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La rodiola tra tradizione e scienza

La rodiola (Rhodiola rosea L.), detta anche radice d’oro, è una pianta adattogena che cresce nelle regioni fredde dell’Europa e dell’Asia e in Alaska, della quale si utilizza in particolare la radice. Tradizionalmente impiegata dalle popolazioni di queste regioni per lenire diversi disturbi tra cui ansia, stanchezza, anemia, infezioni e cefalea da stress, oltre che per migliorare la resistenza e le prestazioni fisiche, aumentare la longevità e la resistenza alle patologie di alta quota (il cosiddetto “mal di montagna”), la pianta è stata utilizzata anche nella medicina tradizionale cinese, dove è chiamata hóng jǐng tiān.

Diverse sperimentazioni in vitro hanno testato l’efficacia e il meccanismo d’azione della rodiola e in particolare del suo componente salidroside, mostrando che può avere effetti neuroprotettivi e antitumorali. I componenti della rodiola possono inoltre esplicare un’attività antiossidante sinergica mentre i potenziali effetti antidepressivi possono essere dovuti all’inibizione delle monoamino ossidasi A e B. In linee cellulari di tumore al seno, il salidroside ha indotto l’arresto del ciclo cellulare e l’apoptosi attraverso meccanismi che non sono ancora stati identificati, ma indipendenti dal recettore degli estrogeni. Gli studi sugli animali, non sempre di buona qualità, suggeriscono inoltre benefici sulla funzione cognitiva.

La ricerca sull’uomo

Per quanto riguarda la ricerca sull’uomo, dati clinici preliminari mostrano che la supplementazione con preparati a base di rodiola può migliorare la resistenza fisica e le prestazioni cognitive e ridurre l’affaticamento e lo stress. Studi eseguiti su piccoli campioni suggeriscono che può migliorare i sintomi del disturbo d’ansia generalizzato e della depressione di grado lieve – moderato. In particolare uno di questi studi ha evidenziato che la rodiola è meglio tollerata e ha avuto meno effetti collaterali della sertralina, principio attivo antidepressivo della classe degli inibitori selettivi della ricaptazione di serotonina . Infine in un gruppo di donne con cancro al seno in chemioterapia con epirubicina è stato osservato un effetto cardioprotettivo del salidroside, anche se sono necessari studi di conferma più ampi. Tra gli effetti collaterali dell’assunzione di rodiola sono state segnalate vertigini e secchezza delle fauci; si richiede cautela nei soggetti che assumono farmaci antidepressivi poiché è stato segnalato che l’uso concomitante potrebbe causare tachiaritmia.

Fonte:

Herbs –Memorial Sloan Kettering Cancer Centre

Attività antibatterica e antiossidante dell’elicriso

Originario della regione mediterranea dell’Europa, l’elicriso (Helichrysum italicum L., Asteracee) è una pianta perenne dal portamento cespuglioso, alta 30–40 cm, di colore grigio-biancastro, tomentosa. Presenta foglie  alterne, lineari, ricoperte da una fine peluria biancastra con i margini piegati verso il basso; l’infiorescenza è un corimbo composto da numerosi capolini conici con fiori tubulosi, ermafroditi, di colore giallo-oro, che emanano un inconfondibile odore intenso e aromatico.

L’elicriso è una di quelle piante medicinali già note nella medicina greco-romana e medioevale con indicazioni che, a differenza di quanto è avvenuto per altre droghe, sono state confermate ed estese in base ai risultati delle più recenti indagini cliniche e farmacologiche. In epoca recente si deve al Santini, medico condotto toscano, il merito di aver riconosciuto l’importanza terapeutica di questa pianta, dopo aver osservato che nella sua zona, la Garfagnana, l’elicriso veniva impiegato empiricamente, ma con ottimi risultati, in veterinaria nella terapia di diverse affezioni acute e croniche. Da queste osservazioni presero spunto i suoi studi cui fece seguito l’applicazione documentata della pianta in alcune centinaia di casi, in particolare per le malattie dell’apparato respiratorio, allergiche, per le dermopatie inclusa psoriasi, problemi del fegato e delle vie biliari, cefalee ed emicrania.

