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Estratto di semi d’uva e marker infiammatori

 

 

 

 

 

 

 

L’estratto di semi d’uva (GSE) è un preparato naturale noto per i suoi vari benefici per la salute, incluso l’effetto antinfiammatorio.  Questo studio clinico randomizzato in doppio cieco ha valutato gli effetti della supplementazione di GSE su marker infiammatori, neuropeptide Y, misurazioni antropometriche e appetito in soggetti obesi o in sovrappeso. Vi hanno partecipato 40 soggetti obesi o in sovrappeso che sono stati assegnati in modo casuale a ricevere GSE (300 mg/die) oppure un placebo per un periodo di 12 settimane. Entrambi i gruppi erano sottoposti a dieta ipocalorica (RCD) (250 kcal inferiore al fabbisogno energetico stimato). I parametri antropometrici, i marcatori biochimici e le assunzioni alimentari sono stati determinati durante il periodo di studio.

Le riduzioni del peso corporeo, dell’indice di massa corporea, della circonferenza vita e del rapporto vita-fianchi sono risultate significativamente più elevate nel gruppo sperimentale (GSE) rispetto al gruppo placebo (P = 0,045, 0,033, 0,029 e 0,021 rispettivamente). Livelli più bassi di neuropeptide Y (correlato alla regolazione dell’appetito), fattore di necrosi tumorale alfa e proteina C reattiva ad alta sensibilità sono stati, inoltre, osservati nel gruppo GSE rispetto al gruppo placebo (P = 0,041, 0,001 e 0,034, rispettivamente).
La conclusione della ricerca è che la supplementazione di GSE associata a una dieta ipocalorica ha effetti favorevoli e contribuisce a ridurre le misure antropometriche e i marker infiammatori negli individui obesi o in sovrappeso e può pertanto svolgere un ruolo efficace nella gestione dell’obesità.

 

Parandoosh M, Yousefi R, Khorsandi H, Nikpayam O, Saidpour A, Babaei H. The effects of grape seed extract (Vitis vinifera) supplement on inflammatory markers, neuropeptide Y, anthropometric measures, and appetite in obese or overweight individuals: A randomized clinical trial. Phytother Res. 2019 Nov 11.

 

Ginkgo e problemi oculari neurodegenerativi

 

 

 

 

 

 

 

 

Come altri tessuti del sistema nervoso centrale, anche la retina è suscettibile di danni determinati dai processi ossidativi, ai quali si ascrivono diverse malattie quali degenerazione maculare correlata all’età, retinopatia diabetica, glaucoma, malattia della retina ischemica ecc.

L’utilizzo di sostanze antiossidanti può dunque rappresentare una soluzione ad alcuni problemi causati dallo stress ossidativo, dal momento che queste contribuiscono a regolare l’omeostasi redox e a ridurre lo stress ossidativo. Questo è importante anche per la neurodegenerazione legata ai processi di ossidazione.

Il Ginkgo (Ginkgo biloba) è una pianta medicinale alla quale sono attribuite proprietà antiossidanti: i suoi effetti sono stati dimostrati in diversi processi degenerativi, comprese alcune malattie neurodegenerative della retina.

Questa revisione realizzata da ricercatori spagnoli descrive ed espone la letteratura sul ruolo del ginkgo nelle malattie neurodegenerative della retina, con l’obiettivo di integrare le informazioni sul potenziale ruolo protettivo e terapeutico degli estratti di ginkgo. La ricerca è stata condotta nei database PubMed, MEDLINE e SciFinder per il periodo 2000–2019.  I dati sperimentali e clinici indicano che gli estratti di ginkgo sono ben tollerati e sembrano sicuri per l’uomo. La maggior parte degli studi dimostra il suo potenziale ruolo terapeutico e l’efficacia in diverse malattie degenerative della retina, anche se il meccanismo specifico d’azione deve ancora essere completamente chiarito. Tuttavia gli effetti benefici del ginkgo possono essere ascritti alle sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e di protezione vascolare.

