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La mirabile poliedricità delle erbe

La versatilità di impiego delle piante medicinali è stata oggetto di molti studi scientifici e di etnobotanica. Al di là dei vari fattori ai quali è stata via via attribuita, il dato che resta è proprio la loro straordinaria poliedricità, che ne consente l’utilizzo in molteplici ambiti della salute e del benessere.

Ed è quanto ci restituisce puntualmente questo numero della rivista (N.2-23, ndr), all’interno di un viaggio tra contenuti e saperi che si snoda nel tempo e nello spazio. Nel tempo, tra modalità differenti di applicazione delle erbe, quelle trasmesse da tradizioni antiche – e un assist lo offre l’articolo di Luigi Giannelli sull’intrigante tema delle ‘signature’- e quelle che scaturiscono dalle ricerche attuali, e nello spazio tra aree geografiche, e quindi culturali, contraddistinte ciascuna da specifiche peculiarità, dal bacino del Mediterraneo al Medio Oriente.

Emerge nell’articolo di Fabio Firenzuoli sul tema della sindrome metabolica – problema del nostro tempo e delle società ‘affluenti’- dove diverse piante medicinali possono svolgere un ruolo significativo. Le piante tipiche della nostra area come la galega, fino alla ‘regina delle spezie’, la nigella o cumino nero, nota già agli antichi Egizi e nell’Ayurveda indiana, usata nella medicina persiana e citata nel Canone di Avicenna.

Grazie alle numerose e significative evidenze acquisite a vari livelli della ricerca scientifica, la nigella si sta affermando come un complemento importante per la gestione di questa condizione: riduce infatti l’iperglicemia, l’emoglobina glicata, l’ipercolesterolemia, aumenta il livello di colesterolo HDL, contrasta il sovrappeso contribuendo anche al buon funzionamento della ghiandola tiroidea.

Interessante anche il ruolo degli oli essenziali – di menta, lavanda, limone o boswellia tra gli altri – all’interno dei percorsi di training olfattivo nei casi di anosmia e iposmia che fanno parte della sintomatologia del Long Covid, illustrati nel documentato report di Marco Valussi sui lavori di ricerca pubblicati in materia.

E poi le mucillagini, costituenti cellulari ampiamente diffusi in natura e impiegate nell’industria alimentare, farmaceutica e soprattutto in cosmetica, trattate nell’approfondimento di Stefania La Badessa dedicato alle piante più ricche di queste componenti – dall’altea alle succulente autoctone del deserto, come il cactus nopal e l’aloe vera, i cui “gel” esplicano proprietà dermoprotettive e idratanti – e al loro utilizzo in cosmesi.

Infine, ma non meno importante, l’articolo di Gemma Lunardi sulla “cosmesi oncologica” nel quale si evidenzia come si possano impiegare in sicurezza alcune piante ed estratti vegetali nei delicati e complessi percorsi che seguono una malattia tumorale.

Buona lettura!

Psillio e intestino irritabile nei più piccoli

Lo psillio (Plantago psyllium) è una pianta erbacea annuale che predilige terreni semi-sabbiosi, diffusa nella regione del Mediterraneo e nel Medio Oriente, della quale si utilizzano i semi essiccati. Questi presentano un rivestimento ricco di mucillagini, polisaccaridi appartenenti alla categoria delle fibre idrosolubili. La sindrome dell’intestino irritabile in età pediatrica è un disturbo funzionale abbastanza comune che presenta una risposta variabile a vari agenti terapeutici. L’efficacia dello psillio in questo contesto è stata dimostrata negli adulti, ma non esistono studi condotti sui bambini. Questo recente studio randomizzato e controllato in doppio cieco ha specificatamente valutato l’efficacia della buccia di psillio rispetto al placebo in un campione di bambini con sindrome dell’intestino irritabile.