I risultati di un recente studio

Questo recente studio ha indagato nello specifico l’attività antiossidante e antibatterica della specie di elicriso coltivata nel clima temperato dell’Europa centrale. Le analisi sono state condotte sulla pianta e sulle infiorescenze e hanno portato i seguenti risultati. Il contenuto di olio essenziale varia da 0,25 g × 100 g-1 in foglie e fusto a 0,31 g × 100 g-1 nelle infiorescenze. Acetato di nerile e nerolo sono risultati dominanti nelle infiorescenze (15,73%) mentre il rutoside, gli acidi rosmarinico, clorogenico, neoclorogenico, isoclorogenico b e cicorico sono stati rilevati in entrambe le parti della pianta. Il contenuto in fenoli è minore nelle infiorescenze. Sia l’estratto metanolico sia l’olio essenziale ottenuti da foglie e fusto hanno mostrato un potenziale antiossidante più elevato rispetto a quelli provenienti dalle infiorescenze mentre l’olio essenziale estratto delle infiorescenze ha esibito un potere batteriostatico maggiore rispetto all’olio essenziale della pianta. È stato quindi dimostrato che le infiorescenze sono caratterizzate da un elevato contenuto di oli essenziali e tannini, mentre nel resto della pianta sono più abbondanti flavonoidi e acidi fenolici. Le differenze riscontrate tra le diverse parti dell’elicriso devono essere accuratamente prese in considerazione nelle sue applicazioni industriali, in particolare per quanto riguarda l’impiego dell’elicriso come agente antimicrobico.

Fonte:

Węglarz Z, Kosakowska O, Pióro-Jabrucka E, Przybył JL, Gniewosz M, Kraśniewska K, Szyndel MS, Costa R, Bączek KB. Antioxidant and Antibacterial Activity of Helichrysum italicum (Roth) G. Don. from Central Europe. Pharmaceuticals (Basel). 2022 Jun 10;15(6):735.

La Via delle Erbe: come affrontare lo stress con gli oli essenziali

Pranarôm, player riconosciuto di soluzioni innovative e naturali formulate a partire da oli essenziali chemiotipizzati, quest’anno ha deciso di sostenere La Via delle Erbe. Ne abbiamo discusso con Maria Chiara Nardi, PhD, Responsabile Formazioni Inula Italia

Maria Chiara Nardi

La storia del Gruppo Inula inizia nel 1986 con la fondazione del laboratorio HerbalGem, esperto di gemmoterapia. Nel 1991, il Gruppo è diventato un importante attore internazionale nella crescita del mercato delle piante medicinali con lo sviluppo del laboratorio di aromaterapia scientifica e medica Pranarôm. Originariamente un’azienda a conduzione familiare, Pranarôm è cresciuta fino a diventare un player riconosciuto di soluzioni innovative e naturali formulate a partire da olii essenziali chemiotipizzati, puri e biologici al 100%, vere risposte mirate a tutte le aree del benessere e adatti a tutta la famiglia. Ne abbiamo discusso con Maria Chiara Nardi, PhD, Responsabile Formazioni Inula Italia.

Pranarôm quest’anno ha deciso di sostenere La Via delle Erbe, quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a farlo?

Il tema di quest’anno ha attirato da subito la nostra attenzione, poiché l’olio essenziale di lavanda (Lavandula vera DC) si sposa perfettamente con l’azione fisiologica di tale olio essenziale, che agisce sul rilassamento e il normale tono dell’umore e per l’intenso colore blu-violetto dei suoi fiori.

Il tema della manifestazione è, appunto, il “blue mood”, inteso come miglioramento del cattivo umore. Qual è l’approccio della vostra azienda a questo tema e in che modo i vostri prodotti si inseriscono in questo aspetto?

