Home Blog Pagina 55

A Norimberga e online, il Salone Internazionale della Cosmesi Naturale 2023

BIOFACH e VIVANESS ospiteranno a Norimberga e online dal 14 al 17 febbraio 2023 la comunità internazionale dei prodotti alimentari biologici e della cura personale naturale e biologica.

VIVANESS, Fiera internazionale per la cura personale naturale e biologica, darà modo ai visitatori di scoprire i nuovi prodotti e tendenze. Visitando la manifestazione di persona sarà possibile conoscere nuovi potenziali partner per le proprie attività, come anche sperimentare con tutti i sensi le nuove proposte del mercato cosmetico biologico. Partecipando alla fiera, si prenderà parte della rivoluzione biologica, che aprirà la strada verso un futuro più verde – Paving the path!
A VIVANESS 2023, i visitatori sperimenteranno la bellezza, la salute e la naturalezza con tutti i sensi e troveranno anche nuovi interessanti spunti.
Highlights: Nuovi prodotti e newcomers allo stand “New Products” e al padiglione dedicato per le aziende giovani e innovative (“GMSJU”), l’Area Workshop e il Breeze Village e il VIVANESS CONGRESS di altissimo livello.

Per ulteriori informazioni, consultare la pagina: www.vivaness.de/en/pavingthepath

BIOFACH, la fiera leader mondiale per i prodotti alimentari biologici, si terrà in contemporanea con VIVANESS e riunirà i maggior rappresentanti del settore alimentare biologico internazionale.

Ulteriori informazioni alla pagina: www.biofach.de/en/pavingthepath

Sarà possibile partecipare a entrambe le fiere con lo stesso biglietto di ingresso, acquistabile a questo link.

Sono disponibili le seguenti tariffe con due periodi di prevendita.

Proprietà del melograno sulla salute della pelle

Il frutto del melograno (Punica granatum L.) è stato ampiamente utilizzato nella medicina tradizionale e le sue molteplici proprietà salutistiche stanno ottenendo conferme anche dalla ricerca scientifica. In particolare questo studio prospettico in doppio cieco controllato con placebo ha valutato gli effetti di un integratore a base di estratto di melagrana su diversi parametri della salute della pelle. Lo studio ha riguardato un piccolo gruppo di persone (28), di entrambi i generi ed età compresa tra 25 e 55 anni, suddivise in due gruppi: il gruppo di intervento (N: 14) ha assunto ogni giorno per via orale un integratore a base di estratto standardizzato di melagrana arricchito di punicalagina mentre il gruppo di controllo (N: 14) ha ricevuto una sostanza placebo; la durata dello studio è stata di quattro settimane. Sono stati valutati i cambiamenti intervenuti su gravità delle rughe, proprietà biofisiche del viso, microbioma cutaneo e intestinale. Due soggetti del gruppo di controllo sono stati persi al follow-up dopo lo screening e due hanno interrotto l’intervento; nel gruppo sperimentale quattro soggetti sono stati persi al follow-up e due hanno interrotto l’intervento a causa delle preoccupazioni legate a COVID-19.

Alla fine dello studio nel gruppo di intervento sono state registrate riduzioni significative della gravità delle rughe del viso ed è emersa una tendenza alla diminuzione del tasso di escrezione sebacea del viso rispetto al gruppo di controllo placebo. I livelli più elevati di Eggerthellaceae registrati nel microbioma intestinale sono stati correlati a una diminuzione sia della perdita di acqua transepidermica (TEWL) sia della gravità delle rughe nel gruppo sperimentale. Ciò ha suggerito che l’estratto di melagrana ha migliorato la funzione di barriera cutanea, oltre all’aspetto delle rughe. La supplementazione dell’estratto di melagrana ha determinato inoltre l’aumento di Staphylococcus epidermidis e del genere Bacillus sulla pelle. La supplementazione per quattro settimane (250 mg al giorno) di un estratto di frutto di melograno, standardizzato in 75 mg di punicalagina, ha pertanto migliorato in modo significativo diversi parametri della salute della pelle. Questi effetti possono essere correlati alle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie delle sostanze fitochimiche presenti nell’estratto di melograno.  Sono tuttavia necessari studi futuri eseguiti su una popolazione più ampia per approfondire e confermare questi promettenti dati.

