In vista della ripartenza autunnale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un valore di circa 3,6 miliardi di euro in crescita del 3,6% rispetto al 2018: sono gli ultimi dati sugli integratori in Italia divulgati da Federsalus e riferiti a fine 2019. Numeri che confermano il mercato italiano al primo posto in Europa in questo settore, con una quota in valore del 27%. Fanno ricorso a questi preparati, in modalità e canali molto diversi, 32 milioni di Italiani, il 65% della popolazione adulta, dei quali il 58,4% è consumatore abituale.

E sempre in tema di cifre – consci che spesso siano insufficienti a fotografare la complessità della situazione – sono positivi anche i dati di Cosmetica Italia sulla vendita dei cosmetici in erboristeria, che rilevano una crescita dell’1,4% nel 2019 con un valore di circa 450 milioni di euro.

Sappiamo poi che l’utilizzo di integratori e preparati a base di erbe si è consolidato durante i mesi dell’emergenza sanitaria da Covid-19, con l’obiettivo di mantenere un buono stato di salute, rafforzare il sistema immunitario e gestire altre esigenze di benessere. Questo fenomeno ha riguardato più Paesi, tanto che un editoriale della rivista Herbal Gram, dell’American Botanical Council, avvertiva di un possibile imbuto nei rifornimenti delle materie prime a fronte dell’impennata della domanda di botanicals e del contemporaneo lockdown.

L’interesse verso erbe e derivati, chiarisce l’articolo ‘Challenges at the time of COVID-19: Opportunities and innovations in antivirals from nature’ pubblicato a fine maggio sulla rivista scientifica Planta Medica, è un dato di fatto: in assenza non solo di un vaccino per contrastare SARS CoV-2, ma anche di terapie con efficacia convalidata è inevitabile pensare allo sviluppo di agenti, preventivi e curativi, di origine naturale, che sono stati impiegati peraltro in alcuni Paesi durante la pandemia. “La natura offre un immenso serbatoio di composti con proprietà antivirali dai quali si possono trarre idee, terapie e prodotti innovativi”, precisa l’articolo, ma per produrre preparati che abbiano una base scientifica sono necessari studi rigorosi attivando sinergie tra ricerca di base e chimica, farmacognosia, virologia e studi clinici, ma soprattutto adeguati investimenti e sostegno economico.

Dopo la pausa estiva nel settore si respira una grande voglia di ripresa, adombrata tuttavia da interrogativi e incertezze che riguardano la dinamica dell’infezione, l’economia nello scenario post-pandemico e, nel caso dei botanicals, anche alcuni aspetti regolatori. A livello europeo restano aperti diversi tavoli: quello sulle indicazioni salutistiche (claims) dei preparati a base di erbe e derivati, ad esempio, dove l’attuale quadro normativo non fornisce ai consumatori le informazioni necessarie sui benefici per la salute di questi prodotti, ostacolando innovazione e sviluppo dell’industria di settore. Lo ha precisato la European Federation of Associations of Health Product Manufacturers (EHPM), che rappresenta circa 1.600 produttori europei, sviluppando una proposta per adattare il processo attuale di valutazione delle indicazioni sulla salute a un approccio in linea con i requisiti di rigore scientifico, ma anche pratico nella sua applicazione. Ci sono poi i dossier correlati all’applicazione dell’art. 8 del regolamento 1925/2006 sulla sicurezza dei botanicals: in particolare la Commissione Europea dovrebbe disciplinare la presenza negli integratori alimentari di derivati idrossiantracenici – sostanze chimiche presenti in specie botaniche come aloe, cassia, senna, rabarbaro – catechine del tè verde e monacolina K. Tuttavia, dopo la richiesta avanzata in primavera dai produttori alla Commissione Europea di sospendere, causa epidemia, le consultazioni pubbliche programmate, non si prevedono azioni nel breve termine.

C’è tanto lavoro da fare dunque su più fronti. Per l’erboristeria si tratta, oggi più che mai, di mantenere il proprio posizionamento nel mercato dei preparati vegetali facendo leva sui propri punti di forza, che gli erboristi conoscono bene, essendo il loro pane quotidiano.

L’entusiasmo e l’impegno della categoria non mancano. Li abbiamo toccati con mano nell’organizzazione del Premio Erboristeria dell’Anno della nostra rivista confermato, nonostante la pandemia, per dare un segnale di sostegno e vicinanza al settore erboristico. Era una scommessa ed è stata vinta: quest’anno, infatti, le adesioni al concorso sono state addirittura superiori a quelle del 2019. Se i numeri contano, questo è un segnale positivo.

 

 

 

 

 

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