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Antociani e performance cognitive dell’anziano

La prevalenza del declino cognitivo legato all’età è in aumento con l’invecchiamento della popolazione mondiale, mettendo a rischio l’indipendenza e la qualità della vita delle persone anziane. Gli antociani, pigmenti vegetali idrosolubili presenti in fiori, frutti, foglie o fusti di molte piante e appartenenti alla classe di flavonoidi, potrebbero rappresentare un approccio promettente per abbassare il rischio di sviluppare il declino cognitivo. Una revisione sistematica con metanalisi ha esaminato in maniera specifica questo aspetto, con l’obiettivo di valutare, sulla base delle ricerche ad oggi pubblicate in letteratura scientifica, gli effetti della supplementazione di antociani sullo stato cognitivo di una popolazione di individui di mezza età e anziani cognitivamente sani.

A tal fine sono stati consultati i database medico-scientifici internazionali PubMed, ScienceDirect, CINAHL, EMBASE, ProQuest e Cochrane. Tredici studi sono stati inclusi nella metanalisi che ha avuto i seguenti risultati: l’integrazione di antociani ha migliorato in modo statisticamente significativo la velocità di elaborazione degli adulti più anziani (P = 0,004). Non sono state osservate differenze significative tra i gruppi di intervento e di controllo per quanto riguarda la memoria, l’attenzione, la funzione esecutiva e le prestazioni psicomotorie. Gli studi di neuroimaging hanno riscontrato effetti promettenti dell’assunzione di antociani sull’attivazione cerebrale e sulla perfusione cerebrale.

I ricercatori concludono segnalando come la supplementazione di antociani contribuisca a preservare la velocità di elaborazione cognitiva e le neuroattività nei soggetti più anziani, migliorando le loro funzioni quotidiane e la qualità della vita. Questa revisione – hanno commentato –  fornisce inoltre spunti utili per orientare il disegno sperimentale e metodologico di studi futuri volti a esplorare i meccanismi alla base degli antociani e delle loro attività biologiche.

Fonte: Feng RC, Dong YH, Hong XL, Su Y, Wu XV. Effects of anthocyanin-rich supplementation on cognition of the cognitively healthy middle-aged and older adults: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Nutr Rev. 2023 Feb 10;81(3):287-303. 

 

 

Edera e infezioni respiratorie acute

edera

Le infezioni acute delle vie respiratorie sono molto diffuse, in particolare nella stagione fredda.  Circa il 90% di queste infezioni è di origine virale e per esse quindi il trattamento antibiotico non è indicato. Uno dei sintomi principali con cui si manifestano questi problemi è la tosse, che rappresenta un importante meccanismo di difesa in risposta agli stimoli irritanti. Sebbene la maggior parte dei sintomi delle infezioni delle vie respiratorie non trattate scompaia nell’arco di due settimane, la tosse può durare più di tre settimane. L’edera (Edera helix) è una pianta sempreverde rampicante appartenente alla famiglia delle Araliaceae, presente in boschi, siepi e pareti rocciose. L’estratto secco ricavato dalle sue foglie contiene diverse sostanze, tra cui assumono particolare importanza le saponine triterpeniche oltre ad altri componenti quali fitosteroli, oli essenziali, flavonoidi, fenoli e acido caffeico. I preparati a base di foglie di edera sono utilizzati da tempo sia nell’adulto sia in ambito pediatrico per il trattamento di diversi problemi respiratori soprattutto per le sue proprietà spasmolitiche, mucolitiche e secretorie. L’impiego degli estratti di foglie di edera in questo ambito trova sempre maggiori conferme a livello della ricerca, anche clinica.

