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Curcumina e piperina nella sindrome metabolica

Il termine “sindrome metabolica” indica un insieme di fattori di rischio legati a condizioni che aumentano la possibilità di sviluppare patologie cerebro e cardiovascolari e diabete. Questa sindrome presenta un rischio due volte maggiore di sviluppare malattie cardiache e cinque volte maggiore di sviluppare il diabete. Si tratta di una condizione clinica che colpisce circa la metà della popolazione di età maggiore ai 50-60 anni e la sua incidenza è in continua crescita. Le condizioni che predispongono al suo sviluppo sono diverse, tra cui la presenza di una quantità eccessiva di grasso corporeo, specie a livello addominale (il cosiddetto grasso viscerale) ma anche legato all’eccessiva circonferenza vita; elevati valori di colesterolo LDL e trigliceridi nel sangue e per contro bassi livelli di colesterolo ‘buono’ HDL; ipertensione arteriosa; resistenza all’insulina; iperuricemia.  Più alto è il numero di condizioni di cui si soffre, maggiore è la probabilità di sviluppare la sindrome metabolica. Tutte queste condizioni sono inoltre correlate tra loro: l’eccesso di grasso addominale, infatti, può provocare l’alterazione del metabolismo di zuccheri e grassi e l’attivazione di un processo di infiammazione cronica, che contribuisce al possibile sviluppo di aterosclerosi nei vasi sanguigni con il conseguente rischio di patologie cardiovascolari.

Diverse ricerche hanno indicato che la curcumina, anche in associazione con la piperina, può influire e modificare i profili lipidici in vari quadri patologici. Sulla scorta di questi dati una recente revisione sistematica con metanalisi ha valutato l’effetto di curcumina e piperina sui profili lipidici di persone che presentavano sindrome metabolica e disturbi associati. La ricerca per individuare gli studi clinici randomizzati e controllati è stata effettuata sulle principali banche dati elettroniche internazionali. Per la metanalisi è stato utilizzato il modello a effetti casuali; inoltre sono state eseguite analisi di sottogruppo e valutazioni di sensibilità per valutare le potenziali fonti di eterogeneità dei diversi studi esaminati.

I risultati combinati del modello a effetti casuali hanno dimostrato che la curcumina associata a piperina ha ridotto in modo statisticamente significativo i livelli di colesterolo totale e di colesterolo LDL nei soggetti con sindrome metabolica. I risultati della dimensione dell’effetto globale non hanno mostrato invece cambiamenti significativi nelle concentrazioni dei trigliceridi. Si tratta di risultati robusti nell’analisi di sensibilità – hanno scritto gli autori dello studio – e non dipendenti dal dosaggio di curcumina e piperina né dalla durata del trattamento. La conclusione di questa review sistematica e metanalisi è che la co-somministrazione di curcumina e piperina migliora complessivamente il profilo lipidico nei soggetti con sindrome metabolica, anche se sono necessari ulteriori studi randomizzati e controllati a lungo termine per accertarne il beneficio clinico in modo definitivo.

Fonte: Hosseini H, Ghavidel F, Panahi G, Majeed M, Sahebkar A. A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials investigating the effect of the curcumin and piperine combination on lipid profile in patients with metabolic syndrome and related disorders. Phytother Res. 2023 Jan 17.

 

 