Fonte: Chakkalakal M, Nadora D, Gahoonia N, Dumont A, Burney W, Pan A, Chambers CJ, Sivamani RK. Prospective Randomized Double-Blind Placebo-Controlled Study of Oral Pomegranate Extract on Skin Wrinkles, Biophysical Features, and the Gut-Skin Axis. Journal of Clinical Medicine. 2022; 11(22):6724.

 

 

Curcuma e boswellia nell’artrosi della mano

L’osteoartrosi (OA) della mano è una malattia progressiva caratterizzata da dolore e disabilità, con conseguenti limitazioni nello svolgimento delle comuni attività quotidiane e lavorative che coinvolgono i movimenti fini delle mani. L’inizio della patologia non è databile fino alla comparsa dei segni clinici. Questo studio in aperto, non controllato e post-osservazionale ha valutato gli effetti di un integratore alimentare a base di curcuma (Curcuma longa) e boswellia (Boswellia serrata) in aggiunta alle terapie standard in 232 pazienti con dolore alla mano, con o senza deformità articolare. I partecipanti al trial hanno ricevuto per tre mesi un integratore alimentare contenente 89 mg di estratto secco di C. longa, 120 mg di resina di B. serrata e 1,8 µg di vitamina D.

Il dolore è stato valutato con una scala analogica visiva (VAS) a 10 punti; sono stati registrati anche il numero di articolazioni dolorose della mano, il grado di soddisfazione di ciascun partecipante, l’assunzione di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e gli eventuali effetti collaterali. L’intensità del dolore al basale (p < 0,0001) e il numero di articolazioni dolorose (p < 0,0001) sono diminuiti in modo statisticamente significativo durante i tre mesi di trattamento. Dopo le 12 settimane di trattamento sono diminuiti sempre in maniera statisticamente significativa l’assunzione di FANS e l’applicazione di farmaci topici in sede, rispettivamente del 64% (p < 0,0001) e del 79% (p < 0,0001). Solo 3 persone su 239 (1,3%) hanno riportato lievi effetti collaterali, probabilmente correlati all’integratore. L’80,3% dei partecipanti si è detto soddisfatto del trattamento e il 75,5% desiderava proseguirlo. Questo studio ha dimostrato dunque che la combinazione di estratti di Curcuma longa e Boswellia serrata riduce in modo rapido e significativo il dolore cronico nei soggetti affetti da osteoartrosi della mano.

Si evidenzia che il sollievo dal dolore era già significativo dopo sei settimane di supplementazione e che l’effetto benefico ha continuato ad aumentare con la durata del trattamento. L’integratore alimentare ha ridotto l’intensità del dolore del 30% o più nell’89% dei partecipanti allo studio. La capacità degli estratti di boswellia e curcuma (da soli o in associazione) di dare sollievo ai pazienti con osteoartrosi del ginocchio è stata ampiamente descritta in letteratura (Bannuru et al. 2018; Liu et al. 2018) tuttavia, sottolineano i ricercatori, questo è il primo studio che ha riportato l’effetto nell’osteoartrosi della mano. Infine, lo studio fornisce informazioni utili per la progettazione di un più ampio studio clinico di fase III, tra cui la stima della dimensione del campione, la selezione del dosaggio e degli outcome primari.

Fonte: Henrotin Y, Dierckxsens Y, Delisse G, Maes N, Albert A. Curcuma longa and Boswellia serrata extract combination for hand osteoarthritis: an open-label pre-post trial. Pharm Biol. 2022 Dec;60(1):2295-2299. 

