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Bardana, dagli Irochesi alla ricerca moderna

La bardana (Arctium lappa L, famiglia delle Asteraceae) è una pianta erbacea che cresce spontanea negli incolti e al margine dei fossi in tutta l’Europa continentale. Le sue principali attività sono quella depurativa, antisettica, ipoglicemizzante e coleretica ed è stata utilizzata storicamente per queste sue proprietà in Europa, Cina e Giappone. In Giappone la radice di bardana è un alimento comune (gobo) e un rimedio della fitoterapia tradizionale denominata “Kanpō”.

Usi storici e popolari

La radice della bardana è la parte più utilizzata della pianta sia come cibo che come rimedio, mentre i semi hanno una storia di utilizzo in applicazioni topiche.

A livello tradizionale la bardana è stata utilizzata anche come diuretico per aumentare la minzione e per migliorare il naturale processo di disintossicazione del corpo. Secondo una review del 2018 è una delle specie botaniche più comuni e importanti utilizzate per le affezioni cutanee in Romania e in altri paesi dell’Europa orientale.

Le tribù native del Nord America – Irochesi, Cherokee e Delaware – ne usavano la radice per alleviare i reumatismi e come “depuratore del sangue” oltre che in varie affezioni cutanee. Un altro uso comune era il trattamento delle malattie veneree. Nella Columbia Britannica, in Canada, parti della pianta vengono utilizzate in medicina etnoveterinaria per il trattamento di artrite reumatoide e dolori articolari degli animali.

La radice di bardana è stata usata anche per migliorare disturbi della cute come acne, psoriasi, dermatite atopica, per le cistiti e per gotta e artrite reumatoide. Per il suo sapore agrodolce è considerata uno stimolante dell’appetito.

La pianta è ampiamente utilizzata anche nella medicina tradizionale cinese (MTC), dove i semi sono conosciuti come niú bàng zi e la radice come niú bàng gen.

Principali costituenti e attività salutistiche

La radice di bardana è una buona fonte di proteine, calcio, fosforo, potassio e acido folico e contiene fibre sotto forma di inulina, un tipo di fibra vegetale che contribuisce alla regolazione dei livelli di zuccheri nel sangue.

Contiene, inoltre, varie sostanze fitochimiche, quali lignani e triterpenoidi che insieme ad altri presenti nella pianta possiedono documentate proprietà antidiabetiche. Tra i composti bioattivi della radice di bardana si segnala anche l’arctigenina, studiata sia in vitro che in vivo per le sue proprietà antinfiammatorie e per le potenziali attività antitumorali.

Studi sugli animali hanno associato l’integrazione di un estratto di radice di bardana con la riduzione dei livelli di trigliceridi e di colesterolo VLDL e con l’aumento dei livelli di colesterolo HDL, riportando anche una diminuzione dei livelli di leptina e della produzione di glucosio da parte del fegato.

Studi clinici hanno correlato i preparati a base di radice di bardana con una riduzione significativa del dolore dell’osteoartrosi e con riduzioni significative dei marcatori infiammatori interleuchina-6 e proteina C-reattiva. Gli estratti purificati della radice di bardana si sono mostrati, inoltre, efficaci contro i batteri che causano l’acne.

La radice di bardana è generalmente tollerata e non sono stati segnalati effetti avversi significativi né interazioni negative con altre erbe o farmaci. Evitare in caso di ipersensibilità verso uno o più componenti.

Fonte: American Botanical Council, Herbal Gram

Proprietà salutistiche di Alchemilla

Il genere Alchemilla comprende circa 1.000 specie botaniche, di cui più di 300 caratterizzate in Europa, dove sono state utilizzate in medicina popolare per il trattamento di vari disturbi, dalla dismenorrea, ai disturbi della menopausa e altre problematiche femminili.

In particolare Alchemilla vulgaris, detta anche erba stella, pianta ricca in tannini e dotata di attività astringente e antisettica, trova impiego nelle forme lievi di diarrea e nel colon irritabile, oltre che nel trattamento di varie modalità di dolore, dalla dismenorrea alle artralgie.

