Anice, una storia secolare di effetti benefici

 

 

 

 

 

 

 

 

L’anice (Pimpinella anisum, Apiaceae) è una pianta erbacea annuale che prospera in climi temperati e caldi, originaria della penisola anatolica, della Grecia e dell’Egitto, poi diffusasi in altri paesi. I frutti, noti come ‘semi di anice’ sono la parte della pianta impiegata in cucina e a scopo salutistico.

L’anice è utilizzato, infatti, come rimedio e in cucina da millenni. I suoi semi sono noti per i benefici che apportano a livello gastrointestinale, alleviando ad esempio distensione e crampi addominali, ma anche come rimedio antitosse ed espettorante.

Il primo impiego terapeutico dei semi di anice risale all’antico Egitto, dove il papiro di Ebers (1500 a.C.) lo cita come rimedio per la flatulenza. Successivamente l’uso dell’anice si diffuse in tutto il Mediterraneo, l’Asia orientale e l’Europa. Il medico greco Dioscoride lo descrisse nel suo trattato De Materia Medica come riscaldante e lo raccomandò anche come vermifugo nonché per l’alitosi, il mal di testa, la produzione di latte nelle puerpere, il raffreddore e per favorire la digestione. Plinio il Vecchio nella Naturalis historia scrisse che l’anice migliore proveniva da Creta e che “non esiste nulla di più benefico per l’addome e gli intestini “.

La medicina tradizionale cinese indicava l’anice come rimedio per la tosse e i disturbi gastrointestinali e l’Ayurveda indiana lo utilizzava per contrastare i gas intestinali. I nativi dell’Amazzonia lo usavano invece come rimedio per il mal di stomaco dei bambini. Nella tradizione iraniana, l’anice è utilizzato contro l’emicrania e come carminativo, aromatico, disinfettante e diuretico. In alcuni testi tradizionali è menzionato come rimedio contro la malinconia, gli incubi e come trattamento delle convulsioni.

Le monografie dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) indicano l’uso orale di preparati a base di anice per il trattamento sintomatico di disturbi gastrointestinali lievi, inclusi gonfiore e flatulenza, e come espettorante della tosse associata al raffreddore.

L’anice contiene numerose sostanze biologicamente importanti, in particolare il suo olio essenziale, di cui il costituente più abbondante è il trans-anetolo. Tra gli altri componenti si ricordano cumarine (scopoletina, umbelliferone, umbelliprenina e bergaptene), flavonoidi (quercetina, apigenina, luteolina e loro glicosidi) e altri composti aromatici (estragolo, beta-cariofillene ecc.). Alcune cumarine hanno proprietà anticoagulanti e aumentano il flusso sanguigno riducendo la permeabilità capillare mentre i flavonoidi, come la quercetina, hanno attività antiossidanti.

I semi sono leggermente estrogenici e promuovono la produzione di latte. Nei Paesi Bassi, i biscotti ai semi di anice sono un regalo tradizionale per favorire la montata lattea delle neo mamme.

I semi di anice sono impiegati infine nella preparazione di liquori, dessert e altre ricette culinarie. Quasi ogni cultura può vantare un liquore a base di anice, dall’arak del Medio Oriente, all’ouzo greco, al turco rakı.

 

Fonte: Herbal Gram, American Botanical Council.

 

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