Ovaio policistico e semi di lino

La sindrome dell’ovaio policistico è un disturbo endocrino abbastanza comune che interessa il 5-10% delle donne in età fertile e che può influire negativamente sulla loro salute riproduttiva, metabolica e psicologica. Le cause della sindrome dell’ovaio policistico non sono ancora completamente note, ma pare che il disturbo sia dovuto alla combinazione di fattori genetici e ambientali.  Trattandosi di un problema dell’età fertile della donna, spesso i suoi sintomi si sviluppano con la comparsa delle prime mestruazioni (menarca), ma può anche accadere che essi compaiano negli anni successivi. I semi di lino sono noti per essere un alimento funzionale in grado di fornire notevoli apporti di acido α-linolenico (ALA), lignani e fibre alimentari.

In particolare l’olio di semi di lino, tra i più ricchi in acido linolenico e sostanze antiossidanti (acidi grassi omega 3, omega 6, vitamina F, vitamina E), esplica diverse attività, da quella blandamente lassativa riconducibile alla presenza di mucillagini, all’azione antinfiammatoria e a quella ipocolesterolemizzanti. Questo recente studio di revisione sistematica ha valutato in modo specifico l’efficacia della supplementazione di semi o di olio di semi di lino su donne con sindrome dell’ovaio policistico. È effettuata una ricerca nei database PubMed, Scopus e Google Scholar dall’inizio fino a maggio 2022 per riscontrare tutti gli studi clinici randomizzati pubblicati su questo problema.

Su 69 articoli individuati in letteratura internazionale nove studi clinici, pubblicati tra il 2011 e il 2021, sono stati inclusi nella sintesi qualitativa. Sulla base dei risultati di questi studi gli autori concludono che l’integrazione di semi di lino è in grado di migliorare i parametri metabolici, ormonali e antropometrici nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico. A causa della qualità variabile degli studi ad oggi disponibili, è tuttavia necessario realizzare ulteriori ricerche per definire delle più solide raccomandazioni al riguardo.

Fonte: Emamat H, Najafpour Boushehri S, Eslami MA, Saneei Totmaj A, Ghalandari H. The effects of flaxseed or its oil supplementations on polycystic ovary syndrome: A systematic review of clinical trials. Phytother Res. 2022 Nov 25. 

L’importanza del fitocomplesso

Apriamo il 2023 con una rivista completamente rinnovata nella veste grafica che ci auguriamo sia gradita ai nostri lettori. Se abbiamo rinnovato l’abito, non è cambiata la nostra mission comunicativa, che si basa come sempre sul puntuale approfondimento tecnico-scientifico degli argomenti correlati alla filiera dell’erboristeria.

In sintonia con questo approccio, su questo numero abbiamo ripreso la questione dei prodotti vegetali contenenti idrossiantraceni con un articolo del nostro collaboratore Marco Biagi. Un argomento protagonista, come sapete, di un lungo e controverso iter regolatorio, conclusosi con l’approvazione del Regolamento (UE) 2021/468 con cui Bruxelles ha normato, e limitato, l’uso degli idrossiantraceni negli integratori alimentari.

Abbiamo voluto parlare ancora di droghe antrachinoniche per sostenere un approccio scientifico alla sicurezza di queste sostanze, che sia basato quindi sulla conoscenza della composizione chimica dei botanicals che le contengono, sulla loro farmacocinetica nelle matrici vegetali e sulla bibliografia tossicologica dei loro fitocomplessi.

Ed è proprio il fitocomplesso – una parola che in molti sembrano non intendere – l’elemento chiave, quello che fa la differenza, per affrontare la sicurezza delle piante medicinali in maniera razionale e radicata nella real life, svincolandola da un piano astratto ed esclusivamente teorico.

