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Le erbe e la sindrome dell’ovaio policistico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una condizione abbastanza frequente. Si caratterizza con la presenza di disturbi sia metabolici sia riproduttivi e sono diversi i trattamenti farmaceutici proposti per affrontarla; tuttavia gli effetti collaterali a lungo termine e la loro probabile bassa efficacia hanno reso l’approccio con le erbe e altre risorse naturali un’opzione preziosa. Le piante medicinali sono utilizzate da tempo per i problemi ginecologici e anche di infertilità. Questa rassegna mette a fuoco i preparati a base di erbe utilizzati per la PCOS.

La ricerca è stata effettuata sulle banche dati medico-scientifiche PubMed, Embase, Cochrane e Scopus e ha riguardato gli studi clinici randomizzati e controllati pubblicati dal 1990 al 2019.

Secondo gli studi selezionati (45), un ampio spettro di erbe può essere utilizzato per migliorare vari aspetti della PCOS. Il problema dell’infertilità e della disfunzione ovulatoria, analizzato da un numero ristretto di studi, ha il fieno greco (Trigonella foenum-graecum), la cimicifuga (Cimicifuga racemosa), e i semi di lino (Linum usitatissimum) tra le piante potenzialmente utili da sole o in associazione con altri prodotti.

Tra le piante utili per migliorare lo status ormonale ci sono l’agnocasto (Vitex agnus-castus) e la cassia o cannella cinese (Cinnamomum cassia). Il cumino nero (Nigella sativa), il sedano (Apium graveolens) e l’anice (Pimpinella anisum) modulerebbero il rilascio dell’ormone luteinizzante (LH), mentre tra le piante ad effetto antiandrogenico sono citate l’aneto (Anethum graveolens) e Asparagus racemosus.

La conclusione di questa revisione è che diverse piante officinali possono avere degli effetti benefici su diversi aspetti della sindrome dell’ovaio policistico anche se, puntualizzano gli autori, sono necessari ulteriori studi per conoscere meglio meccanismi d’azione e sicurezza.

 

Fonte: Moini Jazani A, Nasimi Doost Azgomi H, Nasimi Doost Azgomi A, Nasimi Doost Azgomi R. A comprehensive review of clinical studies with herbal medicine on polycystic ovary syndrome (PCOS). Daru. 2019 Dec;27(2):863-877.

 

 

 

Dal Brasile una pianta ad azione analgesica

Scared patient at dentist office

 

Nonostante i progressi della medicina e l’individuazione di numerosi preparati, la terapia del dolore è un tema di grande interesse e la ricerca continua a prestare grande attenzione all’identificazione di nuovi preparati analgesici, anche di origine vegetale.

Acmella oleracea è una pianta erbacea (famiglia delle Asteraceae) originaria del Brasile, dove è chiamata jambu ed è utilizzata tradizionalmente per trattare il dolore a livello del cavo orale. I fiori e le foglie provocano infatti un senso di formicolio a labbra e lingua che ha la particolarità “desensibilizzare” il palato, tanto che il jambu è noto in quelle regione come “pianta del mal di denti“.

Questo recente studio di revisione, firmato da un gruppo di ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Pavia, ha fornito una sintesi delle conoscenze riguardanti la pianta e le sue attività, in particolare antinfiammatorie, antiossidanti e analgesiche. Le proprietà analgesiche sono riferite principalmente all’azione dello spilantolo, un’isobutilammide in grado di promuovere un’azione anestetica locale.

Gli studi in vitro e in vivo riportati in questa review (circa un centinaio) hanno confermato le attività antinfiammatorie e antiossidanti di Acmella, evidenziando che gli effetti analgesici sono correlati all’inibizione della sintesi delle prostaglandine, all’attivazione dei sistemi serotoninergico e GABAergico, incluso il coinvolgimento dei recettori degli oppioidi, e alla significativa diminuzione dei livelli di interleuchine e TNF-alfa.

Secondo i ricercatori, Acmella oleracea è una risorsa promettente per la gestione del dolore, in particolare nelle malattie degenerative croniche nelle quali il dolore costituisce una criticità significativa.

 

Fonte: Rondanelli M, Fossari F, Vecchio V, Braschi V, Riva A, Allegrini P, Petrangolini G, Iannello G, Faliva MA, Peroni G, Nichetti M, Gasparri C, Spadaccini D, Infantino V, Mustafa S, Alalwan T, Perna S. Acmella oleracea for pain management. Fitoterapia. 2020;140:104419.

