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Estratto di semi d’uva e rischio cardiovascolare 

seed germinate red grapes on white background

In questo studio clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo sono stati valutati gli effetti della supplementazione dell’estratto di semi d’uva (GSE) e il suo ruolo come potenziale moderatore di infiammazione e obesità. In particolare è stata presa in esame la supplementazione di questo estratto, assunto in associazione a una dieta ipocalorica, sui valori dei lipidi ematici, sull’indice di grasso viscerale (VAI) e sull’indice di aterogenicità del plasma (AIP).

Quaranta individui obesi o in sovrappeso sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi e hanno ricevuto rispettivamente un estratto di semi d’uva (300 mg/die) oppure una sostanza placebo, in associazione a una dieta ipocalorica per 12 settimane. Sono stati valutati misure antropometriche, marcatori biochimici nonché la dieta nel periodo di sperimentazione rilevando i seguenti risultati.

I livelli di colesterolo LDL hanno avuto una riduzione significativa dopo l’integrazione con GSE rispetto al placebo (p = 0,04). Nel gruppo GSE sono diminuiti anche il colesterolo totale, il livello di trigliceridi, il grasso viscerale, l’indice di aterogenicità del plasma.

Gli autori di questo trial hanno concluso che la supplementazione con estratto di semi d’uva può svolgere un ruolo modulatorio e migliorare il profilo lipidico di individui obesi o in sovrappeso, se associata a una dieta ipocalorica.

Yousefi R, Parandoosh M, Khorsandi H, Hosseinzadeh N, Madani Tonekaboni M, Saidpour A, Babaei H, Ghorbani A. Grape seed extract supplementation along with a restricted-calorie diet improves cardiovascular risk factors in obese or overweight adult individuals: A randomized, placebo-controlled trial. Phytother Res. 2020 Oct 12. doi: 10.1002/ptr.6859.

Sambucus nigra: dalla tradizione alla ricerca moderna

Il sambuco (Sambucus nigra L.) è una specie botanica originaria dell’Eurasia e del Nord America che cresce nelle aree temperate dell’Europa e del Nord America e ha diverse varietà e sottospecie regionali. Nella medicina popolare alla pianta sono state attribuite varie proprietà curative, inclusa quella di promuovere una maggiore longevità e vitalità.

Tradizionalmente fiori e frutti del sambuco sono stati impiegati per alleviare i sintomi del raffreddore e dell’influenza, per i sintomi delle infiammazioni e disturbi a carico dell’albero respiratorio ma anche a scopo lassativo.

Il sambuco è presente in numerose Farmacopee, tra cui quella austriaca, olandese, tedesca, ungherese, italiana, portoghese e svizzera.

Benché storicamente siano state utilizzate diverse parti della pianta (foglie, fiori, frutti ecc.), la moderna ricerca scientifica si sta concentrando principalmente sulle proprietà salutistiche dei frutti, ricchi in antociani, fenoli e altri nutrienti.

Studi in vitro hanno dimostrato che i frutti di sambuco possiedono proprietà antivirali, antibatteriche, antidiabetiche, immunomodulanti, antiossidanti, antinfiammatorie e chemiopreventive.

È stato dimostrato inoltre che i flavonoidi e le proantocianidine presenti nell’estratto di sambuco bloccano l’infezione da HIV e possono sinergizzare con i farmaci anti-HIV come l’enfuvirtide.

Il sambuco ha esplicato, inoltre, effetti protettivi contro i fattori di stress ossidativo nelle cellule endoteliali, ma non ha dimostrato di avere effetti vasoprotettivi.

Gli studi condotti nell’ambito cardiovascolare non ne hanno riscontrato l’efficacia nel migliorare i biomarcatori di queste patologie. Piccoli studi, infine, hanno rilevato che il sambuco è sicuro ed efficace per alleviare la stipsi cronica e che contribuisce a ridurre i sintomi dell’influenza, sebbene siano necessarie ricerche più ampie per confermare queste attività.

