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Attività della melissa sulla pressione arteriosa

La melissa (Melissa officinalis) è una pianta erbacea perenne che, per il suo contenuto in flavonoidi e composti terpenici, esplica proprietà antispasmodiche e sedative. Questo studio clinico randomizzato controllato in doppio cieco in crossover ne ha valutato gli effetti sulla pressione sanguigna sistolica e diastolica di soggetti ipertesi. La sperimentazione ha riguardato 49 soggetti suddivisi in un gruppo sperimentale (A, n = 23) e in un gruppo di controllo placebo (B, n = 26) che hanno ricevuto rispettivamente capsule di melissa (400 mg/d) oppure un placebo tre volte al giorno per un periodo di 4 settimane. Dopo un periodo di washout di 2 settimane, il gruppo A ha ricevuto il placebo e l’altro gruppo ha ricevuto M. officinalis per altre 4 settimane. La pressione sistolica e diastolica è stata misurata al basale e successivamente ogni 2 settimane per 10 settimane. L’analisi statistica dei dati ha rilevato che la cronologia di utilizzo della melissa e del placebo non ha influito sulla pressione sistolica e diastolica nei due gruppi.

I valori della pressione sanguigna sistolica e diastolica nel gruppo A all’inizio dello studio erano rispettivamente 152,30 ± 5,312 mmHg e 95,52 ± 1,988 mmHg e dopo la prima fase (assunzione di melissa) hanno raggiunto 129,88 ± 9,009 mmHg e 80,13 ± 5,488 mmHg, rispettivamente. I valori della pressione sanguigna sistolica e diastolica nel gruppo B all’inizio dello studio erano rispettivamente 152.26 ± 5.640 mmHg e 94.44 ± 2.607 mmHg e dopo la seconda fase (uso di melissa), hanno raggiunto i valori di 131.77 ± 8.091 mmHg e 81.46 ± 7.426 mmHg, (p = .005), rispettivamente. La pressione sanguigna sia sistolica che diastolica è diminuita in modo statisticamente significativo dopo l’assunzione di M. officinalis rispetto al placebo. Non sono stati osservati effetti collaterali significativi durante lo studio. Sulla base di questi risultati, l’assunzione di melissa contribuisce a ridurre la pressione arteriosa sistolica e diastolica in soggetti con ipertensione essenziale.

Fonte:

Shekarriz Z, Shorofi SA, Nabati M, Shabankhani B, Yousefi SS. Effect of Melissa officinalis on systolic and diastolic blood pressures in essential hypertension: A double-blind crossover clinical trial. Phytother Res. 2021 Nov 11.

Liquirizia e “fegato grasso”

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) è una pianta appartenente alla famiglia delle Leguminose che cresce spontaneamente nel bacino del Mediterraneo. Dalla sua radice si ricava un estratto le cui proprietà sono legate alla presenza di flavonoidi e saponine. Tra queste, in particolare, la glicirrizina, a cui si deve l’azione antinfiammatoria, protettiva e cicatrizzante sulla mucosa gastrica e duodenale, sia per contatto diretto sia grazie alla stimolazione della produzione di muco da parte delle cellule della parete gastrica. Ai flavonoidi è legato invece l’effetto antispastico. La liquirizia svolge inoltre un’azione epatoprotettiva, limita il rilascio di istamina, contrastando i processi allergici, e determina un aumento della pressione arteriosa promuovendo ritenzione idrica e perdita di potassio. Storicamente viene impiegata come protettore della mucosa gastrica in caso di mal di stomaco o disturbi della digestione, come sedativo della tosse e come antispastico.

Lo studio randomizzato

Questo recente studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha valutato gli effetti dell’integrazione di radice di liquirizia su enzimi epatici, steatosi epatica e parametri metabolici e di stress ossidativo. Sessanta donne con steatosi epatica non alcolica (fegato grasso, NAFLD), suddivise in modo casuale in due gruppi, hanno ricevuto 1.000 mg/die di polvere di estratto di radice di liquirizia oppure un placebo per 12 settimane. Inoltre, a tutte è stato consigliato di seguire una dieta ipocalorica e uno stile di vita sano. I livelli plasmatici degli enzimi epatici, gli indici glicemici, il profilo lipidico, i parametri di stress ossidativo e la steatosi epatica sono stati misurati all’inizio e alla fine dello studio.

