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Aromaterapia con Rosa damascena e stati ansiosi

Rosa damascena, known as the Damask rose - pink, oil-bearing, flowering, deciduous shrub plant. Balley of Roses. Close up view. Back light. Selective focus.

Gli stati ansiosi e i disturbi d’ansia sono molto comuni tra i ricoverati nelle Unità ospedaliere cardiologiche: questo recente studio clinico randomizzato ha valutato in maniera specifica l’effetto dell’utilizzo di OE di Rosa damascena sull’ansia e la qualità del sonno di questi soggetti.

Sono state arruolate nello studio (24 ore dopo il ricovero) 60 persone con diagnosi di disritmia, sindrome coronarica acuta e scompenso cardiaco, suddivise in un gruppo sperimentale e uno di controllo. Oltre alle cure di routine, per tre notti consecutive (h 22-6) i pazienti del gruppo sperimentale hanno inalato cinque gocce di OE di Rosa damascena al 40% in acqua distillata, mentre i partecipanti del gruppo di controllo hanno inalato cinque gocce di placebo (acqua distillata).

In entrambi i gruppi l’ansia e la qualità del sonno sono stati esaminati prima e dopo le 3 notti di intervento con il St. Mary’s Hospital Sleep Quality Questionnaire (SMHSQ) e il questionario Spiel Berger State-Trait Anxiety Inventory (STAI).

I risultati hanno mostrato che in questo specifico campione l’utilizzo dell’olio essenziale di Rosa damascena riduce in modo statisticamente significativo l’ansia e migliora la qualità del sonno. Si potrebbe pertanto includere l’OE di Rosa damascena in inalazione come metodo complementare, insieme ad altre misure di trattamento, per migliorare questi sintomi, concludono gli autori dello studio.

 

Fonte: Jodaki K, Abdi K, Mousavi MS, Mokhtari R, Asayesh H, Vandali V, Golitaleb M. Effect of rosa damascene aromatherapy on anxiety and sleep quality in cardiac patients: A randomized controlled trial. Complement Ther Clin Pract. 2021 Feb;42:101299.

 

Fiori di Bach e ansia

 

Questo studio clinico randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo con un disegno a gruppi paralleli e due bracci ha confrontato l’efficacia della floriterapia sull’ansia di adulti sovrappeso o obesi con quella di un placebo.

Gli autori hanno esaminato il miglioramento dei modelli di sonno, la riduzione delle abbuffate (binge eating) e i cambiamenti della frequenza cardiaca a riposo (RHR). Lo studio, svolto presso l’Unità di Ricerca Clinica della Facoltà di Medicina di San Paolo, in Brasile, ha arruolato 40 partecipanti di entrambi i sessi, con età da 20 a 59 anni, in sovrappeso o obesi, con stato d’ansia moderata o alta suddividendoli mediante randomizzazione in un gruppo di intervento (41) e un gruppo placebo (40).

Il gruppo sperimentale è stato trattato con Fiori di Bach (flaconi contenenti 30 mL di miscela di Impatiens, White Chestnut, Cherry Plum, Chicory, Crab Apple e Pine); l’altro gruppo ha ricevuto una sostanza placebo. Per un periodo di 4 settimane i partecipanti allo studio hanno assunto per via orale la soluzione (quattro gocce per quattro volte al giorno).

L’outcome primario era l’ansia, misurata con il questionario State-Trait Anxiety Inventory – STAI; quelli secondari erano il sonno (Pittsburgh Sleep Quality Index – PSQI), le abbuffate (Binge Eating Scale – BES) e i cambiamenti della frequenza cardiaca a riposo (RHR).

L’analisi multivariata ha mostrato delle riduzioni significative dei punteggi per le seguenti variabili nel gruppo di intervento rispetto al gruppo placebo: STAI (p < 0,001), PSQI (p = 0,027), BES (p = 0,001) e i cambiamenti sulla frequenza cardiaca a riposo (p = 0,003).

Gli autori di questa piccola ricerca concludono che i sintomi dell’ansia, le abbuffate e i valori della frequenza cardiaca a riposo di soggetti trattati con la floriterapia sono diminuiti e i loro modelli di sonno sono migliorati rispetto ai partecipanti che hanno assunto un placebo.

