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Prodotti vegetali per la salute

 

di Stefania La Badessa

Le società più note impegnate nell’ambito dello studio e della ricerca fitoterapica e farmacologica troveranno, nel 1° Congresso Intersocietà sui prodotti vegetali per la salute, che si terrà dal 15 al 17 giugno 2023, presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università di Padova, un terreno di incontro che – coinvolgendo tutte le figure professionali che compongono il mondo delle piante medicinali – metterà in relazione diretta l’ambiente accademico con le aziende del settore, capaci di tradurre in realtà le nuove frontiere della fitoterapia individuate dalla ricerca.

Oltre 100 relazioni

Un programma ricco quello del Congresso che – contando su più di 100 relazioni orali, tavole rotonde, momenti di approfondimento e poster tematici – offrirà una panoramica ampia e poliedrica sulle sostanze funzionali che diverranno protagoniste del mondo dell’integrazione e della cosmesi naturale.

Il focus sugli oli essenziali

Tra gli attivi di origine vegetale, gli ultimi 20 anni hanno visto l’incremento dell’interesse scientifico-clinico sull’utilizzo degli Oli Essenziali (OE) nei diversi ambiti, incluso quello oncologico. Crescente è, infatti, l’interesse della comunità scientifica internazionale nei confronti degli estratti vegetali caratterizzati da attività antiproliferative, che si stanno dimostrando efficaci sia come coadiuvanti delle terapie convenzionali che come fonte di metaboliti bioattivi. L’obiettivo prioritario consiste nel reperire nuove molecole antitumorali che dimostrino di avere peculiari caratteristiche quali una bassa tossicità, una buona efficacia e un impatto ambientale limitato.

I botanicals e le loro proprietà

Non sorprende, quindi, che in un contesto tanto prestigioso come quello che condivideranno per la prima volta le società coinvolte – la Società Italiana di Farmacognosia, la Società Italiana di Fitochimica, la Società Italiana di Farmacologia, la Società Italiana di Fitoterapia e il Gruppo Piante Officinali della Società Botanica italiana – possano emergere numerosi studi su specifici oli essenziali, ma anche su piante più o meno note alla tradizione, che si prestano a vedere ampliato il proprio ventaglio terapeutico, trovando nuove applicazioni anche in ambito oncologico. Vista la rilevanza di patologie particolarmente diffuse nella società moderna quali colite, gastrite e reflusso gastro-esofageo, verrà offerta una carrellata di novità e approfondimenti specifici sui botanicals efficaci sul benessere dello stomaco e dell’intestino.

Non dimentichiamo il Covid

Seguendo poi il filone delle esigenze dettate dalla recente pandemia – che ha evidenziato, in modo inequivocabile, la necessità di individuare nuove sostanze funzionali utili nel contrastare le infezioni virali, nel supportare la risposta immunitaria fisiologica e il benessere dell’apparato respiratorio – non mancheranno gli spunti e gli approfondimenti su diversi attivi vegetali che si sono distinti per efficacia nell’ambito della ricerca più recente e innovativa.

Alcuni degli studi – protagonisti delle sessioni dei due giorni del Congresso – metteranno in luce nuove e affascinanti potenzialità della Cannabis sativa, sia nell’ambito di patologie importanti quali i disturbi neurologici e la neuroinfiammazione che di problematiche cutanee di diverso grado di severità, aventi il processo infiammatorio come comune denominatore.

L’ambito fito-cosmetico

Per scoprire se è possibile rallentare i segni che il tempo lascia sulla pelle e indagare il potenziale di molte piante officinali capaci di intervenire – con alta sicurezza ed efficacia – sia a livello dermico che epidermico, garantendo una protezione attiva nei confronti degli agenti atmosferici e ambientali, molteplici saranno gli spunti anche in ambito fito-cosmetico.