Gli oli essenziali (OE) sono stati usati fin dall’antichità come rimedi per la cura di numerosi disturbi a causa della loro vasta gamma di attività biologiche. Recenti studi hanno mostrato le risposte farmacologiche di alcuni di questi nei confronti del sistema nervoso con effetti positivi sull’agitazione, il mantenimento del tono dell’umore e un’azione calmante in generale. Sono i prodotti della gamma Pranarôm che offrono sinergie già pronte da utilizzare per uso orale, in diffusione o nel massaggio cutaneo. Tra questi, ad esempio, possiamo sicuramente citare gli olii essenziali a base di Lavanda, vera o miscelata a seconda delle esigenze con camomilla, essenza di arancio, bergamotto o mandarino.

Nelle conferenze proposte cercheremo di conciliare l’esperienza d’uso tradizionale con le evidenze della scienza moderna. Pranarôm ha un approccio che privilegia uno dei due aspetti oppure cerca una sintesi virtuosa?

Cecile Adant

Sì, documenti storici mostrano che gli OE venivano usati già più di 2.000 anni fa nell’antico Egitto, in India, Persia, Mesopotamia e Cina per prevenire e trattare diversi disturbi e nelle cerimonie religiose, non solo per il loro profumo gradevole. Oggi gli OE attirano l’attenzione della comunità scientifica per le loro documentate attività biologiche e fisiologiche. Pranarôm, grazie alla sua competenza unica nell’ambito degli oli essenziali e dell’aromaterapia scientifica, mette le sue conoscenze a servizio dei consumatori. Seguendo la linea tracciata da Dominique Baudoux, farmacista di formazione e aromatologo per passione, i nostri scienziati partecipano attivamente a numerose ricerche e studi in collaborazione con università e ospedali. Tra queste collaborazioni, siamo particolarmente fieri di quella con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Un altro aspetto che sta molto a cuore a Pranarôm è la trasmissione corretta delle conoscenze scientifiche ai professionisti della salute e operatori del benessere. Per questo, con la guida della dott.ssa Cecile Adant, farmacista e Direttrice del Dipartimento Formazione Pranarôm-Herbalgem-Biofloral del Gruppo Inula, organizziamo incontri di formazione, conferenze, laboratori pratici e webinar che vengono offerti ai clienti ogni anno e che vengono molto apprezzati per qualità e rigore.

L’iniziativa è inserita all’interno di SANA, che punta molto sulla naturalità dei prodotti e sulla sostenibilità ambientale. Qual è la vostra filosofia in merito?

Pranarôm sostiene l’agricoltura biologica e, quando possibile, formula i suoi prodotti soddisfacendo i requisiti della certificazione biologica. La maggior parte dei prodotti ha una certificazione biologica su verifica di Certisys Belgium. Ad esempio, nell’ottica di sviluppo sostenibile, Pranarôm in Madagascar investe nella piantagione sostenibile di piante di ravintsara biologica e di altre piante locali seguendo metodi di produzione ecologici e sostenibili. Pranarôm sostiene anche la coltivazione di specie in via di estinzione.

Cosa vi aspettate da questa manifestazione e quali potranno essere i progetti per la prossima edizione?

Questa fiera, che costituisce un importante momento di incontro con consumatori e operatori, ci dà l’opportunità di portare in Italia il “messaggio” dell’aromaterapia scientifica. Quindi di un corretto uso degli oli essenziali chemiotipizzati e delle sinergie (la cui azione favorisca il benessere nei vari ambiti di applicazione di queste molecole odorose). Pertanto, un uso consapevole che va ben oltre la semplice profumazione ambientale. Per le prossime edizioni speriamo di poter invitare i ricercatori con cui collaboriamo per esporre direttamente gli interessanti risultati degli studi da loro condotti.

