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Attività antinfiammatoria della curcumina

La presenza della proteina C-reattiva nel sangue periferico può essere un indice importante di infiammazione. La sua immissione nel circolo sanguigno avviene, infatti, in risposta a processi infiammatori e i suoi livelli nel sangue aumentano in maniera significativa se è in corso un’infiammazione.

Numerosi studi hanno già evidenziato le proprietà antinfiammatorie della curcumina e, in questo contesto, il suo ruolo nella riduzione dei livelli di proteina C-reattiva (CRP) e di CRP ad alta sensibilità (hs-CRP), due marker di infiammazione.

Questa recente metanalisi ha fatto ulteriore chiarezza in materia, valutando l’efficacia della curcumina nel ridurre le concentrazioni di CRP e CRP a elevata sensibilità in soggetti con condizioni di autoinfiammazione.

Sono stati individuati in letteratura nove studi che hanno valutato l’effetto della curcumina sui livelli di CRP e 23 studi per CRP ad alta sensibilità.

La supplementazione di curcumina (≤1.000 mg/giorno) ha determinato una significativa riduzione della CRP rispetto al placebo (p = 0,02) dopo >10 settimane di intervento.

Anche il livello di CRP ad alta sensibilità nel gruppo di intervento è risultato significativamente inferiore rispetto al gruppo placebo con il consumo di ≤1.000 mg/giorno di curcumina e con una durata dell’intervento ≤10 settimane; questa riduzione non ha avuto un andamento lineare ed è stata più marcata con un consumo di meno di 2000 mg di curcumina al giorno.

I dati di questa metanalisi confermano pertanto l’azione antinfiammatoria della curcumina e nello specifico il suo effetto benefico sulla riduzione dei livelli di CRP e CRP ad alta sensibilità in contesti clinici proinfiammatori.

 

Fonte: Gorabi AM, Abbasifard M, Imani D, Aslani S, Razi B, Alizadeh S, Bagheri-Hosseinabadi Z, Sathyapalan T, Sahebkar A. Effect of curcumin on C-reactive protein as a biomarker of systemic inflammation: An updated meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2021 Sep 29.

 

Le mandorle abbassano il rischio cardiometabolico

Una grande percentuale della popolazione mondiale è affetta da diabete o è a rischio di pre-diabete. Alcune ricerche hanno mostrato che il consumo di mandorle esplica benefici sui fattori di rischio cardio-metabolico negli adulti.
Questo studio controllato randomizzato, condotto in India, ha indagato l’effetto del consumo di mandorle su alcuni determinanti della disfunzione metabolica, glucosio nel sangue, lipidi, insulina e marker infiammatori in adolescenti e giovani adulti di età compresa tra 16-25 anni.
Lo studio, della durata di 90 giorni, ha interessato individui che presentavano valori alterati di glicemia a digiuno e glicemia post prandiale, e/o dell’insulina a digiuno.
Su 1.313 individui sottoposti a screening, 275 hanno acconsentito a partecipare e 219 hanno completato lo studio. Il gruppo mandorle (n = 107) ha consumato 56 g di mandorle al giorno, mentre il gruppo di controllo (n = 112) ha ricevuto uno spuntino isocalorico a base di cereali.
Al basale e alla fine dello studio sono stati misurati i valori di glicemia, insulina, emoglobina glicata, colesterolo LDL, HDL e totale, trigliceridi, proteina C reattiva ad alta sensibilità, IL-6, TNF-α, adiponectina, e sono stati calcolati il rapporto leptina e insulinoresistenza secondo l’HOMA Index.
Le misure antropometriche, i marcatori biochimici e l’assunzione di macronutrienti erano simili tra i due gruppi alla baseline.
Il consumo di mandorle ha diminuito in modo statisticamente significativo l’emoglobina glicata, il colesterolo totale e LDL. L’insulina stimolata è diminuita dopo l’intervento in entrambi i gruppi, ma la riduzione è stata maggiore nel gruppo mandorle. La glicemia a digiuno è diminuita nel gruppo controllo, ma non nel gruppo mandorle.
I risultati hanno dimostrato che il consumo di circa 50 g di mandorle ha ridotto i livelli di emoglobina glicata, colesterolo LDL e colesterolo totale in sole 12 settimane in adolescenti e giovani adulti a rischio di sviluppare il diabete.
Questo alimento può essere considerato come parte delle strategie nutrizionali di prevenzione del pre-diabete.

