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Proprietà di Scutellaria baicalensis

 

La scutellaria (Scutellaria baicalensis) è una pianta erbacea perenne che cresce in Asia, in Siberia e nel continente americano, dove i nativi la utilizzavano per le proprietà antinfiammatorie dell’albero respiratorio e del tratto gastrointestinale. La droga è costituita dalle radici, che contengono flavonoidi come la baicalina, iridoidi come lo scutellarioside, e fitosteroli.

A questa pianta sono state attribuite diverse proprietà salutistiche, in particolare per il sostegno delle naturali difese dell’organismo.

Lo studio coreano

Questo recente studio realizzato in Corea ha valutato gli effetti della scutellaria in associazione con il farmaco antidiabetico metformina, su un gruppo di persone con diabete di tipo 2 valutando nel contempo i cambiamenti intervenuti nella composizione del microbiota intestinale. Il microbiota intestinale, coinvolto nella patofisiologia di più malattie metaboliche incluso il diabete di tipo 2, potrebbe essere infatti uno dei target terapeutici per questo problema.

I partecipanti al trial sono stati randomizzati in due gruppi: un gruppo trattamento e un gruppo di controllo. I soggetti ai quali era già stata prescritta la metformina hanno ricevuto 3,52 g di scutellaria al giorno.  La sessione iniziale di trattamento è durata 8 settimane e, dopo un periodo di washout di 4 settimane, i partecipanti allo studio sono passati all’altro trattamento per altre 8 settimane.

E’ stata analizzata l’azione della scutellaria e del placebo sul microbiota intestinale e si è osservato che la tolleranza al glucosio era inferiore nel gruppo scutellaria rispetto a quello placebo. Il trattamento con questa pianta medicinale ha influito sul microbiota intestinale, con un aumento in particolare di Lactobacillus e Akkermansia.

In alcuni partecipanti allo studio è stato riscontrato un livello elevato di enzimi epatici dopo il trattamento con la scutellaria e la composizione del loro microbiota al basale era diversa dai soggetti i cui enzimi epatici non erano stati interessati.

Secondo gli autori dello studio questi risultati suggeriscono che l’assunzione di scutellaria associata con metformina può migliorare la tolleranza al glucosio e lo stato infiammatorio e influire sul microbiota intestinale nel diabete di tipo 2.

 

Fonte: Shin NR, Gu N, Choi HS, Kim H.Combined effects of Scutellaria baicalensis with metformin on glucose tolerance of patients with type 2 diabetes via gut microbiota modulation. Am J Physiol Endocrinol Metab. 2020 Jan 1;318(1):E52-E61.

 

 

 

Estratti di agrumi e foglie di olivo migliorano la salute del cuore

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salute del cuore

La supplementazione per otto settimane di un preparato contenente estratti di pompelmo e arancio amaro e da foglie di olivo (polifenoli) ha determinato miglioramenti “notevoli” dei marker della salute del cuore, secondo uno studio condotto da ricercatori spagnoli e pubblicato di recente su Nutrients. Sono, infatti, migliorati in modo significativo i livelli di colesterolo totale, LDL e colesterolo LDL ossidato, oltre a marcatori dell’infiammazione come interleuchina-6  (IL-6), ridotto del 38-40%.

Alla sperimentazione randomizzata e controllata in doppio cieco hanno partecipato 96 volontari sani che sono stati assegnati in modo casuale a consumare due capsule (500 mg per capsula) al giorno del preparato contenente 250–300 mg di flavanoni, 175–200 mg di flavoni e 85–90 mg di polifenoli da foglie d’olivo oppure due capsule di placebo.

I risultati dello studio hanno mostrato che la vasodilatazione flusso-mediata è aumentata in media del 3% nel gruppo sperimentale, rispetto a solo lo 0,5% nel gruppo placebo, con una differenza statisticamente significativa. Inoltre, sono state osservate riduzioni della pressione arteriosa sia sistolica che diastolica, statisticamente significativa solo per quella diastolica.

