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Depressione e sostanze antiossidanti

Le nuove ricerche caldeggiano un approccio integrato nel trattamento della depressione evidenziando come anche le modifiche dello stile di vita debbano essere una componente regolare dei programmi di prevenzione e gestione di questa condizione. Questa recente metanalisi, effettuata da ricercatori cinesi esclusivamente su studi clinici randomizzati e controllati (RCT), ha messo a fuoco in modo specifico la relazione tra diversi integratori contenenti sostanze antiossidanti e lo stato depressivo.

Per selezionare le pubblicazioni incentrate sugli effetti degli integratori con sostanze antiossidanti sullo stato depressivo è stata effettuata una ricerca sistematica nei database medico-scientifici PubMed, Medline, Scopus e Web of Science e sono stati selezionati 52 studi, con un totale di 4.049 partecipanti. La metanalisi ha confrontato principalmente i punteggi della depressione tra i gruppi che hanno ricevuto integratori con sostanze antiossidanti e i gruppi di controllo, raggruppando inoltre gli studi che riportavano cambiamenti anche nello stato di ansia come outcome secondario.

Diversi di questi studi hanno dimostrato l’effetto positivo e statisticamente significativo sullo stato depressivo della supplementazione di integratori di magnesio (p = 0,01), selenio (p = 0,009), Coenzima Q10 (p = 0,05), tè e caffè (p = 0,001) e zafferano sotto forma di crocina (p < 0,00001). L’assunzione di questi preparati ha inoltre evidenziato un miglioramento significativo dell’ansia (p < 0,00001). Sono state quindi effettuate delle analisi di sottogruppo (in questo caso gli studi condotti nei diversi Paesi utilizzavano scale di valutazioni differenti) e gli effetti positivi della supplementazione di preparati contenenti sostanze antiossidanti sugli stati depressivi e ansiosi sono rimasti significativi.

L’assunzione di integratori di sostanze antiossidanti è risultata pertanto associata a un miglioramento degli stati sia depressivi che ansiosi. Questo dato – scrivono gli autori della ricerca – rafforza ulteriormente le potenzialità di queste sostanze nel trattamento complementare agli antidepressivi di sintesi. Tra i limiti dello studio, si rileva l’eterogeneità delle popolazioni valutate dai diversi studi RCT e delle scale di valutazione usate.

 

Fonte: Wang H, Jin M, Xie M, Yang Y, Xue F, Li W, Zhang M, Li Z, Li X, Jia N, Liu Y, Cui X, Hu G, Dong L, Wang G, Yu Q. Protective role of antioxidant supplementation for depression and anxiety: A meta-analysis of randomized clinical trials. J Affect Disord. 2023 Feb 15;323:264-279. 

 

Angelo Di Muzio riconfermato presidente FEI

Il 12 febbraio scorso si è tenuta a Bologna l’Assemblea della F.E.l. – Federazione Erboristi Italiani – Confcommercio, per il rinnovo quadriennale delle cariche sociali 2023-2027.
L’Assemblea ha confermato all’unanimità il Dott. Angelo Di Muzio Presidente Nazionale della Federazione.

Affiancheranno il Presidente nella Giunta Nazionale la Vice Presidente Vicario, Gabriella Cavallo e i Vice Presidenti, Marco Martino, Marco Tinghino, Attilio Virgilio.
Completano il nuovo Consiglio i Consiglieri: Mariagrazia Bibi, Renza Borello, Sonia Burrai, Alessandro Catini, Nicola Furcas, Cristina Masu, Ilaria Pezziga, Loredana Raso, Elena Radici, Marco Romanelli, Rossella Scavone, Cristina Spada, Wilmer Zanghirati Urbanaz (Coordinatore Settore FEl – Feder Botanicals Italia), Elena Novetti, Francesco Tomaselli (Coordinatori Settore AgriFEl – Piante Officinali).

La Presidenza annuncia la costituzione del Settore “Agri FEl – Piante Officinali” a rappresentanza e tutela del comparto agricolo per le attività di raccolta, coltivazione, trasformazione delle piante officinali.

