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Manuale pratico di gemmoterapia – III Edizione

La terza edizione del “Manuale pratico di Gemmoterapia” di Enrica Campanini, ed edito da Tecniche Nuove, è uno strumento indispensabile per la formazione dei professionisti della salute e al contempo per il lettore comune interessato alla gemmoterapia.

La Gemmoterapia è un metodo terapeutico, di ambito fitoterapico, che utilizza tessuti vegetali freschi allo stato embrionale, quali gemme, giovani getti, radichette, ecc. per prevenire e trattare svariate patologie. I gemmoderivati, opportunamente utilizzati, oltre a svolgere una efficace attività sintomatica rivestono un ruolo importante: quello di stimolare in modo armonioso le capacità reazionali dell’organismo.

Il nuovo Manuale pratico di gemmoterapia è stato ampliato e aggiornato nei contenuti. Grazie alle esaustive monografie, corredate da immagine fotografica, a un arricchito formulario diviso per patologie e ai numerosi esempi di schemi prescrittivi, si presenta come un efficace strumento di rapida e facile consultazione, in grado di aiutare gli operatori della salute che ricercano una conferma e nuovi stimoli nella pratica prescrittiva quotidiana. Per il lettore comune può rappresentare, invece, una valida guida, ricca di consigli e informazioni per quanto riguarda gli ambiti di applicazione della gemmoterapia.

Enrica Campanini, laureata in Medicina e Chirurgia, dal 1985 svolge la libera professione come medico esperto in Fitoterapia e Omeopatia. Nel 1990 ha conseguito il Diploma Universitario in Fitoterapia e Piante Medicinali presso l’Università di Montpellier (Francia). Ha collaborato con diverse istituzioni e ha svolto numerosi corsi e seminari presso varie sedi universitarie. Cura il blog: https://fitonews.wordpress.com

 

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Resveratrolo e salute delle ossa

Osteoporosis stage 4 of 4 - upper limb bones

Il resveratrolo è un polifenolo di origine naturale che viene naturalmente prodotto da varie piante, ad esempio vite, more e cacao, a scopo protettivo nei confronti di agenti patogeni come batteri o funghi.  Questa sostanza è da anni al centro dell’interesse della comunità scientifica per le sue proprietà antiossidanti e diversi studi clinici ne hanno valutato la capacità di contrastare in particolare gli effetti negativi dell’invecchiamento e l’insorgere di malattie correlate all’età.

Tra questi, nel 2020, lo studio clinico controllato e randomizzato RESHAW (acronimo di Resveratrol Supporting Healthy Ageing in Women) ha valutato gli effetti della supplementazione regolare di resveratrolo in 125 donne in menopausa di età compresa tra i 45 e gli 85 anni, suggerendo come la sostanza aiuti a migliorare la salute delle ossa in soggetti a rischio di osteoporosi incluse le donne in menopausa. La sperimentazione ha dimostrato che la supplementazione di resveratrolo migliora la densità minerale ossea in regioni critiche quali l’area lombare della colonna vertebrale e il collo del femore, un dato che si traduce in una riduzione del rischio di frattura dell’anca nei 10 anni successivi. Dall’analisi statistica dei risultati è anche emersa una sinergia positiva tra resveratrolo e integratori di vitamina D e/o calcio.

Un più recente studio condotto in Cina ha invece verificato l’eventuale associazione tra l’assunzione di resveratrolo attraverso la dieta e il rischio di frattura dell’anca negli anziani. Si è trattato di uno studio caso-controllo 1:1 abbinato per età e sesso. La valutazione della dieta è stata effettuata mediante un questionario di frequenza alimentare validato a 79 item e l’assunzione abituale di resveratrolo è stata stimata come somma degli isomeri trans e cis di resveratrolo e piceide (un glucoside stilbenoide derivato dal resveratrolo presente nel succo d’uva) in base al database disponibile. Nei soggetti che hanno assunto tramite la dieta le percentuali più alte di resveratrolo è stata riscontrata una riduzione del rischio di frattura dell’anca del 66,3%, statisticamente significativa (ptrend < 0,001). L’analisi per sottogruppi ha suggerito risultati più evidenti tra i partecipanti di sesso femminile e meno obesi. I risultati dunque hanno dimostrato che una maggiore assunzione abituale di resveratrolo e di alimenti ricchi di questa sostanza, anche in quantità relativamente bassa, è associata a un rischio ridotto di frattura dell’anca in una popolazione anziana.