Esperti e specialisti di alto livello: La Via delle Erbe sarà una grande occasione di confronto e formazione

La Via delle Erbe si avvicina. Nella 3 giorni dedicata al tema delle erbe blu i partecipanti avranno l’occasione di assistere a lezioni e conferenze tenute dai massimi esperti del settore. La redazione de l’Erborista si è infatti impegnata per riunire esponenti del mondo professionale ed accademico in grado di sintetizzare l’esperienza con la moderna ricerca scientifica in tema di fitoterapia, al fine di proporre momenti di scambio di assoluto valore conoscitivo e pratico. Accanto a Mariella Di Stefano, direttore scientifico della rivista, saranno presenti in qualità di relatori:

Paola Paltrinieri
Erborista titolare, è laureata in Farmacia ed è membro del comitato scientifico della rivista l’Erborista. Ha svolto attività di didattica nel Corso di Laurea in Scienze e Tecnologie Erboristiche presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, ed è docente e coordinatrice didattica presso l’Accademia della Tisana.

Fabio Firenzuoli
Laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Otorino-Laringoiatria e Patologia cervico facciale, è direttore del CERFIT (Centro di innovazione e ricerca in fitoterapia e medicina integrativa) e responsabile della Struttura di riferimento per la Fitoterapia della Regione Toscana. Inoltre, è docente e coordinatore del Master di Fitoterapia generale e clinica presso l’Università di Firenze. È autore di numerose pubblicazioni scientifiche internazionali, nonché di testi su fitoterapia clinica e piante medicinali.

Francesco Novetti
Erborista diplomato nel 1972 presso la facoltà di Farmacia dell’Università di Firenze. Titolare dal 1983 dell’erboristeria Novetti a Milano, riconosciuta nel 2006 “Bottega Storica” dal Comune di Milano. Esperto in piante officinali per la preparazione di tisane personalizzate secondo la tradizione erboristica, è fondatore e fino al 2015 presidente di ARLE-Associazione Regionale Lombarda Erboristi e della Federerbe (Associazione nazionale erboristi aderente alla Confcommercio). Fa parte del comitato scientifico della rivista l’Erborista.

Marco Valussi
Laureato in Fitoterapia a Londra, diplomato in aromaterapia. Scrive di piante medicinali, conservazione e fitoterapia su riviste professionali, si occupa di formazione e collabora a progetti di sviluppo relativi alle piante medicinali. Svolge attività di docenza presso master e corsi di perfezionamento in fitoterapia e oli essenziali. È il referente italiano per la EHPA (European Herbal Practitioners Association).

Marco Biagi
Laureato in CTF presso l’Università di Siena, è ricercatore universitario nel settore delle piante medicinali e fitoterapia. È docente di ‘Tecnologie sostenibili nella filiera delle specie officinali’ presso il Dipartimento di Scienze fisiche della terra e dell’ambiente dell’Università degli Studi di Siena e segretario generale della Società Italiana di Fitoterapia (SIFT).

Scopri il programma dettagliato delle conferenze dei relatori

Shiitake, sostegno immunitario e HPV

L’infezione da Hpv (Human Papilloma Virus) è molto frequente nella popolazione: si stima infatti che fino all’80% degli adulti sessualmente attivi si infetti nel corso della vita con un virus Hpv, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni di età. Questo recente studio di fase II randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato l’efficacia e la sicurezza della supplementazione di un estratto del fungo medicinale Shiitake (Lentinula edodes – AHCC) nel sostenere il sistema immunitario dell’ospite ad eliminare le infezioni da HPV ad alto rischio.

La ricerca statunitense

Lo studio, condotto da ricercatori dell’UT Health Houston e pubblicato sulla rivista Frontiers in Oncology, ha riguardato 50 donne di età superiore a 30 anni con infezioni da HPV ad alto rischio confermate da oltre 2 anni. Le donne sono state randomizzate in due bracci: un braccio trattamento ha ricevuto l’estratto di Shiitake (3-g per os, una volta al giorno) per sei mesi seguiti da sei mesi di placebo. I partecipanti al braccio placebo hanno ricevuto un placebo per 12 mesi. Ogni 3 mesi è stato effettuato un test dell’HPV nonché un prelievo di sangue per misurare il livello di marcatori immunitari quali interferone-alfa, beta e-gamma, IgG1, linfociti T e cellule natural killer (NK).

