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Estratto di Hydrangea e sovrappeso/obesità

Doctor treats a woman with overweight - obesity concept

 

L’obesità è un importante problema di salute a livello globale e costituisce un fattore di rischio per diverse malattie metaboliche. A causa dei numerosi effetti collaterali dei farmaci antiobesità che vengono attualmente utilizzati, le erbe e i preparati di origine naturale sono emersi come una risorsa potenziale e sicura per affrontare e contribuire a ridurre questo problema.

L’Hydrangea (Hydrangea serrata Thunb.) è una specie arbustiva e decidua che raggiunge mediamente 1,00-1,50 metri in altezza. Originaria del Giappone e della Corea, cresce nei boschi di montagna fino a 1500 metri. La fioritura è compresa tra i mesi di giugno e agosto. Cresce anche nelle zone orientali e centro-settentrionali degli Stati Uniti. La radice e il rizoma sono usati per le infezioni della vescica, della prostata e i calcoli renali e in altre condizioni, sebbene le prove scientifiche a sostegno di questi usi siano ancora scarse.

In Italia è autorizzata (foglie, radice, rizoma) per la preparazione di integratori alimentari per il drenaggio dei liquidi corporei, funzionalità delle vie urinarie, funzionalità della prostata.

Alcuni studi di laboratorio hanno riportato l’effetto antiobesità dell’estratto di foglie di Hydrangea e i suoi meccanismi d’azione. Sulla base di questi risultati questo studio randomizzato e controllato in doppio cieco, condotto in Corea, ha valutato l’azione dell’estratto di Hydrangea sul peso corporeo e sulla riduzione del grasso corporeo in soggetti in sovrappeso o obesi.

I partecipanti allo studio

Vi hanno partecipato 93 individui, maschi e femmine, in sovrappeso o obesi, di età compresa tra 19 e 65 anni, con indici di massa corporea (BMI) ≥ 25, che hanno ricevuto per via orale compresse di Hydrangea (600 mg) oppure un placebo per 12 settimane.

La supplementazione quotidiana ha determinato nel gruppo sperimentale una riduzione del peso corporeo, della massa di grasso corporeo e dell’indice di massa corporea rispetto al gruppo trattato con placebo. La circonferenza fianchi, le aree di grasso viscerale e addominale e il rapporto tra grasso viscerale e sottocutaneo sono diminuiti dopo l’assunzione dell’estratto allo studio. Non sono stati osservati effetti collaterali significativi durante o dopo le 12 settimane di sperimentazione.

Conclusione

In conclusione, lo studio ha dimostrato lso’efficacia e la sicurezza dell’estratto di Hydrangea in soggetti sovrappeso o obesi. L’assunzione giornaliera di 600 mg per 12 settimane ha diminuito in modo statisticamente significativo il peso corporeo e la massa grassa, con una riduzione del BMI, della percentuale di grasso corporeo, della circonferenza fianchi, dell’area di grasso addominale totale e del grasso viscerale.

Per determinare pienamente l’efficacia e i possibili effetti collaterali dell’estratto testato, è necessario un campione di dimensioni maggiori con un’applicazione più lunga. Tuttavia sulla base di queste evidenze lo sviluppo dell’estratto di Hydrangea come potenziale integratore per la perdita di peso è promettente.

 

Fonte: Han, H.-S.; Chung, K.-S.; Shin, Y.-K.; Yu, J.-S.; Kang, S.-H.; Lee, S.-H.; Lee, K.-T. Effect of Standardized Hydrangea serrata (Thunb.) Ser. Leaves Extract on Body Weight and Body Fat Reduction in Overweight or Obese Humans: A Randomized Double-Blind Placebo-Controlled Study. Nutrients 202214, 208.

 

Attività della melissa sulla pressione arteriosa

Lemon balm sprig isolated on white

Questo studio ha valutato gli effetti della melissa (Melissa officinalis) sulla pressione sanguigna sistolica e diastolica in soggetti ipertesi. Si è trattato di uno studio clinico in doppio cieco, controllato, randomizzato in crossover condotto su 49 soggetti con ipertensione essenziale, che hanno ricevuto capsule di M. officinalis (400 mg/d; n = 23) oppure un placebo (n = 26) tre volte al giorno per un periodo di 4 settimane.