 

 

 

Withania e sintomi ansiosi

 

Il disturbo d’ansia generalizzato (GAD) è uno dei più comuni nella popolazione generale e, data la sua natura cronica, tende a essere gestito con prescrizioni farmacologiche complesse per lunghi periodi di tempo. La sospensione del trattamento comporta una ricorrenza del disturbo del 25% e dell’80% rispettivamente nel primo mese e nel primo anno.

Nonostante siano diversi gli approcci terapeutici, non esiste un metodo realmente efficace e si stanno pertanto cercando nuove soluzioni terapeutiche che presentino anche minori effetti collaterali.

Questo studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha valutato l’effetto dell’estratto di radice di Withania somnifera nella riduzione dei sintomi del disturbo d’ansia.

Quaranta pazienti con diagnosi di disturbo d’ansia generalizzato (DSM-IV-TR) hanno preso parte a questo studio e sono stati assegnati con metodo casuale al gruppo di trattamento (capsula estratto di W. somnifera, 1 g/ die; n = 22) o al gruppo placebo (n = 18).

Tutti i partecipanti al trial erano in trattamento con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI); la sperimentazione è durata sei settimane.

Per valutare la gravità dei sintomi GAD è stata utilizzata la Hamilton anxiety rating scale (HAM-A) al basale, alla seconda e la sesta settimana di sperimentazione.

Il confronto dei punteggi sulla scala HAM-A ha mostrato un miglioramento significativo nel gruppo di trattamento rispetto al placebo (P <0,05). Inoltre, è emersa una differenza statisticamente significativa nella riduzione del punteggio tra la seconda (P = 0,04) e la sesta settimana (P = 0,02) nel gruppo di trattamento.

L’estratto è risultato sicuro e durante lo studio non è stato osservato alcun effetto avverso.

“L’estratto di W. somnifera offre potenziali vantaggi come terapia aggiuntiva sicura ed efficace agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina nel disturbo d’ansia generalizzato”, scrivono nelle conclusioni gli autori della ricerca.

 

Fonte: Sara Fuladi et al. Assessment of Withania Somnifera Root Extract Efficacy in Patients With Generalized Anxiety Disorder: A Randomized Double-Blind Placebo-Controlled Trial Curr Clin Pharmacol. 2020.

 

 

 

La salvia allevia i sintomi menopausali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Molte donne in fase menopausale accusano sintomi vasomotori e di altro tipo, talvolta piuttosto fastidiosi, per i quali tra l’altro si utilizza la terapia ormonale sostitutiva. Questi farmaci tuttavia presentano effetti collaterali di vario genere che inducono una quota importante della popolazione femminile a rivolgersi a presidi naturali per alleviare tali disturbi. Tra le erbe che si segnalano in questo contesto la salvia (Salvia officinalis) gioca un ruolo significativo.

Questo studio clinico controllato randomizzato in doppio cieco, condotto presso l’ospedale Namazi di Shiraz, in Iran, ha valutato l’effetto dell’estratto di Salvia su sintomi menopausali quali vampate di calore, sudorazioni notturne, turbe del sonno e della memoria in donne in post-menopausa.

Vi hanno partecipato 66 donne che presentavano suddetta sintomatologia che sono state suddivise in due gruppi, di intervento e di controllo.

Il gruppo di intervento ha ricevuto 3 compresse al giorno di S. officinalis (ogni compressa 100 mg di estratto) per 3 mesi, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto compresse placebo con lo stesso schema di prescrizione.

Le partecipanti al trial hanno compilato i questionari MRS (Menopause Rating Scale) e PSQI (Pittsburgh Sleep Quality Index) all’inizio e alla fine dello studio. Le checklist per vampate di calore e sudorazione notturna sono state completate una settimana prima dell’intervento e alle settimane 2, 4, 6, 8, 10, 12 di intervento.

Il punteggio medio di vampate, palpitazioni, disturbi del sonno, dolori muscolari e articolari, depressione, nervosismo, ansia e desiderio e soddisfazione sessuali è diminuito in modo statisticamente significativo nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo (P <0,001). Analoga diminuzione significativa è stata registrata per il punteggio medio su PSQI (P <0,05).

La conclusione di questo piccolo studio è che l’estratto di Salvia ha migliorato sintomi della menopausa come vampate di calore, sudorazioni notturne, palpitazioni, dolori muscolari e articolari, depressione, ansia, disturbi del sonno e della sfera sessuale.

