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Olio di mandorle e dermatite delle mani

almond oil in a glass bottle with whole nuts

olio di mandorle

La dermatite delle mani è un termine generico che include diverse condizioni simili tra cui l’eczema endogeno in soggetti atopici, la dermatite allergica da contatto e la dermatite irritante da contatto.

In alcuni casi, queste manifestazioni possono essere difficili da distinguere, in quanto i sintomi presenti (bruciore, pizzicore e prurito, arrossamento, essudazione, vescicolazione e lichenificazione) sono spesso simili. Il disturbo può essere acuto o cronico.

Si stima che la dermatite delle mani colpisca più del 15% della popolazione. L’eczema infantile, il lavaggio frequente delle mani e l’esposizione professionale a prodotti chimici possono essere fattori predisponenti. Il trattamento di questo problema coinvolge sia la prevenzione del suo sviluppo sia il suo trattamento nella fase attiva. A tal fine i prodotti idratanti sono essenziali per proteggere la pelle dall’ambiente, migliorarne l’idratazione e riparare la barriera cutanea.

Gli oli naturali vengono comunemente utilizzati in questi prodotti per le loro proprietà idratanti ed emollienti. L’olio di mandorle dolci, in particolare, contiene livelli elevati di acidi grassi ed è stato usato tradizionalmente per trattare alcune affezioni della cute come l’eczema e la psoriasi, oltre che in cosmesi per formulare preparazioni atte a riparare l’invecchiamento della cute e migliorarne il tono.

Ricco di acidi oleico e linoleico, l’olio di mandorle offre protezione e idratazione della pelle, esplica effetti antinfiammatori e antiossidanti ed è stato dimostrato che previene i danni alla pelle causati dai raggi UV quando applicato localmente.

Questo studio ha valutato l’azione di una crema idratante con olio di mandorle dolci al 7% e farina d’avena colloidale al 2% dimostrando che il preparato è risultato sicuro ed efficace nel trattamento della dermatite delle mani da moderata a severa.

 

Joshua A. Zeichner, Diane Berson, Kavita Mariwalla, Angela Donald.  The Use of an Over-the-Counter Hand Cream With Sweet Almond Oil for the Treatment of Hand Dermatitis. J Drugs Dermatol. 2018, 1; 17  (1), 78-82.

I benefici dell’aronia sul sistema cardiovascolare

Aronia melanocarpa (black chokeberry) with leaves. Clipping paths, shadows separated, infinite depth of field

L’aronia (Aronia melanocarpa) – un arbusto originario del Nord America che durante il secolo scorso si è ampiamente diffuso nell’Europa dell’est –  è una fonte ricca di polifenoli, tra cui antociani e procianidine. La quantità di polifenoli presente nelle bacche di aronia può cambiare però in base a diversi fattori, come la varietà della pianta da cui vengono raccolte, le condizioni di crescita, il periodo di raccolta e il tipo di conservazione.

Alcune ricerche hanno dimostrato che le bacche di aronia possono apportare dei benefici alla salute cardiovascolare in popolazioni ad alto rischio, anche se pochissimi lavori hanno studiato gli effetti salutistici del consumo giornaliero di queste bacche in soggetti sani.

Questo studio ha valutato gli effetti delle bacche di aronia sulla funzione vascolare e sulla composizione del microbiota intestinale in una popolazione sana.

È stato condotto uno studio in doppio cieco, controllato con placebo e parallelo su 66 uomini sani che sono stati assegnati casualmente mediante randomizzazione a consumare un estratto di bacche di aronia ricco di polifenoli (116 mg, 75 g bacche), una polvere del frutto (12 mg, 10 g bacche) oppure un placebo (maltodestrina) per 12 settimane. Sono state valutate la dilatazione flusso-mediata (FMD), la rigidità arteriosa, la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e altri parametri intestinali.

Il consumo di aronia, sia la bacca intera sia l’estratto in polvere, per 12 settimane ha determinato un aumento significativo della FMD rispetto al gruppo di controllo. Sono stati anche osservati miglioramenti acuti di questo parametro 2 ore dopo il consumo dell’estratto al giorno uno.  Non sono stati rilevati cambiamenti nel microbiota intestinale, ma il consumo di estratto di aronia ha aumentato la crescita di Anaerostipes, mentre il frutto intero ha determinato una crescita significativa dei Bacteroides.

