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Le proprietà dell’artiglio del diavolo

Sebbene l’infiammazione sia un meccanismo di difesa naturale che favorisce il processo di guarigione, un’infiammazione costante e protratta nel tempo può contribuire all’insorgenza di diverse malattie (artrite reumatoide, asma, aterosclerosi, osteoartrite ecc.).  In queste condizioni all’infiammazione spesso si associa il dolore. Il trattamento antidolore più comune è dato dai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) che tuttavia possono avere diversi effetti collaterali. Sono quindi numerose le linee di ricerca finalizzate a individuare alternative naturali, sicure e sostenibili, per il trattamento del dolore e dell’infiammazione.

Alcuni studi hanno indicato che la radice di artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens, Pedaliaceae) esplica effetti antinfiammatori, antibatterici, antimicotici, antivirali e antitumorali. Questa recente revisione sistematica degli studi pubblicati tra il 2011 e il 2022 sulle proprietà antinfiammatorie, i composti bioattivi e i profili di sicurezza dell’artiglio del diavolo nel trattamento di condizioni reumatiche degenerative e dolorose fa il punto della situazione. Dopo una ricerca sulle banche dati Google Scholar, Scopus, Web of Science, PubMed e ScienceDirect sono stati individuati 112 pubblicazioni pertinenti.

Tradizionalmente la radice di artiglio del diavolo veniva utilizzata per diverse condizioni tra cui infezioni urinarie, piaghe, febbre, dispepsia, dolore post-partum, distorsioni, ulcere, tosse, stipsi, diarrea ecc. sia per via topica che interna. Studi di fitochimica hanno indicato che alcuni suoi costituenti (glicosidi iridoidi, glicosidi fenolici, arpagochinoni, aminoacidi, acidi fenolici, flavonoidi, fitosteroli) riducono l’infiammazione. I glicosidi iridoidi hanno dimostrato proprietà antinfiammatorie e analgesiche. Tra questi l’arpagoside ha mostrato la più forte attività antiossidante; l’arpagide, l’arpagoside e l’8-p-coumaroil-arpagide, così come il glicoside fenolico, l’acteoside, sono risultati i principali costituenti bioattivi che inibiscono l’infiammazione e alleviano il dolore.

Uno studio ha indicato che un estratto etanolico ha ridotto la quantità di mRNA della ciclossigenasi-2 (COX-2), mentre un altro ha mostrato che l’artiglio del diavolo sopprime il fattore di necrosi tumorale α (TNF-α) e l’interleuchina 6. L’arpagoside e l’arpagide hanno dimostrato di esplicare un’efficace attività antinfiammatoria e immunomodulante. Questi componenti agiscono inoltre sulla cicloossigenasi 2 (COX-2), con potenziali effetti antinfiammatori e analgesici. Le applicazioni topiche hanno mostrato un effetto positivo nel trattamento del dolore di collo e spalla legato all’attività sportiva e alcuni partecipanti hanno riferito un aumento di forza, mobilità e capacità lavorative. La radice di artiglio del diavolo è risultata più efficace a basso dosaggio.

Un altro studio ha mostrato che l’artiglio del diavolo potrebbe essere utilizzato per trattare il dolore acuto post-operatorio e il dolore neuropatico cronico. Studi condotti su patologie specifiche hanno riscontrato che questa pianta, o il componente arpagoside, hanno effetti antinfiammatori, antiartritici, antireumatici e antidolorifici per l’artrite reumatoide.  Le radici dell’artiglio del diavolo hanno mostrato inoltre effetti antinfiammatori sui soggetti affetti da psoriasi. Gli autori concludono che l’artiglio del diavolo ha mostrato effetti ipocolesterolemizzanti, antiossidanti, antinfiammatori e antidolorifici e suggeriscono di sviluppare la ricerca per ulteriori conferme.

 Fonte: Gxaba N, Manganyi MC. The fight against infection and pain: Devil’s claw (Harpagophytum procumbens) a rich source of anti-Inflammatory activity: 2011-2022. Molecules. June 6, 2022;27(11):3637. doi:10.3390/molecules27113637.

