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Semi di Chia e rischio cardiovascolare

 

Salvia hispanica, chiamata anche salvia cinese o Chia, è una pianta erbacea annuale di origine centroamericana del genere Salvia, nota già agli Aztechi in epoca precolombiana, oggi coltivata quasi esclusivamente per i suoi piccolissimi semi di colore scuro. Può raggiungere circa 1 metro di altezza quando è matura, presenta foglie opposte e seghettate e produce piccoli fiori bianchi o viola. Le foglie contengono un olio essenziale che esplica un’azione repellente verso gli insetti.

La parte commestibile è rappresentata dai semi, piccoli, piatti e di forma ovale, prevalentemente di colore grigio ma talvolta bianchi, neri, o marrone scuro, che si possono consumare da soli, aggiunti a muesli, yogurt o insalate, amalgamati a farine per dolci o panificati, o sotto forma di olio.

I semi contengono elevati livelli di calcio (fino a 600 milligrammi ogni 100 grammi) e altri minerali come manganese, fosforo, proteine, acidi grassi omega 3, fibre, vitamine, aminoacidi essenziali e sostanze antiossidanti. Un grammo di semi di Chia contiene circa 0,28 g di fibre, 0,21 g di proteine e 0,6 g/g di acido alfa-linolenico (ALA), nella più alta percentuale presente in una fonte vegetale, e numerosi acidi grassi polinsaturi.

Il profilo nutrizionale e i composti bioattivi presenti nei semi e nell’olio di Chia hanno dimostrato in alcuni test scientifici effetti cardioprotettivi e hanno contribuito a ridurre i fattori di rischio di queste malattie nell’uomo. Uno studio clinico ha rilevato, ad esempio, che la supplementazione con semi di Chia per 12 settimane ha abbassato la pressione arteriosa sia diastolica che sistolica in individui con ipertensione in trattamento e non trattati.

Un altro studio clinico, finalizzato a valutare l’efficacia dei semi di Chia sulla perdita di peso e quindi la riduzione dei fattori di rischio di malattie metaboliche in adulti in sovrappeso, ha osservato un aumento dei livelli plasmatici di ALA, senza tuttavia un effetto diretto sul calo ponderale.

Un ulteriore studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha valutato l’efficacia dell’integrazione di semi di Chia (interi o macinati) sui fattori di rischio di malattia metabolica per le donne in sovrappeso. Per 10 settimane, le partecipanti allo studio hanno consumato 25 grammi al giorno di semi di Chia macinati o interi oppure un placebo. Dalla valutazione degli outcome è emerso un aumento del 58% e del 39% dei livelli plasmatici di ALA e di acido eicosapentaenoico (EPA) nel gruppo che ha assunto semi di Chia.

 

Fonte: HerbClip, American Botanical Council.

 

 

Issopo, impieghi tradizionali e verifiche scientifiche

Il genere botanico Hyssopus è diffuso nell’Asia centrale, nel Mediterraneo orientale e in Mongolia e sono sei le principali specie che vengono utilizzate a scopo salutistico: tra queste, oltre all’issopo officinale (Hyssopus officinalis), anche H. ambiguus, H. cuspidatus, H. latilabiatus, H. macranthus e H. seravschanicus.

Appartenente alla famiglia delle Lamiaceae, l’issopo officinale  è una pianta erbacea perenne, cespugliosa, legnosa alla base e molto aromatica, con foglie opposte e glandulose. Cresce per lo più in modo spontaneo, ma viene anche coltivato per gli impieghi culinari e per le proprietà salutistiche.

In medicina tradizionale è stato utilizzato come espettorante, tonico e stomachico, nelle difficoltà digestive e nel meteorismo. La Scuola Salernitana la considerava una pianta atta a trattare le malattie polmonari. In Persia l’acqua distillata ottenuta dalla pianta viene usata come cosmetico, in quanto ha la reputazione di rendere lucente la pelle.

Proprietà dell’issopo

L’issopo presenta proprietà antisettiche simili a quelle del timo e del rosmarino ed è utilizzato nelle forme catarrali dell’apparato respiratorio e nelle infreddature. Esplica inoltre proprietà aromatizzanti, digestive e carminative ed è quindi utilizzato come aroma in liquori, aceti ecc.