Zeidabadi A, Yazdanpanahi Z, Dabbaghmanesh MH, Sasani MR, Emamghoreishi M, Akbarzadeh M. The effect of Salvia officinalis extract on symptoms of flushing, night sweat, sleep disorders, and score of forgetfulness in postmenopausal women. J Family Med Prim Care. 2020 Feb 28;9(2):1086-1092.

Sambuco, l’azione antivirale

sambuco

 

 

 

 

 

 

 

Il sambuco (Sambucus nigra) presenta proprietà salutistiche riscontrabili nei frutti e nei fiori.

Alcuni studi clinici, anche se di piccole dimensioni, hanno mostrato che un estratto standardizzato di Sambuco, utilizzato per un periodo di 3-5 giorni, può ridurre la gravità e la durata dei sintomi associati ai virus influenzali fino al 50%.

Sia i risultati della ricerca in vitro sia quelli clinici confermano che l’utilizzo di estratti di sambuco standardizzati costituisce un’alternativa sicura ai farmaci da prescrizione, compresi gli antibiotici, per i casi semplici e privi di complicanze di raffreddore e influenza.

Il sambuco ha mostrato inoltre un effetto inibitorio più forte sull’influenza in fase avanzata rispetto alla fase iniziale e quindi gli estratti sembrano sostanzialmente più efficaci nel ridurre i sintomi causati dai virus dell’influenza rispetto ai sintomi a carico delle vie aeree superiori causati dal comune raffreddore.

L’attività antivirale dei flavonoidi di sambuco è stata considerata confrontabile con quella di antivirali come l’amantadina.

L’azione del sambuco in questa condizione è sia diretta (inibisce cioè l’ingresso del virus nelle cellule influendo sulla fase post-infezione e di trasmissione virale da una cellula all’altra) sia indiretta (modulando il rilascio delle citochine IL-6, IL-8 e TNF).

I possibili meccanismi d’azione dell’estratto di sambuco nella gestione dei sintomi dell’influenza possono essere attribuiti al suo contenuto di flavonoidi – che proteggono le cellule dagli effetti dello stress ossidativo e stimolano il sistema immunitario aumentando la produzione di citochine infiammatorie e antinfiammatorie da parte dei monociti – e alla capacità di inibire l’adesione alle pareti cellulari e la penetrazione cellulare, entrambe necessarie per la replicazione del virus.

 

Fonte: Herbal Gram, American Botanical Council, Marzo 2020.

 

 

Salute intestinale e disturbi neurologici

Un articolo di revisione a cura di ricercatori indiani, pubblicato sulla rivista The Open Microbiology Journal, sottolinea il ruolo del microbiota intestinale nella modulazione del sistema nervoso centrale e del suo funzionamento.

In un’epoca di forte competizione socio-economica si registra un aumento significativo nell’incidenza di patologie neurologiche e psichiatriche, in particolare depressione, disturbo bipolare, ansia e attacchi di panico – scrivono i ricercatori – segnalando che molte problematiche spesso non vengono riportate con il conseguente peggioramento in assenza di un trattamento adeguato.

Obiettivo della review è passare in rassegna gli studi, sia sull’animale sia sull’uomo, che hanno analizzato l’effetto dei probiotici sulle alterazioni a carico del sistema nervoso centrale.

L’articolo sottolinea l’efficacia dell’assunzione regolare di probiotici sulla salute dell’intestino e come, rafforzando la microflora intestinale, migliorino anche i disturbi neurologici e psichiatrici con una riduzione in termini di incidenza e gravità.

Vengono inoltre delineati i meccanismi d’azione molecolari e biochimici attraverso cui i probiotici influiscono positivamente sulle alterazioni del sistema nervoso centrale in caso di disturbi come ansia, depressione, sindrome bipolare ecc.

“Il potenziale preventivo e terapeutico dei probiotici è di grande rilevanza e dovrebbe diventare parte integrante dei protocolli di trattamento”, concludono i ricercatori, aggiungendo che per definire quali ceppi di probiotici siano più efficaci per ogni disturbo occorre considerarne anche sicurezza e tollerabilità.

Fonte: Vandana Sharma, Sandeep Kaur. The Effect of Probiotic Intervention in Ameliorating the Altered Central Nervous System Functions in Neurological Disorders: A Review. The Open Microbiology Journal 2020.

