamento, il colesterolo totale e LDL erano significativamente ridotti in tutti i gruppi e i valori dei trigliceridi erano scesi negli uomini e nelle donne con diabete tipo 2. Inoltre il colesterolo HDL è significativamente aumentato nelle donne non affette da diabete tipo 2 rispetto al basale.

I valori medi della glicemia in tutti i gruppi sono diminuiti in modo significativo dopo 2 e 4 settimane di trattamento, come anche i marcatori della funzione epatica, in particolare l’aspartato aminotransferasi. I valori dei marcatori di infiammazione sono scesi solo nelle donne senza diabete dopo 2 e 4 settimane di trattamento.

Conclusioni

L’integrazione giornaliera di aronia per 4 settimane ha determinato dunque riduzioni significative del peso corporeo, del girovita, della pressione sanguigna e della glicemia in tutti i gruppi migliorando anche il profilo lipidico, soprattutto il colesterolo LDL e totale, e i marcatori della funzione epatica e dell’infiammazione in alcuni gruppi.

Si ipotizza che questi effetti siano correlati all’elevato tenore di polifenoli dell’estratto, che può avere ridotto lo stress ossidativo associato a questi risultati.

In assenza di un gruppo di controllo, sono necessari ulteriori studi per confermare gli effetti clinici di questo estratto sul miglioramento della sindrome metabolica.

 

Fonte: Tasic N, Jakovlijevic VLJ, Mitrovic M, et al. Black chokeberry Aronia melanocarpa extract reduces blood pressure, glycemia and lipid profile in patients with metabolic syndrome: a prospective controlled trial. Mol Cell Biochem. July 2021;476(7):2663-2673.

 

Cedesi erboristeria

Cedesi attività di erboristeria, ben avviata da 16 anni, zona basso Vicentino, comoda sia a Vicenza che a Verona. Affitto modico, clientela molto fidelizzata, ottimo fatturato. Il locale è ubicato nella via principale del paese, parcheggi disponibili. Sono disponibile a un affiancamento prima della cessione.
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Attività ipoglicemizzante del fico d’India

L’obesità è in aumento a livello globale, principalmente nei Paesi industrializzati, e con essa un corollario di comorbidità che includono il diabete di tipo 2.

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina, l’ormone, prodotto dal pancreas, che consente al glucosio l’ingresso nelle cellule e il suo conseguente utilizzo come fonte energetica. Quando questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel circolo sanguigno.

Il trattamento farmacologico del diabete tipo 2 si focalizza specificamente sulla gestione, più che sulla remissione, non essendo disponibili agenti farmacologici in grado di prevenirne l’insorgenza.

Valutare il ruolo di modelli dietetici sbagliati nell’insorgenza del diabete e individuare quali siano gli alimenti che possono essere di beneficio in questo contesto e i nutraceutici e sostanze bioattive di supporto, potrebbe indicare nuovi percorsi e risorse per affrontare l’attuale epidemia di diabete di tipo 2.

Questa breve rassegna narrativa sintetizza le ultime acquisizioni circa il ruolo dei cladodi del fico d’India (Opuntia spp.) come potenziale strumento nutrizionale per la gestione dell’iperglicemia.

Alcune sperimentazioni, infatti, hanno mostrato che il consumo di cladodi (pale) di fico d’India può avere un effetto ipoglicemizzante ed essere quindi un potenziale intervento nutrizionale per la gestione di questa condizione.

Diversi studi hanno inoltre dimostrato che il consumo di cladodi di fico d’India, e dei prodotti derivati, ha ridotto i valori della glicemia post-prandiale.

L’elevato contenuto di fibre dei cladodi potrebbe essere coinvolto in questa attività di controllo glicemico, influenzando l’assorbimento del glucosio e rallentando efficacemente il suo rilascio nel circolo ematico.

Le pale di fico d’India possono pertanto rappresentare un potenziale ingrediente alimentare funzionale per migliorare il controllo glicemico e contrastare gli effetti metabolici negativi della moderna dieta occidentale. Sono tuttavia necessarie ricerche future per valutare i suoi effetti a lungo termine sul controllo glicemico.

 

Fonte: Kashif, R.R.; D’Cunha, N.M.; Mellor, D.D.; Alexopoulos, N.I.; Sergi, D.; Naumovski, N. Prickly Pear Cacti (Opuntia spp.) Cladodes as a Functional Ingredient for Hyperglycemia Management: A Brief Narrative Review. Medicina 202258, 300.