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Dieta, microbioma e salute cardiometabolica

 

Alla base di valori alterati di glicemia, colesterolo e trigliceridi nel sangue, che rappresentano un fattore di rischio per la salute del cuore, ci sono spesso cattive abitudini alimentari, scarso movimento e aspetti genetici; esistono tuttavia anche delle variabili che sono correlate al modo in cui ogni persona risponde a un determinato alimento.

Una dieta ricca di alimenti sani di origine vegetale è stata associata con la presenza e l’abbondanza di microbi intestinali correlati a una riduzione del rischio di sviluppare obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Lo scrive uno studio condotto dall’Università di Trento in collaborazione con il King’s College London e pubblicato sull’importante rivista scientifica Nature Medicine.

I ricercatori hanno raccolto dati sulla sequenza del microbioma, informazioni dietetiche a lungo termine e i risultati di centinaia di marcatori cardiometabolici in circa 1.100 persone nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

Secondo uno degli autori della ricerca, Andrew Chan, è emersa una chiara associazione tra alcune specie microbiche presenti nell’intestino, determinati alimenti e il rischio di ammalarsi di alcune malattie comuni. Chi adotta una dieta ricca di vegetali ha in sostanza una maggiore presenza di batteri associati a marcatori di buona salute metabolica rispetto a chi ne assume pochi, e quindi valori migliori di glicemia, colesterolo e trigliceridi.

Lo studio si è focalizzato sui 15 batteri più fortemente associati in modo positivo a una salutare dieta vegetale e alla salute cardiometabolica e sui 15 più associati in modo negativo. Ad esempio, un microbioma ricco di Prevotella copri e Blastocystis è stato associato a una glicemia favorevole dopo il pasto. Altre specie erano collegate a livelli post-pasto più bassi di lipidi ematici e a marcatori di infiammazione.

Secondo gli autori dello studio, disponibile in open access (https://doi.org/10.1038/s41591-020-01183-8), questi dati sul microbioma potranno essere utili per determinare il rischio di malattie cardiometaboliche e per consigliare una dieta personalizzata.

Fonte: Francesco Asnicar et al. Microbiome connections with host metabolism and habitual diet from 1,098 deeply phenotyped individuals. Nature Medicine 2021. Doi: 10.1038/s41591-020-01183-8

Attività antibatterica dell’OE di lavanda

 

Questo recente studio realizzato da un gruppo di ricercatori italiani ha indagato l’attività antibatterica dell’olio essenziale-OE di lavanda (Lavandula angustifolia) in determinati contesti ambientali.
L’OE di lavanda, del quale sono noti in letteratura gli effetti antimicrobici, è stato vaporizzato in cinque differenti aree pubbliche del Policlinico Tor Vergata di Roma, quindi la contaminazione microbica è stata monitorata mediante campionamento su piastra di sedimentazione e saggio qPCR per un periodo di tre mesi.

In ciascun reparto ospedaliero esaminato sono stati rilevati e quantificati i batteri Staphylococcus hominis, S. haemolyticus, S. epidermidis e S. aureus resistenti alla meticillina e le loro concentrazioni sono state confrontate con quelle ottenute nelle stesse aree prima che fossero sottoposte a trattamento con oli essenziali.

I risultati hanno mostrato che l’olio essenziale di lavanda ha ridotto il numero di batteri in tutte le aree ospedaliere, in alcuni casi anche in modo statisticamente significativo.
Da queste evidenze, scrivono gli autori dello studio, si possono trarre suggerimenti circa la potenziale applicazione degli oli essenziali per la sanificazione degli ambienti ospedalieri.

Fonte: Gismondi A, et al. The antimicrobial activity of Lavandula angustifolia Mill. essential oil against Staphylococcus species in a hospital environment. Journal of Herbal Medicine April 2021. https://doi.org/10.1016/j.hermed.2021.100426

Aglio e stress ossidativo

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L’aglio (Allium sativum) è una fonte di antiossidanti e dei precursori dell’allicina, una molecola caratterizzata da funzione antibatterica, antivirale e antimicotica. L’allicina, inoltre, ha effetti benefici nell’ambito cardiovascolare in quanto, riducendo la rigidità dei vasi sanguigni, aiuta ad abbassare la pressione arteriosa.