Iperico e zafferano nelle lievi depressioni

Questa recente revisione sistematica ha descritto gli effetti della supplementazione con piante medicinali su alcune variabili della depressione – uno dei principali disturbi della sfera mentale – negli adulti. Tra gli obiettivi dello studio anche quello di approfondire il ruolo di una potenziale associazione delle erbe con l’esercizio fisico in questa condizione. L’analisi qualitativa è stata eseguita su 41 articoli che rispondevano ai criteri di inclusione e ha dato i seguenti risultati.

L’iperico (Hypericum perforatum) è la pianta medicinale che ha al suo attivo il maggior numero di studi scientifici, la sua efficacia risulta documentata da tre revisioni sistematiche con metanalisi, insieme allo zafferano (Crocus sativus L.), la cui attività è stata documentata da tre revisioni sistematiche con metanalisi e due revisioni sistematiche. I ricercatori hanno ipotizzato che la superiorità, anche statistica, delle piante medicinali rispetto al placebo emersa da questi studi sia correlata alla riduzione del carico allostatico esercitata attraverso l’azione dei metaboliti secondari sulla regolazione del fattore neurotrofico cerebrale (brain-derived neurotrophic factor – BDNF). Questa proteina agisce infatti su alcuni neuroni del sistema nervoso centrale e periferico, aiutando a sostenere la sopravvivenza dei neuroni esistenti e promuovendo la crescita e la differenziazione di nuovi neuroni e sinapsi, tanto che è stato ipotizzato che esista un legame tra lo sviluppo della depressione e il BDNF.

Non sono stati riscontrati nella letteratura internazionale studi che hanno messo a fuoco l’associazione tra piante medicinali e attività fisica nelle sindromi depressive. Nel quadro di un approccio multidisciplinare al trattamento della depressione, questa revisione sistematica offre un aggiornamento che supporto l’uso dell’iperico e dello zafferano come trattamenti non farmacologici. Contribuisce inoltre alla progettazione di futuri studi clinici che possano valutare i risultati dell’uso di estratti fitoterapici associati all’esercizio fisico, come una strategia potenziale e sicura per affrontare la depressione con un approccio integrato.

Fonte: Sánchez IA, Cuchimba JA, Pineda MC, et al. Adaptogens on Depression-Related Outcomes: A Systematic Integrative Review and Rationale of Synergism with Physical Activity. Int J Environ Res Public Health. 2023 Mar 28;20(7):5298. 

 

 

Nausea in gravidanza e zenzero

Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae originaria dell’Estremo Oriente. Di essa si utilizza il rizoma che contiene importanti principi attivi denominati gingeroli e shogaoli, responsabili anche del suo sapore pungente. Nella medicina tradizionale cinese lo zenzero è usato per espellere il “freddo”, il “vento” e l'”umidità” e si ritiene che blocchi il flusso inverso del Qi (energia). Nei Paesi occidentali viene assunto principalmente per alleviare alcuni sintomi gastrointestinali ed affezioni respiratorie, ma anche come stimolante dell’appetito, in alcune forme di diarrea, nei casi di nausea e vomito, anche oncologici, e in alcune problematiche correlate all’artrosi.

Lo zenzero, insieme ad altri trattamenti complementari come ad esempio l’agopuntura, vengono utilizzati anche per alleviare la nausea e il vomito durante la gravidanza, quando per la donna è preferibile non assumere farmaci di sintesi per questi disturbi. Sulla base di questa osservazione una recente metanalisi ha messo a confronto l’efficacia e la sicurezza di diversi trattamenti complementari confrontandoli con le terapie standard oppure con una sostanza placebo. Dopo avere effettuato una ricerca sistematica degli studi randomizzati controllati (RCT) attinenti su otto banche dati medico scientifiche (PubMed, EMBASE, Cochrane Library, Web of Science, China National Knowledge Infrastructure, Wanfang, SinoMed e VIP) fino al 25 ottobre 2022, l’analisi quantitativa (metanalisi) è stata eseguita su 33 studi.

