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Semi di Chia e pressione arteriosa

 

Salvia hispanica è una pianta della famiglia delle Lamiaceae, originaria dell’America centrale, dove veniva coltivata dagli Aztechi in epoca precolombiana. I semi sono ricchi di calcio, manganese, fosforo, fibre vegetali, antiossidanti e proteine e hanno una elevata concentrazione di Omega3, Omega6, Omega9 e altri acidi grassi saturi.

Questo studio randomizzato e controllato ha valutato i possibili effetti dei semi di Chia su parametri metabolici quali glicemia a digiuno, insulina, emoglobina glicata, pressione arteriosa, profilo lipidico, peso corporeo e marker infiammatori (proteina C-reattiva ad alta sensibilità) in persone con diabete di tipo 2.

Alcuni ingredienti alimentari funzionali, infatti, hanno dimostrato di favorire il controllo di parametri come la glicemia e di ridurre l’ipertensione, oltre a migliorare altri fattori di rischio delle malattie cardiovascolari. Finora, tuttavia, poche ricerche avevano valutato in maniera specifica l’impatto del consumo di semi di Chia sui parametri metabolici e fisiologici e i risultati erano stati contrastanti.

Quarantadue adulti con diabete di tipo 2 sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: un gruppo ha assunto semi di Chia (40 g/giorno), mentre il gruppo di controllo non ha ricevuto nessuna supplementazione; la sperimentazione è durata 12 settimane.

Per valutare i risultati dello studio, sono stati misurati al basale e dopo 12 settimane la glicemia, la pressione arteriosa e altri parametri di rischio cardiovascolare tra cui il profilo lipidico, marker infiammatori e peso corporeo.

Dopo aggiustamento per sesso e valori di base, si è rilevata nel gruppo che aveva assunto semi di Chia una riduzione statisticamente significativa della pressione arteriosa rispetto al controllo (p = 0.007). Per gli altri parametri esaminati non sono state riscontrate differenze significative tra i due gruppi.

I ricercatori concludono che le persone con diabete di tipo 2 e ipertensione – mantenendo la stessa dieta, attività e assunzione di farmaci – avevano una pressione sistolica significativamente più bassa rispetto al gruppo di controllo dopo 12 settimane di supplementazione con semi di Chia.

 

Fonte: Alwosais EZM, Al-Ozairi E, Zafar TA, Alkandari S. Chia seed (Salvia hispanica L.) supplementation to the diet of adults with type 2 diabetes improved systolic blood pressure: A randomized controlled trial. Nutr Health. 2021 Jun;27(2):181-189.

Semi di finocchio e gonartrosi 

dried fennel seeds isolated on white background

L’artrosi del ginocchio (o gonartrosi) è una malattia cronico-degenerativa caratterizzata dalla distruzione e dalla potenziale perdita della cartilagine articolare del ginocchio. Nel corso del tempo questo processo causa un danno progressivo a carico dell’articolazione e una significativa limitazione dei movimenti, con il conseguente peggioramento della qualità di vita dei malati.

Questo studio randomizzato in doppio cieco ha esaminato l’effetto di un estratto di semi di finocchio (Foeniculum vulgare Mill.) su un campione di donne (66) che presentavano dolore correlato ad artrosi del ginocchio.

I partecipanti al trial sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: il gruppo sperimentale ha ricevuto 4 capsule al giorno di estratto di semi di finocchio in polvere (ogni capsula conteneva 200 mg di estratto secco), mentre il gruppo placebo ha ricevuto una sostanza placebo due volte al giorno; la sperimentazione è durata due settimane. L’intensità del dolore è stata misurata con il questionario Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis Index (WOMAC) e con scala analogico visiva (VAS), alla baseline e a fine studio.

Dopo 2 settimane sono stati valutati gli item dolore, disabilità, il punteggio totale sul questionario WOMAC e le variabili della VAS riscontrando una riduzione significativa della rigidità e del dolore nel gruppo sperimentale (semi di finocchio) rispetto al gruppo placebo.

I risultati di questo trial, il primo condotto sull’impiego della pianta in questa condizione, indicano che i semi di finocchio possono essere un’alternativa per il trattamento complementare dell’artrosi del ginocchio. Questi dati preliminari devono essere confermati con ulteriori ricerche cliniche.