Una recente metanalisi condotta su due studi in doppio cieco, randomizzati e controllati con placebo ha valutato l’effetto di una formulazione liquida a base di estratto secco di foglie di edera nelle infiammazioni acute delle vie respiratorie associate a tosse. I partecipanti agli studi, tutti adulti con infezione acuta delle vie respiratorie, hanno ricevuto un estratto secco di foglie di edera (n = 228) oppure una sostanza placebo (n = 162) per 7 giorni, seguiti da un periodo di 7 giorni senza trattamento. Il principale outcome di efficacia era il punteggio sul Bronchitis Severity Score (BSS). Differenze significative del BSS tra il gruppo di trattamento e quello placebo sono state rilevate già dopo 2 giorni e sono aumentate fino alla fine del trattamento, con riduzioni statisticamente significative di 8,6 ± 0,2 e 6,2 ± 0,2 (p < 0,001).

Alla fine del trattamento nel gruppo che ha assunto l’estratto di edera la percentuale di soggetti privi di tosse era del 18,1% e del 56,2% alla fine del follow-up, rispetto al 9,3% e al 25,6% del placebo. L’estratto di foglie di edera dunque ha determinato un calo statisticamente significativo dei sintomi rispetto al placebo (P < 0,001) con un effetto del trattamento valutato da moderato a grande. Per quanto riguarda la VAS sulla gravità della tosse, nel gruppo trattamento è stato osservato un effetto significativo rispetto al basale dopo sette giorni (P < 0,001); in questo gruppo è stata riscontrata anche una riduzione significativa dell’intensità e della frequenza della tosse rispetto al gruppo placebo. A fine trattamento l’81,1% del gruppo di trattamento e il 45% del gruppo placebo hanno riferito di sentirsi bene o molto bene. Non sono stati segnalati eventi avversi importanti.

Gli autori concludono che l’estratto di foglie di edera riduce l’intensità della tosse associata alle infezioni respiratorie acute determinando una accelerazione significativa del recupero. Poiché la metanalisi ha esaminato soltanto due studi condotti dallo stesso gruppo di ricerca, sono necessari ulteriori ricerche per confermare questi risultati.

Fonte: Völp A, Schmitz J, Bulitta M, Raskopf E, Acikel C, Mösges R. Ivy leaves extract EA 575 in the treatment of cough during acute respiratory tract infections: meta-analysis of double-blind, randomized, placebo-controlled trials. Sci Rep. November 2022;12(1):20041. doi:10.1038/s41598-022-24393-1.

 

 

Efficacia della curcumina nel dolore articolare

dolore articolare

La curcuma (Curcuma longa, Zingiberaceae) è una pianta erbacea perenne coltivata in tutto il mondo, originaria dell’Asia meridionale o sudorientale. L’India ne è il maggior produttore, consumatore e fornitore. La sua radice viene utilizzata come spezia, conservante alimentare e colorante e in medicina tradizionale trova impiego a supporto di un’ampia gamma di condizioni. Disponibile in diverse forme (capsule, bevande energetiche, saponi, compresse, unguenti e cosmetici), la curcuma contiene carboidrati, fibre, proteine, vitamina C, magnesio, fosforo, potassio e calcio ed è una fonte importante di acidi grassi omega-3 e di acido alfa-linolenico. La maggioranza dei suoi fitocostituenti sono polifenoli e terpenoidi e la curcumina rappresenta l’80% dei polifenoli.

Un recente studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo ha valutato l’efficacia di una nuova formulazione a base di curcumina sul dolore articolare e nel migliorare la qualità della vita degli adulti che manifestano questi disturbi. Lo studio è stato condotto su soggetti adulti (N: 80) di età compresa tra 25 e 70 anni che riferivano dolori articolari e che hanno ricevuto una supplementazione di curcumina oppure una sostanza un placebo per 2 settimane. L’outcome primario dello studio consisteva nella riduzione del dolore valutata mediante una scala analogica visiva (VAS) per il dolore, compilata ogni giorno al mattino e alla sera. La qualità della vita è stata valutata con i questionari RAND 36-Item Health Survey (SF-36) e Profile of Mood States (POMS).

