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OE di lavanda e camomilla per contrastare l’ansia

 

Questo studio di tipo sperimentale, in corso di pubblicazione sulla rivista Burns, affronta un tema abbastanza specifico e, al di là del peculiare setting che ha preso in esame, conferma l’utilità del massaggio aromaterapico per alleviare alcune condizioni.

La ricerca infatti ha valutato l’effetto del massaggio aromaterapico con oli essenziali (OE) di lavanda e di camomilla sull’ansia e sulla qualità del sonno di persone con ustioni.

Vi hanno partecipato 105 pazienti ricoverati per ustioni che sono stati suddivisi in tre gruppi: gruppo sperimentale (massaggio combinato con olio essenziale), gruppo di controllo (sottoposto a trattamento quotidiano standard) e gruppo placebo (massaggio con sostanza placebo). L’intervento è stato eseguito 20 minuti prima di coricarsi in tre sessioni nell’arco di una settimana.

I dati sono stati raccolti utilizzando la scala validata sull’ansia Spielberg e il Pittsburgh Sleep Quality Inventory per la qualità del sonno.

Alla fine della sperimentazione è stata rilevata una differenza statisticamente significativa tra i tre gruppi per quanto riguarda il punteggio dell’ansia (P <0,001) e la qualità del sonno (P = 0,027) a favore del gruppo sperimentale.

Poiché questa tipologia di massaggio con oli essenziali è un metodo non farmacologico e semplice da applicare per migliorare l’ansia e la qualità del sonno, gli autori dello studio suggeriscono che venga adottata per ridurre l’ansia dei pazienti ustionati e migliorarne la qualità del sonno, anche nella fase di ripresa e convalescenza.

 

Fonte: Rafii F, Ameri F, Haghani H, Ghobadi A. The effect of aromatherapy massage with lavender and chamomile oil on anxiety and sleep quality of patients with burns. Burns. 2020 Feb;46(1):164-171.

 

Pandemia e mercato globale dei botanicals

Secondo un recente articolo pubblicato su Nutrition Insight, a livello globale si assiste a un aumento della domanda di preparati a base di erbe (botanicals), utilizzati non soltanto con l’idea di poter prevenire la malattia da SARS CoV-2 attraverso il rafforzamento delle difese immunitarie, ma anche per alleviare alcune condizioni associate all’impatto stesso della pandemia.

In realtà l’articolo precisa che c’era stato un incremento delle vendite di prodotti a base di erbe anche prima della pandemia in tutto il mondo e con un picco negli Stati Uniti dove, secondo il report dell’American Botanical Council (ABC), le vendite di integratori a base di erbe sono cresciute dell’8,6% nel 2019.

Nella fase pandemica la richiesta di piante officinali che agiscono sul sistema immunitario ha subìto un aumento significativo. In particolare questa dinamica espansiva ha riguardato i preparati a base di echinacea, storicamente impiegati nel contrasto al raffreddore comune, ma anche di sambuco per la sua documentata attività antivirale che, ovviamente, non riguarda nello specifico l’infezione da SARS CoV-2.

Oltre alle piante utilizzate con quest’intento, altre importanti aree di utilizzo in questa fase riguardano le conseguenze sul piano emozionale e psicologico dell’isolamento sociale maggiore delle persone, nonché della persistente situazione di incertezza sul piano economico, dunque per affrontare disturbi dell’umore, turbe del sonno, ansia e depressione.

Si registra, inoltre, una maggiore richiesta di preparati per alleviare la prevalente stanchezza oculare frutto della maggiore permanenza davanti allo schermo del PC a causa dell’aumento dello smart working.

Tra le piante che hanno avuto una spinta maggiore in questa fase, conclude Nutrition Insight, si segnala anche lo zafferano, per la sua azione su ansia e depressione oltre che a sostegno della salute degli occhi.

 

Fonte: Nutrition Insight.