Fonte: Herbs, Memorial Sloan Kettering Cancer Center

Foto: per gentile concessione del dr. Luigi Giannelli

 

Germano Scarpa è il nuovo Presidente FederSalus

Il Consiglio Direttivo di FederSalus ha nominato Germano Scarpa (Biofarma
Group) Presidente dell’Associazione che rappresenta l’intera filiera del
mercato degli integratori alimentari.
Promuovere la cultura della prevenzione, consolidare la rete associativa e
supportarla con un piano di formazione permanente, implementare l’interlocuzione
con gli enti regolatori nazionali ed esteri, validare le buone pratiche di
fabbricazione dei prodotti: queste le priorità indicate dal Presidente e dal
Consiglio Direttivo appena nominato.
Per Scarpa questo è il terzo mandato alla guida dell’Associazione (l’ultimo
risale a nove anni fa). “Sono fiero di poter rappresentare nuovamente
FederSalus, che trovo cresciuta in termini di numero di associati, nella
quantità e qualità delle attività svolte, ma soprattutto nella
consapevolezza di quello che è il suo ruolo nel mondo della salute”.
Nel suo mandato il Presidente sarà affiancato dai Vice Presidenti Cinzia
Pranzoni (Equilibra) e Davide Mazza (S.i.i.t.). Alessandro Sertorio
(Farmaceutici Procemsa) ricopre il ruolo di Tesoriere dell’Associazione.
Completano il Consiglio Direttivo: Francesco Nicotra (EPO), Andrea Zanardi
(Meda Pharma), Carlo Terruzzi (Giellepi), Antonino Santoro (Difass), Lorenzo
Secondini (Uriach), Antonio Seneci (Truffini & Reggè), Roberto Minasi
(Dialfarm) e Vincenzo Maglione (Farmaceutici Damor).
Alla base del programma del nuovo Consiglio Direttivo c’è la volontà di
promuovere la cultura della prevenzione primaria, come elemento essenziale
per la conservazione dello stato di salute delle persone, e di riconoscere
agli integratori alimentari un ruolo cruciale nel suo mantenimento.
A tal fine, i punti chiave del mandato di Scarpa mirano a consolidare la
rete di relazioni della struttura associativa, portandola ad intensificare l’interazione
con le altre associazioni italiane del settore, auspicando la realizzazione
di una struttura di riferimento unica, sinergica e coesa.
La collaborazione con le associazioni europee e l’interlocuzione con gli
enti regolatori nazionali ed esteri, permetterà di guardare all’internazionalizzazione
come scenario fondamentale per cogliere nuove opportunità di sviluppo.

Mandorla dolce, dalla tradizione ad oggi

Il mandorlo è un albero alto 7-8 metri dalla chioma espansa e leggera con radici a fittone e fusto contorto e screpolato. Presenta foglie alterne, lanceolate, seghettate al margine, lunghe 8-10 cm e di colore verde scuro; i fiori sono bianchi o bianco-rosati, ricchi di stami e compaiono sui rami nudi prima delle foglie. Il frutto è una drupa dall’endocarpo legnoso contenente il seme, noto con il nome di mandorla.
Considerate un alimento completo, le mandorle contengono vitamine del gruppo B, vitamina E, proteine, calcio, ferro, magnesio, potassio, rame, fosforo, acidi grassi Omega-3 e fibre.

La mandorla dolce (Prunus dulcis (Mill.) D.A.Webb) viene utilizzata in diversi sistemi di etnomedicina per le sue attività tanto nutrizionali che salutistiche. Le mandorle alleviano le infiammazioni intestinali e per l’elevato contenuto di fibre combattono la stipsi. Rafforzano e aumentano la densità minerale ossea, sono utili in menopausa e nella terza età quando si indebolisce il sistema osseo.
In questo studio di revisione qualitativa, gli autori presentano una sintesi degli impieghi tradizionali, degli aspetti fitochimici e delle attività farmacologiche della mandorla dolce.
A tal fine sono state consultate sia fonti cartacee, testi e manuali di medicina tradizionale sia le principali banche date elettroniche internazionali. Le indagini fitochimiche evidenziano che la pianta contiene macronutrienti, micronutrienti, oli essenziali, nonché diversi composti fenolici e fitosteroli.
Gli studi farmacologici attuali indicano che Prunus dulcis esplica diverse attività biologiche tra le quali si segnalano gli effetti prebiotici, antimicrobici, antiossidanti, antinfiammatori, antitumorali, epatoprotettivi, cardiometabolici, ansiolitici e sedativi-ipnotici.
Presentata la bibliografia di riferimento e le fonti tradizionali, con un approfondimento sull’utilizzo nella medicina persiana tradizionale, gli autori ricordano in conclusone che sono comunque necessari ulteriori studi clinici e meta-analisi per trarre una conclusione definitiva sull’efficacia e sulle attività terapeutiche della mandorla dolce.