Dopo un periodo di washout di 2 settimane, il gruppo M. officinalis ha ricevuto il placebo e l’altro gruppo ha ricevuto M. officinalis per un altro periodo di 4 settimane.

La pressione arteriosa sistolica e diastolica è stata misurata al basale e poi ogni 2 settimane per 10 settimane.

L’analisi statistica dei dati ha mostrato che la cronologia del consumo di melissa e del placebo non ha avuto alcun effetto sulla pressione sistolica e diastolica nei due gruppi studiati. Si è, inoltre, riscontrato che la pressione arteriosa sia sistolica che diastolica è diminuita in modo statisticamente significativo dopo il consumo di melissa, rispetto al placebo.

Infatti, la pressione arteriosa sistolica e diastolica nel gruppo A (melissa) all’inizio dello studio era rispettivamente 152,30 ± 5,312 mmHg e 95,52 ± 1,988 mmHg, rispettivamente, e, dopo la prima fase di assunzione della pianta, ha raggiunto 129,88 ± 9,009 mmHg e 80,13 ± 5,488 mmHg, rispettivamente.

La pressione sanguigna sistolica e diastolica nel gruppo B all’inizio dello studio erano 152.26 ± 5.640 mmHg e 94.44 ± 2.607 mmHg, rispettivamente, e dopo la seconda fase (uso della melissa), avevano raggiunto 131.77 ± 8.091 mmHg e 81.46 ± 7.426 mmHg, (p = .005), rispettivamente.

Non sono stati osservati effetti collaterali significativi durante lo studio. Secondo questi risultati, con il limite di un campione piuttosto esiguo numericamente, M. officinalis contribuisce a ridurre la pressione arteriosa sistolica e diastolica nei soggetti con ipertensione essenziale.

 

Shekarriz Z, Shorofi SA, Nabati M, Shabankhani B, Yousefi SS. Effect of Melissa officinalis on systolic and diastolic blood pressures in essential hypertension: A double-blind crossover clinical trial. Phytother Res. 2021 Dec;35(12):6883-6892.

Silimarina e sindrome cardiometabolica

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Per sindrome metabolica si intende una condizione complessa in cui sono presenti diversi fattori di rischio di diabete e patologie cardiovascolari tra cui circonferenza addominale, glicemia, colesterolo, trigliceridi, pressione arteriosa. Si parte dall’alterazione di un singolo parametro a cui si aggiungono altri fino ad arrivare alla sindrome metabolica. Rischio cardiovascolare e sindrome metabolica sono strettamente correlati.

Alcune piante medicinali e i loro componenti hanno mostrato di avere degli effetti positivi sulle componenti della sindrome cardiometabolica. Questa revisione sistematica con metanalisi ha preso in esame specificatamente gli effetti della silimarina sulle componenti di questa sindrome in soggetti adulti.

La silimarina è una miscela di silibina, silicristina e silidianina (nei rapporti rispettivamente 3:1:1), tre princìpi attivi presenti in diverse piante, tra cui il cardo mariano (Silybum marianum).

Una ricerca sistematica è stata condotta in quattro database elettronici medico-scientifici (PubMed/Medline, Scopus, Web of Science ed Embase) fino al 31 dicembre 2020 al fine individuare tutti gli studi clinici ammissibili pubblicati in letteratura.

Undici studi clinici rispondevano ai criteri di ammissibilità e sono stati inclusi nella review sistematica.

I risultati hanno dimostrato che la silimarina ha ridotto in modo statisticamente significativo i livelli di glicemia a digiuno (p < 0. 001), emoglobina glicata (p ˂ 0.001), colesterolo totale (p = 0. 006), trigliceridi (p = 0.025), colesterolo LDL (p = 0,119) e aumentato il livello del colesterolo HDL (p = 0,120) rispetto al placebo. Gli effetti della silimarina sull’indice di massa corporea non sono invece risultati statisticamente significativi.