Le proprietà riscaldanti dello zenzero

Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe) è una delle spezie più usate al mondo. Impiegato da sempre soprattutto in Cina e India, rientra tra le piante officinali della medicina tradizionale di questi paesi per la cura di diversi disturbi. Già in alcune fonti del IV secolo a.C. viene menzionato come rimedio per numerose patologie, dal mal di stomaco alla nausea, dai reumatismi al mal di denti.

La tradizione ayurvedica inserisce lo zenzero tra le spezie più utili e gli attribuisce proprietà “riscaldanti”. I principali ingredienti attivi includono composti fenolici chiamati gingeroli.

Nella moderna fitoterapia i preparati a base di zenzero sono utilizzati principalmente per contrastare la nausea e il vomito nelle donne in gravidanza, ma anche in altre condizioni in tutte le forme di cinetosi (mare, auto…) e può essere assunto anche dai bambini.
L’uso di integratori a base di zenzero migliora anche i sintomi associati ad alcuni tipi di chemioterapie. Dato che questa radice e i suoi metaboliti si concentrano nel tratto gastrointestinale, molti studi supportano l’effetto di questa pianta proprio sullo stomaco. Ma i numerosi studi che sono stati condotti sullo zenzero negli ultimi anni, stanno dimostrando che i componenti della pianta hanno anche funzioni e target diversi. Sono state dunque segnalate numerose altre azioni farmacologiche di potenziale interesse terapeutico, che potrebbero ampliare lo spettro del suo utilizzo clinico. Ad esempio, alcuni studi clinici indicano lo zenzero per migliorare i sintomi dell’artrosi e migliorare la qualità della vita delle persone che soffrono di dolori osteoarticolari.

Questa revisione alla quale hanno contribuito anche ricercatori italiani mira a dare un colpo sulle azioni antinfiammatorie, analgesiche e metaboliche dei preparati di Zingiber officinale, con una discussione sulle applicazioni cliniche nell’osteoartrosi del ginocchio, dismenorrea, diabete di tipo 2, iperlipidemia, sovrappeso e obesità.

 

Pagano E, Souto EB, Durazzo A, Sharifi-Rad J, Lucarini M, Souto SE, Salehi B, Zam W, Montanaro V, Lucariello G, Izzo AA, Santini A, Romano B. Ginger (Zingiber officinale Roscoe) as a nutraceutical: Focus on the metabolic, analgesic, and antiinflammatory effects. Phytother Res. 2020 Dec 5.

 

Aglio, dalla cucina all’impiego salutistico

Oltre all’impiego in cucina, l’aglio viene utilizzato in ambito salutistico per trattare diverse condizioni. La processazione della droga può avere un effetto sostanziale sul contenuto chimico dal momento che i componenti dell’olio essenziale sono termosensibili e alcuni enzimi sono acido-labili. La migliore misura dell’attività dell’aglio è la sua capacità di produrre allicina, che a sua volta si traduce nella formazione di altri costituenti attivi.

Sul mercato sono disponibili diverse formulazioni di questa pianta che è stata sottoposta a numerose verifiche con studi sia in vitro che sull’uomo. Le principali indicazioni riguardano le malattie cardiovascolari, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione e le infezioni.

Gli studi controllati con placebo che ne hanno vagliato gli effetti sull’abbassamento del colesterolo hanno determinato risultati contrastanti; analogamente sono misti anche i dati che riguardano la sua capacità di abbassare la pressione arteriosa. Tuttavia, diverse metanalisi hanno suggerito che le preparazioni a base di aglio contribuiscono a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare in virtù dell’attività ipolipemizzante, della riduzione dei marker d’infiammazione e del miglioramento dei livelli glicemici.

Altri studi hanno evidenziato che l’estratto di aglio invecchiato migliora i biomarcatori endoteliali associati al rischio cardiovascolare negli individui obesi.

I dati della ricerca scientifica suggeriscono inoltre effetti immunostimolatori e benefici dell’aglio nei soggetti con sindrome epato-polmonare, mentre sono necessari ulteriori studi per determinare se è efficace contro il raffreddore comune, la candidosi vaginale e l’infezione da Helicobacter pylori.

