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Aloe e piantaggine per le ulcere diabetiche

Greater Plantain, Plantago major or "Soldier's Herb" isolated.

plantago major

L’ulcera del piede diabetico è una delle complicanze più comuni che si manifestano nelle persone affette da diabete mellito e spesso causa infezioni, cancrena e in alcuni casi l’amputazione. I costi elevati e la difficile guarigione delle ferite inducono a sviluppare la ricerca al fine di individuare nuove modalità di intervento, anche guardando al settore delle piante medicinali.

In particolare questo studio, a cura di ricercatori iraniani, ha valutato l’efficacia di un gel a base di Aloe vera e piantaggine (Plantago major, nella foto) in questo contesto clinico.

Quaranta soggetti con questo problema sono stati arruolati in uno studio clinico randomizzato in doppio cieco: il gruppo di intervento (n = 20) ha ricevuto il gel a base di Aloe e piantaggine in applicazione topica in aggiunta alle terapie di routine; il gruppo di controllo (n = 20) ha ricevuto un gel placebo, sempre in aggiunta alle terapie correnti.

L’intervento è stato eseguito due volte al giorno per 4 settimane in entrambi i gruppi. La fotografia delle lesioni e il decorso di guarigione dell’ulcera sono state valutate attribuendo un punteggio al basale e alla fine di ogni settimana; l’analisi statistica dei dati è stata effettuata con il software SPSS.

Alla fine dello studio è stata rilevata una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi nel punteggio totale dell’ulcera (P <0,001): il gel con ingredienti vegetali ha ridotto in modo significativo la superficie della lesione rispetto al gruppo di controllo (P = 0,039).

Non è emersa invece una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi in termini di profondità dell’ulcera. Durante lo studio non sono stati osservati effetti collaterali nel gruppo di intervento.

Il gel a base di aloe e piantaggine risulta essere un trattamento efficace, economico e sicuro in questo ambito anche se, concludono gli autori della ricerca, sono necessari ulteriori studi per confermare queste proprietà.

 

Younes Najafian, Zahra M Khorasani, Mona N Najafi, Shokouh S Hamedi, Marjan Mahjour, Zohre Feyzabadi. Efficacy of Aloe vera/ Plantago Major Gel in Diabetic Foot Ulcer: A Randomized Double-Blind Clinical Trial. Curr Drug Discov Technol . 2019;16(2):223-231.

Diabete 2: il supporto di una formula tradizionale

Diabetes, word cloud concept on black background.

 

 

Questo studio a tre bracci randomizzato e controllato con placebo è stato realizzato da ricercatori iraniani e ha valutato l’associazione di alcune piante tradizionalmente utilizzate in persone con diabete: Capparis spinosa, Rosa canina, Securidaca securigera, Silybum marianum, Urtica dioica, Trigonella foenum-graecum e Vaccinium arctostaphylos.

Si tratta – sottolineano gli autori – del primo studio che ha verificato l’efficacia e la sicurezza di questa combinazione tradizionale dal momento che i precedenti trial clinici avevano valutato l’utilizzo delle singole piante in questa condizione.

Le parti di pianta per realizzare la miscela di erbe sono state raccolte in Iran e identificate da un botanico. Sono state quindi essiccate a temperatura ambiente e sono stati preparati gli estratti idroalcolici. L’estratto delle diverse piante (1000 mg in totale) è stato somministrato in due capsule.

Centocinquanta persone con diabete di tipo 2 di entrambi i sessi, in terapia con farmaci anti-iperglicemici orali (gliburide e metformina), sono state assegnate in modo casuale a tre gruppi. I partecipanti a ciascun gruppo hanno ricevuto una combinazione di erbe o un placebo o una capsula di metformina al giorno per tre mesi, senza modifiche nel dosaggio dei farmaci anti-iperglicemici.

Per valutare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti, a inizio dello studio e dopo tre mesi sono stati controllati glicemia a digiuno, emoglobina glicata, profilo lipidico, enzimi epatici e funzionalità renale.