A tale proposito la letteratura scientifica offre vari riscontri, evidenziando come esista una chiara differenza tra la valutazione della sicurezza di singole molecole studiate in vitro e quella di estratti e preparazioni vegetali indagate come fitocomplesso in vivo. Studi pubblicati su riviste internazionali e dati recenti – ottenuti peraltro da laboratori diversi e facendo ricorso a metodologie diversificate e riportati nel nostro approfondimento – consentono un’interpretazione diversa e indubbiamente più positiva della sicurezza dei botanicals contenenti idrossiantraceni.

Questi materiali sono stati presentati alla Commissione Europea, non tanto per rimettere in discussione quanto è stato stabilito da Bruxelles per l’aloe e i suoi componenti ormai quasi due anni fa, quanto con l’intenzione di riuscire a influire, con argomentazioni scientifiche, sulla decisione che l’istituzione comunitaria dovrà assumere per senna, cascara, frangula e rabarbaro, alla fine del periodo di scrutinio di 4 anni stabilito dal Regolamento citato.

In via generale, però, la questione è ben più ampia e non riguarda soltanto le droghe antrachinoniche. È l’espressione piuttosto di una visione rigida sui preparati di origine vegetale che sta orientando le scelte dell’Europa e via via restringendo l’impiego di diverse sostanze nell’ambito alimentare, riservandole al comparto farmaceutico.

Tra i vari dossier aperti, uno riguarda il geranio africano (Pelargonium sidoides) o Umckaloabo nella lingua zulù, una pianta tradizionale che, grazie a una documentata attività antivirale e antibatterica, viene utilizzata nel trattamento dei problemi delle vie respiratorie.

Che cosa è accaduto? Una consultazione tra gli Stati membri, in base al Regolamento europeo 2015/2283, ha stabilito nel marzo 2022 che, in assenza di prove di consumo significativo in Europa negli alimenti precedente al 1997, Pelagornium sidoides rientra nella categoria dei novel food.

Bizzarramente ad aprire la strada in questa direzione è stato il Belgio, che per primo aveva introdotto la pianta nella lista Belfrit, per poi eliminarla dall’elenco delle piante impiegabili negli integratori e classificarla come nuovo alimento nella categoria “Prodotti alimentari derivanti da piante o parti di piante”.

Il Ministero della Salute italiano ha dato tempo agli operatori del settore di presentare le eventuali prove di un consumo significativo entro lo scorso 18 dicembre ma, come si capisce, è un gatto che si morde la coda e quindi, benché al momento di andare in stampa non siano stati emanati provvedimenti ad hoc, dal 2023 il pelargonio non potrà più essere impiegato negli integratori alimentari, ma soltanto come medicinale.

Le norme in vigore, infatti, non consentono la commercializzazione di prodotti alimentari contenenti novel food, a meno che non se ne richieda l’autorizzazione attivando una procedura ad hoc e un iter lungo e complesso. Ma questa è un’altra storia.

Liquirizia e afte del cavo orale

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) è una specie botanica appartenente alla famiglia delle Fabaceae nativa del sud dell’Europa e di alcune regioni dell’Asia, come l’India, che viene impiegata principalmente per le sue proprietà protettive della mucosa gastrica, come antispastico e come sedativo della tosse. Un recente studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha valutato invece gli effetti di un collutorio a base di liquirizia sulle ulcere aftose del cavo orale. Si tratta di ulcerazioni della mucosa della bocca di piccole dimensioni ma molto fastidiose e dolorose che colpiscono un italiano su cinque.

La ricerca è stata effettuata su 54 soggetti afferenti alle cure primarie che presentavano tutti ulcere aftose: il gruppo di intervento (N: 30) ha effettuato gargarismi con un collutorio contenente estratto di liquirizia per 1 e 2 giorni. mentre i soggetti arruolati nel gruppo placebo (N: 24) hanno ricevuto una sostanza inerte. Per l’autovalutazione dei livelli di dolore prima e dopo il trattamento è stata utilizzata una scala analogica visiva (VAS) a 10 punti con i seguenti risultati: nel gruppo di intervento è stato rilevato un livello di dolore significativamente ridotto rispetto al gruppo placebo al giorno 1 (P<0,001) e al giorno 2 (P <0,001). L’estratto di liquirizia, concludono i ricercatori, riduce pertanto il dolore delle ulcere aftose del cavo orale e anche il tempo di guarigione, migliorando la qualità della vita dei soggetti che presentano questo disturbo.