I suoi costituenti principali sono flavonoidi, acido rosmarinico, triterpeni come la marrubina e l’acido oleanolico e olio essenziale. Quest’ultimo contiene tra l’altro β-pinene, pinocampone, isopinocampone e altri terpenoidi.

Studi in vitro ne hanno evidenziato la potenziale attività antivirale e antimicotica e test in vivo hanno riportato il suo ruolo nel rilassamento della membrana plasmatica, effetti citotossici e sedativi.

La pianta è considerata relativamente sicura ai livelli comunemente impiegati in ambito alimentare ma sono necessari ulteriori studi per determinarne il profilo di sicurezza. L’utilizzo dell’olio essenziale è sconsigliato in quanto neurotossico.

 

Fonte: Sharifi-Rad J, Quispe C, Kumar M, Akram M, Amin M, et al. Hyssopus Essential Oil: An Update of Its Phytochemistry, Biological Activities, and Safety Profile. Oxid Med Cell Longev. 2022 Jan 13;2022:8442734.

 

 

Curcumina e qualità della vita di malati di tumore

Il tumore del colon-retto (CRC) è una delle neoplasie più comuni sia negli uomini sia nelle donne. Ricerche pregresse hanno mostrato che i curcuminoidi possono esplicare effetti protettivi verso alcune tipologie di tumore.

Questo studio randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato gli effetti dei curcuminoidi sulle citochine sieriche pro e anti-infiammatorie e sulla qualità della vita di un campione di persone con tumore del colon-retto sottoposte a chemioterapia. Vi hanno partecipato 72 persone affette da questa forma di tumore (stadio 3) di età pari o superiore a 20 anni, in chemioterapia dopo l’intervento chirurgico e afferenti a una Clinica oncologica iraniana.

I partecipanti al trial sono stati assegnati in modo casuale al gruppo di trattamento (n = 36), che ha ricevuto capsule di curcuminoidi (500 mg/giorno), o al gruppo di controllo (n = 36) che ha assunto capsule di placebo per 8 settimane.

La velocità di eritrosedimentazione (VES) e i livelli sierici della proteina C-reattiva (CRP) e di 12 citochine pro e anti-infiammatorie, tra cui fattore di necrosi tumorale (TNF-α), interleuchina-1α, 1β, 2, 4, 6, 8 e 10, proteina chemioattrattante i monociti, interferone γ, fattore di crescita dell’epidermide e fattore di crescita endoteliale vascolare sono stati misurati al basale e alla fine dell’intervento.

I risultati dello studio

Sessantasette persone hanno completato lo studio con i seguenti risultati: alla fine delle 8 settimane di sperimentazione, un cambiamento statisticamente significativo del livello di CRP (p = 0.002) e della VES (p = 0.0001) è stato osservato nei soggetti che hanno integrato i protocolli di cura oncologici con curcuminoidi rispetto al gruppo placebo.

Anche il valore di IL-1α ha mostrato una tendenza a diminuire dopo l’integrazione di curcuminoidi rispetto a quanto osservato nel gruppo placebo (p = 0,077). Nel gruppo che ha ricevuto come supplementazione complementare i curcuminoidi è stato osservato, inoltre, un miglioramento significativo dei punteggi sulle scale funzionali (p = 0,002) e della qualità di vita globale (p = 0,020).

Questi risultati – conclude lo studio – hanno mostrato che la supplementazione di curcuminoidi (500 mg/giorno) per un periodo di 8 settimane può migliorare la VES e i livelli sierici di proteina C-reattiva in soggetti con tumore del colon-retto allo stadio 3 e migliorare la qualità globale della vita e le scale funzionali rispetto al placebo.

 

Fonte: Panahi Y, Saberi-Karimian M, Valizadeh O, Behnam B, Saadat A, Jamialahmadi T, Majeed M, Sahebkar A. Effects of Curcuminoids on Systemic Inflammation and Quality of Life in Patients with Colorectal Cancer Undergoing Chemotherapy: A Randomized Controlled Trial. Adv Exp Med Biol. 2021;1328:1-9.