Attività antiglicemica di Berberis vulgaris

Il diabete mellito di tipo 2 (T2DM) è un disturbo multifattoriale spesso associato a complicazioni cardiovascolari. Berberis vulgaris (noto anche come crespino) è arbusto perenne frequente nelle siepi della Pianura Padana e nei boschi circostanti nonché nelle pianure e boschi dell’Europa, in particolare centro-meridionale. Nel periodo maggio-giugno produce fiori gialli riuniti in grappoli penduli, da cui originano bacche ovoidali di colore rosso corallo. Attualmente di questa pianta si utilizza la corteccia delle radici, ma tradizionalmente si impiegavano anche i frutti e le foglie; il componente principale è rappresentato dall’alcaloide berberina. A Berberis v. sono state attribuite a livello tradizionale proprietà toniche e colagoghe, stimolanti le funzioni digestive e la funzionalità epatica. Oggi sono allo studio anche le sue attività antiaterogene. Alcuni studi hanno inoltre documentato gli effetti della berberina sul metabolismo degli zuccheri e sull’insulino-resistenza e anche sulla funzione endoteliale. Questo studio clinico in doppio cieco pubblicato come preview sul Journal of Herbal Medicine ha analizzato in modo specifico l’effetto di B. vulgaris sulla visfatina (una citochina presente nei tessuti adiposi e marker di infiammazione sistemica nei soggetti con diabete di tipo 2) e sui profili metabolici del diabete tipo 2.

Quaranta persone con questa condizione sono state suddivise in due gruppi di 20 persone ciascuno: il gruppo di intervento ha ricevuto 1000 mg di B. vulgaris al dosaggio di 2 capsule da 500 mg al giorno e il gruppo placebo ha ricevuto 2 capsule/die da 500 mg contenenti lattosio per 8 settimane. Prima e dopo l’intervento sono stati misurati i parametri antropometrici, sono stati effettuati test biochimici inclusi i livelli sierici di visfatina. Al termine della sperimentazione sono state osservate variazioni significative tra i due gruppi dei valori di colesterolo totale (P = 0,006), trigliceridi (P = 0,001), colesterolo HDL (P = 0,001), colesterolo LDL (P = 0,004) e rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL- (P = 0,009). Dopo 8 settimane i valori della visfatina sono risultati modificati in modo statisticamente significativo nel gruppo che riceveva B. vulgaris rispetto al gruppo di controllo (P = 0,01). La supplementazione di B. vulgaris sembra pertanto avere effetti favorevoli sul profilo lipidico e sulla visfatina sierica nei soggetti con diabete mellito tipo 2. La berberina è associata ad effetti collaterali nella sfera gastrointestinale quali nausea, costipazione, dolore intestinale, diarrea, bruciore e/o reflusso.

Fonte: Farzaneh Montazerifar, Shadi Shourestani, Razieh Hosseini, Mansour Karajibani, Sasan Amanat, Gohar Sedaghat, Hamed Fanaei. Effect of Berberis vulgaris fruit powder on visfatin and metabolic profiles in type 2 diabetes mellitus patients: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial, Journal of Herbal Medicine, Volume 38, 2023, 100631, ISSN 2210-8033.

 

 

L’erbario “curioso” di Elizabeth

Quando si parla di erbe e piante medicinali le donne hanno un ruolo di primo piano. Non soltanto sono oggi tra le consumatrici più attente e affezionate delle preparazioni di origine vegetale, ma nella storia antica, moderna e contemporanea – dalle herbariae dell’età classica, passando per Trotula de Ruggiero e Ildegarda di Bingen fino alla ricercatrice e Premio Nobel cinese Youyou Tu – hanno lasciato tracce importanti con il loro lavoro e i loro studi. Attività spesso svolte sottotraccia, non considerate o sottovalutate.

Non conosciamo la storia di tutte queste donne, ma di alcune di esse possiamo rintracciare il percorso, come per la scozzese Elizabeth Blackwell (1707-1758) che per prima ideò e realizzò un ampio erbario arricchito dalla descrizione sull’uso terapeutico delle piante incluse, elaborando in pratica un testo di fitoterapia illustrato. E lo fece un secolo prima che prendesse piede, in epoca vittoriana, la mania degli erbari pubblicando, contro ogni previsione culturale, una guida alle piante medicinali finemente illustrata intitolata “A Curious Herbal: Containing Five Hundred Cuts of the Most Useful Plants Which Are Now Used in the Practice of Physick”.

