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Garcinia cambogia e profilo lipidico

Garcinia gummi-gutta is a tropical species of Garcinia native to Indonesia. Common names include Garcinia cambogia, as well as brindleberry, Malabar tamarind, and kudam puli

Garcinia cambogia è una pianta legnosa della famiglia delle Clussiaceae che cresce spontaneamente in ambienti tropicali ed è tipica di Cambogia, Vietnam, del sud dell’India e delle Filippine.

Alla Garcinia sono state attribuite proprietà antiossidanti, antitumorali, antistaminiche e antimicrobiche. Una recente revisione sistematica con metanalisi ha analizzato la letteratura disponibile al fine di determinare l’effetto di questa pianta sui profili lipidici.

La ricerca delle fonti è stata effettuata sulle banche dati medico-scientifiche Web of Science, Cochrane Library, Embase, PubMed, Scopus e Google Scholar fino a febbraio 2023. Nell’analisi sono stati inclusi 14 studi, per un totale di 623 partecipanti, che hanno esaminato l’effetto della garcinia sui livelli sierici di colesterolo totale (TC), trigliceridi (TG), colesterolo LDL e HDL in popolazioni adulte.

I risultati hanno mostrato che i livelli plasmatici del colesterolo totale (p = 0,032) e dei trigliceridi (p < 0,001) si sono ridotti in modo statisticamente significativo dopo l’uso di Garcinia cambogia, mentre sono aumentati quelli del colesterolo HDL (p < 0,001).

Gli effetti della riduzione dei valori del colesterolo totale e dei trigliceridi e TG sono stati più marcati dopo periodi di supplementazione superiori a otto settimane.

Di conseguenza, commentano gli autori della review, il consumo di garcinia ha un impatto positivo sulle concentrazioni di trigliceridi, colesterolo totale e colesterolo LDL e HDL.

Per confermare questi risultati e valutarne in modo completo l’efficacia clinica sul profilo lipidico è necessario realizzare studi a lungo termine di qualità.

 

Fonte: Amini MR, Rasaei N, Jalalzadeh M, Akhgarjand C, Hashemian M, Jalali P, Hekmatdoost A. The effects of Garcinia cambogia (hydroxycitric acid) on lipid profile: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2023 Dec 27. doi: 10.1002/ptr.8102.

Withania e sistema endocrino

La withania (Withania somnifera (L.) Dunal), conosciuta anche come Ashwagandha, è utilizzata nella medicina tradizionale indiana da migliaia di anni.

Considerata una pianta adattogena, la withania contribuisce a ridurre l’affaticamento, migliora l’attenzione, tonifica l’organismo rilassando al contempo il sistema nervoso e migliorando la gestione dello stress correlato agli stati ansiosi. Si ritiene che potenzi i meccanismi di difesa antiossidanti.

La letteratura scientifica attuale le attribuisce proprietà neuroprotettive e antifatica che la rendono un utile sostegno nella gestione dello stress correlato ad ansia, nei casi di astenia, tensione, calo del tono dell’umore ecc.

Questa recente revisione qualitativa ha valutato e sintetizzato le evidenze sull’effetto dell’estratto di radice di Ashwagandha sul sistema endocrino e sull’assetto ormonale, con l’obiettivo di individuare le opportunità che possa contribuire a normalizzare le funzioni del sistema endocrino dell’uomo.

La ricerca ha riguardato principalmente studi pubblicati negli anni 2010-2023, secondo i quali l’Ashwagandha esplica un effetto positivo sul sistema endocrino migliorando la funzione secretoria della ghiandola tiroidea, normalizzando l’attività surrenalica e la funzione del sistema riproduttivo.

In quest’ultimo caso il principale meccanismo d’azione sembra correlato all’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), in termini di riduzione dei livelli di cortisolo e aumento dei livelli di ormone luteinizzante (LH) e ormone follicolo-stimolante (FSH), che negli uomini si traduce in una riduzione del livello di stress e in un miglioramento della fertilità.

Altri studi hanno, inoltre, dimostrato che il fitocomplesso e i princìpi attivi di W. somnifera, causano un aumento della secrezione di triiodotironina (T3) e tiroxina (T4) da parte della ghiandola tiroidea e una conseguente diminuzione del livello di stimolanti della tiroide, in sintonia con l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide (HPT).

Alla luce di questi risultati l’Ashwagandha si presenta come una risorsa naturale promettente per diverse condizioni di salute, in particolare per quelle legate al sistema endocrino.

