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Estratto di liquirizia e rinite allergica

Bless you. Beautiful fair-haired young woman sitting on the bed and sneezing into a tissue, suffering from cold

 

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) ha dimostrato in diverse sperimentazioni proprietà antinfiammatorie, antiallergiche e immunomodulanti.

Questo studio, pubblicato recentemente sul Journal of Ethnopharmacoly, ha valutato l’azione di un estratto di liquirizia, somministrato tramite irrigazione nasale, nella rinite allergica. L’effetto antinfiammatorio dell’estratto è stato preliminarmente valutato in vitro e in vivo e successivamente sull’uomo.

Allo studio clinico hanno partecipato in totale 60 persone che presentavano una diagnosi di rinite allergica. I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a tre gruppi: 1) irrigazione nasale con estratto contenente liquirizia, 2) irrigazione nasale con corticosteroidi, 3) irrigazione nasale salina. L’intervento è stato eseguito una volta al giorno per 1 mese.

Per la valutazione dell’efficacia degli interventi esaminati sono stati utilizzati dei questionari soggettivi (Sino-nasal Outcome Test a 22 item, SNOT-22), scala analogica visiva (VAS) ed esami oggettivi (rinometria acustica ed endoscopia nasale).

Alla fine del periodo di studio è stato osservato che tutti e tre gli interventi potrebbero migliorare i punteggi SNOT-22, ma gli effetti dell’estratto a base di liquirizia e con corticosteroidi erano più significativi. Secondo i punteggi sulla scala VAS per ostruzione nasale, rinorrea, starnuti, prurito nasale, secrezione retronasale e disturbi olfattivi, l’effetto delle irrigazioni con estratto di liquirizia era superiore a quelli degli altri due testati. I risultati della rinometria hanno rivelato che l’estratto di liquirizia ha migliorato in modo statisticamente significativo le resistenze nasali, mentre l’analisi endoscopica ha mostrato che lo stesso estratto in irrigazione nasale può migliorare l’ipertrofia dei turbinati. Per l’estratto di liquirizia è stato riscontrato anche il miglior comfort procedurale: gli autori dello studio lo considerano pertanto, sulla base di questi dati, un trattamento naturale efficace, sicuro e innovativo per la rinite di natura allergica.

 

Fonte: Chang GH, Lin YS, Hsu KH, Cheng YC, Yang PR, Tsai MS, Tsai YT, Hsu CM, Chang PJ, Shi CS, Yang YH, Wu CY. Nasal irrigation with Glycyrrhiza glabra extract for treatment of allergic rhinitis – A study of in vitro, in vivo and clinical trial. J Ethnopharmacol. 2021 Apr 12:114116.

 

 

Dall’America australe, yerba mate

yerba mate in matero on a table

 

Ilex paraguariensis, più noto come yerba mate, è un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Aquifoliacee, genere Ilex che comprende circa 400 specie di alberi e arbusti, diffusi in tutto il mondo, con prevalenza nelle aree a clima caldo-temperato o tropicale.
Originario dell’America meridionale, in particolare di Brasile, Argentina, Perù e Paraguay, oggi è diffuso anche nel continente europeo. Le sue foglie vengono utilizzate per preparare la bevanda nota come mate o chimarrão, tradizionalmente utilizzata delle popolazioni indigene di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Le conoscenze tradizionali circa la produzione, la lavorazione e il consumo di yerba mate sono state trasmesse di generazione in generazione sin dall’epoca precoloniale.
I princìpi attivi, contenuti principalmente nelle foglie fresche ed essiccate, includono polifenoli, xantine, saponine, tannini, olio essenziale e derivati dell’acido caffeico, che hanno dimostrato effetti antimicrobici, antiossidanti, antidiabetici, cardioprotettivi e metabolici in varie indagini pre-cliniche.
La ricerca clinica si è concentrata sulle applicazioni di Ilex paraguariensis nei disturbi metabolici, inclusa la gestione del peso, la sindrome metabolica e il diabete, ma anche le prestazioni fisiche e i benefici sul sistema cardiovascolare.
Diversi studi, con risultati eterogenei, hanno esaminato la sicurezza della yerba mate. Uno studio trasversale su 5.304 donne in gravidanza, di cui il 68% ha consumato abitualmente yerba mate, non ha mostrato nessuna associazione con parto prematuro, crescita intrauterina o durata della gravidanza. In alcuni studi epidemiologici il consumo eccessivo di yerba mate caldo è stato associato a un aumentato rischio di cancro dell’esofago, mentre un altro studio ha osservato che il rischio di tumore al seno è inversamente associato al consumo di yerba mate.
A causa dell’apporto di caffeina, il mate può aumentare l’effetto dell’efedrina e delle anfetamine; il consumo di questa bevanda potrebbe interferire con alcuni farmaci, come il litio e alcuni antibiotici.  