Il resveratrolo rientra nell’elenco del Ministero della Salute “Altri nutrienti e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico”.

Fonti:

  • Wong RH, Thaung Zaw JJ, Xian CJ, Howe PR. Regular Supplementation With Resveratrol Improves Bone Mineral Density in Postmenopausal Women: A Randomized, Placebo-Controlled Trial. J Bone Miner Res. 2020 Nov;35(11):2121-2131. 
  • Liu ZM, Li SY, Huang Q, Zeng FF, Li BL, Cao WT, Chen YM. Greater habitual resveratrol intakes were associated with lower risk of hip fracture- a 1:1 matched case-control study in Chinese elderly. Phytother Res. 2022 Oct 7.

Calendula, non solo proprietà cicatrizzanti

La calendula (Calendula officinalis L.) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Asteraceae. Presenta un fusto eretto, ramificato e ricco di peluria che può raggiungere un’altezza di 60-80 cm., è coltivata principalmente in pianura o in mezza montagna e fiorisce nelle zone calde e soleggiate. In Europa è presente soprattutto lungo il bacino Mediterraneo. Si tratta di una pianta eliotropica, ovvero i suoi fiori seguono il corso del sole: per questo, sin dall’antichità, i Latini la chiamarono solsequium, “che segue il sole”, per i suoi fiori che sbocciano quando splende il sole, a cui sono sempre rivolti, e si chiudono al tramonto. Per questa sua capacità di seguire il movimento del sole, il periodo di fioritura della calendula è particolarmente lungo, da inizio estate a fine autunno. Tuttavia, i fiori hanno una durata breve e la pianta non resiste all’inverno. I principali componenti sono flavonoidi, olio essenziale, composti terpenici, mucillagini, vitamina C, carotenoidi.

La calendula era usata nell’antichità come colorante, cosmetico e anche come alimento; successivamente le civiltà greca, indiana e araba ne scoprirono le virtù medicinali. In Europa, nel XII secolo, Ildegarda di Bingen la cita nel suo trattato di medicina, sottolineandone l’impiego in caso di impetigine del cuoio capelluto, crosta lattea o disturbi intestinali. La calendula viene utilizzata tradizionalmente in applicazione topica su ferite, eruzioni e infiammazioni della pelle. È idratante e stimola la riparazione cellulare in caso di infiammazioni, irritazioni e screpolature; svolge anche un’azione antisettica e antibatterica e ha proprietà lenitive, in particolare in caso di scottature dopo l’esposizione al sole. Studi preclinici ne hanno dimostrato gli effetti antinfiammatori, antiossidanti, antimicrobici e citotossici. Modelli animali suggeriscono anche proprietà foto e cardioprotettive.

Gli studi sull’uomo sono invece limitati. Una formulazione a base di erbe contenente calendula ha migliorato l’otite media acuta; altri studi suggeriscono un beneficio con la calendula in applicazione topica nella profilassi della dermatite da radiazioni (radiodermite), nel piede diabetico, nelle ulcere venose delle gambe, la candidosi vaginale e il dolore da episiotomia. I risciacqui con collutori contenenti calendula possono alleviare la stomatite indotta dalla chemioterapia. I triterpenoidi presenti nella calendula esplicano proprietà antinfiammatorie e antivirali. Gli effetti fotoprotettivi delle formulazioni topiche in gel sono attribuiti al miglioramento della sintesi di collagene nel tessuto connettivo subepidermico. La calendula modula anche le vie antiossidanti e antinfiammatorie attraverso l’attivazione di Akt e Bcl2 e la downregulation del TNF-alfa. L’olio essenziale derivato dai fiori di calendula svolge un’attività di protezione solare e previene le alterazioni cutanee indotte dai raggi UVB. L’accelerazione della guarigione delle ustioni può avvenire attraverso l’aumento della collagene-idrossiprolina e dell’esosamina, due bioindicatori della guarigione delle ferite.  La calendula può provocare delle reazioni allergiche alle persone che soffrono di ipersensibilità alle Asteracee.