In individui sani, pertanto, il consumo di bacche di aronia, ricche di polifenoli, ha migliorato la funzione endoteliale e la composizione del microbiota intestinale, indicando che il loro consumo regolare contribuisce a mantenere la salute cardiovascolare in soggetti a basso rischio di malattie cardiovascolari.

 

Fonte: Istas G, Wood E, Le Sayec M, et al. Effects of aronia berry (poly)phenols on vascular function and gut microbiota: a double-blind randomized controlled trial in adult men. Am J Clin Nutr. 2019 Jun 1. pii: nqz075. [Epub ahead of print]

 

Efficacia di Pelargonium sidoides sul raffreddore

raffreddore

 

 

 

 

 

 

Si definisce “raffreddore comune” un’infezione respiratoria acuta catarrale del tratto respiratorio, che interessa alcune o tutte le vie aeree (naso, seni paranasali, gola, laringe e spesso trachea e bronchi). Il raffreddore comune è solitamente un’infezione virale e pertanto non trae beneficio dall’assunzione di antibiotici, spesso prescritti inutilmente per questo disturbo. Per questa ragione sono allo studio delle alternative efficaci.

Questo trial clinico prospettico in doppio cieco, a gruppi paralleli, controllato con placebo di fase 3, a 2 bracci, ha valutato l’efficacia di un estratto di Pelargonium sidoides, una varietà di geranio della Famiglia delle Geraniaceae che cresce nella regione sud-orientale del Sudafrica chiamato dai nativi Umckaloabo, rispetto a un placebo nel trattamento del raffreddore.

Lo studio

Il primo braccio ha assunto una dose standard del preparato attivo (3 × 30 gocce al giorno), mentre il secondo ha utilizzato una dose elevata (3 × 60 gocce al giorno) per un massimo di 10 giorni dello stesso preparato, rispettivamente versus 3×30 gocce e 3×60 gocce al giorno di un placebo.
Lo studio è stato condotto in otto ambulatori ospedalieri: vi hanno partecipato 207 adulti con sintomi di raffreddore presenti da 24-48 ore, dei quali 103 hanno assunto la dose standard e 104 quella elevata.
L’outcome primario era la somma delle differenze nel punteggio di intensità del raffreddore dal giorno 1 al giorno 3 e dal giorno 1 al giorno 5, definito come somma delle differenze di intensità dei sintomi (SSID). I criteri per l’outcome secondario, l’efficacia, erano i seguenti: diversi criteri di risposta in base al punteggio totale; i cambiamenti nei singoli sintomi e di ulteriori sintomi rilevanti per il raffreddore; la capacità di lavorare; il livello di attività; il benessere generale valutato con il questionario EuroQol; la durata del disturbo dal suo esordio; la qualità della vita correlata alla salute; l’esito e la soddisfazione per il trattamento ricevuto dei partecipanti.

Cosa è emerso

Dall’inizio del trial al giorno 5, l’intensità media del raffreddore è diminuita di 11,2 ± 4,8 punti per il gruppo sperimentale e di 6,3 ± 4,7 punti per il gruppo di controllo; dopo 10 giorni, il 90,4% del gruppo che ha assunto il preparato attivo e il 21,2% del gruppo di controllo sono risultati guariti clinicamente (P <0,0001). Nel gruppo sperimentale, l’astensione dal lavoro dei partecipanti è risultata più bassa in modo statisticamente significativo, con una durata media di 6,4 ± 1,6 giorni rispetto a 8,3 ± 2,1 giorni per il gruppo di controllo (P <0,0001); anche l’esito del trattamento – ossia il recupero completo o un miglioramento significativo – è stato significativamente migliore al 5° giorno per il gruppo di trattamento attivo rispetto al gruppo di controllo (P<.0001). Eventi avversi di entità lieve-moderata si sono verificati nel 15,4% di chi ha ricevuto il trattamento attivo versus il 5,8% del gruppo di controllo.
In conclusione, l’estratto di Pelargonium sidoides è risultato un trattamento efficace, ben tollerato e sicuro per il raffreddore comune e ha ridotto nel campione studiato l’intensità dei sintomi e la durata del disturbo in maniera statisticamente significativa.