Sulla scorta di questi dati, conclude lo studio, la silimarina potrebbe rappresentare un trattamento complementare efficace per migliorare la maggior parte delle caratteristiche della sindrome cardiometabolica. Data l’elevata eterogeneità degli studi clinici sono tuttavia necessari ulteriori studi clinici di alta qualità per confermarne l’efficacia, aggiungono gli Autori.

 

FONTE: Soleymani S, Ayati MH, Mansourzadeh MJ, Namazi N, Zargaran A. The effects of Silymarin on the features of cardiometabolic syndrome in adults: A systematic review and meta-analysis. Phytother Res. 2022 Jan 11.

 

 

Curcumina più piperina nella steatosi epatica non alcolica

Male anatomy of human organs in x-ray view

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) è la causa più comune di morbilità e mortalità correlate al fegato e ad oggi non esiste ancora un trattamento farmacologico efficace per questa condizione.

Alcuni studi sia sperimentali sia clinici hanno mostrato che la curcumina può essere un trattamento efficace per questo problema.

Questo recente studio iraniano randomizzato e controllato in doppio cieco ha valutato in modo specifico l’effetto della somministrazione di curcumina associata a piperina sulla steatosi epatica non alcolica.

 

Lo studio

Sono stati arruolati a tal fine 79 soggetti adulti di età compresa tra 18 e 65 anni con diagnosi di NAFLD formulata mediante ecografia epatica e assegnati in modo casuale al gruppo di intervento curcumina (n = 39), somministrata al dosaggio di 500 mg/die, oppure al gruppo placebo (n = 40) per un periodo di 2 mesi.

Tutti i partecipanti al trial hanno ricevuto anche consigli sia di tipo dietetico sia riguardanti l’esercizio fisico. Alla baseline e alla fine dello studio sono state eseguite le misurazioni antropometriche e biochimiche ed è stata effettuata una ecografia epatica. Non sono emerse differenze significative tra i due gruppi per quanto concerne le caratteristiche demografiche e cliniche e il livello di steatosi epatica non alcolica al basale.

Dopo il periodo di trattamento, il gruppo curcumina ha mostrato concentrazioni e gravità della NAFLD inferiori (-16,2 ± 22,8 contro -6,0 ± 22,5 mg/dL, p = 0,04) rispetto al gruppo placebo (p = 0,04).

Gli autori della ricerca concludono pertanto che il trattamento a breve termine con la somministrazione di curcumina associata a piperina riduce la gravità della steatosi epatica non alcolica.

 

Fonte: Mirhafez SR, Dehabeh M, Hariri M, Farimani AR, Movahedi A, Naderan RD, Jamialahmadi T, Simental-Mendía LE, Sahebkar A. Curcumin and Piperine Combination for the Treatment of Patients with Non-alcoholic Fatty Liver Disease: A Double-Blind Randomized Placebo-Controlled Trial. Adv Exp Med Biol. 2021;1328:11-19.

 

 

Mirtillo americano nelle infezioni urinarie

Large Cranberries with Green Leaves Isolated on White Background

Si stima che una donna su tre con più di 18 anni avrà un’infezione del tratto urinario e che molte di esse avranno infezioni ricorrenti. Inoltre, l’aumento della resistenza antimicrobica e gli effetti collaterali degli antibiotici rafforzano la richiesta di trattamenti naturali.

Il succo di Cranberry (Vaccinium macrocarpon, Ericaceae), noto anche come mirtillo rosso o americano, è una delle alternative impiegate per la prevenzione di queste infezioni, anche se gli studi clinici effettuati hanno dato dei risultati contrastanti.

Lo studio

Questo studio clinico randomizzato e controllato in doppio cieco ha valutato l’efficacia di un estratto di mirtillo rosso ad alto dosaggio di proantocianidine nella prevenzione delle infezioni urinarie ricorrenti.