Fonte: HerbaEGram, American Botanical Council, March 2021.

 

Azione del cumino nero sui parametri metabolici

black cumin on wooden surface

 

La nigella o cumino nero (Nigella sativa) è una pianta utilizzata fin dall’antichità nei sistemi di medicina tradizionale soprattutto nell’area mediorientale per un’ampia gamma di disturbi, che includono l’asma, la febbre, la tosse, la cefalea e alcune forme infiammatorie.

Negli ultimi decenni la pianta è stata sottoposta al vaglio della ricerca scientifica e molti studi ne hanno valutato gli effetti su diversi disturbi inclusa la sua attività sui parametri metabolici.

Con questo studio clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo, pubblicato su Phytotherapy Research, è stato valutato specificatamente l’effetto della supplementazione di cumino nero sul profilo lipidico, la pressione arteriosa, la glicemia, gli indici antropometrici e la resistenza all’insulina di individui affetti da malattia coronarica.

Vi hanno partecipato 60 persone con diagnosi di malattia coronarica che hanno ricevuto 2 g di olio di semi di Nigella s. oppure olio di semi di girasole come sostanza di controllo placebo, per 8 settimane.

Sono stati misurati alla baseline i parametri biochimici e antropometrici che sono stati rivalutati alla fine del trial: è stato riscontrato che nel gruppo trattato la supplementazione di Nigella sativa ha ridotto in modo significativo il peso corporeo, l’indice di massa corporea, la circonferenza vita e dell’anca, il rapporto vita-fianchi, la pressione sistolica e diastolica e la glicemia a digiuno rispetto al gruppo placebo.

Da questi risultati si osserva il potenziale effetto benefico di Nigella s. sui parametri metabolici nel gruppo di persone preso in esame, in particolare il miglioramento degli indici antropometrici, dei valori pressori e della glicemia a digiuno.

 

Fonte: Tavakoli-Rouzbehani OM, Abbasnezhad M, Kheirouri S, Alizadeh M. Effects of Nigella sativa oil supplementation on selected metabolic parameters and anthropometric indices in patients with coronary artery disease: A randomized, double-blind, placebo-controlled clinical trial. Phytother Res. 2021 Apr 13.

 

Artemisia annua, uso tradizionale e ricerca moderna

einjaehriger beifuss, Artemisia, annua,

 

Artemisia annua è una specie botanica che vanta una lunga tradizione di utilizzo nella medicina orientale, principalmente in quella cinese e indiana.
La specie, diffusa e conosciuta come pianta medicinale non solo in Asia ma anche in Europa, in entrambe le Americhe e in Australia, è diventata oggetto di un particolare interesse dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Medicina 2015 alla ricercatrice cinese Youyou Tu per i suoi studi sull’artemisinina, un principio attivo naturale efficace contro il plasmodio della malaria. Di Artemisia a. si utilizzano come droga il fusto e le foglie (Artemisia annuae folium e Artemisiae annuae herba). Le foglie sono inserite nella farmacopea cinese e in quella vietnamita; nel 2006 è stata pubblicata anche una monografia OMS della pianta (Artemisia annua. monograph on good agricultural and collection practices). I componenti principali sono lattoni sesquiterpenici specifici, olio essenziale, flavonoidi, cumarine e acidi fenolici.
Un recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica Planta medica delinea le principali attività biologiche e le potenziali applicazioni di questa specie botanica, ripercorrendone anche l’utilizzo tradizionale.
Nella medicina tradizionale asiatica, la specie è utilizzata in un ampio ventaglio di casi che includono, tra l’altro, il trattamento dell’ittero e della dissenteria batterica, le febbri malariche e nella tubercolosi, il trattamento di ferite ed emorroidi, oltre che nelle malattie virali, batteriche e autoimmuni.
Studi farmacologici recenti hanno confermato le principali applicazioni tradizionali e spiegato il meccanismo d’azione rilevando nuove evidenze di attività biologica, tra le quali le proprietà antinfiammatoria, analgesica, antiossidante e nefroprotettiva. Artemisia annua trova infine un crescente impiego anche nell’industria cosmetica.