Riley DS, Lizogub VG, Zimmermann A, Funk P, Lehmacher W. Efficacy and Tolerability of High-dose Pelargonium Extract in Patients With the Common Cold. Altern Ther Health Med. 2018 Mar;24(2):16-26.

 

Fieno greco, azione positiva sulla sensibilità insulinica

Fenugreek leaves with seeds in a bowl

Nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo, il diabete mellito di tipo 2 è una delle più comuni malattie croniche, la cui gravità è una conseguenza delle complicanze multiple che si verificano a causa della progressione a lungo termine della malattia.

In letteratura internazionale sono presenti evidenze sul fatto che l’utilizzo regolare di preparati di origine vegetale possa contrastare e ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2 o alleviarne i sintomi, in un quadro di comparsa minima o quasi nulla di effetti collaterali e di costi ridotti.

Particolarmente interessante in questo contesto è il fieno greco (Trigonella foenum-graecum L.), una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Fabaceae, utilizzata estesamente in varie parti del mondo come alimento (in India è uno degli ingredienti del curry), come spezia e in medicina tradizionale. Diffusa in tutta l’area del Mediterraneo, la si trova più frequentemente nelle zone costiere, ma cresce anche nelle aree pedemontane. È considerata una delle piante medicinali più antiche e i suoi effetti positivi sulla salute sono stati riconosciuti fra l’altro nella medicina Ayurvedica e in quella tradizionale cinese.

Gli autori di questo studio realizzato in Ungheria hanno valutato l’effetto insulino-sensibilizzante dei semi di fieno greco in una coorte di volontari e hanno inoltre testato l’ipotesi che l’ormone MCH (melanin-concentrating hormone) agisca come elemento cruciale di tale effetto. Si è trattato di uno studio clinico pilota randomizzato in doppio cieco a dose multipla e controllato verso placebo.

I partecipanti alla sperimentazione hanno assunto per 10 giorni 2 capsule al giorno contenenti 500 mg di semi di fieno greco contro un placebo (capsule simili ma prive di principio attivo).

I risultati hanno mostrato che la somministrazione orale di una preparazione di semi di fieno greco in soggetti sani ha migliorato in modo statisticamente significativo la tolleranza al glucosio con miglioramento della sensibilità all’insulina (P<0,01 tra il giorno 1 e 11), specialmente nei soggetti con ridotte risposte glicemiche.

I risultati hanno inoltre suggerito che il miglioramento della sensibilità all’insulina mediato dai semi di fieno greco sia correlato alla riduzione dei livelli circolanti di MCH.

 

Kiss R, Szabó K, Gesztelyi R, Somodi S, Kovács P, et al. Insulin-Sensitizer Effects of Fenugreek Seeds in Parallel with Changes in Plasma MCH Levels in Healthy Volunteers. Int J Mol Sci. 2018 Mar 8;19(3).

Collutori a base di erbe e placca dentale

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La valutazione scientifica degli estratti vegetali e delle loro associazioni apre nuove conoscenze anche sullo sviluppo di preparati innovativi di origine vegetale.

Gli autori di questo studio randomizzato e controllato hanno valutato l‘efficacia antiplacca e antimicrobica di un collutorio a base di erbe utilizzando come controllo positivo un collutorio contenente lo 0,2% di clorexidina e come controllo negativo un collutorio salino. Hanno partecipato alla ricerca trenta volontari umani adulti ed è stata effettuata la profilassi pre-intervento per ridurre i punteggi relativi alla placca.

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a tre diversi gruppi ai quali sono state consegnate boccette codificate contenenti: una soluzione salina, un risciacquo orale a base di erbe (estratto di Acacia nilotica, Murraya koenigii, eucalipto e Psidium Guajava all’1%) oppure con clorexidina allo 0,2%. Ai partecipanti è stato chiesto di usare 10 ml del collutorio due volte al giorno e di astenersi dall’igiene orale per quattro giorni. Il quinto giorno l’accumulo di placca è stato valutato da un ricercatore in cieco e sono stati raccolti campioni di placca sopragengivale; i campioni di saliva sono stati raccolti prima e 60 minuti dopo il risciacquo.