Ciò che rende straordinario il suo lavoro non è soltanto il fatto che fu lei stessa a realizzare ben 500 disegni di specie botaniche – molte delle quali esotiche e oggi in via di estinzione o del tutto estinte – ma anche a eseguire l’incisione sulle lastre di rame per la stampa e quindi la colorazione a mano delle stampe finite.

Il volume, dato alle stampe in due parti tra il 1737 e il 1739, ottenne un inatteso successo anche in ambito accademico, venne accolto positivamente dalla comunità medica e lodato pubblicamente dal Royal College of Physicians.

Gli evocativi disegni di Elizabeth Blackwell sono doppiamente interessanti se si considerano poi le circostanze insolite della loro creazione. Rimasta sola e senza reddito dopo l’arresto del marito, per di più con un figlio piccolo da mantenere, trovò l’idea giusta andando a colmare un vuoto: in quegli anni, infatti, medici e farmacisti inglesi ricevevano continuamente nuove piante medicinali dal ‘Nuovo Mondo’, ma mancava un manuale che le raffigurasse e ne elencasse le proprietà curative. Ed è qui che entra in scena Elizabeth producendo, con un lavoro durato circa sei anni, quello che è ancora oggi considerato un classico dell’illustrazione botanica e naturalistica.

Per ogni pianta sono state incluse, oltre all’illustrazione, le caratteristiche botaniche, le abitudini di crescita, l’origine, le parti da utilizzare e le relative proprietà curative, oltre ai nomi in greco, latino, spagnolo, italiano, francese, tedesco e olandese. La Blackwell fu anche la prima donna a dare il nome a un genere di piante, le Blackwellia, con sei specie originarie di Réunion, Mauritius, Nepal, Madagascar, Perù e Cina.

Nel suo erbario sono messi a fuoco rimedi all’epoca popolari come i semi di cetriolo impiegati per curare i calcoli renali e le infezioni del tratto urinario, l’ortica per fermare le emorragie interne e contrastare la tosse, il vischio per “gli attacchi di convulsione, l’apoplessia, la paralisi e le vertigini” e anche l’iperico per placare “la malinconia e la follia”.

A fronte dell’illustrazione della pianta del caffè, Blackwell scrisse: “È considerata buona per coloro che sono di costituzione fredda e flemmatica, ma per le persone di temperamento magro, caldo e secco, il consumo eccessivo può provocare loro disturbi nervosi”.

Sebbene Elizabeth Blackwell non sia diventata famosa come la sua omonima, che un secolo dopo fu la prima donna a conseguire la laurea in medicina negli Stati Uniti, resta significativo il suo contributo, innovativo sotto tutti gli aspetti, all’illustrazione botanica e allo studio e utilizzo delle piante officinali per la salute.

Nel mese che celebra in tutto il mondo la ‘Giornata internazionale della donna’ vogliamo ricordare e ringraziare le erboriste e le scienziate delle erbe di ieri per il loro prezioso contributo alla conoscenza delle piante medicinali e quelle di oggi che portano avanti questa bellissima tradizione, declinandola con creatività nella forma contemporanea.

Buon 8 marzo!

 

Ruolo dell’arginina nel Long Covid

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che circa 65 milioni di persone nel mondo e 17 milioni in Europa soffrono di Long Covid, ovvero di una serie di manifestazioni che seguono a lungo termine l’infezione da SARS Cov-2. La sindrome Long Covid è caratterizzata soprattutto dalla “stanchezza” (fatigue), che provoca spossatezza prolungata e invalidante, più o meno intensa da persona a persona, associata a debolezza muscolare, insonnia e tachicardia. Un nuovo studio sulla sindrome da Long Covid, condotto da ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, ha messo in luce alcuni aspetti di considerevole interesse. Lo studio fa parte di una linea di ricerca già avviata con uno studio randomizzato controllato in singolo cieco – recentemente pubblicato sulla rivista Nutrients – che ha attestato l’efficacia dell’azione sinergica di arginina e vitamina C nel ridurre la stanchezza cronica e migliorare la performance funzionale.