Fonte: Madan J, Desai S, Moitra P, et al. Effect of Almond Consumption on Metabolic Risk Factors-Glucose Metabolism, Hyperinsulinemia, Selected Markers of Inflammation: A Randomized Controlled Trial in Adolescents and Young Adults. Front Nutr. 2021;8:668622. Published 2021 Jun 24. doi:10.3389/fnut.2021.668622

Attività del carciofo sul profilo lipidico

Il carciofo (Cynara scolymus, Asteraceae), oltre che come alimento salutare, è utilizzato anche per migliorare problemi gastrointestinali, cardiovascolari ed epatici.

Questa metanalisi appena pubblicata su Phytotherapy Research ha esplorato l’attività della pianta sul profilo lipidico, in aggiornamento di una precedente metanalisi sull’effetto dell’estratto di carciofo sul profilo lipidico, completandola con un’analisi dose-risposta.

Per individuare gli studi randomizzati controllati pubblicati su questo argomento, è stata effettuata una ricerca sistematica nelle banche dati PubMed, Scopus, Web of Science e Cochrane Library dall’inizio fino al giugno 2021.

Sulla base di 14 studi RCT il carciofo ha ridotto in modo statisticamente significativo i valori di trigliceridi, colesterolo totale e LDL, senza effetti significativi sul livello di colesterolo HDL.

Combinando le due dimensioni dell’effetto è emerso poi che la supplementazione con estratto di carciofo riduce, sempre in modo statisticamente significativo, i valori di trigliceridi, colesterolo totale, colesterolo LDL e HDL.

La conclusione è che la supplementazione di estratto di carciofo può contribuire alla prevenzione delle patologie cardiovascolari migliorando il profilo lipidico.

Fonte: Shahinfar H, Bazshahi E, Amini MR, Payandeh N, Pourreza S, Noruzi Z, Shab-Bidar S. Effects of artichoke leaf extract supplementation or artichoke juice consumption on lipid profile: A systematic review and dose-response meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2021 Sep 27.

Zafferano, allo studio attività sulla pressione

Alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato l’effetto positivo della supplementazione di zafferano (Crocus sativus) sulle alterazioni e i disturbi del metabolismo.

Con questa recente revisione sistematica della letteratura scientifica e metanalisi sono stati presi in esame nello specifico gli effetti di questa pianta sulla pressione sanguigna di individui adulti.

A tal fine è stata effettuata una ricerca sistematica nelle banche dati medico-scientiche Scopus, Embase e nei database della Cochrane Library per individuare gli studi randomizzati controllati (RCT) relativi a questa specifica attività dello zafferano. La ricerca ha rintracciato 182 pubblicazioni, otto delle quali sono state considerate ammissibili e inserite nella review.

È stato osservato che l’integrazione di zafferano ha determinato una diminuzione statisticamente significativa della pressione sia sistolica (p = 0,006) sia diastolica (p < 0,001); si è visto inoltre che la pressione diastolica si è ridotta in modo non lineare in relazione alla durata della supplementazione.

Sulla base di questi dati, gli autori concludono che lo zafferano può migliorare in modo statisticamente significativo sia la pressione sistolica sia quella diastolica negli adulti.

Hanno infine evidenziato che gli effetti ipotensivi dello zafferano hanno piccole dimensioni e pertanto si ritiene opportuno continuare a indagare con altri studi questa specifica proprietà della pianta.

Fonte: Setayesh L, Ashtary-Larky D, Clark CCT, et al. The Effect of Saffron Supplementation on Blood Pressure in Adults: A Systematic Review and Dose-Response Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Nutrients. 2021 Aug 9;13(8):2736.

 

 

 

No, la lavanda no!

Da sempre considerata un rimedio naturale contro disturbi dell’umore come l’ansia e l’insonnia, negli ultimi decenni la lavanda è stata oggetto di ricerche approfondite e ha accumulato un buon corpus di evidenze scientifiche, molte delle quali riguardano il suo olio essenziale e l’impiego aromaterapico. Sono stati pubblicati studi di laboratorio e trial clinici su riviste internazionali importanti, come ad esempio Scientific Reports del gruppo Nature, e una recente metanalisi di ricercatori italiani ne ha confermato l’effetto positivo in una serie di condizioni di salute.