About Herbs, Botanicals & Other Products –Memorial Sloan Kettering Cancer Center

 

Withania somnifera antistress

Stress, ansia e depressione, uniti alla sensazione di spossatezza, vengono spesso segnalati dagli studenti universitari come fattori che influiscono negativamente sul rendimento degli studi e sul benessere generale. L’ashwagandha (Withania somnifera), nota anche come ginseng indiano, è una pianta della medicina tradizionale indiana, l’Ayurveda, utilizzata anche per sostenere il benessere delle persone che vivono in condizioni di stress cronico.

Queste sue proprietà sono state esaminate con uno studio randomizzato controllato in doppio cieco condotto su un gruppo di studenti universitari iraniani (N = 60) di età compresa tra 18 e 50 anni. I partecipanti sono stati suddivisi in un gruppo di intervento (withania) e un gruppo di controllo (placebo) e hanno assunto rispettivamente una capsula contenente 700 mg di estratto di radice di ashwagandha oppure capsule di glicerolo, due volte al giorno per 30 giorni. I dati qualitativi comprendevano check-in giornalieri degli effetti dell’intervento e focus group riguardanti i livelli di energia, la chiarezza mentale, le dinamiche del sonno e lo stress. I risultati dello studio hanno mostrato che l’ashwagandha ha aumentato il benessere percepito dagli studenti sostenendo la loro energia, una maggiore chiarezza mentale e una migliore qualità del sonno.

Lo studio si differenzia da altri realizzati in precedenza per vari aspetti, e in particolare per il target costituito da una popolazione non clinica di studenti universitari, per un dosaggio non alto della withania (700 mg/die) e per il periodo abbastanza breve di assunzione (30 giorni versus una media di 8-12 settimane). I risultati sono incoraggianti e hanno evidenziato che l’ashwagandha influisce positivamente sul benessere e sostiene il rendimento scolastico; gli effetti terapeutici già riportati in letteratura sono stati riferiti in modo coerente dai partecipanti al gruppo di intervento, nonostante la durata dello studio sia stata più breve rispetto ad altri studi. Questa ricerca aggiunge ulteriori evidenze alla letteratura scientifica sulla withania; resta ancora chiarire quali siano il dosaggio e la durata dell’intervento ottimali per la supplementazione dell’ashwagandha e di altre piante adattogene.

Fonte:

Cynthia Baker, Jessica B. Kirby, Jack O’Connor, et al. The Perceived Impact of Ashwagandha on Stress, Sleep Quality, Energy, and Mental Clarity for College Students: Qualitative Analysis of a Double-Blind Randomized Control Trial. Journal of Medicinal Food. https://doi.org/10.1089/jmf.2022.0042

Fieno greco, memoria e qualità della vita nel decadimento cognitivo

Fenugreek leaves with seeds in a bowl

Il fieno greco (Trigonella foenum-graecum L., famiglia delle Fabacee) è una pianta originaria dell’Asia Occidentale e del Nord Africa, che si è in seguito estesa anche in diversi Paesi mediterranei. Pianta erbacea annuale alta 50-60 cm, dal portamento eretto, presenta foglie alterne che ricordano quelle del trifoglio, fiori di colore bianco o giallino e semi dal caratteristico odore acre. I principali componenti sono olio essenziale. saponine steroidee, trigonellina, flavonoidi, mucillagini, proteine e lipidi. Al fieno greco sono state attribuite proprietà tonica, ricostituente, di supporto al metabolismo dei trigliceridi, del colesterolo e degli zuccheri.