La ricerca scientifica ha indicato che l’aglio può influire sullo stress ossidativo aumentando gli antiossidanti enzimatici e non enzimatici e riducendo gli enzimi con azione pro-ossidante.

Questa recente revisione sistematica ha valutato e misurato gli effetti della supplementazione con aglio sullo stress ossidativo. È stata condotta una ricerca sistematica nei database medico-scientifici Scopus, PubMed e Web of Science al fine di individuare gli studi pertinenti pubblicati prima di ottobre 2020.

Dodici studi randomizzati e controllati (RCT) sono stati inclusi nella review; i trial valutati erano piuttosto eterogenei tra loro, ad esempio il dosaggio dell’aglio variava da 80 a 4.000 mg al giorno e la durata dell’intervento tra 2 e 24 settimane.

Questi sono i principali risultati: la supplementazione con aglio ha aumentato il livello sierico della capacità antiossidante totale (p <0,001) e la superossido dismutasi (p = 0,004), riducendo inoltre il livello sierico di malondialdeide (p = 0,002). I dati mostrano che tale supplementazione può risultare utile per ridurre lo stress ossidativo e le patologie ad esso correlate.

Per confermare questi risultati sono tuttavia necessari ulteriori studi da realizzare su campioni di grandi dimensioni e con una durata maggiore.

 

Fonte: Askari M, Mozaffari H, Darooghegi Mofrad M, Jafari A, Surkan PJ, Amini MR, Azadbakht L. Effects of garlic supplementation on oxidative stress and antioxidative capacity biomarkers: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2021 Jan 23.

 

Quanto naturale è il tuo cosmetico?

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Il 12 marzo prossimo si svolgerà su piattaforma ZOOM il webinar sul tema ‘Quanto naturale è il tuo cosmetico?’ organizzato dalla SIF Società italiana di fitochimica e delle scienze delle piante medicinali alimentari e da profumo.

Data e orario: 12 marzo 2021 ore 15:00

Accesso: numero massimo 500 partecipanti

• gratuito: per studenti, dottorandi e soci SIF (in regola con il pagamento delle quote 2021)

• 20 euro: non soci SIF

Iscrizione: l’accesso è soggetto a registrazione.

L’iscrizione dovrà inderogabilmente essere effettuata entro venerdì 05.03.2021

esclusivamente attraverso il seguente modulo elettronico:

https://tinyurl.com/y5z4wpvh

CFU: potranno essere attribuiti CFU agli studenti partecipanti secondo le modalità stabilite dai regolamenti didattici dei diversi Atenei.

Il programma e i relatori

Apertura dei lavori – Angela Bisio, vicepresidente SIF

I cosmetici ‘naturali’: aspetti regolatori e stato giuridico – Anna Rita Bilia, Università di Firenze

Cosmetici naturali: luci e ombre – Antonella Antonini, Università di Sassari

Il marketing tecnico scientifico nel settore beauty and personal care – Claudia Zappelli, Vitalab srl

FarmAsinara: storia di una giovane realtà produttiva – Giorgio Pintore, Università di Sassari

 

Oltre la resilienza, la prima linea delle erboristerie

Sono state circa 292.000 le iscrizioni e 273.000 le cessazioni al Registro nazionale delle imprese nel 2020. L’andamento demografico dell’imprenditoria italiana è apparso, lo scorso anno, ‘complessivamente caratterizzato da una diffusa incertezza sull’evoluzione della pandemia’, commenta Unioncamere, l’ente pubblico che rappresenta istituzionalmente il sistema camerale italiano e da cui abbiamo avuto in anticipo i dati relativi al comparto Erboristerie. Da questi si evince che il temuto tracollo in realtà non c’è stato: il settore ha retto anche la forza d’urto dello tsunami Covid-19, con una performance grosso modo allineata a quella degli anni immediatamente precedenti. Certamente sarà necessario esaminare anche i dati del primo trimestre 2021, ma intanto riflettiamo sul consuntivo di fine anno.