La ricerca futura dovrebbe indagare ulteriormente i suoi meccanismi d’azione, espandere le sue applicazioni nella medicina tradizionale e in quella moderna e valutare in modo più approfondito il livello di sicurezza di questa pianta tradizionale.

Fonte: Wiciński M, Fajkiel-Madajczyk A, Kurant Z, et al. Can Ashwagandha Benefit the Endocrine System?-A Review. Int J Mol Sci. 2023 Nov 20;24(22):16513.

 

 

 

Tè ed eventi cerebrovascolari

Gli eventi cerebrovascolari acuti sono un problema sanitario significativo a livello globale e gli elevati tassi di mortalità e disabilità ad essi associati comportano elevati costi sociali oltre che economici.

Negli ultimi anni numerose ricerche scientifiche hanno messo a fuoco la relazione tra la dieta e il rischio di suddetti eventi, insieme al ruolo favorevole per la salute vascolare di composti biologicamente attivi, come i polifenoli e i flavonoidi, e degli alimenti e bevande che li contengono.

Per individuare in maniera più specifica il nesso causale di tale attività, gli autori di questo recente articolo hanno utilizzato l’approccio della randomizzazione mendeliana, un metodo che utilizza le informazioni genetiche per determinare le relazioni causali tra fattori di rischio ed esiti della malattia in studi osservazionali.

I dati dello studio

Con riferimento a una popolazione di 447.485 individui della coorte inglese UK Biobank, un database su larga scala contenente dati sulla genetica, la salute e lo stile di vita di persone tra 37 e 73 anni, lo studio ha cercato di correlare i consumi di tè con diverse tipologie di eventi cerebrovascolari (ictus ischemico, ictus aterosclerotici di grandi dimensioni, ictus cardioembolico, ictus emorragico dei piccoli vasi, emorragie intracraniche e subaracnoidee).

I risultati dell’analisi, anche dopo l’eliminazione dei fattori potenzialmente confondenti, hanno mostrato un’associazione inversa di tipo causale tra il consumo di tè e il rischio di ictus dei piccoli vasi sanguigni. Questa correlazione è stata associata alle proprietà dei polifenoli presenti nel tè, in particolare l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG), collegati al miglioramento della funzione endoteliale. Non è stata riscontrata invece un’associazione causale significativa con altri tipi di eventi cerebrovascolari acuti, come ad esempio ictus ischemici e aterosclerotici, emorragie intracraniche e subaracnoidee.

Le osservazioni dei ricercatori cinesi che hanno condotto lo studio suggeriscono pertanto che il consumo di tè, in particolare di tè verde e nero, sia associato in modo causale a una riduzione del rischio di ictus dei piccoli vasi. L’ipotesi avanzata è che ciò accada con meccanismi riferibili a effetti favorevoli diretti sulla funzione endoteliale vascolare e la riduzione dello stress ossidativo.

 

Fonte: Deng X, Zhu J, Liang J, Chang W, Lv X, Lai R, Gong L, Cai Y, Liu S.
J Nutr. 2023 Nov 9:S0022-3166(23)72714-4. doi: 10.1016/j.tjnut.2023.10.027. Online ahead of print.

 

 

 

 

 

 

Moringa e sindrome metabolica

Moringa oleifera è una pianta originaria dell’India, ampiamente coltivata nelle aree tropicali e sub-tropicali. Le sue proprietà salutistiche sono state oggetto di numerosi studi che le hanno associate alla presenza nella pianta di quantità considerevoli di vitamine, flavonoidi, acidi fenolici, isotiocianati, tannini e saponine. Uno degli aspetti emersi nelle ultime ricerche riguarda, ad esempio, le potenziali attività delle foglie di moringa nella remissione e nel trattamento dello stress ossidativo, di alcune epatopatie e dell’iperglicemia.

Un problema globale

La sindrome metabolica (MetS) è un problema sanitario a livello globale e indica la compresenza di più fattori di rischio quali iperglicemia, aumento del peso corporeo e obesità addominale, ipertensione e dislipidemia, che predispongono a un elevato rischio di diabete e malattie cardiovascolari.