Quarantatré bambini sono stati assegnati al braccio psillio (Gruppo A) e 38 al braccio placebo (Gruppo B). La gravità del disturbo è stata valutata al basale e dopo 4 settimane di trattamento utilizzando la IBS severity scoring scale (IBS-SSS) e classificata in lieve, moderata e grave. Le età medie (in anni) dei gruppi A e B erano rispettivamente 9,87 (2,7) e 9,82 (3,17), con una durata mediana della malattia di 12 mesi. Al basale, il tipo, la gravità e i parametri dell’intestino irritabile erano equamente distribuiti nei due gruppi. A quattro settimane si è registrata una riduzione significativa del range interquartile   mediano del totale IBS-SSS nel gruppo psillio rispetto a quello placebo (P < 0,001). Analogamente, il 43,9% del gruppo A contro il 9,7% del gruppo B ha raggiunto la remissione (P < 0,0001) del disturbo. La differenza media nella scala di valutazione tra il Gruppo A e il Gruppo B è stata di -122,85 con un rapporto di rischio di 0,64 (P = 0,001) e una riduzione del rischio assoluto del 32%. La conclusione degli autori di questa ricerca, pubblicata sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, è che la buccia di psillio è efficace nel trattamento della sindrome dell’intestino irritabile pediatrica rispetto al placebo a breve termine.

Fonte: Menon J, Thapa BR, Kumari R, Puttaiah Kadyada S, Rana S, Lal SB. Efficacy of Oral Psyllium in Pediatric Irritable Bowel Syndrome: A Double-Blind Randomized Control Trial. J Pediatr Gastroenterol Nutr. 2023 Jan 1;76(1):14-19. 

Gymnema e riduzione del rischio cardiometabolico

La gymnema (Gymnema sylvestre) è una pianta rampicante nativa dell’India e diffusa soprattutto nelle zone tropicali di Africa, Asia e Australia. Tradizionalmente utilizzata dall’Ayurveda e in medicina tradizionale cinese per le sue proprietà ipoglicemizzanti, potrebbe offrire un contributo anche nei programmi di controllo del peso corporeo. Le foglie della pianta contengono polifenoli e glicosidi triterpenici (il più importante è l’acido gimnemico) che si legano in modo reversibile ai recettori del glucosio nel tratto intestinale, riducendo così l’assorbimento degli zuccheri introdotti con l’alimentazione. Alcuni studi hanno riportato che la gymnema potrebbe migliorare anche i fattori di rischio cardiometabolico.

In particolare questo studio di revisione sistematica con metanalisi pubblicato di recente sulla rivista Phytotherapy Research ha valutato in modo specifico gli effetti della supplementazione di Gymnema sylvestre sul profilo lipidico, sul controllo glicemico, sulla pressione arteriosa e sugli indici antropometrici in una popolazione di adulti. Attraverso una ricerca condotta nei database PubMed, Scopus e ISI Web of Science sono stati individuati gli studi randomizzati controllati (RCT) pubblicati fino a novembre 2021 e sei di essi sono stati selezionati e inclusi nel lavoro di revisione. Tutti gli studi sono stati condotti su adulti che hanno assunto un integratore di gymnema (>1 settimana) e hanno valutato i fattori di rischio cardiovascolare selezionati. I risultati hanno mostrato che l’integrazione di gymnema ha ridotto in modo statisticamente significativo i valori dei trigliceridi (p < .001), del colesterolo totale (p < .001) e del colesterolo LDL (p < .001), la glicemia a digiuno (p < .001) e la pressione arteriosa diastolica (p = .003).

Questi risultati suggeriscono che supplementazione di Gymnema sylvestre può migliorare i principali fattori di rischio cardiovascolare, concludono gli autori, aggiungendo che per stabilire con certezza l’efficacia clinica di questa pianta sono necessari ulteriori studi randomizzati e controllati di qualità e di lunga durata, condotti su popolazioni diverse. Infine i ricercatori scrivono che nell’interpretazione di questi interessanti risultati occorre tenere in considerazione alcuni limiti dello studio, in particolare l’eterogeneità degli studi inclusi nella review e per contro la relativa omogeneità delle popolazioni nelle ricerche prese in esame.

Fonte: Zamani M, Ashtary-Larky D, Nosratabadi S, Bagheri R, Wong A, Rafiei MM, Asiabar MM, Khalili P, Asbaghi O, Davoodi SH. The effects of Gymnema Sylvestre supplementation on lipid profile, glycemic control, blood pressure, and anthropometric indices in adults: A systematic review and meta-analysis. Phytother Res. 2022 Dec 29. 