Questa prima edizione del Congresso intersocietà di Padova si prospetta, quindi, come un momento di confronto importante, di elevato interesse interdisciplinare, che non esime peraltro dalla valorizzazione – anche nel mondo della ricerca – della biodiversità: non mancheranno infatti gli approfondimenti dedicati all’efficacia di attivi naturali presenti tra i funghi edibili, ma anche allo straordinario potenziale racchiuso nelle profondità marine.

Piante medicinali ed epatopatie

Questa recente revisione sistematica ha valutato l’efficacia di alcuni preparati vegetali su una grave malattia epatica come la cirrosi. A tal fine è stata effettuata una ricerca sulle principali banche dati medico-scientifiche internazionali (PubMed, Scopus, Web of Science e Google Scholar) e sono stati selezionati e analizzati 11 studi clinici che hanno valutato l’effetto delle piante medicinali sulla cirrosi. Degli 11 studi inclusi, otto (per un totale di 613 soggetti) hanno valutato in modo specifico l’effetto della silimarina (miscela di silibina, silicristina e silidianina presente in diverse piante, tra cui il cardo mariano) su questa patologia: tre di essi hanno mostrato gli effetti benefici di questo composto sulle transaminasi epatiche aspartato aminotransferasi (AST) e alanina aminotransferasi (ALT).

Due studi, che hanno incluso in totale 118 soggetti, hanno esaminato invece l’effetto sulla cirrosi della curcumina: il primo ha mostrato che la supplementazione con questo componente della curcuma ha migliorato la qualità della vita e l’altro ha evidenziato un miglioramento dei valori della fosfatasi alcalina (ALP), della bilirubina, del tempo di protrombina (PT) e dell’INR (International Normalized Ratio). Un altro studio, eseguito su un piccolo campione di persone, ha esaminato l’effetto del ginseng sulla cirrosi, mostrando buoni risultati in termini di miglioramento del punteggio Child-Pugh e di riduzione dell’ascite, frequente complicanza della cirrosi epatica consistente nell’accumulo di liquido nell’addome. Tutti gli studi analizzati hanno riportato effetti collaterali nulli o trascurabili.

Questi risultati hanno mostrato come alcune piante medicinali, tra cui il ginseng, o loro componenti (silimarina e curcumina) esercitino un’azione benefica su questa grave malattia epatica: a fronte di eventi collaterali minimi e basso costo, potrebbero pertanto essere un’opzione sostenibile da prendere in considerazione, come auspicano gli autori della review. A causa del numero limitato di studi disponibili, si raccomanda che vengano realizzate in futuro nuove e rigorose ricerche in materia.

Fonte: Amini S, Bagherniya M, Butler AE, Askari G, Sahebkar A. The effect of medicinal plants on cirrhosis: A systematic review of clinical trials. Phytother Res. 2023 May 22. 

 

Il bianco che…sana

Ci siamo! Per il secondo anno consecutivo siamo pronti per “La Via delle Erbe” edizione 2023 – che abbiamo intitolato ‘Il bianco che …sana’ – evento promosso da SANA in collaborazione con la nostra rivista.

Saremo presenti presso la Fiera di Bologna dall’8 al 10 settembre, in un ampio spazio dedicato, per fare insieme a voi un viaggio a 360° nel mondo delle erbe officinali e dei loro derivati.

Continuando sul filone cromatico, protagoniste di questa edizione sono le piante officinali che hanno fiori di colore bianco. Poiché sono numerose le specie botaniche che condividono questa caratteristica, per direzionare lo sguardo ci soffermeremo in particolare su quelle che, per le proprietà del fitocomplesso o di singole componenti, apportano benefici all’apparato digerente e ne alleviano i disturbi, anche attraverso il riequilibrio del sistema nervoso e la gestione dello stress così spesso correlato, se non all’origine, di molti di questi problemi.

Questo filone di approfondimento trova il suo razionale anche nei numeri, dato che circa il 30-40% degli Italiani soffre di disturbi digestivi e tali problemi – strettamente correlati alle abitudini di vita e dietetiche prevalenti – sono in progressivo aumento.