Questo recente articolo, “A review of the traditional uses, phytochemistry, pharmacology, and clinical evidence for the use of the genus alchemilla“, pubblicato sul Journal of Ethnopharmacology, riassume gli usi tradizionali del genere Alchemilla, analizza le specie vegetali più promettenti dal punto di vista salutistico, con focus sugli studi fitochimici per evidenziare le future aree di ricerca e comprendere meglio il valore applicativo delle diverse specie di Alchemilla.

La strategia di ricerca ha fatto riferimento alle principali banche dati internazionali elettroniche (Reaxys, Web of Science, Google Scholar, Scopus, ScienceDirect, PubMed, USDA Plant Database e Kew Science) dal 1960 al 2023.

Le specie botaniche del genere Alchemilla, appartenenti alla famiglia delle Rosaceae, contengono tannini, acidi fenolici, flavonoidi, antociani, cumarine, triterpeni ecc. ed esplicano, come hanno documentato numerosi studi sia in vitro che in vivo, un ampio spettro di attività: antiossidanti, antinfiammatorie, neuroprotettive, antimicrobiche, antiobesità, effetti cardiovascolari, antitumorali e cicatrizzanti.

Più limitati sono invece gli studi clinici. Tra questi si segnala un trial clinico, condotto su 341 ragazze (11-17 anni) che soffrivano di disturbi mestruali: i risultati hanno mostrato il beneficio dell’assunzione di 50-60 gocce di un estratto liquido di Alchemilla vulgaris da tre a cinque volte al giorno. L’estratto somministrato come profilassi 10-15 giorni prima delle mestruazioni ha inoltre ridotto l’intensità del sanguinamento mestruale.

Un altro studio più recente (2022) ha valutato l’efficacia e la sicurezza di una formulazione a base di Alchemilla sulle emorroidi, rilevando un miglioramento clinico significativo di tutti i parametri di gravità del disturbo rispetto al gruppo placebo.

A. vulgaris è considerata una pianta sicura anche se, scrivono gli autori della review, occorre determinare la farmacocinetica e la farmacodinamica dei singoli componenti, nonché le eventuali interazioni con i farmaci e gli alimenti più comuni. Inoltre, è opportuno incrementare la ricerca clinica per aprire la strada allo sviluppo di preparati di Alchemilla con molteplici applicazioni salutistiche.

Fonte: Jakimiuk K, Tomczyk M. A review of the traditional uses, phytochemistry, pharmacology, and clinical evidence for the use of the genus alchemilla (rosaceae). J Ethnopharmacol. 2023 Nov 17:117439.

Rosa damascena e infiammazione della cervice

La cervicite è una delle malattie più comuni del sistema riproduttivo femminile e colpisce il 30-45% delle donne a un certo punto della loro vita.

Definita come infiammazione e infezione della cervice, è una delle malattie sessualmente trasmissibili più comuni: tra i sintomi più usuali si segnalano secrezioni di colore giallo o verde, sanguinamento soprattutto dopo i rapporti, spotting, dolore al basso ventre, sensibilità degli annessi, dispareunia e bruciore vulvare. Il mancato trattamento potrebbe esitare in salpingite, malattia infiammatoria pelvica, sindrome del dolore pelvico ecc.

Questo studio clinico iraniano “Efficacy of topical rose (Rosa damascena) oil for treatment of cervicitis: a randomised clinical trial” ha valutato l’effetto topico del tradizionale olio di rosa iraniano (Rosa damascena, famiglia delle Rosaceae) sulla cervicite.

La pianta contiene 300 diversi tipi di composti, 50 dei quali sono stati identificati. Tra questi composti organici come vitamina A, B3, C, D, E, alcaloidi, flavonoidi, geraniolo, metil eugenolo, linalolo ecc.

Nella medicina persiana tradizionale Rosa damascena viene usata per trattare dolore toracico e addominale, problemi digestivi, problemi respiratori e della pelle, emicrania ecc.