Di seguito i risultati della ricerca: i punteggi sulla scala VAS del dolore si sono ridotti nel corso delle due settimane di trattamento in entrambi i gruppi. Quelli registrati al mattino mattutini sono risultati significativamente minori rispetto all’inizio (baseline) nei due gruppi curcumina e placebo, rispettivamente dal 6° e dal 12° giorno ed erano significativamente più bassi nel gruppo che ha assunto curcumina rispetto al gruppo placebo nei giorni 11, 13 e 14 (p < 0,05). I punteggi sulla scala VAS serali sono risultati ridotti in modo statisticamente significativo rispetto alla baseline nei gruppi curcumina e placebo rispettivamente dal 5° e dal 6° giorno; non sono state rilevate differenze tra i due gruppi su questi parametri. Lo studio ha dimostrato pertanto che una formulazione a base di curcumina costituisce un’opzione efficace per ridurre il dolore articolare mattutino. Gli studi futuri dovrebbero verificare – concludono gli autori – se la supplementazione di curcumina a più lungo termine e/o una dose frazionata possano determinare ulteriori miglioramenti nei punteggi relativi al dolore.

Fonte: Briskey D, Roche G, Rao A. The Effect of a Dispersible Curcumin (HydroCurc®) Compared to a Placebo for Reducing Joint Pain in an Adult Population – A Randomised, Double-Blind Study. Complement Med Res. 2022;29(6):429-436. 

Withania contro stress e ansia

La withania (Withania somnifera L. Dunal), nota anche come Ashwagandha o ginseng indiano, è una pianta medicinale originaria dell’India, caratteristica della medicina tradizionale ayurvedica, dove viene utilizzata da tempo per contrastare e ridurre gli stati di stress e l’ansia e per migliorare il benessere generale, oltre che per sostenere la memoria e le performance cognitive. Attualmente i preparati a base di withania sono impiegata a livello globale per la gestione di diverse condizioni di salute. Questa recente rewiew pubblicata da un gruppo di ricercatori dell’Università indiana di Lucknow ha fatto il punto sugli usi tradizionali, la botanica, la fitochimica e le ricerche farmacologiche sui costituenti dell’Ashwagandha.

Nelle foglie di W. somnifera sono presenti almeno 62 metaboliti primari e secondari cruciali e 29 di questi, rilevati nelle radici e nelle foglie, sono principalmente composti steroidei, lattoni steroidei, alcaloidi, aminoacidi ecc. Il fitocomplesso della pianta esplica varie attività salutistiche, avendo proprietà antileucotrieniche, antineoplastiche, analgesiche, antiossidanti, immunostimolanti, osservate principalmente ma non solo con sperimentazioni in vitro. Tra le varie attività attribuite a questa pianta, si segnala anche quella antistress e ansiolitica.

Attività antistress e ansiolitica

I glicosidi withanolidi mostrano proprietà antistress e hanno effetti positivi sul potenziamento della memoria; aiutano ad alleviare le condizioni indotte dallo stress, come l’ulcera gastrica, i deficit cognitivi, le alterazioni dell’omeostasi del glucosio, alcune disfunzioni sessuali, le alterazioni dei livelli plasmatici di corticosterone. Una ricerca condotta presso l’University of Texas Health Science Center ha dimostrato che l’estratto di Withania somnifera riduce l’eccitabilità neuronale inibendo la trasmissione nervosa, in stretta relazione con l’inibitore primario dell’acido Gama-Aminobutirrico (un neurotrasmettitore). Altri costituenti della withania come i glicowithanolidi, il sitoindoside IX e il sitoindoside X e i glicosidi hanno mostrato una significativa attività antistress in studi in vivo determinando un aumento della conservazione della memoria.

Per determinare l’attività antistress di W. somnifera sono stati condotti anche alcuni studi clinici sull’uomo. Ad esempio uno studio controllato e randomizzato su gruppo di sessanta adulti ha indicato che l’assunzione di 240 mg/die di un estratto standardizzato di ashwagandha ha indotto cambiamenti sui livelli di cortisolo, del deidroepiandrosterone-solfato (DHEA-S) e una riduzione sul punteggio della Hamilton Anxiety Rating Scale (HAM-A) che misura il livello di ansia, modificando in senso positivo i livelli della la proteina C-reattiva, la frequenza del polso e la pressione arteriosa. Gli studi suggeriscono che le proprietà antistress dell’ashwagandha siano correlate alla modulazione dell’asse ipotalamo/ipofisi/surrene (HPA), il coordinatore centrale dei sistemi di risposta neuroendocrina allo stress.