 

 

Integratori Italia e Federsalus si uniscono in Unione Italiana Food

Integratori Italia – che rappresenta il settore degli integratori e che fa parte dell’Associazione Unione Italiana Food – e FederSalus – Associazione che rappresenta 240 aziende nazionali e multinazionali della filiera degli integratori alimentari- si uniscono in Unione Italiano Food, con l’obiettivo di rafforzare la rappresentanza di una filiera di cui l’Italia è eccellenza assoluta in Europa per produzione e consumi che si chiamerà Integratori & Salute. La nuova associazione opererà all’interno del sistema confindustriale e andrà a rappresentare il mercato degli integratori alimentari che vale oggi oltre 3,7 miliardi di euro (in crescita media tra il 2014 e il 2020 dell’8,2%)1. L’Italia è leader di mercato in Europa di cui rappresenta il 29% del valore totale (che supera i 13 miliardi di euro)2 

Integratori Italia, che fa parte di Unione Italiana Food – grande associazione di categoria del settore alimentare con 450 aziende rappresentate, per oltre 20 settori merceologici – e FederSalus, associazione che rappresenta 240 aziende nazionali e multinazionali della filiera degli integratori alimentari, annunciano il loro atto di fusione che sancisce l’inclusione in Unione Italiana Food e l’ingresso delle associate FederSalus nel sistema confindustriale.

Un’operazione di rappresentanza di categoria estremamente importante, data la rilevanza della filiera produttiva: oggi, solo in Italia, il mercato degli integratori alimentari vale oltre 3,7 miliardi di euro, con una crescita media – registrata tra il 2014 e il 2020 – dell’8,2%. Il nostro Paese è leader europeo di questo mercato, coprendo abbondantemente il 29% del valore totale dello stesso (che, in Europa, supera i 13 miliardi di euro); seguono Germania e Francia, con percentuali nettamente più basse (rispettivamente il 19 e il 9%). Le aziende italiane del settore degli integratori rappresentano un’eccellenza, anche per la loro propensione a investire in leve immateriali, innovazione in primis. In un anno complesso come il 2020, il mercato italiano degli integratori alimentari ha fatto dell’innovazione il volano della sua crescita e ha aumentato il proprio valore di quasi il 3% rispetto all’anno precedente. D’altra parte, il settore raggruppa imprese altamente competitive: da un’indagine di Federsalus, il 59% delle aziende ha dichiarato fatturati in crescita nel 2020 e un tasso di occupazione nel settore che – nel 90% dei casi – è aumentato o rimasto costante, con una marginalità sull’ebitda (che indica lo stato finanziario) del comparto nel suo insieme che arriva al 14,6% e supera quello dell’industria farmaceutica (12,6%)3. 

Marco Lavazza (nella foto qui sotto), Presidente di Unione Italiana Food, ha commentato con soddisfazione l’atto finale del processo di fusione tra Integratori Italia e Federsalus: “Quella creata da Integratori Italia e FederSalus si delinea come una sinergia che affonda le proprie radici nella profonda consapevolezza delle attuali risorse della filiera e delle potenzialità che può ancora esprimere. Le nostre due realtà potranno mettere a sistema i rispettivi network e rafforzare la rappresentanza del settore degli integratori in Italia all’interno del sistema Confindustria”. 

“Siamo molto soddisfatti di aver raggiunto questo importante traguardo: un passo indispensabile per il futuro e lo sviluppo del nostro settore” ha commentato Germano Scarpa (nella foto a sx), Presidente di FederSalus. “Attraverso questa fusione la vivacità culturale e la capacità di avere iniziative nel campo degli integratori alimentari di FederSalus si sposa con la grande capacità di Confindustria di avere rapporti istituzionali a ogni livello, al fine di avere un’associazione più forte e proiettata alle sfide del futuro che si giocheranno in Europa. La scelta della fusione è un’operazione strategica per la sopravvivenza del settore e siamo contenti che oggi sia stata riconosciuta dalla maggioranza dei nostri associati”. 

Il mercato degli integratori alimentari

Negli ultimi due anni è cresciuta l’attenzione degli italiani verso alcuni specifici ambiti, quali ad esempio il rafforzamento del sistema immunitario, la gestione di esigenze come il benessere del sonno e il rilassamento. Un consumatore informato e attento alla salute continua a rivolgersi agli esperti per avere consigli sull’utilizzo degli integratori. 

Infine, oltre a garantire un utile supporto alle funzioni fisiologiche dell’organismo, alcuni studi hanno messo in evidenza che alcuni integratori alimentari possono anche produrre “benefici sociali”. 

