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Azione ipoglicemizzante dello zenzero

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo studio clinico randomizzato e controllato in doppio cieco ha valutato l’efficacia dello zenzero (Zingiber officinale) nel ridurre i livelli ematici di zuccheri e lipidi in persone con diabete di tipo 2.

Il trial è stato condotto in strutture di assistenza sanitaria di base e ha riguardato individui di età compresa tra 20 e 80 anni che assumevano farmaci antidiabetici orali e con livelli di emoglobina glicata (HbA1c) tra il 6% e il 10%. I partecipanti alla ricerca sono stati assegnati a due gruppi distinti con randomizzazione a blocchi sulla base dei livelli di HbA1c.

I partecipanti del gruppo sperimentale hanno ricevuto 1,2 g al giorno di zenzero, mentre quelli del gruppo di controllo hanno assunto 1,2 g di una sostanza placebo; lo studio è durato 90 giorni. L’outcome primario era la riduzione della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicata; come misura di outcome secondario è stata stabilita la riduzione dei lipidi e dell’indice HOMA, un parametro utilizzato per valutare il grado di resistenza all’insulina. Hanno completato lo studio 103 persone, 47 del gruppo sperimentale e 56 del gruppo di controllo.

Tra i partecipanti al gruppo sperimentale (zenzero) è stata evidenziata una maggiore riduzione dei valori di glicemia e colesterolo totale rispetto al gruppo di controllo. È stato, inoltre, osservato un livello minimo di effetti avversi, a conferma della sicurezza dello zenzero peraltro già rilevato in due revisioni sistematiche.

La conclusione di questo piccolo studio è che lo zenzero ha delle potenzialità interessanti nella gestione delle persone con diabete, contribuendo al ripristino dei valori corretti della glicemia e dei lipidi ematici; i suoi risultati – scrivono gli autori – devono però essere confermati con studi più ampi che prendano in considerazione altre variabili metaboliche e valutino il rapporto costo-beneficio dello zenzero in questo ambito.

 

Fonte: Freitas RWJF, Zanetti ML, Damasceno MMC. Effectiveness of ginger in reducing metabolic levels in people with diabetes: a randomized clinical trial. Rev Lat Am Enfermagem. 2020 Oct 9;28:e3369. doi: 10.1590/1518-8345.3870.3369.

 

Confermata l’apertura delle erboristerie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Governo considera le erboristerie come attività essenziali e ne consente dunque l’apertura durante la nuova fase emergenziale. L’ultimo DPCM emesso il 3.11.20, infatti, riporta all’Allegato 1 tra le attività essenziali ‘il commercio al dettaglio di (…) erboristeria in esercizi specializzati’.

Lo comunica la FEI-Federazione Erboristi Italiani che precisa “Si fa presente che la Federazione Erboristi Italiani in via preventiva il 31.10.2020 aveva richiesto specificamente al Governo e al Presidente della conferenza delle Regioni e Province autonome di voler specificare senza ombra di dubbio e di interpretazione che negli allegati venissero definitivamente incluse le erboristerie come attività essenziali”.

Le disposizioni del decreto si applicano dal 6 novembre e rimangono in vigore fino al 3 dicembre 2020.

Così come accaduto durante la prima fase dell’epidemia, le erboristerie italiane potranno continuare a svolgere la propria attività. Auguriamo buon lavoro a tutti gli erboristi!

Piante adattogene: lo stato dell’arte

 

 

 

 

 

 

 

 