I risultati hanno mostrato che dopo tre mesi i livelli di glucosio plasmatico a digiuno, emoglobina glicata e colesterolo erano diminuiti in modo statisticamente significativo nel gruppo che aveva assunto la formulazione erboristica rispetto al gruppo placebo (20% e 12% rispettivamente) e anche rispetto alla baseline (25% e 15% rispettivamente).

La combinazione di erbe è risultata efficace quanto la metformina nella riduzione della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicata rispetto al placebo. Non sono stati osservati effetti collaterali.

I risultati ottenuti suggeriscono che questa particolare miscela tradizionale può migliorare il controllo glicemico nei pazienti diabetici di tipo 2 in sicurezza e senza effetti avversi significativi.

 

Mehrzadi S, Mirzaei R, Heydari M, Sasani M, Yaqoobvand B, Huseini HF. Efficacy and safety of a traditional herbal combination in patients with type ll diabetes mellitus: A randomized controlled trial. J Diet Suppl. February 21, 2020;1-13. doi: 10.1080/19390211.2020.1727076.

Ginkgo migliora i parametri cardiometabolici

Il ginkgo (Ginkgo biloba) può avere un effetto benefico sui parametri cardiometabolici in soggetti con diabete mellito di tipo 2, tuttavia i dati emersi a oggi nella ricerca non sono coerenti. Per approfondire questo aspetto e dunque valutare l’effetto della pianta in questo specifico contesto, è stata condotta una revisione sistematica con metanalisi degli studi clinici finora pubblicati in letteratura internazionale.
A tal fine è stata effettuata una ricerca sistematica in diverse banche dati elettroniche medico-scientifiche (PubMed, Embase, Scopus, Web of Sciences, Google Scholar e Cochrane Library). Sette studi riguardanti in totale 768 soggetti sono stati inclusi nella metanalisi che ha determinato un effetto significativo del ginkgo sull’emoglobina glicata (p = 0,034) e sui livelli di colesterolo HDL (p = 0,030); non sono emersi bias di pubblicazione significativi.
La conclusione di questa metanalisi è che il ginkgo può modulare in modo significativo i livelli di emoglobina glicata e di colesterolo HDL.
A causa del numero limitato di studi inclusi nella metanalisi, sono necessarie altre ricerche per confermare questi risultati e l’azione del ginkgo sui fattori cardiometabolici in soggetti con diabete di tipo 2, concludono gli Autori.

Tabrizi R, Nowrouzi-Sohrabi P, Hessami K, Rezaei S, Jalali M, Savardashtaki A, Shahabi S, Kolahi AA, Sahebkar A, Safiri S. Effects of Ginkgo biloba intake on cardiometabolic parameters in patients with type 2 diabetes mellitus: A systematic review and meta-analysis of clinical trials. Phytother Res. 2020 Oct 8. doi: 10.1002/ptr.6822.

Osteoartrite: l’aglio migliora i sintomi

L’obesità è un importante fattore di rischio per l’incidenza, la progressione e gli esiti negativi dell’osteoartrite.

Questo studio clinico in doppio cieco randomizzato e controllato con placebo ha valutato l’efficacia della supplementazione di aglio sui sintomi dell’osteoartrite del ginocchio.

Cinquanta donne obese (BMI ≥ 30 Kg/m2) con osteoartrite del ginocchio sono state divise in due gruppi: il gruppo trattamento ha ricevuto un integratore a base di aglio (1000 mg), mentre il gruppo di controllo ha assunto un placebo per 12 settimane. Le misure di outcome erano i sintomi articolari misurati utilizzando la scala WOMAC e la gravità del dolore valutata con scala analogica visiva (VAS).

Alla fine della sperimentazione si è osservato che nel gruppo trattamento rispetto al gruppo di controllo la supplementazione di aglio ha ridotto in maniera statisticamente significativa il punteggio totale sulla scala WOMAC (P = 0,013), ma anche la rigidità articolare (P = 0,019) e ha migliorato la funzione fisica.

La gravità del dolore è diminuita, invece, in misura minore e non statisticamente significativa. Complessivamente tutti i parametri clinici sono migliorati nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo di controllo placebo. Non sono stati segnalati cambiamenti significativi negli indici antropometrici, nella composizione corporea e nella dieta tra i due gruppi alla fine dello studio.

