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Finocchio, menta e agnocasto per regolare il ciclo mestruale

Questo studio clinico randomizzato e controllato ha valutato l’efficacia di una tisana a base di finocchio, menta e agnocasto sull’induzione di un ciclo regolare in donne con oligomenorrea e amenorrea secondaria (oligo-amenorrea).
Quaranta donne di età tra 18 e 40 anni con oligo-amenorrea sono state assegnate a due gruppi. Le donne del primo gruppo hanno ricevuto una tisana a base di finocchio, menta e agnocasto (11,2 g/die divisi in 2 dosi) per 2 settimane; il secondo gruppo ha ricevuto il farmaco progestinico medrossiprogesterone acetato (MP) 10 mg/die negli ultimi 10 giorni del ciclo mestruale.
L’intervento è stato ripetuto per tre cicli mestruali in entrambi i gruppi. Sono stati documentati con la compilazione di un diario i seguenti parametri: comparsa e regolarità della perdita ematica, intervallo dei cicli, durata e volume del flusso; sono stati poi valutati parametri ormonali (testosterone totale, testosterone libero, ormone luteinizzante e ormone follicolo-stimolante) e, con ecografia eseguita prima e dopo l’intervento, lo spessore endometriale.
Alla fine del periodo di studio sono stati riscontrati risultati positivi nel gruppo che ha ricevuto la preparazione a base di erbe su volume del flusso sanguigno, puntualità del ciclo; in questo gruppo sono risultati ridotti sintomi secondari dell’oligo-amenorrea quali dismenorrea, acne e irsutismo che per contro sono aumentati nel gruppo trattato con progestinico.
Alla fine del trattamento, c’è stata una diminuzione significativa dell’ormone luteinizzante, del testosterone totale e del testosterone libero nelle donne che hanno assunto la preparazione a base di piante. Non sono stati riportati complicanze o effetti collaterali di rilievo.
La tisana è risultata sicura, ben tollerata ed efficace per indurre il sanguinamento e mantenerne la regolarità nelle donne con oligo-amenorrea.

Fonte: Falahat F, Ayatiafin S, Jarahi L, Mokaberinejad R, Rakhshandeh H, Feyzabadi Z, Tavakkoli M. Efficacy of a Herbal Formulation Based on Foeniculum Vulgare in Oligo/Amenorrhea: A Randomized Clinical Trial. Curr Drug Discov Technol. 2020;17(1):68-78.

Secchezza della bocca: efficacia di collutori con sostanze vegetali

Woman pouring mouthwash from bottle into cap, closeup. Teeth care

La xerostomia, ossia la secchezza del cavo orale, è una condizione descritta spesso dalle persone con diabete. Questo studio clinico in triplo cieco, condotto in Iran, ha messo a confronto gli effetti di collutori a base di zenzero e aloe su questa condizione in 105 soggetti con diabete.

I partecipanti al trial sono stati suddivisi in tre gruppi. Un gruppo ha ricevuto un collutorio all’aloe, un altro gruppo ha usato un collutorio a base di zenzero, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto una normale soluzione salina. I collutori sono stati usati tre volte al giorno per 14 giorni consecutivi, al dosaggio di 20 cc.

I sintomi e la gravità della xerostomia sono stati misurati prima e dopo l’intervento rispettivamente con un questionario ad hoc e con scala analogico-visiva VAS.

La differenza tra i punteggi della xerostomia sulla scala di valutazione prima e dopo l’intervento era significativa nel gruppo zenzero, nel gruppo aloe vera ma non nel gruppo di controllo con soluzione salina. Inoltre, i collutori a base di sostanze vegetali (zenzero e aloe) hanno ridotto in modo statisticamente significativo tutti i sintomi legati alla xerostomia e la loro gravità (p<0,001).

Secondo i risultati di questo studio, i collutori a base di zenzero e aloe potrebbero alleviare in modo significativo la xerostomia e promuovere la salute orale nei soggetti con diabete.

 

Fonte: Badooei F, Imani E, Hosseini-Teshnizi S, Banar M, Memarzade M. Comparison of the effect of ginger and aloe vera mouthwashes on xerostomia in patients with type 2 diabetes: A clinical trial, triple-blind. Med Oral Patol Oral Cir Bucal. 2021 Jul 1;26(4):e408-e413.

 

Liquirizia per i problemi del cavo orale

La salute del cavo orale influisce sul benessere generale della persona e sulla qualità della vita, dato che le patologie che interessano la bocca possono essere talvolta debilitanti. Considerando inoltre l’emergere di agenti patogeni resistenti a più farmaci, c’è la necessità di sviluppare nuovi composti antimicrobici sicuri, efficienti ed economici.