 

Collutori naturali

Schoolboy in a dentist chair smiling to a mirror held by a dental assistant sitting next to him

 

La placca dentale può causare carie e gengivite ed è a sua volta causata da Streptococcus mutans. Nei bambini i collutori potrebbero aiutare a prevenirne la formazione ed essere un’alternativa alla clorexidina e ad altri collutori con sostanze di sintesi, che sono associati a effetti collaterali quali la colorazione dei denti e alterazione del gusto.

L’aloe (Aloe vera, Asphodelaceae) e il tea tree oil (Melaleuca alternifolia, Myrtaceae) hanno mostrato effetti antibatterici e antifungini e vengono utilizzati nella salute orale.

Questo studio prospettico in doppio cieco controllato con placebo ha confrontato l’efficacia di collutori a base di erbe contenenti aloe vera (7%) e di tea tree oil (0,2%) con quella di un collutorio a base di clorexidina. Lo studio è stato condotto presso il Dipartimento di Odontoiatria preventiva del Manipal College of Dental Sciences di Manipal (India) su bambini in età scolare di età compresa tra 8 e 14 anni. Vi hanno partecipato 89 ragazzi e 63 ragazze.

I partecipanti allo studio sono stati divisi in 4 gruppi a seconda del collutorio utilizzato: Gruppo 1 (aloe vera), Gruppo 2 (clorexidina), Gruppo 3 (tea tree oil) e Gruppo 4 (placebo). Le variabili studiate includevano l’indice di placca dentale, l’indice gengivale e la conta di Streptococcus mutans nella saliva; questi parametri sono stati registrati al basale, 4 settimane dopo l’intervento e dopo 2 settimane di interruzione.

Una riduzione statisticamente significativa di tutte le variabili è stata osservata dopo l’uso di entrambi i preparati a base di erbe dopo 4 settimane e si è mantenuta dopo il periodo di washout di 2 settimane (p <0,001).

La differenza nelle variabili tra i gruppi che hanno utilizzato l’aloe vera, il tea tree oil e la clorexidina non è risultata statisticamente significativa.

La ricerca conclude che un collutorio a base di aloe vera e tea tree oil può ridurre la placca dentale, la gengivite e la conta di S. mutans nella cavità orale in una popolazione pediatrica. L’attività di questi due agenti naturali è paragonabile a quella della clorexidina.

 

Kamath NP, Tandon S, Nayak R, Naidu S, Anand PS, Kamath YS. The effect of aloe vera and tea tree oil mouthwashes on the oral health of school children.. Eur Arch Paediatr Dent. February 2020;21(1):61-66.

 

 

