Il partenio (Tanacetum parthenium L.) è una pianta erbacea della famiglia delle Asteracee: i suoi componenti principali sono flavonoidi, sesquiterpeni e polifenoli. Fra questi i più importanti per l’attività salutistica della pianta sono i sesquiterpeni lattonici e in particolare il partenolide, dimostratosi il principio attivo di riferimento. La principale proprietà attribuita al partenio è quella inibitoria sulla liberazione di sostanze endogene vasoattive e quella spasmolitica, calmante delle tensioni muscolari/addominali. Alcuni studi clinici ne hanno mostrato l’attività nel contrasto della cefalea. Questo recente studio clinico randomizzato in doppio cieco ha valutato nello specifico gli effetti del partenio su alcuni parametri immunologici e di coagulazione in soggetti sani nonché i suoi potenziali effetti avversi.
Vi hanno partecipato sessanta adulti sani e non fumatori che sono stati suddivisi in un gruppo di intervento e in un gruppo di controllo placebo. I primi hanno assunto una capsula/die (250 mg) di partenio, agli altri è stata data una sostanza placebo simile nella presentazione; la sperimentazione è durata 2 settimane. Ai fini della valutazione sono stati prelevati campioni di sangue e sono stati misurati le citochine infiammatorie, il tempo di protrombina (PT), il tempo di tromboplastina parziale (PTT) e i test di funzionalità epatica. Il livello sierico di protrombina è aumentato nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo nel t-test (p = 0,003) e nel modello di regressione (p = 0,04). Anche il tempo di tromboplastina parziale, l’IL-17A e la chemochina MCP-1 hanno avuto un aumento significativo nel gruppo di intervento, rispetto a quello di controllo, dopo l’assunzione di partenio (con valori P = 0,001, 0,048 e 0,017 rispettivamente).
Questi dati suggeriscono che il partenio può avere delle proprietà anticoagulanti e svolgere un ruolo di regolazione del sistema immunitario, concludono i ricercatori, ricordando che è tuttavia necessario realizzare altri studi con campioni più ampi e con follow-up più lunghi. Tanacetum parthenium (L.) è in genere una pianta ben tollerata. È bene evitare l’assunzione se si soffre di allergia alle Asteraceae e in caso di gastrite o ulcera gastrica. Non assumere in contemporanea con farmaci anticoagulanti, antiaggreganti, FANS e con antiemicranici, a causa del meccanismo d’azione simile.
Fonte: Mohammadreza Ataollahi, Ebrahim Akrami, Mehdi Kalani, et al. Evaluation of anticoagulant and inflammatory effects of Tanacetum parthenium (L.) in a randomized controlled clinical trial, Journal of Herbal Medicine, Volume 36, 2022, 100613, ISSN 2210-8033.
Con il temine ‘iperplasia prostatica benigna’ viene descritto l’ingrossamento di natura benigna della ghiandola prostatica; si tratta di un disturbo piuttosto comune dopo i 50 anni di età con incidenza in aumento. Il trattamento, di tipo multimodale, prevede interventi conservativi, medici e chirurgici. Questa recente review ha analizzato il ruolo che alcuni preparati a base di erbe possono avere nella gestione di questo problema e le relative prove di efficacia disponibili in letteratura internazionale, mettendo a fuoco in particolare il trattamento dei sintomi del tratto urinario inferiore associati all’iperplasia prostatica benigna.
Dopo aver effettuato nelle principali banche dati medico-scientifiche internazionali una ricerca sistematica degli studi controllati e randomizzati (RCT) e delle revisioni sistematiche pubblicati nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, sono stati valutati diversi preparati a base di piante officinali e la loro attività su questa sintomatologia. È stato rilevato che la maggior parte delle sostanze vegetali analizzate ha un’efficacia modesta in questo ambito e che tutti i trattamenti sono ben tollerati e presentano effetti collaterali minimi. I fitoterapici rappresentano dunque una buona opzione per il trattamento dei sintomi urinari correlati all’ipertrofia prostatica benigna, anche se come sottolineano gli autori della review, è opportuno ampliare la base di evidenze scientifiche e potenziare la ricerca. Tra le piante di interesse per l’ipertrofia prostatica benigna, l’articolo segnala, oltre al saw palmetto o palma nana (Serenoa repens), anche l’ortica (Urtica dioica) e il pruno africano (Pygeum africanum).