Sono migliorati in modo significativo a seguito della supplementazione rispetto al gruppo placebo anche i livelli di lipidi nel sangue: colesterolo totale, LDL e HDL; in particolare la riduzione del colesterolo LDL ossidato è stata definita dai ricercatori “straordinaria”.

“Questo studio mostra che l’integrazione con estratti di pompelmo (Citrus paradisi) e arancio amaro (Citrus aurantium) e di foglie di olivo (Olea europaea) per otto settimane ha migliorato la funzione endoteliale misurata da vasodilatazione flusso-mediata, riduzione della pressione arteriosa e dei parametri correlati al metabolismo lipidico e miglioramento dello stato antiossidante e infiammatorio“, hanno concluso i ricercatori.

 

Fonte: M. Sánchez Macarro et al. “Effect of a Combination of Citrus Flavones and Flavanones and Olive Polyphenols for the Reduction of Cardiovascular Disease Risk: An Exploratory Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Study in Healthy Subjects”​. Nutrients​ 2020, 12​(5), 1475.

 

 

AUMENTARE LE DIFESE IMMUNITARIE

 

 

La fase 2 è iniziata, ma questo non significa che Covid-19 sia scomparso!

Se non c’è una soluzione rapida a questo punto, adottare gesti di barriera e sostenere la nostra immunità naturale sono le nostre armi migliori contro il virus. 

 

 

DEBOLI O NO, OGNUNO DEVE ARMARSI DI IMMUNITÀ..

Per quanto riguarda l’attuale pandemia, abbiamo sentito – e questo è rassicurante – che un gran numero di pazienti soffre solo di una lieve sindrome influenzale con febbre e tosse, o non presenta alcun sintomo.

Ma perché le persone a contatto con lo stesso virus sviluppano o meno una malattia infettiva?

Ciò che fa la differenza è il nostro sistema immunitario!

A qualsiasi età, la nostra salute è strettamente legata al corretto funzionamento del nostro sistema immunitario. E quest’ultimo è a sua volta strettamente legato al nostro terreno biologico: carenze, sovraccarichi, tossine, microbiota, acidità, età … In altre parole, se il vostro terreno è sano, il vostro sistema immunitario non avrà problemi a debellare un’infezione!


COME POSSIAMO RAFFORZARE IL NOSTRO TERRENO?

Fornire al corpo tutte le sostanze sane di cui ha bisogno per essere ben equilibrato.

Il Regulatpro® Bio della Dr. Niedermaier Pharma è un potente concentrato vitale fermentato che regola il terreno e sostiene il sistema immunitario. 100% biologico, è ottenuto secondo il processo brevettato della fermentazione a cascata da 13 piante. È questo processo di fermentazione innovativo e unico nel suo genere che gli conferisce tutta la sua forza. Un super cocktail di sostanze vitali altamente assimilabili dall’organismo: oltre 50.000 molecole vegetali, enzimi frammentati, prebiotici, antiossidanti, vitamine e minerali che regolano il terreno!

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Rafforzando il nostro campo con Regulatpro® Bio, sosteniamo il nostro sistema immunitario:

1- Sostenere il microrganismo intestinale, custode della nostra immunità: più del 60% del nostro sistema immunitario si trova nel nostro intestino! I miliardi di batteri benefici che compongono il microrganismo aiutano a proteggere l’organismo dalle infezioni.

2- Stimolare le nostre cellule immunitarie e la loro energia cellulare: il sistema immunitario è costituito da un gran numero di cellule specializzate, tra cui i linfociti NK, che sono responsabili dell’uccisione delle cellule infettate da microbi e virus.

3- Promuovere l’equilibrio acido-base e la disintossicazione: il corpo è composto in gran parte da liquidi (sangue, linfa, siero, …) e la loro composizione è essenziale per le cellule. Come tutti gli esseri viventi, le cellule non possono sopravvivere in un ambiente che non sia loro favorevole. Un eccesso di tossine o acidi altera il corretto funzionamento dell’organismo.

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Ginkgo biloba e stress ossidativo

 

 

 

 

 

 

 

Lo stress ossidativo è un processo naturale che può anche causare conseguenze negative per la salute. Ginkgo biloba (GB) è una delle piante medicinali più utilizzate al mondo, anche per trattare patologie indotte, in parte, dallo stress ossidativo. I suoi estratti hanno mostrato proprietà benefiche per il trattamento di diverse condizioni di salute, incluse alcune malattie neurodegenerative.