Secondo la rilevazione di Unioncamere al 31.12.2020 ci sono in Italia 4.011 erboristerie, 108 in meno rispetto alla fine del 2019, quando gli esercizi commerciali registrati come tali erano 4.119, con una riduzione quantitativa del 2,6%. La flessione maggiore si osserva in regioni caratterizzate storicamente da una presenza significativa di punti vendita erboristici sul territorio, come la Liguria (-7,8%), la Lombardia (-5,14%) e il Veneto (-3,3%). Sono andate meglio, invece, la Toscana e il Piemonte mentre in Abruzzo, Molise, Friuli Venezia-Giulia e Trentino Alto-Adige – aree meno centrali nella dinamica economica nazionale – non sono state rilevate variazioni nei numeri e la Valle d’Aosta ha registrato addirittura il piccolo, ma significativo, incremento di un’unità.

In un 2020 caratterizzato dall’emergenza sanitaria il comparto ha tenuto botta, gli erboristi hanno saputo far fruttare con intelligenza il fatto che le erboristerie, equiparate dal Governo alle rivendite di generi di prima necessità, siano rimaste aperte anche nei giorni più neri del lockdown primaverile e abbiano fornito un servizio ai consumatori ricorrendo, in base alle necessità, alle consegne a domicilio, alle vendite online, alla comunicazione via social, insomma attivandosi con creatività e qualche sacrificio per continuare a lavorare in un momento così critico. Un ruolo maggiore lo hanno svolto, ad esempio, le erboristerie di quartiere, riferimento per tante persone nei giorni più difficili, come emerge nell’articolo di attualità a pag.18 e segg., che fa il punto della situazione riportando le vostre esperienze.

I dati statistici nazionali sugli integratori alimentari ci informano che le aree chiave del mercato restano vitamine e minerali (47%), ma anche botanicals ed erbe (45%), insieme alla nutrizione sportiva (41%) e ai prebiotici/probiotici (36%). In questo settore le statistiche indicano, inoltre, un incremento significativo a livello globale della domanda di prodotti che puntano al sostegno del sistema immunitario, del benessere psicologico e della salute degli occhi, messi a dura prova dall’utilizzo maggiore di PC, tablet e smartphone durante la pandemia (fonte: Nutrition Insight).

Altre analisi degli scenari economici, confermando questi bisogni specifici, fanno rilevare come il consumatore manifesti un atteggiamento chiaramente proattivo verso la propria salute e preferisca affidarsi al consiglio degli esperti, un ambito nel quale l’erborista professionale può giocare la sua partita.

“La resilienza è la nostra risorsa”, ci ha detto Chiara Di Benedetto, l’erborista intervistata a pag.12: una riflessione che sintetizza con efficacia il bilancio di una fase così complicata. Ma si può fare di più. Provare a elaborare una visione complessiva che guardi al futuro, rilanciare il ruolo dell’erboristeria e la figura dell’erborista facendo leva sui suoi valori chiave: la professionalità, il rigore scientifico come bussola da affiancare alla preziosa tradizione d’uso, la presenza sui social, la capacità di proporre servizi di customer care efficaci e originali, nel quadro di una cultura della sostenibilità.

All’erborista anche il compito di divulgare un’informazione rigorosa sulle piante medicinali, in grado di fare chiarezza anche sulle false illusioni circolate in rete sull’onda della pandemia, rimettendo dunque al centro della comunicazione i dati scientifici disponibili.

D’altra parte sono gli stessi consumatori, sottolinea un articolo sul sito NutraIngredients, a richiedere maggiore trasparenza, sostenibilità ed etica sociale in particolare per i prodotti legati alla sfera della salute e del benessere.

