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Olio di sesamo e dolore da osteoartrite

Girl with sore foot on gray background

 

 

L’olio di sesamo, un grasso di origine vegetale estratto dai semi di Sesamum indicum (famiglia delle Pedaliaceae) è stato usato per trattare il dolore articolare in diverse medicine tradizionali. Questo studio randomizzato in doppio cieco con controllo attivo ne ha valutato l’efficacia in applicazione topica in individui con osteoartrosi del ginocchio (OA) mettendolo a confronto con un gel a base di diclofenac.

Centoquattro pazienti sono stati arruolati e assegnati in modo casuale a due bracci: un braccio ha ricevuto olio di sesamo per via topica, l’altro un gel a base di diclofenac tre volte al giorno per 4 settimane.

Le misure di esito erano il dolore al ginocchio valutato con scala analogica visiva (VAS), il punteggio sul questionario WOMAC (Western Ontario and Mc Master University) sull’osteoartrite, la flessione dell’articolazione del ginocchio, il test del cammino per 8 metri e il numero di analgesici usati.

I partecipanti al trial sono stati valutati al basale e 2 e 4 settimane dopo l’intervento. Durante le visite di follow-up l’olio di sesamo non è risultato inferiore al diclofenac per quanto riguarda i punteggi del dolore sulla scala WOMAC, il test del cammino e l’angolo di flessione del ginocchio. La non inferiorità non è stata dimostrata invece per i punteggi sulla VAS e i parametri rigidità e totale sul questionario WOMAC alla quarta settimana.

L’olio di sesamo non è risultato inferiore al diclofenac per quanto riguarda il consumo di analgesici.

La conclusione di questa sperimentazione è che l’olio di sesamo in applicazione topica non è inferiore al gel a base di diclofenac nella riduzione del dolore da osteoartrite del ginocchio e nel miglioramento di alcuni parametri di funzionalità.

 

Askari A, Ravansalar SA, Naghizadeh MM, Mosavat SH, Khodadoost M, Jazani AM, Hashempur MH. The efficacy of topical sesame oil in patients with knee osteoarthritis: A randomized double-blinded active-controlled non-inferiority clinical trial. Complement Ther Med. 2019 Dec;47:102183.

 

 

Camomilla, rilassante ma non solo

chamomile with leaves on a white background

 

camomilla

 

La camomilla (Matricaria chamomilla L.), una pianta erbacea annuale, ha una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale per il trattamento di spasmi muscolari, disturbi mestruali, insonnia, ulcere, ferite, disturbi gastrici, dolore reumatico, raffreddore da fieno ed emorroidi. È ampiamente usata come infuso per i suoi effetti rilassanti e lenitivi. L’importanza della camomilla dal punto di vista farmacologico è testimoniata anche dalle monografie presenti nelle Farmacopee Ufficiali di 26 paesi e in quella europea.

Le proprietà della camomilla

Studi in vitro e su animali indicano che gli estratti di camomilla hanno proprietà anti-infiammatorie, anti-iperglicemizzanti, antigenotossiche e antitumorali. L’apigenina, un flavonoide presente nel suo fitocomplesso, ha effetti chemiopreventivi. In uno studio su animali, l’estratto di camomilla ha mostrato effetti protettivi contro la mucosite gastrointestinale radioindotta. Nell’animale un collutorio alla camomilla ha ridotto la mucosite indotta da 5 fluorouracile, ma i dati provenienti da studi clinici sull’uomo sono contrastanti.

I dati clinici indicano modesti benefici nell’insonnia cronica e nella mastalgia ciclica moderata. L’infuso ha avuto effetti positivi sul controllo glicemico nei pazienti diabetici. Diversi studi hanno inoltre riportato che gli estratti di camomilla sono efficaci contro il disturbo d’ansia generalizzato da lieve a moderato e da moderato a grave e possono anche avere effetti antidepressivi. La ricerca mostra che la camomilla può migliorare i marcatori biologici dello stress in soggetti con ansia cronica.

In altri studi controllati l’applicazione di un impacco di camomilla è risultata efficace e superiore a una pomata all’idrocortisone nella guarigione delle lesioni peristomali dopo colostomia; un oleogel di camomilla ha alleviato il dolore in casi di emicrania senza aura.