I campioni di placca sono stati valutati con assay microbico mentre i campioni di saliva sono stati utilizzati per valutare il cambiamento del pH. L’accumulo di placca e la conta batterica erano significativamente più alti negli utilizzatori del collutorio salino rispetto ai partecipanti agli altri due gruppi, ma non sono emerse differenze nel flusso e nel pH salivare. La differenza tra il gruppo che aveva utilizzato il collutorio a base di erbe e quello clorexidina non è risultata statisticamente significativa.

Un collutorio a base di erbe – hanno concluso i ricercatori – esplica un’azione positiva per contrastare l’accumulo di placca dentale; devono essere ulteriormente studiati i suoi effetti come alternativa alla clorexidina per prevenire e controllare carie dentale e patologie indotte dalla placca.

 

Chandrashekar BR et al. Antiplaque and antimicrobial efficacy of polyherbal mouth rinse among adult human volunteers – A short term randomized controlled trial. Journal of Herbal Medicine. Available online 16 April 2019, 100273.

 

 

Pomata alla portulaca per le ragadi al seno

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ragadi al seno

Gli usi tradizionali della portulaca (Portulaca oleracea L.) e la sua attività antinfiammatoria e antiossidante sono stati esaminati in diversi studi.

Questo studio clinico randomizzato in doppio cieco, condotto in Iran, ha valutato gli effetti protettivi di una pomata a base di portulaca (2% p/p) sulle ragadi del capezzolo.

Dopo aver ottenuto il consenso scritto, 86 donne in allattamento che presentavano ragadi al seno sono state suddivise casualmente in due gruppi: un gruppo sperimentale che ha utilizzata una pomata a base di portulaca (n. 43) e un gruppo di controllo (n. 43) che ha applicato una pomata a base di lanolina.

Il punteggio delle ragadi del capezzolo è stato misurato prima dell’intervento e il terzo e ottavo giorno dopo lo studio.

Il test di Mann-Whitney ha confrontato il punteggio medio delle ragadi tra i due gruppi mostrando che questi erano omogenei prima dell’intervento, ma che c’era una differenza significativa al terzo e all’ottavo giorno (p <0,001). Il processo di guarigione è stato più rapido nel gruppo sperimentale.
I ricercatori ritengono di avere dimostrato l’efficacia e la sicurezza (non ci sono state infatti complicazioni) della pomata a base di portulaca nell’accelerare la guarigione delle ragadi dei capezzoli nelle donne che allattano.

 

Fonte: Niazi A, Yousefzadeh S, Rakhshandeh H, Esmaily H, Askari VR. Promising effects of purslane cream on the breast fissure in lactating women: A clinical trial. Complement Ther Med. 2019 Apr;43:300-305.

 

 

 

Silimarina e danno epatico da farmaci

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cardo mariano

Il cardo mariano (Silybum marianum) viene utilizzato da secoli come rimedio per i problemi del fegato e numerosi studi scientifici hanno indicato negli ultimi anni che alcuni suoi componenti, in particolare la silimarina, proteggono quest’organo dalle tossine, alcol e anche da farmaci.

Questa recente metanalisi realizzata da studiosi cinesi ha valutato espressamente l’effetto della silimarina nella prevenzione del danno epatico correlato all’assunzione di farmaci contro la tubercolosi.

A tal fine gli autori hanno condotto una ricerca su MEDLINE, PubMed, Embase e Cochrane Central Register of Controlled Trials (CENTRAL) fino al 30 novembre 2018 includendo gli studi randomizzati e controllati (RCT) che mettevano a confronto la silimarina e un placebo nella prevenzione del danno epatico dai suddetti farmaci. Per valutare l’effetto della silimarina sono stati utilizzati la differenza media standardizzata (SMD) e il rischio relativo (RR) con un intervallo di confidenza al 95% (IC).

Sono stati inclusi nella metanalisi cinque studi randomizzati per un totale di 1.198 pazienti e questi sono i risultati. Complessivamente la silimarina ha ridotto in modo statisticamente significativa il danno epatico da farmaci antitubercolari dopo 4 settimane, esercitando anche un effetto protettivo sulla funzionalità epatica dei soggetti sottoposti a terapia antitubercolare. Gli eventi avversi sono risultati simili nei gruppi placebo e in quelli silimarina.