Un recente studio clinico randomizzato controllato (RCT) ha valutato invece gli effetti di un estratto di semi di fieno greco sulla memoria, la depressione, la qualità della vita, la pressione arteriosa e i livelli sierici di malondialdeide (MDA) e la capacità antiossidante totale (TAC) in 82 adulti affetti da malattia di Alzheimer che presentavano deficit di memoria da lieve a moderato. Il gruppo di intervento ha ricevuto 5 cc di estratto di semi di fieno greco per 4 mesi, mentre il gruppo di controllo ha assunto una sostanza placebo. Prima e dopo l’intervento sono stati valutati con scale validate i livelli di memoria, depressione, qualità della vita, la pressione arteriosa e i valori sierici di malondialdeide e la capacità antiossidante totale. Alla fine del periodo di studio, dopo 4 mesi di integrazione di estratto di semi di fieno greco, è stato riscontrato un aumento statisticamente significativo dei livelli sierici di capacità antiossidante totale (p < 0,001) e una riduzione del livello sierico di MDA (p < 0,001).

Inoltre nel gruppo di intervento sono stati rilevati miglioramenti a livello della memoria (p < 0,001) e della qualità della vita (p < 0,001), nonché una riduzione dei livelli di depressione (p = 0,002) e della pressione arteriosa sistolica (p < 0,001) e diastolica (p < 0,001) rispetto ai valori basali. L’integrazione di un estratto di semi di fieno greco in soggetti affetti da AD ha mostrato perciò – scrivono nelle conclusioni gli autori dello studio –  promettenti effetti positivi sulla memoria, sulla qualità della vita, sulla pressione arteriosa e sui livelli di specifici indici di ossidazione. Si ricorda che il fieno greco è controindicato in caso di assunzione di farmaci antidiabetici e anticoagulanti, in gravidanza e allattamento.

Fonte:

Foroumandi E, Javan R, Moayed L, Fahimi H, Kheirabadi F, Neamatshahi M, Shogofteh F, Zarghi A. The effects of fenugreek seed extract supplementation in patients with Alzheimer’s disease: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Phytother Res. 2022 Oct 5.

 

 

Le potenziali adulterazioni del cumino nero

Black cumin seeds with nigella sativa flower on white background

Il Programma di prevenzione degli adulteranti botanici (BAPP), promosso dall’American Botanical Council, ha da poco pubblicato un aggiornamento sulle adulterazioni di semi e olio di cumino nero (Nigella sativa). Questa pianta, come è noto, ha una lunga storia di utilizzo come alimento e rimedio tradizionale, soprattutto in Medio Oriente. I semi di cumino neri interi o in polvere vengono usati per trattare infiammazioni e condizioni respiratorie, come carminativo per alleviare i problemi intestinali e digestivi, per alcuni disturbi neurologici e come agente diuretico e diaforetico. L’olio di cumino nero, ottenuto spremendo a freddo i semi, in applicazione topica è un rimedio per alcuni problemi della pelle e internamente è stato utilizzato anche per trattare disturbi gastrici e respiratori e allergie.

Il seme intero è soggetto ad adulterazione con semi di altre specie di Nigella, in particolare N. damascena, e di altre piante a basso costo, con dimensioni e colore simili. L’olio di semi di nigella – si legge nel Rapporto – può essere adulterato invece con oli a basso costo non dichiarati, come l’olio di palma (Elaeis guineensis), di mais (Zea mays), di girasole (Helianthus annuus), di soia (Glycine max) o di colza (Brassica napus). A seconda della fonte, l’olio di semi di nigella è da 10 a 30 volte più costoso di alcuni dei comuni oli vegetali.