La metanalisi ha mostrato che sul vomito gravidico lo zenzero ha un effetto statisticamente superiore rispetto al trattamento convenzionale (P ≤ 0,001), con prove di efficacia di qualità moderata. Lo zenzero si è anche dimostrato superiore al placebo nel contenere la nausea gravidica. Nel complesso i trattamenti complementari per nausea e vomito in gravidanza sono risultati più sicuri di quelli convenzionali, anche se in quattro studi sullo zenzero sono stati registrati alcuni effetti collaterali ad esso correlati, tra cui pirosi, sonnolenza, eruttazioni e cefalea. Questi risultati devono essere confermati con ulteriori studi eseguiti su campioni di popolazione di grandi dimensioni, scrivono i ricercatori nelle conclusioni.

Fonte: Tan MY, Shu SH, Liu RL, Zhao Q. The efficacy and safety of complementary and alternative medicine in the treatment of nausea and vomiting during pregnancy: A systematic review and meta-analysis. Front Public Health. 2023 Mar 9;11:1108756.

Efficacia dell’achillea sui sintomi delle emorroidi

Le emorroidi sono un disturbo abbastanza diffuso che influisce sulla salute e sul benessere, generalmente trattate con preparati sintomatici. L’Achillea (Achillea millefolium) è una pianta ad azione antispasmodica, anticoleretica e amaro-tonica che viene utilizzata, in applicazione esterna, anche nel trattamento di emorroidi, ragadi e come cicatrizzante.
Questo studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo – pubblicato sul Journal of Herbal Medicine – condotto da ricercatori iraniani, ha valutato nello specifico l’effetto di un estratto idroalcolico di A. millefolium – formulato come pomata al 5%. – sui sintomi delle emorroidi.

Vi hanno partecipato 54 individui con una diagnosi di emorroidi interne di grado 1 e 2 che sono stati assegnati mediante randomizzazione a due gruppi: il gruppo trattamento ha ricevuto una pomata a base di estratto idroalcolico di achillea da applicare localmente 3 volte al giorno per 10 giorni, mentre il gruppo placebo ha ricevuto una sostanza inerte da applicare con le stesse modalità e per lo stesso periodo di tempo. A tutti i partecipanti al trial sono state fornite raccomandazioni circa un corretto stile di vita e l’assunzione di sostanze ad azione lassativa. I sintomi associati alle emorroidi, ossia dolore, fastidio durante la defecazione, frequenza e intensità del sanguinamento e prurito – sono stati confrontati tra i due gruppi prima e dopo il trattamento.

Nel gruppo di trattamento dopo l’applicazione della pomata di achillea il punteggio medio del dolore, del fastidio durante la defecazione, della gravità e della frequenza del sanguinamento è risultato significativamente inferiore a quello del gruppo placebo (p˂ 0,05). Non è emersa invece una differenza significativa tra i due gruppi per il sintomo prurito (p = 0,069). Sulla base di questi risultati, lo studio conclude che un unguento contenente il 5% di estratto idroalcolico di A. millefolium ha ridotto la maggior parte dei sintomi correlati ad emorroidi interne di grado 1 e 2 e può essere pertanto valutato con ulteriori studi come un trattamento sicuro ed efficace per questo tipo di disturbo.

Fonte: Aynaz Mahmoudi, Mirsalim Seyedsadeghi,  Mansour Miran, Saeid Sadeghieh Ahari, Hojat Layegh, Sara Mostafalou, Therapeutic effect of Achillea millefolium on the hemorrhoids; A randomized double-blind placebo-controlled clinical trial, Journal of Herbal Medicine, Volume 39, 2023, 100657, ISSN 2210-8033.