Gli individui allergici all’ambrosia o a piante della famiglia delle Compositae dovrebbero evitare questa pianta.

 

Fonte: HERBS – Memorial Sloan Kettering Cancer Center New York.

 

 

Ortica allo studio per il diabete tipo 2

 

ortica

 

 

 

 

 

 

 

Il diabete mellito di tipo 2 è un grave problema di salute in tutto il mondo, associato all’aumento della morbilità e della mortalità.

Diversi studi clinici controllati randomizzati (RCT) hanno studiato l’effetto della supplementazione di ortica (Urtica dioica) sui marker glicemici in soggetti con questo problema, riportando risultati contrastanti. Questa revisione sistematica con metanalisi ha voluto pertanto valutare le prove di efficacia esistenti circa l’effetto dell’ortica su alcuni parametri glicemici nel diabete tipo 2.

Una ricerca sistematica è stata condotta in PubMed, Scopus, Cochrane Library e Web of Science, fino a giugno 2019, per individuare gli studi randomizzati e controllati che hanno studiato l’effetto della supplementazione di ortica sui marcatori glicemici, tra cui glicemia a digiuno (FBS), HOMA (modello di valutazione omeostatico di insulinoresistenza) e tasso di emoglobina glicata. La qualità metodologica degli studi è stata valutata con il Cochrane Collaboration Tool.

Otto RCT (totale 401 partecipanti) sono stati inclusi nella revisione sistematica e metanalisi. Cinque studi sono stati considerati di buona e due studi di bassa qualità metodologica.

I risultati della metanalisi hanno mostrato una riduzione statisticamente significativa delle concentrazioni di glicemia a digiuno dopo la supplementazione con ortica; non sono state osservate riduzioni significative nei livelli di insulina, nell’HOMA e nel tasso di emoglobina glicata.

I risultati di questo studio suggeriscono dunque che la supplementazione di ortica può essere efficace nel controllo della glicemia a digiuno nel diabete di tipo 2, ma sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati.

 

Fonte: Ziaei R, Foshati S, Hadi A, et al. The effect of nettle (Urtica dioica) supplementation on the glycemic control of patients with type 2 diabetes mellitus: A systematic review and meta-analysis. Phytother Res. 2019 Dec 4. doi: 10.1002/ptr.6535. [Epub ahead of print]

 

Uso della propoli contro i disturbi della dismenorrea

Woman hygiene protection, menstruation calendar with cotton tampons ,Sanitary pads, woman critical days

dismenorrea

La dismenorrea primaria è una condizione che provoca crampi addominali durante le mestruazioni, colpisce il 60-93% delle donne in età riproduttiva e in genere si verifica in adolescenti e giovani donne senza patologia pelvica associata. I fattori di rischio includono età <20 anni, familiarità, fumo di sigaretta, mestruazioni abbondanti o irregolari, menarca a <12 anni, peso ridotto e nulliparità.

Il dolore è causato dall’eccessiva produzione di prostaglandine durante l’ovulazione, che determina le contrazioni uterine. Per alleviare il disturbo si utilizzano spesso farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) e contraccettivi ormonali orali, che tuttavia possono avere degli effetti collaterali o indesiderati. Per questa ragione sono al vaglio della ricerca altre risorse complementari, quali erbe, integratori alimentari, interventi comportamentali, digitopressione, massaggio ecc.

I prodotti delle api – miele, polline, pappa reale e propoli – sono utilizzati in medicina tradizionale e alcune ricerche ne hanno confermato il ruolo nella lombalgia cronica e in altre manifestazioni dolorose inclusa la dismenorrea.

Questo studio clinico in doppio cieco randomizzato e controllato con placebo ha valutato l’effetto della propoli sul dolore da dismenorrea. Vi hanno partecipato 86 studentesse della Facoltà di Medicina di Hamadan (Iran), di età compresa tra 19 e 23 anni, che sono state randomizzate in due gruppi (gruppo sperimentale e gruppo placebo) e hanno ricevuto rispettivamente capsule di propoli (500 mg) o un placebo per 5 giorni durante due cicli mestruali.