Ottanta donne di età compresa tra 17 e 55 anni con diagnosi di cervicite hanno ricevuto in modo casuale olio di rose, 3 ml a notte per via vaginale per 2 settimane oppure il trattamento antimicrobico di routine per 1 settimana. Da ventiquattro a quarantotto ore dopo la conclusione dello studio, sono stati esaminati i sintomi clinici nei due gruppi.

Delle 80 donne incluse nello studio, 64 sono state rivalutate per i loro sintomi. Tutti i sintomi – bruciore, prurito, perdite vaginali, dolore, sanguinamento e dolore dopo il rapporto, dolorabilità – sono migliorati in entrambi i gruppi con una differenza statisticamente significativa rispetto al basale.

L’uso di una formulazione vaginale a base di olio di rosa damascena riduce e allevia i sintomi clinici della cervicite con la stessa efficacia di un trattamento antimicrobico standard e quindi può essere utilizzata soprattutto nei casi ricorrenti del disturbo.

Fonte: Saghaf Fi, Razieh Nabi-meybodi, Zahra doosthoseini, Atieh Javaheri, Rahele Zareshahi. Efficacy of topical rose (Rosa damascena) oil for treatment of cervicitis: a randomised clinical trial, Journal of Herbal Medicine, Volume 42, 2023, 100734, ISSN 2210-8033.

Accordo in Europa sulla Direttiva Green Claims

Secondo i dati 2022 di IPSOS, società che si occupa di ricerche di mercato e consulenza strategica, il 31% dei consumatori sceglie i prodotti in base alla sostenibilità e circa il 40% dei più giovani indica la sostenibilità come il primo fattore di scelta. Il 74% degli intervistati ritiene, tuttavia, che la comunicazione delle aziende sia poco trasparente e a rischio di greenwashing (neologismo inglese che sta a indicare un’affermazione sulla sostenibilità contenente informazioni non veritiere o che potrebbero ingannare i consumatori).

Il 19 settembre 2023 il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo sulla Direttiva Green Claim. Obiettivo di questa normativa comunitaria è quello di contrastare le affermazioni ingannevoli o non fondate delle aziende in materia ambientale, evitando il cosiddetto “greenwashing”.

I Green Claims sono le affermazioni riportate su etichette di prodotti, comunicazioni e campagne promozionali che suggeriscono in qualche modo il ridotto impatto ambientale di un determinato prodotto.

La Direttiva in questione intende regolare proprio questa materia affinché i consumatori possano disporre di informazioni attendibili, complete e confrontabili e avere tutte le indicazioni per poter effettuare scelte d’acquisto informate.

La normativa si applicherà alle comunicazioni rivolte al consumatore finale e unicamente delle questioni legate alla sostenibilità ambientale regolando soltanto le dichiarazioni in cui il “green claim” è presentato sotto forma testuale oppure incluso in un marchio.

Nel comunicato stampa del Parlamento Europeo rilasciato nel settembre 2023 sono riportati quali green claims potrebbero essere eliminati in base alle prescrizioni della normativa: per esempio affermazioni ambientali generiche come “ecologico”, “naturale”, “biodegradabile”, “a emissioni zero” o “eco” in assenza di prova di una performance ambientale rilevante e riconosciuta; informazioni basate su schemi di compensazione delle emissioni che definiscono un prodotto a impatto neutro, ridotto o positivo sull’ambiente; etichette di sostenibilità non basate su schemi di certificazione approvati o stabiliti dalle autorità pubbliche o anche presentare i beni come riparabili quando non lo sono.

L’accordo raggiunto con il Parlamento europeo dovrà essere approvato e adottato formalmente da entrambe le istituzioni. Si prevede che la direttiva entri in vigore il primo gennaio del 2026.

Effetti benefici dei flavanoli del cacao

Le malattie cardiovascolari sono la seconda causa di morte al mondo, con la maggior parte dei decessi che si verificano dopo i 60 anni. L’invecchiamento, infatti, determina disfunzioni dell’endotelio vascolare aumentando la rigidità e l’ispessimento delle arterie. Con l’età si riducono anche l’attività della sintesi dell’ossido nitrico endoteliale, responsabile della produzione di ossido nitrico, un vasodilatatore che controlla il tono vascolare e previene l’infiammazione dei vasi.