 

Alazadeh M, Azadbakht M, Niksolat F, Asgarirad H, Moosazadeh M, Ahmadi A, Yousefi SS. Effect of sweet fennel seed extract capsule on knee pain in women with knee osteoarthritis. Complement Ther Clin Pract. 2020 Aug; 40:101219.

Azione antidepressiva e ansiolitica della lavanda

Elderly happy woman reading a book in common room

I disturbi di depressione e ansia sono in aumento tra gli anziani in tutto il mondo. Poiché si ritiene che la lavanda (Lavandula officinalis) abbia un effetto stabilizzante sull’umore, questo studio è stato progettato per valutarne l’azione sull’ansia e sulla depressione della terza età.

Si tratta di studio clinico in singolo cieco con un gruppo di controllo; vi hanno partecipato 60 persone anziane (30 per ciascun gruppo) afferenti al Centro sanitario della città di Larestan (Iran) nel 2019.

L’intervento consisteva nell’utilizzo di un infuso di lavanda, sacchetti da 2 g, 2 volte al giorno al mattino e alla sera per 12 settimane.

I partecipanti idonei sono stati assegnati in modo casuale ai due gruppi (intervento e controllo) utilizzando la randomizzazione a blocchi bilanciati. Il gruppo di controllo non ha ricevuto un placebo. Come strumenti di valutazione sono stati utilizzati un questionario sui dati demografici e due scale validate (Beck Depression e Spiel Berger Anxiety Inventory). I due gruppi testati erano simili per età, sesso, livello di istruzione e stato civile, senza differenze significative.

Il punteggio medio sulla scala per la depressione nel gruppo di intervento prima e dopo aver assunto l’infuso di lavanda era rispettivamente di 17,80 ± 1,49 e 16,33 ± 1,49. Il punteggio medio della depressione tra i gruppi di intervento e di controllo, dopo aver assunto l’infuso, era rispettivamente di 16,33 ± 1,49 e 18,33 ± 1,84.

È stato pertanto riscontrato l’effetto statisticamente significativo della lavanda sulla riduzione della depressione (P <0,001), nonché una differenza anche tra il gruppo di intervento e quello di controllo sull’ansia di stato e di tratto.

I risultati – conclude lo studio – hanno dimostrato che il consumo di lavanda in infuso può ridurre i punteggi di depressione e ansia; trattandosi di un rimedio poco costoso e accessibile, gli autori suggeriscono di utilizzarlo nel trattamento complementare di ansia e depressione.

 

Bazrafshan MR, Jokar M, Shokrpour N, Delam H. The effect of lavender herbal tea on the anxiety and depression of the elderly: A randomized clinical trial. Complement Ther Med. 2020 May;50:102393.

Curcumina e tumori, una review

 

I tumori gastrointestinali hanno un’alta prevalenza a livello globale e sono una delle principali cause di morbilità e mortalità. Si avverte pertanto l’urgente necessità di sviluppare nuovi approcci terapeutici che siano al contempo efficienti, efficaci, sicuri e sostenibili.

La curcumina, la principale sostanza attiva presente nel rizoma della curcuma (Curcuma longa), è un composto promettente per il quale sono state documentate differenti attività anche in ambito oncologico, come sottolineano gli autori di questa recente review pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research.

Diversi studi soprattutto di tipo sperimentale ne hanno dimostrato l’azione nella prevenzione e nel trattamento di alcune forme di tumore. Secondo revisioni sistematiche sull’utilizzo della curcumina, questa sostanza può rivestire un particolare interesse nei tumori gastrointestinali a causa della sua alta biodisponibilità nel tratto gastrointestinale.

Le applicazioni cliniche della curcumina sono tuttavia in parte limitate dalla sua bassa solubilità e dalla bassa stabilità chimica in acqua.

Queste limitazioni possono essere però affrontate tramite l’utilizzo di adeguate tecnologie; infatti per assimilare meglio la curcumina e potenziarne gli effetti sono stati studiati numerosi metodi (ricorso ad adiuvanti come la piperina, utilizzo della curcumina liposomiale e di nanoparticelle ecc.) che ne migliorano l’assorbimento intestinale riducendo l’eliminazione.