 

Fonte: Suzimar de Fátima Benato Fusco, Ana Paula Pancieri, Stéfanie et al. Efficacy of Flower Therapy for Anxiety in Overweight or Obese Adults: A Randomized Placebo-Controlled Clinical Trial. The Journal of Alternative and Complementary Medicine 2021 27:5, 416-422.

 

 

Integratori: l’impatto della pandemia

Natural herbal additives from herbs, poured from a white jar. The concept of healthy eating. Detox.

Circa 6 italiani su 10 acquistano integratori alimentari nella prospettiva della prevenzione e del sostegno a uno stile di vita equilibrato. Le principali aree di utilizzo sono correlate a stress, stati d’ansia e problemi del sonno. È la sintesi di una ricerca realizzata da Integratori Italia all’inizio del 2021 finalizzata a comprendere come è cambiato il consumo degli integratori nell’anno della pandemia.

L’indagine ha rilevato che il 58% degli intervistati assume integratori per preservare o per migliorare lo stato di salute, in particolare per sostenere il sistema immunitario o per migliorare stati di malessere correlati a stress, stati d’ansia e disturbi del sonno.

In linea generale i consumatori prestano attenzione agli ingredienti con cui sono formulati i prodotti e leggono nei dettagli l’etichetta. Si è visto, inoltre, che chi assumeva integratori anche prima della pandemia (88%) manifesta una maggiore consapevolezza e attenzione alla propria salute, è più regolare nell’assunzione di questi preparati e più attento alla prevenzione personale e per la propria famiglia.

Il 12% degli intervistati si è dichiarato ‘new comer’, ovvero nuovo al mondo degli integratori; anche questi nuovi utilizzatori assumono gli integratori per lo più per prevenire l’insorgenza dei disturbi (39%) e per rafforzare le difese immunitarie (38%).

Il cambiamento delle abitudini di vita determinato dalle restrizioni ha influito negativamente sul benessere psico-fisico di molte persone e nel corso del 2020 si è registrato un incremento di disturbi quali stress, ansia e problemi del sonno. Per risolverli, il 36% dei new comers intervistati ha dichiarato di essersi affidato per la prima volta a prodotti da banco, tra cui gli integratori. Sono aumentati gli acquisti online, ma anche per i nuovi utilizzatori il parere dell’esperto rimane fondamentale.

 

Fonte: Integratori Italia.

Erbe e mucosite del cavo orale

Marigold (Calendula officinalis)

La mucosite orale, chiamata anche stomatite, è una complicanza comune e debilitante della chemioterapia e radioterapia che si riscontra nel 40% dei malati di tumore sottoposti a questi trattamenti. È il risultato degli effetti sistemici degli agenti citotossici chemioterapici e degli effetti locali delle radiazioni sulla mucosa orale.

Questa recente revisione sistematica mirava a individuare le piante medicinali efficaci per il trattamento della mucosite indotta dalle terapie antitumorali.

Sono state consultate a tal fine le banche dati medico-scientifiche PubMed, Medline, Web of Science, Scopus, Lilacs, e SciELO selezionando gli articoli da valutare in relazione al disegno sperimentale (studi clinici) e la popolazione studiata (malati oncologici con lesioni di mucosite orale).

Dopo la valutazione dei lavori, sono stati selezionati 24 articoli su complessivi 893 riscontrati nella letteratura internazionale.

La camomilla (Matricaria chamomilla) ha mostrato risultati promettenti, tra cui la riduzione della gravità e dell’incidenza delle lesioni e il miglioramento della sintomatologia dolorosa.

Gli estratti vegetali di erba tintoria (Isatis indigótica), olivo (Olea europaea), calendula (Calendula officinalis) e malva (Malva sylvestris) hanno migliorato le lesioni, mentre alcuni preparati registrati a base di piante medicinali hanno attenuato la gravità delle lesioni del cavo orale e consentito quindi un controllo maggiore del dolore.

Il trattamento complementare della mucosite orale nei malati oncologici, con azioni analgesiche e antinfiammatorie e con minori effetti collaterali, rappresenta secondo gli autori di questa ricerca un’alternativa per la gestione di questa specifica tipologia di sintomi.