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Le piante medicinali nell’ipotiroidismo

Human thyroid anatomy. 3d illustration

L’ipotiroidismo è una malattia endocrina abbastanza comune che causa morbilità e mortalità a causa della sua associazione con patologie metaboliche, soprattutto in età avanzata; il trattamento standard a lungo termine con levotiroxina causa inoltre diversi effetti collaterali. Il ricorso alla fitoterapia potrebbe contribuire alla regolazione degli ormoni tiroidei e prevenire quegli effetti collaterali. Questa recente revisione sistematica ha valutato l’effetto di alcune piante officinali sui segni e sui sintomi dell’ipotiroidismo primario. Dopo una ricerca effettuata sulle banche dati PubMed, Embase, Google Scholar, Scopus e Cochrane Central Register of Controlled Trials fino al maggio 2021, sono stati selezionati gli studi clinici randomizzati (RCT) che hanno valutato l’effetto di alcune piante medicinali sull’ipotiroidismo. Su 771 articoli, sono stati selezionati 4 studi per complessivamente 186 partecipanti. In uno studio, il cumino nero (Nigella sativa L.) ha determinato una riduzione significativa del peso (P=0,004) e dell’indice di massa corporea (BMI) (P=0,002). Nel gruppo di trattamento i livelli di TSH (P =0,03) sono diminuiti e quelli di T3 sono aumentati (P=0,008).

In un altro studio sul cumino nero non sono emerse differenze statisticamente significative tra il gruppo di intervento (nigella) e il gruppo di controllo placebo ma è stata rilevata una riduzione significativa del livello di colesterolo totale e della glicemia a digiuno (FBS) nei partecipanti con anticorpi anti-perossidasi tiroidea (anti-TPO) negativi. Nei pazienti con anticorpi anti-TPO positivi, è stato osservato invece un aumento significativo del colesterolo totale e della FBS nel gruppo di intervento (p=0,02). Nel terzo RCT, nel gruppo di intervento (Withania somnifera, ashwagandha) il valore di T3 è aumentato in modo statisticamente significativo a 4 e 8 settimane, rispettivamente del 18,6% (p=0,012) e del 41,5% (p <0,001. È stato riscontrato anche un notevole aumento del livello di T4 rispetto al basale, del 9,3% (p=0,002) e del 19,6% (p <0,001) rispettivamente a 4 e 8 settimane. I livelli di TSH sono diminuiti notevolmente nel gruppo di intervento rispetto al placebo, rispettivamente a 4 settimane (p <0,001) e a 8 settimane (p <0,001).

L’ultimo articolo selezionato ha riguardato la menta (Mentha x Piperita L.) e non ha mostrato differenze significative nei punteggi riguardanti la fatigue tra il gruppo di intervento e quello di controllo al giorno 7; i punteggi della fatigue sono invece migliorati in tutte le sottoscale rispetto al gruppo di controllo al giorno 14. Alcuni preparati a base di piante, tra cui il cumino nero, l’ashwagandha e la menta, possono migliorare i segni e i sintomi dell’ipotiroidismo primario, ma è necessario condurre ulteriori ricerche per avere risultati più completi e definitivi.

Fonte: Javidi N, Khorasani ZM, Salari R, Niroumand S, Yousefi M. Achievements in Hypothyroidism Treatment with Herbal Medicine: A Systematic Review of Randomized Controlled Trials. Curr Drug Discov Technol. 2023 Apr 3.

 

Indagine sul mercato dei funghi medicinali

Funghi e derivati sono noti alla comunità scientifica per le loro proprietà salutistiche e per le diverse attività farmacologiche ad essi attribuite (ipolipemizzanti, antiipertensive, antidiabetiche, antimicrobiche, antiallergiche, antinfiammatorie, immunomodulanti, neuroprotettive ecc.). Il crescente interesse per la micoterapia impegna la comunità scientifica a sviluppare la ricerca per proporre ai consumatori integratori sicuri e con un’efficacia documentata da adeguati e rigorosi studi clinici. In Europa i funghi medicinali vengono commercializzati principalmente sotto forma di integratori alimentari sia come componenti singoli sia in associazione con altri nutraceutici. In questo contesto la principale peculiarità che deve contraddistinguerli è la sicurezza, che viene stabilita attraverso la storia di consumo di ciascuna specie.  Anche in Italia numerosi preparati a base di funghi medicinali vengono commercializzati sotto varie forme come integratori (polveri, estratti ecc.).