“Tra gli obiettivi del presente mandato, dichiara il Presidente FEl Confcommercio Angelo Di Muzio, sarà prioritaria la valorizzazione della figura professionale dell’Erborista quale punto di riferimento per il cittadino e delle politiche qualificanti le diverse attività presenti oggi nella Federazione. Altro tema sul quale continueremo a tenere alta l’attenzione, continua Di Muzio, sarà l’impegno di promuovere nelle opportune sedi istituzionali, una normativa adeguata che risponda ai bisogni delle nostre professionalità”.

Attività della cannella sulle funzioni cognitive

La cannella è una spezia comunemente utilizzata in cucina, facilmente distinguibile per il colore che va dal nocciola al rosso-bruno e per il caratteristico profumo. Conosciuta da Greci, Romani ed Egizi, è tra le spezie più antiche, definita anche la “spezia dei re”. Ricavata dall’essiccazione della parte più interna della corteccia, contiene molti minerali, tra cui spiccano per quantità ferro, calcio e potassio, e anche molte fibre. Le sono state attribuite diverse proprietà benefiche per l’organismo umano: è in grado di migliorare la digestione, riducendo flatulenza e disturbi digestivi; di controllare i livelli di zuccheri nel sangue; di ridurre gli attacchi di fame (grazie al controllo della glicemia e al rallentamento della velocità di svuotamento gastrico) aiutando a mantenere il peso corporeo nella norma; di regolare il ciclo mestruale; di combattere e prevenire le infezioni, soprattutto fungine e batteriche. Nella medicina tradizionale cinese la cannella viene utilizzata insieme ad altre erbe in decotti per alleviare il raffreddore.

L’azione sulla memoria

A questi benefici della cannella, grazie alla ricerca di un team di ricercatori iraniani della Birjand University of Medical Sciences, si aggiunge anche un potenziale beneficio nell’ambito cognitivo, ovvero la possibilità di ridurre o prevenire la perdita di memoria e migliorare l’apprendimento. I risultati sono stati ottenuti tramite una revisione sistematica di 40 studi (5 in vitro, 33 in vivo e due trial clinici e) incentrati sui benefici del consumo di cannella in relazione proprio all’apprendimento alla memoriaGli studi sono stati individuati nelle banche dati PubMed, Google Scholar, Web of Science e Scopus. I ricercatori hanno estratto i dati relativi a questi studi, tra cui il tipo di cannella utilizzato, la popolazione di riferimento e le dimensioni del campione, sesso ed età dei partecipanti, i dosaggi applicati, la durata e il metodo di assunzione e i risultati ottenuti. Hanno anche valutato la qualità e l’affidabilità degli studi esaminandone il disegno sperimentale, i criteri di inclusione e altri aspetti metodologici. Nello specifico dagli esperimenti in vivo i ricercatori hanno rilevato che la cannella e i suoi componenti (acido cinnamico, eugenolo e cinnamaldeide) esplicano un effetto positivo sulla funzione cognitiva. Dagli studi in vitro è emerso che l’aggiunta di cinnamaldeide o di cannella aumenta la vitalità cellulare, riducendo al contempo l’aggregazione della proteina Tau, il cui malfunzionamento è correlato all’Alzheimer, e l’amiloide-beta.

Uno degli studi clinici era incentrato sulla supplementazione di questa spezia tra i giovani, dove il suo consumo ha migliorato la funzione cognitiva e la memoria, riducendo anche i sintomi dell’ansia. Nel complesso, la maggior parte degli studi passati in rassegna ha suggerito che la cannella potrebbe avere un impatto positivo su memoria e funzione cognitiva, come hanno scritto i ricercatori: “Molte ricerche hanno riportato che la cannella potrebbe essere utile per prevenire e ridurre il deterioramento delle funzioni cognitive e può essere utilizzata come coadiuvante nel trattamento di disturbi correlati alla sfera cognitiva”. Sono tuttavia necessari ulteriori studi per stabilire quale sia il reale impatto della cannella nel rallentare il deterioramento a livello cognitivo. I risultati promettenti di questa revisione potrebbero indurre altri ricercatori a prendere in esame l’impatto della cannella in questo ambito e di conseguenza promuoverne l’uso per preservare la funzione cerebrale e rallentare il deterioramento cognitivo.