All’inizio dello studio sono stati registrati età, età al menarca e indice di massa corporea (IMC), nonché il punteggio del dolore su una scala analogica (ciclo 0). Al basale non sono emerse differenze significative tra i gruppi nell’età media, età del menarca, IMC e punteggi VAS. Quarantatré partecipanti del gruppo propoli e 40 del gruppo placebo hanno completato lo studio.

Questi i risultati dopo l’intervento: è stato riscontrato un cambiamento statisticamente significativo nei punteggi medi del dolore durante il primo (P <0,001) e il secondo (P <0,001) mese dopo l’uso di propoli rispetto al placebo. Le medie dei punteggi del dolore nel gruppo propoli erano 5,32 ± 2,28 e 4,74 ± 2,40 nel primo e nel secondo mese dopo l’intervento rispettivamente, mentre le medie dei punteggi del dolore nel gruppo placebo erano 7,40 ± 1,21 e 7,17 ± 1,24. Non sono stati segnalati eventi avversi.
Questo studio –  scrivono gli autori – avvalora l’uso della propoli come alternativa ai FANS per alleviare il dolore da dismenorrea; tra le limitazioni si segnalano le piccole dimensioni del campione e la breve durata della ricerca.

 

Jenabi E, Fereidooni B, Karami M, Masoumi SZ, Safari M, Khazaei S. The effect of bee propolis on primary dysmenorrhea: a randomized clinical trial. Obstet Gynecol Sci. September 2019;62(5):352-356. doi: 10.5468/ogs.2019.62.5.352.

 

 

Schisandra, la bacca dei cinque sapori

Schisandra chinensis or five flavor berry

 

La Schisandra (Schisandra chinensis) è una liana originaria delle zone fredde della Manciuria e produce bacche di color rosso vivo che maturano a fine estate.

La pianta ha una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale cinese per il trattamento di tosse, malattie del fegato, disturbi gastrici, ma anche come adattogeno e come tonico per migliorare la vitalità. È inoltre utilizzata in varie formulazioni per contrastare l’affaticamento e migliorare il sonno. Il suo nome cinese, wu wei zi, significa bacca ai cinque sapori, per rispecchiare i cinque sapori della medicina tradizionale cinese: acido, amaro, dolce, piccante e salato.

Studi in vitro hanno osservato che la schisandra ha un’azione antinfiammatoria, antitumorale e cardioprotettiva. Studi su animali suggeriscono anche un’attività cardioprotettiva ed epatoprotettiva. In studi preclinici la Schisandra ha mostrato un’azione positiva sul metabolismo e sulla funzione cognitiva, esibendo anche attività antimicrobiche, antiossidanti, neuroprotettive e ipoglicemizzanti.

Per contro sono stati eseguiti pochissimi studi sull’uomo. Tra questi, alcuni studi clinici con un campione ridotto hanno riportato miglioramenti in caso di problemi epatici quali steatosi epatica o epatite C se usati in associazione con altre sostanze. In un trial che ha riguardato pazienti sottoposti a trapianto di fegato, la schisandra ha ridotto gli effetti collaterali associati al tacrolimus (un farmaco antirigetto) e ha migliorato la funzionalità epatica.  In piccoli studi su donne la pianta ha alleviato i sintomi della menopausa.

Diverse attività della schisandra (epatoprotettiva, antiproliferativa ed estrogenica) sono state correlate alla presenza di lignani.

Nei limitati studi clinici pubblicati non sono stati riportati effetti avversi di rilievo, ad eccezione di una leggera sonnolenza ed estremità fredde osservate in un piccolo studio. Vista la mancanza di dati, si sconsiglia l’utilizzo in gravidanza, durante l’allattamento e la prima infanzia.

Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare l’efficacia di questa pianta e individuare le possibili interazioni o effetti collaterali ad essa associati.

 

Fonte: Herbs, Memorial Sloan Kettering Cancer Center

 

 

Estratti vegetali: dinamiche del mercato globale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Stime di mercato indicano che la crescita della domanda di estratti vegetali per l’utilizzo nell’industria alimentare, farmaceutica e cosmetica possa favorire la crescita del mercato globale di questi preparati. Secondo l’American Botanical Council la vendita al dettaglio di integratori a base di erbe negli Stati Uniti, attestata a 6,9 miliardi di dollari nel 2015, ha raggiunto la cifra di 7,4 miliardi nel 2017.