Si parlerà di piante come l’achillea, la camomilla romana, la menta, la melissa, il bergamotto o la valeriana, ripercorrendo per ciascuna di queste piante, in sintonia con il nostro approccio, il fil rouge, sia l’impiego tradizionale sia gli sviluppi e le conferme che arrivano dall’attuale ricerca scientifica.

L’evento si articola in tre giornate full time: ha al suo centro sette lezioni magistrali, dall’elevato valore scientifico e professionale, rivolte agli erboristi e agli operatori che si occupano di salute e benessere, tenute da esperti di fitoterapia ed erboristeria. Alla Via delle Erbe si alterneranno dunque erboristi tradizionali, medici, docenti universitari ed esperti che affronteranno, da diverse angolazioni e ciascuno con il proprio know how e la propria competenza, il tema delle piante con fiori bianchi. Il panel dei relatori è composto da Marco Biagi, Enrica Campanini, Fabio Firenzuoli, Stefania La Badessa, Francesco Novetti, Paola Paltrinieri e Marco Valussi.

Il percorso di approfondimento scientifico e professionale con i nostri esperti sarà arricchito anche quest’anno da una mostra dove, con immagini e approfondimenti tematici, saranno narrati gli usi consolidati, gli aggiornamenti scientifici e le proprietà di alcune delle erbe al centro dell’evento. Piante della nostra tradizione ma anche di altri continenti, come ad esempio Bacopa monnieri o Withania somnifera.

Verranno presentati, infine, i dati dell’Osservatorio Erboristeria con interessanti aggiornamenti sulle dinamiche del mercato erboristico e le caratteristiche dei consumatori che si rivolgono all’erboristeria.

Questo è soltanto un anticipo, scoprirete tutto il resto a Bologna nello spazio ‘La Via delle Erbe’.

Vi aspettiamo numerosi!

 

 

 

 

 

 

La maca nell’andropausa

L’ipogonadismo ad insorgenza tardiva (LOH o andropausa) negli uomini è una condizione causata da un calo del livello di testosterone che avviene simultaneamente all’avanzare dell’età. L’andropausa si associa a diminuzione del desiderio sessuale e a disfunzione erettile; a ciò si associano altri sintomi come affaticamento, debolezza, depressione ecc. La terapia di questa condizione prevede per lo più un trattamento sostitutivo del testosterone, che è stato tuttavia correlato con un aumento di rischio di alcune patologie (tumore della prostata, infarto ecc.).

La Maca (Lepidium meyenii, famiglia delle Brassicaceae) è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Brassicacee che cresce spontanea nei territori montuosi del Perù. La sua radice è tradizionalmente utilizzata per aumentare la fertilità e le prestazioni sessuali sia nell’uomo che nella donna, per alleviare i sintomi della menopausa e anche per il suo effetto tonico-stimolante in caso di stanchezza psicofisica, stress cronico ecc. La ricerca attuale su questa pianta si è concentrata sulla sua capacità di aumentare la libido maschile senza causare effetti avversi di rilievo. Questo studio clinico randomizzato in doppio cieco controllato con placebo, condotto in Corea del sud, ha valutato in modo specifico la sicurezza e l’efficacia di un preparato a base di Maca in 88 uomini in andropausa.