Fonte: Nakhaee S, Kooshki A, Hormozi A, Akbari A, Mehrpour O, Farrokhfall K. Cinnamon and cognitive function: a systematic review of preclinical and clinical studies. Nutr Neurosci. 2023 Jan 18:1-15. 

 

Terapia forestale: effetti sull’ansia

La terapia forestale è stata definita come una “terapia basata sulla natura (o trattamento di intervento) specificatamente designata, strutturata e messa in opera per individui con uno specifico bisogno” (Bragg and Atkins, 2016). Si tratta in sostanza di un’attività basata sul contatto con la natura e finalizzata al miglioramento della salute fisica e mentale attraverso una pratica basata sull’attenzione senza sforzo e sul risveglio dei sensi. Gli effetti preventivi e curativi degli ambienti verdi sul benessere psicofisico sono stati documentati nella letteratura scientifica e numerosi studi suggeriscono che l’esposizione delle foreste è associata a una vasta gamma di benefici, che riguardano sia aspetti psicologici, sia fisiologici. In particolare alcuni studi sperimentali hanno dimostrato gli effetti dell’immersione nella foresta nella mitigazione dello stress e nell’induzione del rilassamento fisiologico, soprattutto per quanto riguarda i livelli di ansia.

Questo recente studio di coorte osservazionale firmato da ricercatori italiani prosegue il filone della ricerca in questo ambito valutando nello specifico se l’inalazione di composti volatili emessi dalle piante, nello specifico monoterpeni, possa produrre effetti specifici sui sintomi di ansia. Sono stati raccolti i dati di 505 soggetti, con una quota maggiore di donne (65%), che hanno partecipato a 39 sessioni di terapia forestale strutturata in diversi siti e più precisamente in 27 siti forestali montani remoti, 3 siti forestali collinari, 1 sito forestale remoto di pineta costiera, 7 parchi urbani in Italia e 1 sito forestale remoto di montagna in Carinzia, Austria. La distribuzione dei partecipanti nelle diverse fasce di età era la seguente: 18-29 anni (10%), 30-44 anni (19%), 45-54 anni (19%), 55-69 anni (42%) e oltre 70 (10%).

La concentrazione nell’aria di monoterpeni è stata misurata in ciascun sito e sono stati somministrati questionari STAI per valutare l’ansia di stato prima e dopo le sessioni di terapia forestale. I risultati dello studio sono stati molto incoraggianti e hanno mostrato, per la prima volta, che l’inalazione di monoterpeni emessi dalle piante, e in particolare di α-pinene, può produrre uno specifico effetto ansiolitico. Sulla base di questa evidenza, gli autori consigliano come raccomandazione pratica per aiutare a gestire i sintomi dell’ansia, la visita regolare a siti la cui aria è ricca di monoterpeni come l’α-pinene. L’inalazione di questi composti naturali durante una sessione di relax all’aperto di tre ore infatti può migliorare i livelli di ansia e contribuire positivamente al benessere dell’individuo. Questi risultati – concludono i ricercatori – evidenziano l’importanza di concentrarsi sull’ambiente come fonte di fattori molteplici che promuovono la salute e la necessità di promuovere politiche appropriate e di aumentare la consapevolezza sui problemi ambientali.

Fonte: Donelli D, Meneguzzo F, Antonelli M, Ardissino D, Niccoli G, Gronchi G, Baraldi R, Neri L, Zabini F. Effects of Plant-Emitted Monoterpenes on Anxiety Symptoms: A Propensity-Matched Observational Cohort Study. International Journal of Environmental Research and Public Health. 2023; 20(4):2773.

 

 

Melissa e decadimento cognitivo dell’anziano

La melissa (Melissa officinalis) è una pianta erbacea perenne originaria del Sud Europa e Asia, di cui si usano a scopo curativo foglie e fiori, alla quale sono state attribuite attività sedative, antispastiche sul tratto gastroenterico e genito-urinario, antivirali, antibatteriche, antifungine e cicatrizzanti (quando applicata a livello locale). Studi in vitro e in vivo eseguiti su modelli della malattia di Alzheimer hanno riportato che l’acido rosmarinico può inibire la formazione di fibrille di amiloide-β, nonché l’oligomerizzazione e la deposizione della proteina amiloide-β. L’estratto di melissa contenente 500 mg di acido rosmarinico si è dimostrato sicuro e tollerabile in individui sani e anche in soggetti con demenza da Alzheimer di grado lieve.

