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Erbe delle donne per le donne

Un articolo appena pubblicato sulla rivista Frontiers in Pharmacology propone un’interessante rassegna delle piante medicinali che, nel corso dei secoli fino a oggi, sono state utilizzate per trattare, alleviare o risolvere alcuni disturbi femminili, e in particolare quelli attinenti alla sfera ginecologica. La pubblicazione analizza, infatti, tutti gli articoli scientifici peer-reviewed riguardanti condizioni come la sindrome premestruale, la dismenorrea, l’amenorrea e in generale le alterazioni del flusso mestruale.

Il fil rouge dell’articolo è che un’ampia parte di questo patrimonio di conoscenze sia stato acquisito e trasmesso dalle donne che, nelle culture tradizionali, sono state preziose animatrici e custodi di un’elaborata esperienza di trattamenti e medicazioni ad ampio raggio.

Lo studio – che include tradizioni culturali diverse tra loro offrendo quindi una panoramica globale – ci racconta ad esempio che, per la sindrome premestruale, in Cina le erbe più comunemente usate sono Leonurus japonicus, Corydalis yanhusuo, Salvia miltiorrhiza, Scutellaria baicalensis, Pueraria lobata (kudzu) e Paeonia × suffruticosa, mentre in Iran per ridurre i sintomi fisici e psicologici associati a questa problematica si ricorre più spesso all’estratto di salvia, all’agnocasto e all’iperico. In Giappone, invece, sono ampiamente utilizzate le formulazioni erboristiche della medicina Kampo, tra l’altro rimborsate dal servizio sanitario nazionale, mentre l’utilizzo della valeriana in Sudafrica rimanda alle sue proprietà sedative, ipnotiche e ansiolitiche.

Le native americane – si legge più avanti – trattavano la dismenorrea con un decotto di Artemisia californica e frutti di Rhus glabra (il sommacco liscio), mentre un’indagine etnobotanica riferita all’Italia elenca in questo ambito 53 piante officinali, tra cui camomilla, capelvenere, achillea e alloro, in infusione o decotto. Per l’amenorrea la tradizione iraniana propone finocchio, menta selvatica (M. longifolia), sesamo o agnocasto e per trattare la menorragia il melograno. In India, invece, le bucce di melagrana alleviano la menorragia, mentre le donne birmane utilizzano bulbi di aglio per regolare il ciclo mestruale.

Il legame delle donne con le erbe – lo sappiamo – risale all’alba dei tempi. Guaritrici, infermiere, ostetriche, spesso itineranti, raccoglitrici e madri hanno trasmesso di generazione in generazione i segreti dell’utilizzo curativo delle piante. Medichesse e scienziate ante litteram l’hanno sistematizzato mantenendo vivo il sapere popolare. Per restare in ambito europeo, basta evocare i nomi di Ildegarda di Bingen, autrice di due trattati enciclopedici che raccolgono il sapere botanico e medico dell’epoca, inclusa una descrizione dettagliata del morbo di Parkinson secoli prima della sua descrizione scientifica (1817) e del ruolo della curcuma in questo contesto, e di Trotula de Ruggiero, della Scuola Medica Salernitana.

Le piante officinali sono, dunque, una risorsa delle donne e per le donne, non solo nelle società più remote, dove spesso rappresentano tuttora l’unico strumento disponibile, ma anche in Occidente, dove si stima una percentuale di uso dei preparati di origine vegetale al femminile dal 10 al 56%. Una survey italiana, ad esempio, riferisce che circa il 47% delle donne fa ricorso in modo più o meno regolare a erbe e preparati erboristici per vari disturbi, anche durante la gravidanza, o per i piccoli malanni dei loro bambini. Ed è stimata intorno al 27% la percentuale di coloro che, affette da patologie tumorali, utilizzano preparati vegetali durante le cure oncologiche, per alleviarne gli effetti collaterali talvolta gravosi.

Anche oggi, infatti, a fronte dello straordinario sviluppo della medicina e della farmacologia, alcune condizioni, ad esempio le vampate di calore da menopausa iatrogena, non trovano un adeguato conforto nei farmaci di sintesi, laddove alcune piante medicinali – tra tutte la Cimicifuga – possono contribuire ad alleviarli.