Ha fatto quindi abbastanza rumore, soprattutto in Francia, la notizia che l’Europa potrebbe vietare, o limitare, l’impiego dell’olio essenziale di lavanda e di altre piante come il timo. Alla base dell’allarme il ‘Green Deal’ e la nuova strategia chimica, con cui le autorità di Bruxelles intendono procedere verso un ambiente privo di sostanze tossiche, in cui le sostanze chimiche siano ‘utilizzate in modo più sicuro e sostenibile’.

In questa prospettiva la Commissione europea sta predisponendo la revisione del Regolamento sulla classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio delle sostanze prevedendo di vietare l’uso delle sostanze chimiche più dannose nei prodotti di consumo. Anche gli oli essenziali potrebbero rientrare nella normativa, sia come prodotti finiti sia come ingredienti nella composizione, ad esempio, di cosmetici e, nel caso della lavanda, i riflettori sono puntati su uno specifico componente, il linalolo, sospettato di poter indurre delle reazioni allergiche. Se non il divieto assoluto si prospetta, dunque, un’avvertenza sulla confezione circa la pericolosità della sostanza, che avrebbe, però, un forte effetto deterrente sul consumatore, oltre ad aumentare gli obblighi amministrativi.

Una questione di grande portata, se ci si pensa bene. Gli oli essenziali sono il motore di filiere economiche di rilievo. Le attività di coltivazione e produzione di quello di lavanda rappresentano, in particolare nel sud della Francia, un settore cardine dell’economia. Giusto per fornire qualche numero, nella Drôme, il secondo dipartimento francese per produzione, si parla di 2.500 produttori, 130 distillerie e centinaia di aziende. In termini ancora più concreti si tratta di 10.000 posti di lavoro diretti e 17.000 indiretti, per un turnover annuale di 50 milioni di euro. D’altra parte anche in Italia, quinto produttore europeo, il mercato degli oli essenziali è in crescita costante con un volume produttivo che già nel 2018 aveva raggiunto un fatturato di 347 milioni di euro.

Produttori, distillatori, trasformatori e anche consumatori francesi sono scesi sul piede di guerra intravvedendo nelle misure in esame a Bruxelles un rischio per il proprio futuro e l’associazione francese degli operatori del settore Piante da profumo aromatiche (PPAM) ha lanciato una petizione, che ha raccolto rapidamente oltre 150.000 firme.

Bruxelles dal canto suo spegne gli ardori: un comunicato della Commissione ha spiegato che i timori della filiera della lavanda sono infondati, che l’Unione Europea non ha intenzione di vietare gli oli essenziali ma soltanto di “proteggere meglio la salute dei consumatori e l’ambiente” e che comunque non è stato ancora deciso nulla di definitivo.

Sappiamo che la proposta legislativa non sarà presentata prima della fine del 2022 e che dovrà in ogni caso essere discussa con tutti gli stakeholder del settore prima di essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, si ipotizza non prima del 2025.

Qual è la riflessione che scaturisce da questa storia? Innanzitutto, di nuovo, si riscontra un approccio riduttivo alla materia, fondamentale, della sicurezza dei preparati a base di piante. Un approccio incentrato sull’attività di una singola molecola separata dal suo contesto, senza considerare la sinergia del fitocomplesso e neanche la lunghissima tradizione d’uso. L’altra constatazione è che la Commissione, così rigorosa in questa materia, non ha mostrato lo stesso rigore in altri dossier di sicurezza importanti, dagli OGM all’aspartame.

Se l’auspicio è, ovviamente, che prevalga il buon senso e che le future normative europee tengano conto della peculiarità dei derivati da piante, monitorare questo tavolo, e gli altri aperti in sede comunitaria incluso quello sugli idrossiantraceni, resta un obiettivo della filiera tutta per il prossimo periodo.

 

 

Withania: l’azione immunomodulante

Ashwagandha Dry Root Medicinal Herb with Fresh Leaves, also known as Withania Somnifera, Ashwagandha, Indian Ginseng, Poison Gooseberry, or Winter Cherry. Isolated on White Background.

L’ashwagandha (Withania somnifera), nota anche come ginseng indiano, è una pianta medicinale utilizzata da oltre 3.000 anni in medicina ayurvedica, dove è considerata un tonico con molteplici proprietà. I suoi costituenti attivi includono alcaloidi, lattoni steroidei, saponine e witanolidi e sono concentrati soprattutto nelle radici e nelle bacche della pianta, ma anche nelle foglie e nel fusto.

Questo recente studio randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ne ha testato l’effetto immunomodulante in adulti sani.