Stefan Gafner, direttore scientifico di ABC e direttore tecnico del Programma, ha commentato: “La nigella è una pianta relativamente poco conosciuta, ma sempre più popolare nell’industria occidentale per il suo utilizzo in formulazioni erboristiche e integratori alimentari. Con la pubblicazione di un maggior numero di studi clinici sull’uomo che ne hanno avvalorato i benefici per la salute, in particolare per il controllo glicemico, il miglioramento del profilo lipidico e la riduzione dei biomarkers dell’infiammazione, sembra destinata a diventare un ingrediente sempre più importante. Il costo relativamente elevato dell’olio di semi di nigella rispetto ad altri oli vegetali aumenta il rischio che sul mercato globale sia sostituito con oli a più basso costo”.

Fonte:

Bulletin on Nigella Seed and Seed Oil Adulteration Published by ABC-AHP-NCNPR Botanical Adulterants Prevention Program – American Botanical Council, https://herbalgram.org/resources/botanical-adulterants-prevention-program/

Curcuma e boswellia per alleviare il dolore muscoloscheletrico

Turmeric root and powder on white background

Gli estratti vegetali dotati di proprietà analgesiche vengono raramente presi in considerazione nel trattamento del dolore muscoloscheletrico acuto a causa del loro effetto antidolorifico ritardato. Tra le piante dotate di un’azione analgesica, correlata alla loro attività antinfiammatoria, in particolare gli estratti di curcuma (Curcuma longa) e boswellia (Boswellia serrata) vengono utilizzati anche come alternativa ai trattamenti convenzionali per queste forme di dolore. Questo studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo ha analizzato l’effetto analgesico di una formulazione contenente estratti di curcuma e di boswellia in olio di sesamo sul dolore muscoloscheletrico acuto indotto dall’esercizio fisico.

Boswellia serrata

Allo studio, della durata di un solo giorno, hanno partecipato 232 individui sani (gruppo sperimentale = 116; gruppo placebo n = 116) con dolore muscoloscheletrico acuto da moderato a grave indotto dall’esercizio fisico. I partecipanti al trial hanno ricevuto una dose singola di 1000 mg del preparato a base di curcuma e boswellia oppure un placebo. I parametri del dolore sono stati misurati con una scala numerica (NRS), con la scala di sollievo dal dolore (PRS) e la forma breve del questionario di McGill (SF-MPQ); è stato valutato anche l’avvio dell’effetto analgesico. I valori sulla scala numerica e sulla scala PRS sono stati misurati prima della somministrazione e ogni 30 minuti dopo la somministrazione per 6 ore, a riposo, in movimento e applicando pressione sulla parte.

L’inizio dell’effetto analgesico degli estratti di boswellia e curcuma è stato misurato dal momento della somministrazione e controllato dopo 6 ore. La somma della differenza dell’intensità del dolore e il sollievo totale da questo (TOTPAR6) a 6 ore sono stati analizzati rispettivamente in base ai punteggi sulle scale NRS e PRS. Il preparato ha determinato una riduzione significativa dell’intensità del dolore con un miglioramento del 97,85% nell’analisi cumulativa dei responder rispetto al 2,46% del placebo. L’insorgenza del sollievo dal dolore è stata rapida e altamente significativa nel gruppo di intervento: il 99% dei partecipanti ha riferito un sollievo medio dal dolore percepibile a 68,5 minuti e il 96% dei partecipanti ha riferito un sollievo medio dal dolore significativo a 191,6 minuti rispetto al gruppo placebo. Nel gruppo di intervento è stato osservato un miglioramento altamente significativo e continuo del sollievo dal dolore. Il dolore muscoloscheletrico acuto indotto dall’esercizio fisico può essere pertanto ridotto da una associazione di boswellia e curcuma nell’arco di circa 3 ore, il che ne conferma la significativa attività analgesica.