Sulla base degli studi pubblicati e delle ricerche condotte, gli autori di questa revisione giungono alla conclusione che gli estratti di G. biloba potrebbero costituire una buona opzione per migliorare alcune malattie neurodegenerative della retina, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per determinare la sicurezza e l’efficacia della pianta in questi contesti.

 

Martínez-Solís, Isabel; Acero, Nuria; Bosch-Morell, Francisco; Castillo, Encarna; González-Rosende, María Eugenia; Muñoz-Mingarro, Dolores; Ortega, Teresa; Sanahuja, María Amparo; Villagrasa, Victoria. Neuroprotective Potential of Ginkgo biloba in Retinal Diseases. Planta Med 2019; 85(17): 1292-1303.

Effetto dello zenzero sulla pressione arteriosa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa revisione sistematica con metanalisi ha determinato l’efficacia della supplementazione di zenzero (Zingiber officinale) sulla pressione sanguigna (BP). A tal fine è stata condotta una ricerca sulle principali banche dati medico scientifiche internazionali (PubMed, Scopus, ISI Web of Science, Cochrane Library e Google Scholar) fino a settembre 2018. Sono stati inclusi studi clinici sull’uomo che riportavano l’effetto della supplementazione di zenzero sulla pressione arteriosa aortica e/o brachiale. Le differenze medie sono state raggruppate usando un modello a effetto casuale e sono stati utilizzati metodi standard per valutare l’eterogeneità degli studi e il bias di pubblicazione.

Un totale di sei studi clinici randomizzati (345 partecipanti) sono stati inclusi nella metanalisi. L’analisi aggregata dei dati ha osservato che la supplementazione di zenzero può ridurre la pressione arteriosa sistolica e diastolica.

Quando gli studi sono stati classificati in base all’età media dei partecipanti, alla posologia dello zenzero e alla durata dell’intervento, si è visto che la pressione arteriosa sistolica e diastolica erano diminuite in modo statisticamente significativo solo nel sottogruppo di studi con età media ≤ 50 anni, durata del follow-up di ≤ 8 settimane e dosi di zenzero ≥3 g/d. Questi risultati – concludono gli autori della revisione sistematica – hanno mostrato che l’integrazione di zenzero ha effetti favorevoli sulla pressione arteriosa, anche se si rendono necessari ulteriori studi per poter trarre conclusioni definitive.

 

Hasani H, Arab A, Hadi A, Pourmasoumi M, Ghavami A, Miraghajani M. Does ginger supplementation lower blood pressure? A systematic review and meta-analysis of clinical trials. Phytother Res. 2019 Jun;33(6):1639-1647.

 

Piante medicinali e danni alla retina

 

 

 

 

 

 

 

Come altri tessuti del sistema nervoso centrale, anche la retina può subire danni neurodegenerativi con il conseguente sviluppo di importanti patologie oculari. Tra queste la degenerazione maculare legata all’età (DMLE), una grave e irreversibile riduzione visiva causata dalla degenerazione della retina che si manifesta nei soggetti di età superiore ai 65 anni.

Una recente ricerca, che ha raggruppato tre studi condotti in diversi continenti su un’ampia popolazione, ha evidenziato la presenza di DMLE nello 0.2% della popolazione di età compresa tra 55 e 64 anni, raggiungendo il 13% nella popolazione di età superiore a 85 anni. A causa dell’incremento dell’aspettativa di vita, questa patologia ha un maggiore impatto nei Paesi industrializzati occidentali.

Il suo trattamento include principalmente agenti antiossidanti e farmaci antiangiogenici che prevengono o riducono lo stress ossidativo e, nel caso dei secondi, riducono i processi di neovascolarizzazione.

A causa delle loro proprietà anche alcune sostanze fitochimiche, le piante medicinali e/o gli integratori potrebbero rappresentare un utile complemento nella prevenzione e talvolta anche nel trattamento di questa patologia.