Quarantuno donne in totale hanno completato lo studio con i seguenti risultati: il 63,6% delle donne nel braccio di trattamento è risultato negativo al test HPV dopo 6 mesi e il 64,3% ha ottenuto una risposta duratura, definita come negatività all’HPV a 6 mesi dalla supplementazione. Nel braccio placebo soltanto il 10,5% delle donne è risultato HPV negativo a 12 mesi. È stata inoltre osservata la soppressione dell’IFN-β a meno di 20 pg/ml correlata con un aumento dei linfociti T e dell’IFN-γ e a un’eliminazione duratura delle infezioni da HPV nelle donne che hanno assunto l’estratto di shiitake.

I risultati di questo studio dimostrano dunque che la supplementazione di shiitake è un efficace supporto al sistema immunitario dell’ospite nell’eliminazione delle infezioni persistenti da HPV ed è stata ben tollerata senza effetti collaterali significativi. La soppressione del livello di IFN-β a meno di 20 pg/ml si è correlata con l’eliminazione delle infezioni da HPV e merita un’ulteriore valutazione come strumento clinico per il monitoraggio di soggetti con infezioni da HPV, concludono i ricercatori.

 

Fonte:

Smith JA, Gaikwad AA, Mathew L, Rech B, Faro JP, Lucci JA 3rd, Bai Y, Olsen RJ, Byrd TT. AHCC® Supplementation to Support Immune Function to Clear Persistent Human Papillomavirus Infections. Front Oncol. 2022 Jun 22;12:881902.

Carenza di vitamina D e infezioni respiratorie

3d rendering coronavirus cell or covid-19 cell disease

La carenza di vitamina D è molto comune e rappresenta un problema a livello globale. L’esposizione al sole è la principale fonte endogena di questa vitamina, mentre alcuni alimenti che ne contengono delle buone quantità (ad esempio pesce, olio di pesce, tuorlo d’uovo ecc.) sono considerati una fonte esogena che concorre all’apporto globale. Alcuni studi hanno ipotizzato che adeguati livelli plasmatici di vitamina D possano avere degli effetti benefici nei confronti delle infezioni respiratorie, in maniera particolare delle prime vie respiratorie. A tale proposito si segnala una recente revisione sistematica con metanalisi pubblicata sulla rivista PLOS ONE da un team di ricercatori italiani. La ricerca ha valutato nello specifico le evidenze scientifiche disponibili sul rapporto Covid-19 e vitamina D, in termini di gravità della malattia e mortalità. Il tema è controverso e la ricerca ha mostrato ad oggi risultati conflittivi, tanto che studi osservazionali eseguiti su pazienti ospedalizzati hanno mostrato una riduzione della gravità e anche della mortalità nei soggetti che assumevano colecalciferolo o calcifediolo mentre un altro studio ha descritto la tendenza contraria, vale a dire un aumento della mortalità in quei soggetti.

I risultati della metanalisi

La metanalisi è stata condotta su 38 studi (osservazionali e di intervento) che nel complesso hanno coinvolto più di 200.000 pazienti e ha riscontrato delle associazioni significative tra la supplementazione di vitamina D e la malattia Covid-19, comprendenti rischi di peggioramento della malattia e mortalità, soprattutto nelle stagioni caratterizzate da carenza di vitamina D (25 OHD) e nei pazienti non gravi. Nel complesso si è rilevato che la supplementazione di vitamina D contribuisce a ridurre il rischio sia di sviluppare una malattia grave, in termini di ricovero in terapia intensiva, sia di mortalità. Queste conclusioni, scrivono gli autori dello studio, non sono definitive poiché i dati ad oggi disponibili non sono ancora sufficienti per stabilire un nesso sicuro di causalità. Sono dunque necessari nuovi studi randomizzati controllati, in grado di chiarire in modo conclusivo il ruolo della vitamina D nel complesso quadro clinico sviluppato da Covid-19.