In questo mese, segnato dalla ‘Giornata internazionale della donna’, ricordiamo e ringraziamo perciò le erboriste e le scienziate delle erbe, di ieri e di oggi, per aver mantenuto viva questa tradizione e per alimentarne con passione lo sviluppo, anche attraverso l’attuale e assai prezioso lavoro di validazione scientifica.

 

 

Tocotrienoli e osteoporosi post menopausale

L’osteoporosi è uno dei principali problemi di salute per le donne in post menopausa. In questa fase, infatti, il tasso di perdita ossea può aumentare considerevolmente a causa della carenza di estrogeni, che è stata anche collegata a un aumento dello stress ossidativo.

Un recente trial clinico randomizzato in doppio cieco e controllato con placebo, pubblicato su Frontiers in Nutrition e condotto presso il Texas Tech University Health Sciences Center in collaborazione con la University of California e la Georgia State University, ha valutato per 12 settimane gli effetti dell’integrazione di tocotrienoli (TT) da annatto (Bixa orellana) sui metaboliti sierici di donne osteopeniche, ossia con bassa massa ossea al basale, in post menopausa.

Ottantanove donne (59,7 ± 6,8 anni) sono state suddivise in 3 bracci di trattamento: 300 mg TT (300 mg TT/die), 600 mg TT (600 mg TT/die) e placebo (860 mg olio d’oliva/die).

I livelli di TT e dei suoi metaboliti sono risultati più elevati nel gruppo di donne che avevano assunto la supplementazione di tocotrienoli, anche se alla baseline non c’erano differenze nei parametri demografici o nei parametri metabolici.

I risultati hanno confermato la presenza di livelli sierici più alti di tocotrienoli e di lisofosfolipidi, ma più bassi di acetilcarnitina e cataboliti di triptofano e steroidi nelle donne che avevano ricevuto 600 mg di TT.

In sintesi, la supplementazione di tocotrienoli per 12 settimane ha modificato il livello sierico di molti metaboliti contribuendo a ridurre la perdita ossea in questo campione di donne in post menopausa, determinando cambiamenti metabolici significativi, tra cui la modifica dei metaboliti associati all’ambiente redox, aumentando gli antiossidanti e migliorando l’equilibrio ormonale.

Lo studio conferma pertanto ricerche precedenti secondo cui l’integrazione di tocotrienoli contribuisce a ridurre la perdita ossea in donne osteopeniche nella fase di post menopausa sopprimendo l’infiammazione e lo stress ossidativo.

Fonte: Shen Chwan-Li, Mo Huanbiao, Dunn Dale M., Watkins Bruce A. Tocotrienol Supplementation Led to Higher Serum Levels of Lysophospholipids but Lower Acylcarnitines in Postmenopausal Women: A Randomized Double-Blinded Placebo-Controlled Clinical Trial, Frontiers in Nutrition, VOLUME 8, 2021.

https://www.frontiersin.org/article/10.3389/fnut.2021.766711

 

 

Del Verbasco o Tasso barbasso

Verbascum thapsus in front of white background

 

Le piante medicinali sono una fonte importante di rimedi tradizionali e in molte culture diversi preparati utilizzati con finalità terapeutiche derivano direttamente o indirettamente dalle piante.

Il tasso barbasso (Verbascum thapsus L.), o verbasco, è una pianta medicinale appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae, originaria dell’Africa settentrionale, dell’Asia occidentale e centrale e dell’Europa, che cresce anche nelle Americhe e in Australia.

Si tratta di una erbacea bienne che presenta fusti eretti, rigidi, talvolta ramosi, alta fino a 100-120 cm. di aspetto variabile e grigio-verde, quasi argenteo, caratterizzata dalla presenza di una fitta peluria lanosa. Per questo tra i suoi nomi comuni c’è quello di “pianta di velluto”, mentre in Germania veniva chiamato “candela del re” perché in epoca romana il suo alto fusto secco veniva usato come torcia.

