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Mastalgia: l’olio di enotera

common evening primrose flowers isolated on white

 

L’enotera (Oenothera biennis, famiglia delle Onagraceae) è una pianta originaria dell’America del Nord che cresce ormai spontanea anche nelle regioni temperate dell’Europa. Coltivata dai nativi americani, fu introdotta in Europa nel XVII secolo, diventando un rimedio popolare, con la fama di pianta medicinale, tanto che in inglese viene chiamata king’s cure all, ossia “panacea del Re“.

La dolorabilità mammaria, o mastalgia, è un disturbo comune tra le donne e può portare in alcuni casi a una compromissione della vita quotidiana. È dunque importante trovare un trattamento efficace per alleviare questa problematica.

Questo studio di revisione sistematica e metanalisi ha valutato l’efficacia dell’olio di enotera specificatamente nel trattamento della mastalgia. La revisione ha incluso studi clinici randomizzati che hanno valutato l’olio di enotera nella mastalgia contro un placebo o altri trattamenti. Due revisori indipendenti hanno estratto i dati su metodi, interventi, risultati e rischio di bias. Per stimare i rapporti di rischio e le differenze medie con intervalli di confidenza al 95% è stato utilizzato un modello a effetti casuali.

Sono stati inclusi nello studio tredici studi che hanno riguardato in totale 1.752 donne. I risultati hanno mostrato che l’olio di enotera ha la stessa efficacia di FANS per uso topico, danzatolo e vitamina E nel ridurre il dolore al seno. Il numero delle donne che hanno ottenuto un sollievo dal dolore non è stato diverso rispetto al placebo o ad altri trattamenti.

L’olio di enotera non aumenta gli eventi avversi, come nausea, gonfiore addominale, mal di testa o vertigini, aumento di peso e alterazione del gusto rispetto al placebo o ad altri trattamenti ed è quindi ritenuto un preparato sicuro con un’efficacia simile per il controllo del dolore nelle donne con mastalgia rispetto ai FANS topici, al danazolo e alla vitamina E.

 

Fonte: Ahmad Adni LL, Norhayati MN, Mohd Rosli RR, Muhammad J. A Systematic Review and Meta-Analysis of the Efficacy of Evening Primrose Oil for Mastalgia Treatment. Int J Environ Res Public Health. 2021 Jun 10;18(12):6295.

 

 

Oli essenziali e Covid-19: un lavoro italiano

Questo recente articolo italiano presenta una panoramica della letteratura scientifica e la discussione critica delle prove di efficacia e delle raccomandazioni cliniche degli oli essenziali e dei loro componenti principali nella gestione dei lievi sintomi respiratori causati dalle infezioni da coronavirus non complicate, compreso il virus SARS-CoV-2. Il focus è sui costituenti eucaliptolo e mentolo. L’interessamento delle vie aeree superiori è infatti comune nella Covid-19 e la maggior parte dei malati che hanno una forma lieve-moderata della malattia vengono trattati a domicilio.

Per il trattamento sintomatico dell’infezione da SARS-CoV-2 sono stati proposti anche degli approcci basati sugli oli essenziali. Questo studio intende, dunque, delinearne gli usi potenziali, documentati scientificamente e sicuri.

In via generale, scrivono gli autori, l’eucaliptolo e gli oli essenziali possono essere utilizzati come trattamento per alleviare i sintomi di malati Covid con infezioni lievi e non complicate. Il mentolo non è invece raccomandato in questi casi a causa della potenziale riduzione dell’autopercezione della dispnea, che può indurre a sottovalutare la gravità della malattia e a ritardare quindi il ricorso alle cure mediche.

Sulla base delle prove disponibili, gli oli essenziali e i loro composti isolati possono essere utili, ma non rappresentano un’alternativa alla terapia medica né esentano i malati dal seguire le misure precauzionali proposte dalle autorità sanitarie.

In conclusione sono fornite raccomandazioni sull’uso appropriato degli oli essenziali per la gestione dei sintomi delle vie aeree superiori di Covid-19 auspicando che vengano realizzati ulteriori studi sull’argomento.

 

Fonte: Valussi M, Antonelli M, Donelli D, Firenzuoli F. Appropriate use of essential oils and their components in the management of upper respiratory tract symptoms in patients with COVID-19. J Herb Med. 2021 Aug;28:100451.

 

 

Tradizione e scienza moderna, what else?

