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Lavanda per la Sindrome dell’ovaio policistico

Un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco ha esaminato l’efficacia della lavanda (Lavandula angustifolia) rispetto alla metformina nel trattamento della PCOS.

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una delle malattie endocrine più comuni tra le donne in età riproduttiva, colpendo circa l’8-13% delle donne. Caratterizzata principalmente da oligomenorrea o amenorrea, porta spesso a infertilità, obesità, resistenza all’insulina, irsutismo, acne, oltre a una maggiore possibilità di sviluppare diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e cancro endometriale.

Modifiche dello stile di vita, perdita di peso e abitudini alimentari sane sono raccomandate, spesso in combinazione con farmaci sensibilizzanti l’insulina come la metformina.

Un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco ha esaminato l’efficacia della lavanda (Lavandula angustifolia) rispetto alla metformina nel trattamento della PCOS. Lo studio ha coinvolto 68 donne di età compresa tra 18 e 45 anni, che sono state divise in due gruppi: uno assumeva 250 mg di estratto acquoso di lavanda 2 volte al giorno, mentre l’altro 500 mg di metformina 3 volte al giorno per un periodo di 90 giorni.

Risultati dello studio

I risultati hanno dimostrato che entrambi i trattamenti hanno aumentato significativamente i livelli di progesterone nelle pazienti con PCOS, rispettivamente da 0,35 ng/mL a 2,5 ng/mL nel gruppo lavanda e da 0,8 ng/mL a 2,74 ng/mL nel gruppo metformina. Inoltre, entrambi i trattamenti hanno ridotto significativamente la durata del ciclo mestruale. Nel gruppo lavanda, la durata del ciclo è diminuita da 56 a 42 giorni, mentre nel gruppo metformina da 60 a 50 giorni.

Conclusioni

Lo studio ha evidenziato il potenziale terapeutico della lavanda nel trattamento della PCOS, suggerendo il suo utilizzo per aumentare i livelli di progesterone e regolare il ciclo mestruale. Tuttavia, ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questi risultati e valutarne la sicurezza e l’efficacia a lungo termine.

 

Fonte: Simaei SR, Askari VR, Rostami M, Kamalinejad M, Farzaei MH, Morovati M, Heydarpour F, Jafari Z, Baradaran Rahimi V. Lavender and metformin effectively propagate progesterone levels in patients with polycystic ovary syndrome: A randomized, double-blind clinical trial. Fitoterapia. 2024 Jan;172:105720. doi: 10.1016/j.fitote.2023.105720.

Cranberry migliora la capacità ossidativa muscolare 

La supplementazione di mirtilli rossi può svolgere un ruolo nel miglioramento della salute mitocondriale, che potrebbe portare a una migliore capacità ossidativa muscolare nelle popolazioni di adulti sani e attivi.

I frutti del cranberry o mirtillo rosso americano (Vaccinium macrocarpon) sono ricchi di polifenoli, hanno un’alta capacità antiossidante e possono proteggere dalla produzione di radicali liberi indotta dall’esercizio fisico. I mitocondri sono noti produttori di radicali liberi nel muscolo scheletrico: prevenire la sovrapproduzione di radicali può essere un approccio valido per migliorare la salute muscolare.

Lo studio clinico

Un recente studio clinico ha voluto indagare l’effetto di un estratto cranberry ricco di polifenoli (7,2-10% PAC) sulla capacità ossidativa muscolare e sui parametri di ossigenazione in adulti sani e attivi. Sono stati coinvolti 17 partecipanti sani e attivi (9 maschi e 8 femmine), i quali sono stati testati in tre momenti diversi: (i) al basale, (ii) 2 ore dopo aver assunto una dose acuta di estratto di cranberry (0,7 g/kg di massa corporea) e (iii) dopo 4 settimane di consumo quotidiano del supplemento (0,3 g/kg di massa corporea).

In ogni momento, la capacità ossidativa muscolare è stata determinata utilizzando la spettroscopia nel vicino infrarosso per misurare la cinetica di recupero del consumo di ossigeno muscolare dopo una contrazione di 15-20 secondi del vasto laterale, uno dei quattro capi che formano il muscolo quadricipite.

La raccolta dei dati

I dati raccolti sono stati analizzati per determinare l’effetto dell’assunzione di cranberry sulla capacità ossidativa muscolare. I risultati emersi hanno mostrato un miglioramento significativo nella capacità ossidativa muscolare dopo 4 settimane di supplementazione.