Possono contribuire a migliorare lo stato di salute degli individui e quindi alleggerire i costi del Sistema Sanitario Nazionale. L’adozione e la diffusione di una strategia di prevenzione primaria, che punti a ritardare il più possibile l’insorgenza delle patologie, risulta pressoché indispensabile. In questo quadro, l’integrazione alimentare, unita alla diffusione di stili di vita sani, ovvero a una corretta alimentazione e a un buon livello di attività fisica, può giocare un ruolo chiave. 

Delle arti e dei mestieri

Paese che vai, usanza che trovi… In Francia, ad esempio, il diploma di erborista è stato soppresso dal governo di Vichy nel settembre del 1941 e da allora non è più stato reintrodotto, anche se i diplomati potevano continuare a praticare la professione fino alla morte, grazie a una disposizione del settembre 1945. Oggi gli erboristi francesi sono rimasti in pochissimi, ancor meno le vere erboristerie, ed è concreto il rischio che questa professione scompaia del tutto. La commercializzazione delle piante ed erbe medicinali è riservata di fatto alle farmacie, fatta eccezione per 148 specie “da banco”, definite da un decreto datato 2008. E nonostante dal 2018 siano state avviate diverse iniziative per rilanciare la professione dell’erborista, a tutt’oggi non si registrano modifiche sostanziali di una situazione ben diversa da quella italiana.

In Italia, come sappiamo, sono dieci gli Atenei che propongono Corsi di laurea in Scienze e/o Tecniche Erboristiche e affini, certo meno di quanti si pensava potessero svilupparsi all’inizio degli anni 2000, quando ce n’erano oltre 20, ma comunque ben disseminati sull’intero territorio nazionale. Allo stato attuale questa è l’unica opzione che garantisce un percorso formativo riconosciuto in quest’ambito benché, come abbiamo già evidenziato, l’impostazione dei corsi possa essere rivista e migliorata, anche armonizzando i curricula delle diverse sedi universitarie.

Dopo gli approfondimenti dedicati, nell’anno passato, alle proposte formative di alcuni Corsi di laurea, abbiamo voluto capire questa volta quale destino attende i neolaureati una volta concluso l’iter di studi e, nello specifico, verificare, o perlomeno iniziare a farlo, la loro posizione nel mondo del lavoro. L’articolo di attualità pubblicato a pagina 14 di questo numero fa il punto in particolare per le sedi universitarie di Milano, Pisa e Padova, arricchendo le informazioni con contributi del mondo imprenditoriale e di laureati che hanno trovato una propria collocazione lavorativa.

A Milano, ad esempio, secondo una dettagliata indagine condotta da Almalaurea e aggiornata all’aprile del 2021, il 36% dei laureati del Corso di laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche ha trovato un impiego entro i 12 mesi, a fronte di una media di ateneo che si attesta al 32%. Il 37,5% dei responder ha affermato, inoltre, di utilizzare nel lavoro, in misura significativa, le competenze che aveva acquisito con la laurea e il 91% degli intervistati si è dichiarato soddisfatto per il percorso seguito. E se le retribuzioni sono basse, e allineate purtroppo a un trend nazionale, il livello di soddisfazione per la collocazione ottenuta è buono: 7 punti su scala da uno a dieci; rispetto a una media di 7,8 punti.

A Pisa un’indagine analoga riferisce che il 50% dei laureati a un anno è occupato, anche se talvolta a tempo determinato, e che ha trovato lavoro nei tre mesi successivi alla laurea. L’altro 50% continua gli studi, spesso scegliendo di conseguire una laurea magistrale, e quasi tutti gli interpellati da Almalaurea (circa l’80%) hanno dichiarato di avere trovato un’occupazione del tutto attinente al Corso di studi frequentato. Il 70% circa ritiene, poi, che la laurea sia stata utile ed efficace per il collocamento lavorativo, con un livello di soddisfazione pari a 7,7 punti su una scala da uno a dieci.