La nuova ricerca, in corso di pubblicazione sull’International Journal of Molecular Sciences e coordinata da Francesco Landi, direttore del Dipartimento di Scienze dell’Invecchiamento, Ortopediche e Reumatologiche del Policlinico Gemelli di Roma, ha rilevato come nei soggetti che presentano una sintomatologia Long Covid si osservi un’alterazione del metabolismo dell’arginina. Si tratta, come è noto, di un amminoacido prodotto naturalmente dall’organismo e che svolge un ruolo chiave per una corretta funzione immunitaria e vascolare. L’arginina, infatti, è un amminoacido indispensabile alla base di molteplici funzioni ed è coinvolta principalmente nella sintesi dell’ossido nitrico, che svolge un ruolo chiave nella reattività endoteliale in risposta alle esigenze dei tessuti, favorendo un corretto apporto di sangue in relazione alle loro esigenze migliorando le prestazioni funzionali. Lo studio ha riguardato 57 persone: 46 adulti con Long Covid a otto mesi dalla diagnosi e 11 persone senza evidenza di precedenti infezioni da Sars-CoV-2. I soggetti che presentavano una sintomatologia Long Covid sono stati divisi in due gruppi: 23 hanno ricevuto un mix di arginina e vitamina C liposomiale e gli altri 23 un placebo per un periodo di 28 giorni.

Prima di iniziare il trattamento sono state misurate le concentrazioni di arginina nel sangue, osservando livelli di arginina significativamente più bassi nei soggetti con Long Covid. Al termine dei 28 giorni si è visto che le concentrazioni di arginina nel sangue erano aumentate, raggiungendo livelli simili a quelli riscontrati nel gruppo di controllo. I ricercatori italiani hanno dimostrato dunque che la somministrazione di 1,6 grammi di arginina e 500 mg di vitamina C liposomiale per 28 giorni riporta il metabolismo dell’arginina a un livello normale contrastando efficacemente la stanchezza tipica del Long Covid. Con questo lavoro – spiegano i ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli – è stato dimostrato per la prima volta che il metabolismo dell’arginina risulta alterato negli individui con Long Covid rispetto alle persone che non hanno avuto una infezione da Sars-Cov-2. In assenza di trattamenti consolidati per contrastare questa sindrome, il ripristino dei valori di arginina potrebbe dunque rappresentare una nuova strategia integrativa contro la ‘stanchezza’ del Long Covid. Un problema che può essere associato a disfunzioni immunitarie e vascolari, che a loro volta possono aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

Accademia della Tisana edizione 2023

Se all’amore per le piante officinali aggiungiamo quello per la formazione e la trasmissione della conoscenza e dell’utilizzo delle stesse e collochiamo ogni cosa in un castello da favola allora otteniamo “Accademia della Tisana”, un corso unico nel suo genere, che si sta ormai attestando sempre più come un consolidato punto di riferimento per il mondo erboristico e farmaceutico.

Laboratori Biokyma, azienda che opera nell’ambito delle piante officinali, con esperienza trentennale e situata nella Valtiberina toscana, ha deciso di creare “Accademia della Tisana” con l’obiettivo primario di trasmettere il proprio know-how ai professionisti del settore, a cui è riservato il corso, parlando delle piante in tisana a 360°.

Più di 100 piante officinali per la formulazione di tisane funzionali sono messe a disposizione dei partecipanti senza trascurare tematiche importanti per la formazione del professionista come marketing, personalizzazione, legislazione e approfondimenti scientifici particolari.

L’idea è quella di “far toccare con mano” la materia prima, in un percorso teorico-pratico, che avvicini anche a livello organolettico il corsista; respirare le erbe, assaggiarle, sfiorarle e lavorare alla formula e alla preparazione della tisana è un modo per annullare le distanze tra l’uomo e la natura. Le lezioni sono tenute da relatori, erboristi e farmacisti di grande esperienza, con cui sperimentare nella pratica la teoria appresa. A completare il quadro è la magnifica sede in cui “Accademia della Tisana” viene svolta: la residenza d’epoca del Castello di Galbino, nel comune di Anghiari (AR).