Gli autori concludono che questi dati suggeriscono che la supplementazione di mirtilli rossi può svolgere un ruolo nel miglioramento della salute mitocondriale, che potrebbe portare a una migliore capacità ossidativa muscolare nelle popolazioni di adulti sani e attivi.

 

Parenteau F, Denis A, Roberts M, Comtois AS, Bergdahl A. A polyphenol-rich cranberry supplement improves muscle oxidative capacity in healthy adults. Appl Physiol Nutr Metab. 2024 Aug 1;49(8):1047-1054. doi: 10.1139/apnm-2023-0633.

 

Moringa per potenziare le prestazioni fisiche

Moringa leaf with powder in scoop isolated on white background

 

Moringa oleifera (MO) è un albero tropicale noto per le sue proprietà nutritive e medicinali. Le sue foglie, infatti, sono ricche sostanze bioattive e grazie al ricco contenuto proteico, sono utilizzate come alimento.

 

Un recente studio pilota ha avuto l’obiettivo di valutare gli effetti dell’integrazione con un estratto acquoso di foglie di Moringa oleifera (MO) sul metabolismo energetico e la funzione antiossidante in giovani adulti maschi.

Metodologia

44 giovani adulti maschi (età media 26,3 ± 3,5 anni) sono stati arruolati nello studio, condotto in singolo cieco e controllato con placebo, e casualmente assegnati a due gruppi: un gruppo che riceveva l’estratto acquoso di foglie di MO e un gruppo il placebo, per un periodo di 30 giorni. Le misurazioni di base sono state effettuate all’inizio dello studio e ulteriori misurazioni sono state effettuate alla fine del periodo di integrazione.

Risultati

Dopo 30 giorni di integrazione, i partecipanti nel gruppo che assumeva l’estratto acquoso di MO hanno mostrato prestazioni migliorate nei test ergometrici (tapis-roulant e flessioni) rispetto al gruppo placebo. Anche i livelli dei valori ematici di glucosio, urea, malondialdeide e l’attività della glutatione perossidasi nel siero sono migliorati nel gruppo MO.

Conclusioni

I risultati dello studio suggeriscono che gli estratti acquosi di foglie di MO hanno il potenziale per migliorare il metabolismo energetico post-esercizio e la funzione antiossidante in giovani adulti maschi. Nonostante i risultati promettenti, gli autori concludono che sono necessarie ulteriori ricerche per confermare e ampliare questi dati positivi. Studi futuri potrebbero esaminare gli effetti dell’estratto di MO su diverse popolazioni e potrebbero anche esplorare i meccanismi biologici sottostanti ai benefici osservati.

 

Dong W, Bian X, Wan M, Jin L, Wang Y, Jing C, Yao Z, Gao W, Xi Z, Guo C. Moringa oleifera leaf extracts improve exercise performance in young male adults: A pilot study. Phytomedicine. 2024 Aug;131:155751. doi: 10.1016/j.phymed.2024.155751.

 

Sommacco e sindrome metabolica

 

Il sommacco (Rhus coriaria) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Anacardiaceae diffuso nel bacino del Mediterraneo e in Medio Oriente: esistono numerose coltivazioni anche in Sicilia e infatti è conosciuto anche come “sommacco siciliano”.

 

Dai frutti polverizzati del sommacco si ottiene una spezia dal sapore acidulo particolarmente usata nella cucina mediorientale, oltre che nella medicina tradizionale per migliorare la salute cardiovascolare. Un recente studio clinico iraniano, randomizzato, in triplo cieco e controllato con placebo, ha esaminato gli effetti della supplementazione di sommacco sulla sindrome metabolica (MetS).

Metodo dello studio

47 adulti con MetS sono stati assegnati casualmente a ricevere capsule contenenti polvere di sommacco (500 mg) o il placebo due volte al giorno. Ogni fase dello studio è durata 6 settimane, con un intervallo di 2 settimane tra le fasi. Prima e dopo ciascuna fase, sono stati effettuati esami clinici e test di laboratorio.

Risultati principali

Al termine dello studio è stato osservato che la supplementazione di sommacco ha ridotto la pressione arteriosa sistolica di 5 mmHg (da 128.8 ± 21.4 a 123.2 ± 17.6; p= 0.001).