Secondo una revisione Cochrane del 2002 che ha riguardato complessivamente 1.562 pazienti inclusi in 18 studi randomizzati e controllati, l’assunzione di prodotti a base di pruno africano ha determinato un miglioramento dei sintomi del tratto urinario inferiore e del flusso (con aumento del picco di flusso del 23%) rispetto al placebo. Anche alcuni studi clinici controllati hanno dimostrato un miglioramento del punteggio sul Questionario IPSS (International Prostatic Symptoms Score) e dell’uroflussimetria, con un aumento del flusso urinario tra il 10 e il 35% durante il periodo di trattamento. Il meccanismo d’azione nel trattamento dei sintomi del tratto urinario inferiore è stato chiarito da studi in vitro e in vivo e risulta duplice, poiché interessa sia la prostata che la vescica. Nella prostata Pygeum africanum infatti inibisce i fattori di crescita, esplica un’azione anti-androgena e provoca l’apoptosi delle cellule stromali, mentre a livello della vescica induce una risposta protettiva, mediata dall’istamina, sulla contrattilità del muscolo detrusore.
Anche l’ortica (Urtica dioica) è tra le piante di interesse nella gestione dell’ipertrofia prostatica benigna. In uno studio clinico controllato e randomizzato in doppio cieco condotto su 558 uomini, questa pianta ha migliorato in modo statisticamente significativo il punteggio sul Questionario IPSS (con una riduzione di 8 punti) rispetto al placebo, riducendo anche il residuo post-minzionale e le dimensioni della prostata. Secondo una metanalisi (2016) l’uso di estratti di ortica per il trattamento dei sintomi del tratto urinario inferiore da ipertrofia prostatica benigna è efficace e sicuro e non determina effetti collaterali o eventi avversi. Infine anche gli isoflavoni, presenti tra l’altro negli alimenti ricchi di soia, potrebbero avere un ruolo nella gestione dell’ipertrofia prostatica benigna, attivando l’apoptosi mediata dai recettori degli estrogeni. Studi in vivo hanno mostrato infatti una riduzione delle dimensioni della prostata a seguito del trattamento con isoflavoni, anche se questo dato deve essere confermato con studi clinici condotti sull’uomo.
Fonte: Antoniou V, Gauhar V, Modi S, Somani BK. Role of Phytotherapy in the Management of BPH: A Summary of the Literature. J Clin Med. 2023 Feb 28;12(5):1899. doi: 10.3390/jcm12051899.
Una percentuale significativa di persone con tumori del distretto testa/collo soffre di mucosite orale a seguito della radioterapia. A questo disturbo si associano dolore, disfagia, disgeusia, disidratazione, anoressia e perdita di peso. Un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco ha valutato su su 67 persone con questa tipologia di tumore l’efficacia nel prevenire le mucositi indotte da radiazioni di due collutori, uno a base di piante (camomilla, olio di menta piperita ed aloe vera) e miele e uno a base di solfato di zinco, confrontandoli come controllo con un collutorio a base di clorexidina (0.2%) e un placebo. La sperimentazione è durata 6 settimane; ciascun partecipante allo studio ha ricevuto istruzioni per eseguire uno sciacquo con 5 ml di collutorio tre volte al giorno per 60 secondi, a partire dal primo giorno di inizio della radioterapia. Per sette settimane consecutive è stata effettuata una valutazione di follow-up in tutti i partecipanti utilizzando la scala di valutazione dello stadio della mucosite orale e una scala analogica visiva per misurare l’intensità del dolore.