Condotto in Canada, il trial ha riguardato 145 donne sessualmente attive, non incinte, di età ≥ 18 anni con infezioni urinarie ricorrenti che hanno ricevuto (in un rapporto 1:1) capsule di mirtillo rosso ad alto (2 capsule/die da 18,5 mg) oppure a basso contenuto di proantocianidine (2 capsule/die da 1 mg) per 24 settimane. Le capsule ad alto contenuto di proantocianidine erano standardizzate a un minimo del 15%, mentre quelle a basso dosaggio erano standardizzate all’1%.

Le donne non hanno assunto altri prodotti contenenti derivati del mirtillo rosso per tutta la durata dello studio. L’outcome primario era il numero di infezioni del tratto urinario sintomatiche durante le 24 settimane di durata dello studio. Gli outcome secondari erano le infezioni sintomatiche con piuria e con batteriuria. Le partecipanti allo studio hanno compilato un diario giornaliero per registrare la conformità della sperimentazione e gli eventuali effetti collaterali.

Centoventiquattro donne hanno completato lo studio (gruppo a basso dosaggio = 61, gruppo ad alto dosaggio = 63). Le donne randomizzate al gruppo alto dosaggio erano significativamente più giovani rispetto a quelle dell’altro gruppo (27,2 ± 8,8 anni contro 32,5 ± 14,2 anni; P = 0,009). In totale sono state diagnosticate 45 infezioni urinarie sintomatiche nel gruppo ad alta dose rispetto a 59 nel gruppo a bassa dose, con un tasso di incidenza annuo di 1,48 per il gruppo ad alta dose e 1,96 per l’altro.

Non sono state rilevate riduzioni statisticamente significative nel tasso di incidenza di infezioni sintomatiche con piuria tra i due gruppi. Nelle donne con meno di cinque infezioni nei 12 mesi precedenti l’arruolamento, il gruppo ad alto dosaggio è stato associato a una riduzione significativa (47%) del tasso di incidenza di infezioni sintomatiche con piuria rispetto all’altro gruppo. Non sono state, invece, rilevate riduzioni statisticamente significative tra i due gruppi nel tasso di incidenza, aggiustato in base all’età, di infezioni sintomatiche con batteriuria nel sottogruppo di donne che avevano meno di cinque infezioni nei 12 mesi precedenti l’arruolamento. Non si sono verificati eventi avversi gravi in nessuno dei due gruppi, tranne un caso di dispepsia.

Conclusioni

Sulla base di questi risultati, gli autori concludono che l’assunzione per 24 settimane di 37 mg/die di estratto di mirtillo rosso ad alto dosaggio di proantocianidine è stata associata alla riduzione (non significativa) del 24% del rischio di infezioni urinarie sintomatiche rispetto a 2 mg/die dello stesso estratto. Nelle donne che avevano meno di 5 infezioni urinarie l’anno, l’estratto ad elevato dosaggio di proantocianidine ha ridotto in modo significativo (43%) il tasso di queste infezioni rispetto al basso dosaggio. La complessa interazione tra urovirulenza batterica e suscettibilità dell’ospite può spiegare perché le donne che avevano infezioni più frequenti hanno avuto una risposta minore.

 

Babar A, Moore L, Leblanc V, et al. High dose versus low dose standardized cranberry proanthocyanidin extract for the prevention of recurrent urinary tract infection in healthy women: A double-blind randomized controlled trial. BMC Urol. March 23, 2021;21(1):44.

 

 

 

Withania e stress

Lo stress influenza negativamente le capacità cognitive, la qualità del sonno e il benessere psicologico generale. La withania o Ashwagandha (Withania somnifera) è una pianta adattogena della medicina ayurvedica ed è utilizzata da tempo per contrastare e ridurre gli stati di stress e migliorare il benessere generale ma anche, a livello tradizionale, per aiutare la memoria e le performance cognitive.

Questo recente studio clinico in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo ha valutato l’effetto dell’estratto di radice di Ashwagandha (capsule a rilascio prolungato da 300 mg) sulle funzioni cognitive, i livelli di stress, la qualità del sonno, il benessere generale in soggetti stressati.