Si definisce adattogena una pianta in grado di rafforzare e prolungare l’adattamento fisiologico dell’individuo ai fattori di stress, andando ad accrescere le capacità di difesa dell’organismo e le prestazioni fisiche e mentali. Gli adattogeni svolgono, ad esempio, un ruolo chiave nella difesa degli organismi contro le sfide ambientali (batteri nocivi, inquinamento, eccesso di caldo e freddo, ipossia ecc.).
Su questo tema la rivista Medicinal Research Reviews ha pubblicato di recente una revisione scientifica intitolata “Evoluzione del concetto di adattogeno dall’utilizzo tradizionale ai sistemi medici: la farmacologia delle malattie legate allo stress e all’invecchiamento”.
Il documento, scritto da 11 esperti nelle piante medicinali e consultabile online, arriva in un momento in cui si assiste a un aumento dell’utilizzo degli adattogeni di origine vegetale per contrastare l’accresciuto stress mentale e fisico.
Il concetto di pianta adattogena fu coniato in Russia dopo la seconda guerra mondiale e si è successivamente affermato in tutto il mondo, come dimostra l’impiego di piante adattogene come l’ashwagandha (Withania somnifera), il ginseng asiatico (Panax ginseng), l’eleuterococco (Eleutherococcus senticosus) o la rodiola (Rhodiola rosea, nella foto).
Con questa esauriente pubblicazione (74 pagine con 628 referenze bibliografiche) gli autori offrono un’ampia e dettagliata panoramica sulle piante adattogene che sono state studiate da molti esperti negli ultimi decenni. Questa ampiezza di approccio rappresenta un valore aggiunto di tale pubblicazione, poiché il concetto stesso di adattogeno è cambiato nel tempo.
Gli autori descrivono i princìpi comuni alle principali piante adattogene nei sistemi di ‘erboristeria tradizionale’ di Asia ed Europa e presentano un elenco di 109 specie botaniche che rispondono a queste caratteristiche.
Una buona parte del documento è dedicata alla descrizione dei meccanismi fisiologici che sono alla base degli effetti adattogeni e sulle vie di segnalazione influenzate dalla risposta adattogena, mentre un capitolo più breve riferisce i risultati degli studi clinici condotti sulle principali piante adattogene. Sebbene ci siano ancora diversi aspetti da approfondire, questo studio è un aggiornamento scientifico utile su una interessante branca della fitoterapia.

Panossian AG, Efferth T, Shikov AN, Pozharitskaya ON, Kuchta K, Mukherjee PK, Banerjee S, Heinrich M, Wu W, Guo D, Wagner H. Evolution of the adaptogenic concept from traditional use to medical systems: Pharmacology of stress‐ and aging‐related diseases. Med Res Rev. 2020;40(6):1-74

Anice verde: molte le novità dalla ricerca scientifica

 

Oltre a quanto trasmesso dall’impiego tradizionale, comune a molte culture dell’area mediterranea, esistono anche ricerche condotte sull’anice.

Studi clinici sull’uomo hanno mostrato che l’anice (Pimpinella anisum, Apiaceae) esplica degli effetti benefici sulla stitichezza, confermando l’impiego tradizionale nell’ambito dei disturbi gastrointestinali. Ad esempio, uno studio randomizzato in doppio cieco su 107 persone ha evidenziato che 3 grammi di anice in polvere dopo ogni pasto risultavano efficaci sui sintomi della dispepsia funzionale; uno studio condotto su un piccolo campione di 25 persone ricoverate in un hospice di cure palliative ha mostrato che un trattamento aromaterapico con una miscela di oli essenziali, incluso l’olio di anice, riduce i sintomi della nausea.

In un piccolo studio randomizzato, in crossover e controllato con placebo un decotto composto da più erbe (anice, finocchio, fiori di sambuco e senna) si è rivelato un trattamento sicuro ed efficace per la stipsi cronica.

I trial sull’uomo hanno anche studiato l’anice per i sintomi della menopausa, dato il suo contenuto in fitoestrogeni: ad esempio, uno studio randomizzato e controllato ha rilevato che 300 mg di un estratto di anice assunto quotidianamente erano efficaci nel ridurre il numero e l’intensità delle vampate di calore di donne in menopausa.

Alcuni studi sull’animale hanno vagliato poi l’attività anticonvulsivante dell’anice: l’olio essenziale di anice ha dimostrato di ridurre le crisi epilettiche e il danno cerebrale a queste correlato aumentando il periodo di tempo tra una crisi e l’altra e diminuendone la gravità. Un altro studio ha indicato che l’effetto sui topi era dose-dipendente e “più soddisfacente” rispetto al fenobarbital.

I test in vitro su OE ed estratto di anice stanno mostrando nuove possibili applicazioni salutistiche di questa pianta aromatica. Il trans-anetolo e i suoi derivati ​​contribuiscono a ridurre lo sviluppo e la progressione neoplastica bloccando l’attivazione dei geni coinvolti nell’infiammazione, nella sopravvivenza e nella proliferazione cellulare e nello sviluppo dell’angiogenesi. Altri studi di laboratorio hanno valutato l’attività antiossidante dell’estratto idroalcolico di semi di anice con risultati incoraggianti.

 

Fonte: HERBAL GRAM, American Botanical Council.