Durante il periodo di supplementazione rispetto al gruppo placebo le donne che hanno assunto polvere di radice di liquirizia hanno registrato un miglioramento statisticamente significativo dei livelli sierici di alanina aminotransferasi (p < .001), insulina (p = .002), insulino-resistenza (p = .003), malondialdeide (p < .001) e dei risultati della steatosi epatica valutata con ecografia (p < .001). Per questo, concludono gli autori dello studio, la supplementazione di radice di liquirizia in aggiunta a una dieta sana e a modifiche dello stile di vita è più efficace della sola modifica dello stile di vita nel trattamento della steatosi epatica non acolica. Si ricorda che la liquirizia è controindicata in caso di ipertensione, carenza di potassio nel sangue (ipopotassiemia), gravidanza, insufficienza renale.

Fonte:

Rostamizadeh P, Asl SMKH, Far ZG, Ahmadijoo P, Mahmudiono T, Bokov DO, Alsaikhan F, Jannat B, Mazloom Z. Effects of licorice root supplementation on liver enzymes, hepatic steatosis, metabolic and oxidative stress parameters in women with nonalcoholic fatty liver disease: A randomized double-blind clinical trial. Phytother Res. 2022 Jul 3.

L’asse microbioma-intestino-cervello e le piante medicinali

Intestinal bacteria illustration. Gut microbiome helps control intestinal digestion and the immune system. Probiotics are beneficial bacteria used to help the growth of healthy gut flora

Diverse turbe neurocognitive sono state associate a disequilibri nella composizione del microbioma intestinale in relazione al cosiddetto ‘asse microbioma-intestino-cervello’ (MGBA). Questa recente revisione sistematica ha individuato, classificato e analizzato le prove di efficacia a sostegno dell’impiego delle piante medicinali nel trattamento dei disturbi della sfera mentale e gli studi dai quali si evince una interazione con il microbiota intestinale, includendo le erbe per le quali erano disponibili studi clinici su depressione, disturbi del sonno, ansia e altre disfunzioni cognitive. In totale 85 studi (69 in vivo, 11 clinici e 58 sull’animale) che riguardavano trenta piante medicinali.

La revisione sistematica

Gli studi sull’uomo sono stati per lo più condotti su piccoli campioni con gruppi d’intervento da 6 a 38 soggetti. Tre di questi studi hanno messo a confronto gruppi di intervento diversi (placebo contro trattamento o trattamenti diversi), mentre i restanti otto hanno valutato i diversi trattamenti in un disegno crossover oppure hanno confrontato l’effetto di un trattamento sul microbiota intestinale o sui profili dei metaboliti in campioni prelevati prima e dopo l’intervento. Dieci studi hanno riguardato soggetti sani (in alcuni casi in sovrappeso) e uno studio ha riguardato persone con diabete di tipo 2, valutando l’effetto di un intervento a base di erbe su depressione e composizione del microbioma del tratto gastrointestinale, quindi la correlazione tra una condizione di salute mentale e la composizione del microbiota intestinale. Pochi studi sono stati progettati specificamente per valutare in che modo i preparati vegetali influenzano i bersagli o le vie correlate all’asse microbioma-intestino-cervello, ma molti di essi forniscono gli elementi di una possibile interazione con il MGBA, ad esempio una maggiore presenza di microrganismi benefici per la salute, effetti antinfiammatori o effetti sulle vie correlate all’asse microbioma-intestino-cervello da parte dei metaboliti microbici intestinali. I dati relativi a Panax ginseng, Schisandra chinensis e Salvia rosmarinus indicano che l’interazione dei loro costituenti con il microbiota intestinale potrebbe mediare i benefici per la salute mentale. Tuttavia per la maggior parte delle piante medicinali sono ancora necessari studi che valutino specificamente gli effetti sulle vie correlate al MGBA.