Fonte: Ekiert H, Świątkowska J, Klin P, Rzepiela A, Szopa A. Artemisia annua – Importance in Traditional Medicine and Current State of Knowledge on the Chemistry, Biological Activity and Possible Applications. Planta Med. 2021 Jan 22.

Utilizzo tradizionale e proprietà di Andrographis paniculata

fresh herbal plant leaves Andrographis paniculata ( Burm.f. ) Wall ex Nees

 

L’andrographis (Andrographis paniculata (Burm.f.) Nees) è una pianta erbacea annuale della famiglia Acanthaceae, originaria dell’India e dello Sri Lanka. È ampiamente coltivata nel sud e nel Sud est asiatico ed è utilizzata in molti sistemi medici tradizionali per il trattamento di diarrea, influenza, febbri malariche, infezioni delle vie respiratorie superiori, sinusite ecc.

Questo recente articolo pubblicato sul Journal of Ethnopharmacology fornisce una panoramica completa sugli usi tradizionali, le proprietà fitochimiche e farmacologiche della pianta e dei suoi derivati, soffermandosi anche sui metodi analitici avanzati e marcatori chimici utilizzati nella standardizzazione dei prodotti a base della pianta.

Gli autori hanno preso in esame le pubblicazioni sulle banche dati Google Scholar, PubChem, Chemspider, PubMed, Elsevier, Wiley, Web of Science, China Knowledge Resource Integrated e Research Gate nel periodo 1983-2020, insieme alla letteratura secondaria relativa alle conoscenze tradizionali, alla fitochimica, alla farmacologia e alla tossicità della pianta.

L’articolo riporta 344 composti, inclusi lattoni diterpenici, flavonoidi, acidi fenolici, triterpeni e composti volatili, di cui più della metà dei composti non ha ancora attività farmacologiche segnalate. Le principali sostanze bioattive dei composti di A. paniculata, responsabili rispettivamente di attività antitumorali e antiossidanti, sono i lattoni diterpenici e i flavonoidi.

Sono state inoltre segnalate attività analgesiche, antidiabetiche, antifertilità, antinfiammatorie, antimalariche, antimicrobiche, antiossidanti, antipiretiche, antivirali, antiretrovirali, cardioprotettive, epatoprotettive, immunomodulatorie e neuroprotettive.

L’andrografolide è un principio attivo caratteristico, considerato responsabile della maggior parte delle attività farmacologiche di questa pianta.

Le prove di efficacia, scrivono gli autori, hanno dimostrato che le attività farmacologiche riportate negli estratti grezzi esaminati convalidano l’impiego tradizionale di A. paniculata; occorre approfondire con ulteriori ricerche il meccanismo del potenziale terapeutico e la farmacologia della rete multi-target per rafforzare la conoscenza di questa pianta e il suo impiego in ambito terapeutico.

 

Fonte: Sunil Kumar et al. Andrographis paniculata (Burm.f.) Nees: Traditional uses, phytochemistry, pharmacological properties and quality control/quality assurance. Journal of Ethnopharmacology. Available online 6 April 2021, 114054.

 

 

Federsalus e NFI per l’aggiornamento scientifico

Choice between vitamins from supplements or from vegetables and fruits

 

FederSalus, associazione italiana rappresentativa del settore degli integratori alimentari, ha firmato un accordo di collaborazione con Nutrition Foundation of Italy (NFI), associazione che sostiene la ricerca e la divulgazione nell’ambito della nutrizione, con lo scopo di un aggiornamento continuo sugli studi e sulle evidenze scientifiche relative agli integratori alimentari e promuoverne una comunicazione corretta e trasparente.