Un’indagine – condotta nell’arco di due anni dai ricercatori delle Università di Pisa, Bari, Bologna, Palermo e Torino, insieme all’Azienda ospedaliera-universitaria pisana con le più aggiornate tecnologie analitiche – ha analizzato nello specifico la qualità dei funghi medicinali commercializzati in Italia e ha rilevato alcune “criticità sui micoterapici venduti sotto forma di integratori”. I ricercatori hanno osservato innanzitutto che la coltivazione dei funghi medicinali su base industriale viene effettuata principalmente in aree geografiche, come ad esempio la Cina, che presentano ancora un basso livello di qualità in questi processi e che il controllo esercitato dagli importatori europei non appare sempre pienamente efficace. La ricerca, pubblicata su Nutrients, ha dunque messo in luce “alcune non conformità nei 19 prodotti analizzati”. In particolare, scrivono gli autori, “alcuni preparati contenevano una specie fungina diversa da quella indicata in etichetta; altri erano contaminati da micotossine con livelli superiori a quelli di legge; in altri casi micoterapici della stessa tipologia presentavano una concentrazione di principi attivi molto diversa, che potrebbe compromettere anche l’efficacia dei prodotti”.

Sulla base di questi dati gli autori della ricerca sottolineano la necessità di predisporre una regolamentazione internazionale aggiornata e condivisa tra la comunità scientifica e gli enti di controllo, basata anche su specifici programmi di monitoraggio della qualità delle materie prime reperibili sul mercato. Ciò, si legge nelle conclusioni dello studio, “al fine di proteggere la salute del consumatore e sviluppare forme di commercio adeguatamente controllate in questo settore”.

Fonte: Risoli S, Nali C, Sarrocco S, Cicero AFG, Colletti A, Bosco F, Venturella G, Gadaleta A, Gargano ML, Marcotuli I. Mushroom-Based Supplements in Italy: Let’s Open Pandora’s Box. Nutrients. 2023; 15(3):776.

Nuove proposte: corso di aggiornamento su nutraceutica e fitoterapia in abbinamento alla nostra rivista

Ingredients for the healthy foods selection. The concept of healthy food set up on wooden background.

La natura costituisce una grande risorsa per la salute e il benessere: un vero e proprio scrigno del tesoro di molecole ad azione terapeutica. Un potenziale enorme quello della natura ancora in larga parte inesplorato. Si stima infatti che meno del 10% delle circa 400.000 specie botaniche esistenti siano state studiate per le loro attività biologiche.

Il corso Nutraceutica e fitoterapia: le sinergie a supporto del benessere

Il corso si propone di:

  • ­inquadrare in modo chiaro e facilmente traducibile nella pratica quotidiana, le nozioni di base che riguardano la Nutraceutica, integrandola e distinguendola da una disciplina più nota e tradizionale: la Fitoterapia;
  • incrementare le conoscenze relative alla nutraceutica e alla fitoterapia, valutandone le implicazioni di carattere biologico e medico per la salute dell’uomo.

Si tratta infatti di due strumenti fondamentali, quando si parla di benessere e soprattutto di prevenzione, a disposizione del personale sanitario. Ogni modulo permetterà, attraverso un percorso di conoscenza approfondito, di avere un quadro completo che – partendo dalle base della patologia di volta in volta considerata – si articolerà in un percorso di approfondimento sui principali rimedi nutraceutici e fitoterapici, che permettono un approccio efficace sia in fase di prevenzione sia in fase acuta. Verrà posta particolare attenzione all’uso di nutraceutici e fitoterapici per il benessere dei principali apparati dell’organismo umano e alla loro applicazione nel contesto delle patologie considerate. Nel dettaglio verrà trattata l’utilità dei nutraceutici per il trattamento di alcune problematiche che possono colpire l’apparato gastro-intestinale (dispepsia e sindrome del colon irritabile), il sistema nervoso centrale – quali l’ansia, l’insonnia, la depressione – e quello cardiovascolare.