Verso il 2021: resilienza e determinazione

Resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento ma anche di autoriparazione a fronte di eventi traumatici, trovando al proprio interno le forme e l’energia per andare avanti, rigenerandosi in altre modalità se necessario.

È con questa consapevolezza che ci si prepara ad affrontare la fase di ‘convivenza’ con il virus SARS-CoV-2 e la gestione degli effetti, enormi e solo fino a un anno fa inimmaginabili, che la pandemia ha determinato sugli scenari economici, sociali ed esistenziali di ciascuno di noi.

Anche quest’anno, nonostante la difficile situazione, è stato portato a termine il Premio Erboristeria dell’Anno, giunto con successo alla sua terza edizione e promosso dalla nostra rivista con il semplice e chiaro intento di dare visibilità a una categoria professionale ed economica che ha svolto e svolge tuttora un ruolo importante all’interno della filiera erboristica e di farne emergere il valore aggiunto e le peculiarità all’interno del vasto mondo del benessere. A fronte del riacutizzarsi del contagio, la premiazione si è svolta l’11 ottobre scorso con un evento online, seguito in diretta da centinaia di erboristi. Anche questa modalità per noi inedita ha consentito di condividere e di mettere a confronto le esperienze e le storie degli erboristi premiati per le diverse categorie.

In questa narrazione è stato restituito un tessuto fatto di tante realtà, ciascuna connotata da caratteristiche proprie e mai uguale alle altre, piccole imprese capillarmente disseminate sul territorio nazionale a rappresentare le oltre 4.000 erboristerie italiane. Con alcuni tratti condivisi: dedizione, serietà, etica e coraggio, come quello di aprire un’erboristeria nel pieno della pandemia perché è il traguardo di tanti anni di studio e attività nel settore. Abbiamo avuto conferme di un diffuso livello di professionalità, così come dell’impegno di tanti erboristi non soltanto ad ampliare le competenze acquisite con i percorsi formativi classici – il Corso di Laurea in Tecniche/Scienze erboristiche o il diploma –  ma soprattutto a ri-sperimentarsi nelle nuove condizioni di ‘normalità’ che caratterizzeranno i mesi a venire.

Per molte erboristerie questo ha voluto dire e vuol dire rimodulare lo stile e l’organizzazione del lavoro giorno dopo giorno declinandoli nello scenario attuale con forme originali e personalizzate: dare, ad esempio, maggiore spazio ai servizi digitali, ricorrere se necessario alle consegne a domicilio, inventare modalità di comunicazione e parallelamente potenziare quelle già in essere al fine di rafforzare la propria attività cercando il difficile, ma non impossibile, equilibrio fra nuovi e tradizionali modelli di lavoro. Con l’occhio attento alle esigenze del cliente allo scopo di intercettarle ma non in maniera passiva, al contrario per indirizzarle con competenza e professionalità. Propensioni di acquisto che risultano inevitabilmente influenzate dall’attuale situazione sanitaria, come l’aumento della richiesta di preparati ed erbe officinali che aiutino a sostenere le difese immunitarie personali e a proteggere l’organismo dalle malattie stagionali, percepite quest’anno come un’insidia maggiore.

L’inverno tra i più difficili della nostra storia contemporanea è alle porte e andrà a chiudere un annus horribilis in un perdurante clima di incertezza che mette a nudo le deficienze di un sistema che fatica ad attuare cambiamenti ormai necessari e ad uscire dalla logica di un intervento esclusivamente emergenziale.

La partita si gioca qui e ora su molti fronti facendo leva, più che in passato, sulla capacità di ogni erborista di attuare scelte coraggiose e coerenti con il proprio percorso e con la propria storia per mantenere la propria attività e continuare a svolgere il proprio ruolo.

Questo impegno da solo non può bastare – è evidente – e servono strategie economiche di ampio respiro che non ci sono ancora o che ci sono in modo frammentario, ma le vostre storie, quelle che abbiamo ascoltato, dimostrano coraggio, determinazione e resilienza, buone compagne per le complesse sfide del 2021.

Anice, una storia secolare di effetti benefici

 

 

 

 

 

 

 

 

L’anice (Pimpinella anisum, Apiaceae) è una pianta erbacea annuale che prospera in climi temperati e caldi, originaria della penisola anatolica, della Grecia e dell’Egitto, poi diffusasi in altri paesi. I frutti, noti come ‘semi di anice’ sono la parte della pianta impiegata in cucina e a scopo salutistico.