I corsi del 2023 (che arrivano quest’anno alla quindicesima edizione) si terranno dal 27 maggio al 3 giugno e sono così suddivisi: da sabato 27 maggio a martedì 30 maggio 2023 CORSO AVANZATO riservato esclusivamente a chi ha frequentato in precedenza i corsi “Accademia della Tisana”, mentre da mercoledì 31 maggio a sabato 3 giugno 2023 il CORSO BASE per chi si approccia per la prima volta a questo network di formazione.

Corso base

Il programma del CORSO BASE prevede: I segreti di 100 piante officinali, Colore, Odore, Sapore.

La personalizzazione e la miscelazione della TISANA, la preparazione e degustazione con la conoscenza degli strumenti adeguati. Laboratori pratici e valutazioni sensoriali. Approfondimento su coltivazione, produzione e commercio delle piante officinali e sui processi produttivi con la visita all’Azienda Laboratori Biokyma. Le principali strategie di marketing della tisana e le basi legislative e normative del settore erboristico.

Corso avanzato

Il CORSO AVANZATO invece è un seminario di approfondimento e avanzamento nella conoscenza e miscelazione delle piante. Prevede anche l’esplorazione delle zone nei terreni adiacenti al Castello di Galbino allo scopo di individuare, conoscere e raccogliere piante per un riconoscimento botanico.

Laboratori pratici e miscelazione: tisane personalizzate, preparazione e degustazione.

I corsi sono residenziali e a numero chiuso perciò suggeriamo ai professionisti interessati di prenotarsi per tempo. Al termine di entrambi i corsi verranno rilasciati degli attestati.

Per informazioni e moduli iscrizione: www.biokyma.com cliccare in alto sinistra logo “Accademia della Tisana” – segreteria@accademiadellatisana.com

Segreteria organizzativa Laboratori Biokyma s.r.l. – Località Mocaia, 44B – 52031 Anghiari (AR) – Italia Tel: +39 0575 749989 (informazioni) – Fax: +39 0575 749996 (iscrizioni) – COORD. STEFANIA NATALONI

 

Zafferano: attività su depressione e ansia

Gli effetti psicotropi dei componenti chimici biologicamente attivi dello zafferano (Crocus sativus L., famiglia delle Iridaceae) sono ben documentati tanto che alcuni lavori scientifici indicano che gli estratti di zafferano possono essere utilizzati come trattamento complementare alla terapia farmacologica convenzionale della depressione. Questa recente revisione ha fatto il punto sui componenti della pianta che svolgono un’attività antidepressiva e sui relativi meccanismi d’azione nonché sugli effetti collaterali. Lo studio si basa su lavori scientifici pubblicati tra il 1995 e il 2022 e indicizzati in 15 banche dati medico-scientifiche internazionali. L’analisi comparativa ha fatto riferimento a 414 articoli di ricerca originali. La letteratura esaminata ha indicato che gli estratti acquosi e alcolici e i fitocomponenti biologicamente attivi (alcaloidi, antociani, carotenoidi, flavonoidi, fenoli, saponine e terpenoidi) isolati da vari organi della pianta (foglie, petali dei fiori e stigmi) rappresentano un intervento efficace e sicuro nel trattamento coadiuvante di depressione e ansia.

L’inibizione della ricaptazione delle monoammine, l’antagonismo dei recettori N-metil-d-aspartato (NMDA) e l’agonismo dell’acido gamma-aminobutirrico (GABA)-α sono i principali meccanismi proposti per spiegare l’azione antidepressiva svolta dallo zafferano. L’effetto antidepressivo e neuroprotettivo dei componenti dell’estratto è associato alla loro attività antinfiammatoria e antiossidante. I risultati presentati sull’applicazione di C. sativus nel trattamento complementare degli stati depressivi di entità lieve-moderata sono considerati promettenti ed è un dato di particolare interesse a fronte del progressivo aumento dell’incidenza di questa condizione e delle sue conseguenze sul piano sociale. Gli autori dello studio aggiungono infine che il meccanismo d’azione, le interazioni con i farmaci di sintesi e con altre preparazioni di origine vegetale e la sicurezza d’uso devono essere ulteriormente approfonditi.