Nell’ultimo decennio è aumentato l’interesse verso l’uso di prodotti a base vegetale per la gestione della sindrome metabolica, in considerazione sia dei loro benefici sia dei minori effetti collaterali. Tra i lavori più recenti, si segnala una review narrativa pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research e che ha fatto il punto sugli studi in vivo e sull’uomo riguardanti le ​​potenziali attività di M. oleifera nel migliorare la sindrome metabolica e le sue comorbidità.

La ricerca degli articoli pertinenti è stata effettuata nei database medico-scientifici PubMed e Google Scholar, con focus sugli studi clinici controllati e randomizzati.

I risultati dell’analisi della letteratura scientifica hanno suggerito che la somministrazione di M. oleifera nelle sperimentazioni in vivo mostra chiari segni di miglioramento degli indici della sindrome metabolica. Gli studi sull’uomo sono meno numerosi, ma i dati pubblicati documentano anche in questo caso risultati convincenti che supportano le potenzialità della moringa contro la sindrome metabolica.

La raccomandazione degli autori è che si sviluppino nuove ricerche incentrate sul meccanismo d’azione di Moringa oleifera per l’introduzione della pianta nei regimi di trattamento della MetS.

 

Fonte: Adarthaiya S, Sehgal A. Moringa oleifera Lam. as a potential plant for alleviation of the metabolic syndrome-A narrative review based on in vivo and clinical studies. Phytother Res. 2023 Nov 28.

 

Piante medicinali e depressione

La depressione è un disturbo della salute mentale che si sviluppa all’interno di complesse alterazioni della sfera psico-neuro-immuno-endocrinologica. Si manifesta con disturbi dell’umore, tristezza persistente, perdita di interesse e disturbi cognitivi che influiscono in maniera significativa sulla qualità di vita, sulle relazioni familiari e sociali e sull’attività lavorativa della persona. Richiede di conseguenza un approccio globale che include anche, ma non solo, il trattamento farmacologico.

La farmacoterapia della depressione è un processo a lungo termine, non immune dal rischio di effetti avversi dei farmaci comunemente prescritti per il disturbo; per questo motivo sta crescendo l’attenzione verso altre opzioni di trattamento, soprattutto delle forme di grado lieve-moderato, come l’impiego di preparati a base di piante medicinali.

Sperimentazioni precliniche e studi clinici hanno evidenziato l’attività antidepressiva di piante come l’iperico, lo zafferano, la melissa e la lavanda, ma anche di specie vegetali meno note nell’etnofarmacologia europea tra cui ginkgo, ginseng coreano, brahmi (Bacopa monnieri) e magnolia, utilizzata quest’ultima nelle medicine cinese e giapponese per trattare ansia e depressione, oltre che disturbi gastrointestinali e cefalea.

I composti attivi di queste piante esplicano effetti antidepressivi con meccanismi d’azione simili a quelli degli antidepressivi di sintesi, tra cui l’inibizione della ricaptazione delle monoammine e dell’attività delle monoaminossidasi oltre a effetti complessi, agonisti o antagonisti su molteplici recettori del sistema nervoso centrale (SNC).

È interessante rilevare – scrivono gli autori di questa recente revisione narrativa che ha fatto riferimento anche alle fonti tradizionali e non solo alla letteratura sistematica – che l’effetto antinfiammatorio è importante per l’attività antidepressiva, alla luce dell’ipotesi che i disturbi immunologici del SNC siano un fattore patogenetico significativo della depressione.

Attraverso la loro attività sul sistema nervoso centrale, molte piante medicinali possono agire dunque sulla sfera mentale con effetti antidepressivi, ansiolitici, sedativi, ipnotici o cognitivi che sono stati confermati negli ultimi anni da revisioni sistematiche, metanalisi e studi clinici randomizzati e controllati.

La fitofarmacoterapia – scrivono gli autori in conclusione – potrebbe rappresentare nei casi di depressione non gravi un’alternativa al trattamento antidepressivo classico, anche in considerazione del fatto che complessivamente comporta un rischio minore, anche se non assente, di effetti collaterali.

 

Fonte: Dobrek L, Głowacka K. Depression and Its Phytopharmacotherapy – A Narrative Review. Int J Mol Sci. 2023 Mar 1;24(5):4772.

 

Botanica, fitochimica e uso tradizionale del genere Cassia

Senna leaflets derived from Cassia senna L are commonly used for occasional constipation isolated pastel background Copy space

La conoscenza etnobotanica e la medicina tradizionale rappresentano una risorsa preziosa per l’individuazione di nuovi preparati salutistici di origine vegetale e il genere Cassia (famiglia Fabacee) riveste in quest’ambito un’importanza significativa.