Questo studio randomizzato in doppio cieco con controllo placebo ha valutato gli effetti di un estratto di M. officinalis sullo stato cognitivo di 323 anziani con diagnosi di deterioramento cognitivo soggettivo o lieve, non afflitti da demenza. Il protocollo sperimentale prevedeva la supplementazione di un estratto di M. officinalis (500 mg di acido rosmarinico al giorno) per 96 settimane, seguito da un periodo di washout di 24 settimane. L’endpoint primario consisteva nel punteggio della sottoscala cognitiva dell’Alzheimer’s Disease Assessment Scale, mentre gli endpoint secondari erano i risultati di altri parametri cognitivi, nonché la sicurezza e la tollerabilità dell’estratto.

Alla fine della sperimentazione – dopo 96 settimane – non sono state riscontrate differenze statisticamente significative nelle misure cognitive tra i gruppi sperimentale e placebo. Tuttavia, in base all’analisi dei punteggi della Clinical Dementia Rating Sum of Boxes nei partecipanti non ipertesi, il punteggio è risultato aumentato di 0,006 e diminuito di 0,085 rispettivamente nei gruppi sperimentale e placebo, con una differenza statisticamente significativa (p = 0,036) favore del gruppo che ha assunto l’estratto di melissa. Questi risultati indicano che l’estratto di M. officinalis contribuisce a prevenire il declino cognitivo in una popolazione di anziani non ipertesi.

Fonte: Noguchi-Shinohara M, Hamaguchi T, Sakai K, Komatsu J, Iwasa K, Horimoto M, Nakamura H, Yamada M, Ono K. Effects of Melissa officinalis Extract Containing Rosmarinic Acid on Cognition in Older Adults Without Dementia: A Randomized Controlled Trial. J Alzheimers Dis. 2023;91(2):805-814. 

Scuola di Profumeria 2023: a maggio l’ottava edizione

Sono aperte le iscrizioni per la Scuola di Profumeria, giunta all’ottava edizione, in partenza questa primavera. Un percorso di alta formazione che durante questi anni ha formato decine di professionisti sul mondo della profumeria, dalle materie prime fino alla corretta comunicazione di una fragranza.

Perchè frequentare la Scuola di Profumeria?

La scuola è stata creata pensando alla formazione e qualificazione professionale di quanti lavorano o ambiscono a lavorare nel settore della profumeria e della cosmetica. La filiera del profumo parte dall’ideazione, dalla creazione per poi passare ai test di consumo, branding, marketing e comunicazione, distribuzione, alla vendita al dettaglio. Lo scopo fondamentale è l’acquisizione di conoscenze delle materie prime e delle fragranze e di competenze tali da permettere di intercettare le esigenze degli interlocutori del settore e colmare le loro richieste con sicurezza e competenza. Apprendere il linguaggio tecnico specifico per poter dialogare con tutti gli addetti della filiera, impegnati in diversi ambiti, in modo competente ed efficace diventando un’equipe di sicuro successo per l’azienda.

Un percorso di alta formazione in due step

Il percorso è composto da una parte di formazione online e una parte in presenza. La prima parte del percorso si svolge in modalità FAD e asincrona; ciò significa avere la possibilità di frequentare le lezioni quando si preferisce, mettere in pause e ricominciare liberamente. Il percorso online è propedeutico alle tre giornate di formazione in aula, dedicate alla conoscenza pratica del profumo, che si terranno nelle date del 19, 20 e 21 Maggio. Il programma delle giornate in presenza prevede:

  • 19 maggio: sessione dedicata al riconoscimento olfattivo delle materie prime
  • 20 maggio: sessione dedicata alle famiglie olfattive
  • 21 maggio: sessione di creazione degli accordi

I Docenti della Scuola di Profumeria anche quest’anno sono: Prof. Stefano Manfredini, Dr. Giovanni D’Agostinis e la Dott.ssa Claudia Scattolini; il percorso si svolge in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara.