I partecipanti sono stati suddivisi in un gruppo di trattamento (Maca) e un gruppo di controllo placebo mediante randomizzazione. Il primo gruppo ha assunto pillole di Maca gelatinizzata 3 volte al dì per 12 settimane mentre il gruppo di controllo ha ricevuto pillole contenenti una sostanza inerte (polvere mista di lattosio) secondo lo stesso schema di dosaggio. Per valutare l’efficacia dell’intervento sono stati utilizzati i questionari Aging Males’ Symptoms scale (AMS), Androgen Deficiency in the Aging Males (ADAM), International Prostate Symptom Score (IPSS) e International Index of Erectile Function (IIEF); test sierologici (testosterone totale e testosterone libero, colesterolo totale, tasso di colesterolo HDL e LDL), peso corporeo e circonferenza vita sono stati valutati a 4 e 12 settimane dal trattamento. In 80 hanno completato lo studio: 41 del gruppo di trattamento e 39 di quello placebo. Il punteggio sulle scale AMS, IIEF e IPSS è migliorato in modo statisticamente significativo (p<0,05) nel gruppo che ha assunto la Maca rispetto al gruppo placebo. Anche il tasso di positività all’ADAM è diminuito in modo significativo (p<0,0001) nel gruppo di trattamento. Gli autori suggeriscono che ulteriori studi includano un follow-up a più lungo termine ed esaminino anche i meccanismi d’azione, concludendo che i preparati a base di Maca costituiscono un trattamento promettente in questa condizione.

Fonte: Shin D, Jeon SH, Piao J, Park HJ, et al. Efficacy and Safety of Maca (Lepidium meyenii) in Patients with Symptoms of Late-Onset Hypogonadism: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial. World J Mens Health. 2023 Jan 1. 

 

Il timo nel contrasto a SARS-CoV-2

Piccolo arbusto molto aromatico, il timo (Thymus vulgaris L., famiglia delle Lamiaceae) è comune nelle aree costiere e collinari del Mediterraneo. È il nome stesso di questa pianta a informarci del suo più antico impiego, che aveva luogo in Grecia: “thymos” deriva infatti da “thyos”, legno che diffonde un odore piacevole quando viene bruciato, e dal verbo “thuo”, ossia offrire un sacrificio agli dei. I Greci dunque si servivano del timo come incenso, non solo perché aveva un odore gradevole ma anche perché disponeva di proprietà antisettiche. Quest’ultima qualità gli viene riconosciuta da sempre nell’area da cui la pianta proviene: gli Egizi e gli Etruschi lo utilizzavano infatti nei preparati per imbalsamare i defunti. In Marocco e in Tunisia, si impiega tuttora un decotto di timo nell’olio di oliva per detergere le ferite, mentre secondo il medico francese Armand Trousseau, vissuto nel XIX secolo, questa pianta aromatica “era il nemico delle tossine”.

Sono numerose le virtù attribuite tradizionalmente al timo: è antispastico e carminativo, utile nella digestione e contro l’atonia intestinale, l’inappetenza e le gastriti. Stimola inoltre il sistema nervoso e favorisce l’eliminazione delle tossine tramite sudore e urine. Le sue proprietà antisettiche lo rendono utile anche nei raffreddori, nelle bronchiti e in alcune forme reumatiche. Le analisi chimiche e la scienza recente stanno via via confermando queste sue attività, in particolare per il timolo e il carvacrolo, due importanti componenti bioattivi dell’OE di timo. A tale proposito un recente studio iraniano di revisione narrativa ha esaminato e valutato i potenziali effetti del timo e dei suoi composti attivi sull’infezione da SARS-CoV-2.

Utilizzando i database PubMed, Scopus, ISI, Cochrane, ScienceDirect, Google scholar e Arxiv preprint, sono stati discussi i meccanismi molecolari che sarebbero alla base degli effetti del timo e dei suoi composti attivi in relazione a COVID-19. Questi i risultati esposti dagli autori: il timo è in grado di sopprimere il fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa), l’interleuchina 6 e altre citochine infiammatorie, aumentando inoltre citochine antinfiammatorie come il fattore di crescita trasformante beta (TGF-β)  e interleuchina 10. L’estratto di timo agirebbe anche come inibitore delle citochine IL-1-beta e IL-8, sia a livello di mRNA che di proteine, mentre il timolo contribuisce a controllare la progressione del processo di neuro-infiammazione verso la malattia neurologica, riducendone alcuni fattori.  Infine il timo e i suoi principi attivi, in particolare il timolo e il carvacrolo, esplicano effetti positivi sul sistema renina-angiotensina e sul microbiota intestinale.