Il collutorio polierbale conteneva estratto di camomilla, gel di Aloe vera, olio di menta piperita e miele ed è stato formulato sulla base dell’efficacia di ogni componente valutata con diversi studi clinici sulla mucosite. In letteratura è emerso a tale proposito che il risciacquo orale liquido con camomilla in soggetti sottoposti a radio e a chemioterapia ha ritardato l’insorgenza e la gravità della mucosite rispetto al placebo. Anche A. vera ha dimostrato di ridurre in modo statisticamente significativo l’incidenza di mucosite grave indotta da radioterapia in questa tipologia di soggetti. La menta piperita, infine, utilizzata come rinfrescante nei prodotti topici, esplica proprietà antiossidanti e antimicrobiche, utili per la prevenzione della mucosite. I risultati del trial hanno dimostrato che il collutorio a base a base di erbe e quello a base di solfato di zinco hanno ridotto in modo statisticamente significativo la gravità del disturbo e l’intensità del dolore nelle settimane da 2 a 7 rispetto ai collutori a base di clorexidina o placebo (P < 0,05), risultando quindi efficaci nella prevenzione di questo effetto collaterale della radioterapia. Gli autori chiariscono che questi risultati devono essere confermati su un gruppo più ampio di persone e che, trattandosi di un collutorio, la sua efficacia si esplica soltanto sul solo cavo orale, mentre la mucosite da radioterapia può interessare anche le mucose di zone più profonde.
Fonte: Sahebnasagh M, Aksi V, Eslami F, Lashkardoost H, Kasaian J, Golmohammadzadeh S, Parkam B, Negarandeh R, Saghafi F, Sahebnasagh A. Prevention of radiotherapy-related oral mucositis with zinc and polyherbal mouthwash: a double-blind, randomized clinical trial. Eur J Med Res. 2023 Mar 2;28(1):109.
Cosmetic bottle containers with green herbal leaves, Blank label package for branding mock-up, Natural organic beauty product concept.
Si è svolta giovedì 20 aprile a Bari, nella splendida cornice di Villa de Grecis, la tavola rotonda “Il Mondo della cosmesi naturale e sostenibile. Il mercato e i suoi protagonisti”, organizzata da SANA – BolognaFiere e la rivista L’Erborista. Un incontro moderato da Corinna Montana Lampo, coordinatrice editoriale della Divisione Healthcare di Tecniche Nuove, con l’intento di esporre i numeri di mercato e i nuovi trend sul mondo della cosmetica a connotazione naturale e sostenibile (CCN&S). Numerosi gli spunti di riflessione e gli argomenti esposti dagli ospiti presenti in sala Orangerie.
I lavori sono stati aperti da Claudia Castello, exhibition manager di SANA, con un’anticipazione delle novità sulla manifestazione fieristica. «SANA è una manifestazione suddivisa in tre settori merceologici – Organic & Natural Food, Care & Beauty e Green Lifestyle – e la cosmesi a connotazione naturale e sostenibile rappresenta quello principale e preponderante. In occasione della scorsa edizione del Salone, il 41% dei visitatori specializzati era costituito da profili interessati a questo mondo: erboristi, farmacisti e parafarmacisti, medici omeopati. Un dato che testimonia la centralità del settore della cosmesi naturale e sostenibile per gli operatori. La grande attenzione che SANA dedica al comparto è supportata anche dal Gruppo Cosmetici Erboristeria di Cosmetica Italia. SANA darà, poi, risalto ai prodotti della cosmesi naturale e sostenibile anche attraverso l’area SANA Novità e, nella valorizzazione di questa filiera, si rivolgerà non solo ai visitatori italiani, ma anche a quelli internazionali attraverso la piattaforma di networking B2Match, per tradurre in opportunità di business il loro interesse per i CCN&S».
A seguire, l’intervento di Sergio Fontana, presidente di Confindustria Bari e Bat, ha illustrato uno spaccato locale: «L’industria della cosmetica è una punta di diamante della manifattura italiana e anche se la Lombardia resta la prima regione per concentrazione di aziende della cosmetica (con oltre il 55% del settore), la Puglia, che ha solo 0,8% delle aziende cosmetiche nazionali, si sta affermando per la presenza di PMI di successo, molto legate al territorio e con produzioni altamente specializzate e di nicchia che si stanno distinguendo anche nel segmento Bio».