La supplementazione di aglio per 12 settimane ha pertanto determinato miglioramenti significativi nei sintomi articolari di donne obese con osteoartrite del ginocchio.

Studi futuri, concludono i ricercatori, dovrebbero valutare come potenziare la risposta di questa categoria di persone ai trattamenti presi in esame e i relativi meccanismi d’azione.

 

Mohammad Javad Hosseinzadeh et al. Increased efficacy of a garlic supplement on knee osteoarthritis symptoms in patients with obesity. Journal of Herbal Medicine. Volume 24, December 2020, 100392.

Resveratrolo e declino cognitivo post-menopausa

L’invecchiamento e la menopausa alterano la funzione endoteliale causando una compromissione della perfusione cerebrale che, a sua volta, è associata a declino cognitivo. Uno studio pilota della durata di 14 settimane ha dimostrato che la supplementazione di resveratrolo a basso dosaggio esercita un effetto benefico sulle funzioni cerebrovascolari e cognitive nelle donne in post-menopausa.

Per confermare tali risultati è stato condotto uno studio in crossover randomizzato e controllato con placebo della durata di 24 mesi che ha riguardato 125 donne in post-menopausa (età 45 – 85 anni); le partecipanti al trial hanno assunto 75 mg di trans-resveratrolo oppure un placebo due volte al giorno per 12 mesi, invertendo i gruppi nei dodici mesi successivi.

Le funzioni cognitive sono state misurate con test internazionali validati per valutare parametri specifici, velocità di processo, flessibilità cognitive, articolazione del linguaggio, abilità mnemoniche; i marcatori cardio-metabolici sono stati valutati come esiti secondari. Analisi dei sottogruppi hanno esaminato gli effetti del resveratrolo in relazione all’età delle partecipanti.

La supplementazione di resveratrolo ha causato un miglioramento significativo (33%) delle prestazioni cognitive complessive rispetto al placebo (P = 0,005). Nelle donne di età ≥65 anni il resveratrolo ha determinato un miglioramento relativo della memoria verbale rispetto a quelle con meno di 65 anni; il resveratrolo ha migliorato anche gli outcome secondari.

Una regolare supplementazione di resveratrolo a basse dosi può dunque migliorare le funzioni cognitive e cerebrovascolari nelle donne in post-menopausa determinando di conseguenza un rallentamento del declino cognitivo dovuto all’invecchiamento e alla menopausa, soprattutto nelle donne in età avanzata.

Sono necessari ulteriori studi per stabilire se questi benefici del resveratrolo possono ridurre il rischio di demenza.

 

Thaung Zaw, Jay Jay et al. Long-term effects of resveratrol on cognition, cerebrovascular function and cardio-metabolic markers in postmenopausal women: A 24-month randomised, double-blind, placebo-controlled, crossover study. Clinical Nutrition, August 2020

 

 

 

Bardana nella prevenzione della diverticolite

La bardana (Arctium lappa L) è una pianta erbacea della famiglia delle Asteracee che cresce spontanea negli incolti e al margine dei fossi in tutta l’Europa continentale. Le sue principali attività sono quella depurativa, antisettica, ipoglicemizzante e coleretica.
La diverticolite acuta è una patologia a carico dell’apparato digerente caratterizzata dall’infiammazione dei diverticoli, ossia piccole sacche/tasche che si formano sulle pareti del colon. Poiché la patologia ha elevati tassi di recidiva, è importante, scrivono gli autori di questa ricerca, individuare strategie di prevenzione a 360°, anche con le piante officinali.