Numerosi studi hanno poi valutato se i preparati a base di aglio esercitino un’azione protettiva contro alcune forme neoplastiche. In un ampio studio randomizzato, ad esempio, la supplementazione di aglio a lungo termine è stata associata con un ridotto rischio di mortalità per cancro gastrico, ma non con l’incidenza di questo tumore. Studi preliminari suggeriscono, inoltre, che l’estratto di aglio invecchiato può ridurre il numero e le dimensioni degli adenomi del colon-retto in soggetti con una storia clinica di questo problema e migliorare l’attività delle cellule natural killer. Sono state identificate associazioni inverse tra il consumo di aglio e il rischio di tumore dell’endometrio e della prostata.

Tra gli effetti avversi dell’aglio sono stati segnalati in letteratura scientifica mal di testa, affaticamento, disturbi gastrointestinali, diarrea, sudorazione, alterazioni della flora intestinale e ipoglicemia.

Si consiglia di sospendere l’uso di preparati a base di aglio 7 giorni prima di un intervento chirurgico. Tra le interazioni con farmaci si segnala quella con il warfarin; poiché l’aglio riduce l’aggregazione piastrinica e innalza potenzialmente i valori dell’INR (International Normalized Ratio), non deve essere assunto in concomitanza con anticoagulanti o da soggetti con disfunzione piastrinica.

 

Fonte: Herbs, Memorial Sloan Kettering Cancer Center New York.

 

 

Studio etnobotanico sulle erbe dell’Alto Adige

St John's wort isolated on white

 

È stata da poco pubblicata sulla rivista Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine una interessante rassegna sulle piante tradizionali del Sud Tirolo, che ha messo a fuoco la biodiversità e l’utilizzo in medicina popolare.

In via generale tutte le regioni montuose sono riconosciute come ricche in diversità delle specie a rilevanza etnofarmacologica. In Alto Adige, grazie all’elevata diversità vegetale della regione e alle caratteristiche della popolazione, si è sviluppata storicamente una ampia conoscenza botanica tradizionale delle piante medicinali. Tuttavia i cambiamenti della vita e della cultura rurali potrebbero mettere a rischio tale biodiversità e il relativo patrimonio culturale, scrivono gli autori, che con questo studio hanno raccolto e analizzato i dati sulle piante autoctone utilizzate in medicina popolare tradizionale, concentrandosi sulla conservazione della diversità botanica e culturale.

I dati sono stati raccolti attraverso una revisione del materiale pubblicato che documenta le piante medicinali tradizionali dell’Alto Adige e valutando parametri etnobotanici, la frequenza relativa di citazione, l’inclusione nella Lista Rossa sulle specie a rischio di conservazione ed estinzione e la legislazione regionale sulle specie vegetali.

Sono state identificate complessivamente 276 specie (inclusi 3 funghi e 3 licheni) appartenenti a 72 famiglie, prevalentemente Asteraceae, Rosaceae e Lamiaceae. Le specie citate più spesso sono risultate l’iperico (Hypericum perforatum L.), l’ortica (Urtica dioica L.) e la piantaggine (Plantago lanceolata L.). I problemi di salute che sono stati affrontati con maggiore frequenza con le piante officinali riguardavano gli apparati digerente e respiratorio e la cute.

Tra le 59 specie prevalentemente alpine, 11 sono limitate alle alte quote e possono essere minacciate dal riscaldamento globale. Molte piante medicinali nell’area di studio risultano minacciate da fattori naturali e antropici. Lo studio ha mostrato, infatti, che 238 specie officinali (86%) sono abbondanti, ma che 24 (9%) sono molto rare e sono state inserite nella Lista Rossa regionale delle piante a rischio.

La ricerca ha evidenziato che la ricchezza etnobotanica dell’Alto Adige è tra le più alte d’Italia e dell’arco alpino sottolineando al contempo come la biodiversità e la conoscenza tradizionale siano ampiamente ridotte rispetto al passato. Per questo si raccomanda l’adozione di maggiori tutele sul piano normativo per le specie maggiormente a rischio.