Questa revisione, pubblicata su Planta Medica di aprile, ha valutato gli effetti della pianta sulle malattie legate allo stress ossidativo effettuando una ricerca sistematica su banche dati medico-scientifiche come MEDLINE, PUBMED ed EMBASE. In totale sono stati identificati 138 articoli dei quali 58 rispondevano a tutti i criteri di inclusione: 54 studi su modelli animali e cinque condotti sull’uomo.

La revisione ha mostrato che il Ginkgo ha proprietà antiossidanti poiché regola positivamente l’espressione degli enzimi antiossidanti e riduce le specie reattive dell’ossigeno e dell’azoto, contribuendo alla riduzione della perossidazione lipidica.

Presenta anche proprietà antinfiammatorie, inibendo l’espressione di citochine pro-infiammatorie, come IL-1, IL-6 e TNF-α. Nei modelli animali l’utilizzo di Ginkgo biloba ha mostrato effetti positivi su danno cerebrale, malattie neurodegenerative, danno miocardico, renale ed epatico.

Negli studi condotti sull’uomo sono stati mostrati effetti positivi nel diabete, nella sindrome metabolica e nella colite ischemica. Tali effetti sono dovuti alla presenza di composti come bilobalide, isoramnetina, quercetina, kaempferolo e ginkgolidi A, B e C.

Secondo gli autori questa prima revisione dedicata all’azione del Ginkgo sulle malattie legate allo stress ossidativo ha evidenziato che questa pianta e i suoi estratti svolgono un’attività benefica per la salute in virtù delle “sue ampie proprietà antinfiammatorie e antiossidanti”.

Per questi motivi potrebbe rappresentare un’alternativa economicamente sostenibile all’approccio terapeutico di diverse condizioni di salute, poiché agisce nella prevenzione, nel trattamento e nell’inibizione di diverse complicanze di comorbidità comuni.

Non bisogna dimenticare la questione delle interazioni, in particolare con farmaci anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici, ad essa correlate che saranno oggetto di approfondimenti specifici.

La qualità di questa revisione della letteratura è limitata dal fatto che la maggior parte degli studi sono farmacologici e quindi la riproducibilità degli effetti sull’uomo deve essere ulteriormente indagata. Inoltre, la ricerca raggruppa studi realizzati su diversi estratti, frazioni di estratti e composti singoli.

Fonte: de Souza GA, de Marqui SV, Matias JN, Guiguer EL, Barbalho SM. Effects of Ginkgo biloba on diseases related to oxidative stress. Planta Med. April 2020;86(6):376-386. doi: 10.1055/a-1109-3405.

 

 

 

Tribulus t., proprietà fitochimiche e farmacologiche

Leaves and flowers of Tribulus terrestris. It is native to warm temperate and tropical regions of the Old World. It is widely used as food supplement. Photo taken in Ciudad Real Province, Spain

 

Tribulus terrestris è una pianta appartenente alla famiglia delle Zygophyllaceae, i cui frutti, foglie e radici vengono utilizzati per ottenere prodotti a uso medicinale.

La sua diffusione (Sudafrica, Australia, Europa e India), l’elevato contenuto di ingredienti attivi (in particolare saponine, nonché flavonoidi, tannini, terpenoidi, acidi carbossilici fenolo e alcaloidi) e il frequente impiego sia nella medicina popolare sia nella produzione di integratori mettono in primo piano l’importanza di valutarne le proprietà salutistiche.

Questa recente revisione ha messo a fuoco le proprietà fitochimiche, farmacologiche e tossicologiche di T. terrestris, ponendo particolare attenzione ai risultati non omogenei ottenuti dagli studi condotti ad oggi a livello internazionale sulla pianta.