L’anice è utilizzato, infatti, come rimedio e in cucina da millenni. I suoi semi sono noti per i benefici che apportano a livello gastrointestinale, alleviando ad esempio distensione e crampi addominali, ma anche come rimedio antitosse ed espettorante.

Il primo impiego terapeutico dei semi di anice risale all’antico Egitto, dove il papiro di Ebers (1500 a.C.) lo cita come rimedio per la flatulenza. Successivamente l’uso dell’anice si diffuse in tutto il Mediterraneo, l’Asia orientale e l’Europa. Il medico greco Dioscoride lo descrisse nel suo trattato De Materia Medica come riscaldante e lo raccomandò anche come vermifugo nonché per l’alitosi, il mal di testa, la produzione di latte nelle puerpere, il raffreddore e per favorire la digestione. Plinio il Vecchio nella Naturalis historia scrisse che l’anice migliore proveniva da Creta e che “non esiste nulla di più benefico per l’addome e gli intestini “.

La medicina tradizionale cinese indicava l’anice come rimedio per la tosse e i disturbi gastrointestinali e l’Ayurveda indiana lo utilizzava per contrastare i gas intestinali. I nativi dell’Amazzonia lo usavano invece come rimedio per il mal di stomaco dei bambini. Nella tradizione iraniana, l’anice è utilizzato contro l’emicrania e come carminativo, aromatico, disinfettante e diuretico. In alcuni testi tradizionali è menzionato come rimedio contro la malinconia, gli incubi e come trattamento delle convulsioni.

Le monografie dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) indicano l’uso orale di preparati a base di anice per il trattamento sintomatico di disturbi gastrointestinali lievi, inclusi gonfiore e flatulenza, e come espettorante della tosse associata al raffreddore.

L’anice contiene numerose sostanze biologicamente importanti, in particolare il suo olio essenziale, di cui il costituente più abbondante è il trans-anetolo. Tra gli altri componenti si ricordano cumarine (scopoletina, umbelliferone, umbelliprenina e bergaptene), flavonoidi (quercetina, apigenina, luteolina e loro glicosidi) e altri composti aromatici (estragolo, beta-cariofillene ecc.). Alcune cumarine hanno proprietà anticoagulanti e aumentano il flusso sanguigno riducendo la permeabilità capillare mentre i flavonoidi, come la quercetina, hanno attività antiossidanti.

I semi sono leggermente estrogenici e promuovono la produzione di latte. Nei Paesi Bassi, i biscotti ai semi di anice sono un regalo tradizionale per favorire la montata lattea delle neo mamme.

I semi di anice sono impiegati infine nella preparazione di liquori, dessert e altre ricette culinarie. Quasi ogni cultura può vantare un liquore a base di anice, dall’arak del Medio Oriente, all’ouzo greco, al turco rakı.

 

Fonte: Herbal Gram, American Botanical Council.

 

Integratori alimentari: l’esempio di Solgar Italia-Multinutrient

Choice between vitamins from supplements or from vegetables and fruits

Per l’economia e la produttività nel mercato degli integratori è un momento complesso: le aziende a marchio hanno sofferto il blocco della circolazione delle proprie reti di vendita e informazione medica, peculiare nella promozione dei prodotti presso il medico e il farmacista.

Negli ultimi anni il mercato degli integratori ha registrato una costante crescita e, nonostante il periodo di difficoltà economiche generali, le aziende aumentano gli investimenti e scommettono sull’export: solo in Italia, il comparto registra un fatturato pari a 3,7 miliardi di euro. Le imprese che non vogliono perdere la scommessa con questo difficile 2020 puntano a nuovi modelli di sviluppo e di distribuzione.

Da febbraio 2020 a oggi il potere d’acquisto delle famiglie è mutato, e questo ha influenzato il mercato: nei primi mesi del 2020, infatti, le priorità hanno subìto un processo di revisione in ogni nucleo famigliare, rispetto al potere di spesa delle singole famiglie. Gli integratori non sono considerati un bene di prima necessità essenziale, tuttavia da marzo a ottobre sono diventati importanti nella dieta per le difficoltà di molte persone nel raggiungere e mantenere un’alimentazione ottimale. Rivedere la catena della logistica ha rappresentato la chiave di volta per molte aziende, e quelle che hanno rivisto con velocità e flessibilità i modelli di vendita, e di distribuzione hanno retto l’impatto senza subire danni.