Questa revisione a cura di ricercatori spagnoli presenta una panoramica delle piante e dei prodotti naturali sui quali sono disponibili studi correlati alla degenerazione maculare legata all’età. Tra questi si segnalano lo zafferano, Ginkgo biloba, il mirtillo, la curcuma, ma anche carotenoidi, polifenoli e le vitamine C ed E. L’articolo fornisce informazioni aggiornate sulla ricerca, con focus su effetti, trattamenti, sicurezza ed efficacia dei fitoterapici.

Sulla base di queste riflessioni e delle informazioni della revisione critica della letteratura, gli Autori indicano tra i preparati interessanti in questo ambito piante medicinali con proprietà anti-VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare) e prodotti antiossidanti di origine naturale quali curcuma, Ginkgo, luteina, zeaxantina e vitamina D ed E, ricordando che è necessario sviluppare studi clinici mirati di qualità.

 

L’articolo è disponibile in open access al link:

https://www.nrronline.org/text.asp?2020/15/12/2207/284978

 

Fonte: Bosch-Morell F, Villagrasa V, Ortega T, et al. (2020) Medicinal plants and natural products as neuroprotective agents in age-related macular degeneration. Neural Regen Res 15(12):2207-2216.

 

 

La cosmetica cresce in erboristeria

Nel 2019 il valore dei consumi cosmetici nel canale erboristeria ha registrato una crescita dell’1,4% e un valore di circa 450 milioni di euro. In particolare, si accentua l’attenzione del consumatore verso i cosmetici a connotazione naturale che, interessando anche altri canali, si stima rappresentino un fenomeno da oltre 1.100 milioni di euro.

Nel contesto dell’emergenza sanitaria che ha rapidamente portato a una rimodulazione di eventi e fiere, SANA Restart è la tre giorni (9-11 ottobre 2020) studiata per dare sostegno e visibilità al mondo del biologico e del naturale, consentendone il rilancio del business nel rispetto delle misure di sicurezza.

Tra le attività in programma sarà centrale anche il convegno organizzato dal Gruppo Cosmetici Erboristeria di Cosmetica Italia previsto per sabato 10 ottobre, giornata dedicata ai temi della cura della persona. L’incontro proporrà un approfondimento sulla cosmesi naturale e bio nel post Covid-19 aprendo nuove riflessioni sui paradigmi che riguarderanno aziende e consumatori; il coinvolgimento di esperti anche del mondo accademico arricchirà i contenuti dell’incontro che sarà trasmesso in live streaming per poter raggiungere un pubblico più allargato.
Il settore si contraddistingue anche per il proprio valore scientifico, con costanti investimenti in ricerca e innovazione, ed economico. Non si dimentichi infatti che l’intero sistema economico della filiera della cosmesi vale 33 miliardi di euro e coinvolge quasi 400mila addetti.
 «SANA Restart sarà il primo appuntamento in presenza del calendario fieristico di questo 2020; un segnale del desiderio di ripartenza e di rilancio di aziende ed operatori – ha dichiarato Antonio Argentieri, presidente del Gruppo Cosmetici Erboristeria – Anche le imprese che operano nel nostro canale stanno affrontando le sfide legate all’emergenza Covid-19 mettendo in campo la competenza, la professionalità e l’attenzione al consumatore che le contraddistinguono».
 
 

Cannella e peso corporeo

 

 

 

 

 

 

 

 

La cannella (Cinnamomum zeylanicum) è una spezia ricavata da una pianta arborea sempreverde della famiglia delle Lauraceae di cui si utilizza la corteccia essiccata dei ramoscelli, sotto forma di piccoli cilindri, detti cannelli.

Nel Medioevo e fino al 18° secolo fu molto usata come stimolante delle funzioni digestive ma anche del sistema respiratorio e circolatorio. Era una spezia molto pregiata e costosa, come il pepe, e veniva impiegata per aromatizzare numerose salse.