Fonte: Z, Firouzi M, Dadmehr M, Javad-Mousavi SA, Bagheriani N, Sadeghpour O. Almond as a nutraceutical and therapeutic agent in Persian medicine and modern phytotherapy: A narrative review. Phytother Res. 2020 Dec 28.

Caffè verde e fegato grasso

Male anatomy of human organs in x-ray view

La differenza tra caffè verde e caffè nero sta nel metodo di lavorazione: il primo non viene torrefatto e ha un elevato contenuto in acido clorogenico e un ridotto contenuto in caffeina, mentre il caffè nero è sottoposto a torrefazione e contiene meno acido clorogenico e più caffeina. Nell’estratto di caffè verde sono presenti oltre all’acido clorogenico altri composti bioattivi, tra cui diterpeni e trigonellina che potrebbero esplicare un’azione benefica a livello metabolico.

Un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo ha valutato gli effetti dell’estratto di caffè verde su misure antropometriche, funzionalità epatica, profilo lipidico e livelli di adiponectina (ormone proteico che modula alcuni processi metabolici, come la regolazione del glucosio e il catabolismo degli acidi grassi) in soggetti con steatosi epatica non alcolica (fegato grasso).

Lo studio

Vi hanno partecipato persone di età compresa tra 20 e 60 anni con indice di massa corporea (IMC) 25-35 kg/m2, che sono state assegnate in modo casuale al gruppo sperimentale caffè verde (N: 24) o a quello placebo (N: 24). Il gruppo sperimentale ha assunto due capsule di estratto di caffè verde al giorno (400 mg) per 8 settimane mentre quello placebo ha ricevuto due capsule di sostanza placebo al giorno per lo stesso periodo di tempo. I partecipanti al trial sono stati monitorati ogni due settimane per valutare la compliance e gli eventuali effetti avversi.

Le capsule di caffè verde sono state preparate con estratto idroalcolico di caffè verde; ogni capsula conteneva il 50% (100 mg) di acido clorogenico e meno del 2% di caffeina. Le capsule di placebo (amido) erano simili per gusto e aspetto.

Al basale ogni partecipante è stato sottoposto a ecografia addominale per confermare la steatosi epatica non alcolica; sono stati, inoltre, misurati i parametri antropometrici, raccolti dati sull’assunzione alimentare e prelevati campioni di sangue al basale e alla fine dello studio. Alla baseline non sono state osservate differenze significative tra i due gruppi per sesso, età, livelli di attività fisica, istruzione, stato civile o condizione lavorativa. Tre soggetti nel gruppo sperimentale e uno del gruppo placebo hanno abbandonato la sperimentazione e non sono stati inclusi nelle analisi finali.

Il livello di steatosi epatica non è cambiato in nessuno dei due gruppi alla fine dello studio. Nel gruppo sperimentale sono state osservate riduzioni significative dell’IMC a fine studio rispetto alla baseline e al gruppo placebo (P <0,001) nonché riduzioni significative del colesterolo totale e del colesterolo LDL rispetto al basale. I livelli di trigliceridi sono diminuiti nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo placebo, ma con riduzione non statisticamente significativa. Un aumento significativo dei livelli di colesterolo HDL è stato osservato nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo placebo. Non sono state rilevate differenze significative tra i gruppi per quanto riguarda enzimi epatici e livelli di adiponectina.

L’estratto di caffè verde, concludono i ricercatori, ha migliorato il profilo lipidico e l’IMC in soggetti con steatosi epatica non alcolica e può essere utile per controllare i fattori di rischio di questo disturbo.

È importante ricordare che il caffè verde contiene caffeina, pertanto può causare gli effetti indesiderati correlati alla presenza di questa sostanza: insonnia, disturbi gastrointestinali, tachicardia ecc.

 

Hosseinabadi S, Rafraf M, Asghari S, Asghari-Jafarabadi M, Vojouhi S. Effect of green coffee extract supplementation on serum adiponectin concentration and lipid profile in patients with non-alcoholic fatty liver disease: a randomized, controlled trial. Complement Ther Med. March 2020;49:102290.

 

 

 

Sambuco e infezioni virali acute

I frutti e i fiori del sambuco (Sambucus nigra, Adoxaceae) sono tradizionalmente usati per contrastare raffreddore e influenza. Studi preclinici hanno dimostrato che gli estratti della pianta hanno proprietà protettive contro i virus influenzali, in particolare inibendo la replicazione virale e attivando la risposta immunitaria. Questa revisione narrativa realizzata da ricercatori australiani e tedeschi ha valutato nello specifico l’azione della pianta nelle infezioni virali respiratorie acute.