Non sono stati osservati cambiamenti significativi nei parametri antropometrici o nella pressione arteriosa diastolica, tranne una minima diminuzione dei trigliceridi nel gruppo di trattamento.

Conclusioni

Gli autori dello studio affermano che la supplementazione di 1000 mg di sommacco al giorno potrebbe essere un’opzione terapeutica aggiuntiva per gli adulti con sindrome metabolica, e potrebbe contribuire alla gestione di questo importante disturbo grazie alla riduzione della pressione arteriosa sistolica e alla possibile prevenzione dell’aumento della concentrazione di trigliceridi.

 

Mirenayat FS, Hajhashemy Z, Siavash M, Saneei P. Effects of sumac supplementation on metabolic markers in adults with metabolic syndrome: a triple-blinded randomized placebo-controlled cross-over clinical trial. Nutr J. 2023 May 15;22(1):25. doi: 10.1186/s12937-023-00854-9.

 

Nuove applicazioni di astragalo

dried Astragalus membranaceus root isolated on white background

Panoramica completa su botanica, fitochimica, farmacologia e applicazioni cliniche dell’astragalo

L’astragalo (Astragalus membranaceus) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Fabaceae (Leguminosae). La sua droga è costituita dalle radici (Astragali Radix), ed è utilizzata in Cina da oltre 2000 anni per l’azione tonica-adattogena e di regolazione del sistema immunitario. Una revisione della letteratura ha esaminato i progressi della ricerca sui costituenti chimici di A. Radix, sugli effetti farmacologici, le applicazioni cliniche, le applicazioni in via di sviluppo e la tossicologia, con lo scopo di fornire una base per il suo migliore utilizzo.

Composizione chimica

A oggi, sono stati isolati e identificati oltre 400 composti naturali da A. Radix, inclusi saponine (che rappresentano i principali composti bioattivi), flavonoidi, fenilpropanoidi, alcaloidi e altri.

Effetti farmacologici e uso clinico

Gli studi farmacologici hanno evidenziato numerosi effetti benefici di A. Radix: inibisce la crescita di cellule tumorali e induce l’apoptosi; riduce l’infiammazione modulando la risposta immunitaria; potenzia il sistema immunitario ed è utile in condizioni patologiche come le infezioni virali; protegge il cuore riducendo il rischio di malattie cardiovascolari; ha azione anti-ipertensiva e anti-invecchiamento.

A. Radix è utilizzata in campo clinico per trattare tumori, malattie cardiovascolari, complicanze cerebrovascolari associate al diabete e altre condizioni con pochi effetti collaterali e alta sicurezza.

Sviluppi recenti e applicazioni

A. Radix ha trovato applicazioni anche nell’industria alimentare con vari brevetti per vini medicinali, bevande, prodotti lattiero-caseari, porridge, dolci e tè.

Studi tossicologici ne hanno dimostrato la sicurezza per l’uso a lungo termine, con pochi effetti collaterali documentati.

La radice di astragalo rappresenta perciò una risorsa preziosa nelle terapie naturali e integrative, con una vasta gamma di applicazioni terapeutiche e un promettente potenziale per ulteriori ricerche e sviluppi clinici.

 

Liu YX, Song XM, Dan LW, Tang JM, Jiang Y, Deng C, Zhang DD, Li YZ, Wang W. Astragali Radix: comprehensive review of its botany, phytochemistry, pharmacology and clinical application. Arch Pharm Res. 2024 Mar;47(3):165-218. doi: 10.1007/s12272-024-01489-y.

Benefici del carciofo e del bergamotto sul colesterolo

 

L’eccesso di colesterolo nel sangue è un problema crescente a livello globale, con il 39% della popolazione mondiale affetta da livelli anomali di colesterolo. La situazione è particolarmente critica in Europa, dove la prevalenza raggiunge il 54%.

 

Un recente studio clinico italiano, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha valutato gli effetti di un integratore alimentare contenente estratti secchi di carciofo e bergamotto su diversi parametri metabolici e vascolari.

Lo studio ha coinvolto 90 individui con livelli subottimali di colesterolo (età 18-70 anni) reclutati dall’Ospedale Universitario di Bologna, selezionati in base ai livelli di LDL (115 e 190 mg/dL), di trigliceridi (inferiori a 400 mg/dL) e senza un rischio cardiovascolare elevato.