 

Benefici dell’olio di enotera in menopausa

common evening primrose flowers isolated on white

 

Lenotera (Oenothera biennis, famiglia delle Onagraceae) è una pianta originaria dell’America del Nord che cresce ormai spontanea anche nelle regioni temperate dell’Europa. Coltivata dai nativi americani, l’enotera fu introdotta in Europa nel XVII secolo, diventando un diffuso rimedio popolare, con la fama di pianta medicinale, tanto che in inglese viene chiamata king’s cure all, ossia “panacea del Re“.

Questo studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, condotto da settembre 2018 a febbraio 2019 in Iran e pubblicato sulla rivista Menopause, ha determinato l’efficacia e la sicurezza dell’olio di enotera sui sintomi psicologici di donne in fase menopausale.

Le donne rispondenti ai criteri di elezione sono state divise in due gruppi e hanno ricevuto in modo casuale 1.000 mg di capsule di olio di enotera al giorno (gruppo sperimentale) oppure un placebo corrispondente (gruppo di controllo) per 8 settimane. Le principali misure di esito erano i sintomi psicologici con riferimento alla sottoscala psicologica della Menopause Rating Scale.

Centottantanove donne hanno completato il trattamento di 8 settimane; alla baseline il punteggio medio sulla scala psicologica non era diverso tra i due gruppi.

Alla fine delle 26 settimane è stata riscontrata una differenza statisticamente significativa (P <0,01) nel punteggio psicologico tra i due gruppi.

Per distinguere l’effetto dell’olio di enotera, i ricercatori hanno confrontato la riduzione del punteggio psicologico in ciascun gruppo rilevando una notevole attenuazione nella differenza media del gruppo di intervento (P <0,01). Nel gruppo di intervento non sono stato riscontrati effetti avversi, tranne 1 caso di lievi disturbi gastrici.

Secondo gli autori, questo trial clinico fornisce le prove di efficacia dei potenziali benefici dell’olio di enotera sui sintomi della sfera psicologica di donne in post-menopausa; si giustificano studi di più lunga durata per confermare questi risultati.

 

Sharif SN, Darsareh F. Impact of evening primrose oil consumption on psychological symptoms of postmenopausal women: a randomized double-blinded placebo-controlled clinical trial. Menopause. 2020 Feb;27(2):194-198.

 

Amata dalle api, la melissa…

Lemon balm sprig isolated on white

La melissa (Melissa officinalis L. Lamiaceae) è pianta erbacea perenne alta fino a 1 metro con portamento cespuglioso e rami eretti ramificati alla base. Le foglie sono picciolate, opposte, di forma ovale a margine crenato ed emanano il tipico profumo agrumato; i piccoli fiori di colore bianco rosati, fioriscono nel periodo da giugno a settembre. I frutti, costituiti da acheni lunghi, ovali, bruni, glabri, maturano in settembre-ottobre. La melissa cresce in tutta la zona del Mediterraneo, dalla pianura alla montagna fino a 1000 metri.

Nota anche come erba cedronella, limoncella, citronella, erba limona o erba limoncina, se ne utilizzano le foglie e le sommità fiorite. Il suo nome deriva dalla parola greca “mèlitta”, ossia ape, e infatti è una delle migliori piante mellifere.

Il filosofo e botanico greco Teofrasto di Ereso (372-287 AC) nella sua Historia Plantarum ha trasmesso una delle prime descrizioni botaniche di questa pianta, che nell’antica Grecia veniva considerata utile per rafforzare il cuore e il cervello e alleviare il dolore fisico e morale.

Ben nota è l’acqua di Melissa dei Carmelitani Scalzi, un alcolato preparato con fiori e foglie di melissa, buccia di limone, cannella, chiodi di garofano e altre spezie, impiegata tradizionalmente per i problemi di origine nervosa.

I suoi principali componenti sono olio essenziale (composto da citrale, citronellale, linalolo, geraniolo), flavonoidi, mucillagini, acidi polifenolici e tannini.