A livello globale l’Europa detiene una posizione dominante nel mercato degli estratti vegetali, seguita dall’Asia: il mercato europeo ammontava a 11.549,5 milioni di dollari statunitensi nel 2016 che si stima aumenteranno a circa 20 milioni entro il 2025. Il Centre for the Promotion of Imports ha riportato inoltre che in Germania sono registrati circa 700 medicinali di origine vegetale e che questi vengono prescritti dal 70% dei medici tedeschi. Il mercato globale degli estratti vegetali è stato valutato a 37.771,8 milioni di dollari nel 2016 e si prevede che raggiungerà 63.304,8 milioni di dollari entro il 2025.

Molto dinamico si mostra anche il mercato asiatico, in particolare quello indiano, grazie alla crescente domanda di ingredienti naturali nelle industrie cosmetica, farmaceutica e alimentare.

Gli estratti vegetali trovano applicazione infatti anche nell’industria cosmetica per la fabbricazione di profumi, prodotti per la cura di pelle e capelli e anti-age. L’utilizzo in crescita di prodotti cosmetici naturali e biologici dovrebbe dare un ulteriore impulso al mercato globale degli estratti vegetali nel prossimo futuro.

Secondo la Government Export Association statunitense nel 2017 la spesa per i cosmetici naturali in Germania – il principale e più forte mercato europeo – è stata di 13,5 miliardi di dollari, in aumento del 9,2% rispetto alla precedente rilevazione. Cosmetic Europe ha stimato che l’industria cosmetica e della cura della persona in Europa ammontava a 94,13 miliardi di dollari nel 2015, con la Germania (15,89 miliardi) posizionata al primo posto, seguita da Regno Unito (14,06 miliardi), Francia (13,94 miliardi) e Italia (12,10 miliardi).

 

Fonte: American Botanical Council.

 

 

 

Proprietà salutistiche dell’uva

Mano cogiendo un manojo de uvas en un viñedo

 

La vite (Vitis vinifera L., famiglia delle Vitaceae), è una specie originaria del Mediterraneo e del Medio Oriente, con viticci a spirale e foglie di grandi dimensioni. Succo, polpa, buccia e semi d’uva possono essere utilizzati per varie preparazioni.

I polifenoli presenti nell’uva (flavonoidi quali catechine, epigallo-catechine e proantocianidine, stilbeni e acidi fenolici) esplicano una funzione antiossidante e sono associati a numerosi benefici per la salute. Maggiormente concentrati nella buccia più che nella polpa o nei semi, il loro contenuto tende ad aumentare man mano che avanza la maturazione. Il vino e l’uva rossi sono ricchi inoltre di antociani e catechine, stilbeni come il resveratrolo e acidi fenolici come acido caffeico e acido cumarico.

Numerosi studi incentrati sui composti bioattivi dell’uva ne hanno riportato le proprietà antiossidanti, antitumorali, immunomodulanti, antidiabetiche, antiarterogene, antinfettive e neuro-protettive. Le ricerche hanno indicato che il consumo di prodotti a base di uva potrebbe essere benefico in caso di diabete e malattie cardiovascolari, anche se gli studi per lo più preliminari devono essere confermati con ricerche cliniche.

Studi in vitro, sull’animale e in piccoli trial clinici hanno mostrato un’azione positiva contro stress ossidativo, aterosclerosi, ipertensione e aritmie. Una ricerca ha mostrato che i polifenoli di frutta, buccia e semi svolgono un effetto cardioprotettivo. Una metanalisi ha valutato l’attività antinfiammatoria dei polifenoli dell’uva rilevando che la funzionalità dei vasi sanguigni migliora in modo significativo negli adulti sani nelle prime due ore dopo l’assunzione. Uno studio in vitro ha dimostrato che gli antiossidanti di diversi estratti d’uva hanno una attività anti-radicalica efficace quanto o più di BHT (idrossitoluene butilato) e tocoferolo in termini di chelazione dei metalli e di inibizione della perossidazione lipidica.

L’estratto di semi d’uva (GSE) è oggetto di studi che stanno verificando il potenziale impiego ipotensivante e di riduzione del rischio di malattie cardiovascolari.