Fonte: Gaurav H, Yadav D, Maurya A, Yadav H, Yadav R, Shukla AC, Sharma M, Gupta VK, Palazon J. Biodiversity, Biochemical Profiling, and Pharmaco-Commercial Applications of Withania somnifera: A Review. Molecules. 2023 Jan 26;28(3):1208. 

Cosa succede se il sistema immunitario si indebolisce?

Il sistema immunitario è ciò che permette al nostro organismo di combattere in modo efficace contro gli agenti patogeni quali: virus, batteri, funghi e parassiti. Quando il sistema immunitario è debole, il corpo diventa più vulnerabile alle malattie e alle infezioni. In questo articolo esploreremo cosa succede quando si abbassano le difese e come è possibile aumentarle scegliendo anche i migliori integratori per il sistema immunitario.

Cosa succede quando le difese immunitarie si abbassano?

Quando il sistema immunitario si indebolisce, il corpo diventa più vulnerabile alle malattie e alle infezioni. Questo significa che il tempo di recupero da un’eventuale malattia potrebbe essere più lungo e che si potrebbe essere più suscettibili alle infezioni.

Un sistema immunitario indebolito rende l’organismo più suscettibile alle malattie e agli agenti patogeni, virus e batteri. Un pericolo che potrebbe portare ad ammalarsi spesso e soffrire di problemi quali spossatezza, costanti malanni, mal di testa, ecc…

Ci sono molte ragioni per cui le difese immunitarie si possono abbassare, tra queste vanno annoverate sicuramente uno stile di vita poco salutare, la mancanza di sonno, lo stress, una dieta malsana e l’esposizione a sostanze tossiche; tutti fattori che possono avere un impatto negativo sul sistema immunitario.

Come migliorare il sistema immunitario?

Ci sono molti modi per migliorare il sistema immunitario e aiutare il corpo a combattere le infezioni e le malattie. Scopri con noi quali sono i più efficaci attraverso alcuni suggerimenti utili!

Integratori alimentari

Gli integratori alimentari sono una soluzione ottimale per riuscire a rafforzare nel migliore dei modi il sistema immunitario. In genere, gli integratori per il sistema immunitario hanno un complesso di vitamine e Sali minerali, tra i quali si trovano principalmente: vitamina C, vitamina D e zinco.

Mantenere uno stile di vita sano

Mantenere uno stile di vita sano è un’ottima soluzione per riuscire a mantenere il sistema immunitario più forte. Questo include seguire una dieta equilibrata e sana, bere molta acqua, fare esercizio fisico regolarmente e limitare l’alcol e il fumo.

Ridurre lo stress

Lo stress può avere un impatto significativo sul sistema immunitario. Cerca di ridurre lo stress nella tua vita attraverso attività come l’esercizio fisico, la meditazione o semplici pause rigeneranti che supportino il ripristino del giusto equilibrio mentale.

Prendersi cura dell’intestino

L’intestino ospita trilioni di batteri che aiutano a mantenere il sistema immunitario forte. Se l’intestino non lavora bene è possibile che ne risenta anche il sistema immunitario. Ecco perché il consiglio è di consumare all’interno della propria dieta alimenti probiotici come yogurt, kefir e nutrienti fermentati che aiutano a promuovere batteri benefici nell’intestino.

I giusti livelli di vitamina D

La vitamina D aiuta il corpo ad assorbire il calcio e a rafforzare le ossa, ma ha anche un ruolo importante nel sistema immunitario. Assicurati di ottenere abbastanza vitamina D attraverso una combinazione di giusta esposizione al sole e consumo di alimenti che aiutano la sua produzione come il pesce, le uova e i latticini.