L’associazione tra Covid-19 e vitamina D potrebbe essere correlata alla capacità della vitamina di aumentare i meccanismi di difesa innati contro gli agenti patogeni e alla capacità di inibizione della risposta infiammatoria. L’enzima 2 di conversione dell’angiotensina (ACE2) coinvolto nella genesi dell’infezione, per esempio, è il principale recettore della cellula ospite per SARS-CoV2 e si trova sulle membrane cellulari delle cellule di polmoni, reni, cuore, muscolatura liscia nasale, vascolare e delle cellule endoteliali.

 

Fonte:

D’Ecclesiis O, Gavioli C, Martinoli C, Raimondi S, Chiocca S, et al. Vitamin D and SARS-CoV2 infection, severity and mortality: A systematic review and meta-analysis. PLoS One. 2022 Jul 6;17(7):e0268396.

Il ruolo degli acidi grassi polinsaturi nella steatosi epatica non alcolica

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La steatosi epatica non correlata all’abuso di alcol (NAFLD) è una condizione abbastanza diffusa a livello globale che si caratterizza per l’accumulo di grasso all’interno delle cellule del fegato. L’alimentazione e lo stile di vita svolgono un ruolo di primo piano nel favorire o nel prevenire la comparsa e le conseguenze di questa condizione. Non a caso nel suo trattamento si cerca innanzitutto di instaurare una dieta equilibrata e di favorire, nei casi necessari, anche la perdita di peso.

La ricerca finlandese

Questa recente ricerca finlandese ha esaminato in modo trasversale e longitudinale i dati di oltre 1.200 uomini e donne (inseriti nel più ampio studio ‘Kuopio Ischaemic Heart Disease Risk Factors’) mettendo a fuoco in modo specifico il ruolo degli acidi grassi polinsaturi (PUFA) della serie omega-3 e omega-6 nello sviluppo di questo problema. Dopo aver suddiviso la popolazione oggetto dello studio in 4 categorie in relazione ai livelli ematici di PUFA, si è visto che i soggetti con le concentrazioni più elevate di omega-6, e in particolare di acido linoleico, presentavano un rischio di steatosi epatica non alcolica significativamente inferiore (-70% circa) rispetto a coloro che avevano concentrazioni più basse. Le altre correlazioni, come ad esempio quella rilevata tra maggiori concentrazioni sieriche di omega-3 e minore prevalenza della steatosi epatica non alcolica, non sono risultate statisticamente significative.

Queste osservazioni sono in linea con i risultati di studi precedenti e confermano le proprietà antinfiammatorie dei PUFA, in particolare l’effetto positivo degli omega-6 sul metabolismo dei lipidi. Sulla base di questi dati gli autori suggeriscono di integrare la dieta con fonti alimentari di PUFA e soprattutto di acido linoleico, presenti in tutti gli oli vegetali, nella frutta secca a guscio, nei semi oleosi, nei cereali e in alcuni alimenti di origine animale (latticini e uova) all’interno di una strategia di prevenzione primaria della steatosi epatica non alcolica.

Fonte:

Mäkelä TNK, Tuomainen TP, Hantunen S, Virtanen JK. Associations of serum n-3 and n-6 polyunsaturated fatty acids with prevalence and incidence of non-alcoholic fatty liver disease. Am J Clin Nutr. 2022 Jun 1:nqac150. Epub ahead of print.

 

 

Ginseng e disfunzione endoteliale

Per disfunzione endoteliale si intende un’anomalia che si sviluppa a livello della tunica che riveste la superficie interna dei vasi arteriosi e venosi e più precisamente un’alterazione della normale funzione endoteliale, che comporta la perdita di alcune caratteristiche strutturali e/o funzionali. La disfunzione endoteliale può indurre una varietà di patologie anche gravi, quali malattie cardio e cerebrovascolari, sindrome metabolica e altre patologie degenerative. Un ampio numero di studi ha già documentato gli effetti di piante e composti di derivazione naturale sulle malattie vascolari e tra queste anche il ginseng. Il ginseng asiatico (Panax ginseng, Araliaceae) è una pianta medicinale tradizionale alla quale sono state attribuite proprietà immunomodulanti, antinfiammatorie, ipolipemizzanti, antiossidanti, antidiabetiche, antitumorali, riparatrici, anti-età e antidepressive. Questa review descrive in sintesi i meccanismi molecolari chiave e le vie di segnalazione del ginseng, i suoi princìpi attivi e il suo impiego potenziale nella prevenzione e nel trattamento delle malattie vascolari, comprese le malattie cardio-cerebrali, l’ipertensione ecc. La ricerca evidenzia, inoltre, in modo specifico il ruolo bidirezionale di questa pianta nel promuovere o inibire l’angiogenesi e individua, come spiegano gli autori, la relazione tra il ginseng e la disfunzione endoteliale, che potrebbe fornire la base per una ulteriore applicazione clinica di questa pianta.