Il tasso barbasso contiene un’ampia varietà di costituenti, tra cui flavonoidi (esperidina, rutina, verbascoside, apigenina, luteolina), iridoidi (aucuboside, catalposide, arpagide, arpagoside), oli essenziali, saponine, steroli, carotenoidi, xantofille, acidi fenolici, mucillagini.

Il tasso barbasso è stato utilizzato per il trattamento dei disturbi dei polmoni, della pelle e della gola e ha alle spalle una storia di impiego tradizionale, in particolare come astringente e calmante. Hildegarda di Bingen lo considerava particolarmente efficace nel trattamento delle raucedini.

Le foglie essiccate, i fiori e vari estratti della pianta sono impiegati in diverse formulazioni anche nella medicina tradizionale indiana. Utilizzato anche in ambito dermatologico per le proprietà addolcenti e antipruriginose e nel trattamento di emorroidi, scottature, punture di insetti ecc.

Alcuni studi sperimentali ne hanno dimostrato le proprietà biologiche e farmacologiche, tra cui attività antivirali, antiossidanti, analgesiche, sedative, antinfiammatorie, ipnotiche, antibatteriche, antimicotiche e anticancro. In particolare gli iridoidi sono responsabili dell’attività antinfiammatoria, antimicrobica e antiallergica.

Questo recente articolo di revisione critica delle proprietà di promozione della salute, pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research e redatto con riferimento agli studi pubblicati in letteratura internazionale, riporta i diversi impieghi della pianta, segnalando tra l’altro che l’estratto dalle radici allevia il mal di denti, la rigidità e le convulsioni.

 

Fonte: Gupta A, Atkinson AN, Pandey AK, Bishayee A. Health-promoting and disease-mitigating potential of Verbascum thapsus L. (common mullein): A review. Phytother Res. 2022 Jan 27. doi: 10.1002/ptr.7393.

 

 

Aromaterapia e stress negli adolescenti

 

Lo stress è uno dei principali problemi di salute riscontrato tra gli adolescenti e correlato per lo più alle importanti transizioni vissute durante questa fase. L’aromaterapia potrebbe rappresentare una risorsa per la riduzione dello stress anche in questa fascia di età.

Questo studio quasi sperimentale condotto a Taiwan ha esaminato l’effetto dell’aromaterapia sulla regolazione del sistema nervoso autonomo e sulla riduzione dello stress esplorando l’efficacia di questa tecnica su adolescenti che presentavano diversi livelli di stress.

Lo studio

Lo studio ha incluso tre bracci di trattamento: olio essenziale di sandalo (2,5% di legno di sandalo australiano), una miscela di olio essenziale di sandalo e di lavanda (2,5% di legno di sandalo e 2,5% di lavanda) e un gruppo di controllo, al quale non è stata applicata l’aromaterapia.

Per valutare il recupero del sistema nervoso autonomo post-esercizio fisico è stata calcolata alla baseline la variabilità della frequenza cardiaca, mentre l’efficacia dell’aromaterapia è stata valutata con il test di Friedman e la misurazione di diversi parametri alla baseline e dopo l’esercizio. Sono stati utilizzati oli essenziali diluiti 1:75 con acqua distillata e distribuiti con un diffusore a ultrasuoni per aromaterapia posto a 50 cm dal partecipante per 15 minuti.

Allo studio hanno partecipato 43 studenti universitari (8 maschi e 35 femmine) con un’età media di 18,21 ± 0,99 anni. Differenze statisticamente significative di più parametri della variabilità cardiaca sono state associate a entrambi i trattamenti con olio essenziale (sandalo e sandalo/lavanda) rispetto al gruppo di controllo (p<0,05). I partecipanti con basso livello di stress hanno risposto meglio al trattamento con la miscela di oli essenziali.

Lo studio ha mostrato quindi che l’aromaterapia potrebbe essere utilizzata per la regolazione del sistema nervoso autonomo esplicando effetti antistress negli adolescenti.

Questo processo è avvenuto attraverso il miglioramento dell’attività parasimpatica e ha contribuito alla regolazione del sistema nervoso autonomo.