Le specie botaniche appartenenti a questo genere hanno, infatti, una lunga storia di utilizzo nei sistemi di medicina tradizionale di tutto il mondo, dove sono ampiamente consumate con finalità medicinali.

Questo recente articolo di revisione – basata su fonti reperite nei principali database scientifici, tra cui Science Direct, Scopus, PubMed, Springer, POWO – presenta un’esauriente sintesi degli aspetti botanici, degli usi tradizionali, della fitochimica e della farmacologia delle piante del genere Cassia. Segnala, inoltre, che la classificazione tassonomica ha subìto modifiche nel tempo con la riclassificazione, ad esempio, di alcune piante nei generi Senna e Chamaecrista.

I risultati della revisione indicano che queste specie botaniche sono state utilizzate con scopi curativi nella medicina tradizionale cinese (MTC), nella medicina tradizionale islamica (ITM), nella medicina tradizionale mediterranea, nella medicina indiana Unani e nell’Ayurveda, in particolare per trattare disturbi a carico degli apparati respiratorio e gastrointestinale, nonché problemi della pelle.

Nella medicina tradizionale dei paesi islamici le specie maggiormente utilizzate sono risultate Cassia acutifolia, Cassia fistula, Senna occidentalis e Senna tora e nella MTC Cassia occidentalis, Cassia tora, Senna alexandrina, Senna occidentalis e Senna singueana.

Le sostanze fitochimiche importanti

Si tratta nell’insieme di piante ricche di sostanze fitochimiche quali antrachinoni, alcaloidi e flavonoidi che contribuiscono alle diverse attività farmacologiche ad esse attribuite. Tra queste gli antrachinoni e gli antraceni sembrano mostrare l’attività più significativa.

I risultati della revisione evidenziano come molti impieghi tradizionali di queste piante siano stati confermati da studi farmacologici che hanno dimostrato proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie, antiossidanti, antidiabetiche, antiulcera, ipolipemizzanti, anti-aterosclerotiche ed epatoprotettive degne di nota.

Sono, comunque, necessari ulteriori studi per approfondire la conoscenza della fitochimica e di altri aspetti correlati alle piante di questo genere, inclusi quali siano i dosaggi più adeguati e la sicurezza ed efficacia a lungo termine.

 

Fonte: Zibaee E, Javadi B, Sobhani Z, et al. Cassia species: A review of traditional uses, phytochemistry and pharmacology, Pharmacological Research – Modern Chinese Medicine, Volume 9, 2023, 100325, ISSN 2667-1425.

 

Laura Pedrini confermata alla guida del Gruppo Cosmetici Erboristeria

Laura Pedrini, co-titolare di Lepo – Pedrini Cosmetici, azienda con oltre 30 anni di esperienza nel mercato della cosmesi a ispirazione naturale, è stata riconfermata come Presidente del Gruppo Cosmetici a Connotazione Naturale ed Erboristica di Cosmetica Italia.
L’assemblea delle 66 aziende aderenti ha nuovamente scelto Pedrini, che proseguirà il suo lavoro per il mandato 2024/2027, portando avanti l’impegno per presidiare al meglio il mercato del cosmetico naturale e sostenibile, continuando a rappresentare il canale di distribuzione “storico” dell’erboristeria.

L’impegno multicanale

«Il nuovo mandato del Gruppo si concentra su un impegno multicanale per rispondere alle esigenze del mercato, con un’attenzione particolare ai cosmetici naturali, che rappresentano il 25% dei consumi totali e sono sempre più richiesti. Nei prossimi mesi – commenta la Presidente Pedrini – sono previste una serie di attività istituzionali e di comunicazione con l’organizzazione di momenti di confronto per seguire da vicino la transizione verso il green, il naturale, il sostenibile: una tendenza entrata nelle abitudini e nel comportamento dei singoli consumatori. Supporteremo anche le erboristerie affinché possano affermarsi come “l’hub del naturale” grazie alla loro esperienza e affidabilità e, allo stesso tempo, saremo al fianco delle imprese offrendo informazioni costanti sulle certificazioni, formazione sulla sostenibilità del packaging, aggiornamenti tecnico-regolatori e analisi di mercato».