La ricerca moderna sta valutando alcune sue proprietà in ambito salutistico. Questa revisione sistematica e metanalisi, ad esempio, hanno studiato l’effetto della cannella su peso corporeo, indice di massa corporea (BMI), circonferenza vita (WC), rapporto vita-fianchi (WHR) e massa grassa del corpo.

La ricerca sistematica di studi clinici controllati randomizzati rilevanti è stata effettuata sulle banche dati internazionali Medline, ISI Web of Science, Scopus, Google Scholar e Cochrane Library dall’inizio fino ad agosto 2019. Il rischio di parzialità degli studi è stato valutato utilizzando il ‘Cochrane collaboration’s tool’, per la metanalisi è stato utilizzato il modello a effetti casuali. Sono stati inclusi 21 studi randomizzati e controllati con 1.480 partecipanti. La metanalisi ha mostrato che la supplementazione di cannella riduce in modo statisticamente significativo l’indice di massa corporea (p <.001), il peso corporeo (p <0,001) e il rapporto vita-fianchi (p < 0.001) ma non ha influito in modo significativo su circonferenza vita e massa grassa corporea.

L’integrazione di cannella riduce significativamente il peso corporeo, l’IMC e il rapporto vita-fianchi, concludono gli autori, raccomandando per il futuro altri studi randomizzati e controllati a lungo termine di alta qualità per confermare questi risultati.

 

Fonte: Zeinab Yazdanpanah, Maryam Azadi-Yazdi, Hadis Hooshmandi, et al. Effects of Cinnamon Supplementation on Body Weight and Composition in Adults: A Systematic Review and Meta-Analysis of Controlled Clinical Trials. Phytother Res. 2020 Mar;34(3):448-463.

 

 

 

Il concetto di salute nelle diverse generazioni

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Il recente rapporto di Euromonitor International ‘Health By Generation. Understanding Healthy Lifestyles and Behaviours’ ha analizzato come varia il concetto di salute nelle diverse generazioni sulla base dei dati emersi dalla ricerca Health and Nutrition Survay 2020 condotta tra gennaio e febbraio 2020 su 21.000 intervistati in 21 mercati chiave a livello globale.

I consumatori sembrano genericamente positivi riguardo al proprio attuale stato di salute, un dato comune alle 4 generazioni: Baby Boomers (nati fra 1946 e 1964), Generazione X (nati fra 1965 e 1980), Millenials (nati tra il 1981 e il 1996), Generazione Z (dal 1997 ad oggi).

La ricerca affronta un’ampia gamma di argomenti e tendenze dei consumatori (abitudini alimentari, stato di salute, spazio dedicato all’esercizio fisico, consumo di vitamine e integratori) evidenziando come le diverse generazioni adattino i propri comportamenti di salute in base ai propri valori e bisogni.

Il benessere mentale

Negli ultimi due anni è cresciuta l’attenzione al benessere mentale, diventato una componente fondamentale dell’healthy living e trasversale alle generazioni: infatti i consumatori attribuiscono al benessere mentale un’importanza prioritaria (61 – 66%) nelle quattro categorie generazionali.

La definizione di “benessere mentale” include diverse categorie: dal sentirsi rilassati, calmi e sicuri di sé al desiderio di dedicare più tempo a sé stessi. In particolare aumentano le persone che si dedicano ad attività quali yoga o meditazione e che chiedono orari di lavoro flessibili per raggiungere un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, oltre ad attribuire sempre maggiore importanza al sonno.

L’uso dei social

L’utilizzo dei social media in aumento, stili di vita sempre più veloci e il contesto economico-politico influenzano i livelli di stress delle persone che è avvertito dal 50% dei consumatori a livello globale. Una tendenza comune rilevata dalla ricerca è quella di individuare modalità per semplificare la propria vita; in particolare i Millennials e la Generazione Z dichiarano di avere la sensazione di essere costantemente sotto la pressione di fare le cose e riconducono a un utilizzo esagerato di Internet e dei social media i loro livelli di stress e, probabilmente per queste ragioni, segnalano in particolare difficoltà ad addormentarsi.