È ciò che ha fatto ad esempio Solgar Italia – Multinutrient, che nonostante questo singolare 2020 è riuscita al 31 Agosto 2020 a segnare un +8,24% rispetto ai primi 8 mesi del 2019. Alla luce di tale traguardo, Solgar ha scelto di dare un ulteriore impulso al business attraverso la creazione di un Hub a Milano per velocizzare la distribuzione, consegnando i prodotti ai clienti milanesi in sei ore lavorative dall’ordine.

“Dotata di una logistica già estremamente veloce e snella, dove gli ordini vengono evasi lo stesso giorno del ricevimento permettendo la consegna in 24-36h – spiega Michelangiolo Caudullo, direttore amministrativo e finanziario dell’azienda – quest’anno abbiamo moltiplicato gli sforzi per raggiungere una logistica d’eccellenza, e far sì che Solgar si confermasse un player leader, oltre che nella qualità del prodotto, anche nella gestione del servizio, assolutamente prioritario per le esigenze dei nostri clienti.

Nonostante il momento storico ed economico particolarmente complesso, Solgar riesce così a rafforzarsi ulteriormente sul mercato. “Nuovi e veloci vettori di consegna ed efficacia e qualità comprovata dei prodotti” per il direttore finanziario risultano essere i punti di forza del gruppo.

 

Ivo A. Nardella nuovo presidente ANES

L’Assemblea Generale dei soci di ANES Associazione Nazionale Editoria di Settore, tenutasi il 29 ottobre u.s, ha scelto il suo nuovo Presidente per il triennio 2020-2023: è Ivo Alfonso Nardella, Amministratore Unico del Gruppo Editoriale Tecniche Nuove,
già Vice Presidente di ANES dal 2013, Membro di Giunta dal 2008 e Consigliere dal 2009, siede dal 2020 anche nel Consiglio direttivo dell’Unione Industriali Grafici di Milano.

Durante il discorso di insediamento Ivo Nardella, che ha dapprima ringraziato il Presidente uscente, Andrea Boni, per l’ottimo lavoro svolto, si è detto onorato della fiducia e dell’apprezzamento ricevuti dai Soci e consapevole di assumere la guida dell’Associazione in un momento estremamente complicato per il comparto editoriale e per l’intero sistema Paese.

Oltrepassare il giallo” – ha dichiarato Nardella – “è l’ambizioso traguardo al quale vorrei riuscire a condurre il comparto nel corso del mio mandato: dobbiamo saper cambiare in un momento difficile, sostenere il Paese rendendo tutte le filiere professionali sempre più aggiornate e formate per poter affrontare la ripresa e mantenere le leadership acquisite a livello internazionale. Ci muoveremo con le istituzioni per consolidare il ruolo fondamentale che gli associati di ANES hanno nel rapporto cultura-produttività”.

Il neo-presidente ha poi presentato il suo ampio programma di lavoro per il triennio 2020-2023 che si articola su tre valori fondamentali: rappresentare tutti, formare per informare, evolvere per cambiare, che saranno sostenuti da un diretto coinvolgimento dei Soci, anche attraverso un rafforzamento della presenza nei Territori, e dalla valorizzazione delle persone prima delle personas.

Grande attenzione continuerà ad essere dedicata agli asset dell’Associazione, dalla consulenza ai Soci, alla formazione, alle sezioni Digital e CSST, al contratto di lavoro, ma anche alle nuove iniziative di valore come la B2B Marketing Conference, nata nel 2019 come punto di partenza e di evoluzione per le sfide della comunicazione B2B, che sta generando un ottimo posizionamento di ANES e dei suoi associati verso il target dei marketers B2B.

Affiancheranno Ivo Nardella nella guida di ANES i Vice Presidenti Alessio Crisantemi di GN Media e Carlo Latorre di Cronoart, oltre al Presidente della Sezione ANES Digital che verrà eletto nelle prossime settimane dall’assemblea della componente digital dell’Associazione.

Schisandra chinensis o bacca dei cinque sapori

Schisandra chinese or five flavor berry

 

La Schisandra (Schisandra chinensis) fa parte della farmacopea cinese da tempi molto antichi ed è utilizzata con finalità terapeutiche anche in altri Paesi asiatici come Corea e Giappone.