Un nuovo inizio

In data odierna, 21 aprile 2020, mentre il mantra dell’’andrà tutto bene’ perde vigore a fronte del protrarsi dell’epidemia – anche se con numeri ridotti e una minore emergenza rispetto ai giorni neri che ci siamo lasciati alle spalle – si comincia a parlare di ripresa e di fase 2.
L’orizzonte è ancora confuso e sono diverse le ricette messe in campo in un confronto che assume, a tratti, le parvenze di un vero e proprio braccio di ferro, in cui gli esperti scientifici e la politica cercano di definire lo scenario per la ripartenza, mentre il quadro sanitario non consente ancora di delineare una road map razionale e dettagliata.
Intanto si inizia a fare un bilancio – sia a livello macroeconomico sia di settore – dell’impatto di quella che è stata definita la più grave crisi per l’Occidente dopo il disastro del ’29. In questo contesto FederSalus ha condotto una survey sulle conseguenze sul settore degli integratori alimentari, segnalando ritardi nella produzione e nella consegna dei prodotti per oltre 3 aziende su 4, oltre a rallentamenti di domanda e fatturato per circa il 60% delle aziende. Nel dettaglio, scrive FederSalus, la crisi sembra avere un impatto nullo o positivo sul fatturato del 60% delle aziende di materie prime e del 50% delle aziende di medie e grandi dimensioni e negativo per il 62% delle aziende a marchio e di piccole o piccolissime dimensioni. L’associazione dei produttori esprime poi preoccupazione per la ripresa dei rapporti internazionali e l’impatto della crisi globale sull’export, un tema comune a molti comparti produttivi del nostro Paese.
Questo tsunami investirà anche l’erboristeria italiana – ce lo siamo già detti – e l’appesantirsi del quadro economico nazionale e internazionale non conforta.
Occorre però guardare avanti: la categoria e il settore nel suo complesso possono raccogliere una grande sfida, forse la più impegnativa degli ultimi anni, ancor più complessa di quella apertasi con la recessione del 2008.
Le erboristerie italiane nella grande maggioranza – ciascuna con i ritmi peculiari dettati dal contesto lavorativo e dalla propria rete relazionale – sono rimaste aperte, continuando a fornire un servizio ai clienti. Lo hanno fatto nel rispetto delle norme e garantendo un servizio che è stato riconosciuto come essenziale dal Governo.
Ciò – al netto di timori, incertezze sul futuro e infiniti problemi pratici – ha rappresentato un banco di prova. Per misurarsi con modalità di lavoro più complesse, scandite dalle regole note a tutti noi, con diversi criteri di gestione degli spazi, procedure di sanificazione e difficoltà di approvvigionamento. Lottando ciascuno non solo con le difficoltà sul lavoro, ma anche con quelle familiari e organizzative in una quotidianità fagocitata dal distanziamento sociale.
La sfida dunque inizia adesso, nonostante le macerie che abbiamo intorno, e può essere l’occasione per disegnare un nuovo mondo, lasciandosi alle spalle ciò che del vecchio ha mostrato il passo. La ricostruzione sarà dolorosa e, purtroppo, lascerà per strada diverse attività e anche in questo caso si dovranno trovare gli strumenti di intervento più efficaci.
Si tratta di un passaggio in cui sarà determinante il contributo dei giovani erboristi, che con entusiasmo e creatività potranno portare nuove idee senza rompere il legame, fondamentale, con i colleghi che hanno letteralmente costruito questo mondo nei decenni passati.
Come ha scritto M. Junus, Premio Nobel per l’economia: “La crisi del coronavirus ci sta offrendo inestimabili opportunità per un nuovo inizio. Possiamo iniziare progettando l’hardware e il software su uno schermo praticamente vuoto. Ne abbiamo le capacità e possiamo farlo”.
Una società europea specializzata in analisi di mercato nel settore dei prodotti salutistici (FMCG Gurus) ha, invece, rimarcato che oggi più che mai il consumatore è attento a sostenibilità ed etica ambientale, avendo verificato, tra l’altro, come in breve tempo l’impatto del lockdown abbia drasticamente ridotto i livelli di inquinamento, mostrando che il danno alla natura può essere reversibile. Se c’è davvero la volontà di cambiare, anche le crisi più drammatiche possono trasformarsi in opportunità.

Bacche di sambuco per raffreddore e influenza

 

 

 

 

 

 

 

I sintomi delle alte vie respiratorie vengono spesso trattati con OTC, antibiotici e farmaci antivirali. Le bacche di sambuco (Sambucus nigra) sono utilizzate tradizionalmente per trattare i sintomi del raffreddore e dell’influenza, ma questo utilizzo non è stato confermato da studi scientifici di larga scala o da metanalisi.

Questa revisione con metanalisi ha valutato gli effetti della supplementazione di bacche di sambuco nonché altri aspetti, inclusi lo stato vaccinale e la patologia sottostante.

La ricerca ha incluso in totale 180 partecipanti rilevando che le bacche di sambuco riducono in modo sostanziale la sintomatologia delle vie aeree superiori rispetto al gruppo di controllo, con una dimensione dell’effetto grande (Effect Size: 1.717).

Questi risultati – scrivono gli autori della revisione – mostrano un approccio alternativo per la gestione di questi sintomi, che risulta interessante anche per contrastare l’abuso di antibiotici per i casi routinari di raffreddore e influenza comuni.

Lo stato vaccinale (con riferimento alla vaccinazione antinfluenzale) non ha alterato in modo significativo gli effetti della supplementazione di sambuco; la pianta, inoltre, sembra ridurre i sintomi causati dal virus dell’influenza in modo più efficace rispetto ai sintomi delle vie aeree superiori causati dal raffreddore comune.

Le bacche di sambuco contengono diverse sostanze chimiche attive, tra cui le antocianine che hanno dimostrato di potenziare la funzione immunitaria esplicando effetti antivirali.

 

Fonte: Hawkins J et al. Black Elderberry (Sambucus nigra) supplementation effectively treats upper respiratory symptoms: A meta-analysis of randomized, controlled clinical trials. Complement Ther Med. 2019 Feb;42:361-365.