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) è una pianta che ha dimostrato di avere un grande potenziale nel trattamento delle malattie orali. Ha proprietà antivirali, antinfiammatorie, antiossidante, antiulcera ecc. In particolare gli estratti di liquirizia e ingredienti bioattivi della liquirizia come la glabridina, la licoricidina, il licorisoflavano A, il licochalcone A e la glicirrizina hanno mostrato effetti benefici nella prevenzione e nel trattamento delle malattie orali.
Questo articolo ha esaminato gli effetti della liquirizia e dei suoi costituenti su carie dentale, parodontite, gengivite, candidosi, afte ricorrenti e anche il suo impiego come medicinale canalare, sintetizzando i risultati degli studi clinici che ne hanno studiato i potenziali effetti benefici sia nella prevenzione che nel trattamento di queste condizioni.

La liquirizia è stata ampiamente studiata per le sue proprietà anticarie e molti dati indicano che, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie, antiadesive e antimicrobiche, è un efficace agente anticarie.
Gli studi pubblicati suggeriscono che la liquirizia può essere, inoltre, un’alternativa terapeutica nella gestione della candidosi orale. I suoi componenti isoflavoni, licoricidina e licorisoflavano A hanno dimostrato un effetto inibitorio sulla crescita e la produzione di composti volatili solforati e l’attività proteasica di P. gingivalis, controllando in tal modo anche l’alitosi.
Nella parodontite è stato suggerito che la glabridina può essere impiegata per prevenire l’osteoclastogenesi. Infine, la liquirizia è stata studiata come medicinale canalare che potrebbe prevenire il fallimento delle terapie canalari e aumentare la percentuale di successo di questo trattamento. Sono positivi anche i dati ottenuti dagli studi condotti sull’azione della liquirizia nelle ulcere aftose ricorrenti.
Ulteriori studi in vivo dovrebbero esplorare e valutare i benefici della liquirizia in odontoiatria, raccomandano gli autori nelle conclusioni.

Fonte: Sidhu P, Shankargouda S, Rath A, Hesarghatta Ramamurthy P, Fernandes B, Kumar Singh A. Therapeutic benefits of liquorice in dentistry. J Ayurveda Integr Med. 2020 Jan-Mar;11(1):82-88.

Revisione qualitativa sul cumino nero

black cumin on wooden surface

 

La nigella o cumino nero (Nigella sativa) è una pianta che viene utilizzata fin dall’antichità, quando non era ancora stato sviluppato l’approccio scientifico sull’uso delle piante medicinali. Nell’Asia meridionale i semi di cumino nero sono noti come “Kalonji”, mentre nel Medio Oriente il nome più comune è “habbat us sauda”.

Il cumino nero viene ampiamente utilizzato nei sistemi di medicina tradizionale per un’ampia gamma di disturbi che includono l’asma, la febbre, la tosse, la congestione toracica, la cefalea cronica e alcune forme infiammatorie.

Negli ultimi decenni la pianta è stata sottoposta al vaglio della ricerca scientifica in un processo che ha portato alla pubblicazione di numerose ricerche fitochimiche e biologiche.

Gli studi farmacologici condotti su Nigella sativa ne hanno confermato l’attività antidiabetica, antitussiva, antiossidante, epato e neuro-protettiva, immunomodulante, analgesica, antimicrobica, antinfiammatoria, spasmolitica e broncodilatatrice.

Con questa recente revisione narrativa gli autori ne esaminano la composizione chimica e l’attività, riferendo nei dettagli le ricerche condotte al riguardo. Lo studio, disponibile in open access, è supportato da un’amplissima bibliografia.

 

Faruque Ahmad, Fakhruddin Ali Ahmad. An updated knowledge of Black seed (Nigella sativa Linn.): Review of phytochemical constituents and pharmacological properties. Journal of Herbal Medicine. Volume 25, February 2021, 100404

 

Curcuma e osteoartrite del ginocchio

Questa recente revisione sistematica e metanalisi ha inteso valutare l’efficacia e la sicurezza di tutti i tipi di estratto di curcuma (Curcuma longa) rispetto al placebo nel trattamento dell’osteoartrite del ginocchio.

La ricerca è stata condotta sui database di PubMed, Embase, Scopus, e Cochrane Library fino ad aprile 2021 e sono stati considerati ammissibili gli studi randomizzati controllati (RCT) che hanno confrontato l’effetto dell’estratto di Curcuma con il placebo in soggetti con osteoartrite del ginocchio.