Nella revisione, sono state identificate 30 piante medicinali che hanno mostrato effetti sui disturbi legati alla salute mentale in studi clinici e animali, in relazioni che hanno anche mostrato la loro potenziale interazione con il microbiota intestinale. Complessivamente, sono stati recuperati 85 studi in vitro e in vivo che riguardano questa interazione. Tranne poche eccezioni, non si tratta di studi concepiti per valutare direttamente l’impatto dei rispettivi preparati erboristici su bersagli o vie correlate all’asse microbioma-intestino-cervello anche se forniscono indicazioni su una possibile interazione che può esplicarsi, ad esempio influenzando positivamente la disbiosi del microbioma, aumentando l’abbondanza di specie batteriche benefiche per la salute o esercitando effetti antinfiammatori, come accade con Salvia rosmarinus, o perché sono trasformati dal microbiota intestinale in metaboliti attivi che influenzano varie vie correlate all’asse microbioma-intestino-cervello, come nel caso dei ginsenosidi.

I risultati

I risultati di alcuni studi indicano che i marker comunemente utilizzati per la standardizzazione non sono responsabili dell’interazione con il microbioma intestinale, ma che sono coinvolte altre classi di composti. Ad esempio, nel caso del Ginkgo biloba, si tratta di un polisaccaride (e non di terpeni o flavonoidi) che ha esercitato effetti positivi sui sintomi della depressione in un modello animale di stress cronico lieve, probabilmente attraverso la modulazione del microbioma intestinale. I risultati di questa revisione indicano che l’interazione bidirezionale tra il microbioma intestinale e le erbe medicinali potrebbe svolgere un ruolo di mediazione degli effetti delle sul benessere e la salute mentale.

 

Fonte:

Pferschy-Wenzig EM, Pausan MR, Ardjomand-Woelkart K, Röck S, Ammar RM, Kelber O, Moissl-Eichinger C, Bauer R. Medicinal Plants and Their Impact on the Gut Microbiome in Mental Health: A Systematic Review. Nutrients. 2022 May 18;14(10):2111.
 

Azione antinfiammatoria dell’estratto di ginkgo

Il ginkgo (Ginkgo biloba L.) è una specie pianta arborea unica nel suo genere in tutto il pianeta, definitta da Charles Darwin “un vero e proprio fossile vivente”. Introdotto in Europa nel 1700 è un albero ampiamente diffuso nel mondo che, in condizioni ottimali, può raggiungere i 40 m di altezza e grandi circonferenze, fino a 8 metri. Presenta una chioma piramidale nelle giovani piante e ovale negli esemplari più vecchi e foglie dalla caratteristica forma a ventaglio con una colorazione verde tenue in primavera che tende a scurirsi durante l’estate, fino ad assumere caratteristiche tonalità giallo dorato in autunno. Gli estratti di ginkgo sono utilizzati contro i disturbi di memoria e per le condizioni che, soprattutto durante la terza età, sono associate alla riduzione del flusso di sangue al cervello, oltre che in altri problemi associati a disturbi della circolazione e sono numerosi gli studi che ne attestano le molteplici proprietà salutistiche.

Questa recente revisione sistematica con metanalisi ha valutato l’effetto dell’estratto di foglie di ginkgo sull’infiammazione, con riferimento ai livelli sierici di proteina C-reattiva (CRP), interleuchina-6 (IL-6) e fattore di necrosi tumorale-α (TNF-α). Sulla base di 17 studi individuati nelle banche dati PubMed, Scopus, Web of Science e Google Scholar, per un totale di 1.104 partecipanti, è stata osservata una riduzione statisticamente significativa dei parametri selezionati rispetto al placebo, ovvero CRP sierica (p < 0,001). ‘IL-6 e TNF-α sierici (p < 0,001). L’analisi di sottogruppo ha poi mostrato che l’estratto di foglie di ginkgo ha un effetto benefico sulla CRP sierica ai livelli basali≥3 mg/L e alle dosi<500 mg/die. La metanalisi ha quindi dimostrato che l’estratto di ginkgo contribuisce a ridurre i marcatori infiammatori e potrebbe essere una possibile strategia per il controllo dell’infiammazione.