Particolare attenzione – soprattutto alla luce delle esigenze dettate dall’emergenza sanitaria degli ultimi anni – verrà posta nei confronti del benessere del sistema immunitario e dell’intero organismo, valutando i rimedi utili a prevenire e trattare problematiche profondamente radicate nella società moderna come lo stress. I corsisti apprenderanno inoltre la differenza che sussiste tra nutraceutico, fitoterapico, integratore alimentare e alimento funzionale, chiarendo in quali contesti è possibile adoperare determinati rimedi naturali anziché altri. Il percorso di approfondimento si completa di alcune nozioni relative alla sana alimentazione e allo stile di vita, tasselli imprescindibili che completano e supportano sinergicamente l’impiego degli integratori nutraceutici e fitoterapici.

I temi trattati

Modulo didattico 1 – il benessere del sistema nervoso centrale: focus su ansia, insonnia e depressione

Esiste una strettissima correlazione tra ansia, insonnia e disturbi del tono dell’umore: sia l’ansia che la depressione rappresentano infatti due condizioni frequentemente associate ai disturbi del sonno. Ne è affetto ben il 35% degli insonni. È altrettanto vero che l’insonnia è presente nel 80-90% dei soggetti con disturbi dell’umore e nel 50-70% dei soggetti con disturbi d’ansia. Essendo sonno e benessere mentale strettamente correlati è fondamentale comprendere quali interventi possono contribuire ad eliminare le fonti di stress e favorire il relax, migliorando così la salute del sonno. Alcuni rimedi nutraceutici e fitoterapici possono contribuire a favorire il giusto rilassamento ed il benessere del sistema nervoso, ottimizzandone le funzioni cerebrali, incluso l’addormentamento.

Modulo didattico 2 – gli adattogeni e il loro ruolo nello stress

Per gestire adeguatamente il “sovraccarico” della nostra quotidianità, modulando e normalizzando la risposta generale dell’organismo allo stress è possibile ricorrere a un gruppo di sostanze naturali, riunite – per le peculiari attività che riescono a svolgere – in una categoria ben precisa, quella degli adattogeni. Si tratta di sostanze naturali in grado di fornire un’integrazione di energia all’organismo, aumentandone la resistenza aspecifica nei confronti di stimoli di diversa natura, normalizzando la sua risposta fisiologica e riducendo così gli effetti dello stress “da adattamento”. Ottimizzando la connessione tra il sistema neurologico, quello endocrino e quello immunitario, gli adattogeni possono ridimensionare la risposta fisiologica allo stress iniziale – riducendo l’impatto sull’organismo degli stimoli stressogeni.

Modulo didattico 3 – supportare il benessere e l’efficienza del sistema immunitario

Più che mai palese, negli ultimi anni, la necessità di attivare al meglio la capacità dell’organismo nel gestire non solo i cambi stagionali – caratterizzati da condizioni climatiche instabili e sbalzi di temperatura – ma anche le aggressioni di agenti patogeni di diversa origine, che sembrano diventare sempre più forti e aggressivi, capaci di colpire indiscriminatamente in qualsiasi periodo dell’anno, causando sia un’imponente sintomatologia e frequenti ricadute sia richiedendo lunghi periodi di convalescenza.

Modulo didattico 4 – il benessere dell’apparato cardiocircolatorio: focus su ipertensione, dislipidemie, sindrome metabolica

Inevitabilmente, i ritmi e le abitudini di vita che caratterizzano la società attuale, incidono quotidianamente sullo stato di salute dell’uomo moderno: spesso, l’organismo umano riesce a reagire positivamente a tutti gli stimoli cui viene sottoposto, ritrovando gradualmente un suo equilibrio, ma in altri casi – il cui numero sta velocemente aumentando – gli stimoli negativi a cui viene sottoposto – stress, fumo, alcool, dieta squilibrata, routine sedentaria, ecc…- sono tali da apportare danni capaci di compromettere parzialmente o totalmente il corretto funzionamento di alcuni “ingranaggi” metabolici. Per un intervento efficace, soprattutto in ambito preventivo, fitoterapia e nutraceutica possono rappresentare due risorse preziose: grazie a numerosi principi attivi di origine vegetale è possibile contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare, ridimensionando – secondo meccanismi d’azione diversi – i livelli ematici del colesterolo e i valori pressori, svolgendo un ruolo fondamentale anche nel trattamento e nella prevenzione della sindrome metabolica (MetS).

