Il bicchiere mezzo pieno

È con questo spirito che vogliamo iniziare il nuovo anno. Valorizzare le notizie positive per il settore, le buone pratiche, le iniziative che guardano al futuro da un’angolazione ampia, che non si limita al contingente, al quotidiano, ma che da questo parte per disegnare prospettive.
Partiamo dai dati di mercato, almeno da quelli disponibili per i botanicals, come ormai è consueto chiamare i preparati di origine vegetale nelle loro diverse declinazioni. Le statistiche, benché per la maggioranza purtroppo non considerino il settore erboristeria, sono concordi. Le vendite di questa categoria di prodotti crescono, trainate dall’interesse del consumatore che attribuisce un elevato valore ai preparati “naturali”, ancor più nella fase complessa che stiamo vivendo.

Secondo le stime di Euromonitor International, società leader delle ricerche di mercato a livello mondiale, nel Vecchio Continente la quota degli integratori con base vegetale ammonta al 22% del mercato totale degli integratori. Anche nel nostro Paese gli integratori alimentari hanno registrato un aumento delle vendite del 6,9% nel periodo che va da ottobre 2020 a settembre 2021, con una crescita maggiore per i prodotti dalle formulazioni più innovative e ad alto impatto. I botanicals rappresentano circa il 50% del mercato degli integratori, che in Italia vale 3,7 miliardi di euro.

Ad attrarre l’interesse del consumatore in questa fase sono soprattutto le formulazioni mirate al sostegno del sistema immunitario, come rileva il recente report di Global Wellness Economy (GWI) evidenziando anche un atteggiamento più consapevole e proattivo delle persone nelle scelte che attengono al proprio benessere. Cresce, inoltre, il segmento dei prodotti pensati per migliorare il benessere mentale e psicologico, messo a dura prova da una difficile quotidianità. Parliamo di erbe ed estratti vegetali per migliorare il sonno, potenziare la memoria e l’energia oltre che per alleviare ansia, lievi stati depressivi e turbe dell’umore. Secondo le stime di GWI questo mercato totalizza in Europa 22,62 miliardi di euro, una cifra in crescita del 6,3% nell’ultimo periodo, in parallelo a una crescita globale dell’11,6% nel 2021, mentre si stimano percentuali di sviluppo annue intorno al 10% fino al 2025.

Anche la ricerca riserva delle sorprese positive. Non soltanto perché da almeno un decennio è in progressiva crescita la ricerca a supporto di efficacia e sicurezza delle piante medicinali, ma per alcuni studi che rivestono un interesse particolare per il nostro settore. Due recenti sperimentazioni in vivo – pubblicate sulle riviste Toxicology Reports e Regulatory Toxicology and Pharmacology – hanno infatti definito che gli estratti di Aloe specie e aloe-emodina – non più disponibili dall’aprile scorso dopo l’entrata in vigore anche in Italia del Regolamento europeo n.468/2021 – non sono genotossici. Presentati al convegno della Società italiana di tossicologia lo scorso autunno, questi lavori rafforzano le perplessità di buona parte della comunità scientifica nei confronti di una misura fortemente restrittiva e soprattutto non sufficientemente motivata sul piano scientifico. I dati, insieme ad altri documenti tecnici e farmacologici, saranno inseriti nella documentazione predisposta dai ricorrenti presso la Corte di Giustizia europea a supporto della richiesta di annullamento di quel Regolamento. Intanto sono stati trasmessi da SISTE-Società italiana di scienze applicate alle piante officinali e ai prodotti per la salute alla Commissione Europea con la richiesta, firmata anche da ASSOERBE e Federimpresa Erbe, di rivedere il divieto riguardante alcune preparazioni a base di Aloe. E su questo tema altre ricerche sono in corso all’Università di Siena, come ha comunicato la FEI.

Infine, restando in tema di ricerca ma spostandoci verso altre applicazioni, un recente studio italiano, pubblicato su Virology, ha mostrato gli effetti positivi di un integratore a base di vitamina C e L-arginina su alcuni sintomi del long Covid. Il valore aggiunto sta nel fatto che si tratta di una ricerca clinica, e non di laboratorio che, seppur limitata dal piccolo campione valutato, ha rilevato un miglioramento della capacità respiratoria e dei parametri funzionali misurati con test cardio-polmonare, su un problema che riguarda un discreto numero di persone. E allora guardiamolo mezzo pieno questo bicchiere!