Fonte: Nadi A, Shiravi AA, Mohammadi Z, Aslani A, Zeinalian M. Thymus vulgaris, a natural pharmacy against COVID-19: A molecular review. J Herb Med. 2023 Mar;38:100635. 

Cumino nero nell’infezione gastrica da H. pylori

Il cumino nero (Nigella sativa) è pianta erbacea annuale ampiamente distribuita nei Paesi del bacino del Mediterraneo, Nord Africa, Medio Oriente e Asia che può raggiungere 20-30 centimetri di altezza. I frutti sono capsule alquanto grandi e rigonfie composte di 3-7 follicoli, all’interno dei quali sono contenuti numerosi semi, angolati e neri. La nigella era conosciuta e apprezzata già dagli antichi Egizi; i suoi semi sono stati ritrovati in diversi siti archeologici dell’Egitto e nella tomba di Tutankhamon erano presenti delle anfore colme di olio di nigella. Successivamente, in epoca medievale, le proprietà della nigella furono studiate da ricercatori arabo-islamici, quali al-Biruni e Avicenna (Ibn Sina), il quale, nel suo “Canone della Medicina”, affermava che i semi del cumino nero sono ricostituenti naturali e hanno la proprietà di stimolare l’energia corporea. Nella medicina ayurvedica indiana i semi di Nigella sativa vengono impiegati per varie problematiche e per trattare l’asma, grazie all’azione antistaminica e vasoregolatrice.

Il cumino nero contiene numerose sostanze, dall’olio essenziale ricco in terpeni all’olio dei semi, ai flavonoidi. L’uso alimentare e il basso rischio di tossicità hanno contribuito negli ultimi anni allo sviluppo di molte ricerche scientifiche pre-cliniche e cliniche, che rendono la pianta particolarmente interessante in particolare nella prevenzione e trattamento delle malattie metaboliche e cardiovascolari. Questo recente studio clinico in doppio cieco, controllato con placebo ha valutato gli effetti della polvere di cumino nero più il trattamento standard per l’infezione da Helicobacter pylori (H. pylori) sul livello di grelina sierica e sull’appetito in soggetti con infezione da H. pylori.

Cinquantuno individui positivi a H. pylori sono stati assegnati in modo casuale ai gruppi di trattamento (n = 26) o placebo (n = 25): hanno ricevuto 2 g/giorno di N. sativa con terapia antibiotica quadrupla o 2 g/giorno di placebo più terapia antibiotica per 8 settimane.Il livello sierico di grelina è stato valutato prima e dopo l’intervento, così come l’appetito. Alla fine dello studio, l’appetito del gruppo di trattamento è migliorato in modo statisticamente significativo rispetto al gruppo placebo (P = 0,02) mentre la differenza nei livelli sierici di grelina tra i gruppi sperimentale e placebo non è risultata statisticamente significativa (P > 0,05). In conclusione dallo studio è emerso, nonostante le piccole dimensioni del campione, che l’integrazione con polvere di N. sativa può essere un trattamento aggiuntivo benefico nei casi di infezione da H. pylori.

Fonte: Yousefnejad H, Mohammadi F, Alizadeh-Naini M, Hejazi N. Nigella sativa powder for helicobacter pylori infected patients: a randomized, double-blinded, placebo-controlled clinical trial. BMC Complement Med Ther. 2023 Apr 17;23(1):123. 