Su questo numero della rivista all’attualità abbiamo affiancato, come di consueto, gli articoli tecnico-scientifici dei nostri esperti, a partire da un approfondimento sul supporto offerto dalle piante officinali nel puerperio, una fase molto speciale della vita della donna segnato da emozioni, ma anche da nuove e alterate relazioni e responsabilità. E ancora trovate un insight sul contributo che le piante medicinali e un corretto approccio alimentare possono offrire alle persone affette da fibromialgia, una problematica di non facile identificazione clinica, quasi di frontiera, che colpisce dal 2% al 4% della popolazione (in particolare donne in età fertile) con sintomi spesso invalidanti. E parliamo anche di anice e cannella e di restrizione calorica e longevità.

Buona lettura, allora, nell’attesa che arrivi per tutti noi un’autentica primavera!

 

 

Sostanze vegetali e aspetti cognitivi, una revisione sistematica

Ginkgo biloba green leaves on a tree. Ginkgo Biloba Tree Leaves with Water Drops

Con il termine nootropi si intendono particolari sostanze in grado di aumentare le capacità cognitive di un individuo.

Questa recente revisione sistematica presenta una sintesi degli studi scientifici riguardanti gli effetti dei nootropi di origine vegetale sulla cognizione umana in condizioni di salute e malattia.

Sei ricerche indipendenti, una per ogni dominio neurocognitivo, sono state eseguite in parallelo sui tre database elettronici PubMed, Cochrane e Scopus; sono stati presi in considerazione solo gli studi clinici e le revisioni sistematiche pubblicati tra gennaio 2000 e novembre 2021 per un totale di 256 articoli scientifici.

Ginkgo biloba è risultato il nootropo più rilevante per quanto riguarda le funzioni percettive e motorie. Bacopa monnieri invece ha mostrato attività di miglioramento del linguaggio, dell’apprendimento e della memoria mentre l’Ashwagandha (Withania somnifera) modula l’ansia e le cognizioni sociali. I dati degli studi presi in esame hanno inoltre evidenziato che la caffeina migliora l’attenzione e le funzioni esecutive, anche se può indurre effetti indesiderati, come il cosiddetto ‘crash da caffeina’.

In sintesi Ginkgo biloba è la pianta maggiormente studiata in questo contesto per le funzioni percettivo-motorie ed è in grado di determinare miglioramenti sugli handicap derivati dalla malattia in questo dominio cognitivo. È, inoltre, l’unica sostanza vegetale che si è dimostrata in grado di migliorare gli effetti cognitivi dell’acufene cronico, sebbene i dati disponibili non siano ancora conclusivi.

Bacopa monnieri ha un elevato potenziale di miglioramento della comprensione e dell’acquisizione del linguaggio nei giovani adulti, compresi i miglioramenti nella capacità di apprendimento a seguito di un’assunzione prolungata. La pianta ha mostrato un buon livello di efficacia sul consolidamento della memoria, sia in soggetti cognitivamente normali sia in soggetti con deterioramento cognitivo.

L’Ashwagandha si caratterizza in particolare per la sua attività sulla cognizione sociale e ha dimostrato una marcata capacità di diminuire i marcatori fisiologici e comportamentali correlati all’ansia; estratti della pianta sono stati utilizzati come coadiuvanti dei trattamenti farmacologici in soggetti con disturbi psichiatrici che influiscono sulla cognizione sociale.

Fonte: Lorca C, Mulet M, Arévalo-Caro C, Sanchez MÁ, Perez A, Perrino M, Bach-Faig A, Aguilar-Martínez A, Vilella E, Gallart-Palau X, Serra A. Plant-derived nootropics and human cognition: A systematic review. Crit Rev Food Sci Nutr. 2022 Jan 3:1-25.

 