L’articolo è in open access e può essere scaricato da questa URL: https://doi.org/10.1186/s13002-020-00419-8

 

 

 

Gestione dell’obesità con il tè verde

gewichtskontrolle

Gli effetti del tè verde (Camellia sinensis) sulla gestione dell’obesità sono già stati valutati con diversi studi, ma ad oggi non esiste ancora un consenso sulla sua efficacia a causa dell’eterogeneità dei risultati ottenuti dalle diverse ricerche, cui contribuiscono soprattutto il dosaggio utilizzato, la tipologia di estratto e la durata dell’intervento.

Questa revisione sistematica con metanalisi ha valutato l’efficacia e la relazione dose-risposta del tè verde in questo contesto.

È stata effettuata una ricerca sistematica sulle principali banche dati medico-scientifiche fino al settembre 2019 al fine di individuare gli studi clinici che hanno esaminato l’effetto degli integratori a base di tè verde sugli indici di obesità.

I risultati combinati utilizzando un modello ad effetti casuali hanno indicato che il peso corporeo (p = 0,001) e l’indice di massa corporea (BMI) (p = 0,001) sono cambiati in modo statisticamente significativo dopo la somministrazione di tè verde.

La riduzione della circonferenza della vita dopo il consumo di tè verde è risultata statisticamente significativa negli studi nei quali i partecipanti hanno assunto un dosaggio di tè verde ≥800 mg al giorno con una durata del trattamento <12 settimane.

Dopo la valutazione dose-risposta, si è visto che l’assunzione di tè verde ha modificato il peso corporeo con una riduzione più importante quando il dosaggio era <500 mg al giorno e la durata del trattamento di 12 settimane.

I risultati di questa metanalisi avvalorano l’utilizzo del verde per il miglioramento degli indici di obesità. Gli autori suggeriscono che esso venga associato con una dieta sana ed equilibrata e un regolare esercizio fisico.

 

Fonte: Lin Y, Shi D, Su B, Wei J, Găman MA, Sedanur Macit M, Borges do Nascimento IJ, Guimaraes NS. The effect of green tea supplementation on obesity: A systematic review and dose-response meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2020 Oct;34(10):2459-2470. doi: 10.1002/ptr.6697.

 

 

 

Zenzero efficace su nausea e vomito

 

Questa recente revisione sistematica fornisce una panoramica completa degli studi che hanno riguardato l’impiego dello zenzero (Zingiber officinale) in diverse condizioni e disturbi.

Sono stati individuati e inclusi nella revisione 109 studi che hanno riportato prove di efficacia dello zenzero per le seguenti condizioni: nausea e vomito, infiammazione, sindromi metaboliche, funzione digestiva e marcatori del cancro del colon-retto. Tuttavia, scrivono gli autori, soltanto 43 studi clinici (39,4%) sono stati considerati di qualità metodologica elevata e per questa ragione sono necessari ulteriori ricerche con disegni sperimentali rigorosi per convalidare le attività riportate dello zenzero.

In particolare numerosi studi (n = 47) hanno valutato l’attività antiemetica dello zenzero, soprattutto il vomito e la nausea indotti da chemioterapia (n = 16). Su 16 studi inclusi nella revisione, otto hanno dimostrato l’effetto positivo del trattamento con lo zenzero sulla prevenzione e l’attenuazione del vomito e la nausea chemio-indotti. L’assunzione di preparati a base di zenzero, attenuando questi sintomi, ha migliorato notevolmente la qualità di vita delle persone sia nei bambini sia negli adulti.

Anche la nausea e il vomito in gravidanza traggono beneficio dall’assunzione di zenzero, come hanno evidenziato 14 studi clinici.

 

Fonte: Anh NH, Kim SJ, Long NP, Min JE, Yoon YC, Lee EG, Kim M, Kim TJ, Yang YY, Son EY, Yoon SJ, Diem NC, Kim HM, Kwon SW. Ginger on Human Health: A Comprehensive Systematic Review of 109 Randomized Controlled Trials. Nutrients. 2020 Jan 6;12(1):157.