Il controllo del peso

Un altro fattore rilevante quando si parla di salute e benessere è il controllo del peso: il 57% dei Millennials dichiara che sta provando a perdere peso. La ricerca ha rilevato anche le differenze tra le generazioni circa i cambiamenti messi in atto per raggiungere il controllo del peso: Millennials e Generazione Z danno priorità al consumo di acqua e all’esercizio fisico, mentre i Baby Boomers prestano maggiore attenzione alla riduzione del consumo di zucchero e della quantità di cibo.

Si conferma quindi che il concetto di “Salute” ha assunto un significato decisamente più ampio: stare bene significa sentirsi bene a 360° e il benessere mentale acquisisce sempre maggiore importanza, a tutti i livelli.

 

Fonte: FederSalus

 

 

L’Ashwagandha e il declino cognitivo degli anziani

In molti Paesi sviluppati si assiste all’aumento progressivo dell’età media della popolazione con un problema medico-sociale emergente, ovvero il declino cognitivo degli anziani.

Non esiste a oggi una terapia per le varie forme di demenza senile e le opzioni farmacologiche per il trattamento delle disfunzioni cognitive spesso forniscono soltanto un temporaneo e limitato miglioramento dei sintomi.

L’Ashwagandha (Withania somnifera) è una pianta adattogena caratteristica della medicina tradizionale ayurvedica, dove viene utilizzata da tempo per contrastare e ridurre gli stati di stress e migliorare il benessere generale ma anche, a livello tradizionale, per aiutare la memoria e le performance cognitive.

Questa revisione sistematica realizzata da ricercatori di Singapore ha valutato, sulla base delle ricerche pubblicate, il potenziale ruolo di W. somnifera nella gestione della disfunzione cognitiva.

Utilizzando specifici mesh terms (parole chiave) è stata realizzata una ricerca completa sui database medico-scientifici PubMed, EMBASE, Medline, PsycINFO e Clinicaltrials.gov che ha portato a individuare cinque studi clinici randomizzati, controllati con placebo, in doppio cieco, che soddisfacevano i criteri di ammissibilità dello studio.

Questi studi forniscono le prime prove cliniche a sostegno dei benefici cognitivi della supplementazione di W. somnifera in questi disturbi, anche se hanno analizzato una popolazione piuttosto eterogenea.

Nella maggior parte dei casi, l’estratto di W. somnifera ha migliorato le prestazioni in termini di compiti cognitivi, funzioni esecutive, attenzione e tempi di reazione.

La pianta è apparsa anche ben tollerata, con una buona compliance ed effetti collaterali minimi.

 

Fonte: Qin Xiang Ng, Wayren Loke, Nadine Xinhui Foo, Weng Jun Tan, Hwei Wuen Chan, Donovan Yutong Lim, Wee Song Yeo. A Systematic Review of the Clinical Use of Withania somnifera (Ashwagandha) to Ameliorate Cognitive Dysfunction. Phytother Res . 2020 Mar;34(3):583-590.

 

 

 

Cumino nero e problemi respiratori

 

 

 

 

 

 

 

I semi e l’olio di cumino nero (Nigella sativa) sono utilizzati nella medicina tradizionale di molti paesi del Medio Oriente e dell’Asia per il trattamento di diversi problemi, tra cui disordini immunitari e infiammatori. L’utilizzo in medicina si può far risalire agli antichi Egizi, ma sono stati i ricercatori arabo-islamici medievali come Avicenna a fornire una prima descrizione delle sue attività.

Da diversi anni questa spezia, come altre piante ed erbe, è sottoposta a un lavoro di ricerca finalizzato a verificare con il metodo scientifico le attività attribuite dalla tradizione.