Studi sugli effetti chemiopreventivi dei polifenoli dell’uva hanno rilevato che tali sostanze potrebbero proteggere dagli agenti cancerogeni e prevenire la crescita di cellule tumorali proteggendo il DNA e regolando la morte cellulare naturale. Infine, uno studio clinico randomizzato controllato in doppio cieco su parenti sani di primo grado di soggetti con diabete di tipo 2 in sovrappeso od obesi ha riscontrato che l’assunzione di un preparato contenente polifenoli dell’uva per contrastare una dieta ricca di fruttosio, dopo nove settimane di integrazione, ha esplicato un effetto protettivo contro l’insulinoresistenza indotta dal fruttosio.

 

Fonte: HerbalGram, American Botanical Council.

Zafferano alleato contro la depressione

 

 

 

 

 

 

 

Uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, pubblicato sul Journal of Psychopharmacology e condotto dai ricercatori dell’Università di Murdoch, ha riscontrato una maggiore riduzione dei sintomi depressivi quando la terapia farmacologica per la depressione viene integrata con capsule contenenti zafferano (Crocus sativus). È il primo studio che ha esaminato gli effetti dello zafferano come componente aggiuntivo nella terapia con antidepressivi di sintesi, mentre le ricerche precedenti avevano studiato gli effetti antidepressivi dello zafferano quando assunto separatamente.

Centosessanta partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: il gruppo sperimentale ha ricevuto un estratto standardizzato di zafferano, il secondo un placebo; la somministrazione è durata 8 settimane.

Dei 160 partecipanti arruolati, 139 hanno fornito dati utili ai fini dell’analisi valutativa. I sintomi depressivi, valutati con la scala Montgomery-Åsberg Depression Rating Scale (MADRS), sono diminuiti maggiormente nei partecipanti che assumevano zafferano rispetto al placebo, con una riduzione del 41% nel gruppo di intervento e del 21% in quello placebo (p = 0.001). Nel gruppo di intervento sono stati riscontrati anche miglioramenti nella qualità del sonno e in altri parametri quali iniziativa e motivazione, interesse e piacere nelle attività. L’assunzione del preparato a base di zafferano è stata associata a una maggiore riduzione degli effetti avversi degli antidepressivi di sintesi (p = 0.019). Sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire i benefici clinici.

In precedenza ricercatori iraniani avevano osservato che lo zafferano migliora i sintomi depressivi tra le donne con depressione post-partum di grado lieve e ricercatori dell’Università della Florida hanno pubblicato una metanalisi di studi clinici secondo la quale lo zafferano (30 mg/die, polvere) è efficace sui sintomi della depressione in maniera più o meno equivalente agli antidepressivi abitualmente utilizzati (imipramina e fluoxetina).

Lopresti A. L., Smith SJ, Hood SD, Drummond PD. Efficacy of a standardised saffron as an add-on to antidepressant medication for the treatment of persistent depressive symptoms in adults: A randomised, double-blind, placebo-controlled study. J Psychopharmacol. 2019 Nov;33(11):1415-1427.

Indagine etnobotanica nell’area di Cava dei Tirreni

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato di recente uno studio quantitativo etnobotanico che documenta le conoscenze e le pratiche locali sull’uso delle piante nell’area di Cava de Tirreni, in provincia di Salerno. Condotto nel periodo 2016-2017, lo studio riporta gli usi locali di 119 specie vegetali per scopi medicinali, alimentari e domestici.

Centouno specie, appartenenti a 48 famiglie, vengono segnalate per gli utilizzi nell’uomo. Le famiglie botaniche più citate sono le seguenti: Lamiaceae (11 specie), Asteraceae (8 specie), Rosaceae e Solanaceae (6 specie).

Tra i numerosissimi impieghi descritti, si segnala il decotto del rizoma di Arundo donax L. (canna di fiume o comune) contro le affezioni gastriche e per lo stesso problema anche un decotto di lavanda (Lavandula angustifolia Mill.).

Nella famiglia delle Asteraceae si riporta l’utilizzo di cicoria (Cichorium intybus L.) e carciofo (Cynara scolymus L.) per i problemi epatici, mentre i capolini di pratolina (Bellis perennis L.), insieme alla mercorella comune (Mercurialis annua L.), venivano impiegati come febbrifugo.