Fonte: Liu HL, Hsu PY, Chung YC, Lin CH, Lin KY. Effective licorice gargle juice for aphthous ulcer pain relief: A randomized double-blind placebo-controlled trial. Pak J Pharm Sci. 2022 Sep;35(5):1321-1326. 

 

Attività antimicrobica degli OE di lavanda e finocchio

La resistenza agli antimicrobici, o antibioticoresistenza, rappresenta un grande problema e una sfida globale per i moderni sistemi sanitari. In questo contesto il fenomeno più allarmante per la salute umana, e in piena espansione a livello mondiale, è l’accumulo di più forme di resistenza in alcuni batteri generatori di malattie. Questi batteri sono detti multi-resistenti perché riescono a proliferare normalmente anche in presenza di più classi di farmaci antibatterici e alcuni di essi sono addirittura in grado di resistere a qualsiasi antibiotico conosciuto. Oltre alla resistenza ai farmaci, sono noti anche gli effetti collaterali di alcune categorie di antibiotici, quindi la ricerca sta promuovendo degli sforzi per individuare altre risorse volte a contrastare questo problema.

In questo quadro è di interesse un recente studio, pubblicato sulla rivista Planta Medica, che ha valutato l’effetto di combinazioni binarie di amoxicillina, un principio attivo appartenente alla famiglia delle penicilline, con gli oli essenziali di lavanda (Lavandula angustifolia) e finocchio (Foeniculum vulgare) contro ceppi microbici patogeni umani. Utilizzando diverse combinazioni degli oli essenziali come primo risultato è stata osservata una notevole attività antimicrobica in vitro a concentrazioni relativamente basse di amoxicillina contro Staphylococcus aureus ATCC 6538, Enterococcus faecalis ATCC 29212, Bacillus cereus ATCC 14579, Escherichia coli NRRL B-3008, Salmonella typhi (isolato clinico). La minima concentrazione inibente è stata calcolata e interpretata in termini di aggiunta, sinergia, antagonismo o indifferenza. Contro i patogeni E. faecalis ed Escherichia coli è stata osservata un’interazione sinergica con la combinazione di olio essenziale di F. vulgare e amoxicillina (MIC = 8,05 × 10-4). Entrambi gli oli essenziali, insieme e in combinazione con l’amoxicillina, hanno mostrato un effetto sinergico, un risultato promettente in vista di applicazioni future.

Fonte: Ayşe Esra Karadağ, Ayşegül Çaşkurlu, Betül Demirci, Fatih Demirci. Binary Synergistic Combinations of Lavender and Fennel Essential Oils with Amoxicillin. Planta Med December 2022. DOI: 10.1055/a-1891-1119.

Benefici dell’iperico nelle lesioni cutanee persistenti

St John's wort isolated on white

Presente in Europa, Asia e Stati Uniti, l’iperico (Hypericum perforatum L.), o erba di San Giovanni, è una pianta perenne cespugliosa con i caratteristici fiori gialli a cinque petali. Cresce spontaneamente nei boschi, sui bordi delle strade e nei prati. Si ipotizza che il nome di ‘erba di San Giovanni’ sia correlato al fatto che i cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme la utilizzassero per trattare le ferite sui campi di battaglia durante le Crociate; altri suggeriscono invece che derivi da San Giovanni Battista, trattandosi di una pianta che tradizionalmente veniva raccolta il 24 giugno, ossia il giorno di San Giovanni. Negli ultimi anni decine di studi scientifici hanno dimostrato che l’erba di San Giovanni può alleviare i disturbi dell’umore e in particolare le forme depressive di grado lieve-moderato, senza indurre gli effetti collaterali che caratterizzano diversi antidepressivi di sintesi. Dai fiori si ricava anche un olio il cui colore rosso intenso è conferito dall’ipericina, uno dei principi attivi insieme all’iperforina. L’olio di iperico è stato utilizzato sin dall’antichità secondo la teoria delle Segnature per trattare ferite, piaghe, ustioni, contusioni e come antinfiammatorio topico.