La nuova partnership nasce come risposta naturale alla necessità di offrire un’informazione scientifica sempre più approfondita e rigorosa sugli integratori alimentari, vista l’importante crescita che il settore sta registrando negli ultimi anni. Il mercato degli integratori alimentari, infatti, in Italia vale quasi 3,8 miliardi di euro, circa il 27% di quello europeo. Recentemente, inoltre, gli integratori multivitaminici sono entrati come asset nel paniere Istat, come risultato di un utilizzo sempre maggiore di questi prodotti.

Gli italiani sono i principali consumatori di integratori in Europa, ed è quindi fondamentale assicurare un aggiornamento costante che stia al passo con i progressi della ricerca e ne favorisca la corretta interpretazione e comunicazione.

Per questo motivo, è nata la collaborazione tra le due associazioni, le cui “mission”, di approfondimento scientifico, divulgazione e formazione, sono di fatto, in questo ambito, complementari. Nel dettaglio, grazie a questo accordo, FederSalus punta ad arricchire il suo piano di studi e formazione con approfondimenti sugli integratori alimentari, per rispondere prontamente alle esigenze di mercato, e rafforzare il suo ruolo di promotore di un sano stile di vita.

Con il supporto scientifico di NFI, FederSalus offrirà ai propri associati utili informazioni e dati di natura scientifica sugli integratori alimentari e ai consumatori un’informazione trasparente e approfondita, specchio di una cultura scientifica che sempre di più dovrà contraddistinguere il comparto. NFI metterà a disposizione le proprie competenze scientifiche sulle principali tematiche di rilievo per il settore come ad esempio botanicals, pre- e probiotici e, insieme a FederSalus, creeranno degli strumenti divulgativi di approfondimento per un pubblico specializzato e non.

 

Oli essenziali e gestione di alcuni sintomi respiratori

 

Il coinvolgimento delle vie respiratorie superiori si riscontra nei malati di Covid-19, molti dei quali se manifestano una forma lieve-moderata della malattia vengono trattati a livello domiciliare.

Sono stati proposti diversi approcci basati sugli oli essenziali per il trattamento di alcuni sintomi di Covid-19. Questo articolo, a cura di autori italiani, ha cercato di delineare un impiego basato sulle evidenze scientifiche nonché sicuro degli oli essenziali, e dei loro componenti principali, nella gestione di sintomi respiratori di lieve entità causati da infezioni da Coronavirus non complicate, incluso SARS-CoV-2.

Data l’ampiezza del tema, l’articolo si sofferma su eucaliptolo e mentolo fornendo una panoramica degli studi scientifici pubblicati su questi componenti e un’analisi critica delle prove di efficacia e delle potenziali raccomandazioni d’uso.

In via generale, l’eucaliptolo e gli oli essenziali o le miscele che lo contengono possono essere utilizzati come rimedio complementare per alleviare la sintomatologia di soggetti con infezioni lievi e non complicate causate da coronavirus.

Il mentolo non è invece raccomandato in questa tipologia di soggetti, a causa di una potenziale riduzione dell’autopercezione di dispnea che può indurre a sottovalutare l’effettiva gravità della malattia e ritardare il ricorso a terapie efficaci.

Sulla base delle prove disponibili, dunque, alcuni oli essenziali e loro composti isolati potrebbero essere utili in questo contesto unicamente a livello integrativo, ma non rappresentano un’alternativa alla terapia medica.

Si consigliano ulteriori studi sull’argomento.

 

Valussi M, Antonelli M, Donelli D, Firenzuoli F. Appropriate use of essential oils and their components in the management of upper respiratory tract symptoms in patients with COVID-19. Journal of Herbal Medicine 100451.

 

 

 

Tè e protezione dal rischio di alcuni tumori

Al tè (Camellia sinensis), una delle bevande più consumate al mondo, sono attribuite diverse attività salutistiche e terapeutiche, riscontrate in una lunga tradizione d’uso e confermate in parte dalla moderna ricerca scientifica.

Questa recente revisione della letteratura e metanalisi, condotta sotto forma di ‘umbrella review’ ossia di revisione sistematica di review, ha valutato l’associazione tra il consumo di tè e il rischio di tumore, ossia se il consumo di tè potesse avere un effetto protettivo rispetto ad alcune malattie oncologiche.