Dell’importanza di creare sinergie tra tradizione erboristica e scienza abbiamo già parlato. E non è un caso che sulla nostra rivista siano presenti puntuali aggiornamenti della letteratura scientifica internazionale sulle piante medicinali insieme ad articoli dedicati al sapere erboristico tradizionale. Siamo, infatti, convinti che da questo connubio possa scaturire la forza per garantire continuità e sviluppo a un settore che, nel nostro Paese forse più che altrove, ha scritto pagine di storia straordinarie.

Una storia che parte dai giardini dei Semplici della medicina monastica medievale e che, passando per il Mattioli e altri grandi erboristi e ‘speziali’, è approdata all’oggi, in uno scenario strutturalmente diverso, contraddistinto da chiari e scuri, potenzialità e problemi dai quali occorre partire per disegnare il futuro.

La banca dati internazionale PUBMED raccoglie sull’argomento piante medicinali oltre 100.000 pubblicazioni scientifiche, sia cliniche sia sperimentali, di cui circa la metà risalenti agli ultimi 10 anni, come hanno documentato i ricercatori spagnoli dell’Università di Almeria nell’articolo “Worldwide Research Trends on Medicinal Plants”. Sono Cina, India e Iran a trainare la ricerca in un settore che ha tra le piante più studiate l’artemisia, l’aloe, il ginseng, il melograno e Andrographis paniculata, mentre i campi maggiormente indagati risultano l’attività antibatterica, antimicotica, antiossidante e antitumorale.

La tecnologia e le tecniche moderne sono in questo contesto uno strumento per monitorare efficacia e qualità della formulazione tradizionale, scoprirne il meccanismo d’azione ed esplorarne le eventuali controindicazioni.

Questo trend di sviluppo della ricerca è anche la cartina di tornasole di un maggiore impegno e interesse delle aziende farmaceutiche verso le piante medicinali come fonte per lo sviluppo di nuovi farmaci e nuovi preparati per la salute.

C’è chi ritiene che l’approccio tradizionale sia di per sé virtuoso e in quanto tale debba restare così com’è, l’approccio transculturale e transdisciplinare sostiene che le scienze siano soltanto una conoscenza tra le altre e che l’informazione abbia sempre una radice culturale, mentre quello sincretico, inteso come fusione di due sistemi per formarne uno nuovo, guarda molto positivamente alla collaborazione e alla complementarietà tra conoscenza tradizionale e scienza moderna, nel rispetto delle relative prerogative.

Un esempio virtuoso di questa sinergia si riscontra, ad esempio, negli studi sulle proprietà antimalariche di Artemisia annua della farmacologa cinese Tu Youyou, Premio Nobel per la Medicina nel 2015, che ha tratto spunto e ispirazione da un antico testo di medicina cinese del IV secolo, il Manuale di Prescrizioni per le Emergenze.  Così come lo sono i numerosi studi, anche clinici, che non solo hanno confermato le proprietà attribuite a piante tradizionali – come il cisto, l’iperico, il sambuco, il cardo mariano, il biancospino per la nostra area oppure la withania, la curcuma, la bacopa di altre culture – ma segnalano anche nuove possibili applicazioni facendo emergere proprietà estranee alla tradizione stessa, quindi arricchendola.

La ricerca scientifica costituisce, dunque, un alleato dell’erboristeria. Penso naturalmente a una ricerca aperta a più modalità – dall’indagine etnobotanica ai trial clinici – non focalizzata come spesso accade soltanto sulle singole molecole vegetali, ma sul fitocomplesso della pianta e non appiattita a una visione rigida dell’Evidence Based Medicine. Una ricerca che si avvale di più strumenti e tra questi anche gli studi cosiddetti real life che valutano l’efficacia di un intervento, o di un preparato, non in condizioni pre-specificate e astratte, ma nelle normali condizioni d’uso.

In una prospettiva che guarda al sapere sulle piante medicinali come la risultante di tradizione e innovazione, di scienza e arte della cura, dunque come un settore in costante sviluppo, che impiega, oggi, ricerche moderne e avanzate nell’ambito tanto sperimentale quanto clinico, senza dimenticare l’apporto di conoscenze provenienti dalle tradizioni dell’intero pianeta.