Dopo un mese di standardizzazione dietetica, i partecipanti sono stati randomizzati in due gruppi per ricevere giornalmente per 12 settimane il placebo o l’integratore contenente: estratto secco di carciofo (700 mg/cps), estratto secco di bergamotto (375 mg/cps), astaxantina (20 mg/cps), picolinato di cromo (320 µg/cps) e acido folico (200 µg/cps).

Durante il trattamento i partecipanti hanno continuato a seguire una dieta mediterranea a basso contenuto di grassi e sodio, con aumentato consumo di verdure e riduzione di alimenti processati e ad alto contenuto di grassi.

Risultati

Al termine delle 12 settimane, rispetto al gruppo placebo, il gruppo che assumeva l’integratore ha mostrato una riduzione significativa dei seguenti parametri: colesterolo totale, colesterolo LDL, trigliceridi, proteina C-reattiva ad alta sensibilità. Sono stati osservati miglioramenti significativi anche degli indici di steatosi epatica non alcolica (NAFLD) e di apolipoproteina B-100 e A1

In particolare, si è osservato un miglioramento della reattività endoteliale e della sensibilità all’insulina, indicando un potenziale beneficio dell’integratore non solo sulla gestione del colesterolo, ma anche su altri fattori di rischio cardiovascolare e metabolico.

Conclusioni

Questo studio supporta l’uso di integratori contenenti estratti di carciofo e bergamotto come approccio sicuro ed efficace per la gestione del colesterolo e di vari disturbi cardiometabolici. I polifenoli presenti negli estratti mostrano promettenti potenzialità nel contribuire alla riduzione del colesterolo e dell’infiammazione, migliorando al contempo la salute epatica e la funzione endoteliale.

 

Fogacci F, Giovannini M, Di Micoli A, Fiorini G, Grandi E, Borghi C, Cicero AFG. A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial on the Effect of a Dietary Supplement Containing Dry Artichoke and Bergamot Extracts on Metabolic and Vascular Risk Factors in Individuals with Suboptimal Cholesterol Levels. Nutrients. 2024 May 23;16(11):1587. doi: 10.3390/nu16111587

 

Silimarina e acido salicilico a confronto per il trattamento dell’acne

 

L’acne vulgaris è una condizione dermatologica comune che colpisce soprattutto adolescenti e giovani adulti, influenzando negativamente la qualità della vita e la fiducia in sé stessi.

 

Le opzioni terapeutiche per l’acne comprendono trattamenti topici e sistemici, oppure i peeling chimici, come quello con acido salicilico, ampiamente utilizzato per la sua efficacia nel ridurre lesioni infiammatorie e non infiammatorie.

Uno studio ha valutato l’efficacia e la sicurezza di una crema a base di silimarina, attivo estratto dai semi di cardo mariano (Silybum marianum), come nuova opzione terapeutica rispetto ai peeling con acido salicilico nel trattamento dell’acne vulgaris.

Lo studio ha coinvolto 30 pazienti con acne vulgaris da lieve a moderata, che hanno applicato su metà del viso il peeling di acido salicilico 30% ogni due settimane per tre mesi, mentre sull’altra metà la crema a base di silimarina 1.4% applicata due volte al giorno per lo stesso periodo. L’efficacia del trattamento è stata valutata utilizzando il Global Acne Grading System (GAGS), la valutazione fotografica e l’auto-valutazione dei pazienti.

Risultati

Entrambi i trattamenti hanno mostrato una significativa riduzione del punteggio GAGS dopo il trattamento, con una diminuzione media da 9.67 ± 3.1 a 5.30 ± 2.7 sul lato trattato con acido salicilico e da 8.90 ± 3.5 a 4.83 ± 2.5 sul lato trattato con silimarina. La differenza tra i due trattamenti non è risultata statisticamente significativa. La valutazione fotografica e l’auto-valutazione dei pazienti hanno confermato risultati simili. I peeling con acido salicilico hanno causato iperpigmentazione in due casi, mentre non sono stati osservati effetti collaterali con la crema a base di silimarina.

Conclusioni

Questi risultati suggeriscono che la silimarina può essere considerata una modalità di trattamento sicura e promettente per l’acne vulgaris. Ulteriori studi con campioni più ampi e periodi di follow-up più lunghi sono necessari per confermare questi risultati per inserire la silimarina nel panorama terapeutico dell’acne.