Questo studio osservazionale, pubblicato sul numero di novembre 2022 del Journal of Wound Care, ha valutato per la prima volta gli effetti del macerato oleoso di iperico sulle lesioni cutanee intrattabili da mastite granulomatosa idiopatica (IGM), una malattia infiammatoria benigna della mammella che colpisce donne in età fertile con una storia di allattamento al seno. Il massaggio con olio di iperico (due volte al giorno per due minuti) è stato effettuato solo sulle donne che presentavano lesioni cutanee persistenti o intrattabili, dopo la completa regressione della massa granulomatosa con la terapia convenzionale (steroidi orali e antibiotici). Le lesioni cutanee sono state valutate e classificate, prima e dopo il trattamento, come chiare, lievi, moderate e gravi. Ogni donna che ha partecipato allo studio ha inoltre compilato un questionario al termine delle sei settimane di trattamento. In totale 21 donne (età media 36,6 anni) con lesioni da mastite granulomatosa idiopatica persistenti hanno utilizzato l’olio di iperico dopo aver completato il protocollo di trattamento standard.

Iperemia (100%), desquamazione (61%), indurimento (52%) e ulcere (28%) erano le lesioni cutanee predominanti. La distribuzione delle lesioni in base al grado di gravità è stata classificata come lieve, moderata e grave, riscontrata rispettivamente nel 35%, 41% e 23% delle donne. Rispetto ai punteggi pre-trattamento, si sono registrate regressioni statisticamente significative (chiare: 76,4%, lievi: 17,6%, moderate: 3,9%, gravi: 1,9%; p<0,001 per ciascuna) con una percentuale di successo complessivo (clearance totale o diminuzione/regressione delle lesioni) del 94%. Il massaggio con olio di iperico si è pertanto mostrato molto efficace nel trattamento topico delle lesioni cutanee persistenti correlate a mastite granulomatosa idiopatica.

 

Fonte: Yuksekdag S. The efficacy of St John’s wort oil macerates on intractable skin lesions of patients with idiopathic granulomatous mastitis: preliminary results. J Wound Care. 2022 Nov 2;31(11):1006-1010.

 

Nigella nell’osteoartrosi del ginocchio

Pianta erbacea annuale ampiamente distribuita nei paesi del bacino del Mediterraneo, Nord Africa, Medio Oriente e Asia, la nigella (Nigella sativa), nota anche come cumino nero, era conosciuta e apprezzata già dagli antichi Egizi. Successivamente, in epoca medievale, le proprietà della nigella furono studiate da ricercatori arabo-islamici, quali al-Biruni e Avicenna (Ibn Sina), il quale, nel suo “Canone della Medicina”, affermava che i semi del cumino nero sono ricostituenti naturali e hanno la proprietà di stimolare l’energia corporea.
Nella medicina ayurvedica indiana i semi di Nigella sativa vengono impiegati per varie problematiche, anche nel trattamento dell’asma, grazie all’azione antistaminica e vasoregolatrice. L’uso alimentare e il basso rischio di tossicità hanno contribuito negli ultimi anni allo sviluppo di molte ricerche scientifiche pre-cliniche e cliniche, che rendono la pianta particolarmente interessante, anche nella prevenzione e cura delle malattie metaboliche e cardiovascolari. L’olio di semi di nigella esplica effetti analgesici e antinfiammatori. Il suo impiego nel trattamento dell’osteoartrite del ginocchio è stato preso in esame da un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco con controllo placebo che ne ha valutato l’efficacia e la sicurezza.