Lo studio

Centotrenta adulti cognitivamente sani (età: 20-55 anni; indice di massa corporea: 18-29 kg/m2) con un punteggio di 14-24 sulla Perceived Stress Scale (PSS) sono stati suddivisi in due gruppi: il primo ha ricevuto 1 capsula/die di Ashwagandha a rilascio prolungato, il gruppo di controllo ha assunto una sostanza placebo. Lo studio è durato 90 giorni consecutivi.

L’endpoint primario era il cambiamento nella funzione cognitiva misurata con il Cambridge Neuropsychological Test Automated Battery (CANTAB) dal basale alla fine del periodo di studio (90 ± 7 giorni). I risultati secondari includevano i cambiamenti nel punteggio sulla Perceived Stress Scale-10, il livello sierico di cortisolo (9-11 am), il punteggio sulle scale Oxford Happiness Questionnaire (OHQ) e Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI) e i livelli sierici del fattore neurotrofico cerebrale (BDNF).

Hanno completato lo studio 125 persone. Il CANTAB ha riportato un miglioramento significativo del richiamo in memoria, mentre il tasso di errore totale nei modelli di richiamo è diminuito in modo statisticamente significativo alla visita 4 nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo placebo.

Alla visita 4 nel gruppo sperimentale rispetto a quello placebo il punteggio sulla scala PSS-10 è risultato significativamente più basso (p < .0001), come anche i livelli di cortisolo sierico (p=0.0443) e il punteggio sulla scala Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI) (p< .0001); è aumentato invece il punteggio sull’Oxford Happiness Questionnaire (OHQ) (p < .0001).

I risultati

Questi risultati suggeriscono livelli di stress significativamente più bassi, un migliore benessere psicologico e una migliore qualità del sonno nel gruppo sperimentale. Non sono stati riportati eventi avversi.

In conclusione nel gruppo analizzato una capsula al giorno di withania a rilascio prolungato per 90 giorni ha migliorato la memoria e la concentrazione, il benessere psicologico e la qualità del sonno, riducendo parallelamente i livelli di stress. Il preparato è risultato sicuro e ben tollerato.

 

Fonte: Gopukumar K, Thanawala S, Somepalli V, Rao TSS, Thamatam VB, Chauhan S. Efficacy and Safety of Ashwagandha Root Extract on Cognitive Functions in Healthy, Stressed Adults: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Study. Evid Based Complement Alternat Med. 2021 Nov 30;2021:8254344.

 

Curcuma e parametri metabolici

 

Esistono solide evidenze che supportano l’utilizzo della curcuma (Curcuma longa L.) nella riduzione/miglioramento dei parametri metabolici dei soggetti con diabete.

Questo studio clinico randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha analizzato l’efficacia di Curcuma longa nel controllo metabolico di 71 soggetti con diabete di tipo 2. I partecipanti al trial sono stati suddivisi in due gruppi: il primo (gruppo sperimentale) ha ricevuto un estratto di curcuma (500 mg/giorno con piperina 5 mg), mentre il gruppo placebo ha assunto una sostanza inerte.

La sperimentazione, condotta in Brasile, è durata 120 giorni. Le variabili antropometriche, cliniche e biochimiche sono state valutate al basale, 60 e 120 giorni dopo l’inizio dell’intervento. Per l’analisi statistica sono stati utilizzati il t-test di Student e il test del chi-quadrato.

Di seguito i risultati: il gruppo sperimentale ha avuto una diminuzione significativa della glicemia (p=.013), dell’emoglobina glicata (p=.015), dell’indice HOMA (p=.037) e dei trigliceridi (p=.002).

Ciò ha portato gli autori della ricerca a concludere che il ricorso a Curcuma longa addizionata con piperina è stato efficace nel controllo dei parametri glicemici e dei trigliceridi in un gruppo di soggetti con diabete di tipo 2.

Fonte: Neta JFF, Veras VS, Sousa DF, Cunha MDCDSO, Queiroz MVO, Neto JCGL, Damasceno MMC, Araújo MFM, Freitas RWJF. Effectiveness of the piperine-supplemented Curcuma longa L. in metabolic control of patients with type 2 diabetes: a randomised double-blind placebo-controlled clinical trial. Int J Food Sci Nutr. 2021 Nov;72(7):968-977.