 

Atallah DA, Badran AY, Makhlouf AG, Mekkawy MM. Topical Silymarin Cream as a Novel Therapy Versus Salicylic Acid Peels in Acne Vulgaris: A Split-Face Clinical Trial. J Cutan Med Surg. 2024 Jan-Feb;28(1):22-28. doi: 10.1177/12034754231211568.

Il potenziale terapeutico multifunzionale della calendula

 

La calendula (Calendula officinalis) è una pianta medicinale appartenente alla famiglia delle Asteraceae, il cui utilizzo millenario come rimedio erboristico risale all’antica Grecia.

In questa revisione della recente letteratura scientifica su calendula, è stata esaminata la ricerca degli ultimi cinque anni sulle applicazioni terapeutiche dei suoi preparati, sottolineando inoltre le sue innumerevoli proprietà utilizzate nella medicina tradizionale, nella quale è impiegata in particolare in caso di ustioni e di diversi disturbi gastrointestinali, ginecologici, oculari e cutanei.

La calendula contiene una serie di composti chimici che contribuiscono alle sue proprietà terapeutiche. Il suo profilo fitochimico include flavonoidi, triterpenoidi, glicosidi, saponine, carotenoidi, olio volatile, aminoacidi, steroidi, steroli e chinine. Questi princìpi attivi conferiscono un ampio ventaglio di effetti biologici multifunzionali come l’attività antinfiammatoria, antitumorale, antielmintica, antidiabetica, cicatrizzante, epatoprotettiva e antiossidante.

Sulla base dei dati documentati in letteratura, gli autori della revisione hanno chiarito i meccanismi molecolari delle attività della calendula e discusso i recenti studi clinici.

In conclusione, l’obiettivo di questo lavoro è stato quello di fornire una sintesi delle conoscenze disponibili su questa interessante pianta medicinale, colmare le lacune nella ricerca esistente e presentare un ampio ventaglio di possibilità ai ricercatori che già lavorano alla convalida delle affermazioni tradizionali e allo sviluppo dell’uso della calendula nel trattamento sicuro ed efficace di una varietà di disturbi e malattie.

 

Shahane K, Kshirsagar M, Tambe S, Jain D, Rout S, Ferreira MKM, Mali S, Amin P, Srivastav PP, Cruz J, Lima RR. An Updated Review on the Multifaceted Therapeutic Potential of Calendula officinalis L. Pharmaceuticals (Basel). 2023 Apr 18;16(4):611. doi: 10.3390/ph16040611.

 

 

Cranberry per la prevenzione delle cistiti ricorrenti

Le infezioni del tratto urinario (UTI) rappresentano la seconda infezione batterica più comune, soprattutto nelle donne, e spesso ricorrono in modo persistente.

Le proantocianidine (PACs), attivi caratterizzanti il cranberry (mirtillo rosso americano), sono note per la loro attività antiossidante e antibatterica e impediscono l’adesione di Escherichia coli, il principale patogeno responsabile delle UTI, alle cellule uroteliali. Un recente studio clinico, in doppio cieco e controllato con placebo, ha valutato l’efficacia di un estratto standardizzato di cranberry (240 mg di PACs/die) nel ridurre il numero di UTI e migliorare la qualità della vita (QoL) nelle donne con storie di cistiti ricorrenti (rUTIs).

Lo studio ha coinvolto 172 donne con storia di rUTIs, definite come almeno 2 UTI negli ultimi 6 mesi o 3 negli ultimi 12 mesi, che sono state suddivise in due gruppi: uno riceveva l’estratto di cranberry e l’altro un placebo, per un periodo di 12 mesi. Sono stati raccolti campioni di urina, tamponi vaginali e rettali all’inizio e ogni tre mesi, valutando anche la qualità della vita tramite un apposito questionario.

Risultati

160 donne hanno concluso lo studio. Il gruppo trattato con cranberry ha mostrato una significativa riduzione delle UTI rispetto al gruppo placebo (88 vs. 180 UTI, rispettivamente). Inoltre, solo il 3,8% delle donne nel gruppo cranberry ha avuto almeno tre UTI durante l’anno di studio, contro il 51,3% nel gruppo placebo. Il periodo libero da UTI è stato significativamente più lungo nel gruppo trattato, con una mediana di 7 mesi rispetto ai 4 mesi del gruppo placebo; anche la QoL è migliorata nel gruppo cranberry.