 

 

 

 

 

Del Coriolus o ‘coda di tacchino’

Coriolus versicolor è un fungo medicinale non commestibile tra i più difficili da trovare, popolarmente conosciuto come “coda di tacchino” a causa della sua somiglianza con la coda multicolore di questo animale. Secondo la Medicina Tradizionale Cinese tonifica la milza, il fegato e il cuore, allevia la stanchezza e nutre la mente. In generale nella medicina popolare asiatica è utilizzato per migliorare la forza e la longevità. Da questo fungo deriva uno dei principali farmaci antineoplastici, la crestina.
Coriolus ha dimostrato di avere proprietà antimicrobiche, antivirali, immunostimolanti e antitumorali in studi preclinici. Il polisaccaride K (PSK) e il polisaccaride-peptide (PSP) sono ritenuti responsabili dei suoi effetti immunomodulanti e antitumorali.
Il polisaccaride K è utilizzato in Giappone per integrare i trattamenti tradizionali contro il cancro ed è stato osservato che la sua supplementazione, in aggiunta alla chemioterapia, può migliorare i tassi di sopravvivenza nei casi con tumori gastrici, del colon-retto e dell’esofago. Gli studi condotti su altre forme neoplastiche, ad esempio il tumore al seno e il carcinoma epatocellulare, hanno dato invece risultati contrastanti. Si è visto, inoltre, che il polisaccaride-peptide sembra rallentare la progressione del tumore del polmone non a piccole cellule, sempre in associazione con la chemioterapia.

Fonte: Herbs – Memorial Sloan Kettering Cancer Center

Antociani e declino cognitivo

Cognitive Decline is shown on a photo using the text

Gli antocianipigmenti vegetali idrosolubili presenti in fiori, frutti, foglie o fusti di molte piante e appartenenti alla classe di flavonoidi – si trovano principalmente in alcune bacche. Secondo alcune ricerche la loro supplementazione potrebbe rappresentare un approccio promettente per abbassare il rischio di sviluppare il declino cognitivo.

Una panoramica completa degli studi di intervento che descrivono gli effetti degli antociani da bacche sulle prestazioni cognitive nell’uomo, affrontando anche i potenziali meccanismi sottostanti, si trova in questa recente revisione sistematica.

Attraverso una ricerca sulle principali banche dati internazionali sono stati identificati in totale 1197 articoli; sono stati inclusi nella revisione 49 studi che riportano effetti sulle prestazioni cognitive (n = 18), sulla funzione vascolare (n = 22) e sui marcatori di rischio cardiometabolico (n = 32).

Miglioramenti significativi sono stati osservati sulla memoria, mentre alcuni studi hanno anche riportato effetti sull’attenzione, sulla velocità psicomotoria e sulla funzione esecutiva.

Anche i marcatori della funzione vascolare, come la vasodilatazione flusso-mediata dell’arteria brachiale, sono stati influenzati dalla supplementazione con antociani e sono emerse prove di efficacia coerenti dei loro effetti benefici sulla funzione endoteliale.

Infine, gli studi hanno riportato miglioramenti nella pressione arteriosa; meno interessanti risultano, invece, gli effetti sui marcatori di rischio metabolico, come ad esempio il metabolismo dei carboidrati e dei lipidi.

In conclusione, scrivono gli autori, questa revisione fornisce evidenze degli effetti benefici degli antociani presenti in vari tipi di bacche sulle prestazioni cognitive e in particolare sulla memoria. Si auspicano ulteriori studi per approfondire i meccanismi d’azione di questi effetti.

 

Fonte: Ahles S, Joris PJ, Plat J. Effects of Berry Anthocyanins on Cognitive Performance, Vascular Function and Cardiometabolic Risk Markers: A Systematic Review of Randomized Placebo-Controlled Intervention Studies in Humans. Int J Mol Sci. 2021 Jun 17;22(12):6482.

 

 

Aglio e marcatori dell’infiammazione

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Il consumo di aglio (Allium sativum), come hanno mostrato alcuni studi, può contribuire a migliorare lo stato infiammatorio riducendo i livelli dei marker di infiammazione.

Questa revisione sistematica con metanalisi ha analizzato questo tema valutando in maniera specifica l’effetto della supplementazione di aglio su alcuni marcatori dell’infiammazione quali la proteina C-reattiva (CRP), l’Interleuchina-6 (IL-6) e il fattore di necrosi tumorale α (TNF-α).

A tale scopo è stata effettuata una ricerca sistematica sulle principali banche dati medico-scientifiche internazionali (PubMed/Medline, Scopus, ISI Web of Science) e sono stati selezionati per la metanalisi 17 studi randomizzati controllati (RCT).

I risultati hanno mostrato che la supplementazione con aglio ha ridotto in modo significativo il livello di CRP circolante (P < 0,05), mentre non ha avuto effetti significativi sui livelli di Interleuchina-6 (p > 0,05).