Modulo didattico 5 – il benessere dell’apparato gastro-intestinale: focus su gastrite e sindrome dell’intestino irritabile

L’infiammazione è un fenomeno che sempre più frequentemente può caratterizzare la mucosa che riveste l’apparato gastro-intestinale, portando all’evoluzione di patologie come la gastrite e la sindrome del colon irritabile. Sintomi quali bruciore, gonfiore, dolore crampiforme rischiano di diventare una costante nella quotidianità per un numero crescente di soggetti di tutte le età che – non di rado – preferisce valutare una soluzione che non preveda il ricorso al farmaco. Oltre a valutare l’intervento nutrizionale più adeguato, è possibile valutare di intervenire efficacemente con la giusta integrazione nutraceutica e fitoterapica, ricorrendo a rimedi capaci di ridurre l’infiammazione, ripristinare l’equilibrio dell’apparato gastrointestinale e favorirne la funzionalità.

Le due nuove offerte

Il corso “Nutraceutica e fitoterapia: le sinergie a supporto del benessere”, in modalità FAD, con la possibilità di mettere in pausa e riprendere quando preferisci è ora disponibile in abbinamento alla nostra rivista L’Erborista, con due formule di offerta:

 

Attività dei semi di fieno greco sulla pressione arteriosa

Le malattie cardiovascolari sono in aumento a livello globale e l’ipertensione è una delle più comuni in tutte le popolazioni. Il fieno greco (Trigonella foenum-graecum) è stato recentemente al centro di molteplici studi: in questa revisione sistematica con metanalisi è stata raccolta e analizzata criticamente la letteratura riguardante l’effetto dei semi di fieno greco sulla pressione arteriosa sia sistolica che diastolica. Tutti i principali database medico-scientifici (MEDLINE, Cochrane library, EMBASE e Web of Science) sono stati esaminati e sono stati inclusi nell’analisi quali-quantitative gli studi randomizzati controllati pertinenti. Sono state condotte inoltre le analisi di sottogruppo per individuare le eventuali fonti di eterogeneità.

Sei studi randomizzati e controllati (totale: 373 partecipanti) sono stati inclusi nella metanalisi finale evidenziando questi risultati: l’integrazione di semi di fieno greco ha ridotto in modo statisticamente significativo la pressione arteriosa sistolica (P=0,018), ma non quella diastolica. Le analisi dei sottogruppi hanno mostrato inoltre che i semi di fieno greco somministrati in dosaggi ≥ 15 g/die e con durata ≤ 12 settimane hanno ridotto in modo statisticamente significativo sia la pressione diastolica che quella sistolica. La supplementazione con semi di fieno greco, specialmente in dosaggi ≥ 15 g/die e con durata ≤ 12 settimane, potrebbe svolgere un ruolo nel ridurre la pressione arteriosa sistolica, anche se sono necessari ulteriori studi per confermare la rilevanza clinica di questi risultati.

Fonte: Amini MR, Payandeh N, Sheikhhossein F, Pourreza S, Ghalandari H, Askarpour M, Hekmatdoost A. The Effects of Fenugreek Seed Consumption on Blood Pressure: A Systematic Review and Meta-analysis of Randomized Controlled Trials. High Blood Press Cardiovasc Prev. 2023 Mar;30(2):123-133. 

 

Curcumina ed effetti delle radiazioni

La radiodermatite è un effetto collaterale della radioterapia che si manifesta nella maggior parte delle donne con tumore al seno sottoposte ai trattamenti oncologici.  Alcuni studi recenti hanno evidenziato le potenzialità della curcumina nella gestione di alcuni effetti collaterali di questi trattamenti. Questo studio di revisione sistematica con metanalisi ha valutato l’effetto della supplementazione di curcumina sulla gravità della dermatite da radiazioni in un gruppo di donne con tumore al seno. È stata effettuata una ricerca degli studi randomizzati e controllati (RCT) sulle banche dati medico-scientifiche PubMed, Scopus, Cochrane e Web of Science. Quattro studi randomizzati e controllati che hanno riguardato complessivamente 882 donne con tumore al seno sono stati inclusi nell’analisi quantitativa finale.