 

Dieta mediterranea green e salute cardiovascolare

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Una dieta mediterranea “green”, ossia contenente ancora più vegetali e pochissima carne rossa o pollame, può avere maggiori benefici sulla salute cardiovascolare e metabolica rispetto alla versione tradizionale.

Lo riferisce uno studio pubblicato sulla rivista Heart. Per verificare se una versione più “green” della classica dieta mediterranea potesse avere maggiori benefici per la salute, 294 persone sedentarie e moderatamente obese (indice di massa corporea: 31) con età media di 51 anni sono state suddivise in tre gruppi in base alla dieta.

Il primo gruppo ha ricevuto indicazioni su come potenziare l’attività fisica e linee guida per praticare una dieta salutare; il secondo ha ricevuto la stessa guida sull’attività fisica più consigli su come seguire una dieta mediterranea tradizionale a ridotto contenuto calorico (1.500-1.800 kcal al giorno per gli uomini e 1.200-1.400 kcal al giorno per le donne), a basso contenuto di carboidrati semplici, ricca di verdure, con pollame e pesce in sostituzione della carne rossa, e 28 g al giorno di noci.

Il terzo gruppo ha ricevuto una guida sull’attività fisica e consigli su come seguire una versione “green” della dieta mediterranea (“Green Med”). Tale dieta, a ridotto contenuto calorico, includeva 28 g al giorno di noci, quantità maggiori di vegetali, eliminazione di carne rossa o lavorata, oltre a 3-4 tazze al giorno di tè verde e 100 g di cubetti congelati di Wolffia globosa, una forma ad alto contenuto proteico della lenticchia d’acqua, come parziale sostituto delle proteine animali.

Dopo sei mesi, è stato valutato l’effetto di ciascuno di questi regimi alimentari sulla perdita di peso e sui fattori di rischio cardiovascolare e metabolico.

Le persone che hanno seguito la dieta mediterranea Green hanno perso 6,2 kg, quelle che hanno seguito la dieta mediterranea tradizionale 5,4 kg e i soggetti del primo gruppo solo 1,5 kg. La circonferenza vita si è ridotta in media di 8,6 cm tra coloro che hanno seguito la dieta Green Med, di 6,8 cm tra quelli che hanno seguito la dieta mediterranea classica e di 4,3 cm con la dieta sana. Nel gruppo dieta mediterranea Green è stata, inoltre, riscontrata una riduzione maggiore del colesterolo a bassa densità (LDL) e di altri fattori di rischio cardiovascolare e metabolico.

Questi cambiamenti hanno determinato un calo quasi doppio del punteggio di rischio Framingham a 10 anni tra le persone che hanno seguito la dieta Green Med.

 

Fonte: Tsaban G, Yaskolka Meir A, Rinott E, et al. The effect of green Mediterranean diet on cardiometabolic risk; a randomised controlled trial. Heart Published Online First: 23 November 2020. doi: 10.1136/heartjnl-2020-317802.

 

 

Bergamotto e parametri metabolici

spa concept of bergamot, leaf, fragrance oil and zen basalt stones with water drops on black background, close up

 

 

Il bergamotto (Citrus bergamia, famiglia delle Rutaceae), pianta coltivata nella fascia costiera ionica che va da Villa San Giovanni a Monasterace nella Locride, è stato spesso utilizzato nella gestione dei disturbi correlati allo stress ossidativo.

Questo studio clinico randomizzato e controllato, pubblicato da ricercatori italiani sulla rivista Phytotherapy Research, ha approfondito l’effetto del bergamotto sul grasso viscerale e sul profilo metabolico di soggetti in sovrappeso e obesi e con ipercolesterolemia lieve.

Vi hanno partecipato in totale 64 persone che sono state suddivise in due gruppi: un gruppo (33 soggetti) ha ricevuto 500 mg di bergamotto fitosoma, due compresse al giorno, mentre il gruppo di controllo (31 soggetti) ha ricevuto un placebo, due compresse al giorno; la durata del trial è stata di 12 settimane.