Partenio e cefalea pediatrica

Emicrania e cefalea sono manifestazioni dolorose croniche diffuse anche nell’infanzia. Questo studio multicentrico osservazionale italiano ha riguardato 91 bambini affetti da emicrania, con aura o senza aura, o da cefalea di tipo tensivo. I bambini hanno ricevuto per 16 settimane un integratore contenente partenio, Andrographis paniculata, Coenzima Q10, riboflavina e magnesio e sono stati valutati al basale (T0), alla settimana 8 (T1) e a fine del trattamento alla settimana 16 (T2), con follow-up alla settimana 20 (T3) e alla settimana 32 (T4). Il preparato ha ridotto in modo statisticamente significativo la frequenza della cefalea tensiva durante il periodo di trattamento (p < 0,001) e l’efficacia è stata mantenuta dopo 16 settimane di sospensione del trattamento (p < 0,001). La frequenza degli attacchi di emicrania è diminuita anche nel gruppo emicrania con aura sia in corso di trattamento (p < 0.01) sia dopo la sua sospensione (p < 0.01). Nei soggetti con emicrania senza aura c’è stata invece una riduzione della frequenza dell’emicrania durante il trattamento (p < 0.01) che non è stata riscontrata alla fine dello stesso. È stato osservato un effetto significativo nel gruppo emicrania con aura durante il trattamento (p < 0,001) e dopo la sua sospensione (p < 0,001 vs T0); anche nel gruppo di soggetti con emicrania senza aura il preparato è stato efficace (p < 0.001) e l’efficacia si è mantenuta alla fine dello studio (p < 0.001). Secondo i ricercatori questa preparazione ha ridotto la frequenza del mal di testa e l’intensità del dolore in bambini affetti da più tipologie di cefalea.

 

 

 

Estratti botanici e invecchiamento cutaneo 

Uno studio randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato gli effetti di una associazione di nutraceutici sulla salute della pelle e sullo status antiossidante di donne in menopausa. Centodieci donne in post-menopausa di età compresa tra 45 e 60 anni sono state arruolate e assegnate in modo casuale al gruppo di trattamento o al gruppo placebo (n = 55 per gruppo). È stato preso in esame un nutraceutico contenente una miscela di estratti di soia (Glycine max), cimicifuga (Cimicifuga racemosa), agnocasto (Vitex agnus-castus) ed enotera (Oenothera biennis) assunto per 12 settimane. I parametri dermatologici sono stati valutati al basale, alla settimana 6 e alla settimana 12; per valutare lo stato antiossidante sono stati rilevati i livelli di glutatione (GSH) e malondialdeide (MDA) al basale e alla settimana 12. Alla settimana 6 la pelle si presentava significativamente meno ruvida nel gruppo di trattamento (n = 50 completati) rispetto a quello di controllo; alla settimana 12 erano migliorati in modo significativo rispetto al placebo anche elasticità, rugosità, levigatezza e rughe. Inoltre, il livello di glutatione era aumentato in modo statisticamente significativo, mentre quello di malondialdeide era significativamente diminuito nel gruppo trattamento rispetto al placebo. Non sono stati riportati effetti avversi durante lo studio.Questi dati indicano che la supplementazione con una miscela di quattro estratti di piante contribuisce alla salute della pelle e allo status antiossidante di donne in età menopausale.