Le principali applicazioni della melissa sono come calmante ansiolitico, nelle emicranie, come carminativo contro formazione di gonfiori e fermentazioni, per favorire la digestione e contrastare la nausea. All’OE sono state attribuite proprietà antivirali, in particolare nei confronti dell’herpes labiale.

I preparati a base di melissa hanno dimostrato attività antimicrobica, antiossidante, antivirale, batteriostatica, neuroprotettiva, analgesica e sedativa.

Recenti ricerche hanno mostrato l’attività della melissa come pianta in grado di correggere il profilo lipidico e glicemico; un recentissimo studio ha evidenziato l’attività della pianta sui disturbi del sonno di donne in menopausa migliorandone la qualità di vita. La melissa è sconsigliata in gravidanza e allattamento e in caso di ipotiroidismo.

Valeriana si conferma efficace sulla qualità del sonno

 

Questo recente trial clinico in triplo cieco intendeva valutare l’effetto dell’estratto di radice di valeriana (Valeriana officinalis) sulla qualità del sonno di soggetti sottoposti a intervento di bypass coronarico.

I partecipanti, selezionati mediante randomizzazione a blocchi permutati, sono stati assegnati a due gruppi: gruppo sperimentale (n=36) e gruppo placebo (n=36). Il gruppo sperimentale ha ricevuto capsule di valeriana (530 mg) per 30 notti dopo l’intervento di bypass coronarico, mentre il gruppo placebo ha ricevuto capsule placebo contenenti farina di grano (530 mg).

Il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), il tempo di protrombina (PT) e il tempo di tromboplastina parziale (PTT) sono stati valutati alla baseline, il 3°, il 14° e il 30° giorno dopo l’intervento.

I ricercatori hanno rilevato che il rapporto delle probabilità di peggioramento della qualità del sonno variava in modo statisticamente significativo nel tempo nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo placebo in diversi item, tra cui la qualità totale del sonno (P=0,001), la latenza del sonno (P<0,01), la durata del sonno (P=0,020), l’efficienza del sonno (P=0,001) e le disfunzioni diurne (P=0,025). Non sono state osservate differenze significative nei due gruppi per quanto riguarda il tempo di protrombina. Non sono stati riscontrati effetti avversi di rilievo.

La conclusione di questo studio è che l’assunzione di un estratto di radice di valeriana per un periodo di 30 notti è un intervento sicuro che potrebbe migliorare in modo statisticamente significativo la qualità complessiva del sonno in soggetti sottoposti a intervento di bypass.

Fonte: Zare Elmi HK, Gholami M, Saki M, Ebrahimzadeh F. Efficacy of Valerian Extract on Sleep Quality after Coronary Artery bypass Graft Surgery: A Triple-Blind Randomized Controlled Trial. Chin J Integr Med. 2021 Jan;27(1):7-15. doi: 10.1007/s11655-020-2727-1.

Iperico, l’erba del sole

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Presente in molte aree del pianeta, tra cui Europa, Asia e Stati Uniti, l’iperico (Hypericum perforatum L.), o erba di San Giovanni, è una pianta perenne cespugliosa con caratteristici fiori gialli a cinque petali e foglie ovali di colore giallo-verde.

L’iperico cresce spontaneamente nei boschi, sui bordi delle strade e nei prati. Dai fiori si ricava un olio il cui colore rosso intenso è conferito dall’ipericina, uno dei princìpi attivi insieme all’iperforina. La pianta contiene anche flavonoidi e tannini.

Si ipotizza che il nome di ‘erba di San Giovanni’ sia correlato al fatto che i cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme la utilizzassero per trattare le ferite sui campi di battaglia durante le Crociate; altri suggeriscono invece che derivi da San Giovanni Battista, trattandosi di una pianta che tradizionalmente veniva raccolta il 24 giugno, ossia il giorno di San Giovanni.

L’olio di iperico è utilizzato dall’antichità secondo la teoria delle Segnature per curare le ferite e come antinfiammatorio topico, ma oggi è la pianta conosciuta soprattutto per le sue proprietà antidepressive, tanto che è spesso indicata come ‘l’erba del sole’.