Tra le limitazioni dello studio gli autori segnalano l’utilizzo di fattori di stress fisici che il corpo potrebbe non elaborare allo stesso modo dei fattori di stress psicologici, auspicando di ripetere lo studio utilizzando diverse concentrazioni e tempo di inalazione degli OE e con altre popolazioni per confermare i risultati. 

Fonte: Lin PH, Lin YP, Chen KL, Yang SY, Shih YH, Wang PY. Effect of aromatherapy on autonomic nervous system regulation with treadmill exercise-induced stress among adolescents. PLoS One. April 13, 2021;16(4):e0249795.

 

 

Piante medicinali per il benessere della donna

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Numerose e versatili sono le piante medicinali a sostegno delle donne nelle diverse fasi della vita e nei diversi disturbi che caratterizzano tali periodi.

Tra queste Alchemilla vulgaris che ben si presta a essere assunta come tisana e di cui sono note le proprietà astringenti, stomachiche, sedative. È indicata per i disturbi mestruali, le cefalee, l’enterite diarroica, oltre che per le infiammazioni ginecologiche con presenza di perdite e leucorrea, metrorragia, lesioni interne post-parto, obesità e diabete. Può essere usata anche per lavande, impacchi o semicupi.

Nel delicato periodo del puerperio, che dura in genere 6 settimane, la donna si trova ad affrontare oltre a disturbi fisici dovuti al parto e all’allattamento, anche difficoltà a livello psicologico causate dalla necessità di adattarsi velocemente all’accudimento del neonato. In queste dinamiche le piante medicinali sono un valido sostegno: tra esse Sedum telephium, Melissa officinalis, gel di Aloe, Iperico, Pungitopo.

Anche in menopausa, un’altra stagione molto delicata per la salute fisica e psichica della donna, le piante possono fare la propria parte. I disturbi sono molteplici e possono manifestarsi con una sintomatologia imponente, ma anche in modo silente e lentamente progressiva nelle sue complicanze. Un ruolo di primo piano spetta a Cimicifuga racemosa, diventata nel tempo il riferimento per il controllo della sintomatologia neuro-distonica della menopausa per il suo meccanismo d’azione a livello del sistema nervoso centrale.

 

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Lo shiitake dalla tradizione a oggi

 

Lo shiitake (Lentinula edodes) è un fungo commestibile, di cui si utilizzano sia la forma fresca che essiccata nella cucina asiatica, apprezzato anche per i suoi effetti medicinali.

Già nella Cina dell’epoca Ming (1368-1644), lo shiitake era conosciuto per le sue attività sulla salute ed era considerato un rimedio per i problemi dell’intestino, delle vie respiratorie, delle ossa e per le allergie.

Negli ultimi anni la ricerca scientifica si è concentrata in particolare su un polisaccaride isolato dallo shiitake, il lentinano (1,3 beta-D-glucano), che è stato ampiamente studiato e ritenuto responsabile di molti degli effetti di salutistici di questo fungo.

Anche se è stato dimostrato che ha effetti antitumorali, il lentinano viene considerato un modificatore di risposta biologica, più che esplicare un effetto citotossico diretto sulle cellule tumorali.

Studi preclinici, in vitro e su modelli animali, ne hanno evidenziato le proprietà immunostimolanti, antivirali, epatoprotettive, antiproliferative, citotossiche e antimutagene.

Per quanto riguarda la ricerca sull’uomo, uno studio randomizzato condotto su giovani adulti ha riportato che il consumo di shiitake per 4 settimane migliora la funzione immunitaria. Un estratto miceliale di shiitake somministrato per via orale a soggetti con cancro gastrointestinale avanzato ha ridotto l’incidenza degli effetti avversi associati alla chemioterapia e in combinazione con l’immunoterapia ne ha migliorato la qualità della vita. Un altro studio ha indicato che gli estratti di shiitake possono apportare benefici alle donne con tumore al seno che assumono una terapia ormonale.