I soggetti che vi hanno partecipato, suddivisi in un gruppo trattamento e gruppo di controllo, hanno ricevuto 60 mg di estratto di withania oppure un placebo.

La durata della sperimentazione è stata di 30 giorni in cieco e con una estensione dello studio in aperto di altri 30 giorni con un incrocio in cui è stato testato soltanto il placebo.

Dopo il primo periodo di studio di 30 giorni, il gruppo di trattamento withania ha riportato un aumento significativo (p < 0. 05) delle immunoglobuline (IgA, IgM, IgG, IgG2, IgG3 e IgG4), delle citochine (IFN-γ, IL4) e dei linfociti (CD45+, CD3+, CD4+, CD8+, CD19+, cellule Natural Killer). Nel gruppo placebo c’è stata per contro una diminuzione significativa (p < 0.05) dei linfociti e non sono stati rilevati cambiamenti nei livelli delle immunoglobuline e delle citochine.

Nel successivo periodo di studio al giorno 60, nei soggetti che avevano assunto il placebo e passati al gruppo di trattamento con withania è stato riscontrato un aumento significativo (p < 0,05) di immunoglobuline, citochine e linfociti. Nei soggetti rimasti nel gruppo withania è stato osservato un ulteriore e significativo (p < 0,05) miglioramento dei valori già citati. Non sono stati riportati eventi avversi.

La conclusione dei ricercatori è che l’estratto di Withania somnifera ha migliorato in modo statisticamente significativo il profilo immunitario di soggetti sani attraverso la modulazione del sistema immunitario innato e adattativo. Con quest’estratto si può pertanto conseguire un potenziamento mirato del sistema immunitario dei soggetti a rischio di infezione e durante le infezioni più diffuse.

 

Fonte: Tharakan A, Shukla H, Benny IR, Tharakan M, George L, Koshy S. Immunomodulatory Effect of Withania somnifera (Ashwagandha) Extract-A Randomized, Double-Blind, Placebo Controlled Trial with an Open Label Extension on Healthy Participants. J Clin Med. 2021 Aug 18;10(16):3644.

 

 

OE di lavanda nella sindrome premestruale

Young woman sitting on the bed with back pain

La sindrome premestruale (PMS) colpisce fino al 40% delle donne in età riproduttiva in tutto il mondo e i suoi sintomi includono irritabilità, depressione, ansia, disturbi del sonno e gonfiore che si manifestano nei giorni precedenti il ciclo mestruale.

Questo studio controllato randomizzato ha valutato l’effetto dell’aromaterapia sulla gestione di questo disturbo in un gruppo di studentesse universitarie.

Quaranta donne sono state randomizzate nel gruppo di intervento e 37 nel gruppo di controllo. I dati sono stati raccolti tramite un questionario e una scala validata sulla sindrome premestruale. Il gruppo trattamento ha partecipato in media a 5 sessioni di aromaterapia per ogni ciclo, che consistevano nell’inalazione di olio essenziale (OE) di lavanda. I sintomi sono stati monitorati per 3 cicli mestruali.

Quando i punteggi medi della sindrome premestruale dei gruppi di intervento e di controllo durante i 3 periodi di follow-up sono stati confrontati, è stata osservata una differenza statisticamente significativa (p < 0,05) sulla scala PMS e nei punteggi medi degli item ansia, affetto depressivo (ossia calo dell’autostima e impoverimento del sé), nervosismo, gonfiore, pensieri depressivi.

L’aromaterapia per inalazione – concludono gli autori di questa ricerca –  può essere utilizzata come un ‘utile risorsa per affrontare e gestire i sintomi della sindrome premestruale.

 

Fonte: Uzunçakmak T, Ayaz Alkaya S. Effect of aromatherapy on coping with premenstrual syndrome: A randomized controlled trial. Complement Ther Med. 2018 Feb;36:63-67.

 

Cumino nero, antivirale e immunomodulante

black cumin on wooden surface

Nonostante gli sforzi della ricerca non è ancora stato individuato un trattamento efficace per il COVID-19. L’olio di cumino nero (Nigella sativa) ha mostrato di esplicare attività antivirali e immunomodulanti e per questa ragione è stato valutato il suo potenziale ruolo nella gestione complementare dell’infezione da SARS-CoV-2.

Hanno partecipato a questo studio clinico randomizzato in aperto 173 adulti che presentavano sintomi lievi di COVID-19, afferenti alla clinica universitaria di Jeddah, in Arabia Saudita.