L’analisi di sottogruppo ha mostrato che l’estratto di aglio invecchiato era in grado di ridurre in modo significativo la CRP e il TNF-α (P < 0,05).

 

Fonte: Mirzavandi F, Mollahosseini M, Salehi-Abargouei A, Makiabadi E, Mozaffari-Khosravi H. Effects of garlic supplementation on serum inflammatory markers: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Diabetes Metab Syndr. 2020 Sep-Oct;14(5):1153-1161.

 

Cibi processati e malattie intestinali infiammatorie

Salty snacks. Pretzels, chips, crackers in wooden bowls. Unhealthy products. food bad for figure, skin, heart and teeth. Assortment of fast carbohydrates food.

Secondo un recente studio del British Medical Journal una maggiore assunzione di alimenti industriali molto processati si associa a un aumento del rischio di sviluppare una malattia infiammatoria intestinale, patologia frequente nei Paesi industrializzati. Questi alimenti includono prodotti da forno e snack confezionati, bibite gassate, cereali zuccherati, piatti pronti con additivi alimentari ecc., che hanno in comune elevati livelli di zuccheri, grassi e sale aggiunti, ma privi di vitamine e fibre.

Con uno studio prospettico di coorte sono state analizzate le informazioni dietetiche di 116.087 adulti (età compresa tra 35 e 70 anni) provenienti da 21 Paesi a basso, medio e alto reddito e si è visto che nel corso di un follow-up medio di 9,7 anni, 467 partecipanti hanno sviluppato una malattia infiammatoria intestinale (90 persone malattia di Crohn, 377 colite ulcerosa).

Tenuto conto dei fattori confondenti, gli autori della ricerca hanno riscontrato un aumento dell’82% del rischio di patologia infiammatoria intestinale tra coloro che consumavano cinque o più porzioni al giorno di alimenti ultraprocessati e del 67% tra coloro che ne consumavano da una a quattro porzioni al giorno rispetto a chi ne consumava meno di una porzione al giorno. Sottogruppi di alimenti ultraprocessati, come bevande analcoliche, cibi dolcificati, snack salati e salumi, sono stati associati a un maggior rischio di malattia intestinale infiammatoria, mentre l’assunzione di carne bianca, latticini, amidi e frutta, verdura e legumi non ha evidenziato alcuna associazione.

Secondo i ricercatori questi risultati corroborano l’ipotesi che l’assunzione di alimenti ultraprocessati possa essere tra i fattori che aumentano il rischio di queste patologie. Sotto i riflettori in particolare il modo in cui il cibo viene lavorato, dal momento che non è stata riscontrata un’associazione tra il consumo di carne bianca, carne rossa non trasformata, latticini, amidi, frutta, verdura e legumi e lo sviluppo di malattia infiammatoria intestinale.

Fonte: Narula N et al. Association of ultra-processed food intake with risk of inflammatory bowel disease: prospective cohort study. BMJ 2021;374:n1554.

Aromaterapia con OE di lavanda e percezione del dolore

L’aromaterapia è diventata popolare nel controllo del dolore negli ultimi anni rispetto ad altri metodi di tipo complementari. L’OE di lavanda (Lavandula angustifolia Miller) viene utilizzato in special modo per i suoi effetti antibatterici, antimicotici, miorilassanti e analgesici.

Questo studio clinico randomizzato e controllato in doppio cieco, pubblicato da ricercatori turchi, ha valutato l’effetto dell’aromaterapia con olio essenziale di lavanda sul dolore nei neonati pretermine, concentrandosi sul test del tallone, che consiste nell’estrazione di alcune gocce di sangue per rilevare eventuali patologie congenite.

Lo studio ha riguardato 61 neonati pretermine ed è stato condotto in un’Unità di terapia intensiva neonatale di un ospedale universitario turco da marzo a novembre 2019. I bambini sono stati suddivisi in due gruppi mediante randomizzazione e a quelli del primo gruppo è stato posizionato vicino alle narici un batuffolo di cotone impregnato di OE di lavanda 3 minuti prima dell’esecuzione del test. Gli interventi sono stati eseguiti da due infermieri esperti.

Utilizzando una apposita scala di valutazione (Premature Infant Pain Profile-Revised -PIPP-R), è stata valutata per ogni bambino l’intensità del dolore percepito.

I risultati hanno mostrato una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi in termini di punteggi sulla scala PIPP-R confermando che l’inalazione di OE di lavanda è efficace nel controllo del dolore anche nei neonati prematuri. È sicuro, a basso costo e non interferisce con le terapie mediche, hanno concluso i ricercatori.