Questo studio offre una sintesi a 360° degli effetti farmacologici della curcumina contro alcune forme di tumore gastrointestinale.

Sono comunque necessari ulteriori studi clinici per validare in modo definitivo le promettenti attività antitumorali della curcumina.

Moshed K, Borran S, Ebrahimi MS, Masoud Khooy MJ, Seyedi ZS, Amiri A, Abbasi-Kolli M, Fallah M, Khan H, Sahebkar A, Mirzaei H. Therapeutic effect of curcumin in gastrointestinal cancers: A comprehensive review. Phytother Res. 2021 Jun 26.

 

Ginkgo migliora i parametri cardiometabolici

Il ginkgo (Ginkgo biloba) può avere un effetto benefico sui parametri cardiometabolici in soggetti con diabete mellito di tipo 2, ma i dati emersi a oggi nella ricerca non sono coerenti. Per approfondire questo aspetto e valutare l’effetto della pianta in questo specifico contesto, è stata quindi condotta una revisione sistematica con metanalisi degli studi clinici pubblicati in letteratura.

A tal fine è stata effettuata una ricerca sistematica in diverse banche dati elettroniche medico-scientifiche (PubMed, Embase, Scopus, Web of Sciences, Google Scholar e Cochrane Library). Sette studi comprendenti in totale 768 soggetti sono stati inclusi nella metanalisi che ha determinato un effetto significativo del ginkgo sull’emoglobina glicata (p = 0,034) e sui livelli di colesterolo HDL (p = 0,030); non sono emersi bias di pubblicazione significativi.

La conclusione di questa metanalisi è che il ginkgo può modulare in modo significativo i livelli di emoglobina glicata e di colesterolo HDL.

A causa del numero limitato di studi inclusi nella metanalisi, sono necessarie altre ricerche per confermare questi risultati e l’azione del ginkgo sui fattori cardiometabolici in soggetti con diabete di tipo 2.

 

Tabrizi R, Nowrouzi-Sohrabi P, Hessami K, Rezaei S, Jalali M, Savardashtaki A, Shahabi S, Kolahi AA, Sahebkar A, Safiri S. Effects of Ginkgo biloba intake on cardiometabolic parameters in patients with type 2 diabetes mellitus: A systematic review and meta-analysis of clinical trials. Phytother Res. 2020 Oct 8. doi: 10.1002/ptr.6822.

 

Benefici della cannella nella sindrome dell’ovaio policistico

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è un disturbo endocrino complesso che si manifesta in età riproduttiva, caratterizzato da irregolarità mestruali, iperandrogenismo, ossia eccessiva produzione di ormoni maschili, e ovaio policistico.

La cannella è una spezia impiegata in diversi contesti tradizionali per diversi disturbi quali mal di testa, mal di denti, raffreddore, diarrea, flatulenza, febbre, disturbi del ciclo mestruale.

Questa revisione sistematica con metanalisi ha valutato l’effetto della supplementazione di cannella sui parametri metabolici di donne con sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

A tal fine è stata realizzata una ricerca sulle principali banche date medico-scientifiche (PubMed, Embase, the Cochrane library, Scopus e Web of Science fino ad agosto 2019) per individuare gli studi clinici specifici condotti su questo tema.

La metanalisi eseguita su cinque studi clinici non ha mostrato effetti statisticamente significativi sul peso e sull’indice di massa corporea. È stata, invece, riscontrata una diminuzione statisticamente significativa della glicemia a digiuno, dei valori di insulina a digiuno e dell’indice di HOMA per l’insulinoresistenza dopo la supplementazione con cannella.

Inoltre, i risultati hanno dimostrato che l’assunzione di cannella in donne affette da PCOS ha determinato una riduzione significativa del livello sierico di colesterolo totale, colesterolo LDL e trigliceridi, parallelamente al miglioramento dei valori di colesterolo HDL.

Questo studio, scrivono gli autori, ha indicato che la supplementazione di cannella può migliorare i parametri metabolici di donne con PCOS. Futuri studi clinici prospettici randomizzati e di durata più lunga sono necessari per consolidare questi dati.