La conclusione della metanalisi è che la profilassi con silimarina può ridurre in misura notevole il rischio che si manifesti un danno epatico a seguito dell’assunzione di farmaci contro la tubercolosi migliorando in maniera significativa anche la funzionalità epatica.

 

 

Fonte: Tao L, Qu X, Zhang Y, Song Y, Zhang SX. Prophylactic Therapy of Silymarin (Milk Thistle) on Antituberculosis Drug-Induced Liver Injury: A Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Can J Gastroenterol Hepatol. 2019 Jan 10;2019:3192351.

 

Il frutto della passione migliora le condizioni della pelle

 

frutto della passione

 

 

 

 

 

 

 

Numerose ricerche e risultati sperimentali hanno documentato che il piceatannolo può esercitare una vasta gamma di effetti sulla pelle, compresa la promozione della produzione di collagene, l’inibizione della sintesi di melanina, l’induzione dell’antiossidante glutatione e l’eliminazione delle specie reattive dell’ossigeno. Gli autori di questo studio hanno valutato clinicamente gli effetti dell’estratto di semi di frutto della passione, ricco in piceatannolo, sulla pelle di donne giapponesi sane di età compresa fra  35 e 54 anni. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco e controllato verso placebo. Nello studio sono state coinvolte 32 donne con pelle secca che hanno assunto estratto di semi di frutto della passione (5 mg di piceatannolo) o placebo (destrina) per 8 settimane. L’idratazione della pelle e altri parametri sono stati valutati sul viso a 0, 4 e 8 settimane utilizzando adeguata strumentazione. Sono stati inoltre somministrati (alle settimane 0, 4 e 8) questionari riguardanti le condizioni fisiche delle partecipanti allo studio. Dalla sperimentazione è emerso che l’assunzione dell’estratto di semi di frutto della passione ha determinato un aumento significativo del grado di umidità della pelle dopo 4 e 8 settimane di trattamento. Inoltre, la quantità di perdita di acqua transepidermica (TEWL) è diminuita nel tempo pur non raggiungendo la significatività statistica. Ancora, un’analisi stratificata di soggetti con valori di umidità cutanea ≤200 μS ha rivelato un aumento del grado di umidità nel gruppo trattato con estratto di semi del frutto della passione rispetto al gruppo trattato con placebo. Infine, i risultati dei questionari hanno evidenziato una riduzione significativa della “sudorazione” e “affaticamento cutaneo” nel gruppo trattato con estratto di semi del frutto della passione, sempre verso trattamento placebo. Secondo gli autori della sperimentazione questi risultati indicano che l’assunzione di estratto di semi del frutto della passione (ricco di piceatannolo) può migliorare il grado di umidità della pelle secca e ridurre l’affaticamento cutaneo. Ricerca realizzata da associati a: Anti-Aging Medical Research Center, Doshisha University. Kyoto, Giappone

 

Maruki-Uchida H, Morita M, Yonei Y, Sai M. Effect of Passion Fruit Seed Extract Rich in Piceatannol on the Skin of Women: A Randomized, Placebo-Controlled, Double-Blind Trial. J Nutr Sci Vitaminol (Tokyo). 2018;64(1):75-80.

 

 

Indagine etnobotanica nelle Marche

grotte di Frasassi

 

 

 

 

 

 

 

È stata pubblicata di recente sulla rivista internazionale Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine un’indagine sugli usi tradizionali delle piante nel distretto di Ancona, nelle Marche.

Le informazioni pubblicate derivano da indagini etnobotaniche condotte con un questionario aperto tra la popolazione rurale in tre aree del distretto che rappresentano il patrimonio socio-economico e ambientale dell’intera area: l’area del Monte Conero sulla costa adriatica; il comune di Osimo, nell’area collinare interna e la zona della “Gola della Rossa-Frasassi”, sull’Appennino.
In totale hanno risposto 120 persone che hanno citato 195 specie botaniche. I dati riguardano piante medicinali (122 specie), alimentari (119), utilizzate in ambito veterinario (53), di tipo magico/religioso (61), piante utilizzate come cosmetici (30), ad uso domestico (27), tintorie (17), ricreative (17), repellenti degli insetti (15) ecc.