 

Fonte: Usta C, Tanyeri-Bayraktar B, Bayraktar S. Pain Control with Lavender Oil in Premature Infants: A Double-Blind Randomized Controlled Study. J Altern Complement Med. 2021 Feb;27(2):136-141.

Proprietà antidiabetiche del cacao

Aromatic cocoa beans as background, Cocoa Beans and Cocoa Fruits on wooden.

L’iperglicemia postprandiale può contribuire alla patogenesi e allo sviluppo del diabete di tipo 2 e di patologie cardiovascolari. Poiché l’iperglicemia acuta compromette la vasodilatazione dipendente dall’endotelio nei soggetti sani, la sua prevenzione costituisce un obiettivo importante in materia di salute pubblica. L’iperglicemia postprandiale si verifica non soltanto nei diabetici, ma anche in soggetti in fase cosiddetta ‘prediabetica’.

Questo recente studio giapponese incrociato, randomizzato e stratificato ha valutato le proprietà del cacao in questo contesto. I quarantotto partecipanti sani sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo ha assunto acqua, l’altro ha ingerito cioccolato ricco di polifenoli del cacao più acqua 15 minuti prima di un test di tolleranza al glucosio orale.

Sono state valutate le concentrazioni pre e postprandiali di glucosio nel sangue, di insulina, di acidi grassi liberi, di glucagone e GLP-1, un ormone prodotto dall’intestino e rilasciato dopo i pasti che stimola la secrezione di insulina e inibisce la secrezione di glucagone da parte del pancreas.

I risultati hanno mostrato che l’assunzione di cioccolato ricco di polifenoli del cacao, prima di un test di tolleranza al glucosio orale, migliora la secrezione precoce di insulina e di GLP-1 in soggetti sani illustrandone le potenzialità nella gestione delle escursioni del glucosio postprandiale.

 

Fonte: Kawakami Y, Watanabe Y, Mazuka M, Yagi N, Sawazaki A, Koganei M, Natsume M, Kuriki K, Morimoto T, Asai T, Arai H. Effect of cacao polyphenol-rich chocolate on postprandial glycemia, insulin, and incretin secretion in healthy participants. Nutrition. 2021 May;85:111128.

L’erba degli angeli

Angelica archangelica flowers isolated on white background

L’angelica (Angelica archangelica o officinalis) è una pianta erbacea biennale della famiglia delle Apiaceae. Alta fino a 2 metri, ha foglie bipennatosette lungamente picciolate e foglie terminali riunite a gruppi di tre e un’infiorescenza costituita da grandi ombrelle composte, emisferiche. La pianta, distribuita in tutta l’Asia e l’Europa e in particolare nel Nord Europa, veniva coltivata un tempo in particolare attorno ai monasteri dell’Europa centrale e fu denominata ‘erba degli angeli’ per le proprietà medicamentose che le venivano attribuite. Se ne utilizzano radici, frutti e parti aeree.

Scotti nella sua Flora Medica così la descrive: “La parte eminentemente medicinale della pianta è la radice, la quale ha odore forte e gradevole e sapore caldo, aromatico, un po’ acre e amarognolo che conserva per un certo tempo, anche dopo essiccata”.

Consigliata come stomatico-eupeptico, antiacido gastrico, carminativo, emmenagogo e nei casi di anoressia e in fase di convalescenza, ha un impiego anche nella liquoristica per aromatizzare liquori come Vermouth, Chartreuse ecc.

Una recente revisione pubblicata sulla rivista Phytotherapy Research ne ha messo a fuoco la biochimica e gli aspetti molecolari con l’obiettivo di fornire una sintesi del profilo tassonomico, dell’etnofarmacologia, della fitochimica e delle sue diverse attività farmacologiche. Infatti, scrivono gli autori, diverse sperimentazioni in vivo e in vitro hanno convalidato che la pianta possiede un ampio potenziale farmacologico.

Tra le attività biologiche attribuite all’angelica, l’articolo riporta l’attività ansiolitica, anticonvulsivante, cognitiva e antivirale, segnalando inoltre l’attività antinfiammatoria, gastroprotettiva e radioprotettiva.
Gli effetti benefici della pianta sono attribuiti ai suoi componenti bioattivi, e in particolare a cumarine e oli essenziali.

Fonte: Kaur A, Bhatti R. Understanding the phytochemistry and molecular insights to the pharmacology of Angelica archangelica L. (garden angelica) and its bioactive components. Phytother Res. 2021 Jul 12.