Per l’attività diuretica si citano i decotti delle foglie di borragine (Borago officinalis L.), basilico (Ocimum basilicum L.), asparago (Asparagus acutifolius L), gelso (Morus alba L.), mais (Zea mays L.); il decotto delle parti aeree di borragine è citato anche come depurativo.

La corteccia di melograno (Punica granatum L.) è segnalata per la preparazione di un decotto abortivo, un impiego che sembra nuovo nella letteratura etnobotanica italiana.

La gramigna (Cynodon dactylon (L.) Pers.) e il sambuco (Sambucus nigra L.) sono utilizzati per l’infertilità femminile; un decotto del rizoma di gramigna viene ricordato per l’utilizzo anche in caso di calcoli renali. È stato riferito, inoltre, che la pianta cura le infiammazioni dell’apparato digerente e genito-urinario.

Ventitré specie sono citate per il loro impiego nelle patologie della cute: in particolare si evidenzia l’uso del gel di fico d’India (Opuntia ficus-indica) come lenitivo per la pelle e di un macerato della corteccia di tiglio (Tilia platyphyllos Scop.). Della salvia (Salvia officinalis L.) si riferisce l’applicazione diretta sulla pelle colpita da herpes zoster.

Alcune specie di timo e ortica sono utilizzate come espettoranti; un decotto di foglie di vite (Vitis vinifera L.) e malva (M. sylvestris) viene utilizzato contro la bronchite. Il decotto di origano (Origanum vulgare L.) viene riportato contro le affezioni delle vie aeree superiori; alcune fonti riferiscono l’uso di origano e di malva per la tosse e di alcune specie di timo in caso di raffreddore.

Tra le piante che agiscono sul sistema cardiovascolare, i frutti e le foglie di olivo (Olea europea L.) sono utilizzati la loro azione ipotensivante.

L’articolo è open access e può essere quindi liberamente consultato.

 

Fonte: Mautone, M., De Martino, L. & De Feo, V. Ethnobotanical research in Cava de’ Tirreni area, Southern Italy. J Ethnobiology Ethnomedicine 15, 50 (2019)

 

 

 

 

L’Echinacea contribuisce ad alleviare il prurito

 echinacea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il prurito può influire negativamente sulla la qualità della vita e può interessare diverse aree del corpo. In questo studio sono stati valutati gli effetti antipruriginosi e le proprietà cosmetiche di due diverse emulsioni (idrofila e idrofoba) e di uno shampoo contenente un estratto lipofilo di radice di Echinacea purpurea in adulti affetti da prurito.

In una prima sperimentazione 55 persone affette da prurito sul corpo hanno applicato un’emulsione a base di Echinacea per 2 settimane. In uno studio separato 33 adulti con prurito del cuoio capelluto hanno applicato l’emulsione per 4 settimane e infine in un terzo studio è stato utilizzato per 4 settimane uno shampoo a base di estratto di Echinacea su 34 persone con prurito del cuoio capelluto.

Sono stati valutati i parametri oggettivi (eritema, secchezza e papule) e soggettivi (intensità, durata e carico del prurito).

Il trattamento con l’emulsione ha ridotto in modo statisticamente significativo l’eritema e la secchezza (P <0,0001) e il prurito (93% dei partecipanti) sul corpo. Il trattamento con l’emulsione sul cuoio capelluto ha ridotto in modo statisticamente significativo (P <0,0001) i parametri obiettivi (eritema nel 61% e secchezza nell’85% dei partecipanti) e soggettivi (85% dei partecipanti).

Risultati analoghi sono stati osservati nella riduzione della secchezza (76% dei partecipanti) e del prurito (70% dei partecipanti) dopo 4 settimane di utilizzo dello shampoo.

Indipendentemente dal tipo di emulsione, i preparati contenenti un estratto di Echinacea hanno pertanto ridotto in modo statisticamente significativo i parametri oggettivi e soggettivi del prurito acuto o cronico mostrando anche una buona tollerabilità.

 

Fonte: Kilic A, Harder A, Reich H, Knie U, Masur C, Abels C. Efficacy of hydrophilic or lipophilic emulsions containing Echinacea purpurea extract in treatment of different types of pruritus. Clin Cosmet Investig Dermatol. November 20, 2018;11:591-602.