Centosedici soggetti (età 50 – 70 anni) sono stati assegnati in modo casuale ad assumere per via orale 2,5 ml di olio di cumino nero (N = 58) oppure un placebo (N = 58), ogni 8 ore per 1 mese. Per la valutazione degli outcome primari è stato utilizzato il WOMAC (Western Ontario and McMaster Universities Osteoarthritis Index), insieme a scala analogica visiva (VAS) per il dolore, il numero di compresse di paracetamolo assunte giornalmente durante lo studio, la soddisfazione dei pazienti; l’emocromo completo e i livelli ematici di alanina aminotransferasi, aspartato aminotransferasi, fosfatasi alcalina, creatinina e azoto ureico erano le misure di outcome secondarie. Lo studio è stato completato da 52 e da 54 partecipanti rispettivamente nei gruppi verum (Nigella) e placebo. Questi i risultati: i punteggi sulla scala VAS sono diminuiti del 33,96 ± 17,04% nel gruppo verum e del 9,21 ± 0,32% in quello placebo con una differenza statisticamente significativa (p < 0,001 a favore del primo. Rispetto alla baseline, anche i punteggi totali WOMAC sono diminuiti del 27,72 ± 18,61% nel gruppo verum e dell’1,34 ± 2,31% in quello placebo (p < 0,001), di nuovo con una differenza statisticamente significativa a favore del gruppo che assunto olio di nigella. L’olio di nigella ha inoltre ridotto in maniera statisticamente significativa l’assunzione di paracetamolo (p = 0,001) determinando una maggiore soddisfazione rispetto al gruppo placebo (p < 0,001). Non si sono verificati effetti collaterali e /o avversi.
L’olio di cumino nero, pertanto, può essere considerato una supplementazione efficace e sicura per ridurre i sintomi dell’osteoartrite del ginocchio che contribuisce anche a ridurre il dosaggio degli analgesici.

Fonte: Huseini HF, Mohtashami R, Sadeghzadeh E, Shadmanfar S, Hashem-Dabaghian F, Kianbakht S. Efficacy and safety of oral Nigella sativa oil for symptomatic treatment of knee osteoarthritis: A double-blind, randomized, placebo-controlled clinical trial. Complement Ther Clin Pract. 2022 Nov;49:101666.

Aromaterapia con oli essenziali di lavanda e camomilla

Questo studio a tre bracci, parallelo, randomizzato e controllato ha preso in esame l’effetto dell’aromaterapia per inalazione con oli essenziali di lavanda e camomilla sulla depressione, l’ansia e lo stress di anziani ospitati in comunità. 183 partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a tre gruppi (n = 61): gruppi verum (OE di lavanda e OE di camomilla) e un gruppo di controllo. I partecipanti ai gruppi sperimentali hanno inalato tre gocce di olio essenziale di lavanda e camomilla all’1,5% per 30 notti, mentre quelli del gruppo di controllo hanno inalato con modalità simile solo acqua distillata.

I dati sono stati raccolti utilizzando la Depression, Anxiety, and Stress-Scale (DASS) al basale, subito dopo l’intervento e dopo un mese. L’analisi dei dati è stata effettuata con il test del chi-quadro, il test esatto di Fisher, l’ANOVA a una via e l’ANOVA a misure ripetute. I risultati dopo un mese hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo nei livelli di depressione, ansia e stress subito e un mese dopo l’intervento nei gruppi OE di lavanda e OE di camomilla rispetto al gruppo di controllo (p < 0,01). L’aromaterapia inalatoria con oli essenziali di lavanda e camomilla ha contribuito pertanto a ridurre la depressione, l’ansia e i livelli di stress in una popolazione di anziani ospitati in comunità.

Fonte: Ebrahimi H, Mardani A, Basirinezhad MH, Hamidzadeh A, Eskandari F. The effects of Lavender and Chamomile essential oil inhalation aromatherapy on depression, anxiety and stress in older community-dwelling people: A randomized controlled trial. Explore (NY). 2022 May-Jun;18(3):272-278.