Poiché si tratta di trial eseguiti su piccoli campioni, sono necessari ulteriori studi con rigoroso disegno sperimentale per stabilire in modo chiaro la sua efficacia in aggiunta ai trattamenti antitumorali.

Lo Shiitake è generalmente considerato sicuro se assunto all’interno della dieta, anche in persone sopravvissute a malattie neoplastiche. Sono segnalati alcuni casi di effetti avversi in seguito al consumo prolungato di polvere di shiitake quali dermatite, fotosensibilità, disturbi gastrointestinali ecc.

 

Fonte: Herbs, Memorial Sloan Kettering Cancer Center.

 

Fitoterapici e profilassi/trattamento delle infezioni urinarie

 

Le infezioni del tratto urinario sono tra le infezioni batteriche più comuni. A fronte del progressivo aumento della resistenza agli antibiotici, cresce anche l’interesse nei confronti di altre opzioni di trattamento delle infezioni urinarie non complicate.

Questa recente revisione sistematica presenta una valutazione critica della ricerca e degli studi scientifici riguardanti le piante medicinali per il trattamento e la prevenzione della cistite ricorrente non complicata.

Una ricerca sistematica della letteratura pertinente è stata effettuata nei database medico-scientifici internazionali MEDLINE, Embase, e Cochrane Library e in due registri di studi clinici. Sono stati inclusi nella revisione gli studi randomizzati controllati (RCT) nei quali i preparati fitoterapici sono stati impiegati come monoterapia o come trattamento associato ad altre opzioni terapeutiche. L’efficacia dei fitoterapici è stata confrontata con placebo, nessun trattamento, trattamento non farmacologico, o trattamento farmacologico senza fitoterapici.

Sono stati inclusi nella review 12 RCT che hanno arruolato in totale 1.797 donne. Uno studio che ha esaminato l’efficacia di una formulazione a base di piante della medicina cinese ha mostrato che questo trattamento non è inferiore a quello con antibiotici.

Sei studi di profilassi che hanno esaminato preparati a base di mirtillo rosso (Vaccinium macrocarpon, cranberry) hanno dato risultati contraddittori circa l’efficacia di questa pianta contro le infezioni ricorrenti del tratto urinario.

Tra questi, uno studio statunitense ha rilevato una percentuale di infezioni del tratto urinario marcatamente più bassa nel gruppo di intervento al gruppo di intervento (due capsule di cranberry due volte al giorno per 6 settimane rispetto al gruppo di controllo che ha ricevuto una preparazione placebo.)

Uno studio su Seidlitzia rosmarinus, una pianta comune nel Medio Oriente per la prevenzione della cistite, ha mostrato che il suo impiego era associato in modo statisticamente significativo a un tasso di cistite inferiore rispetto a coloro che avevano assunto una sostanza placebo (a 6 mesi: 33 vs. 73%, p <0,001). Non è stata effettuata una valutazione standardizzata degli eventi avversi.

I preparati fitoterapici – concludono gli autori della revisione –  rappresentano un’opzione per il trattamento e la prevenzione delle cistiti ricorrenti nella popolazione femminile anche se, considerata l’eterogeneità delle evidenze attualmente disponibili, non si possono stilare delle raccomandazioni definitive circa il loro impiego in questo ambito.

 

Fonte: Kranz J, Lackner J, Künzel U, Wagenlehner F, Schmidt S. Phytotherapy in Adults With Recurrent Uncomplicated Cystitis-a Systematic Review. Dtsch Arztebl Int. 2022 Apr 16;(Forthcoming):arztebl.m2022.0104.

 

Collutorio a base di liquirizia cinese e carie dentale

Mouthwash from plastic bottle flowing into cap

 

La Liquirizia cinese (Glycyrrhiza uralensis Fish.) è una pianta erbacea perenne rustica della famiglia delle Fabaceae, originaria dell’Asia orientale (Cina, Giappone e Siberia). Utilizzata soprattutto nella medicina cinese, contiene saponine triterpenici (tra cui la glicirrizina), flavonoidi e polisaccaridi. Le sue principali attività sono antinfiammatorie, anti-ulcera, espettorante e immunostimolante antivirale.