 

Fonte:

Rudrappa GH, Murthy M, Saklecha S, Kumar Kare S, Gupta A, Basu I. Fast pain relief in exercise-induced acute musculoskeletal pain by turmeric-boswellia formulation: A randomized placebo-controlled double-blinded multicentre study. Medicine (Baltimore). 2022 Sep 2;101(35):e30144.

Il cardamomo migliora i parametri metabolici

Il cardamomo (Elettaria cardamomum (L.) Maton) è una pianta perenne, pungente, aromatica, erbacea, che può raggiungere un’altezza di circa 2-4 metri, distribuita fra l’Iran, l’India e la Malaysia, da cui si ricava la spezia nota come cardamomo verde o vero cardamomo Nella cucina mediorientale, cucina iraniana, turca e indiana viene utilizzato per insaporire dolci e nelle miscele di spezie. Alcune ricerche ne hanno suggerito l’uso anche a livello salutistico.

Pressione sanguigna ed effetti antinfiammatori

Questa recente revisione sistematica con metanalisi ha valutato l’effetto del cardamomo verde in soggetti con sindrome metabolica e disturbi correlati. Sono stati individuati nelle banche dati medico scientifiche internazionali PubMed/Medline, Scopus, EMBASE, Web of Science e Cochrane Library 625 studi clinici randomizzati pertinenti e otto di essi, con 595 pazienti (299 nel gruppo di intervento e 296 nel gruppo di controllo) sono stati inclusi nella metanalisi. I risultati hanno indicato che il cardamomo ha ridotto in modo statisticamente significativo la pressione arteriosa diastolica, la proteina C-reattiva ad alta sensibilità e i livelli di interleuchina 6. La supplementazione di cardamomo non ha influito invece in modo significativo sulla pressione arteriosa sistolica.

La metanalisi ha dimostrato pertanto che il cardamomo verde potrebbe migliorare il controllo della pressione sanguigna ed esercitare effetti antinfiammatori. Questa attività potrebbe aiutare i soggetti con parametri metabolici alterati a gestire meglio la loro salute. Poiché la metanalisi è stata eseguita su un numero di partecipanti piuttosto basso, si auspica che vengano realizzati nuovi studi prospettici su campioni più ampi e con una durata più lunga dell’integrazione, che potrebbero supportarne l’uso più diffuso in queste condizioni.

 

Fonte:

Izadi B, Joulaei H, Lankarani KB, Tabrizi R, Taherifard E, Sadeghpour A, Vali M, Akbari M. The effect of green cardamom on blood pressure and inflammatory markers among patients with metabolic syndrome and related disorders: A systematic review and meta-analysis of randomized clinical trials. Phytother Res. 2022 Sep 30. 

 

Attività dell’anice, una review

L’anice (Pimpinella anisum L., famiglia Apiaceae) è una pianta aromatica annuale originaria della regione mediterranea orientale e dell’Asia occidentale. I costituenti principali sono: dall’1,5 al 5 % di olio essenziale costituito da E-anetolo (90-95%), estragolo (1-2%), terpeni, sesquiterpeni; grassi (15-20%) e cumarine, flavonoidi. L’anice è tra le spezie ritrovate nei siti archeologici egiziani ed era noto ad antichi Greci e Romani: il valore terapeutico dei “semi” fu descritto nel I secolo dopo Cristo da Dioscoride e lodato da Plinio il Vecchio che attribuiva all’anice il potere di far dormire e di salvaguardare la giovinezza del viso. L’anice e il suo olio essenziale vengono utilizzati nelle medicine popolari e tradizionali per alleviare tosse, congestione respiratoria, emicrania, disturbi gastrointestinali e coliche, per alcune infezioni cutanee, come tranquillante e afrodisiaco e per favorire l’allattamento.