Dieci studi clinici, pubblicati tra il 2013 e il 2020, sono stati selezionati per l’analisi qualitativa e quantitativa di efficacia dell’estratto rispetto al placebo (7 studi per quella di sicurezza). Su un totale di 783 soggetti, 391 hanno ricevuto l’estratto di Curcuma e 392 il placebo, con un dosaggio che nei diversi studi variava da 80 mg a 1.5 g al giorno; l’intervallo di durata del trattamento è stato di 6-16 settimane.

L’analisi quantitativa ha mostrato che per questa condizione l’estratto di curcuma è associato a un maggior sollievo dal dolore e a miglioramento funzionale rispetto al placebo. Anche considerando un diverso dosaggio (maggiore o minore di 1 g al giorno) o una diversa durata di trattamento (più o meno di 12 settimane), il miglioramento del dolore e della funzionalità sono stati maggiori nel gruppo trattato con l’estratto di curcuma rispetto al placebo.

L’analisi dei dati di sicurezza non ha mostrato differenze significative tra il gruppo trattato con l’estratto di curcuma e il gruppo placebo.

Le prove di efficacia attuali indicano quindi che, rispetto al placebo, l’estratto di Curcuma longa determina maggiori benefici in termini di sollievo dal dolore e miglioramento funzionale dell’osteoartrite del ginocchio. Tuttavia, considerando la potenziale eterogeneità degli studi, gli autori concludono che sono necessari ulteriori studi clinici di alta qualità con grandi dimensioni del campione per confermare i benefici dell’estratto di Curcuma longa in questa condizione.

 

Fonte: Dai W, Yan W, Leng X, Chen J, Hu X, Ao Y. Effectiveness of Curcuma longa extract versus placebo for the treatment of knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2021 Jul 2.

 

Shiitake e risposta immunitaria

 

Il lentinano è un polisaccaride isolato dal fungo medicinale giapponese ‘shiitake’ (Lentinula edodes) tradizionalmente utilizzato nella medicina orientale per il trattamento di vari disturbi, incluse infezioni e malattie oncologiche. Gli usi tradizionali dello shiitake includono la prevenzione di alcune neoplasie, l’abbassamento dei livelli di colesterolo, il potenziamento del sistema immunitario e il controllo delle infezioni.

Revisioni qualitative di studi sia di laboratorio sia clinici hanno suggerito che esso può potenziare alcune funzioni del sistema immunitario e migliorare la risposta immune, la qualità della vita nonché alleviare gli effetti avversi della chemioterapia, se viene assunto in aggiunta alla terapia standard nei casi di tumore polmonare, gastrico e del colon-retto.

Questa recente revisione ha valutato se il lentinano possa essere integrato con efficacia nel trattamento di persone con tumore. A tal fine sono stata consultate le banche dati PubMed, EMBASE, Web of Science, Cochrane Library e Google Scholar per individuare le metanalisi rilevanti pubblicate sull’argomento; otto di esse rispondevano ai criteri di inclusione.

Sebbene il meccanismo d’azione del lentinano non sia ancora del tutto chiaro, le prove raccolte hanno mostrato che può essere utile per migliorare la risposta immunitaria, la sopravvivenza a 1 anno, lo stato generale, la qualità di vita e la tossicità di radio e chemioterapia se viene somministrato in aggiunta alla terapia standard, specialmente per alcuni tumori polmonari e gastrointestinali. Gli autori consigliano di sviluppare ulteriori studi a causa delle limitazioni delle ricerche a oggi pubblicate.

Per quanto riguarda la tollerabilità clinica, sebbene i dati debbano essere potenziati, il lentinano è considerato abbastanza sicuro e la maggior parte delle possibili reazioni avverse sono generalmente auto-limitanti.

 

Antonelli M, Donelli D and Firenzuoli F. Lentinan for Integrative Cancer Treatment: An Umbrella Review. Proceedings 1st International Electronic Conference on Biomolecules: Natural and Bio-Inspired Therapeutics for Human Diseases. DOI: 10.3390/IECBM2020-08733

 

 

Emicrania: benefici di una dieta ricca di omega-3

Una dieta ricca di acidi grassi omega 3 riduce la frequenza dell’emicrania rispetto a una dieta con un normale apporto di acidi grassi omega 3 e omega 6.