Fonte:

Mousavi SN, Hosseinikia M, Yousefi Rad E, Saboori S. Beneficial effects of Ginkgo biloba leaf extract on inflammatory markers: A systematic review and meta-analysis of the clinical trials. Phytother Res. 2022 Jul 3.

La Via delle Erbe e Nomisma: quali prospettive per il mercato erboristico in Italia?

Mariella Di Stefano

La Via delle Erbe quest’anno è un appuntamento interessante per il ricco calendario di conferenze e il parterre di esperti, evento che in questa edizione si arricchisce anche per la tavola rotonda che si terrà a conclusione dell’evento, domenica 11 settembre. Questo appuntamento di discussione è infatti organizzato per presentare, in esclusiva, i risultati di una indagine ad hoc condotta da Nomisma – prestigiosa società di consulenza operante dal 1981 – sullo stato del settore, la fruizione del canale erboristico, l’utilizzo di prodotti erboristici e i vari profili dei consumatori.

La ricerca costituisce il primo sondaggio organico sul mercato da molti anni e ha lo scopo di restituire una ampia, ma dettagliata fotografia delle dinamiche in atto e dei trend futuri. Infatti, verrà dato ampio spazio alla sfida lanciata dalle tecnologie di commercio digitale e alle attitudini di un consumatore sempre più attento alla naturalità e alla sostenibilità dei prodotti, ma al tempo stesso molto volatile e poco abitudinario. La tavola rotonda sarà condotta da Mariella Di Stefano, direttore scientifico della rivista, assieme a importanti esponenti di operatori di settore, cui seguirà un rinfresco.

Vi aspettiamo quindi a La Via delle Erbe per scoprire i dettagli della ricerca, domenica 11 settembre alle 12. Vi aspettiamo!

 

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Zafferano e parametri metabolici

In molte medicine tradizionali lo zafferano (Crocus sativus L.) è utilizzato come antisettico, antidepressivo, antiossidante, digestivo e anticonvulsivante. Questa spezia è una fonte di numerosi nutrienti e fitocomposti dall’azione antiossidante (vitamina C, vitamina A, alfa-crocina e altri carotenoidi, manganese e selenio) che aiutano a proteggere la salute dallo stress ossidativo, dal rischio di tumori e dalle infezioni e che agiscono anche come immunomodulatori. Rappresenta inoltre una fonte di vitamine importanti (in particolare vitamine del gruppo B) per il buon funzionamento del metabolismo e di minerali che contribuiscono a proteggere la salute cardiovascolare e di ossa e denti. Studi scientifici ne hanno dimostrato l’efficacia sulla salute degli occhi, sui disturbi dell’umore e le forme lievi di depressione.

Questa recente revisione sistematica, condotta sulla base di precedenti revisioni, ha valutato in modo specifico gli effetti della supplementazione di zafferano sui parametri glicemici e sul profilo lipidico. A tale fine sono stati individuati gli articoli più rilevanti pubblicati nelle banche dati PubMed, Scopus, ProQuest, Web of Science, Embase e Cochrane; la loro qualità metodologica è stata valutata utilizzando i criteri dell’Assessment of Multiple Systematic Reviews (AMSTAR). Otto revisioni (tra cui sette metanalisi) di buona qualità che rispondevano ai criteri di inclusione sono state incluse nell’analisi. Sette revisioni hanno valutato gli effetti dell’integrazione di zafferano o crocina sui parametri glicemici e sei sui parametri del profilo lipidico. Circa la metà degli studi passati in rassegna ha riportato effetti significativi dei preparati a base di zafferano sui parametri glicemici e lipidici. Nel complesso, pertanto, questi risultati suggeriscono che la supplementazione di zafferano può migliorare i parametri glicemici e del profilo lipidico; tuttavia sono necessari ulteriori studi di alta qualità per confermare l’efficacia clinica dello zafferano in questo specifico ambito.