Alla fine di questo periodo i parametri di grasso viscerale, colesterolo totale e colesterolo LDL sono risultati diminuiti in modo statisticamente significativo nel gruppo bergamotto, ma non in quello placebo.

Per quanto riguarda le differenze tra i due gruppi, è stata osservata un’interazione statisticamente significativa tra il tempo e il gruppo, ossia la variazione del punteggio nel tempo cambia tra i due gruppi 30 giorni dopo la supplementazione del preparato a base di bergamotto per grasso viscerale (p = 0,005), colesterolo totale (p <.0002) e colesterolo LDL (p = .004) rispetto al placebo.

Negli altri parametri esaminati (glucosio, insulina, colesterolo HDL, trigliceridi, massa magra, massa grassa) non è stata osservata una differenza statisticamente significativa.

La conclusione del team di ricerca è che il bergamotto in forma fitosomiale esplica effetti benefici, quali la riduzione del grasso viscerale e la modulazione delle alterazioni metaboliche, dopo soli 30 giorni di supplementazione attuando in tal modo una protezione sulla salute cardiovascolare.

 

Rondanelli M, Peroni G, Riva A, et al. Bergamot phytosome improved visceral fat and plasma lipid profiles in overweight and obese class I subject with mild hypercholesterolemia: A randomized placebo controlled trial. Phytother Res. 2020 Nov 13. doi: 10.1002/ptr.6950.

 

 

Magnolia, non solo fiori meravigliosi

La magnolia (Magnolia officinalis) è una pianta di origini antichissime. Originaria dei Paesi asiatici (Cina, Tailandia, Corea e Giappone), ma ormai diffusa anche in Europa, è una specie arborea appartenente alla famiglia delle Magnoliacee ed è considerata un “fiore primitivo”, in quanto il fossile più antico di questa famiglia risale a 95 milioni di anni fa. 

La pianta ricorda, inoltre, una figura importante nella storia della botanica: il nome, infatti, le è stato attribuito in onore di Pierre Magnol, botanico francese e direttore del giardino botanico di Montpellier, il quale introdusse la nozione di “famiglia” nella classificazione botanica.

Dalla corteccia di magnolia si ricavano estratti utilizzati da secoli nelle preparazioni officinali della medicina orientale. In particolare la corteccia di magnoliasotto forma di decotto o tisana, è impiegata in medicina tradizionale cinese per il trattamento di vari disturbi, quali tosse, asma e problemi dell’apparato gastro-enterico e urinario, ma anche ansia, depressione, stress e turbe del sonno.

Studi clinici preliminari ne hanno mostrato i benefici sui sintomi vasomotori, nella gestione dell’eccesso ponderale e per la salute orale; gli studi tuttavia riguardavano la magnolia in associazione con altre piante. L’estratto di magnolia si è dimostrato efficace in soggetti con steatosi epatica non alcolica. 

La corteccia contiene i costituenti attivi magnololo e honokiolo. Studi in vitro e in vivo hanno mostrato che questi composti hanno proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie, antidiabetiche, antidepressive, ansiolitiche ed effetti neuroprotettivi.

Studi di laboratorio suggeriscono, inoltre, che i composti bioattivi dell’estratto della corteccia di magnolia possono avere proprietà antitumorali. Il magnololo ha dimostrato un’attività contro diverse linee tumorali (vescica, prostata, colon-retto, seno e polmone) mentre l’honokiolo ha mostrato effetti antitumorali e antiangiogenici nei tumori di polmone, vescica, prostata, seno e nel melanoma; tuttavia si tratta di studi preliminari che devono essere ancora confermati con studi clinici.

Interazioni: l’estratto di corteccia di magnolia può potenziare gli effetti di farmaci antidiabetici, ansiolitici e ipnotici.

 

Fonte: Herbs, Memorial Sloan Kettering Cancer Center New York.