Conclusioni

Il trattamento quotidiano con 240 mg di PACs ha dimostrato di ridurre significativamente le UTI e di migliorare la QoL nelle donne con rUTIs e non sono stati riportati eventi avversi significativi. Questi risultati suggeriscono che l’integrazione con cranberry può essere una strategia efficace e sicura per prevenire le cistiti ricorrenti e migliorare la qualità della vita delle pazienti affette da questa condizione debilitante.

 

Tsiakoulias E, Gravas S, Hadjichristodoulou C, Oikonomou KG, Kyritsi M, Dadouli K, Matziri A, Kola K, Vacthsioli E, Tsiakoulia M, Gianniou M, Tzortzis V. Randomized, placebo-controlled, double-blinded study of prophylactic cranberries use in women with recurrent uncomplicated cystitis. World J Urol. 2024 Jan 12;42(1):27. doi: 10.1007/s00345-023-04741-0.

 

 

Melissa utile nella neuropatia periferica indotta da chemioterapia

Fresh melissa officinalis isolated on white background.

La melissa (Melissa officinalis L.) è una pianta medicinale contenente composti volatili e flavonoidi con molte proprietà curative. Grazie alle sue notevoli capacità antiossidanti e neuroprotettive, la melissa ha attirato molta attenzione nel contesto neurologico.

La maggior parte dei farmaci antitumorali agisce in modo non selettivo sia sulle cellule normali che su quelle cancerose, gli effetti collaterali sono inevitabili e in più dell’80% dei pazienti si riporta almeno un caso di complicazioni.

La neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia (CIPN) è un effetto collaterale sperimentato dai pazienti oncologici, per il quale sono utilizzate varie opzioni di trattamento, tra cui antidepressivi, anticonvulsivanti, antinfiammatori e antiossidanti.

La melissa (Melissa officinalis L.) è una pianta medicinale contenente composti volatili e flavonoidi con molte proprietà curative. Grazie alle sue notevoli capacità antiossidanti e neuroprotettive, la melissa ha attirato molta attenzione nel contesto neurologico, per il trattamento di disturbi come depressione, ansia, insonnia e dolore.

Lo studio clinico sulla melissa

Considerando le proprietà peculiari della melissa e il crescente interesse per l’uso delle piante medicinali in vari ambiti terapeutici, in Iran è stato condotto uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, mirato a investigare il possibile beneficio dell’aggiunta di melissa al regime standard di trattamento della CIPN in un campione di 80 pazienti oncologici, suddivisi in maniera casuale in due gruppi di 40 soggetti. Lo studio è durato 3 mesi.

Il gruppo placebo ha assunto 300 mg di gabapentin al giorno (il farmaco utilizzato come trattamento standard per la neuropatia periferica) e placebo ogni 12 ore. Il gruppo di intervento, oltre ai consueti 300 mg di gabapentin/die, ha assunto un estratto idroalcolico di melissa in capsule (500 mg 2 volte al giorno; fenoli totali 61,35 mg equivalenti di acido gallico/g di estratto).

Risultati dello studio

I pazienti sono stati valutati al basale e al termine del trattamento secondo i Common Terminology Criteria for Adverse Effects (CTCAE), un sistema sviluppato per determinare gli eventi avversi e la loro gravità negli studi sul cancro, e l’EORTC QLQ-C30 (Integrated System for Quality of Life Assessment), un sistema per valutare la qualità della vita. Nel gruppo placebo, 3 pazienti non hanno potuto tollerare il farmaco a causa di disturbi gastrointestinali, mentre nel gruppo intervento hanno completato lo studio 35 pazienti.

I valori finali di CTCAE hanno mostrato una differenza statisticamente significativa (p=0,01). Gli indicatori relativi alla qualità della vita in entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento significativo; inoltre, nel gruppo di intervento, la percezione del dolore e la diarrea sono state significativamente ridotte.

 

Ehsani Z, Salehifar E, Habibi E, Alizadeh-Navaei R, Moosazadeh M, Tabrizi N, Zaboli E, Omrani-Nava V, Shekarriz R. Effect of Melissa officinalis on Chemotherapy-Induced Peripheral Neuropathy in Cancer Patients: A Randomized Trial. Int J Hematol Oncol Stem Cell Res. 2024 Apr 1;18(2):165-173. doi: 10.18502/ijhoscr.v18i2.15372.