Cannella, la spezia dei re

La cannella è una spezia comunemente utilizzata nella cucina italiana, facilmente distinguibile per il colore che va dal nocciola al rosso-bruno e per il caratteristico profumo. Conosciuta da Greci, Romani ed Egizi, è tra le spezie più antiche e con il suo profumo intenso conquistò nobili e aristocratici di tutto il mondo, tanto da guadagnarsi il titolo di “spezia dei re”. Due sono le varianti più diffuse, entrambe originarie del sud est asiatico: Cinnamomun zeylanicum (o cannella di Ceylon), nativa dello Sri Lanka e più costosa, e Cinnamomum cassia, più economica e originaria della Cina, caratterizzata da un aroma più secco. La cannella è ricavata dall’essiccazione della parte più interna della corteccia di queste e altre piante, appartenenti alla Famiglia delle Lauraceae, ed è commercializzata sotto forma di bastoncini o in polvere. Contiene molti minerali, tra cui spiccano per quantità ferro, calcio e potassio, e anche molte fibre.

Le sono state attribuite diverse proprietà benefiche per l’organismo umano: è in grado di migliorare la digestione, riducendo flatulenza e disturbi digestivi; di controllare i livelli di zuccheri nel sangue; di ridurre gli attacchi di fame (grazie al controllo della glicemia e al rallentamento della velocità di svuotamento gastrico) aiutando a mantenere il peso corporeo nella norma; di regolare il ciclo mestruale; di combattere e prevenire le infezioni, soprattutto fungine e batteriche. Nella medicina tradizionale cinese, la cannella viene utilizzata insieme ad altre erbe in decotti per il trattamento del raffreddore.

Il meccanismo d’azione

L’idrossicinnamaldeide, un componente della cannella, esercita effetti antinfiammatori inibendo la produzione di NO, ossido nitrico, attraverso il fattore nucleare kappa B. La cannella inibisce anche l’attività della idrossimetilglutaril-CoA reduttasi (HMG-CoA reduttasi), un enzima della classe delle ossidoreduttasi, e riduce i livelli di lipidi nel sangue sia negli animali che nell’uomo. L’estratto di cannella si lega al recettore beta degli estrogeni e ha un effetto stimolante diretto sulla formazione ossea. In altri studi l’aumento dell’attività proapoptotica dell’estratto di cannella è stato attribuito all’inibizione di NF-kappaB e AP1.

La ricerca scientifica

Studi in vitro suggeriscono che la cannella ha proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, immunomodulanti, antimicrobiche, antitumorali e anti-estrogeniche. Dati preliminari mostrano che gli estratti di cannella possono ridurre la resistenza all’insulina nelle donne con sindrome dell’ovaio policistico, migliorare i parametri della sindrome metabolica e ridurre la placca dentale e la gengivite. Sono stati condotti anche studi sull’uomo. Diverse metanalisi e una revisione sistematica della letteratura suggeriscono che la cannella e i suoi estratti migliorano il controllo glicemico ma gli studi hanno un’elevata eterogeneità e richiedono ulteriori conferme. Alcune metanalisi hanno indicato che la supplementazione di cannella può ridurre i trigliceridi nel sangue, le concentrazioni di colesterolo totale e i livelli di proteina C-reattiva. Studi sull’uso topico di un unguento alla cannella suggeriscono che può alleviare il dolore perineale e migliorare la guarigione delle incisioni episiotomiche nelle donne dopo il parto. La cannella, e in particolare la Cassia, contiene cumarina, una sostanza che a dosaggi elevati può nuocere a fegato e reni ed è consigliabile quindi non abusarne. Tra gli effetti avversi sono stati segnalati disturbi gastrointestinali e reazioni allergiche che in molti casi sono autolimitanti.

Fonte: Herbs – Memorial Sloan Kettering Cancer Center.

Aglio e rischio cardiovascolare

L’aglio (Allium sativum, famiglia della Alliaceae) è una pianta officinale dotata di numerose proprietà salutistiche, da secoli utilizzata in medicina popolare: è una fonte di antiossidanti e contiene i precursori di una molecola, l’allicina, caratterizzata da funzione antibatterica, antivirale e antimicotica. L’allicina, inoltre, esplica effetti benefici nell’ambito della salute cardiovascolare in quanto, riducendo la rigidità dei vasi sanguigni, contribuisce a migliorare la pressione arteriosa. Alcuni studi hanno anche suggerito che l’aglio potrebbe aiutare a ridurre l’incidenza del tumore dello stomaco. Diversi studi preclinici ne hanno rilevato gli effetti benefici sulle malattie cardiovascolari, ma i risultati complessivi della ricerca scientifica non sono definitivi e sono talvolta contradittori. A tale proposito questa recente revisione sistematica con metanalisi ha valutato gli effetti della supplementazione di compresse di aglio in polvere ed estratto di aglio invecchiato (AGE) nei soggetti affetti da malattia coronarica, esaminando principalmente l’attività su pressione arteriosa, calcificazione arterie coronarie, profilo lipidico e marcatori infiammatori.