Fonte:

Sadigi B, Yarani R, Mirghafourvand M, Travica N, Yousefi Z, Shakouri SK, Ostadrahimi A, Mobasseri M, Pociot F, Sanaie S, Araj-Khodaei M. The effect of saffron supplementation on glycemic parameters: An overview of systematic reviews. Phytother Res. 2022 Jul 2.

Lino, soia e trifoglio rosso nella prevenzione cardiovascolare in menopausa

Le malattie cardiovascolari sono un insieme di disturbi che colpiscono la vascolarizzazione di cuore, cervello e tessuti periferici e rimangono la principale causa di morte a livello globale. Tra le cause più comuni di queste patologie c’è l’aterosclerosi, che ha inizio da una reazione infiammatoria dell’endotelio vascolare. Le origini di queste lesioni endoteliali non sono ancora del tutto chiarite, ma tra i fattori coinvolti vi sono l’innalzamento cronico della pressione arteriosa, l’iperglicemia prolungata e la conseguente formazione di prodotti finali di glicazione avanzata, lo stress ossidativo e l’infiammazione. Con l’invecchiamento si verificano una serie di cambiamenti nel metabolismo, noti come “sindrome metabolica” che, tra gli altri, includono l’accumulo di massa grassa a livello addominale, il passaggio a un profilo lipidico più aterogeno, l’iperinsulinemia, con il conseguente aumento del rischio di malattie cardiovascolari.

Diversi studi condotti su preparati di origine vegetale (mandorle, crespino, curcuma, zenzero, psillio, cacao ecc.) hanno dimostrato un effetto bioattivo sul metabolismo dei lipidi, con una riduzione dei livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL e trigliceridi. A causa della carenza di estrogeni e della disregolazione del metabolismo lipidico, le donne inoltre hanno un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari dopo la menopausa. Questa recente revisione sistematica con metanalisi ha valutato l’impatto della supplementazione con preparati a base di semi di lino, soia e del trifoglio rosso e derivati sul profilo lipidico di donne in post menopausa nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

La metanalisi ha indicato che l’assunzione di semi di lino dopo la menopausa è associata a una riduzione statisticamente significativa dei livelli di colesterolo totale (p = 0,0001) e di colesterolo LDL (p = 0,0006). L’effetto delle proteine di soia sul profilo lipidico ha mostrato una riduzione significativa dei livelli di colesterolo totale (p = 0,0048) e LDL-C (p = 0,0067), nonché un aumento significativo dei livelli di colesterolo HDL. Anche l’assunzione di trifoglio rosso ha determinato una riduzione significativa dei livelli di colesterolo totale (p = 0,0017) e un aumento significativo dei livelli di colesterolo HDL (p = 0,0165). La metanalisi fornisce dunque evidenze scientifiche del fatto che il consumo di semi di lino, soia e trifoglio rosso può avere un effetto benefico sul profilo lipidico nelle donne in post menopausa e suggerisce un effetto favorevole nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Fonte:

Błaszczuk A, Barańska A, Kanadys W, Malm M, Jach ME, Religioni U, Wróbel R, Herda J, Polz-Dacewicz M. Role of Phytoestrogen-Rich Bioactive Substances (Linum usitatissimum L., Glycine max L., Trifolium pratense L.) in Cardiovascular Disease Prevention in Postmenopausal Women: A Systematic Review and Meta-Analysis. Nutrients. 2022 Jun 14;14(12):2467.

Flavanoli del cacao ed esercizio fisico

Un esercizio fisico intenso genera grandi quantità di specie reattive dell’ossigeno (ROS) che possono determinare stress ossidativo (OS) e infiammazione, oltre che dolenzia e riduzione della normale funzione muscolare. I flavanoli del cacao (Theobroma cacao L, Malvaceae) sono polifenoli con effetti antiossidanti e antinfiammatori che potrebbero contribuire ad attenuare questi sintomi. Per verificare questa ipotesi, questa recente revisione narrativa ha raccolto e valutato gli studi scientifici che hanno vagliato l’effetto di queste sostanze, in particolare dei loro monomeri catechina (CAT), gallocatechina ed epicatechina (EPI), sui markers di stress ossidativo e di infiammazione indotti dall’esercizio fisico, nonché sui cambiamenti a livello di funzione muscolare, dolenzia a livello muscolare e performance fisica.