Core dell’incontro è stato l’intervento di Laura Pedrini, presidente del Gruppo Cosmetici Erboristeria di Cosmetica Italia, che ha esposto numeri e trend e valori della cosmetica, con una fotografia sul comparto erboristeria: «Trasversalmente ai differenti canali distributivi, l’attenzione del consumatore verso i cosmetici a connotazione naturale e sostenibile è ormai consolidata. Basti pensare che nel 2022 i consumi di questa categoria hanno rappresentato un quarto del totale degli acquisti di cosmetici in Italia, per un valore di circa 2,9 miliardi di euro, in crescita del 9% rispetto al 2021. Un’attenzione confermata anche dall’analisi dei lanci di prodotto sul mercato italiano: i cosmetici con claim legati ai concetti di naturalità e sostenibilità hanno rappresentato il 62% dei lanci complessivi registrati nel 2022, una quota crescente che nel 2019 era pari al 57%».
Da sinistra: Corinna Montana Lampo, Claudia Castello, Sergio Fontana, Laura Pedrini
Si è poi entrati ne vivo dell’incontro con la testimonianza di due imprenditori locali, che hanno portato la loro esperienza professionale, entrambi spinti da una forte mission personale. Domenico Scordari, presidente e CEO di Natural is Better di Martano (Lecce), il quale ha evidenziato i vantaggi di un modello di business basato sulla cosmesi bio 100% made in Italy: «La scelta di seguire tutta la filiera bio “dalla pianta al prodotto cosmetico finito” nel Salento, ci permette di garantire la migliore qualità dei nostri cosmetici bio che migliorano sia la bellezza che il benessere delle persone, grazie ad una qualità totale intesa come PURE FOOD FOR YOUR SKIN. A questo si aggiunge uno straordinario impatto positivo sul territorio del Salento, grazie ad una visione di economia rigenerativa e responsabile in linea con la nostra mission People & Planet First».
Sabrina Pastore, titolare dell’erboristeria Natura Infusa di Andria, ha posto l’accento sull’importanza dell’attenzione al cliente: «Gestire un’erboristeria significa innanzitutto offrire un servizio qualificato: le persone arrivano in negozio con un desiderio o un problema da risolvere e all’erborista è affidato il compito, non sempre facile, di proporre il prodotto e la soluzione più efficaci in funzione del caso specifico. Per riuscire in quest’impresa – i fattori da considerare sono tendenzialmente tanti – occorrono competenze ed esperienza, aggiornamento continuo e tanta passione. Tutte cose che per fortuna non mi mancano. Come il desiderio di migliorare sempre, guardandomi intorno e aprendomi anche all’universo web e social, ormai imprescindibili per ogni business di successo».
Uno spazio dedicato anche L’Erborista con l’intervento del nostro direttore scientifico Mariella Di Stefano con qualche anticipazione su La Via delle Erbe: «Proporremo un viaggio a 360° nel mondo delle erbe officinali e delle loro applicazioni salutistiche. Il core dell’evento, articolato in tre giornate full time, consiste in sette lezioni magistrali a elevato valore scientifico e professionale tenute da esperti di fitoterapia ed erboristeria, accademici e opinion leader del settore, rivolte a erboristi e operatori che si occupano di salute e benessere. Protagoniste di questa edizione sono le erbe e piante officinali che portano fiori bianchi. Tra le numerose specie vegetali che rispondono a questa caratteristica, lo sguardo si soffermerà su quelle che, per le proprietà del loro fitocomplesso o di singole componenti, apportano benefici all’apparato digerente alleviandone i disturbi, anche attraverso un più generale e complessivo riequilibrio e la gestione dello stress correlato. Oggetto di approfondimento saranno piante, anche di altri continenti, la cui lunga tradizione d’uso trova solide conferme nella ricerca scientifica più recente, quali l’achillea, la camomilla, la camomilla romana, la menta, la melissa, il bergamotto, la valeriana, Bacopa monnieri, la withania o il biancospino. Questo percorso di conoscenza delle erbe officinali e derivati sarà arricchito da uno spazio mostra dove, attraverso immagini e approfondimenti tematici su usi consolidati, aggiornamenti scientifici e proprietà di alcune piante appositamente selezionate, vengono esposti prodotti per il benessere e la salute».