Dopo una ricerca effettuata sulle banche dati internazionali PubMed, Cochrane CENTRAL e Google Scholar sono stati individuati gli studi randomizzati controllati che hanno esaminato l’effetto dell’aglio in soggetti con coronaropatia. La ricerca ha mostrato che l’assunzione di aglio ha determinato cambiamenti statisticamente significativi dei valori di colesterolo HDL e LDL, dell’apolipoproteina-A, della proteina reattiva C, di interleuchina 6 e omocisteina e del punteggio del calcio coronarico (CAC), un parametro importante per verificare l’eventuale insorgenza di malattie cardiovascolari. Nell’analisi dei sottogruppi, l’aglio ha ridotto in modo statisticamente significativo i livelli di colesterolo totale e LDL e migliorato i livelli di colesterolo HDL in soggetti a rischio CV. I risultati di questo studio forniscono pertanto evidenze convincenti che l’assunzione di aglio contribuisce a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare e che potrebbe essere considerato un trattamento naturale sicuro per abbassare il livello di infiammazione nei pazienti affetti da malattia coronarica.

 

Fonte: Gadidala SK, Johny E, Thomas C, Nadella M, Undela K, Adela R. Effect of garlic extract on markers of lipid metabolism and inflammation in coronary artery disease (CAD) patients: A systematic review and meta-analysis. Phytother Res. 2023 Jan 14.

Etnobotanica in Sardegna: le erbe tradizionali della Marmilla

Le popolazioni umane nelle diverse regioni del pianeta sfruttano da sempre le proprietà delle piante per prevenire e trattare un’ampia varietà di problemi di salute. Le aree che presentano una elevata presenza di taxa endemici e di usi tradizionali persistenti delle risorse botaniche locali rappresentano dei siti chiave per lo studio delle piante tradizionali. In genere, in queste aree le informazioni sulle proprietà medicinali delle piante autoctone vengono trasmesse oralmente di generazione in generazione, anche se ormai da qualche decennio è stato osservato un rapido declino di queste conoscenze, riconducibile ai notevoli cambiamenti socio-economici che hanno investito anche le aree più periferiche. Il bacino del Mediterraneo è uno dei siti in cui la storia dell’uomo è strettamente intrecciata con la natura: la situazione geografica unica e una impareggiabile eterogeneità ambientale hanno permesso infatti lo sviluppo di diverse civiltà e fornito la base per l’evoluzione di una straordinaria biodiversità. L’area mediterranea può quindi essere considerata – sottolineano gli autori di questo articolo di etnobotanica – un hotspot globale per le piante vascolari endemiche e per le conoscenze tradizionali sulle specie medicinali e aromatiche.

Lo studio ha preso in esame nello specifico l’area della Marmilla situata nella Sardegna centro-meridionale tra la pianura del Campidano e il Monte Arci, una zona caratterizzata da colline rotonde, piccole valli e aspri altopiani di basalto. Questa regione è stata scelta per le sue peculiari caratteristiche culturali e demografiche e in particolare per il suo prolungato isolamento e per la considerevole longevità dei suoi abitanti. Per realizzare uno studio di etnofarmacobotanica sulle specie vegetali endemiche della zona, sono state condotte delle interviste semi-strutturate a 145 residenti nella regione: queste hanno portato ad individuare 137 piante medicinali appartenenti a 62 famiglie, di cui circa il 57,3% erano taxa esclusivi del bacino del Mediterraneo. In particolare 4 di esse sono risultate endemiche sensu stricto e cioè Dipsacus ferox Loisel., Helichrysum microphyllum (Willd.) Cambess. Subsp. Tyrrhenicum (Bacch., Brullo & Giusso), Scrophularia trifoliata L. e Stachys glutinosa L., corrispondenti al 2,9% della flora medicinale locale. Gli autori della ricerca hanno inoltre raccolto e organizzato gli effetti attribuiti alle piante medicinali utilizzate dalla popolazione locale, che sono stati approfonditi durante l’intervista anche con l’aiuto di un medico residente nell’area. In via generale è emerso che i preparati a base di erbe sono stati utilizzati nella medicina popolare della Marmilla per affrontare problemi dell’apparato digerente (33%), del sistema nervoso (17%), della pelle (15%) e urogenitali (14%).