Questo studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato l’effetto di un collutorio contenente estratto di Glycyrrhiza uralensis per la gestione della salute orale, esaminando in maniera specifica i cambiamenti indotti dalla sua applicazione nel pH della placca dentale e dei batteri responsabili della carie.

Lo studio ha riguardato 60 soggetti che sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo (n = 30) ha effettuato degli sciacqui con un estratto contenente Glycyrrhiza uralensis, il gruppo di controllo (n = 30) ha effettuato invece sciacqui salini. Gli sciacqui sono stati eseguiti una volta al giorno prima di andare a letto per 5 giorni.

Un intervento di scaling, ossia di rimozione del tartaro, è stato condotto al fine di garantire l’omogeneità dell’ambiente orale. L’attività cariogena è stata valutata utilizzando il test Cariview, mentre il rilevamento dei batteri responsabili della carie dentale è stato eseguito con testi microbiologici.

Le misurazioni e le valutazioni cliniche sono state condotte da due igienisti dentali esperti sotto la supervisione di un dentista.

Nel gruppo liquirizia cinese è stata osservata una chiara diminuzione dei batteri rispetto al gruppo di controllo. L’estratto testato ha mostrato di avere un’eccellente attività antibatterica attraverso l’inibizione e la riduzione efficace dei batteri che originano la carie dentale e non ha determinato un effetto di demineralizzazione dei denti.

Le conclusioni di questo piccolo studio sono pertanto che il collutorio contenente estratto di liquirizia cinese è un efficace prodotto per l’igiene orale, adatto ad essere utilizzato per la prevenzione della carie dentale.

Fonte: Kim YR, Nam SH. A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial of a Mouthwash Containing Glycyrrhiza uralensis Extract for Preventing Dental Caries. Int J Environ Res Public Health. 2021 Dec 26;19(1):242.

 

Ginkgo e declino cognitivo

Il ginkgo (Ginkgo biloba) è una pianta medicinale che esplica molteplici attività in ambito salutistico ed è utilizzata anche nel trattamento sintomatico di alcune forme di impairment cognitivo, sebbene i dati sulla sua efficacia in questo ambito non siano ancora considerati definitivi.

Questo studio multicentrico non interventistico ha valutato nello specifico l’efficacia di un estratto standardizzato di Ginkgo biloba sulle funzioni cognitive in una coorte di soggetti con diagnosi di decadimento cognitivo lieve della memoria.

La ricerca è durata 24 mesi e ha incluso 500 individui con decadimento cognitivo lieve che hanno ricevuto 120 mg/giorno di estratto standardizzato di Ginkgo biloba.

Le valutazioni del caso sono state effettuate utilizzando diverse scale per la valutazione della cognizione, della memoria, delle attività della vita quotidiana e della depressione (MMSE, FAQ, CGI, HAM-D) all’inizio dello studio e poi ogni 6 mesi, per un periodo complessivo di 24 mesi.

Il cambiamento mediano dei valori sulla scala MMSE (Mini-Mental State Examinafion) al follow-up di 24 mesi è stato definito come l’outcome primario dello studio.

Alla fine della sperimentazione è stato rilevato un aumento statisticamente significativo di 2 punti nel punteggio mediano su questa scala.

Nei soggetti che presentavano altri disturbi cognitivi concomitanti, il miglioramento sulla scala MMSE è stato invece meno significativo. L’estratto ha, inoltre, migliorato il deterioramento della memoria e la capacità di svolgere normali attività della vita quotidiana (punteggio medio sulla scala FAQ: 1,7) e ha anche ridotto la gravità dei sintomi di depressione. In oltre l’80% dei partecipanti è stato osservato un miglioramento delle condizioni valutato con la scala ‘Patients Global Impression’.

In conclusione la somministrazione di un estratto di ginkgo ha determinato un miglioramento significativo del declino cognitivo, della memoria, delle attività della vita quotidiana e della depressione in soggetti con lieve declino cognitivo, valutati per un periodo di 24 mesi.