Siglata una partnership tra Farma-Derma e Specchiasol

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Farma-Derma e il Gruppo Specchiasol annunciano una partnership per formare il campione italiano nello sviluppo e commercializzazione di prodotti Health-Care a elevato valore medicale. Il gruppo avrà le dimensioni e l’organizzazione richieste per diventare uno tra i leader a livello europeo nel settore della nutraceutica.

Il Gruppo, con circa 130 milioni di euro di fatturato, oltre 300 dipendenti e una rete di agenti e informatori scientifici composta da oltre 300 unità, avrà la dimensione e la struttura necessarie per poter essere competitivo a livello internazionale, facendo leva sul proprio portafoglio prodotti e sulla ricerca scientifica garantita dalle eccellenze del proprio reparto di R&S.

Vincenzo Russo, Giulia Canzano e Valeria Russo, fondatori e azionisti di riferimento di Farma-Derma, deterranno una quota significativa del nuovo Gruppo, saranno nel consiglio di amministrazione della società e Vincenzo Russo manterrà la carica di presidente di Farma-Derma. Amministratore delegato del nuovo Gruppo sarà Giuseppe Giorgini, attuale CEO di Specchiasol e delle società da quest’ultima controllate (Named, Phyto Garda e Wellmicro). White Bridge Investments, attuale azionista di riferimento di Specchiasol, manterrà la maggioranza del Gruppo.

“Farma-Derma ha raggiunto traguardi molto importanti dalla sua fondazione, dimostrandosi un’eccellenza imprenditoriale italiana e un leader riconosciuto sia a livello nazionale che internazionale. Pensiamo che il Gruppo Specchiasol a oggi rappresenti il partner ideale per affiancarci in un nuovo periodo di forte crescita in un contesto europeo e mondiale sempre più competitivo.

L’unione di due importanti realtà come queste, con storie diverse ma con alla base i medesimi valori, ci permetterà di investire sullo sviluppo della nostra impresa. La nostra centralità nel progetto in qualità di manager e azionisti conferma il nostro impegno e la nostra fiducia nel potenziale di sviluppo del Gruppo, che vuole continuare ad affermarsi sempre più come il leader italiano ed europeo nel settore della nutraceutica”, ha detto Vincenzo Russo.

Ha aggiunto Giuseppe Giorgini: “Farma-Derma è una realtà del settore riconosciuta per la significativa crescita registrata in Italia ed all’estero, sia nel mondo dei prodotti nutraceutici che dei dispositivi medici. La partnership tra Farma-Derma e Specchiasol permetterà al nuovo Gruppo di raggiungere l’obiettivo dichiarato di leadership a livello italiano ed europeo, attraverso l’accesso alle risorse rese disponibili dalla nuova dimensione e grazie ai talenti presenti nel Gruppo”.

 

 

LINEA INFLU-ZINC®

 

L’alleato sicuro che rinforza le difese immunitarie contro i virus e i malanni di stagione.

Le patologie stagionali hanno sintomi che in gran parte si sovrappongono e determinano uno stato di malessere generalizzato, caratterizzato dall’infiammazione delle vie respiratorie. I sintomi più frequenti quali difficoltà respiratoria, mal di testa, tosse, mal di gola, dolori articolari e febbre, sono comuni sia all’influenza che al raffreddore. Per prevenire la diffusione dell’influenza e del raffreddore occorre avere un sistema immunitario in ottimo stato che agisca efficacemente contro gli agenti patogeni esterni.

Ad esempio lo zinco, il selenio e l’estratto di Echinacea, possono contribuire efficacemente a tale scopo.

La gamma Influ-Zinc, a base di Zinco, Selenio e estratti di Echinacea contribuisce a difendere l’organismo dai mali di stagione.

In particolare:

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Il bicchiere mezzo pieno

È con questo spirito che vogliamo iniziare il nuovo anno. Valorizzare le notizie positive per il settore, le buone pratiche, le iniziative che guardano al futuro da un’angolazione ampia, che non si limita al contingente, al quotidiano, ma che da questo parte per disegnare prospettive.
Partiamo dai dati di mercato, almeno da quelli disponibili per i botanicals, come ormai è consueto chiamare i preparati di origine vegetale nelle loro diverse declinazioni.