In conclusione, Claudia Castello invita tutti a Bologna a settembre: «In collaborazione con il Gruppo Tecniche Nuove, nello specifico, con la rivista L’Erborista, SANA 2023 ospiterà un’area di formazione e informazione intitolata La Via delle Erbe: Il bianco che … sana»
I cambiamenti ormonali correlati alla menopausa possono causare un aumento del tessuto adiposo, che a sua volto può determinare un rischio aumentato di disturbi metabolici, tra cui malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Alcuni preparati di origine vegetale (botanicals), associati a una dieta ipocalorica, possono contrastare la disfunzione del tessuto adiposo. Tra questi, il tè verde (Camellia sinensis, Theaceae) è in grado di influire positivamente sull’equilibrio energetico e ormonale e contiene catechine che hanno dimostrato di aumentare l’ossidazione dei grassi ed effetti anti-obesità, nonché di migliorato il metabolismo dei lipidi e del glucosio. Un recente studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha valutato in modo specifico gli effetti della supplementazione per 60 giorni di un estratto di tè verde sulla disfunzione del tessuto adiposo in donne sedentarie in sovrappeso o con obesità di primo grado (lieve) in fase di post-menopausa.
Lo studio è stato condotto presso l’Unità di Dietetica e Metabolismo dell’Istituto Santa Margherita dell’Università degli Studi di Pavia; vi hanno partecipato donne in post-menopausa, in sovrappeso o con obesità lieve, senza malattie cardiovascolari pregresse, né patologie epatiche, renali e tiroidee evidenti, non sottoposte a terapia con farmaci in grado di influenzare il metabolismo del glucosio o dei lipidi. Sono state reclutate 28 donne, 14 per ciascun gruppo. Le partecipanti al gruppo sperimentale hanno assunto 2 capsule/die da 150 mg di un estratto di tè verde contenente catechine, epigallocatechina-3-O-gallato e caffeina; quelle del gruppo placebo hanno assunto componenti alimentari inattivi. Durante la sperimentazione le partecipanti hanno consumato una dieta ipocalorica. Per valutare il senso di fame e di sazietà è stata utilizzata una scala analogico-visiva (VAS). I campioni di sangue (glucosio e lipidi, marcatori infiammatori, funzionalità epatica e renale, lo stato ormonale relativo alla sazietà catecolamine circolanti) e di urina delle 24 ore, le misure antropometriche, la composizione corporea, il volume del tessuto adiposo viscerale (IVA) e il rapporto di scambio respiratorio (quoziente respiratorio) sono stati ottenuti al basale, dopo 30 e 60 giorni. Sono stati registrati anche gli eventi avversi.
Rispetto al basale, il gruppo tè verde ha registrato una diminuzione significativa dei seguenti parametri: rapporto di scambio respiratorio (P < 0,0001), insulina (P = 0,007), valutazione del modello di omeostasi (P = 0,01), circonferenza vita (P < 0,0001), tessuto adiposo viscerale (P = 0,0008), massa grassa (P < 0,0001), percentuale di carboidrati, (P < 0. 0001) e proteina C-reattiva (P = 0,007) e un aumento significativo di adiponectina (P = 0,02), noradrenalina (P = 0,001), dispendio energetico a riposo (P = 0,006), percentuale di ossidazione lipidica (P < 0,0001) e rapporto adiponectina/leptina (P = 0,0001). Nel gruppo placebo sono stati registrati una diminuzione della circonferenza vita (P = 0,02) e un aumento statisticamente significativo del rapporto adiponectina/leptina (P = 0,04) dopo 60 giorni. L’articolo non indica se i partecipanti abbiano riportato eventi avversi. Gli autori concludono che il tè verde ha benefici significativi in questo gruppo di popolazione, riducendo il peso e i marcatori di grasso corporeo. Un punto di forza dello studio è che gli autori hanno analizzato una serie di fattori che possono determinare la perdita di peso e la variazione della composizione corporea. Tra le limitazioni, l’utilizzo di una popolazione specifica di individui in sovrappeso e obesi e il numero ridotto di partecipanti. Sono pertanto necessarie ulteriori ricerche con popolazioni diverse e con un numero maggiore di partecipanti.