Infuso di bardana contro le recidive

Questo studio clinico randomizzato in aperto ha valutato l’efficacia di un infuso di bardana nella prevenzione delle recidive di diverticolite acuta con sanguinamento.
Sono state arruolate 181 persone con nuova diagnosi di sanguinamento verticolare (n = 91) o di diverticolite (n = 70), che sono state assegnate in modo casuale a due gruppi: il gruppo sperimentale ha ricevuto 1,5 g di bardana in infuso tre volte al giorno, mentre il gruppo di controllo non ha ricevuto nessun trattamento.
La mediana di osservazione per la recidiva di sanguinamento verticolare e diverticolite acuta è stata rispettivamente di 22,0 (14,1) e 30,3 (18,6) mesi. L’infuso di bardana ha mostrato effetti preventivi significativi sulla recidiva di diverticolite: infatti, nel gruppo sperimentale è stato osservato un tasso di recidiva inferiore rispetto al gruppo di controllo e un periodo più lungo senza ricadute della malattia (59,3 mesi vs. 45,1 mesi).
Questo studio clinico randomizzato ha dunque dimostrato – concludono i ricercatori – che l’assunzione giornaliera di bardana in infuso può contribuire alla prevenzione delle recidive di diverticolite.

Fonte: Akira Mizuki, Masayuki Tatemichi, Atsushi Nakazawa, Nobuhiro Tsukada, Hiroshi Nagata, Yoshikazu Kinoshita. Effects of Burdock tea on recurrence of colonic diverticulitis and diverticular bleeding: An open-labelled randomized clinical trial. Sci Rep. 2019 May 1;9(1):6793.

L’estratto di camomilla allevia la rinosinusite

Bless you. Beautiful fair-haired young woman sitting on the bed and sneezing into a tissue, suffering from cold

La rinosinusite cronica è un’infiammazione della mucosa di naso e seni paranasali che può manifestarsi con limitazione della respirazione nasale e produzione di essudato mucoso denso e viscoso di colore giallo–verde.

La camomilla (Matricaria chamomilla) viene tradizionalmente usata a livello popolare sia come bevanda salutistica, sia a scopo medicinale, per le sue proprietà rilassanti, antinfiammatorie e antispastiche sulla muscolatura liscia. È indicata in particolare nei disturbi e nelle patologie di tipo infiammatorio della cute e del tubo digerente. La droga è data dai capolini, inseriti anche nella Farmacopea Europea.

Questo recente studio clinico randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato gli effetti di un estratto di camomilla sui sintomi di persone con rinosinusite cronica. Settantaquattro persone che manifestavano questo disturbo sono state visitate da un otorinolaringoiatra, quindi sono stati registrati gli effetti del trattamento utilizzando il questionario SNOT-22; sono stati riportati anche gli eventuali effetti avversi.

I 74 partecipanti al trial (31 femmine e 43 maschi), sono stati suddivisi in due gruppi con randomizzazione come segue: gruppo sperimentale (N: 37) e gruppo placebo (N: 37).

Al basale i risultati dell’esame endoscopico nasale e il punteggio medio sul questionario SNOT-22 (Sino-Nasal Outcome Test) non erano differenti tra i due gruppi esaminati.

Tre gocce dell’estratto sono state istillate nel naso 3 volte al giorno per 3 settimane ai partecipanti del gruppo sperimentale, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto 3 gocce di soluzione salina 3 volte al giorno.

Alla fine del periodo di osservazione il punteggio medio sul questionario SNOT-22 nel gruppo camomilla è risultato significativamente inferiore (un punteggio più basso corrisponde a minori sintomi) rispetto a quello del gruppo di controllo (P = 0,001) così come è stato significativo in questo gruppo il miglioramento clinico rilevato all’esame nasale endoscopico.

La conclusione del trial è che l’estratto di camomilla contribuisce a ridurre i sintomi clinici e a migliorare la qualità della vita nei casi di rinosinusite cronica. Gli effetti dell’estratto di camomilla sono probabilmente correlati alle sue proprietà antinfiammatorie e antimicrobiche. Poiché questo studio ha mostrato miglioramenti clinici e della qualità della vita significativi nel corso del trattamento, in assenza di effetti avversi di rilievo, gli autori raccomandano di eseguire ulteriori studi clinici e di laboratorio per rafforzare questi risultati.

 

Fonte: Nemati S, Yousefbeyk F, Ebrahimi SM, Faghih Habibi AF, Shakiba M, Ramezani H. Effects of chamomile extract nasal drop on chronic rhinosinusitis treatment: A randomized double blind study. Am J Otolaryngol. 2020 Sep 28;42(1):102743.