Roberta Scarpa vicepresidente

Roberta Scarpa, marketing manager di Bios Line Spa, che è stata eletta Vicepresidente aggiunge: «Come ha spiegato la Presidente Pedrini, il nostro impegno sarà rivolto a perseguire gli obiettivi intrapresi in passato. Sappiamo che molte aziende del Gruppo dovranno gradualmente affrontare il percorso verso la certificazione di sostenibilità; quindi, ci impegneremo anche per rendere più agile, proattiva e dinamica tutta la comunicazione al riguardo affinché sia utile e possa agevolare il raggiungimento di questo obiettivo. Inoltre, diversificheremo e arricchiremo i momenti d’incontro per favorire la partecipazione, creando anche esperienze e condividendo best practices. Le dinamiche di acquisto del consumatore sono oggi influenzate da sempre più fonti: per questo lavoreremo per diventare un punto di riferimento autorevole per risalto a tutte quelle imprese che, con consapevolezza, assolvono il loro compito nel mondo dei cosmetici naturali nel rispetto di consumatore, ambiente e sociale».

Dispepsia funzionale, il ruolo dello zenzero

People, healthcare and health problem concept - unhappy man suffering from stomach ache. Man suffering from stomach ache because he has diarrhea

La dispepsia funzionale è un disturbo gastrointestinale piuttosto comune che presenta una maggiore incidenza nei Paesi occidentali e si manifesta tipicamente con sintomi quali dolori nella parte alta dell’addome, pesantezza, nausea, bruciore.

Le terapie farmacologiche convenzionali non sono sempre efficaci per questo disturbo e di conseguenza un numero considerevole di persone cerca un aiuto anche nei preparati di origine naturale e base di erbe.

Questo studio clinico – condotto in Ungheria presso il Dipartimento di medicina interna dell’Università di Debrecen della durata di quattro settimane – ha valutato l’effetto dell’integrazione di zenzero sui sintomi della dispepsia funzionale.

Due integratori a base di zenzero, ciascuno al dosaggio di 540 mg/die, sono stati somministrati prima di pranzo e cena a 51 soggetti che presentavano questo disturbo. Il test dei ranghi con segno di Wilcoxon è stato utilizzato per stimare le differenze nei sintomi della dispepsia funzionale al basale e dopo l’assunzione di zenzero.

Dopo quattro settimane, sono stati osservati dei cambiamenti statisticamente significativi nella maggior parte dei sintomi della dispepsia, ovvero pienezza postprandiale (p = 0,033, IC 95% = 0,01-0,26), sazietà precoce (p = 0,001, IC 95% = 0,10-0,37), dolore in sede epigastrica (p = 0,000, IC 95% = 0,16-0,42), bruciore epigastrico (p = 0,003, IC 95% = 0,10-0,45) e bruciore di stomaco (p = 0,209, IC 95% = – 0,04-0,20).

Sulla base di questi risultati, è la conclusione degli autori, lo zenzero può essere considerato un promettente complemento per la gestione della dispepsia funzionale.

 

Fonte: Aregawi LG, Shokrolahi M, Gebremeskel TG, Zoltan C. The Effect of Ginger Supplementation on the Improvement of Dyspeptic Symptoms in Patients with Functional Dyspepsia. Cureus. 2023 Sep 27;15(9):e46061.

 

 

Zenzero e curcumina nell’osteoporosi post-menopausa

Questo studio clinico randomizzato ha esaminato l’efficacia e la sicurezza della supplementazione di zenzero e curcumina nell’osteoporosi post-menopausale.

Centoventi donne, reclutate nei centri sanitari di Tabriz in Iran tra il 2018 e il 2020, sono state suddivise mediante randomizzazione in quattro gruppi.

Un gruppo ha ricevuto zenzero più il placebo corrispondente per curcumina (GP), un secondo ha ricevuto curcumina più il placebo per lo zenzero (CP), il terzo ha assunto zenzero più curcumina verum (GC) e il quarto un doppio placebo (PP) sia per lo zenzero che per la curcumina.  Lo studio è durato complessivamente quattro mesi.

La densità minerale ossea (BMD) è stata determinata mediante assorbimetria a raggi X a doppia energia (DEXA). I livelli di osteocalcina, fosfatasi alcalina (ALP), capacità antiossidante totale (TAC) e superossido dismutasi (SOD) sono stati misurati mediante il test ELISA ed è stata misurata anche la concentrazione della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP).