Per avere maggiori informazioni sulla Scuola di Profumeria puoi consultare la pagina dedicata!

Benedetto Lavino nuovo presidente di Cosmetica Italia

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Benedetto Lavino (nella foto) – alla guida dell’azienda Bottega Verde – è stato eletto presidente dell’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche fino al 2024. 

La nuova presidenza, attiva fino al 2024, si inserisce nell’ambito di quella di Renato Ancorotti. Rieletto il 30 giugno del 2021 dopo un primo mandato (2018-2021), Ancorotti ha interrotto la sua corsa nell’agosto del 2022 prima del termine del secondo ciclo di presidenza (fissato nel 2024) nel rispetto delle norme regolamentari, statutarie ed etiche di Confindustria, dopo aver confermato la sua candidatura al Senato alle elezioni politiche del 25 settembre 2022 ed essere successivamente stato eletto Senatore. 

«Si formalizza oggi il mio passaggio di testimone a Benedetto Lavino. Un passaggio che avviene – osserva Renato Ancorotti – in un contesto storico ed economico non facile. Così come non facili sono stati i quattro anni che mi hanno visto alla guida di una compagine associativa sempre più nutrita e rappresentativa, alle prese con le sfide della contemporaneità». 

Come da Statuto, dalle dimissioni di Renato Ancorotti, la guida di Cosmetica Italia è passata al vicepresidente con maggiore anzianità di carica: Benedetto Lavino, che oggi, dopo alcuni mesi di reggenza, viene eletto presidente dall’Assemblea dei Soci di Cosmetica Italia assieme ai membri della nuova squadra di presidenza. 

«È per me un grande onore poter raccogliere oggi la fiducia di tanti colleghi imprenditori – commenta Lavino e avere l’opportunità di essere il presidente di questa Associazione, che oggi conta circa 640 imprese. Un compito carico di responsabilità, che porterà con sé un’intensa attività di confronto e crescita. Un cammino che affronterò nel solco del lavoro svolto dai presidenti che mi hanno preceduto: farò tesoro della loro esperienza per guardare con pragmatismo alle sfide e alle trasformazioni che inevitabilmente investiranno anche il settore cosmetico.

Mai come oggi è fondamentale fare sistema per affermare il valore economico, scientifico e sociale del prodotto cosmetico, indispensabile per il benessere di ciascuno, e della sua industria. Un settore portante per la competitività del Paese, a cui faremo in modo che sempre più guardino con interesse e consapevolezza le istituzioni, italiane ed europee. Anche per questa ragione collaboreremo col nuovo governo affinché ascolti le istanze che formuleremo a supporto delle nostre imprese per accompagnarle in un processo duraturo di crescita del business e affermazione della reputazione in Italia e all’estero Paese». 

Lavino sarà affiancato nel suo mandato da quattro vicepresidenti: Filippo De Caterina (L’Oréal), Fabio Franchina (Framesi), Filippo Manucci (Intercos Group) e Ambra Martone (ICR Industrie Cosmetiche Riunite).

Non solo antiemetico: le attività dello zenzero

Lo zenzero (Zingiber officinale Roscoe) è una pianta erbacea delle Zingiberaceae originaria dell’Estremo Oriente. Di essa si utilizza il rizoma che contiene importanti principi attivi denominati gingeroli e shogaoli, responsabili anche del suo sapore pungente. Nella medicina tradizionale cinese, lo zenzero è usato per espellere il “freddo”, il “vento” e l'”umidità” e si ritiene che blocchi il flusso inverso del Qi (energia). Nei Paesi occidentale è stato usato principalmente per alleviare i sintomi gastrointestinali e le affezioni respiratorie, ma anche come stimolante dell’appetito, in alcune forme di diarrea, nei casi di nausea e vomito, nelle problematiche correlate all’artrosi. Studi preclinici indicano che lo zenzero ha effetti antiemetici, antitumorali, antinfiammatori, e ipoglicemizzanti ed esplica anche un’azione protettiva nei confronti della malattia di Alzheimer.