Fonte: Rondanelli M, Gasparri C, Perna S, et al. A 60-day green tea extract supplementation counteracts the dysfunction of adipose tissue in overweight post-menopausal and class I obese women. Nutrients. December 2022;14(24):5209. doi:10.3390/nu14245209.
L’effetto della supplementazione di curcuma e curcumina sugli indici antropometrici dell’obesità, nonché sulla leptina e sull’adiponectina è stato valutato tramite una revisione sistematica e metanalisi degli studi clinici randomizzati e controllati (RCT) che hanno preso in esame questi parametri. La ricerca delle fonti è stata effettuata sulle banche dati medico-scientifiche internazionali PubMed, Scopus, Web of Science, Cochrane Library e Google Scholar fino ad agosto 2022; sono stati inclusi gli studi clinici randomizzati che hanno esaminato l’impatto di curcuma e curcumina sugli indici di obesità e sulle adipochine (leptina e adiponectina).
Si ricorda che la funzione principale della leptina è contribuire alla regolazione del peso corporeo, tanto che questa sostanza viene spesso indicata come “Fat Controller” e può essere immaginata come un indicatore delle riserve di energia a lungo termine (in termini di grasso accumulato) per il sistema. L’adiponectina invece favorisce lo stoccaggio e la combustione dei grassi immagazzinati come riserva. Questo ormone prodotto dal tessuto adiposo aumenta la sensibilità all’insulina da parte dei muscoli e del fegato. Il livello di adiponectina è basso nelle persone in sovrappeso e alto in quelle magre e con un buon tono muscolare. Per l’analisi quantitativa (metanalisi) sono stati considerati 60 RCT, con una dimensione totale del campione di 3.691 individui.
Questi i risultati a fine studio: il team di ricerca ha riscontrato che la supplementazione con curcuma e curcumina ha ridotto in modo statisticamente significativo il peso corporeo (p = 0,001), l’indice di massa corporea (p = 0,013), la circonferenza vita (p < 0,001), la percentuale di grasso corporeo (p = 0,007) e i valori della leptina (p < 0,001), aumentando parallelamente il livello dell’adiponectina (p < 0,001). Questa metanalisi – concludono gli autori – dimostra che l’integrazione con curcuma e curcumina può migliorare in maniera significativa le misure antropometriche dell’obesità e le adipochine correlate all’adiposità (ovvero leptina e adiponectina), ricordando tuttavia che, a causa dell’elevata eterogeneità tra gli studi inclusi nella metanalisi, i risultati necessitano di ulteriori conferme.
Fonte: Dehzad MJ, Ghalandari H, Nouri M, Askarpour M. Effects of curcumin/turmeric supplementation on obesity indices and adipokines in adults: A grade-assessed systematic review and dose-response meta-analysis of randomized controlled trials. Phytother Res. 2023 Mar 7. doi: 10.1002/ptr.7800.
20 APRILE | BARI VILLA DE GRECIS – Via delle Murge, 63, Sala Orangerie
La Rivista l’Erborista e SANA-Bolognafiere vi invitano a Bari giovedì 20 Aprile a una tavola rotonda per parlare del mercato dei prodotti cosmetici a connotazione naturale e orientati alla sostenibilità.
Verranno esposti i numeri di mercato del comparto, i nuovi trend con le testimonianze di alcuni protagonisti del mondo della cosmesi naturale e biologica.