I risultati dello studio

La ricerca è stata effettuata nei database elettronici PubMed, Scopus, Web of Science, ScienceOpen e MEDLINE: sono stati individuati 9 studi controllati sullo stress ossidativo indotto dall’esercizio, 5 sull’infiammazione indotta dall’esercizio, 4 sul recupero della funzione muscolare, 4 sull’indolenzimento muscolare percepito e 10 sulla performance fisica. Dei 16 studi infine selezionati, la maggior parte ha valutato più di uno di questi aspetti. Di seguito una sintesi dei risultati: l’assunzione di flavanoli del cacao ha determinato benefici a livello cardiovascolare che risultano più marcati per l’epicatechina. Si è osservato che queste sostanze possono modificare la cascata infiammatoria e ridurre l’attivazione dei fattori di trascrizione pro-infiammatori, come ad esempio il fattore nucleare kappa-beta (Nfκβ).

Meno chiari sono risultati i meccanismi d’azione che influiscono sul metabolismo redox e sullo stress ossidativo, ma complessivamente i risultati di diversi studi indicano che i flavanoli del cacao contribuiscono a migliorare i sintomi funzionali del danno muscolare indotto dall’esercizio fisico e che ostacolano il recupero dopo un’intensa attività fisica. In due degli studi selezionati l’integrazione di flavanoli del cacao ha ridotto i marcatori infiammatori interleuchina (IL)-1β e IL-10. Questo effetto è apparso più robusto nelle prove in vitro rispetto agli studi condotti sull’uomo. Gli autori della review ipotizzano che gli effetti dei flavanoli del cacao sulle prestazioni dell’esercizio fisico sono probabilmente correlati alle attività antiossidanti e a un ritardo della fatica indotta dalle specie reattive dell’ossigeno. L’assunzione, sia acuta sia subcronica, di flavanoli del cacao riduce lo stress ossidativo da esercizio fisico, con un potenziale ritardo dell’affaticamento, ma occorrono ulteriori prove d’efficacia dell’effetto di questa supplementazione, concludono gli autori della ricerca.

 

Fonte:

Corr LD, Field A, Pufal D, Clifford T, Harper LD, Naughton RJ. The effects of cocoa flavanols on indices of muscle recovery and exercise performance: A narrative review. BMC Sports Sci Med Rehabil. August 14, 2021;13(1):90. doi: 10.1186/s13102-021-00319-8.

Attività immunomodulante di Andrographis paniculata

L’andrographis (Andrographis paniculata (Burm.f.) Nees) è una pianta erbacea annuale della famiglia Acanthaceae, originaria dell’India e dello Sri Lanka. Ampiamente coltivata nel sud e nel Sud est asiatico è utilizzata in molti sistemi medici tradizionali per il trattamento di vari disturbi quali diarrea, influenza, febbri malariche, infezioni delle vie respiratorie superiori, sinusite ecc. Le principali sostanze bioattive dei composti di A. paniculata, responsabili rispettivamente delle attività antitumorali e antiossidanti sono state identificate in lattoni diterpenici e flavonoidi. Sono state inoltre segnalate attività analgesiche, antidiabetiche, antinfiammatorie, antimalariche, antimicrobiche, antiossidanti, antipiretiche, antivirali, antiretrovirali, cardioprotettive, epatoprotettive, immunomodulatorie e neuroprotettive. L’andrografolide è un principio attivo caratteristico, considerato responsabile della maggior parte delle attività farmacologiche di questa pianta.