L’attività antiemetica viene attribuita ai componenti shogaolo e gingerolo presenti nel rizoma, che stimolano il flusso di saliva, bile e secrezioni gastriche, e al galanolattone, che può agire come antagonista competitivo dei recettori 5-HT3 della serotonina. Anche se gli studi clinici indicano che lo zenzero può ridurre la nausea e il vomito, dovrebbe essere evitato nella fase peri-operatoria a causa degli effetti anticoagulanti/antiaggreganti e durante la gravidanza. È stato osservato che lo zenzero possa prevenire prevenire la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia; uno studio ha inoltre suggerito che la sua assunzione come coadiuvante ad antiemetici standard può migliorare la qualità di vita delle persone in trattamento chemioterapico alleviando anche l’astenia.

Altri studi riportano che l’aromaterapia per inalazione di OE di zenzero contribuisce a ridurre la nausea e il vomito nella fase che segue un intervento chirurgico. Altri studi suggeriscono la sua efficacia nel trattamento della dismenorrea e una moderata efficacia contro la lombalgia. In aggiunta alle cure standard, lo zenzero può essere utile anche per alleviare l’emicrania. Tra le reazioni avverse si segnalano bruciore di stomaco e dermatite. In tema di interazioni farmacologiche, si ricorda che lo zenzero può aumentare il rischio di sanguinamento con l’uso concomitante di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come diclofenac o ibuprofene. I soggetti con calcoli biliari dovrebbero evitare di assumere gli integratori a base di zenzero a causa dei potenziali effetti colagoghi.

Fonte: HERBS – Memorial Sloan Kettering Cancer Centre New York

 

Estratto di cardo mariano e acne

L’omeostasi nel programma di differenziazione delle cellule staminali sebacee è stata identificata come una fase chiave della comedogenesi e dovrebbe quindi essere un obiettivo per il trattamento della pelle a tendenza acneica. Questo studio multicentrico internazionale in aperto, con un follow-up di 12 mesi ha valutato l’efficacia di un prodotto contenente estratto del frutto di cardo mariano (Silybum marianum) nelle fasi iniziali della comedogenesi. Lo studio ha incluso 54 soggetti, adolescenti e giovani adulti, che presentavano acne facciale di grado lieve – moderato. Si è trattato di uno studio real life. La media della conta totale delle lesioni era di 88,3 alla baseline. Nel corso dei mesi è stata registrata una diminuzione sostenuta e altamente significativa della conta delle lesioni cliniche (miglioramento del 45,6% dopo 6 mesi e del 59,6% a 12 mesi) e di altri marcatori di efficacia, associata a una riduzione significativa della quantità globale di microcomedoni.

È importante notare che il protocollo dello studio consentiva di prescrivere, se necessario, come nella vita reale, un farmaco antiacne standard. L’esposizione a questi farmaci antiacne durante l’intero anno di durata dello studio è risultata tuttavia inferiore al 4%, il che indica un contributo marginale al miglioramento clinico. L’ uso quotidiano a lungo termine dell’estratto di frutti di S. marianum è stato ben tollerato. In conclusione questo studio multicentrico ha confermato l’uso dell’estratto di S. marianum come preparato che contribuisce all’omeostasi della pelle a tendenza acneica in associazione ai farmaci antiacne standard. Un limite di questa ricerca sta nel fatto che l’associazione con la prescrizione abituale di farmaci antiacne al bisogno, anche se ridotta, non consente una valutazione completa dell’efficacia quantitativa intrinseca dell’estratto di frutti di S. marianum nella riduzione delle lesioni acneiche.

Fonte: Saurat JH, Reygagne P, Josse G, et al. Long-Term Use of Silybum marianum fruit extract Contributes to Homeostasis in Acne-Prone Skin-A 12-Month Follow-Up International “Real Life” Cohort Study. J Pers Med. 2022 Dec 31;13(1):96. 