Fonte: Matraszek-Gawron R, Chwil M, Terlecki K, Skoczylas MM. Current Knowledge of the Antidepressant Activity of Chemical Compounds from Crocus sativus L. Pharmaceuticals (Basel). 2022 Dec 30;16(1):58.

 

Andrographis paniculata e infezioni respiratorie

Andrographis paniculata (famiglia Acanthaceae), nota anche come chiretta verde, Chuan Xin Lian in medicina tradizionale cinese, Kalmegh nella medicina Ayurvedica, è una pianta arbustiva annuale che cresce prevalentemente nel continente asiatico, dove viene usata in associazione con altre piante nella medicina tradizionale per il trattamento di malattie infettive e delle febbri associate e in alcune culture anche per il trattamento dei morsi di serpente. In Cina le sue proprietà amare sono sfruttate per alleviare i disturbi correlati alla digestione, mentre in India è stata utilizzata anche per “purificare” il sangue. Sconosciuta per molti secoli nei Paesi occidentali, nel 1919, in seguito a una forte epidemia influenzale diffusasi nel subcontinente indiano, balzò agli onori della cronaca poiché le fu attribuito il merito di avere indotto la maggior parte delle guarigioni; per questa ragione è chiamata anche “Echinacea dell’India”. Se ne utilizzano le parti aree, raccolte nel periodo estivo, le foglie e le radici.

All’Andrographis sono attribuite proprietà antibatteriche, antiossidanti, antinfiammatorie, antitumorali e immunostimolanti, ma la pianta è stata studiata principalmente per il trattamento di raffreddori, influenza e infezioni delle vie aeree superiori. Classificata come pianta fredda, si preferisce utilizzarla su soggetti di costituzione calda o nelle fasi infiammatorie delle infezioni ed è quindi sconsigliata nelle condizioni ‘fredde’, come nel caso di una costituzione fredda oppure nel caso di ‘freddo’ di origine esterna, come è spesso il caso nei primi stadi infettivi. È stato dimostrato che, sia da sola sia in combinazione con altre piante, riduce la durata e la gravità delle infezioni delle prime vie respiratorie e di quelle associate al comune raffreddore. Le conoscenze tradizionali e alcune evidenze scientifiche preliminari ne documentano l’uso anche nella profilassi e nel trattamento della sindrome respiratoria acuta da coronavirus (SARS-CoV) e dei disturbi associati.

Questo studio clinico pilota interventistico randomizzato, a gruppi paralleli, con controllo attivo ha valutato nello specifico l’efficacia e la sicurezza di un preparato ayurvedico standardizzato a base di A. paniculata nella gestione di COVID-19, nel recupero clinico e negli esiti in termini di giorni di ospedalizzazione e sintomi di gravità da interazioni con i farmaci standard somministrati in questi casi. Sono stati arruolati 80 pazienti positivi al tampone molecolare ed eleggibili a COVID-19 di età >18 anni, con gravità lieve o moderata. I soggetti del Gruppo A sono stati assegnati al trattamento con un estratto di A. paniculata in aggiunta ai trattamenti standard (senza farmaci antivirali), mentre quelli del Gruppo B hanno ricevuto il trattamento standard e i farmaci antivirali raccomandati per la gestione della infezione da Coronavirus.