Nel primo caso per le specie botaniche utilizzate sono state riportate proprietà antidiarroiche, lassative e antispasmodiche, mentre gli effetti riferiti a livello dell’apparato uro-genitale includono quelli diuretici, antinfiammatori ed emmenagoghi. Infine, a livello del sistema nervoso, le proprietà riguardano gli effetti analgesici, sedativi, stimolanti e antinevralgici. I risultati hanno mostrato che le parti di pianta più utilizzate sono le foglie (49%), mentre il decotto (50%) è stata la modalità più comune per preparare formulazioni curative. È interessante rilevare che i partecipanti hanno svolto un ruolo di primo piano, trasmettendo le loro conoscenze culturali; hanno inoltre riconosciuto visivamente le piante fresche o gli esemplari essiccati, contribuendo quindi all’identificazione delle piante e alla traduzione dal sardo al nome scientifico. In generale, gli usi etnobotanici sono stati confermati dalle proprietà farmacologiche testate scientificamente. Questa tipologia di ricerca può contribuire a prevenire e a ridurre la perdita delle conoscenze botaniche documentandone le tradizioni medicinali, tramandate oralmente per secoli. I risultati gettano infine le basi per realizzare in futuro studi applicati nei campi della fitoterapia e dell’indagine fitochimica.

Fonte: Cocco E, Maccioni D, Sanjust E, Falconieri D, Farris E, Maxia A. Ethnopharmacobotany and Diversity of Mediterranean Endemic Plants in Marmilla Subregion, Sardinia, Italy. Plants (Basel). 2022 Nov 18;11(22):3165. 

Uno studio su zafferano e parametri metabolici

Questo studio randomizzato, controllato in doppio cieco ha valutato l’effetto della supplementazione di zafferano (Crocus sativus L.) su alcuni parametri metabolici e in particolare su stato glicemico, profilo lipidico, indici di aterogenicità e stato ossidativo in un campione di soggetti con diabete di tipo 2 (T2DM). Settanta soggetti sono stati assegnati con modalità casuale a due gruppi (n = 35, ciascuno) e hanno ricevuto: 100 mg/die di zafferano oppure una sostanza placebo per otto settimane. L’assunzione di cibo, il peso, l’indice di massa corporea (BMI), le circonferenze di vita e fianchi (WC e HC), il rapporto vita-fianchi (WHR), la glicemia a digiuno (FBS), l’emoglobina glicata (HbA1c), l’insulina e la valutazione del modello omeostatico per la resistenza all’insulina (HOMA-IR), il profilo lipidico, gli indici di aterogenicità, lo stato ossidativo e gli enzimi epatici sono stati determinati prima e dopo l’intervento.

Al termine dell’ottava settimana si è visto che l’assunzione del preparato a base di zafferano ha ridotto in modo statisticamente significativo la glicemia a digiuno (7,57%), il profilo lipidico (tranne il colesterolo HDL), gli indici aterogenici e gli enzimi epatici (p < .05). Inoltre lo zafferano ha migliorato lo stato ossidativo (ossido nitrico e malondialdeide), che sono stati ridotti rispettivamente del 26,29% e del 16,35%; la concentrazione di catalasi è rimasta invariata. L’assunzione di zafferano può pertanto alleviare il diabete di tipo 2 migliorando lo stato glicemico, il profilo lipidico, gli enzimi epatici e lo stato ossidativo. Sono necessari ulteriori studi per valutare i possibili effetti collaterali e per confermare l’effetto positivo dello zafferano come trattamento complementare nelle raccomandazioni cliniche per il diabete di tipo 2.


Fonte
: Tajaddini A, Roshanravan N, Mobasseri M, Haleem Al-Qaim Z, Hadi A, Aeinehchi A, Sefid-Mooye Azar P, Ostadrahimi A. The effect of saffron (Crocus sativus L.) on glycemia, lipid profile, and antioxidant status in patients with type-2 diabetes mellitus: A randomized placebo-controlled trial. Phytother Res. 2022 Dec 29.