Il nome in mandarino wu wei zi significa “il seme dei cinque sapori” con riferimento ai cinque sapori classici riconosciuti in medicina tradizionale cinese: amaro, dolce, salato, aspro e pungente.

Studi in vitro hanno osservato che la schisandra ha un’azione antinfiammatoria, antitumorale e cardioprotettiva, mentre studi su animali suggeriscono anche un’attività cardioprotettiva ed epatoprotettiva. In studi preclinici la Schisandra ha mostrato un’azione positiva sul metabolismo e sulla funzione cognitiva, esibendo anche attività antimicrobiche, antiossidanti, neuroprotettive e ipoglicemizzanti.

In alcune sperimentazioni condotte sull’animale si è visto, inoltre, che la supplementazione con estratti di schisandra esplica un’azione sia sulla forza muscolare sia sui livelli di acido lattico, ma quest’azione non è ancora ben chiara nell’uomo.

 

Lo studio sulla forza muscolare

Questo studio di recente pubblicazione ha valutato, dunque, l’effetto dell’estratto di schisandra sulla forza muscolare del quadricipite e sull’acido lattico a riposo in un gruppo di 45 donne adulte e in buona salute in post-menopausa (61,9 ± 8,4 anni).

Le partecipanti al trial sono state suddivise in modo casuale nel gruppo di trattamento (n = 24) che ha ricevuto 1000 mg di estratto di Schisandra chinensis al giorno e in un gruppo di controllo (n = 21) che ha invece assunto un placebo (1000 mg di amido); l’osservazione è durata 12 settimane.

Sono state valutate con la metodologia statistica Anova la differenza nei due gruppi di massa muscolare, funzione fisica e dei livelli di acido lattico nonché le variazioni tra la baseline e a 12 settimane.

I risultati hanno evidenziato un aumento statisticamente significativo (p = 0,001) della forza muscolare del quadricipite e una riduzione anch’essa significativa del livello di lattato a riposo nel gruppo sperimentale sottoposto a supplementazione con schisandra.

La conclusione di questo piccolo studio è che l’estratto di schisandra contribuisce a migliorare la forza muscolare e a ridurre il livello di acido lattico a riposo in donne adulte, contribuendo al benessere di questa fascia di popolazione.

 

Park J, Han S, Park H. Effect of Schisandra Chinensis Extract Supplementation on Quadriceps Muscle Strength and Fatigue in Adult Women: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Trial. Int J Environ Res Public Health. 2020 Apr 4;17(7):2475.

Fegato grasso e curcumina

Turmeric root and powder on white background

 

La steatosi epatica non alcolica, nota anche come ‘fegato grasso’, è un problema di salute abbastanza diffuso e associato a diverse complicanze cardio-metaboliche.

Questo studio randomizzato e controllato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato, per un periodo di 8 settimane, il potenziale ruolo antinfiammatorio della curcumina, sostanza della quale già altri studi avevano segnalato l’azione positiva sulla steatosi epatica.

Cinquantacinque persone sono state assegnate in modo casuale a due gruppi che hanno ricevuto rispettivamente una capsula contenente 500 mg di curcumina (più 5 mg di piperina per aumentarne la biodisponibilità) al giorno, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto capsule placebo. Le caratteristiche demografiche dei due gruppi erano comparabili al basale.

Per valutare la gravità della steatosi epatica al basale e alla fine dello studio è stata eseguita un’ecografia epatica. Prima e dopo l’intervento sono stati inoltre misurati diversi parametri quali i livelli sierici di interleuchina-1α, interleuchina-1β, interleuchina-2, interleuchina-4, interleuchina-6, interleuchina-8, interleuchina-10, fattore di necrosi tumorale-α ecc.

I risultati dello studio hanno mostrato che la supplementazione con curcumina riduce la gravità del disturbo come rilevato dalle indagini ecografiche (p = 0,002); analogamente nel gruppo curcumina sono migliorati alcuni dei parametri emato-chimici presi in considerazione, in particolare i livelli sierici di citochine infiammatorie.

 

Saberi-Karimian M, Keshvari M, Ghayour-Mobarhan M, et al. Effects of curcuminoids on inflammatory status in patients with non-alcoholic fatty liver disease: A randomized controlled trial. Complement Ther Med. 2020 Mar;49:102322.