I risultati dello studio

Centoquindici donne hanno completato il protocollo con i seguenti risultati: la densità minerale ossea del collo del femore è aumentata in modo statisticamente significativo nei gruppi GP, CP e GC, senza differenze significative tra i gruppi.

L’osteocalcina e la fosfatasi alcalina sono diminuite nel gruppo GC rispetto al gruppo PP; il gruppo GP (zenzero + curcumina placebo) ha ottenuto risultati migliori del gruppo PP (doppio placebo) nella diminuzione della fosfatasi alcalina.

Il gruppo che ha assunto le due sostanze verum (curcumina e zenzero) ha ottenuto risultati migliori rispetto al gruppo che ha assunto il doppio placebo per quanto concerne riduzione dei livelli della proteina C-reattiva altamente sensibile e aumento della capacità antiossidante totale e dei livelli di superossido dismutasi. Non sono stati riportati eventi avversi significativi.

Nelle conclusioni gli autori evidenziano come l’assunzione di zenzero più curcumina verum abbia migliorato i livelli sierici di osteocalcina, fosfatasi alcalina, proteina C-reattiva altamente sensibile e superossido dismutasi nelle donne con osteoporosi post-menopausale.

Lo zenzero e la curcumina assunti separatamente hanno, invece, avuto effetti benefici rispettivamente sui livelli di fosfatasi alcalina e di superossido dismutasi.

 

Fonte: Salekzamani Y, Shakouri SK, Dolatkhah , Parviz Saleh, Maryam Hashemian. The effect of ginger and curcumin co-supplementation in postmenopausal women with osteoporosis: a randomised, triple-blind, placebo-controlled clinical trial, Journal of Herbal Medicine, Volume 42, 2023, 100746, ISSN 2210-8033.

 

Dieta mediterranea e riduzione del rischio di declino cognitivo

Nei Paesi industrializzati la frequenza dei casi di declino cognitivo è in progressivo aumento nelle persone in età avanzata e questo comporta un considerevole impatto negativo sulla vita delle persone e dei loro familiari.

La crescita di questi fenomeni riflette almeno parzialmente l’aumento dell’aspettativa di vita, anche se numerosi dati ne hanno correlato lo sviluppo a specifici aspetti del modello alimentare; inoltre, un certo numero di prove scientifiche indica che la dieta mediterranea potrebbe avere un effetto protettivo in questo contesto.

Lo studio francese

Questo studio francese ha valutato la correlazione tra l’abitudine a seguire una dieta di tipo mediterraneo e la manifestazione di un declino significativo delle funzioni cognitive dopo un follow-up medio di 12 anni. L’indagine ha riguardato un gruppo di circa 800 soggetti di età media attorno a 75 anni, privi di segni clinici di danno cognitivo, all’arruolamento nella coorte del Three-City Study, uno studio longitudinale sulla popolazione inerente alla relazione tra malattie vascolari e demenza dopo i 65 anni, condotto nelle città francesi di Bordeaux, Digione e Montpellier.

L’aderenza alla dieta mediterranea è stata valutata con una nuova metodologia che si basa sul ricorso a specifici marcatori metabolici di cui gli autori della ricerca hanno validato direttamente la correlazione con aspetti tipici di questo modello alimentare. Questo approccio è stato ritenuto più affidabile rispetto alla raccolta di informazioni tramite interviste utilizzata di solito negli studi epidemiologici.

È stato osservato che una maggiore presenza di questi marcatori metabolici nel siero dei soggetti presi in esame, indicativa pertanto di una maggiore compliance alla dieta mediterranea, era associata a una riduzione del 10% del rischio di declino cognitivo nel periodo di osservazione. Questo effetto è stato considerato dai ricercatori rilevante, al di là del mero aspetto quantitativo, anche perché non esistono terapie effettive per queste condizioni.

Lo sviluppo di punteggi metabolici correlati a modelli nutrizionali – concludono gli autori dello studio – potrebbe contribuire, inoltre, a una più puntuale comprensione dei meccanismi biologici che sono alla base degli effetti della dieta sulle funzioni cognitive nel periodo dell’invecchiamento.

 

Fonte: Tor-Roca A, Sánchez-Pla A, Korosi A, Pallàs M, Lucassen PJ, Castellano-Escuder P, et al. Mediterranean Diet-Based Metabolomic Score and Cognitive Decline in Older Adults: A Case-Control Analysis Nested within the Three-City Cohort Study Mol Nutr Food Res. 2023 Oct 24:e2300271.