Il miglioramento clinico in termini di riduzione dei sintomi è risultato statisticamente significativo (p<0,0001) nei soggetti del gruppo A (braccio di intervento sperimentale) rispetto al gruppo B (terapia standard). Il test molecolare ha evidenziato la negatività al COVID per il 50% nel gruppo sperimentale e per il 47% nel gruppo che ha ricevuto il trattamento standard dopo 8-11 giorni. Le indagini biochimiche hanno mostrato nel gruppo A un effetto significativo (p ≤ 0,05) sulla Proteina C-Reattiva (CRP) e sull’Interleuchina-6 (IL-6) dopo 14 giorni di trattamento. Inoltre, in questo gruppo è stato osservato un miglioramento di altri parametri quali la VES e il colesterolo HDL. Lo studio ha dimostrato un eccellente profilo di sicurezza del preparato a base di Andrographis, che ha contribuito a ridurre la gravità dell’infezione arrestando la progressione della malattia.

Fonte: Shanker K, Rangnekar H, Wele A, Soni P, Gaikwad P, Pal A, Bawankule DU, Chanda D. A randomized controlled pilot study of add-on therapy of CIM-MEG19 (standardized Andrographis paniculata formulation) in mild to moderate COVID-19. Phytomed Plus. 2023 Feb;3(1):100398. 

L’arte di dormire bene

 

Una guida alla scienza dell’orologio biologico

Nel suo libro, pubblicato da Aboca Edizioni, Russell Foster, professore di Neuroscienze circadiane, sfata i falsi miti sul sonno e offre i suoi consigli per vivere al meglio. Dagli effetti della melatonina alle conseguenze della luce, il volume presenta gli ultimi risultati delle ricerche sul tema.

 

Sono 12 milioni le persone nel nostro Paese affette da disturbi del sonno: una vera “epidemia”, che non va sottovalutata. Stando ai dati dell’Associazione Italiana per la Medicina del Sonno (Aims), 1 adulto su 4 soffre di insonnia cronica o transitoria. Un fenomeno diffuso non solo nella nostra penisola: sono infatti 790 milioni i soggetti interessati in tutto il mondo.

A esserne colpite sono soprattutto le donne, che rappresentano il 60% del totale, in particolare tra i 30 e i 60 anni. Secondo gli esperti, ciò può essere dovuto alle variazioni ormonali e alla presenza della sindrome delle gambe senza riposo (più frequente nella popolazione femminile).

Ma va prestata attenzione anche ai soggetti più fragili, sia dal punto di vista fisiologico che emotivo: tra loro, oltre agli anziani, anche i bambini e i ragazzi. A ciò si aggiungono purtroppo gli effetti dalla pandemia: stando ai dati del progetto “Lost in Italy” (Lockdown and Lifestyle in Italy) pubblicati a inizio 2022, con il Covid gli episodi di insonnia sono cresciuti del 22%, mentre i casi contraddistinti da un sonno scadente sono aumentati del 128%.

Un problema mondiale

Ciò non riguarda soltanto il nostro Paese: secondo un’indagine condotta nel 2020 dai ricercatori del King’s College di Londra, nel Regno Unito la metà della popolazione ha evidenziato un peggioramento complessivo del riposo, mentre due persone su cinque hanno dormito in media meno ore. Inoltre, si sta indagando se i ritmi circadiani irregolari possano accrescere le probabilità di infezione e ospedalizzazione. Non solo. Chi è colpito dalla malattia è spesso interessato da problemi in questo ambito: per gli esperti dell’Università di Bologna, l’insonnia è tra le principali “sequele psichiatriche” dei pazienti di Covid, seconda solo al disturbo d’ansia.

A preoccupare sono le situazioni croniche. Gli episodi sporadici non causano conseguenze serie, ma se il fenomeno si prolunga per molto tempo (mesi o anni) l’impatto sulla qualità di vita è notevole, con ricadute su benessere, umore e prestazioni lavorative.

Sono proprio questi alcuni dei temi al centro del libro “L’arte di dormire bene” di Russell Foster, professore di Neuroscienze circadiane e direttore dell’Istituto di Neuroscienze del Sonno e Circadiane a Oxford. Il volume, pubblicato da Aboca Edizioni, è una guida preziosa per capire meglio il meccanismo del sonno.