Sono state ricercate sulle banche dati medico-scientifiche PubMed ed Embase le metanalisi di studi osservazionali che riportavano dati su questo aspetto. Le associazioni statisticamente significative sono state classificate in livelli di evidenza (convincente, suggestiva, debole) sulla base del valore di P, dell’eterogeneità degli studi, degli intervalli di previsione e degli effetti dello studio.

Nella metanalisi sono stati inclusi 64 studi osservazionali (caso-controllo o di coorte) riguardanti l’incidenza del consumo di tè in 25 tipi di cancro. Combinando tutti gli studi sullo stesso tipo di cancro, è emersa un’associazione significativa tra consumo di tè e riduzione del rischio per i tumori del tratto gastrointestinale (cavo orale, gastrico, colorettale, delle vie biliari ed epatico), della mammella, dell’endometrio, dell’ovaio, del carcinoma del polmone e della tiroide.

La riduzione del rischio di cancro orale nelle popolazioni che consumano tè è risultata supportata da evidenze convincenti, mentre evidenze cosiddette ‘suggestive’ sono state trovate in alcuni studi per i tumori delle vie biliari, della mammella, dell’endometrio e del fegato.

In sintesi, il consumo di tè ha dimostrato di avere un effetto protettivo su alcuni tumori e in particolare su quelli del cancro orale. Si richiedono tuttavia studi prospettici ben disegnati per confermare e rendere più solidi questi risultati.

 

Fonte: Kim TL, Jeong GH, Yang JW, et al. Tea Consumption and Risk of Cancer: An Umbrella Review and Meta-Analysis of Observational Studies. Adv Nutr. 2020 Nov 16;11(6):1437-1452.

 

 

CI VUOLE UN AMARO!

 

La Società Italiana di Fitochimica continua la sua tradizionale Scuola “Paolo Ceccherelli” con un tema interamente dedicato alle piante amare.

La Scuola si svolgerà in via telematica nei pomeriggi del 26-27-28 maggio 2021 (Piattaforma ZOOM) e avrà come soggetto le piante amare che saranno trattate in ogni loro aspetto: dalla coltivazione al loro utilizzo nella produzione di bevande, liquori, distillati, passando per l’estrazione e analisi delle componenti chimiche fino agli aspetti sensoriali legati alla percezione del gusto dell’amaro, alle implicazioni farmacologiche e alimentari legate a questo gusto. Non saranno tralasciati i veri protagonisti di tutti questi aspetti: i composti naturali amari, le loro caratteristiche e le tecniche analitiche.

Come sempre la Scuola offre la possibilità a giovani ricercatori di partecipare alla sessione “Palestra giovani” con interventi su argomenti relativi alle loro ricerche scientifiche correnti anche se non inerenti al tema della scuola.

Il programma della scuola si articolerà su tre pomeriggi in cui interverranno tre relatori per ogni sessione intervallati da due relazioni dei partecipanti alla palestra giovani

2. PROGRAMMA PRELIMINARE

Mercoledì 26 maggio

14.30-14.45 SALUTI e apertura dei lavori

14.45-15.30 A. Primavera (FIPPO)

“Coltivazione e mercato delle piante amare in Italia”

15.30-16.00 Palestra Giovani

16.00-16.45 P. Berta (Consorzio del Vermouth di Torino)

“L’affascinante storia del Vermouth di Torino”

16.45 -17.15 Palestra Giovani

17.15-18.00 F. Pollastro (UNIUPO)

“L’importanza di essere una molecola amara”

Giovedì 27 maggio

14.30 -14.45 Apertura dei lavori

14.45-15.30 R. Di Paolo (Euphytos)

“Vantaggi nella eco estrazione ad ultrasuoni dei principi attivi delle erbe amare

15.30 -16.00 Palestra Giovani

16.00-16.45 M. Talmon (UNIUPO)

“Farmacologia di una molecola amara”

16.45-17.15 Palestra Giovani

17.15-18.00 A. Selvaggio

“Birrificio Croce di Malto: la nostra esperienza”

Venerdì 28 maggio

14.30-14.45 Apertura dei lavori

14.45-15.30 M. Locatelli (UNIUPO)

“Secoiridoidi della genziana: validazione di metodi di quantificazione cromatografici per applicazioni in ambito nutraceutico

15.30-16.00 Palestra Giovani

16.00-16.45 F. Venturi (UNIPI)

“Aspetti sensoriali delle molecole amare”

16.45-17.15 Palestra Giovani

17:15-18:00 L. Margheriti (SCFM-FI)

“Cinchona calisaya: proprietà terapeutiche e virtù aromatiche ”

18.30- CHIUSURA LAVORI

Per iscriversi alla Scuola è necessario compilare la scheda di iscrizione disponibile al seguente link: https://tinyurl.com/9yt2v45y entro il 18 maggio 2021. L’iscrizione e il pagamento assicurano il ricevimento del link di accesso alle giornate della Scuola. La scheda sarà disponibile anche sul sito web della SIF (www.phytosif.it).