La ricerca

È stata eseguita una ricerca sulle banche dati Medline, Embase, AMED e CINAHL fino a maggio 2020 per individuare gli studi clinici condotti su adulti con infezioni virali respiratorie acute e riguardanti preparazioni a base di sambuco in qualsiasi forma, dose o via di somministrazione. Non sono stati considerati gli studi che riguardavano esclusivamente bambini o soggetti con malattie respiratorie non infettive.
Identificati 40 studi, ne sono stati valutati 30 e 5 studi, condotti in Cina (n = 1), Australia (n = 1), Israele (n = 1), Repubblica Ceca (n = 1) e Norvegia (n = 1), sono stati inclusi nella review.
La dimensione del campione aggregato era di 936 partecipanti di età compresa tra 18 e 70 anni. Le condizioni studiate erano influenza, sintomi simil-influenzali e raffreddore comune. Gli studi hanno utilizzato formulazioni di tipo diverso, ossia preparazioni mono-pianta di sambuco; integratori e una miscela poli-erboristica contenente 240 mg di radice di Echinacea (Echinacea purpurea) e 276,5 mg di sambuco. A causa dell’eterogeneità dei dati non è stata condotta una metanalisi.
Dall’esame dei risultati è emersa una riduzione complessiva dei sintomi, della durata del disturbo e dell’uso di farmaci correnti nei gruppi che hanno assunto preparati mono e poli-erboristici di sambuco rispetto ai gruppi di controllo.
Tutti gli studi hanno riportato una riduzione della gravità dei sintomi, quattro hanno riportato una riduzione della febbre e uno studio ha riportato un miglioramento di sintomi quali mal di testa, dolori muscolari, congestione nasale, secrezione nasale e tosse. Tre studi hanno riportato un dimezzamento della durata della malattia nei gruppi che hanno assunto l’estratto di sambuco.
Non sono stati segnalati eventi avversi gravi se non lievi effetti collaterali come affaticamento, prurito a naso e gola e blandi disturbi gastrointestinali.
Secondo gli autori della review la preparazione mono-pianta del sambuco, assunta all’inizio dei sintomi e per un massimo di 2 settimane, può alleviare i sintomi del raffreddore comune e dell’influenza.
L’estratto di bacche di sambuco risulta efficace nel ridurre la durata e la gravità della cefalea correlata alla febbre, della congestione nasale e delle secrezioni nasali associate a infezioni respiratorie virali acute.
Sono necessari ulteriori studi per confermare in via definitiva l’efficacia e la sicurezza degli estratti di sambuco.

Fonte: Harnett J, Oakes K, Caré J, et al. The effects of Sambucus nigra berry on acute respiratory viral infections: A rapid review of clinical studies. Adv Integr Med. December 2020;7(4):240-246. doi: 10.1016/j.aimed.2020.08.001.

Petizione in difesa delle piante ad antrachinoni

Gli Stati membri dell’Unione Europea hanno recentemente approvato la proposta della Commissione Europea riguardante l’impiego dell’aloe e di altre piante antrachinoniche negli alimenti e negli integratori alimentari.

Se la proposta sarà approvata dal Parlamento Europeo, ne conseguirà il divieto di vendita come food dei preparati a base di aloe, mentre le altre piante ad antrachinoni come senna, frangula, cascara e rabarbaro saranno monitorate per 4 anni prima di decidere sul loro utilizzo.

In difesa dell’aloe e delle altre piante ad antrachinoni la Federazione europea delle associazioni di produttori dei prodotti per la salute (European Federation of Associations of Health Product Manufacturers-EHPM) ha lanciato sulla piattaforma Change la petizione “We fight for natural health”. La campagna di comunicazione di cui la petizione rappresenta il primo step è sostenuta in Italia da associazioni del settore come Federsalus e Fei.

Per firmare la petizione

https://chng.it/XJLfMXWQg7

 

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Camomilla e disturbi dell’umore

Memory loss due to dementia or brain damage. Young woman losing parts of head as symbol of decreased mind function.