 

Heydarpour F, Hemati N, Hadi A, Moradi S, Mohammadi E, Farzaei MH. Effects of cinnamon on controlling metabolic parameters of polycystic ovary syndrome: A systematic review and meta-analysis. J Ethnopharmacol. 2020 May 23; 254:112741.

 

Quercetina, allo studio l’azione epato-protettiva

Male anatomy of human organs in x-ray view

La quercetina è un composto organico naturale appartenente alla classe dei flavonoidi (famiglia dei polifenoli), ampiamente diffuso nel mondo vegetale.

Questa sostanza esplica una serie di attività farmacologiche e viene presa in considerazione anche per la sua azione potenziale in alcune patologie a carico del fegato.

È stato ipotizzato, infatti, che possa influire in modo significativo sullo sviluppo di queste condizioni attraverso molteplici target e vie svolgendo attività antinfiammatoria, antiossidante nonché di inibizione dell’apoptosi e della proliferazione cellulare.

Nonostante siano stati pubblicati più studi preliminari volti a definire e comprendere il meccanismo d’azione della quercetina in questo contesto, il tema richiede ulteriori approfondimenti.

Questa revisione narrativa della ricerca sulla quercetina, da poco pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research, dopo aver valutato le sperimentazioni a oggi condotte, riporta che la quercetina ha inibito l’infiammazione a livello del fegato, ha ridotto lo stress ossidativo e inibito l’espressione dei fattori apoptotici associati allo sviluppo di alcune patologie epatiche, incluso il tumore del fegato inibendo in questo caso la proliferazione e la diffusione delle cellule tumorali attraverso le vie di segnalazione hTERT, MEK1/ERK1/2.

Gli autori di questo studio affermano in conclusione che la quercetina potrebbe costituire un efficace protettore del fegato, ma che è necessario intensificare la ricerca su questa sostanza prima di poterla utilizzare in modo razionale nel trattamento delle malattie del fegato.

 

Fonte: Zhao X, Wang J, Deng Y, Liao L, Zhou M, Peng C, Li Y. Quercetin as a protective agent for liver diseases: A comprehensive descriptive review of the molecular mechanism. Phytother Res. 2021 Jun 22.

 

 

L’erba di Venere: proprietà e studi

Verbena officinalis, the common vervain or common verbena. Isolated

La verbena (Verbena officinalis) è una specie botanica ampiamente distribuita nel mondo e comunemente usata nella medicina popolare di diversi Paesi, compresa la medicina tradizionale cinese. Le attività principali attribuite alla pianta sono coleretiche diuretiche, drenanti e analgesiche, mentre gli impieghi principali riguardano il drenaggio delle vie biliari, la litiasi biliare, i casi di renella nonché alcune forme di dermatite.
Le monografie di “Verbenae herba” sono state inserite nella Farmacopea Europea nel 2008 e nella Farmacopea Cinese dal 1995.
Questo interessante articolo pubblicato sulla rivista Planta Medica passa in rassegna le caratteristiche botaniche di tale specie e aggiorna la conoscenza circa la sua composizione chimica. Questa pianta medicinale è, infatti, una fonte ricca principalmente di iridoidi, glicosidi fenilpropanoidi, acidi fenolici, flavonoidi, terpenoidi e oli essenziali.
Una parte importante dell’articolo riassume gli usi della verbena in medicina tradizionale e gli studi farmacologici in vitro e in vivo che sono stati condotti negli ultimi anni e che dimostrano nuove importanti applicazioni degli estratti di verbena come antimicrobico, antinfiammatorio, neuroprotettivo e analgesico. Una sezione è dedicata ai più recenti studi biotecnologici effettuati su questa specie botanica.
Infine, viene posto l’accento sull’utilizzo di V. officinalis nell’industria alimentare e cosmetica, soprattutto per le sue proprietà antiossidanti, antibatteriche e antinfiammatorie.

Kubica P, Szopa A, Dominiak J, Luczkiewicz M, Ekiert H. Verbena officinalis (Common Vervain) – A Review on the Investigations of This Medicinally Important Plant Species. Planta Med. 2020 Sep 16. doi: 10.1055/a-1232-5758.