E’ stato ipotizzato che questa pianta possegga un elevato potenziale per la prevenzione e il miglioramento di diversi disturbi quali infertilità, scarso desiderio sessuale, diabete e malattie infiammatorie e in tutto il mondo molti integratori sono commercializzati con indicazioni che rimandano principalmente al miglioramento di libido, prestazioni sessuali e atletiche.

Studi fitochimici hanno mostrato una notevole disomogeneità nel contenuto di sostanze attive (in particolare nella concentrazione di furostanolo e spirostanolo, saponine considerate i principali ingredienti attivi correlati all’azione salutistica).

Pertanto, gli studi di farmacologia sia sperimentale (in vitro e modelli animali in vivo) sia clinica (studi clinici di efficacia e sicurezza) hanno portato a risultati talvolta divergenti; inoltre, i meccanismi farmacodinamici devono ancora essere confermati con studi di biologia molecolare.

Date le differenze osservate nella composizione, sono di assoluta priorità – osservano gli autori di questo studio – la parte della pianta utilizzata per ottenere l’estratto, il ricorso a metodi di estrazione selettivi mirati ai fitocomposti e la standardizzazione degli estratti di T. terrestris.

 

Fonte: Ruxandra Ștefănescu, Amelia Tero-Vescan, Ancuța Negroiu,  et al.  A Comprehensive Review of the Phytochemical, Pharmacological, and Toxicological Properties of Tribulus terrestris L. Biomolecules. 2020 May 12;10(5):E752.

 

 

 

Ricostruire la salute dell’uomo e del pianeta

Ed eccoci allora in piena fase 2 che, come tutti auspichiamo, ci condurrà verso uno scenario post-emergenziale. Carichi di sofferenza e di nuove esperienze, ma anche di insegnamenti su cui riflettere per definire linee di azione e programmi coerenti nei mesi che verranno. Ciascuno nel suo settore di riferimento e sempre in un’ottica di lavoro di squadra e condivisione, per migliorare la comprensione dei fenomeni biologici e il loro impatto sanitario, economico, sociale e anche psicologico.

Mentre si attendono i risultati delle numerose sperimentazioni cliniche volte a definire terapie validate e un vaccino contro SARS Cov-2, con una competizione senza esclusione di colpi in un frangente che esigerebbe la massima unità di intenti, si comincia a riflettere anche sul ruolo, ancillare ma non da trascurare, di altri strumenti per contrastare a più livelli l’infezione da Covid-19. Strumenti talvolta molto antichi, come sono le piante medicinali, ma interpretati con i più aggiornati parametri della ricerca scientifica.

Una riflessione con lo sguardo rivolto al domani è offerta da un articolo recentissimo firmato da Fabio Firenzuoli e colleghi e pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research.

Il lavoro fa il punto sugli studi di fitoterapia in corso, che riguardano per lo più le ricette con erbe di medicina tradizionale cinese, impiegate in circa il 90% dei casi durante l’epidemia in Cina, in affiancamento a un variegato pool di presìdi terapeutici. Ricette complesse e spesso contenenti piante poco note o non autorizzate in Italia ed Europa, ma anche erbe utilizzate nel nostro Paese come la liquirizia o Scutellaria baicalensis.

Oltre a illustrare le ricerche in corso, l’articolo analizza il potenziale aiuto in quest’ambito della ricerca in fitoterapia per individuare nuove opzioni integrative contro i coronavirus umani e fornire suggerimenti per pianificare studi futuri, individuando due possibili orientamenti della ricerca. Il primo incentrato su piante come, ad esempio, l’astragalo o l’echinacea, che potrebbero svolgere un ruolo preventivo attraverso la stimolazione del sistema immunitario, in linea con il principio di costruire salute, rafforzando globalmente l’organismo e la persona; il secondo riguardante piante – tra cui il sambuco, il cisto o Pelargonium sidoides – che potrebbero svolgere in prospettiva un’attività più complessa, agendo con vari meccanismi sulla penetrazione o la replicazione del virus.

La fitoterapia potrebbe, poi, avere un ruolo anche nella prevenzione e nella gestione degli effetti avversi di alcuni farmaci di sintesi.