Le ricerche in corso

Alcune ricerche cliniche preliminari ne hanno esaminato l’efficacia per il diabete, la dismenorrea e le vampate di calore in menopausa; all’anice sono state attribuite anche proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antimicrobiche. Questa recente revisione narrativa presenta una sintesi degli studi eseguiti sia sull’uomo sia sugli animali che riportano i potenziali benefici dell’anice per la salute, evidenziando anche le future aree di ricerca. Gli studi clinici che valutano l’effetto dell’anice in diverse condizioni di salute, condotti per lo più in Iran, sono pochi  e caratterizzati da piccole dimensioni del campione (n = 20-47 soggetti) e dalla breve durata (4-6 settimane). Pur essendo di qualità variabile, questi studi forniscono evidenze preliminari delle potenziali azioni dell’anice nel modulare i sintomi di diabete, disturbi gastrointestinali, sinusite, emicrania e disturbi femminili. In uno di questi studi, ad esempio, la polvere di anice (9 g/die), somministrata a soggetti che presentavano dispepsia funzionale per 4 settimane, ha determinato rispetto al placebo una riduzione significativa del disagio e del dolore epigastrico nonché del gonfiore post-prandiale, con un netto miglioramento della qualità della vita, con riferimento all’aumento delle funzioni sociali e fisiche, della salute generale e della vitalità.

Un altro studio ha riguardato nello specifico un preparato in compresse a base di olio di anice somministrato per via orale (600 mg/die) a 38 soggetti con sindrome dell’intestino irritabile (IBS) per 4 settimane. Lo studio, a 3 bracci, in doppio cieco, controllato con placebo, ha riscontrato nel gruppo anice una riduzione di diarrea, gonfiore, reflusso, della gravità di stipsi e dolore addominale, anche durante un periodo di follow-up di 2 settimane. Il 75% dei pazienti non presentava sintomi di IBS alla fine del periodo di trattamento rispetto al 35% dei soggetti del gruppo di controllo (P < .001). Inoltre, l’assunzione di olio di anice ha prodotto una diminuzione significativa dei sintomi di depressione, lieve o moderata, nei soggetti con sindrome dell’intestino irritabile e un aumento significativo dei punteggi relativi alla qualità della vita. È interessante notare che il trattamento con olio di anice è risultato più efficace sui sintomi dell’IBS di un preparato a base di olio di menta piperita, un rimedio comunemente raccomandato e ben tollerato nella gestione a breve termine di questa sindrome. Una crema a base di olio di anice è stata applicata per 6 settimane sulle regioni temporali e frontali di 22 individui che soffrivano di emicrania, riducendo in modo significativo rispetto al placebo la frequenza e la durata degli attacchi, ma non l’intensità.

In un altro piccolo studio 26 persone con rinosinusite cronica, dopo l’applicazione di gocce nasali contenenti 200 μg di un estratto acquoso di anice in olio di mandorle (ogni 12 ore per 4 settimane), hanno ottenuto un miglioramento significativo dei sintomi sinonasali, con relativa riduzione dell’infiammazione della mucosa dei seni paranasali. L’anice è considerato sicuro se consumato in quantità normali come aromatizzante in alimenti e bevande. Si richiede cautela nell’uso di quantità elevate di anice a scopo curativo in soggetti sensibili, quali donne in gravidanza e in allattamento e neonati. L’articolo conclude evidenziando che sono necessari ulteriori studi clinici di alta qualità per chiarire la biodisponibilità delle sostanze fitochimiche presenti nella polvere, nell’olio e negli estratti di anice, come anche i potenziali effetti avversi in soggetti con diverse condizioni di salute.

Fonte:

Singletary, Keith W. Anise. Potential Health Benefits. Nutrition Today: 3/4 2022 – Volume 57 – Issue 2 – p 96-109.
https://journals.lww.com/nutritiontodayonline/Fulltext/2022/03000/Anise__Potential_Health_Benefits.10.aspx

Riflettori puntati sull’erboristeria

Il 66% degli Italiani tra i 18 e i 65 anni ha acquistato almeno un prodotto in erboristeria nell’ultimo anno. Di questi, più di uno su tre acquista almeno 2/3 volte al mese e può essere, quindi, considerato un ‘frequent user’ di tale canale di vendita.