Malerbe amiche, la biodiversità e il futuro del pianeta

Le piante infestanti, che sopravvivono da migliaia di anni, ci insegnano verità istruttive e scomode. Una verità scomoda è che, negli ultimi decenni, la proliferazione di queste piante a danno delle coltivazioni è stata contrastata con mezzi tremendamente nocivi all’ambiente, come i pesticidi; un’altra è lo svelamento della prospettiva antropocentrica e unilaterale che ha portato all’impiego di pesticidi e OGM.
Le piante infestanti proliferano perché hanno trovato un equilibrio con l’ambiente di cui sono parte integrante e, per quanto bizzarro possa sembrare, studiarle chiama in causa temi di cruciale importanza per il futuro del Pianeta e per il bene comune.
Questo libro non si limita, dunque, a esporre le analisi di Stefano Benvenuti, grande esperto in materia, ma coniuga tali conoscenze con la pluridecennale esperienza di Valentino Mercati alla guida del Gruppo Aboca, azienda attentissima a incentivare un impatto positivo delle proprie attività sulla collettività e sulla biosfera.
“Il controllo delle erbe infestanti nei processi agricoli – dice Valentino Mercati – non può essere limitato alla ricerca di sostanze sostitutive dei diserbanti chimici e/o delle sementi geneticamente modificate allo scopo; è necessario intervenire su tutti i processi relativi alla vita e alla crescita delle piante. Ad esempio, si può intervenire sulla velocità di germinazione dei singoli semi in competizione fra loro, sapendo come e quando potrebbero germinare i semi infestanti presenti da tempo nei terreni.
Se pensiamo alle erbe infestanti come a un nemico da combattere ne usciremo sicuramente sconfitti, mentre se cerchiamo di conoscerle potremo anche avvalerci del loro contributo per raggiungere l’equilibrio biologico fra l’uomo e il resto del vivente”.

Stefano Benvenuti lavora presso il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agroambientali dell’Università di Pisa. Nel 2018 ha ottenuto l’abilitazione
come professore ordinario di Agronomia e Sistemi Colturali Erbacei ed Ortofloricoli. Nel 2019 è stato nominato membro dell’Accademia dei Georgofili. è autore di
circa 200 pubblicazioni scientifiche. Collabora con l’azienda Aboca da oltre un ventennio in progetti mirati alla sostenibilità di agroecosistemi gestiti con sistemi colturali biologici.

Valentino Mercati è fondatore di Aboca S.p.A. Società Agricola. È dottore in
Biotecnologie Vegetali e Microbiche e ideatore e titolare di diversi brevetti di
prodotto e di processo in ambito delle piante medicinali, della loro trasformazione ed estrazione. Accademico Onorario dell’Accademia dei Georgofili e
dell’Accademia dei Fisiocritici, è autore di pubblicazioni e articoli scientifici e divulgatore in convegni e congressi.

Sulla sicurezza del saw palmetto

 

Serenoa repens (SR), nota anche come saw palmetto, è un albero nano che cresce negli Stati Uniti subtropicali e sud-orientali. I costituenti attivi sono estratti dal frutto maturo essiccato e vengono utilizzati principalmente per il trattamento dei sintomi urinari dell’iperplasia prostatica benigna (IPB). Alcuni lavori scientifici hanno indicato che la pianta agisce come inibitore della 5α-reduttasi e diversi studi ne hanno dimostrato le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti.

Questa recente revisione sistematica con metanalisi ha invece affrontato un tema specifico correlato all’assunzione del saw palmetto, e cioè il timore che la pianta possa interferire negativamente sulla funzione sessuale maschile.

È stata, dunque, effettuata una ricerca sistematica sui principali database elettronici medico-scientifici secondo le linee guida PRISMA. Sono stati individuati e inclusi nella review 20 articoli. Otto di essi riportavano un confronto tra Serenoa repens e placebo e 7 studi hanno invece riportato un confronto tra la Serenoa e la tamsulosina, un alfabloccante selettivo utilizzato per il trattamento dell’iperplasia prostatica benigna.

La differenza media standardizzata dei cambiamenti dai punteggi basali della funzione sessuale tra Serenoa repens e il placebo non è risultata diversa in modo statisticamente significativo e analogamente non è stata rilevata una differenza media significativa nei punteggi del test della funzione sessuale maschile-MSF-4 tra la pianta e il principio attivo tamsulosina.

Le conclusioni della ricerca è che sulla base della letteratura scientifica disponibile non sono state rilevate differenze statisticamente significative tra gli effetti negativi sulla funzione sessuale nei soggetti trattati con Serenoa repens rispetto a coloro che hanno ricevuto un placebo, in linea con quanto riportato da precedenti revisioni sistematiche.

Gli autori dello studio aggiungono che sono necessari studi per accertare se tali effetti possano verificarsi come risultato di un effetto nocebo.