 

 

Attività del ginseng americano su cognizione e umore

Il ginseng americano (Panax quinquefolius, famiglia delle Araliaceae), o eleuterococco, è una pianta perenne con piccoli fiori gialli o rosa e bacche rosse che cresce nel nord-est dell’America. Spesso confusa con il ginseng asiatico (Panax ginseng), la sua radice è utilizzata per scopi curativi in diverse culture tradizionali. I ginsenosidi o panaxosidi, delle saponine triterpeniche, sono ritenuti responsabili delle sue attività biologiche. La pianta viene utilizzata per contrastare l’astenia, per migliorare le prestazioni atletiche, la forza e la resistenza ma anche le prestazioni cognitive; nella medicina tradizionale cinese è indicata per nutrire lo Yin e l’energia. Studi condotti su un estratto standardizzato di ginseng americano ne hanno riportato i benefici in acuto sullo stato cognitivo. Sulla base di questi dati un più recente studio di follow-up randomizzato e controllato con placebo ha valutato gli effetti acuti e cronici di un estratto di ginseng americano in una popolazione di giovani adulti sani; la ricerca ha cercato inoltre di determinare se il preparato influisce anche sul microbiota intestinale.

La sperimentazione, effettuata presso l’Unità di Psicologia Nutrizionale della Scuola di Psicologia e Scienze Cliniche dell’Università di Reading nel Regno Unito, ha riguardato 61 soggetti in buone condizioni di salute e di età compresa tra i 18 e i 40 anni, non fumatori e non vegetariani. Lo studio è durato due settimane. I partecipanti sono stati suddivisi mediante randomizzazione in un gruppo sperimentale (n = 30) e un gruppo di controllo placebo (n = 31). Completati i test cognitivi di base, i partecipanti hanno assunto o una capsula dell’estratto di eleteurococco standardizzato al 10%-12% in ginsenosidi (200 mg) oppure 1 capsula di maltodestrina, dopodiché i test cognitivi sono stati ripetuti due, quattro e sei ore dopo l’integrazione. La batteria di test comprendeva compiti di attenzione, memoria di lavoro ed episodica e umore.

Durante la seconda visita, a due settimane dalla baseline, sono stati ripetuti i test dell’umore e cognitivi al basale e a due, quattro e sei ore dopo la dose mattutina. È stato inoltre condotto uno studio in vitro per verificare se l’assunzione del ginseng americano influisce in qualche modo sul microbioma intestinale. Nel periodo immediatamente postprandiale, l’accuratezza di alcune prestazioni cognitive (test della rete di attenzione) è migliorata in modo significativo nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo placebo (P < 0,001). Non sono stati osservati invece benefici in acuto dell’estratto nell’elaborazione rapida delle informazioni visive e nel block-tapping test di Corsi, un test psicologico che valuta la memoria di lavoro visuo-spaziale a breve termine.

La supplementazione cronica di ginseng americano ha migliorato invece la risposta ad alcuni test cognitivi, la fatica mentale (P = 0,017) e la sicurezza di sé (P = 0,019). Dallo studio in vitro è emerso inoltre un aumento significativo dei livelli di acetato, propionato e butirrato sia nel colon prossimale sia in quello distale (P < 0,05 per tutti), oltre a un incremento di Akkermansia muciniphila (P = 0,002) e Lactobacillus (P = 0,066), specie batteriche note per i potenziali benefici sulla salute del microbioma intestinale. Lo studio ha confermato pertanto gli effetti benefici di un estratto di eleuterococco standardizzato in ginsenosidi sulla funzione cognitiva e sull’umore, suggerendo un possibile legame con le modificazioni del microbioma intestinale. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere il complesso meccanismo d’azione delle piante medicinali, e in particolare del ginseng americano, sulle interazioni metaboliche, microbiche e cognitive, concludono i ricercatori che hanno realizzato questo studio.

Fonte: Bell L, Whyte A, Duysburgh C, et al. A randomized, placebo-controlled trial investigating the acute and chronic benefits of American ginseng (Cereboost®) on mood and cognition in healthy young adults, including in vitro investigation of gut microbiota changes as a possible mechanism of action. Eur J Nutr. February 2022;61(1):413-428. doi: 10.1007/s00394-021-02654-5.