 

Fonte: Băjenaru O, Prada G, Antochi F, Jianu C, Tudose C, Cuciureanu A, Docu AA, Perrot V, Avram M, Tiu C. Effectiveness and Safety Profile of Ginkgo biloba Standardized Extract (EGb761®) in Patients with Amnestic Mild Cognitive Impairment. CNS Neurol Disord Drug Targets. 2021;20(4):378-384.

 

Le spezie e la gestione della sindrome metabolica

 

Con il termine di sindrome metabolica si indica la combinazione di parametri fisiologicamente alterati quali, ad esempio, un’elevata glicemia a digiuno, pressione alta, obesità, aumento dei livelli di trigliceridi, insulinoresistenza, diabete, elevati livelli ematici di colesterolo LDL e per contro ridotti livelli di colesterolo HDL.

Una efficace gestione di questa sindrome è fondamentale, essendo associata a complicazioni durature e gravi per la salute. A tal fine si richiede un approccio personalizzato e incentrato in primo luogo su modifiche dello stile di vita raggiungibile con una varietà di mezzi, tra cui l’aumento dell’attività fisica, l’adozione di una dieta salutare, in associazione all’impiego dei farmaci appropriati.

Nei Paese occidentali la gestione di questi indicatori di rischio attraverso la prescrizione di farmaci ed esercizio fisico è consolidata. Nelle culture orientali si fa ampio utilizzo anche di erbe e spezie, uso che può fornire vantaggi significativi in affiancamento all’approccio farmacologico.

Le spezie sono una importante fonte di composti bioattivi funzionali come hanno chiarito diversi lavori scientifici. Questa review narrativa pubblicata su Nutrients offre un’ampia panoramica sull’impiego e i benefici delle spezie in questo specifico contesto, evidenziando le prove di efficacia conseguite dalla ricerca scientifica.

La revisione di Dana Hasan Alkhatib et al., ad esempio, ha valutato i recenti studi riguardanti la gestione della sindrome metabolica con preparati a base di erbe, al fine di esplorarne la possibilità di utilizzo come trattamenti integrati.

Diverse spezie si sono dimostrate efficaci nella gestione dei fattori di rischio chiave di questa sindrome, quali obesità/obesità addominale, profilo lipidico, ipertensione e sensibilità all’insulina; altri hanno riportato una riduzione dell’appetito in individui obesi dopo la regolare assunzione di alcune erbe con relativa perdita di peso.

Il ruolo delle spezie

Lo zenzero, la cannella, i semi di Nigella sativa vengono ampiamente utilizzati, in particolare in India, Europa e Paesi arabi non soltanto per la preparazione dei cibi, ma anche con finalità curative.

Gli effetti di zenzero, cannella e semi di cumino (e anche di fieno greco, cardamomo, zafferano e curcuma) sui parametri chiave della sindrome metabolica e delle patologie cardiovascolari hanno le premesse che consentono un loro impiego come intervento nutrizionale aggiuntivo, anche nella prevenzione in soggetti ad alto rischio.

Secondo una metanalisi sullo zenzero il consumo di questa spezia sotto forma di compresse, capsule, polvere ecc. ha abbassato in maniera sostanziale la glicemia a digiuno e i livelli dei trigliceridi, aumentando nel contempo i livelli di colesterolo HDL. Alcuni studi hanno anche suggerito che lo zenzero abbia un certo effetto sul calo ponderale.

Evidenze scientifiche hanno mostrato che la cannella può migliorare il controllo della glicemia ed è efficace anche come agente antipertensivo. Uno studio clinico randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha osservato una diminuzione significativa della pressione arteriosa sia sistolica che diastolica. I semi di cumino nero, infine, hanno dimostrato effetti benefici sui parametri cardiometabolici negli adulti.

 

Fonte: Alkhatib DH, Jaleel A, Tariq MNM, Feehan J, Apostolopoulos V, Cheikh Ismail L, Stojanovska L, Dhaheri ASA. The Role of Bioactive Compounds from Dietary Spices in the Management of Metabolic Syndrome: An Overview. Nutrients. 2022; 14(1):175. https://doi.org/10.3390/nu14010175