Sullo stesso tema si segnala poi un’altra recente pubblicazione sulla rivista British Journal of Clinical Pharmacology: si tratta di una lettera all’editore a cura del Cerfit dell’Azienda ospedaliero universitaria di Careggi che documenta un caso di disfunzione erettile presentatosi in un soggetto al quale era stato prescritto un preparato galenico contenente Serenoa repens. L’insorgenza del disturbo è stata valutata come probabile secondo la scala di Naranjo, un metodo utilizzato per attribuire l’imputabilità delle reazione avverse, e ritenuta imputabile al meccanismo d’azione della pianta, che è paragonabile a quello della finasteride, un inibitore della 5-alfa-reduttasi.

 

Fonti:

Paulis G, Paulis A, Perletti G. Serenoa repens and its effects on male sexual function. A systematic review and meta-analysis of clinical trials. Arch Ital Urol Androl. 2021 Dec 21;93(4):475-480.

Gallo E, Maggini V, Lombardi N, Crescioli G, Sivelli F, Vannacci A, Firenzuoli F. Serenoa repens induced erectile dysfunction: underdiagnosis and phytovigilance. Br J Clin Pharmacol. 2021; doi: 10.1111/bcp.15129.

 

 

Corso di perfezionamento in proprietà salutistiche dei prodotti naturali

 


Il Corso di perfezionamento in Proprietà salutistiche dei prodotti naturali, proposto dall’Università degli Studi di Milano e coordinato dal prof. Mario Dell’Agli, è aperto a tutti i laureati interessati ad approfondire le proprie conoscenze in relazione all’utilizzo e alla produzione dei prodotti di origine naturale. In particolare, possono beneficiarne i laureati dei Corsi di Laurea afferenti alle Facoltà di Scienze del Farmaco, Scienze Agrarie e Alimentari, Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Scienze Biologiche, Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali e Scienze Motorie.

Il corso intende fornire una preparazione professionale nel settore dell’utilizzo e della produzione delle piante officinali, medicinali e dei prodotti di origine naturale a scopo salutistico e terapeutico.

Il programma prevede l’approfondimento delle conoscenze relative alle caratteristiche fitochimiche e farmacologiche delle piante medicinali e dei prodotti di origine naturale. Saranno fornite nozioni di carattere integrativo riguardanti la patologia e le possibili interazioni tra gli stessi prodotti di origine naturale, i farmaci e gli alimenti. Gli argomenti trattati nel corso si legano a vari settori professionali e produttivi.

Tra questi vi sono le professioni sanitarie (farmacista, medico-chirurgo, biologo nutrizionista, biotecnologo) e i laureati in Scienze e Tecnologie Erboristiche, le figure professionali che a vario titolo operano nelle aziende farmaceutiche e produttrici di integratori alimentari, come pure nell’ambito normativo-regolatorio, di informazione e divulgazione di conoscenze nell’ambito della fitoterapia e dei prodotti di origine naturale.

Avvicinare il mondo accademico a quello della produzione industriale rientra nell’obiettivo del corso: anche in questa sua seconda edizione è previsto il coinvolgimento di diverse importanti aziende del settore, che hanno già confermato il loro supporto, in modo da approfondire le metodologie di trasformazione delle materie prime vegetali in prodotti salutistici e conoscere, più nel dettaglio, l’iter industriale che porta alla produzione e commercializzazione di un prodotto di origine naturale.

Il corso si svolgerà in modalità on-line e prevede 88 ore di lezioni che si terranno da maggio a luglio 2022 nelle giornate di venerdì e sabato; alle attività del corso sarà riconosciuto un totale di 7 CFU. Si prevede un test finale di valutazione dell’apprendimento, al termine del corso e la consegna di un attestato di partecipazione.
La quota per l’iscrizione è di € 1100,00; è previsto il conferimento di due borse di studio a copertura della quota, che saranno assegnate in base alla graduatoria di merito.

 

Per informazioni e iscrizioni:
https://www.unimi.it/it/corsi/corsi-post-laurea/master-e-perfezionamento/catalogo-corsi-diperfezionamento/aa-2021/2022-proprieta-salutistiche-dei-prodotti-naturali-lz5
E-mail: CDP.farmacognosia@unimi.it

Con PagoLight non ci saranno più scuse per non fare acquisti

 

Con PagoLight tu incassi subito, i tuoi clienti pagano un po’ alla volta senza spese e le tue vendite crescono

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Lo conferma l’analisi di soddisfazione sui clienti: il 96% degli intervistati considera PagoLight comodo, rapido, innovativo e semplice.

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INFORMAZIONI TRASPARENTI

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