Le piante più utilizzate

La specie con il maggior numero di categorie di utilizzo è risultata il sambuco (Sambucus nigra L.), seguita da camomilla (Matricharia chamomilla L.), salvia (Salvia officinalis L.), ortica (Urtica dioica L.), papavero comune o rosolaccio (Papaver roheas L.) e dalla rosa canina (Rosa canina L.).

Del sambuco, ad esempio, si riportano gli utilizzi a scopo curativo come infuso dei fiori per trattare la tosse e decotto delle foglie per favorire la guarigione degli ascessi; alimentare, sotto forma di fiori fritti in pastella; del basilico si riferisce l’impiego curativo dell’infuso di foglie e fiori come sedativo, galattogogo, battericida e antinfiammatorio. Tra gli utilizzi nuovi senza un riscontro in letteratura quello di tenere in tasca le parti aeree dell’achillea (Achillea collina Becker ex Rchb.f.) come protezione contro le emorroidi.

Per ciascuno degli utilizzi riportati dallo studio etnobotanico, sono stati effettuati dei confronti con la letteratura nazionale e regionale. Gli utilizzi di alcune specie botaniche sono risultati noti in tutte e tre le aree; altri sono invece settoriali e altri ancora nuovi per la regione Marche.

Questa indagine ha contribuito – scrivono gli autori – a migliorare la conoscenza degli utilizzi locali e tradizionali delle piante nelle Marche in ambito medicinale e alimentari e ad esplorare gli aspetti etnobotanici nel loro insieme, nella prospettiva di una loro conservazione futura.

 

Fonte: Lara Lucchetti, Silvia Zitti and Fabio Taffetani Ethnobotanical uses in the Ancona district (Marche region, Central Italy). Journal of Ethnobiology and Ethnomedicine 2019; 15:9.

 

Lavanda: non soltanto azione ansiolitica

lavanda

 

 

 

 

 

 

Derivato dalle cime fiorite della pianta, l’olio essenziale di lavanda (Lavandula angustifolia Miller) viene usato nella preparazione di lozioni e profumi, in aromaterapia, come trattamento topico e per via orale per un’ampia varietà di sintomi.

Dati preclinici hanno indicato che la lavanda ha effetti ansiolitici, anticonvulsivi, neuroprotettivi, cardioprotettivi, antimicrobici, antinfiammatori e antiossidanti. L’inalazione di olio essenziale di lavanda inoltre ha invertito la perdita di memoria spaziale in modelli animali di demenza.

Diversi studi clinici hanno dimostrato i benefici dei preparati a base di lavanda assunti per via orale contro la depressione e l’ansia. Altre ricerche – che hanno studiato l’impiego della lavanda in aromaterapia – indicano miglioramenti nell’ansia preoperatoria, nella riduzione degli analgesici dopo un intervento e nella risposta autonomica al dolore.  È stato inoltre riportato che la lavanda riduce il dolore e l’ansia nei pazienti ustionati e il dolore causato dal travaglio di parto o da coliche renali.

Gli studi che hanno vagliato l’azione della lavanda per via inalatoria hanno riscontrato miglioramenti nella qualità del sonno, nella memoria acuta post-stress, ma anche nella dismenorrea e in alcuni sintomi emozionali della sindrome premestruale, nelle vampate di calore della menopausa. È stata inoltre rilevata dopo il suo impiego una riduzione della frequenza dell’emicrania, nonché dell’agitazione e delle cadute degli anziani.

La lavanda per inalazione è risultata più efficace nel migliorare i sintomi della demenza rispetto all’applicazione sulla cute con massaggio. Il massaggio con OE di lavanda ha migliorato i sintomi psicologici e fisiologici in soggetti con sindrome coronarica acuta.

Alcuni studi preclinici hanno suggerito effetti antitumorali della lavanda contro alcune linee cellulari di tumore mentre studi sugli animali hanno mostrato un’inibizione e regressione di alcune forme tumorali.  Le ricerche condotte a oggi sull’uomo non hanno rilevato l’efficacia dell’OE di lavanda sulla riduzione dell’ansia in corso di radioterapia.

Il sito del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York riporta che sono state segnalate dermatiti in individui allergici alla lavanda e che l’uso per via interna deve essere evitato in gravidanza e durante l’allattamento.

Fonte: Herbs Memorial Sloan Kettering Cancer Centre

https://www.mskcc.org/cancer-care/integrative-medicine/herbs/lavender