Umbrella review sulla curcumina nel calo di peso

Diverse ricerche hanno indicato che l’integrazione di curcumina può contribuire alla perdita di peso e, grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, migliorare una serie di complicanze correlate a obesità e sovrappeso. A tale proposito è stata pubblicata di recente una revisione generale (umbrella review, ovvero revisione di revisioni) eseguita sugli studi controllati randomizzati (RCT) che hanno valutato l’effetto della curcumina su alcuni indici antropometrici. Le revisioni sistematiche e le metanalisi sono state individuate sui database elettronici medico-scientifici Medline, Scopus, Cochrane e Google Scholar fino al 31 marzo 2022, includendo le revisioni sistematiche e le metanalisi che hanno valutato la supplementazione di curcumina su uno dei seguenti parametri: IMC, peso corporeo e circonferenza vita. Sono state eseguite anche le analisi di sottogruppo stratificando per tipologia di pazienti, gravità dell’obesità e formulazione di curcumina assunta.

Nella revisione generale sono state incluse 14 review e metanalisi per un totale 50 studi randomizzati e controllati con un alto grado di sovrapposizione. L’integrazione della curcumina ha ridotto in modo statisticamente significativo indice di massa corporea (IMC), peso e circonferenza vita. I preparati di curcumina a elevata biodisponibilità sono risultati più efficaci nella riduzione dei suddetti parametri. Effetti significativi della supplementazione di curcumina sono stati osservati anche in specifici sottogruppi, soprattutto negli adulti con obesità e diabete. L’integrazione di curcumina riduce pertanto in modo statisticamente significativo gli indici antropometrici e, in associazione alle opportune modifiche dello stile di vita, dovrebbe essere considerata un’opzione per la riduzione del peso; più efficaci a tal fine sono risultate le formulazioni a biodisponibilità potenziata.

Fonte: Unhapipatpong C, Polruang N, Shantavasinkul PC, Julanon N, Numthavaj P, Thakkinstian A. The effect of curcumin supplementation on weight loss and anthropometric indices: an umbrella review and updated meta-analyses of randomized controlled trials. Am J Clin Nutr. 2023 May;117(5):1005-1016.

 

 

 

1° Congresso Intersocietà sui prodotti vegetali per la salute

“Il ruolo delle piante medicinali nella medicina moderna”. È questo il titolo del 1° Congresso Intersocietà sui prodotti per la salute, in programma a Padova, presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con la Fondazione per la ricerca Biomedica Avanzata (VIMM), dal 15 al 17 giugno 2023. Il convegno è organizzato dalla Società Italiana di Farmacognosia, dalla Società Italiana di Fitochimica, dalla Società Italiana di Farmacologia, dalla Società Italiana di Fitoterapia e dal Gruppo Piante Officinali della Società Botanica italiana e si svolge con il patrocinio di: Università degli Studi di Padova, Università degli Studi di Napoli Federico II, Comune di Padova, Provincia di Padova, Ordine dei farmacisti della provincia di Padova, Ordine dei farmacisti della provincia di Napoli.

Il razionale

Negli ultimi anni si è assistito a un incremento nell’utilizzo di prodotti vegetali,
particolarmente nei Paesi industrializzati, tra le classi socio-economiche più elevate e negli anziani sofferenti di patologie croniche multiple. Di fronte a questo crescente interesse, è necessario rivedere il ruolo delle piante medicinali tenendo conto di tutta la filiera, partendo dal riconoscimento botanico farmaceutico e farmacognostico, per arrivare all’utilizzo in terapia. Ruoli importanti in questo percorso appartengono agli studi e alle ricerche in ambito botanico farmaceutico, fitochimico e farmacologico.

Il convegno

Il Convegno “1° Congresso intersocietà sui prodotti vegetali per la salute: Il ruolo delle piante medicinali nella medicina moderna” ha come obiettivo quello di riunire e favorire una discussione tra i Soci interessati per una ricerca condivisa, finalizzata e affidabile.

I temi principali del convegno, che si articolerà in comunicazioni orali, poster e tavole rotonde, riguardano gli aspetti botanico-farmaceutici, fitochimici, le proprietà farmacologiche (inclusi impieghi terapeutici ed effetti collaterali), la fitoterapia, la fitocosmesi, la nutraceutica e la tecnologia dei prodotti per la salute. Inoltre, la presenza di numerose aziende del settore favorirà il confronto e la comprensione condivisa delle necessità delle realtà produttive e di commercializzazione.