 

 

Fonte: Eubank PLC, Abreu LG, Violante IP, Volpato LER. Medicinal plants used for the treatment of mucositis induced by oncotherapy: a systematic review. Support Care Cancer. 2021 May 14. doi: 10.1007/s00520-021-06247-0.

 

Come gestire e vincere l’ansia

Memory loss due to dementia or brain damage. Young woman losing parts of head as symbol of decreased mind function.

L’ansia è un disturbo molto comune e di cui sembra sempre molto difficile liberarsi. Capiamo con Raffaele Morelli da dove partire per gestire l’ansia e quali errori evitare di commettere nell’articolo tratto dal corso “Vincere l’ansia” di Raffaele Morelli – Riza Psicosomatica.

Cosa accomuna chi soffre di ansia

Le persone che soffrono di ansia hanno come caratteristica comune quella di pensare di avere qualcosa di sbagliato, come se dentro di loro ci fosse qualcosa di sbagliato da combattere, da distruggere o da mandare via.
L’ansia è la malattia del controllo, un controllo che punta a tenere lontano questo mostro che aggredisce e attacca dall’interno.

Il controllo e l’ansia

Le persone ansiose sono accomunate da una grande paura di perdere il controllo di sé stessi e delle situazioni che si trovano a vivere. Si forma, quindi, nella mente l’idea che da un momento all’altro si possa essere assaliti da qualcosa che non si riesce a controllare.
Quindi tutta la battaglia degli ansiosi che poi ricorrono agli psicofarmaci è quella per cercare di domare qualcosa di più forte di loro.
Impostata così la battaglia con l’ansia diventa una battaglia persa.
C’è però un modo di ribaltare questa visione e capire le radici profonde di questo malessere

Vediamo come nelle parole di Raffaele Morelli.

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Lahti 2019. Kuva: Lauri Rotko

 

 

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Aromaterapia e depressione dell’anziano fragile

Senior woman on wheelchair taking her husband's hand.

Questo studio è stato progettato per esplorare gli effetti di un intervento di aromaterapia sulla depressione e la solitudine degli anziani con fragilità ospitati in centri diurni.

Oltre a giocare un ruolo significativo nel declino delle funzioni fisiologiche e nell’insorgenza della depressione, la fragilità della terza età è correlata in un circolo vizioso con la depressione, che ha a sua volta un notevole impatto sulla salute psico-fisica  delle persone che ne soffrono. Inoltre, gli anziani cosiddetti ‘fragili’ hanno problemi di mobilità, sono a maggior rischio di relazioni interpersonali dissociative e tendono a sviluppare una sensazione di solitudine, che rappresenta una ulteriore minaccia per la salute.

Lo studio ha arruolato 82 anziani ‘fragili’ di sei centri diurni della città di Taipei che sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo sperimentale e un gruppo di controllo.

Il gruppo sperimentale ha ricevuto istruzioni per eseguire l’automassaggio del viso e delle mani con olio essenziale (OE) di lavanda attuato due volte alla settimana per quattro settimane con sessioni di 30 minuti, mentre il gruppo di controllo è stato guidato ad effettuare la stessa routine di automassaggio utilizzando tuttavia olio base puro. Nei partecipanti alla ricerca la depressione è risultata positivamente correlata al grado di fragilità.

Dopo l’intervento, nel gruppo sperimentale la depressione e la sensazione di solitudine sono diminuite in modo significativo (p < .05) rispetto al gruppo di controllo.

La conclusione di questo studio è che l’automassaggio con OE di lavanda ha effetti benefici sulla depressione e la solitudine di anziani fragili ospitati in centri diurni senza determinare reazioni avverse e può essere dunque utilizzata per migliorare queste condizioni in popolazioni con caratteristiche analoghe.

 

Fonte: Yang MH, Hour CJ. [Effects of Aromatherapy on Depression and Loneliness in Elderly With Frailty Living in Day-Care Centers]. Hu Li Za Zhi. 2021 Jun;68(3):54-63.

L’aromaterapia migliora la qualità del sonno

 

Questa recente revisione sistematica con metanalisi ha studiato gli effetti dell’aromaterapia per inalazione nel trattamento di alcuni disturbi del sonno tra cui l’insonnia.

Sono stati inclusi nella metanalisi gli studi pubblicati in riviste internazionali sui problemi del sonno e sull’intervento di aromaterapia per inalazione.