L’efficacia della supplementazione del cumino nero nel controllo dell’asma è ad oggi un argomento dibattuto. Questa revisione sistematica con metanalisi, pubblicata da ricercatori cinesi, ha valutato specificatamente l’effetto di questa pianta sul controllo dell’asma.

È stata quindi realizzata una ricerca sulle banche dati internazionali PubMed, EMbase, Web of science, EBSCO e Cochrane fino a giugno 2019 al fine di individuare gli studi randomizzati e controllati (RCT) che hanno analizzato l’efficacia dell’integrazione di Nigella sativa in quest’ambito; la metanalisi è stata eseguita utilizzando un modello ad effetto casuale. Nella metanalisi sono stati inclusi 4 studi randomizzati e controllati.

Complessivamente si è visto che la supplementazione di Nigella sativa è associata a un aumento significativo del punteggio sul test ACT (P = 0,01) e del FEV1 (Volume Espiratorio Massimo nel I Secondo, che indica il grado di pervietà delle grandi vie aeree) rispetto al gruppo di controllo, ma non ha avuto un impatto evidente sul picco di flusso espiratorio (PEF).

La conclusione di questa metanalisi è che l’assunzione di Nigella sativa può fornire ulteriori benefici per la gestione dell’asma.

 

Fonte: Tao He et al. The Influence of Nigella Sativa for Asthma Control: A Meta-Analysis

Am J Emerg Med. 2020 Mar.

 

 

 

Cannella, una spezia versatile

 

 

 

 

 

 

 

L’emicrania è il tipo più comune di cefalea primaria e rappresenta la terza patologia più frequente e la seconda più disabilitante secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. La sua rilevanza clinica deriva dall’intensità e dalla frequenza degli attacchi dolorosi, che peggiorano drasticamente la qualità della vita delle persone che ne soffrono.

In questo disturbo l’aumento dei livelli di interleuchina-6 (IL-6), del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), vasodilatatore coinvolto nella trasmissione del dolore neuropatico, e dell’ossido nitrico (NO determinano infiammazione e dolore neurogeno.

La cannella o cinnamomo, un albero sempreverde della famiglia delle Lauracee originario dello Sri Lanka da cui si ricava l’omonima spezia, ha proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive.

Questo studio iraniano ne ha valutato l’effetto sugli attacchi di emicrania e sullo stato infiammatorio.

Cinquanta pazienti con emicrania sono stati suddivisi con metodo casuale (randomizzazione) in due gruppi: il primo ha ricevuto 3 capsule al giorno di polvere di cannella (ciascuna contenente 600 mg di cannella), mentre il gruppo di controllo ha ricevuto 3 capsule di placebo al giorno (ciascuna contenente 100 mg di amido di mais) per 2 mesi.

Al basale e alla fine dello studio sono stati misurati i livelli sierici di IL-6, CGRP e NO; la frequenza, la gravità e la durata degli attacchi sono state registrate utilizzando un questionario validato.

Questi i risultati: le concentrazioni sieriche di IL-6 e NO sono risultate ridotte in modo statisticamente significativo nel gruppo cannella rispetto al gruppo controllo, mentre i livelli sierici di CGRP sono rimasti invariati in entrambi i gruppi. La frequenza, la gravità e la durata degli attacchi di emicrania erano molto ridotte nel gruppo cannella rispetto al gruppo di controllo.

La conclusione degli autori è che la supplementazione di cannella ha ridotto l’infiammazione alla base del disturbo, nonché la frequenza, la gravità e la durata del mal di testa nei pazienti con emicrania. La cannella potrebbe quindi essere considerata un rimedio sicuro per alleviare il dolore e altri sintomi correlati all’emicrania.

 

Fonte: Azadeh Zareie, Amirhossein Sahebkar, Fariborz Khorvash, et al. Effect of Cinnamon on Migraine Attacks and Inflammatory Markers: A Randomized Double-Blind Placebo-Controlled Trial. Phytother Res. 2020 Jul 7.