Un ambiente pulito e igienizzato

Per supportare il benessere dell’organismo e migliorare il sistema immunitario è necessario anche mantenere un ambiente pulito. Infatti, un ambiente igienizzato in casa o sul posto di lavoro aiuta a ridurre notevolmente il rischio eventuale di incorrere in infezioni oppure in malattie provocate da virus e batteri.

In generale, mantenere uno stile di vita sano e attento può fare una grande differenza nella forza del nostro sistema immunitario e nella nostra capacità di combattere le malattie. Prenditi cura del tuo corpo e del tuo sistema immunitario per riuscire a ottenere un miglioramento per il tuo stato di salute generale e del tuo benessere!

Profilo fitochimico e attività della malva

La Malva (Malva sylvestris, famiglia delle Malvaceae) è una pianta erbacea biennale-perenne comunemente diffusa in Europa, Asia e Africa, dove predilige le zone umide come paludi, fossati, argini di fiumi e prati. Foglie e fiori sono stati usati per secoli nella medicina tradizionale per trattare un’ampia gamma di disturbi come tosse, raffreddore, diarrea, stipsi, disturbi digestivi ed eczema. L’analisi fitochimica della malva ha mostrato che le foglie e i fiori sono le parti più spesso utilizzate della pianta, grazie alla presenza di diversi composti bioattivi che includono flavonoidi, mucillagini, terpenoidi, derivati fenolici, cumarine, steroli, tannini, saponine e alcaloidi.

I principali costituenti della pianta sono le mucillagini (acido glucuronico, acido galacturonico, ramnosio e galattosio), flavonoidi, gli antociani presenti soprattutto nei fiori (malvina e malvidina), vitamine (A, B1, B2, C) e sali minerali. A queste sostanze fitochimiche sono da ascriversi le numerose attività farmacologiche della pianta che includono, tra l’altro, proprietà antinfiammatorie, antimicrobiche, epatoprotettive, lassative, antiproliferative e antiossidanti. Studi farmacologici hanno dimostrato che gli estratti di fiori e foglie di malva possono essere utilizzati nel trattamento di disturbi digestivi, dermatologici, dolori mestruali, problemi e infezioni dell’albero respiratorio, problemi gastrointestinali, diarrea e affezioni del cavo orale. Sono stati dimostrati gli effetti antinfiammatori e antimicrobici degli estratti etanolici di Malva sylvestris contro Staphylococcus aureus meticillino-resistente; estratti etanolici delle foglie e delle infiorescenze hanno inoltre mostrato una modesta attività contro i ceppi di Helicobacter pylori.

Nelle monografie dell’EMA l’uso di infusi o decotti di malva viene indicato per il trattamento sintomatico dell’irritazione del cavo orale o della faringe e della tosse secca associata e per disturbi gastrointestinali di lieve entità La maggioranza degli studi pubblicati in letteratura si concentra sugli effetti analgesici e antinfiammatori di Malva sylvestris., mentre risultano meno esplorate altre aree, come ad esempio quella delle malattie metaboliche e neoplastiche. Questa recente review espone una panoramica delle attività di questa pianta incluse le attività antinocicettive e gli effetti citotossici su diversi tipi di cellule tumorali.  Gli autori hanno infine sintetizzato lo sviluppo di nanoparticelle utilizzando l’estratto di foglie di malva   e il potenziale uso in campo alimentare e salutistico.

Fonte: Batiha GE, Tene ST, Teibo JO, et al. The phytochemical profiling, pharmacological activities, and safety of malva sylvestris: a review. Naunyn Schmiedebergs Arch Pharmacol. 2023 Mar;396(3):421-440.

Attività antimicrobica delle piante officinali

staphylococcus aureus

Questa interessante review riporta in sintesi le attuali conoscenze sui preparati ad attività antimicrobica a base di piante officinali, e sui loro costituenti, utilizzati contro i batteri multifarmaco-resistenti, sia singolarmente sia in combinazione con gli antibiotici. I prodotti a base di erbe e i costituenti attivi più promettenti utilizzati singolarmente contro i batteri multifarmaco-resistenti sono risultati il betel (Piper betle) contro Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, Enterococcus resistente alla vancomicina, beta-lattamasi ad ampio spettro, Acinetobacter baumannii e Pseudomonas aeruginosa; la liquirizia (Glycyrrhiza glabra) contro S. aureus resistente alla meticillina, S. aureus resistente alla vancomicina, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa e la berberina contro S. aureus resistente alla meticillina, A. baumannii, P. aeruginosa.