Cinque database medico-scientifici sono stati utilizzati per effettuare la ricerca della letteratura e dopo lo screening, è stata valutata la qualità e il rischio di bias degli articoli; una metanalisi di confronto delle medie è stata condotta sugli studi che riportavano valori quantitativi.

La metanalisi di 34 studi con un modello a effetti casuali ha mostrato che l’aromaterapia è molto efficace sui problemi di sonno presi in esame.

L’analisi dei sottogruppi ha mostrato che l’aromaterapia per inalazione era efficace in modo statisticamente significativo anche sugli outcome secondari (come stress, depressione, ansia e affaticamento).

L’inalazione di un OE singolo è stata più efficace dell’inalazione di più OE associati e la modalità di intervento più efficace è stata l’inalazione di OE di lavanda.

In conclusione, gli autori affermano che l’aromaterapia per inalazione è efficace nel migliorare problemi di sonno come l’insonnia e che pertanto è essenziale sviluppare delle linee guida specifiche su questa materia.

 

Fonte: Cheong MJ, Kim S, Kim JS, Lee H, Lyu YS, Lee YR, Jeon B, Kang HW. A systematic literature review and meta-analysis of the clinical effects of aroma inhalation therapy on sleep problems. Medicine (Baltimore). 2021 Mar 5;100(9):e24652.

Fumaria officinalis per il fegato e la pelle

red wildflower blossom on the wild field

La Fumaria (Fumaria officinalis L.), specie appartenente alla famiglia delle Papaveracee, deve il suo nome al latino fumus, ‘per l’odore di fumo e perché il succo fa lacrimare come il fumo’ (Palma). È una piccola pianta erbacea annua o biennale, della quale si utilizzano come droga le sommità fiorite. Comune in tutta Europa, in Italia si trova facilmente dalle Alpi alle isole. Ama i terreni incolti, le vigne e i muretti e si adatta ai periodi di siccità. Presenta foglie glabre, picciolate, solcate da evidenti nervature, e caratteristici fiori disposti in racemi rosa e rosso scuro all’apice. Il frutto consiste in un achenio contenente un solo seme.

Altre specie simili per composizione e utilizzo sono Fumaria capreolata, diversa da F. officinalis solo per il colore biancastro dei fiori, F. parviflora, F. indica, e altre di minore importanza.

Così la descrive Scotti in Flora Medica: “La fumaria ha un odore erbaceo, che sa alquanto di fuliggine e un sapore amarissimo che aumenta con l’essiccazione, non essendo più mitigato dalle parti acquee e mucillaginose dell’erba fresca … La fumaria era molto in credito nelle antiche farmacologie, singolarmente lodata da Galeno, Dioscoride, Avicenna, Mesué ecc.”.

Tra i numerosi costituenti chimici si segnalano principalmente alcaloidi isochinolinici e protopinici tra i quali il più importante e rappresentativo è la protopina, polifenoli, acidi organici (fumarico in particolare, citrico, cumarico, ferulico, malico, 3-idrossibenzoico, caffeico), mucillagini, principi amari, vitamine e minerali.

Luigi Palma in Piante medicinali d’Italia ne riporta l’azione antiflogistica, antieczematosa, antiscorbutica, aperitiva, colagoga, diuretica, ipostenizzante e tonica.

La tradizione popolare attribuisce alla fumaria proprietà depurative per il fegato e la pelle e inserisce tra le indicazioni piccola insufficienza epatica, dispepsie biliari, digestioni difficili, stipsi, eczema cronico, acne, psoriasi, ma anche congiuntiviti, emicrania, ipertensione e dislipidemie.

A livello sperimentale sono state confermate le attività coleretica, antiossidante, epatoprotettiva, antispastica sulla muscolatura liscia del digerente, in particolare dello sfintere di Oddi.

La pianta è utilizzata nella prevenzione e terapia della calcolosi biliari e dei disturbi digestivi da malfunzionamento dell’apparato epatobiliare, con pesantezza dopo i pasti, meteorismo e stipsi.

La fumaria è ben tollerata e alle dosi terapeutiche non manifesta effetti secondari. Dosaggi elevati potrebbero causare diarrea ed effetti sedativi sul sistema nervoso centrale; si sconsiglia di assumere in gravidanza e allattamento e nel periodo peri-operatorio.

