Ricostruire la salute dell’uomo e del pianeta

Ed eccoci allora in piena fase 2 che, come tutti auspichiamo, ci condurrà verso uno scenario post-emergenziale. Carichi di sofferenza e di nuove esperienze, ma anche di insegnamenti su cui riflettere per definire linee di azione e programmi coerenti nei mesi che verranno. Ciascuno nel suo settore di riferimento e sempre in un’ottica di lavoro di squadra e condivisione, per migliorare la comprensione dei fenomeni biologici e il loro impatto sanitario, economico, sociale e anche psicologico.

Mentre si attendono i risultati delle numerose sperimentazioni cliniche volte a definire terapie validate e un vaccino contro SARS Cov-2, con una competizione senza esclusione di colpi in un frangente che esigerebbe la massima unità di intenti, si comincia a riflettere anche sul ruolo, ancillare ma non da trascurare, di altri strumenti per contrastare a più livelli l’infezione da Covid-19. Strumenti talvolta molto antichi, come sono le piante medicinali, ma interpretati con i più aggiornati parametri della ricerca scientifica.

Una riflessione con lo sguardo rivolto al domani è offerta da un articolo recentissimo firmato da Fabio Firenzuoli e colleghi e pubblicato sulla rivista Phytotherapy Research.

Il lavoro fa il punto sugli studi di fitoterapia in corso, che riguardano per lo più le ricette con erbe di medicina tradizionale cinese, impiegate in circa il 90% dei casi durante l’epidemia in Cina, in affiancamento a un variegato pool di presìdi terapeutici. Ricette complesse e spesso contenenti piante poco note o non autorizzate in Italia ed Europa, ma anche erbe utilizzate nel nostro Paese come la liquirizia o Scutellaria baicalensis.

Oltre a illustrare le ricerche in corso, l’articolo analizza il potenziale aiuto in quest’ambito della ricerca in fitoterapia per individuare nuove opzioni integrative contro i coronavirus umani e fornire suggerimenti per pianificare studi futuri, individuando due possibili orientamenti della ricerca. Il primo incentrato su piante come, ad esempio, l’astragalo o l’echinacea, che potrebbero svolgere un ruolo preventivo attraverso la stimolazione del sistema immunitario, in linea con il principio di costruire salute, rafforzando globalmente l’organismo e la persona; il secondo riguardante piante – tra cui il sambuco, il cisto o Pelargonium sidoides – che potrebbero svolgere in prospettiva un’attività più complessa, agendo con vari meccanismi sulla penetrazione o la replicazione del virus.

La fitoterapia potrebbe, poi, avere un ruolo anche nella prevenzione e nella gestione degli effetti avversi di alcuni farmaci di sintesi.

Un tema, dunque, di ampio respiro e non certamente da semplificare come già acquisito, su cui troverete riscontro anche nell’articolo di Fabio Firenzuoli sulle sostanze di origine vegetale già sperimentate su altre infezioni virali con ricerca pre-clinica e clinica, pubblicato a pag.12.

D’altronde è proprio in un’ottica ampia e circolare – one health, one medicine – che occorre pensare e programmare il futuro in materia di salute, per individuare soluzioni e strumenti a livello sia globale sia locale nel nuovo scenario post Covid-19.

La tempesta perfetta scatenata dalla pandemia che non ci aspettavamo – ma che alcuni ricercatori avevano in qualche modo anticipato riflettendo su epidemie precedenti – ha chiarito che il cosiddetto “doppio carico di malattia” (double burden of disease) non è più sufficiente per raccogliere le sfide di questa fase. Una fase in cui occorre ridisegnare le coordinate per una salute migliore e più resiliente, fondata sulla cooperazione, il rispetto dell’integrità dell’ecosistema e della biodiversità e sull’indissolubile legame fra benessere umano, animale e ambientale all’interno del villaggio globale.

Il post Covid-19 sarà una sorta di dopoguerra, purtroppo con le sue macerie umane, economiche e sociali, ma con un’esigenza di ricostruzione per ripensare la salute dell’uomo e del pianeta secondo una visione sistemica e interconnessa.

Approssimandoci all’estate più anomala della nostra vita, faccio gli auguri più affettuosi a tutti gli erboristi e vi do appuntamento a settembre, pronti ad affrontare le sfide che aspettano il Paese e il mondo intero.

 

 

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