Popolare nell’antica Grecia e a Roma come rimedio curativo di ferite, piaghe, ustioni, contusioni e per i dolori di origine nervosa, si credeva anche che potesse allontanare gli spiriti maligni tanto che con l’iperico si preparavano delle corone per tenere lontano il diavolo.

Negli ultimi anni decine di studi scientifici hanno dimostrato che questa pianta può alleviare i disturbi dell’umore e in particolare le forme depressive, senza indurre gli effetti collaterali che caratterizzano diversi antidepressivi di sintesi. Tra questi, uno studio ha messo a confronto l’erba di San Giovanni con la terapia della luce nel trattamento del disturbo affettivo stagionale (SAD), una forma depressiva che si pensa sia causata dalla mancanza di luce solare e si manifesta nei Paesi nordici nei mesi più freddi, concludendo che l’erba di San Giovanni ha la stessa efficacia.

L’iperico è efficacemente utilizzato anche nelle alterazioni dell’umore durante la menopausa.

 

Fonte: British Herbal Medicine Association.

 

Mirtillo rosso e disturbi della minzione

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La vescica iperattiva è definita come una sindrome caratterizzata dalla presenza di urgenza minzionale, con o senza incontinenza da urgenza, generalmente associata a pollachiuria diurna e notturna. In Italia sono circa tre milioni le persone affette da questa sindrome, uomini e donne, anche di giovane età.

Il mirtillo rosso o cranberry (Vaccinium macrocarpon) è un piccolo arbusto originario del Nord America che cresce nei terreni marginali e paludosi; il frutto è ricco di sostanze zuccherine, acidi organici e di polifenoli, incluse le proantocianidine (PAC).

Questo recente trial clinico randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato l’efficacia del mirtillo rosso sulla riduzione dei sintomi caratteristici della vescica iperattiva. La ricerca è stata condotta su un gruppo di donne con età pari o superiore a 18 anni affette da questo disturbo: il gruppo sperimentale ha ricevuto quotidianamente mirtillo rosso essiccato in polvere (500 mg), mentre il gruppo di controllo ha assunto un placebo (500 mg), con un follow-up di 24 settimane.

L’efficacia dell’intervento è stata misurata mediante la compilazione del diario quotidiano delle minzioni per 3 giorni e dei questionari specifici Overactive Bladder Questionnaire Short Form Patient e Perception of Bladder Condition, Sexual Quality of Life-Female and Pelvic Floor Distress Inventory. Delle 98 donne randomizzate, 77 hanno completato tutte le visite di follow-up e 60 di esse sono state incluse nell’analisi dei dati.

Rispetto al gruppo placebo nel gruppo sperimentale (mirtillo rosso) è stata osservata una riduzione statisticamente significativa delle minzioni giornaliere (p = 0,0406), degli episodi di urgenza (p = 0,0069) e dei punteggi relativi alla percezione soggettiva delle condizioni della vescica (p = 0,0258) a 24 settimane di follow-up.  Non è risultata invece significativa tra i due gruppi la differenza del volume medio di minzione, della nicturia e dei restanti item.

L’assunzione quotidiana di estratto secco di mirtillo rosso ha ridotto la minzione quotidiana del 16,4%, gli episodi di urgenza del 57,3% e la percezione delle condizioni della vescica da parte del paziente del 39,7%.

Sono necessari futuri studi più ampi con periodi di follow-up più lunghi per determinare ulteriormente l’effetto a lungo termine del mirtillo rosso sulla vescica iperattiva, concludono gli autori di questa pubblicazione.

 

Fonte: Cho A, Eidelberg A, Butler DJ, Danko D, Afshinnekoo E, Mason CE, Chughtai B. Efficacy of Daily Intake of Dried Cranberry 500 mg in Women with Overactive Bladder: A Randomized, Double-Blind, Placebo Controlled Study. J Urol. 2021 Feb;205(2):507-513.