Introduzione Claudia Castello – Project Manager di SANA Sergio Fontana – Confindustria Bari BAT Laura Pedrini – Presidente del Gruppo Cosmetici Erboristeria di Cosmetica Italia
Innovazione e Sostenibilità nel mondo della cosmesi bio e naturale Domenico Scordari, CEO di N&B Natural is Better
L’erborista 3.0: una professione, tante competenze Sabrina Pastore – Erboristeria Natura Infusa [Andria]
La Via delle Erbe – Il bianco che … sana Mariella Di Stefano – Direttore scientifico rivista L’Erborista
Una parte significativa della popolazione nei Paesi in via di sviluppo utilizza le piante medicinali della tradizione locale per trattare i disturbi più comuni. Il ricorso alle erbe tradizionali è generalmente più diffuso tra le donne (70% contro 30% per gli uomini). Questo dato supporta il concetto che nelle culture tradizionali le donne siano le principali detentrici della conoscenza sulle piante medicinali. Questa indagine ha riguardato il ricorso ad erbe e formule erboristiche tradizionali nella popolazione della regione di Safi in Marocco e ha messo a fuoco in particolare la biodiversità delle piante utilizzate. Sono stati utilizzati questionari semi-strutturati sottoposti a 222 residenti nell’area di studio. Per eseguire l’analisi dei dati sono stati utilizzati indici quantitativi, come ad esempio il valore d’uso, il valore d’uso familiare, il livello di fedeltà, il livello di popolarità relativa e altri parametri.
Lo studio riporta gli usi etnobotanici di 144 piante medicinali appartenenti a 64 famiglie, principalmente Lamiaceae (17 taxa), Asteraceae (15 taxa) e Apiaceae (12 taxa). La parte della pianta più comunemente utilizzata (48%) erano le foglie, seguita da steli (16%), fiori e infiorescenze (12%), radici (11%) e dalla pianta intera (7%). Essendo le foglie facilmente accessibili, questo aspetto può spiegare il loro elevato utilizzo nella preparazione delle formule a base di piante. Le ricette tradizionali a base di piante medicinali impiegano diversi metodi quali l’infusione, il decotto, l’inalazione ecc. Il decotto è risultato il metodo più diffuso nell’area di studio, con una percentuale del 42%, seguito da infuso al 20%, polvere al 18% e cataplasma nel 17% dei preparati. Le piante più citate sono state il marrubio (Marrubium vulgare), il rosmarino (Salvia rosmarinus Spenn), il timo serpillo (Thymus serpyllum) e Dysphania ambrosioides. Le formulazioni sono state utilizzate soprattutto per i problemi gastrointestinali (88%), le malattie respiratorie (85%) e l’anemia (66%).
Questo studio – il primo lavoro scientifico che ha documentato le conoscenze erboristiche tradizionali in questa regione arida del Marocco – mostra il legame che c’è tra le popolazioni locali e la medicina tradizionale e le piante per prevenire, alleviare e trattare un’ampia gamma di problemi di salute. I risultati di questa indagine chiariscono inoltre l’importanza dell’uso delle piante medicinali in quell’area, evidenziando anche il know-how e le pratiche tradizionali utilizzate dalla popolazione, stabilendo una base scientifica per la conservazione del patrimonio etnobotanico ed etnofarmacologico e per ulteriori studi di approfondimento sulle proprietà e potenzialità delle piante medicinali.
Fonte: Lemhadri A, Achtak H, Lamraouhi A, et al. Diversity of Medicinal Plants Used by the Local Communities of the Coastal Plateau of Safi Province (Morocco). Front Biosci (Schol Ed). 2023 Jan 4;15(1):1.
Il diabete mellito – caratterizzato da elevati livelli di glucosio nel sangue dovuti alla resistenza all’insulina dei tessuti e all’inadeguata produzione di questa sostanza – colpisce circa il 9% della popolazione adulta a livello mondiale. L’omeostasi del glucosio e il mantenimento di valori regolari per i lipidi e la pressione arteriosa aiutano a prevenire e a trattare le potenziali complicanze di questa patologia. La terapia consiste nella somministrazione di farmaci ipoglicemizzanti per aumentare la produzione di insulina, migliorare la sensibilità all’insulina e aumentare l’assorbimento del glucosio, ma alcuni di essi possono avere effetti collaterali negativi. Alcuni trattamenti a base di erbe hanno dimostrato di possedere attività ipoglicemizzanti e ipolipemizzanti nei soggetti con diabete. Tra queste anche il cumino nero (Nigella sativa, Ranunculaceae) e il suo principale componente bioattivo, il timochinone, può avere un effetto protettivo contro il diabete e le sue complicanze. Questa recente revisione sistematica ha raccolto e sintetizzato le evidenze scientifiche disponibili in materia e gli studi randomizzati e controllati (RCT) pubblicati sull’attività del cumino nero nel diabete di tipo 2.