 

Le notti bianche

 

 Circa 1 adulto su 4 in Italia soffre di insonnia cronica o transitoria. Sono soprattutto le donne a manifestare questi problemi (60% del totale), ma un preoccupante 20% dei casi riguarda bambini e minori. È questa la recente istantanea scattata dall’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (AIMS).

Complessivamente nel nostro Paese – ma anche in Europa e negli Stati Uniti si rilevano cifre analoghe – ben 12 milioni di persone soffrono dunque di disturbi del sonno, che vanno dalla difficoltà di addormentarsi, ai risvegli notturni o mattutini con difficoltà a riprendere sonno fino a forme clinicamente più importanti. Secondo gli esperti, questi numeri sarebbero raddoppiati nell’ultimo anno, in evidente concomitanza con la pandemia. Tra i sintomi più frequenti della cosiddetta sindrome ‘Long Covid’, infatti, il capitolo ‘turbe del sonno’ è uno dei più importanti e un autorevole articolo sulla rivista The Lancet segnalava già in gennaio i disturbi del sonno, l’ansia e la depressione come il secondo cluster sintomatologico riportato in quest’ambito clinico. A conferma di ciò anche le ultime indagini che hanno esplorato il mercato dei preparati vegetali e integratori, ad esempio la ricerca realizzata da FederSalus in collaborazione con GroupM e IQVIA, segnalano tutte un aumento delle vendite dei prodotti per il riposo notturno, cartina di tornasole di un generalizzato incremento dei disturbi che attengono alla sfera psicologica, inclusa l’insonnia.

I problemi del sonno impattano sull’esistenza delle persone, ne peggiorano la qualità di vita interferendo, spesso pesantemente, con le relazioni sociali e familiari e con l’ambito lavorativo, generando insoddisfazione, frustrazione e insicurezza, in un contesto già molto provato come è quello attuale. Per queste caratteristiche e per la loro complessità, anche gli esperti convenzionali concordano sul fatto che l’approccio a questa tipologia di disturbi non possa che essere multidisciplinare e debba, quindi, prendere in considerazione tutte le risorse efficaci disponibili, considerando anche che i medicinali di sintesi normalmente prescritti per queste condizioni sono correlati a diversi effetti collaterali.

Le piante medicinali possono allora giocare un ruolo di primo piano e l’erboristeria può costituire un presidio importante nel sostegno alle persone con questi problemi, mettendo a valore esperienza e competenza decennali, patrimonio tradizionale insieme alla possibilità attuale di utilizzare erbe e preparati vegetali di qualità.

Con il conforto ulteriore dei risultati della ricerca scientifica. Una recente revisione sistematica degli studi internazionali pubblicata sulla rivista Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, cui hanno collaborato anche ricercatori italiani, ha passato in rassegna proprio gli estratti vegetali impiegati per alleviare le molteplici manifestazioni dei disturbi del sonno. La valeriana e la lavanda sono risultati gli estratti vegetali maggiormente studiati, anche con lavori scientifici di buona qualità, e il loro uso è stato associato a effetti ansiolitici e al miglioramento della qualità e della durata del sonno.

La review ha messo a fuoco inoltre il luppolo, la camomilla, l’iperico, il biancospino e alcuni preparati composti, ritenuti generalmente sicuri e ben tollerati, segnalando anche altri estratti vegetali passati al vaglio con studi clinici. Tra questi hanno mostrato buoni risultati la passiflora, la melissa e anche il kava kava (Piper methysticum) che tuttavia, come sappiamo, non è autorizzato in Italia ed Europa dal 2002.

Ogni erborista, dunque, saprà selezionare le erbe più adatte per formulare una tisana personalizzata o consigliare estratti con queste e altre piante, spaziando nell’ampio repertorio a sua disposizione che non si esaurisce, evidentemente, nelle specie botaniche citate in questa rassegna.

Vi ricordo, infine, che anche per il 2021 il nostro ormai tradizionale ‘Premio Erboristeria dell’Anno’ procede speditamente verso il traguardo. Per gli aggiornamenti sulla cerimonia di premiazione seguiteci sul sito e sui nostri canali social e grazie per la partecipazione numerosa!