La ricerca scientifica ha mostrato che i polifenoli presenti nella dieta contribuiscono a contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamento e sono particolarmente utili nel prevenire tra l’altro anche la comparsa di malattie cardiovascolari.

Il cacao (Theobroma cacao L.) è un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Malvacee originaria dell’America. È un alimento ricco di composti fenolici, con la maggiore concentrazione presente nel cacao puro in polvere, seguito dal cioccolato fondente.

I benefici salutari del cacao sono stati attribuiti alla significativa attività antiossidante dei polifenoli del cacao e principalmente dei flavanoli, che sono presenti in alta concentrazione nel cacao.

Queste sostanze svolgono un ruolo benefico attraverso diversi meccanismi: neutralizzano direttamente i radicali liberi riducendo i livelli di specie reattive dell’ossigeno e inibiscono gli enzimi pro-ossidanti, contribuendo a potenziare le difese antiossidanti. Favoriscono anche il sistema cardiovascolare, inducendo la vasodilatazione mediata da monossido di azoto (NO), riducendo la pressione arteriosa sistolica e migliorando l’elasticità delle arterie. Hanno, inoltre, proprietà antinfiammatorie e riducono l’insulinoresistenza, contribuendo a ridurre i livelli di glucosio e promuovendo la crescita di microbioti intestinali benefici.

Il cacao contiene anche diverse sostanze neurostimolanti, tra cui la caffeina e la teobromina, che agiscono sul sistema nervoso. La composizione fenolica del cacao e dei prodotti derivati è, tuttavia, molto variabile e i processi di produzione potrebbero ridurne significativamente il contenuto fenolico.

Lo studio

Per questo motivo, è importante la sua caratterizzazione completa (e dei prodotti derivati) prima di valutarne la bioattività. Questa recente revisione, “How Healthy Is It to Fortify Cocoa-Based Products with Cocoa Flavanols? A Comprehensive Review“, ha analizzato le prove di efficacia sull’effetto dei prodotti derivati dal cacao arricchiti con flavanoli sulla salute umana.

Sono stati esaminati 48 studi clinici che hanno messo a fuoco gli effetti sulla salute del consumo di bevande, barrette e cioccolato arricchiti con flavanoli, per un totale di 1.523 partecipanti.

Sebbene gli studi fossero ampiamente diversi tra loro per metodologia, dosaggio, durata e popolazione target, sono stati osservati effetti benefici del consumo di cacao ricco di flavanoli (a dosaggi compresi tra 45,3 mg/die e 1.078 mg/die) in particolare sulla salute cardiovascolare e sulla funzione cognitiva. Questi benefici sono risultati più evidenti negli anziani.

La conclusione dei ricercatori, considerando l’elevato consumo e l’accettabilità del cacao e dei suoi derivati è che l’arricchimento dei prodotti a base di cacao e di altri alimenti a elevato consumo con flavanoli del cacao potrebbe rappresentare una strategia efficace per la promozione della salute cardiovascolare e cognitiva.

Fonte: Palma-Morales M, Melgar-Locatelli S, Castilla-Ortega E, Rodríguez-Pérez C. How Healthy Is It to Fortify Cocoa-Based Products with Cocoa Flavanols? A Comprehensive Review. Antioxidants (Basel). 2023 Jul 3;12(7):1376.

Propoli e cistite

Fino al 40% delle donne italiane viene colpito almeno una volta nella vita da infezioni urinarie e circa il 20% ha avuto episodi che si sono ripetuti nel tempo. In quattro casi su cinque si tratta di cistite, un’infiammazione della vescica causata quasi sempre da batteri presenti nella flora intestinale che possono arrivare a far danni nelle vie urinarie.