Le statistiche, benché per la maggioranza purtroppo non considerino il settore erboristeria, sono concordi. Le vendite di questa categoria di prodotti crescono, trainate dall’interesse del consumatore che attribuisce un elevato valore ai preparati “naturali”, ancor più nella fase complessa che stiamo vivendo.

Secondo le stime di Euromonitor International, società leader delle ricerche di mercato a livello mondiale, nel Vecchio Continente la quota degli integratori con base vegetale ammonta al 22% del mercato totale degli integratori. Anche nel nostro Paese gli integratori alimentari hanno registrato un aumento delle vendite del 6,9% nel periodo che va da ottobre 2020 a settembre 2021, con una crescita maggiore per i prodotti dalle formulazioni più innovative e ad alto impatto. I botanicals rappresentano circa il 50% del mercato degli integratori, che in Italia vale 3,7 miliardi di euro.

Ad attrarre l’interesse del consumatore in questa fase sono soprattutto le formulazioni mirate al sostegno del sistema immunitario, come rileva il recente report di Global Wellness Economy (GWI) evidenziando anche un atteggiamento più consapevole e proattivo delle persone nelle scelte che attengono al proprio benessere. Cresce, inoltre, il segmento dei prodotti pensati per migliorare il benessere mentale e psicologico, messo a dura prova da una difficile quotidianità.

Parliamo di erbe ed estratti vegetali per migliorare il sonno, potenziare la memoria e l’energia oltre che per alleviare ansia, lievi stati depressivi e turbe dell’umore. Secondo le stime di GWI questo mercato totalizza in Europa 22,62 miliardi di euro, una cifra in crescita del 6,3% nell’ultimo periodo, in parallelo a una crescita globale dell’11,6% nel 2021, mentre si stimano percentuali di sviluppo annue intorno al 10% fino al 2025.

Anche la ricerca riserva delle sorprese positive. Non soltanto perché da almeno un decennio è in progressiva crescita la ricerca a supporto di efficacia e sicurezza delle piante medicinali, ma per alcuni studi che rivestono un interesse particolare per il nostro settore. Due recenti sperimentazioni in vivo – pubblicate sulle riviste Toxicology Reports e Regulatory Toxicology and Pharmacology – hanno infatti definito che gli estratti di Aloe specie e aloe-emodina – non più disponibili dall’aprile scorso dopo l’entrata in vigore anche in Italia del Regolamento europeo n.468/2021 – non sono genotossici.

Presentati al convegno della Società italiana di tossicologia lo scorso autunno, questi lavori rafforzano le perplessità di buona parte della comunità scientifica nei confronti di una misura fortemente restrittiva e soprattutto non sufficientemente motivata sul piano scientifico. I dati, insieme ad altri documenti tecnici e farmacologici, saranno inseriti nella documentazione predisposta dai ricorrenti presso la Corte di Giustizia europea a supporto della richiesta di annullamento di quel Regolamento.

Intanto sono stati trasmessi da SISTE-Società italiana di scienze applicate alle piante officinali e ai prodotti per la salute alla Commissione Europea con la richiesta, firmata anche da ASSOERBE e Federimpresa Erbe, di rivedere il divieto riguardante alcune preparazioni a base di Aloe. E su questo tema altre ricerche sono in corso all’Università di Siena, come ha comunicato la FEI.

Infine, restando in tema di ricerca ma spostandoci verso altre applicazioni, un recente studio italiano, pubblicato su Virology, ha mostrato gli effetti positivi di un integratore a base di vitamina C e L-arginina su alcuni sintomi del long Covid. Il valore aggiunto sta nel fatto che si tratta di una ricerca clinica, e non di laboratorio che, seppur limitata dal piccolo campione valutato, ha rilevato un miglioramento della capacità respiratoria e dei parametri funzionali misurati con test cardio-polmonare, su un problema che riguarda un discreto numero di persone. E allora guardiamolo mezzo pieno questo bicchiere!