 

Questa ricerca esplorativa, condotta presso l’Università della Pennsylvania di Philadelphia (USA), ha esaminato l’effetto antidepressivo dell’estratto di camomilla (Matricaria chamomilla L.) in persone con disturbo d’ansia generalizzato (GAD) con o senza depressione associata. L’ipotesi al vaglio era che l’estratto di camomilla potesse avere un’attività ansiolitica simile in entrambi i sottogruppi, ma un’attività antidepressiva maggiore nei soggetti con disturbo d’ansia generalizzato associato a depressione.

All’interno di uno studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo sull’estratto di camomilla per la prevenzione delle ricadute del disturbo ansioso generalizzato, 179 persone (età ≥18 anni; 66% donne; diagnosi primaria: disturbo d’ansia generalizzato) hanno ricevuto un estratto secco di camomilla (1500 mg/die) per 8 settimane. Per identificare i cambiamenti clinicamente significativi nei sintomi di ansia e depressione tra i sottogruppi diagnostici, sono stati utilizzati modelli lineari ad effetti misti. Sono stati individuati due gruppi diagnostici: disturbo d’ansia generalizzato senza depressione (100) e disturbo d’ansia generalizzato associato a depressione (79).

Gli outcome considerati erano il disturbo d’ansia generalizzato e alcune scale validate (scala di Hamilton per l’ansia, Beck anxiety inventory, scala di Hamilton per la depressione- HRSD a sei item e Beck depression inventory- BDI).

I ricercatori hanno osservato effetti ansiolitici simili nel tempo della camomilla in entrambi i sottogruppi diagnostici, tuttavia è stata osservata una riduzione maggiore nel punteggio dei sintomi principali (p <0,023) e dei punteggi totali (p = 0,14) sull’HRSD nei soggetti che presentavano depressione in comorbidità.

La conclusione di questo interessante studio è che oltre all’attività ansiolitica la camomilla può determinare effetti antidepressivi clinicamente significativi in persone che presentano il disturbo depressivo in associazione. Questa osservazione preliminare deve essere confermata con ulteriori studi controllati.

 

Fonte: JD, Li QS, Xie SX, Mao JJ. Putative antidepressant effect of chamomile (Matricaria chamomilla L.) oral extract in subjects with comorbid generalized anxiety disorder and depression. J Altern Complement Med. September 2020;26(9):813-819. doi: 10.1089/acm.2019.0252.

 

La camomilla in gel allevia la mucosite

Matricaria recutita (Matricaria chamomilla) flowers, focus on flower in front

 

 

Questo studio clinico randomizzato in singolo cieco parallelo ha valutato l’efficacia di un gel a base di estratto di camomilla nella prevenzione della mucosite del cavo orale indotta dalla chemioterapia. Vi hanno partecipato quarantacinque persone sottoposte a chemioterapia che sono state suddivise in tre gruppi uguali.

Il gruppo I ha ricevuto un trattamento sintomatico convenzionale consistente in agenti antifungini (gel orale), anestetici topici e agenti antinfiammatori (spray orale), tre volte al giorno per tre settimane. Il gruppo II ha ricevuto gel di camomilla al 3% in applicazione topica, mentre il gruppo III ha ricevuto sia il trattamento sintomatico convenzionale sia il gel a base di camomilla. Tutti i partecipanti al trial sono stati valutati clinicamente per due parametri, dolore e gravità della mucosite del cavo orale, a una, due e tre settimane.

La maggior parte dei partecipanti al gruppo in trattamento convenzionale ha manifestato una mucosite di maggiore gravità (grado III = 6,7%) rispetto agli altri due gruppi, nessuno dei quali ha sviluppato una mucosite superiore al grado II. Nei punteggi medi del dolore non sono emerse differenze statisticamente significative tra i gruppi, ma l’analisi infragruppo ha evidenziato che un aumento maggiore del punteggio del dolore nel gruppo a trattamento convenzionale rispetto agli altri due gruppi.

La conclusione di questa piccola ricerca clinica è che il gel di camomilla al 3% in applicazione locale ha ridotto la gravità della mucosite in questa categoria di persone, con un punteggio del dolore inferiore nel gruppo camomilla rispetto agli altri due.

 

Fonte: Ahmed Elhadad M, El-Negoumy E, Taalab MR, Ibrahim RS, Elsaka RO. The Effect of Topical Chamomile in the Prevention of Chemotherapy-induced oral Mucositis: a randomized clinical trial. Oral Dis. 2020 Dec 8. doi: 10.1111/odi.13749. Epub ahead of print.