Foglie di gelso, azione ipoglicemizzante

Maulbeere - morus 01

Al gelso (Morus alba) sono attribuite diverse proprietà, fra cui quelle antibatteriche, antiossidanti, astringenti, diaforetiche, diuretiche e ipotensive. Le sue foglie possono avere, inoltre, proprietà ipoglicemizzanti.

Questo recente studio in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo in crossover, condotto dall’Oxford Brookes Centre for Nutrition and Health, ha valutato se un estratto di foglie di gelso possa ridurre la risposta glicemica e insulinica al saccarosio in individui sani.

Sono state reclutate a questo fine 38 persone che, dopo un digiuno notturno, hanno ricevuto 75 g di saccarosio + un estratto di foglie di gelso bianco oppure soltanto 75 g di saccarosio.

Per determinare i livelli di glucosio e di insulina, i campioni di sangue capillare sono stati raccolti a intervalli di 15 minuti nella prima ora e a intervalli di 30 minuti nella seconda ora.

Questi i risultati: l’assunzione dell’estratto di foglie di gelso insieme al saccarosio ha determinato una risposta glicemica e insulinica significativamente inferiore rispetto al placebo (solo saccarosio).

I valori della glicemia sono infatti risultati significativamente più bassi a 15 (p &lt; 0,001), 30 (p < 0,001), 45 (p = 0,008) e 120 minuti (p < 0,001). Anche i valori dell’insulina erano significativamente più bassi a 15 (p < 0,001), 30 (p < 0,001), 45 (p < 0,001), 60 (p = 0,001) e 120 minuti (p < 0,001) dall’assunzione.

L’estratto di foglie di gelso bianco è stato ben tollerato e non sono stati riportati eventi avversi e quindi, scrivono gli autori, può essere utilizzato con una funzione ipoglicemizzante, unitamente all’adozione di uno stile di vita salutare.

 

Thondre PS, Lightowler H, Ahlstrom L, Gallagher A. Mulberry leaf extract improves glycaemic response and insulaemic response to sucrose in healthy subjects: results of a randomized, double blind, placebo-controlled study. Nutr Metab (Lond). 2021 Apr 15;18(1):41.

 

Melissa migliora la qualità del sonno in menopausa

Lemon balm sprig isolated on white

 

I disturbi del sonno sono tra i più critici della menopausa e influiscono sulla qualità della vita della donna. La principale manifestazione in questa sfera è data dai sintomi vasomotori, specialmente nella fase di transizione.

Questo studio clinico randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato l’effetto della melissa (Melissa officinalis L.) sui disturbi del sonno di donne in post-menopausa e del conseguente impatto sulla loro qualità di vita.

La ricerca è stata condotta su 60 donne in post menopausa, con un’età media di 51,9 anni, che lamentavano disturbi del sonno; le partecipanti al trial hanno ricevuto un estratto di melissa (500 mg al giorno), il farmaco citalopram (30 mg) oppure un placebo, una volta al giorno per 8 settimane.

Per valutare gli interventi ed effettuare il confronto tra i gruppi è stato utilizzato il questionario Menopause-Specific Quality of Life (MENQOL), che ogni donna ha compilato a inizio studio e dopo le 8 settimane di intervento.

Alla fine della sperimentazione la media di tutti i punteggi del questionario MENQOL è risultata migliore in modo statisticamente significativo nel gruppo melissa rispetto a citalopram e placebo (p <0,001).

I sintomi vasomotori e gli item riguardanti la qualità della vita fisica, psicomotoria, sociale e sessuale nelle partecipanti sono migliorati maggiormente nel gruppo sperimentale rispetto agli altri gruppi. Non sono stati segnalati eventi avversi a seguito della somministrazione di melissa. Lo studio ha pertanto mostrato che la melissa è più efficace del citalopram e del placebo nel migliorare la qualità della vita dei partecipanti.

Sulla base di questi risultati – è la conclusione dei ricercatori – questa pianta può essere indicata per alleviare le turbe del sonno e quindi migliorare la qualità della vita nelle donne in menopausa.

 

Shirazi M, Jalalian MN, Abed M, Ghaemi M. The Effectiveness of Melissa officinalis L. versus Citalopram on Quality of Life of Menopausal Women with Sleep Disorder: A Randomized Double-Blind Clinical Trial. Rev Bras Ginecol Obstet. 2021 Jan 19.