Dopo una ricerca effettuata sulle banche dati PubMed/Medline e Google Scholar, che ha individuato 332 studi randomizzati e controllati pubblicati nel periodo 2010-2021, sono stati selezionato sette studi che soddisfacevano i criteri di inclusione: 4 studi condotti in Iran, due in Arabia Saudita e uno in India. Le dimensioni del campione variavano da 43 a 114 partecipanti e la durata dello studio era compresa tra 8 e 52 settimane; l’età media dei partecipanti era di 46-54 anni. Le formulazioni di nigella utilizzate erano capsule di olio, olio e polvere, con dosaggi da 500 mg a 3 g al giorno. I partecipanti dei gruppi di intervento hanno assunto integratori di cumino nero insieme ai farmaci antidiabetici orali standard.
Sei studi hanno riportato riduzioni statisticamente significative dei valori dell’emoglobina glicata rispetto ai gruppi placebo dopo la supplementazione di nigella di 8 – 52 settimane, con dosi giornaliere variabili a seconda delle formulazioni assunte. Con un notevole calo della glicemia a digiuno e dei livelli di emoglobina glicata, il cumino nero – concludono gli autori – ha dimostrato di migliorare i valori dell’iperglicemia e il controllo del diabete. Questi risultati suggeriscono che la nigella potrebbe essere usata come coadiuvante nella gestione dei pazienti con diabete di tipo 2 e delle sue complicanze. Tra i limiti della revisione si segnala la restrizione delle misure di outcome al solo controllo glicemico.
Fonte: Hoda F, Khanam A, Thareja M, Arshad M, Ahtar M, Najmi AK. Effect of Nigella sativa in improving blood glucose level in T2DM: systematic literature review of randomized control trials. Drug Res (Stuttg). January 2023;73(1):17-22. doi: 10.1055/a-1936-8412.
La tonsillo-faringite acuta, comunemente indicata come mal di gola, è un segno iniziale di infezione virale delle vie respiratorie, oltre che un indicatore per effettuare un precoce intervento antivirale e antinfiammatorio. Entrambe queste azioni, antivirale e antiinfiammatoria, sono state attribuite dalla ricerca scientifica e anche dalla tradizione d’uso a due piante medicinali: Echinacea purpurea e Salvia officinalis e uno studio osservazionale ne ha valutato l’efficacia in questo disturbo. A tal fine sono stati considerati i dati di 74 soggetti di età compresa tra 13 e 69 anni che presentavano i classici sintomi del mal di gola acuto (<48 ore). Il trattamento consisteva in cinque compresse al giorno di un preparato contenente estratti delle due piante Echinacea e Salvia (4,000 mg di estratto di Echinacea purpurea e 893 mg di estratto di Salvia officinalis), per quattro giorni.
L’intensità dei sintomi è stata registrata su un diario e sono stati eseguiti i tamponi orofaringei per la rilevazione e la quantificazione di virus mediante RT-qPCR. Il trattamento è stato molto ben tollerato, non si sono verificate complicanze di alcun tipo e non è stato necessario somministrare nessun altro trattamento. Una singola compressa ha ridotto il mal di gola del 48% (p<0,001) e i sintomi della tonsillofaringite del 34% (p<0,001). Nei 18 individui inclusi nello studio osservazionale risultati positivi al virus alla baseline è stata osservata una riduzione della carica virale del 62% (p<0,03) dopo l’assunzione di una compressa e del 96% (p<0,02) dopo 4 giorni di trattamento rispetto alla fase pre-trattamento. La combinazione di Echinacea e Salvia può rappresentare dunque un’opzione valida e sicura per il trattamento precoce del mal di gola acuto, essendo in grado di alleviare i sintomi e di contribuire a ridurre la carica virale.
Fonte: Weishaupt R, Buchkov A, Kolev E, Klein P, Schoop R. Reduction of viral load in patients with acute sore throats: Results from an observational clinical trial with Echinacea / Salvia lozenges. Complement Med Res. 2023 Mar 8.