I risultati della metanalisi hanno indicato che l’integrazione di curcumina ha ridotto in modo statisticamente significativo il punteggio di gravità della dermatite da radiazioni nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo (P <0,001). I risultati di questa revisione hanno pertanto mostrato che la curcumina esplica degli effetti significativi nel ridurre la gravità della dermatite da radiazioni nelle donne con tumore al seno sottoposte a radioterapia. Gli autori, anche in considerazione dell’eterogeneità tra gli studi inclusi nell’analisi, auspicano che vengano realizzati ulteriori studi longitudinali per confermare questi risultati e per approfondire i meccanismi alla base degli effetti della curcumina su questa condizione.

Fonte:
Mirzaei Dahka S, Afsharfar M, Tajaddod S et al. Impact of Curcumin Supplementation on Radiation Dermatitis Severity: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Asian Pac J Cancer Prev. 2023 Mar 1;24(3):783-789. 

La solidità della ricerca

La ricerca sulle piante medicinali ha avuto una notevole accelerazione negli ultimi anni – dal 2010 a oggi le pubblicazioni si sono addirittura triplicate – e sono diverse migliaia gli studi su Pubmed. Un grande risultato, anche se prevalgono le ricerche di laboratorio e i trial clinici pubblicati non sempre hanno ampie dimensioni, con la conseguenza che la valutazione degli effetti – di una pianta, estratto o prodotto – può essere poco precisa e gli esiti dei singoli studi sono a volte contrastanti.

La ricerca delle evidenze scientifiche è d’altra parte fondamentale per dare solidità alla fitoterapia e per far sì che i preparati di origine vegetale diventino una risorsa importante per la salute, anche attraverso l’integrazione nell’assistenza sanitaria.

Il dibattito a tale proposito è vivace e non univoco. Gli esperti dell’American Botanical Council (ABC) statunitense sulla rivista Herbal Gram, ad esempio, ritengono che l’efficacia di una pianta o di un fito-estratto debba essere testata sul prodotto specifico, fornendo nel protocollo di ricerca tutti i dettagli (standardizzazione, concentrazione ecc.), non sempre riscontrabili nella letteratura internazionale.

Ciò in considerazione della estrema variabilità del materiale vegetale, che emerge anche da dati pubblicati: una revisione del 2019 su 11 prodotti a base di curcuma, ad esempio, mostrava un grado di variabilità fino a 100 volte nella biodisponibilità della curcumina. E sempre Herbal Gram cita, a tale proposito, uno studio tedesco su più lotti di 8 diversi prodotti a base di iperico che, di nuovo, presentavano concentrazioni assai variabili di ipericina e iperforina, in quest’ultimo caso anche tra lotti della stessa marca, con inevitabili ripercussioni sugli effetti biologici del prodotto.

Venendo in Italia, un più recente studio di ricercatori italiani ha anch’esso rilevato una notevole variabilità nella concentrazione dei princìpi attivi in 19 micoterapici presi in esame, a conferma dell’esistenza del problema.

Se questo è vero, oggi il primo obiettivo deve essere a mio avviso sì lo sviluppo della ricerca sulle piante officinali con studi sempre più rigorosi, precisi ed efficienti, senza però trascurare le possibilità che derivano dalle ricerche real life, dagli studi volti a esplorare l’azione complessiva di una pianta – il suo fitocomplesso – nonché dalla rivalutazione dei dati tradizionali.

La stessa OMS, in alcuni suoi documenti, ha rimarcato infatti come la lunga storia di uso delle piante medicinali nel mondo porti “importanti informazioni circa gli effetti farmacologici sull’uomo” riconoscendo, quindi, la valutabilità anche dei dati storici ed etnobotanici.

Ricercare, ricercare, ricercare dunque per dare un riconoscimento sempre maggiore ai preparati a base di erbe, per consolidarne l’impiego e indirizzarne l’azione in maniera sempre più efficace e personalizzata.