Lo scrive uno studio a 3 bracci, randomizzato e controllato in doppio cieco, da poco pubblicato sul British Medical Journal. Questi acidi grassi sono precursori delle ossilipine, molecole coinvolte nella regolazione di dolore e infiammazione. Le ossilipine derivate dagli acidi grassi omega 3 sono associate a effetti antidolorifici, al contrario quelle derivate dagli acidi grassi omega 6 aggravano il dolore e possono provocare emicrania.

La ricerca, durata 16 settimane, è stata condotta in un centro medico universitario negli Stati Uniti su 182 partecipanti (88% donne, età media 38 anni) che presentavano emicrania da 5 a 20 giorni al mese. Obiettivo capire se le diete ricche di acidi grassi omega 3 possano aumentare i livelli dell’acido 17-idrossidocosaesaenoico (17-HDHA), che attenua il dolore, e quindi ridurre frequenza e gravità del mal di testa.

I partecipanti al trial sono stati assegnati in maniera casuale a tre gruppi con tre diverse diete: la dieta di controllo aveva livelli tipici di acidi grassi omega 3 e omega 6, mentre le due diete di intervento avevano livelli maggiori di acidi grassi omega 3, anche se una conservava i livelli di assunzione di acidi omega 6 della dieta di controllo e l’altra li riduceva.

Durante il periodo di studio, entrambe le diete di intervento hanno aumentato i livelli di 17-HDHA rispetto alla dieta di controllo e, anche se i punteggi della qualità della vita correlata al mal di testa sono migliorati in entrambi i gruppi, non sono stati significativamente diversi da quelli del gruppo di controllo.

La frequenza della cefalea è stata però ridotta in modo statisticamente significativo in entrambi i gruppi di intervento e la dieta ricca di omega 3 è stata associata a una riduzione di 1,3 ore di cefalea al giorno e di due giorni di cefalea al mese; il gruppo con la dieta ad alto contenuto di omega 3 e basso contenuto di omega 6 ha osservato una riduzione di 1,7 ore di cefalea al giorno e quattro giorni di cefalea al mese. I partecipanti ai gruppi di intervento hanno inoltre riportato mal di testa più brevi e meno gravi rispetto al gruppo di controllo.

Secondo gli autori della ricerca “questo studio fornisce una prova di come il dolore possa essere trattato anche con modifiche dietetiche mirate, aprendo la strada a possibili nuovi approcci analgesici”.

 

Fonte: Christopher E Ramsden, Daisy Zamora, Keturah R Faurot et al. Dietary alteration of n-3 and n-6 fatty acids for headache reduction in adults with migraine: randomized controlled trial. BMJ 2021; 374:n 1448.

 

Premio Erboristeria dell’Anno 2021… And the winner is…

Premio Erboristeria 2021

Chi sarà il vincitore assoluto della 4a edizione del Premio Erboristeria dell’Anno 2021?

Lo scopriremo il 12 settembre in diretta streaming dal Sana (Pad. 25, Stand C61) e conosceremo anche i vincitori delle categorie:

  • LAYOUT DEGLI INTERNI
  • WEB STRATEGY E SOCIAL MEDIA
  • SERVIZI INNOVATIVI E CONSIGLIO ESPERTO
  • FORMAZIONE E COMPETENZE PROFESSIONALI

e…last but not least …l’erborista che si sarà aggiudicato il PREMIO ALLA CARRIERA!

CON IL CONTRIBUTO DI

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Lauretana

Caffè verde e infiammazione del fegato

Woman in casual grey clothes suffering from indigestion pain, highlighted vector visualisation of liver

Il fegato è coinvolto in molti e importanti processi fisiologici che includono la scomposizione delle tossine, la produzione e secrezione della bile, l’immagazzinamento del glicogeno e il metabolismo dei farmaci. Danni o malattie a carico di questo organo cruciale possono ripercuotersi su queste funzioni.

La steatosi non alcolica è una delle malattie del fegato più comuni. Il controllo del peso corporeo e altre modifiche della dieta e dello stile di vita sono usate per diminuire i rischi di questa patologia.

La differenza tra caffè verde e caffè nero sta nel metodo di lavorazione: il primo non viene tostato e ha un elevato contenuto in acido clorogenico e un minore contenuto in caffeina, mentre il caffè nero, sottoposto a torrefazione, contiene meno acido clorogenico e più caffeina. È stato ipotizzato che i costituenti del caffè possano ridurre il rischio di malattie croniche, comprese le malattie del fegato.