Cannella e peperoncino nella riduzione della glicemia post prandiale

L’obesità è un importante fattore di rischio per lo sviluppo di patologie importanti, incluso il diabete mellito di tipo 2. Le raccomandazioni dietetiche per i soggetti con sovrappeso/obesità e/o diabete di tipo 2 sull’assunzione di macronutrienti sono state modificate nell’ultimo decennio: attualmente infatti per ridurre e controllare i livelli di glucosio nel sangue e il peso corporeo si fa ricorso prevalentemente a una dieta ad alto contenuto di grassi e a basso contenuto di carboidrati. La cannella (Cinnamomum verum syn. C. zeylanicum, Lauraceae) e il peperoncino (Capsicum annuum, Solanaceae) sono alimenti di origine vegetale che vengono considerati come componenti importanti di una alimentazione a supporto della salute cardiometabolica. La ricerca ha dimostrato che la cannella e i suoi composti bioattivi, tra cui l’acido cinnamico e la cinnamaldeide, migliorano il controllo glicemico, l’iperlipidemia e la resistenza all’insulina. Alcuni componenti del peperoncino, come ad esempio la capsaicina e i capsinoidi, possiedono proprietà antiobesità e antidiabetiche. Questo recente articolo ha valutato le risposte metaboliche a digiuno e post-prandiali a pasti ad alto (HC) e normale contenuto di carboidrati (NC), con e senza l’assunzione di cannella e peperoncino in maschi normopeso (NW) e sovrappeso/obesi (OW/OB). Lo studio è stato condotto presso l’Università di Bialystok in Polonia e ha riguardato maschi in buona salute che non presentavano diabete di tipo 2 o prediabete.

Nella prima parte dello studio è stata analizzata la risposta metabolica a breve termine dei partecipanti normopeso e di quelli in sovrappeso o obesi ai pasti HC e NC. Nella seconda parte dello studio, 20 soggetti in sovrappeso o obesi sono stati arruolati in uno studio clinico in doppio cieco controllato con placebo. Lo studio comprendeva due visite durante le quali i partecipanti hanno consumato un pasto ad elevato tenore di carboidrati – consistente in un panino da 100 g, 50 g di marmellata di frutta e 200 ml di succo di frutta – e una capsula contenente 2 g di cannella e 200 mg di peperoncino macinato oppure una capsula placebo contenente maltodestrina. Le due visite sono state separate da un periodo di washout di una o tre settimane. Al basale, il gruppo OW/OB aveva un indice di massa corporeo medio (P = 0,0009), un contenuto di grasso corporeo (P = 0,0001) e un rapporto vita-fianchi (P = 0,003) significativamente maggiore rispetto al gruppo NW e anche i livelli di glicemia a digiuno erano più alti. I partecipanti alla seconda parte dello studio erano inoltre significativamente più anziani (P = 0,02), avevano livelli di glucosio plasmatico a digiuno più elevati (P = 0,0002) e una maggiore resistenza all’insulina (P = 0,05) rispetto ai partecipanti alla prima parte dello studio.

Le analisi metabolomiche, eseguite su campioni di plasma raccolti a digiuno e a 30, 60, 120 e 180 minuti dopo il pasto, hanno mostrato che l’assunzione di cannella e peperoncino ha ridotto i cambiamenti metabolici provocati dal pasto ad elevato tenore di carboidrati nei soggetti sovrappeso o obesi. In base a questi risultati gli autori suggeriscono che queste spezie possono regolare le vie metaboliche alterate da pasti ad elevato tenore di carboidrati in individui sovrappeso o obesi. Lo studio è stato finanziato dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea e dal Ministero polacco della Scienza e dell’Istruzione Superiore.

Fonte: Hameed A, Adamska-Patruno E, Godzien J, et al. The beneficial effect of cinnamon and red capsicum intake on postprandial changes in plasma metabolites evoked by a high-carbohydrate meal in men with overweight/obesity. Nutrients.  October 14, 2022;14(20):4305. doi: 10.3390/nu14204305.