Coloro che sono interessati a partecipare attivamente alla “Palestra Giovani” (dottorandi e giovani ricercatori) sono invitati a inviare un riassunto della loro presentazione in formato elettronico al comitato organizzatore (salamone.ste@gmail.com) entro il 30 aprile 2021. Le richieste dovranno essere corredate da un breve curriculum vitae e da una lettera di presentazione. Saranno accettati al massimo 12 contributi. La conferma dell’accettazione verrà comunicata entro il 10 maggio 2021 tramite mail.

COMITATO ORGANIZZATORE

Federica Pollastro, Monica Locatelli, Stefano Salamone- DSF (UNIUPO)

Cabina di regia (piattaforma ZOOM) Rosy Caniato e Stefano Lovison- DFS (UNIPD)

COMITATO SCIENTIFICO

Dott.ssa Maria Pia Argentieri

Prof.ssa Stefania Benvenuti

Prof.ssa Anna Rita Bilia

Prof.ssa Angela Bisio

Prof.ssa Rosy Caniato

Prof.ssa Nunziatina De Tommasi

Prof.ssa Maria Carla Marcotullio

Prof. Luigi Menghini

Prof. Giorgio Pintore

Prof.ssa Luisa Pistelli

Dott.ssa Federica Pollastro

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA

Elisabetta Monni 338/8666249, segreteria.sif@gmail.com

Azione anticariogena dei semi di finocchio

dried fennel seeds isolated on white background

 

I semi di finocchio esplicano tra le varie attività di tipo salutistico anche un’azione antimicrobica. Masticare dei semi di finocchio dopo un pasto è una consuetudine abbastanza diffusa nella cultura indiana, ma ad oggi non sono disponibili dati esaurienti sull’effetto di questa abitudine sul pH della saliva, un importante indicatore dello stato di salute della bocca. Si avvicina alla neutralità oscillando tra 6,5-7,4, mentre il valore di 5.5 è la soglia considerata a rischio per un pH acido, che può produrre erosione dentale e favorire il proliferare di batteri, causa di carie e infezioni.
Questo recente studio, condotto su 30 volontari presso il Dipartimento di Odontoiatria dell’Università Sri Ramachandra di Chennai in India, ha valutato le modifiche del pH salivare dopo la masticazione di semi di finocchio.
Dopo il consenso informato, è stato registrato il pH salivare dei partecipanti allo studio alla baseline e successivamente è stato richiesto di masticare semi di finocchio per 5 min. Il pH salivare è stato misurato immediatamente dopo la masticazione (SP2) a 0 min. e l’esperimento è stato ripetuto dopo 5 (SP3), 10 (SP4), 15 (SP5) e 30 minuti (SP6).
I dati sono stati raccolti e analizzati utilizzando il T test per dati appaiati ed è stato riscontrato un aumento altamente significativo (P = 0.000) del pH salivare dal basale (SP1) a 0 min. (SP2).
Il pH salivare medio è stato di 7,64 ± 0,06 cinque minuti dopo la masticazione dei semi (SP3), un valore statisticamente significativo (P = 0,000). Anche le successive misurazioni del pH a 10 minuti, 15 (e 30 minuti sono risultate altamente significativo (P = 0,000) portando gli autori della pubblicazione a concludere che masticare semi di finocchio aumenta il pH salivare, rendendo i semi di finocchio un potenziale agente anti-cariogeno.

Fonte: Manohar R, Ganesh A, Abbyramy N, Abinaya R, Balaji SK, Priya SB. The effect of fennel seeds on pH of saliva – A clinical study. Indian J Dent Res. 2020 Nov-Dec;31(6):921-923.