Studi clinici hanno riportato un aumento del numero di cellule immunitarie in pazienti con diagnosi di HIV, effetti antineoplastici e benefici nella profilassi e terapia delle infezioni del tratto respiratorio superiore in seguito alla supplementazione di Andrographis. Questo studio clinico pilota in aperto monocentrico della durata di 30 giorni ha valutato se un estratto standardizzato di foglie di andrographis fosse in grado di modulare la funzione immunitaria in un gruppo di adulti sani. I partecipanti sono stati reclutati tra maggio e giugno 2020 presso lo Shetty’s Hospital di Bangalore, in India. In totale 30 soggetti con conta assoluta dei linfociti di 1000-4000 cellule/mm3 hanno assunto 200 mg di estratto standardizzato di foglie di andrographis al giorno per 30 giorni. I partecipanti si sono recati in clinica al basale e nei giorni 3, 7 e 30.

Le cellule immunitarie (cellule NK, cellule T, T helper e cellule T citotossiche) sono state misurate con citometria a flusso. I livelli sierici delle citochine, tra cui interferone gamma (IFN-γ), interleuchina-4 (IL-4), interleuchina-2 (IL-2), interleuchina-12 (IL-12) e fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), sono stati misurati mediante ELISA. L’estratto ha aumentato i livelli di cellule T, cellule T helper e in modo significativo quelli di IFN-γ, l’IL-4 diminuendo l’IL-2 al 30° giorno. Un’analisi di sottogruppo dei partecipanti con conta linfocitaria di 1000-3000 cellule/mm3 ha indicato un aumento significativo delle cellule T, delle cellule T helper al giorno 7 e 30 e un aumento significativo dell’IFN-γ, dell’IL-4 e una diminuzione dell’IL-2 al giorno 30. Non sono stati riscontrati effetti avversi legati al trattamento dopo l’assunzione del preparato per 30 giorni. La supplementazione di un estratto di andrographis ha prodotto quindi effetti immunomodulatori evidenziati dagli effetti su cellule immunitarie e citochine ed è risultata sicura e ben tollerata.

Fonte:

Rajanna M, Bharathi B, Shivakumar BR, et al. Immunomodulatory effects of Andrographis paniculata extract in healthy adults – An open-label study. J Ayurveda Integr Med. July-September 2021;12(3):529-534.>

Effetti del consumo di quinoa sui lipidi ematici

La quinoa è un minuscolo seme ricco di vitamine, sali minerali e proteine, uno pseudocereale privo di glutine di una pianta originaria delle aree montagnose di Perù, Bolivia, Ecuador e Colombia. Pianta sacra per gli Inca, la sua produzione è rimasta marginale per un lungo periodo e si è nuovamente diffusa negli ultimi anni sia per le caratteristiche di robustezza e resistenza della pianta sia per i suoi aspetti nutrizionali. Infatti rispetto ad altri cereali la quinoa si caratterizza per l’elevato contenuto di proteine (14 g di proteine per 100 grammi) in forma soprattutto di albumine e globuline e per l’assenza di prolamine. Contiene tiamina (B1), riboflavina (B2), vitamina B6, vitamina E e folati.  Elevato anche il contenuto di sali minerali (calcio, ferro, fosforo, magnesio, potassio, rame, zinco, selenio e una quantità molto elevata di manganese).

I semi di quinoa costituiscono anche una buona fonte di fitosteroli (campesterolo, stigmasterolo ecc.) e di flavonoidi come quercetina e kaempferolo. La quinoa ha mostrato inoltre di svolgere un’azione positiva sulle concentrazioni sieriche di lipidi, come documenta una recente metanalisi condotta su cinque studi randomizzati controllati (totale 291 partecipanti). I risultati della metanalisi infatti hanno evidenziato che il consumo di quinoa in quantità superiori a 50 g/die per un periodo superiore a sei settimane ha ridotto in modo statisticamente significativo i livelli sierici dei trigliceridi (P <0,001). L’effetto sulle concentrazioni di colesterolo HDL e LDL non è risultstudiato invece statisticamente significativo.

Fonte:

Masoumeh Atefi, Solmaz Mirzamohammadi, Mina Darand, Mohammad Javad Tarrahi, Meta-analysis of the effects of quinoa (Chenopodium quinoa) interventions on blood lipids, Journal of Herbal Medicine, Volume 34, 2022, 100571, ISSN 2210-8033. https://doi.org/10.1016/j.hermed.2022.100571