 

 

 

 

 

Semi di lino e pressione arteriosa

Il lino (Linum usitatissimum L.; famiglia delle Linacee) è una pianta erbacea annuale dal fusto eretto e fragile, ramificato nella parte finale, con foglie  lanceolate di color verde scuro. I semi contengono mucillagini, acidi grassi, fibre, proteine, minerali, steroli, lignani, triterpeni e sostanze glicosidiche. Molti studi clinici hanno mostrato che l’integrazione di semi di lino nell’alimentazione potrebbe esplicare un’attività antipertensiva, ma i risultati della ricerca ad oggi sono stati conflittivi. Sulla base di queste osservazioni questa recente metanalisi ha valutato l’impatto della supplementazione di semi di lino sulla pressione arteriosa. Attraverso una ricerca sistematica nelle principali banche dati internazionali, tra cui PubMed, Cochrane Library, Web of Science, Scopus, Embase e Google Scholar, sono stati individuati 33 studi che hanno esaminato questo tema (con 43 bracci di trattamento), per un totale di 2.427 partecipanti.

I risultati degli studi analizzati hanno mostrato che l’assunzione di semi di lino ha determinato una riduzione significativa dei valori della pressione arteriosa sia sistolica che diastolica. I maggiori effetti antipertensivi dei semi di lino sono stati riscontrati negli studi che avevano una durata dell’intervento superiore a 20 settimane, che prevedevano un apporto di semi di lino pari o superiore a 30 g al giorno, in soggetti con indice di massa corporea 25-30 kg/m e ipertesi. L’assunzione dei semi di lino ha ridotto in modo statisticamente significativi i livelli pressori, confermando l’ipotesi che preparati di questo tipo possano essere utilizzati con efficacia per la gestione dell’ipertensione in associazione con i farmaci antipertensivi standard.

Fonte: Li L, Li H, Gao Y, Vafaei S, Zhang X, Yang M. Effect of flaxseed supplementation on blood pressure: a systematic review, and dose-response meta-analysis of randomized clinical trials. Food Funct. 2023 Jan 23;14(2):675-690.

 

Le donne di ieri e di oggi nella ricerca fitochimica

Sondaggio gradimento per erboristi

Il prossimo 3 marzo ’23 si svolge a Pisa questo workshop organizzato dalla SIF (Società Italiana di Fitochimica e delle Scienze delle Piante medicinali, alimentari e da profumo) dedicato alle figure femminili che hanno lavorato e lavorano nel campo della fitochimica.

Statistiche recenti rilevano una disparità nei confronti del genere femminile anche nel mondo della scienza da cui ci si aspetterebbe una cultura più aperta rispetto ad altri settori della società.

Nonostante negli ultimi anni le donne rappresentino la maggioranza tra i dottorandi e i giovani ricercatori, nelle posizioni apicali prevale largamente il genere maschile; infatti le possibilità di ottenere posizioni di rilievo e fondi per la ricerca per le donne sono largamente inferiori. Anche nel campo dei prodotti naturali la situazione non è molto diversa.

Il Premio Nobel vinto nel 2015 da You You Tu per la scoperta dell’artemisinina ha portato alla luce l’importanza del contributo femminile nella ricerca sui composti provenienti da piante medicinali, alimentari e da profumo, argomento prioritario della nostra società.

Per questo la SIF ha deciso di organizzare un workshop dedicato alle donne di ieri e di oggi nella ricerca scientifica nell’ambito dei composti naturali in piena sintonia con uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile stabiliti dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (Sustainable Development Goals, Obiettivo 5 “Achieve gender equality and empower all women and girls”) che anche l’Università di Pisa si è prefissata di seguire.

La partecipazione è gratuita ma soggetta a registrazione entro il 27 febbraio 2023 sul sito: www.phytosif.it

L’evento avrà luogo presso la Sala convegni del Polo Didattico delle Piagge dell’Università di Pisa – via Matteotti, 11 a partire dalle ore 14.00.