 

Le proprietà sedative del biancospino

Il biancospino (Crataegus monogyna Jacq.) è un arbusto originario dell’Europa, dell’Asia occidentale e dell’Africa nordoccidentale, oggi diffuso in Nord America, in Europa e in altre regioni del mondo. Costituisce una fonte di nutrienti, nutraceutici e composti bioattivi; una completa caratterizzazione chimica e bioattiva delle sue diverse parti ha indicato che i fiori presentano il più alto tenore di tocoferoli e acido ascorbico e il miglior rapporto tra acidi grassi omega-6/omega-3. I principali composti bioattivi del biancospino includono epicatechina, iperoside, rutina, vitexina, vitexina 2-O-ramnoside, acido clorogenico, derivati dell’acido idrossicinnamico derivati dell’acido idrossicinnamico, proantocianidine, antociani e triterpeni. Nella medicina popolare e tradizionale la pianta è stata utilizzata per alleviare differenti condizioni di salute, come sedativo, come ipotensivante e per il trattamento di alcuni problemi a carico del sistema cardiovascolare.

Ad oggi poche pubblicazioni hanno esaminato l’effetto di C. monogyna sul sistema nervoso centrale: in particolare gli estratti di polpa e di semi di biancospino hanno mostrato di esplicare una attività analgesica nell’animale, suggerendo che la pianta possa avere un potenziale nel trattamento di stress, ansia, disturbi del sonno e controllo del dolore. Un altro studio ha messo a confronto l’effetto di un estratto di biancospino e del clordiazepossido (principio attivo appartenente alla categoria delle benzodiazepine) sulla riduzione dell’ansia, mostrando che l’estratto botanico riduce l’ansia in modo dose-dipendente. Un più recente studio in doppio cieco con controllo placebo ha esaminato l’effetto dell’estratto di biancospino sul controllo della pressione arteriosa in 60 soggetti che presentavano ipertensione associata a disturbi del sonno. Nel gruppo di intervento trattato con biancospino è stato osservato un miglioramento significativo della pressione arteriosa sia sistolica che diastolica rispetto al gruppo di controllo placebo; inoltre i risultati dei punteggi del Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), un questionario self-report che valuta la qualità del sonno in un intervallo di tempo di un mese, hanno mostrato una diminuzione significativa dei disturbi del sonno nel gruppo trattato con l’estratto di C. monogyna (p = 0,001).

Fonte: Motti R and de Falco B.  Traditional Herbal Remedies Used for Managing Anxiety and Insomnia in Italy: An Ethnopharmacological Overview. Horticulturae 7(12):523. November 2021.

 

Assointegratori, in programma la prima assemblea 2023

Si svolgerà venerdì 13 gennaio a Milano (Palazzo Biandrà) dalle 9.30 alle 16.30 la prima assemblea del 2023 di Assointegratori. L’associazione, nata nella primavera del 2022, si propone come attore e interlocutore nel settore degli integratori alimentari, dei prodotti idonei alla corretta alimentazione, dei prodotti non farmaceutici idonei a sostenere e mantenere il buono stato di salute e benessere della persona.

L’assemblea

La prima riunione di quest’anno si svolge con l’obiettivo di gestire le questioni più operative della conduzione dell’associazione, oltre che di proporre un confronto positivo, proattivo e creativo delle imprese partecipanti. Verranno affrontati temi di rilievo tra cui la qualità, l’azione di lobby costruttiva, il confronto sui temi regolatori.

In particolare, dopo l’apertura dei lavori a cura del presidente Daniela Giuriati, verranno affrontate le seguenti tematiche:

  • attività compiute e programmate dell’associazione di contatto e di relazione con le autorità regolatorie;
  • questioni in materia di regolatorio e qualità;
  • meccanismo d’azione, ruolo e vantaggi dei fitocomplessi di piante officinali utili per il benessere dell’organismo;
  • le sfide del nostro tempo: quale percorso per la sostenibilità?
  • l’internazionalizzazione;
  • report e dati di mercato a cura di Iqvia;
  • perché un codice etico: funzione e modalità d’attuazione.

L’associazione

Assointegratori nasce con lo scopo di:

  • promuovere, tutelare e rappresentare gli interessi degli associati nel mercato, presso i consumatori e presso le istituzioni;
  • tutelare la salute e il benessere dei consumatori e accrescerne la consapevolezza e la conoscenza riguardo ai prodotti del settore di interesse sopra citato.

L’associazione è attenta a creare, come dice il payoff, una filiera di salute articolata e completa, che includa un’ampia varietà di attori che operano sul mercato. Mercato che va difeso e protetto, perché è in tal modo che si protegge la salute e il benessere di quanti assumono gli integratori.