I partecipanti alla ricerca – età media 36 (±11) anni, 53% maschi e 47% donne – sono stati divisi casualmente in due gruppi: il gruppo di trattamento (86) ha ricevuto 500 mg di olio di cumino nero due volte al giorno per 10 giorni. In affiancamento alle terapie correnti. Il gruppo di controllo (87) ha ricevuto le sole cure standard.

I sintomi sono stati monitorati quotidianamente in remoto. L’outcome primario era la percentuale di pazienti che superavano l’infezione (senza manifestare sintomi per 3 giorni) entro 14 giorni.

Cinquantaquattro soggetti (62%) del gruppo di trattamento sono guariti, con una percentuale significativamente più alta rispetto al gruppo di controllo (36%; p = 0,001). Anche la durata media del recupero dalla malattia è risultata più breve nel gruppo trattamento (10,7 ± 3,2 giorni) rispetto al gruppo di controllo (12,3 ± 2,8 giorni), con significatività statistica (p = 0,001).

La supplementazione di olio di cumino nero in affiancamento alle terapie standard è stata associata pertanto a una ripresa più rapida dai sintomi di COVID-19 rispetto alla sola terapia standard nei malati paucisintomatici.

Questi potenziali benefici devono essere ulteriormente valutati con studi in doppio cieco con controllo placebo.

 

Fonte: Koshak AE, Koshak EA, Mobeireek AF, Badawi MA, Wali SO, Malibary HM, Atwah AF, Alhamdan MM, Almalki RA, Madani TA. Nigella sativa for the treatment of COVID-19: An open-label randomized controlled clinical trial. Complement Ther Med. 2021 Aug 15;61:102769.

Curcumina e indici glicemici

Diabetes, word cloud concept on black background.

Il diabete mellito di tipo 2 è una condizione metabolica cronica, correlata a una notevole morbilità e mortalità. La ricerca scientifica sta evidenziando prove sull’efficacia della curcumina nella modulazione dell’omeostasi del glucosio e la riduzione del rischio di eventi vascolari in soggetti con diabete di tipo 2.

Questa recente revisione sistematica ha preso in esame l’effetto della curcumina sugli indici glicemici in questa categoria di persone. È stata effettuata una ricerca completa sulle banche dati PubMed, Scopus, Embase, e Google Scholar fino a marzo 2020, al fine di identificare gli studi controllati e randomizzati che hanno valutato l’effetto della supplementazione di curcumina sugli indici glicemici, tra cui la glicemia a digiuno (FBS), l’emoglobina glicata (HbA1C) e il modello omeostatico di resistenza all’insulina (HOMA-IR). Sono stati inclusi nello studio 11 articoli per un totale di 1.131 individui con diabete tipo 2.

È stato rilevato che l’assunzione di curcumina ha ridotto in modo statisticamente significativo i valori della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicata rispettivamente in 8 e 7 studi. L’HOMA-IR è stato valutato in cinque studi ed è risultato anch’esso ridotto in modo significativo dalla curcumina in tre di questi studi.
I soggetti che hanno assunto la curcumina per periodi più lunghi (≥12 settimane) hanno mostrato una riduzione significativa degli indici glicemici.
La curcumina pertanto – conclude questo studio di revisione sistematica – può migliorare il controllo glicemico nelle persone con diabete di tipo 2. Si auspicano ulteriori studi per determinare le condizioni ottimali per ottenere questi effetti, in particolare per quanto riguarda la resistenza all’insulina.

Fonte: Mahdavi A, Moradi S, Askari G, et al. Effect of Curcumin on Glycemic Control in Patients with Type 2 Diabetes: A Systematic Review of Randomized Clinical Trials. Adv Exp Med Biol. 2021;1291:139-149.

Composti naturali e Covid-19: luci e ombre

 

Si svolgerà su piattaforma zoom il prossimo 8 ottobre dalle h.15.00 il webinar organizzato dalla SIF- Società Italiana di Fitochimica e delle Scienze delle Piante Medicinali, alimentari e da profumo dedicato al tema ‘Composti naturali e Covid-19: luci e ombre‘.

L’accesso è soggetto a registrazione e l’iscrizione va effettuata entro lunedì 4 ottobre p.v. esclusivamente attraverso il modulo elettronico: https://tinyurl.com/ep3uctx3

Potranno essere attribuiti CFU agli studenti partecipanti secondo le modalità stabilite dai regolamenti didattici dei diversi Atenei.