È stato inoltre descritto l’effetto sinergico dell’associazione dei preparati presi in esame e dei loro costituenti attivi con gli antibiotici impiegati contro i batteri multifarmaco-resistenti. Questi agenti antibatterici naturali – scrivono gli autori dell’articolo di revisione della letteratura –  possono rappresentare una fonte promettente di inibitori in grado di modulare l’attività degli antibiotici contro i batteri multifarmaco-resistenti, soprattutto agendo come inibitori della pompa di efflusso. Altri possibili meccanismi d’azione delle piante medicinali e preparati fitoterapici contro i batteri multifarmaco-resistenti includono la modifica della parete cellulare e/o della membrana batterica e l’inibizione della sintesi proteica e dell’espressione genica. La review suggerisce dunque che la combinazione di alcune piante medicinali (o loro costituenti) e antibiotici può essere utilizzata con efficacia per ampliare lo spettro dell’azione antimicrobica, aprendo nuove opportunità nella gestione delle malattie infettive e rappresentando una potenziale area della ricerca futura.

Fonte: Herman A, Herman AP: Herbal Products and Their Active Constituents Used Alone and in Combination with Antibiotics against Multidrug-Resistant Bacteria. Planta Med 2023; 89(02): 168-182.

Attività delle foglie di mirtillo

Le foglie di mirtillo (Vaccinium myrtillus L.) sono state utilizzate in molti sistemi di medicina tradizionale per il trattamento di un’ampia varietà di condizioni. Le più recenti ricerche in materia hanno approfondito, tra l’altro, anche l’influenza dei fattori abiotici sulla composizione fitochimica mostrando come ci siano differenze significative tra le droghe vegetali raccolte in diversi Paesi. Secondo la letteratura scientifica, le foglie di mirtillo sono dotate di molteplici attività, tra cui quelle antidiabetiche, ipolipemizzanti, antibatteriche, antivirali, e antinfiammatori. Gli estratti di foglie di mirtillo esplicano una significativa attività antimicrobica contro ceppi batterici multiresistenti e diverse ricerche hanno documentato un’elevata attività antiossidante, attribuita ai numerosi composti polifenolici presenti nelle foglie di Vaccinium myrtillus.

Altri studi hanno analizzato il potenziale ipoglicemizzante di formule con più ingredienti vegetali che contenevano anche foglie di mirtillo. Tra questi uno studio in vivo che ha evidenziato come gli estratti di foglie di mirtillo possano prevenire lo sviluppo della cataratta nel diabete. Gli estratti di foglie di mirtillo possono influenzare favorevolmente il profilo lipidico e ritardare l’insorgenza di altre complicanze diabetiche, come ad esempio l’insufficienza epatica e la nefropatia. Gli estratti di foglie di mirtillo possono influenzare favorevolmente il profilo lipidico e ritardare l’insorgenza di altre complicanze diabetiche, come l’insufficienza epatica e la nefropatia. I limiti di questi studi sono che gli effetti osservati non sempre sono facili da interpretare a causa dei numerosi composti e delle interazioni tra i vari composti presenti nella formulazione.

Queste proprietà sono state dimostrate per lo più da sperimentazioni in vitro e da ricerche precliniche, mentre molto meno numerosi soprattutto negli ultimi anni sono gli studi clinici. Le foglie di mirtillo non contengono composti tossici di per sé, ma a causa del contenuto di tannini occorre prendere delle precauzioni, poiché queste sostanze potrebbero causare stipsi. Inoltre per la capacità dei tannini di formare complessi con proteine e proteasi, queste sostanze potrebbero impedire l’assorbimento dei nutrienti, soprattutto se assunte per periodi di tempo prolungati.