Programma preliminare

Giovedi 15 Giugno 2023

  • 13.00 – 14.30: Registrazione dei Partecipanti
  • 14.30 – 14.45: Apertura del Convegno
  • 14.45 – 15.15: Lettura magistrale Botanicals: focus on safety issues (Prof.ssa C. Fimognari, UNIBO)
  • 15.15 – 17.00: Comunicazioni orali
  • 17.00 – 17.30: Coffe break
  • 17.30 – 19.00: Comunicazioni orali

Venerdi 16 giugno 2023

  • 8.30 – 10.00: Comunicazioni orali
  • 10.00 – 10.30: Lettura magistarle: Plant biodiversity to promote health and nutrition: re-discovering ancient varieties inside the Prunus genus (Prof.ssa M. De Leo, UNIPI)
  • 10.30 – 11.30: Coffe break e sessione poster
  • 11.30 – 13.00: Comunicazioni orali
  • 13.00 – 14.30: Light lunch
  • 14.30 – 15.00: Lettura magistrale: EU Regulatory frameworkon food supplements (Dott.ssa V. Di Giorgi, Ministero della Salute)
  • 15.00 – 16.30: Comunicazioni orali
  • 16.30 – 17.00: Coffe break
  • 17.00 -18.30: Tavola rotonda Editors in Chief

Sabato 17 Giugno 2023

  • 9.00 -10.15: Comunicazioni orali
  • 10.15-11.15: Coffe break e sessione poster
  • 11.15 -13.00: Comunicazioni orali
  • 13.00: Premiazione e Chiusura dei Lavori

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Focus sullo zenzero

Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae originaria dell’Estremo Oriente. Di essa si utilizza il rizoma che contiene importanti principi attivi denominati gingeroli e shogaoli, responsabili anche del suo sapore pungente. Nella medicina tradizionale cinese lo zenzero è usato per espellere il “freddo”, il “vento” e l'”umidità” e si ritiene che blocchi il flusso inverso del Qi (energia). Nei Paesi occidentale la radice di zenzero viene usata principalmente per alleviare i sintomi gastrointestinali e le affezioni respiratorie, ma anche come stimolante dell’appetito, in alcune forme di diarrea, nei casi di nausea e vomito, nelle problematiche correlate all’artrosi. Studi preclinici hanno indicato che lo zenzero ha effetti antiemetici, antitumorali, antinfiammatori, e ipoglicemizzanti ed esplica anche un’azione protettiva nei confronti della malattia di Alzheimer. Alcune ricerche hanno dimostrato inoltre che la somministrazione di zenzero può apportare dei benefici nella sclerosi multipla.

Questo studio parallelo randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha valutato l’effetto della supplementazione di zenzero su parametri quali la disabilità, la qualità di vita fisica e psicologica (QoL), l’indice di massa corporea (IMC), il livello di neurofilamento a catena leggera, l’interluchina-17 (IL-17), la metalloproteinasi di matrice-9 (MMP-9) e il rapporto neutrofili – linfociti (NLR) in un campione di soggetti con sclerosi multipla recidivante-remittente. La ricerca è durata 12 settimane, con un periodo di run-in di 3 settimane. I gruppi di trattamento (n = 26) e di controllo (n = 26) hanno ricevuto rispettivamente 500 mg di zenzero oppure una sostanza placebo (mais) 3 volte al giorno. La disabilità è stata valutata con la scala EDSS (Expanded Disability Status Scale) mentre per la qualità di vita è stata usata la Multiple Sclerosis Impact Scale (MSIS-29). I livelli sierici di neurofilamento a catena leggera, IL-17 e MMP-9 sono stati misurati con il test di immunoassorbimento enzimatico.