È uno dei numerosi e originali dati dell’indagine ‘Il ruolo delle erboristerie in Italia’, ideata da l’Erborista con la consulenza di Nomisma e presentata in esclusiva nell’ultima giornata de ‘La Via delle Erbe’, organizzata quest’anno per la prima volta dalla nostra rivista.

Si tratta – corre l’obbligo sottolinearlo – del primo sondaggio organico realizzato su questo settore da molti anni che, colmando un perdurante vuoto informativo, restituisce un’ampia e dettagliata fotografia delle dinamiche e dei trend dell’erboristeria, mettendo a fuoco in particolare attitudini e bisogni di un consumatore sempre più attento alla naturalità e alla sostenibilità dei prodotti.

La maggior parte dei clienti entra in erboristeria per acquistare infusi e tisane (27%), prodotti cosmetici (18%) e integratori (16%), seguiti da oli essenziali e preparati fitoterapici. Si conferma, dunque, un andamento consolidato negli ultimi anni, come hanno attestato anche i rappresentanti delle associazioni di categoria che hanno discusso questi risultati nella Tavola Rotonda a conclusione della manifestazione.

Estremamente significativo, e valore aggiunto per la categoria, è il rapporto fiduciario che il consumatore intrattiene con l’erborista (47%), percepito come un professionista esperto (38%). L’erboristeria rappresenta, quindi, una garanzia di qualità (36%), sostenuta dalla competenza del personale e dall’assortimento merceologico, ma soprattutto dalla qualità dei prodotti che, con un significativo 85%, costituisce uno dei principali driver di acquisto e di frequentazione di questo canale.

È uno scenario positivo quello che scaturisce dalla ricerca, che ha indagato, tra l’altro, la frequentazione dell’erboristeria rispetto al 2019, rilevando come questa sia rimasta stabile per il 59% del campione, sia aumentata per il 23%, mentre il 2% dei consumatori ha iniziato a fare acquisti in questi punti vendita dopo quella data.

A fronte della crescente diffusione del commercio online, vediamo che il 51% del campione testato si rivolge solo ai punti vendita fisici (il 60% a quello di fiducia), il 38% a entrambi i canali e l’11% acquista solo online; inoltre, il 34% di questa quota lo fa sul sito web dell’erboristeria di fiducia. È un altro dato di particolare interesse che evidenzia come il rapporto fiduciario con l’erboristeria si estenda anche all’ambito digitale, mettendo in qualche modo al sicuro le erboristerie dal rischio di essere superate o schiacciate dalle grandi piattaforme del commercio elettronico.

La ricerca ha fotografato anche le aree di potenziale miglioramento: il consumatore auspica, ad esempio, più servizi e consulenze personalizzate, guarda con piacere a un’intensificazione dei rapporti con gli agricoltori del territorio, ma soprattutto manifesta l’esigenza di avere conoscenze più solide e consapevoli su tematiche come la fitoterapia, la cosmesi naturale e le interazioni tra piante officinali e farmaci. Si tratta di un’esigenza legittima che, nella definizione di future strategie di intervento per il settore, chiama in causa l’impegno innanzitutto degli operatori del settore, ma anche dei professionisti della comunicazione, per la diffusione di informazioni serie, affidabili e basate sui dati scientifici.

L’indagine ha restituito, infine, il profilo di quella fascia di consumatori che per più ragioni non fruisce di questo canale di vendita, segnalando tra le principali motivazioni della mancata frequentazione il prezzo, ritenuto meno conveniente rispetto ad altri canali.

Ultimo ma non meno importante, un dato piccolo ma a mio avviso particolarmente significativo: il 9% dei consumatori si reca in erboristeria su consiglio del medico di base. Un segnale che incoraggia la ricerca di future sinergie tra due figure molto diverse, ma che potrebbero trovare adeguate modalità di collaborazione, nel rispetto delle rispettive sfere di azione e competenza.