Un tema, dunque, di ampio respiro e non certamente da semplificare come già acquisito, su cui troverete riscontro anche nell’articolo di Fabio Firenzuoli sulle sostanze di origine vegetale già sperimentate su altre infezioni virali con ricerca pre-clinica e clinica, pubblicato a pag.12.

D’altronde è proprio in un’ottica ampia e circolare – one health, one medicine – che occorre pensare e programmare il futuro in materia di salute, per individuare soluzioni e strumenti a livello sia globale sia locale nel nuovo scenario post Covid-19.

La tempesta perfetta scatenata dalla pandemia che non ci aspettavamo – ma che alcuni ricercatori avevano in qualche modo anticipato riflettendo su epidemie precedenti – ha chiarito che il cosiddetto “doppio carico di malattia” (double burden of disease) non è più sufficiente per raccogliere le sfide di questa fase. Una fase in cui occorre ridisegnare le coordinate per una salute migliore e più resiliente, fondata sulla cooperazione, il rispetto dell’integrità dell’ecosistema e della biodiversità e sull’indissolubile legame fra benessere umano, animale e ambientale all’interno del villaggio globale.

Il post Covid-19 sarà una sorta di dopoguerra, purtroppo con le sue macerie umane, economiche e sociali, ma con un’esigenza di ricostruzione per ripensare la salute dell’uomo e del pianeta secondo una visione sistemica e interconnessa.

Approssimandoci all’estate più anomala della nostra vita, faccio gli auguri più affettuosi a tutti gli erboristi e vi do appuntamento a settembre, pronti ad affrontare le sfide che aspettano il Paese e il mondo intero.

 

 

Cumino nero, profilo lipidico e stress ossidativo

 

 

 

 

 

 

 

I semi di cumino nero (Nigella sativa) sono apprezzati per le loro proprietà curative da tempo immemorabile. Le prime notizie sulla coltivazione della pianta provengono dall’antico Egitto mentre nelle culture arabe i suoi semi sono noti come “semi benedetti”.

Nella medicina popolare orientale e in quella ayurvedica indiana i semi di cumino nero si utilizzano nel trattamento di problemi respiratori, digestivi, cardiovascolari e dermatologici, ma anche per sostenere le difese immunitarie e promuovere il benessere dell’organismo.

Questa recente revisione sistematica con metanalisi ha valutato gli effetti di N. sativa sul controllo glicemico, sui profili lipidici e sui biomarcatori dello stress infiammatorio e ossidativo.

Due autori indipendenti hanno esaminato in modo sistematico le banche dati medico-scientifiche EMBASE, Scopus, PubMed, Cochrane Library e Web of Science dall’inizio fino al 30 ottobre 2019 applicando come strumento per valutare la qualità metodologica delle ricerche analizzate il ‘Cochrane Collaboration risk of bias’.

Cinquanta studi randomizzati e controllati sono stati inclusi nella metanalisi che ha riscontrato una riduzione significativa dei valori di colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo VLDL (Very Low Density Lipoprotein) e trigliceridi dopo l’assunzione di N. sativa. È stato inoltre osservato un effetto significativo sulla glicemia a digiuno e sull’emoglobina glicata.

In conclusione, scrivono i ricercatori autori dello studio, la metanalisi ha dimostrato gli effetti benefici di N. sativa sui valori di colesterolo totale, trigliceridi, colesterolo LDL e VLDL.

 

Fonte: Hallajzadeh J, Milajerdi A, Mobini M, et al. Effects of Nigella sativa on glycemic control, lipid profiles, and biomarkers of inflammatory and oxidative stress: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled clinical trials. Phytother Res. 2020 May 11.

 

 

 

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Allo studio Nigella sativa nell’artrite reumatoide

 

 

 

 

 

 

 

A causa dei diversi effetti collaterali correlati ad alcuni dei farmaci prescritti per il trattamento dell’artrite reumatoide (RA), si è determinato un crescente interesse verso preparati di origine naturale e vegetale anche a livello della ricerca scientifica.

Gli effetti benefici del cumino nero (Nigella sativa) su questa condizione sono stati segnalati da più studi, soprattutto eseguiti sull’animale, ma i meccanismi d’azione non sono ancora stati esaminati con attenzione. Questa revisione sistematica pubblicata sull’ultimo numero della rivista Planta Medica ha affrontato questo aspetto.