 

 

 

Tè verde e prevenzione delle infezioni delle prime vie aeree

Le catechine sono sostanze fitochimiche contenute principalmente nel tè verde (Camellia sinensis) che hanno dimostrato in lavori di laboratorio di esplicare un’attività antivirale contro vari agenti responsabili di patologie infettive acute.
Le evidenze cliniche a sostegno di questi effetti, tuttavia, non sono ancora conclusive. Per approfondire questo argomento è stato eseguito uno studio randomizzato in singolo cieco, controllato con placebo che ha valutato l’efficacia clinica del consumo di bevande contenenti catechine nella prevenzione delle infezioni acute del tratto respiratorio superiore (URTI).
Duecentosettanta operatori sanitari sono stati assegnati in modo casuale ad assumere una bevanda contente catechine ad alto, a basso dosaggio oppure un placebo per 12 settimane.
L’endpoint primario dello studio era l’incidenza di infezioni acute delle prime vie aeree tra i vari i gruppi. Sono stati analizzati in totale 255 soggetti (gruppo placebo n = 86; gruppo basso contenuto di catechine n = 85; gruppo alto contenuto di catechine n = 84).
Il tasso di incidenza delle URTI è stato del 26,7% nel gruppo placebo, del 28,2% nel gruppo che ha assunto catechine a basso dosaggio e del 13,1% nel gruppo che ne ha assunto un dosaggio più elevato (p = 0,042).
Questi risultati suggeriscono che le catechine esplicano un effetto protettivo e di prevenzione dalle infezioni delle vie aeree superiori.

Daisuke Furushima, Takuma Nishimura, Norikata Takuma, Ryo Iketani, Tomohito Mizuno, Yuji Matsui, Tohru Yamaguchi, Yu Nakashima, Shinji Yamamoto, Masanobu Hibi, Hiroshi Yamada. Prevention of Acute Upper Respiratory Infections by Consumption of Catechins in Healthcare Workers: A Randomized, Placebo-Controlled Trial. Nutrients . 2019 Dec 18;12(1):4. doi: 10.3390/nu12010004.

Rosmarino: attività protettiva dagli agenti tossici

Come è noto gli agenti tossici – sia naturali sia chimici – possono provocare gravi danni alla salute delle persone attraverso un’ampia varietà di modi di esposizione. Per individuare delle alternative sicure a questo problema, sono stati presi in considerazione anche erbe e preparati a base di piante officinali.

Il rosmarino (Rosmarinus officinalis – famiglia delle Lamiaceae) è un arbusto con proprietà aromatiche originario dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa, oggi molto diffuso nei paesi del Mediterraneo. La pianta e i suoi costituenti, tra cui acido carnosico, acido rosmarinico e carnosolo, sono dotati di attività antinfiammatoria, antiossidante, anti-mutagenica, antibatterica, antivirale, antinocicettiva e neuroprotettiva.

In questa recente revisione della letteratura scientifica, gli autori mettono in evidenza gli effetti protettivi che questa pianta e i suoi principali componenti possono esplicare contro agenti tossici naturali e chimici – come ad esempio tetracloruro di carbonio (CCl4), una sostanza molto tossica per il fegato – con il supporto di studi sia in vitro che in vivo.

Nell’articolo i ricercatori mostrano anche come gli effetti protettivi del rosmarino in questo ambito siano mediati da diversi meccanismi quali l’inibizione dello stress ossidativo, la riduzione di mediatori dell’infiammazione come il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), l’interleuchina-6 (IL-6), l’interleuchina-17 (IL-17), la cicloossigenasi-2 (COX-2) e il fattore nucleare ĸB (NF-ĸB), nonché la modulazione delle vie di segnale dell’apoptosi e della protein-chinasi mitogeno-attivata (MAPK).

Fonte: Alavi MS, Fanoudi S, Ghasemzadeh Rahbardar M, Mehri S, Hosseinzadeh H. An updated review of protective effects of rosemary and its active constituents against natural and chemical toxicities. Phytother Res. 2020 Oct 12. doi: 10.1002/ptr.6894.