Alcuni studi controllati randomizzati (RCT) hanno dimostrato effetti benefici dell’estratto di caffè verde sui biomarcatori epatici e questa recente metanalisi ha valutato gli effetti della supplementazione di caffè verde sulla funzione epatica e l’infiammazione.

E’ stata effettuata ricerca su PubMed, Web of Science, Scopus ed Embase dall’inizio fino ad agosto 2019; sono stati inclusi nella metanalisi gli studi randomizzati e controllati con durata superiore a 1 settimana e che riportavano la concentrazione dei biomarcatori enzimatici del fegato (aspartato aminotransferasi-AST, alanina aminotransferasi-ALT, fosfatasi alcalina-ALP, gamma-glutamil transferasi-GGT, lattato deidrogenasi-LDH, proteina C-reattiva ad alta sensibilità-hs-CRP, interleuchina 6 e fattore di necrosi tumorale alfa-TNF-a) prima e dopo l’intervento. Sono stati esclusi gli studi senza un gruppo di controllo, condotti su animali, caso-controllo, di coorte e review.

Su un totale di 2406 studi sono stati inclusi nella metanalisi otto studi pubblicati tra il 2006 e il 2018, condotti in Giappone (4), Iran (2), Corea (1) e Spagna (1).

La dimensione del campione variava da 10 a 30 e da 10 a 34 partecipanti nei gruppi di intervento e di controllo, rispettivamente. Il dosaggio dell’estratto di caffè verde variava da 50 a 1200 mg/giorno con una durata dello studio tra 8 e 12 settimane.  La revisione ha incluso in totale 330 partecipanti.

L’integrazione con estratto di caffè verde ha determinato una diminuzione significativa del TNF-a rispetto al placebo, mentre non ha avuto un effetto statisticamente significativo sui livelli sierici di ALT, AST, ALP, LDH, hs-CRP e IL-6. L’analisi di sottogruppo ha mostrato un aumento significativo dei livelli di GGT e LDH con un dosaggio di estratto di caffè verde > 400 mg/d (P = 0,006 e P < 0,001, rispettivamente).

La conclusione dello studio è che l’integrazione con estratto di caffè verde è sicura e abbastanza efficace esplicando una funzione anti-infiammatoria e riducendo il TNF-a.

Sono necessari tuttavia ulteriori studi di più lunga durata e con una popolazione più varia per comprovare in maniera più solida gli effetti dell’estratto di caffè verde sui biomarcatori del fegato.

 

Fonte: Asbaghi O, Kashkooli S, Mardani M, et al. Effect of green coffee bean extract supplementation on liver function and inflammatory biomarkers: A meta-analysis of randomized clinical trials. Complement Ther Clin Pract. March 4, 2021;43:101349.

 

 

Flavanoli del cacao e funzioni cognitive nei giovani adulti

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Numerose ricerche hanno a oggi avvalorato il ruolo benefico del cacao e dei suoi derivati sulla funzione cognitiva, in particolare nella terza età e in soggetti a rischio. Non sono ancora state pubblicate revisioni sistematiche circa l’efficacia del cacao sui processi cerebrali dei giovani adulti, essendo ancora limitato il numero degli studi che hanno trattato questa materia.

Questa ricerca ha sintetizzato gli effetti acuti e cronici della somministrazione di cacao sulle funzioni cognitive e sulla salute cerebrale nei giovani adulti.

Nelle banche dati Web of Science e PubMed sono stati ricercati gli studi randomizzati e controllati condotti sull’uomo secondo le linee guida PRISMA circa il ruolo del cacao sulle prestazioni cognitive di giovani adulti (età media ≤ 25 anni). Ne sono stati selezionati 11 che hanno coinvolto in totale 366 soggetti.

I risultati dei singoli studi hanno confermato che l’assunzione acuta e cronica del cacao ha un effetto positivo su diversi parametri cognitivi.

Dopo un consumo acuto, gli effetti benefici sembrano associati a un aumento del flusso sanguigno cerebrale o dell’ossigenazione del sangue cerebrale. Dopo l’assunzione cronica di flavanoli del cacao, è stata riscontrata una migliore performance cognitiva insieme all’aumento dei livelli di neurotrofine nei giovani adulti.

Questa revisione sistematica sostiene, dunque, l’effetto benefico dei flavanoli del cacao sulla funzione cognitiva e sulla neuroplasticità, indicando che tali benefici sono possibili nella prima età adulta.

 

Martín MA, Goya L, de Pascual-Teresa S. Effect of Cocoa and Cocoa Products on Cognitive Performance in Young Adults. Nutrients. 2020 Nov 30;12(12).