Fonte: Ștefănescu R, Laczkó-Zöld E, Ősz BE, Vari CE. An Updated Systematic Review of Vaccinium myrtillus Leaves: Phytochemistry and Pharmacology. Pharmaceutics. 2022 Dec 21;15(1):16. 

 

Le molteplici proprietà della bromelina

La bromelina è un enzima presente nell’ananas: si tratta di una sostanza proteolitica con molteplici effetti benefici per la salute umana, quali antinfiammatori, immunomodulatori, antiossidanti e anticancerogeni, tradizionalmente utilizzata in molti Paesi per il suo potenziale valore salutistico. Le sue proprietà antitumorali sono state documentate in diversi esperimenti in vitro, ma le dimostrazioni in vivo sono molto limitate. Questo recente articolo di revisione ha messo a fuoco i potenziali benefici della bromelina nell’ambito antitumorale e ne ha analizzato gli effetti citotossici, apoptotici, necrotici, autofagici, immunomodulanti e antinfiammatori in cellule tumorali e in modelli animali.

Le informazioni sulla bromelina e sui suoi effetti in questo ambito a livello cellulare, molecolare e delle vie di segnalazione sono state raccolte dai database medico-scientifici PubMed/MedLine, TRIP database, GeenMedical, Scopus, Web of Science e Google Scholar. I risultati degli studi analizzati hanno dimostrato che la bromelina possiede solide attività farmacologiche come antitumorale, antiedema, antinfiammatorio, antimicrobico, anticoagulante; agisce inoltre nella riparazione delle ferite.

La bromelina viene spesso somministrata in associazione con altre sostanze al fine di ottenere un effetto sinergico. In un studio, ad esempio, l’associazione di estratto etanolico di foglie di olivo (Olea europaea L.) e bromelina ha mostrato effetti promettenti contro il tumore del polmone: ha aumentato la traslocazione di Nrf2 dal citoplasma al nucleo e ha interrotto la traslocazione di NF-κB dal citoplasma al nucleo, riducendo inoltre i livelli di interleuchina 6 (IL-6) e del fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α), nonché di alcune metalloproteinasi.

Tali risultati suggeriscono che questa associazione potrebbe ridurre il processo di carcinogenesi a livello polmonare attraverso la regolazione dell’infiammazione e dello stress ossidativo. La combinazione di curcumina, artiglio del diavolo e bromelina ha inoltre dimostrato di ridurre l’infiammazione e il dolore in cellule sinoviali umane di osteoartrite, via la diminuzione di prostaglandina E2, del fattore di crescita nervoso (NGF) e di IL-6. L’attività della bromelina nella malattia neoplastica è stata testata anche in alcuni studi clinici, ad esempio (in combinazione con papaina, selenito di sodio) come trattamento complementare su oltre 600 donne con tumore al seno per ridurre gli effetti collaterali causati dalla somministrazione della terapia ormonale adiuvante.

Gli effetti collaterali sono stati misurati con un punteggio da 1 (tollerabilità ottimale) a 6 (tollerabilità estremamente scarsa). I principali effetti collaterali (artralgia da farmaci oncologici e secchezza delle mucose) sono stati ridotti drasticamente dopo 4 (p<0,001) e 8 settimane (p<0,0001) di trattamento. Altri studi recenti hanno dimostrato che la bromelina stimola l’autofagia, coinvolta nella progressione del tumore e nella resistenza ai farmaci oncologici. Gli studi più recenti mostrano la sicurezza e facilità di somministrazione della bromelina con una sufficiente biodisponibilità e tollerabilità. Nel complesso, questi risultati giustificano lo sviluppo di ulteriori studi sul ruolo della bromelina nella sfera oncologica. Infatti nonostante questi effetti promettenti, il numero di studi clinici è ancora troppo basso e limitato alle fasi iniziali.

Fonte: Pezzani R, Jiménez-Garcia M, Capó X, et al. Anticancer properties of bromelain: State-of-the-art and recent trends. Front Oncol. 2023 Jan 9;12:1068778. 

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