È stata quindi effettuata una ricerca sulle banche dati medico-scientifiche internazionali PubMed, Scopus, ISI Web of Science, Cochrane Library, Embase, Ovid, ProQuest e Google Scholar fino ad aprile 2019, senza restrizioni di lingua o data di pubblicazione. Sono stati selezionati i relativi studi clinici, animali e in vitro escludendo gli articoli di revisione, gli abstract dei convegni e i capitoli di libri e articoli riguardanti gli effetti di N. sativa in associazione con altre erbe o su altre problematiche.

Sono stati inclusi nella revisione sistematica 19 articoli. Le ricerche condotte su animali e in vitro hanno confermato gli effetti favorevoli del cumino nero sui parametri clinici, infiammatori, ossidativi e immunologici dell’artrite reumatoide, mentre i risultati degli studi clinici pubblicati (5 in totale) non hanno evidenziato cambiamenti o miglioramenti a livello dei biomarcatori di infiammazione e stress ossidativo.

È stato osservato che Nigella sativa è in grado di controllare questa condizione in più modi attraverso la riduzione dell’infiammazione, l’inibizione dello stress ossidativo e la modulazione del sistema immunitario.

Questa rassegna sistematica –  scrivono gli autori – non riporta prove di efficacia solide sul piano clinico per l’utilizzo di Nigella sativa nell’artrite reumatoide, ma fornisce elementi importanti per approfondirne l’efficacia preliminare attraverso ulteriori e più numerosi studi clinici.

 

Fonte: Alireza Khabbazi, Zeinab Javadivala, Neda Seyedsadjadi, Aida Malek Mahdavi. A Systematic Review of the Potential Effects of Nigella sativa on Rheumatoid Arthritis. Planta Med 2020; 86(07): 457-469.

https://www.thieme-connect.com/products/ejournals/html/10.1055/a-1143-8521

 

 

 

 

Insufficienza venosa ed estratto di vite rossa

insufficienza venosa

 

 

 

 

 

 

 

 

L’insufficienza venosa cronica (CVI) è un problema abbastanza comune negli adulti. Alcune complicazioni includono alterazioni a livello cutaneo, edema, gambe pesanti, crampi muscolari, dolore e varici.

Questa revisione sistematica pubblicata di recente da ricercatori iraniani ha valutato gli effetti di un preparato a base di estratto di foglie di vite rossa (Vitis vinifera) in persone che presentano questo disturbo.

È stata effettuata una ricerca sistematica in letteratura per identificare gli studi che riportavano l’impatto dell’estratto di foglie di vite rossa sull’insufficienza venosa cronica. Gli outcome primari presi in esame sono stati il ​​volume delle gambe, la circonferenza del polpaccio e della caviglia, la sensazione di pesantezza e stanchezza nonché di tensione, formicolio e dolenzia agli arti inferiori.

Sono stati selezionati 5 studi su 56, che soddisfacevano i criteri di inclusione della ricerca. L’analisi di questi studi ha mostrato che l’estratto di vite rossa ha migliorato in modo statisticamente significativo il numero degli outcome (volume delle gambe, circonferenza di polpaccio e caviglia, gambe stanche e pesanti, sensazione di formicolio, dolore e tensione alle gambe, microcircolazione cutanea e pressione dell’ossigeno transcutaneo) soltanto in alcuni degli studi presi in esame. La tollerabilità verso l’estratto di foglie di vite rossa è stata dichiarata buona o soddisfacente.

L’estratto di foglie di vite rossa ha avuto un ruolo benefico nelle persone affette da insufficienza venosa cronica ma sono necessarie ulteriori ricerche di qualità per dare maggiore solidità a queste prove e per una concreta raccomandazione terapeutica.

 

Fonte: Azhdari M, Zilaee M, Karandish M, et al. Red vine leaf extract (AS 195) can improve some signs and symptoms of chronic venous insufficiency, a systematic review. Phytother Res. 2020 Apr 21. doi: 10.1002/ptr.6705.