Tutti gli esiti sono stati valutati prima e dopo l’intervento e sono stati analizzati secondo il principio intention-to-treat. Di seguito i risultati: rispetto al placebo, l’integrazione di zenzero ha causato una riduzione significativa del punteggio sull’EDSS (P < 0,001), sulla Multiple Sclerosis Impact Scale MSIS-29 (P = 0,001), sulla scala psicologica MSIS-29 (P < 0,001), nonché del livello di neurofilamento a catena leggera (P = 0,049), IL-17 P = 0,003) e il rapporto neutrofili – linfociti (P = 0,038). Le differenze per quanto riguarda l’IMC e la metalloproteinasi di matrice-9 non sono risultate invece significative tra i due gruppi. Sulla base di questi risultati la conclusione dei ricercatori è che la supplementazione di zenzero potrebbe essere una terapia adiuvante efficace nei casi di sclerosi multipla recidivante-remittente.

 

Fonte: Foshati S, Poursadeghfard M, Heidari Z, Amani R. The effect of ginger (Zingiber officinale) supplementation on clinical, biochemical, and anthropometric parameters in patients with multiple sclerosis: a double-blind randomized controlled trial. Food Funct. 2023 Apr 24;14(8):3701-3711.

Ginkgo biloba e decadimento cognitivo post-ictus

A seguito di un ictus ischemico il rischio di deterioramento cognitivo è maggiore. Alcune ricerche hanno riscontrato prove di efficacia con l’uso di estratti a base di Ginkgo biloba su problemi quali la disfunzione cognitiva, il deterioramento funzionale e i sintomi neuropsichiatrici che si manifestano nel decadimento cognitivo di lieve entità e in alcune forme di demenza. Un recente studio randomizzato multicentrico in aperto, condotto in sette centri cinesi, ha valutato gli effetti del trattamento con un estratto a base di ginkgo sullo stato cognitivo di soggetti che avevano subito un ictus ischemico acuto. I pazienti – che presentavano un punteggio pari a 20 o inferiore sulla National Institutes of Health Stroke Scale – sono stati arruolati per l’inclusione nello studio 7 – 14 giorni dopo l’insorgenza dell’ictus e suddivisi in due gruppi mediante randomizzazione. Hanno partecipato alla ricerca 201 pazienti di età ≥50 anni, di cui 100 assegnati al gruppo di trattamento e 101 al gruppo di controllo.

Durante lo studio, per un periodo di per 24 settimane, entrambi i gruppi hanno assunto le terapie standard per la prevenzione di ictus ricorrenti; il gruppo di trattamento ha ricevuto 240 mg al giorno di un estratto di ginkgo mentre il gruppo placebo non ha ricevuto nessuna terapia aggiuntiva. La funzione cognitiva generale e una batteria di test cognitivi per sottodomini sono stati valutati a 24 settimane e tutti i pazienti sono stati monitorati anche per la manifestazione degli eventuali eventi avversi. La variazione media rispetto al basale della funzione cognitiva globale, valutata dal punteggio del Montreal Cognitive Assessment, è stata di 2,92 nel gruppo di trattamento e di 1,33 nel gruppo di controllo (differenza tra i gruppi: 1,59 punti; p < 0,005). Per quanto riguarda i domini cognitivi, l’estratto di ginkgo ha mostrato effetti maggiori sull’Hopkins Verbal Learning Test Total Recall e sulla Forma 1 del Shape Trail Test; eventi avversi potenzialmente correlati al ginkgo si sono verificati in meno del 3% dei partecipanti.

In conclusione il trattamento con un estratto di ginkgo, per 24 settimane, ha migliorato le performance cognitive complessive dei soggetti che avevano avuto un ictus ischemico di grado lieve – moderato.

Fonte: Cui M, You T, Zhao Y, Liu R, Guan Y, Liu J, Liu X, Wang X, Dong Q. Ginkgo biloba extract EGb 761® improves cognition and overall condition after ischemic stroke: Results from a pilot randomized trial. Front Pharmacol. 2023 Mar 29;14:1147860.