I sintomi di questo disturbo includono lo stimolo urgente e spesso doloroso a urinare, un forte bruciore durante la minzione, la sensazione di non riuscire a svuotare completamente la vescica, con urine che possono apparire torbide e maleodoranti o presentare tracce di sangue. Presente anche un senso di pesantezza e fastidio nella parte bassa dell’addome

Questo recente studio randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo (Propolis as an adjunctive therapy for treatment of uncomplicated cystitis in women: A randomized double-blind placebo-controlled trial) – pubblicato su Phytotherapy Research – ha valutato in modo specifico l’effetto della supplementazione di propoli sulla sintomatologia presente in un campione di donne affette da cistite non complicata.

Centoventi donne rispondenti a tale definizione sono state assegnate in modo casuale a due gruppi: il gruppo di intervento ha ricevuto due capsule da 500 mg di propoli al giorno insieme a ciprofloxacina (250 mg), il gruppo di controllo ha assunto una sostanza placebo associata sempre ciprofloxacina (250 mg). La ricerca è durata 7 giorni.

Prima e dopo l’intervento sono stati valutati i sintomi clinici della cistite, tra cui ematuria, frequenza urinaria, disuria (difficoltà e dolore durante l’emissione di urina), dolore nell’area soprapubica, urgenza della minzione e batteriuria.

I valori rilevati dopo l’integrazione sono stati significativamente inferiori nel gruppo di intervento rispetto a quello di controllo per giorni di frequenza urinaria (p < 0,001), disuria (p = 0,005) e urgenza della minzione (p = 0,03). Non è stata riscontrata una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi per quanto riguarda l’ematuria e il dolore sovrapubico (p > 0,05). La batteriuria, ovvero la presenza nelle urine appena emesse di batteri in notevole quantità, è diminuita in modo statisticamente significativo in entrambi i gruppi.

In conclusione, l’integrazione di propoli nelle donne con cistite non complicata è in grado di migliorare sintomi come la frequenza urinaria, la disuria e l’urgenza alla minzione.

Ulteriori studi clinici sono necessari per comprendere appieno gli effetti della supplementazione di propoli nella cistite non complicata.

Fonte: Shekari M, Hadi A, Daabo HMA, Allahyari ZH, Hjazi A, Rafie N, Heidari M. Propolis as an adjunctive therapy for treatment of uncomplicated cystitis in women: A randomized double-blind placebo-controlled trial. Phytother Res. 2023 Oct 31.

Parametri metabolici del diabete di tipo 2: il ruolo dello zafferano

Spezia versatile, lo zafferano (Crocus sativus L., famiglia delle Iridaceae) è stato descritto utilizzato in alcune medicine tradizionali come un rimedio per vare condizioni di salute tra cui disturbi visivi e turbe del sistema nervoso. Le sostanze maggiormente coinvolte in queste attività salutistiche sono antociani, safranale e carotenoidi.

Questa revisione sistematica con metanalisi (Effect of Crocus sativus L. (saffron) and crocin in the treatment of patients with type-2 diabetes mellitus: A systematic review and meta-analysis) – basata sulla ricerca di studi clinici randomizzati (RCT) nelle banche dati PubMed, Embase e Cochrane fino a gennaio 2023 – ha valutato nello specifico l’efficacia di polvere ed estratto idroalcolico di zafferano e della crocina – un carotenoide presente nei fiori della pianta – sulla riduzione dei valori di glicemia a digiuno (FBG), emoglobina glicata (HbA1c), pressione sanguigna e altri parametri metabolici in soggetti con diabete di tipo 2.

Sono stati inclusi nove studi che hanno evidenziato in sintesi questi risultati: lo zafferano in polvere ha ridotto i valori dell’ALT (aspartato aminotransferasi, un enzima che fa parte del gruppo delle transaminasi), ma ha aumentato l’indice di massa corporea (IMC). L’estratto di zafferano ha ridotto l’HbA1c, la creatinina e il colesterolo totale mentre la crocina ha ridotto l’emoglobina glicata, i valori della glicemia a digiuno e della pressione arteriosa sistolica, ma ha aumentato i livelli di creatinina.

La polvere, l’estratto e la crocina da C. sativus hanno mostrato pertanto alcune potenzialità nel trattamento aggiuntivo per il diabete di tipo 2, migliorando in particolare efficacia nel controllo di alcuni parametri metabolici e clinici. L’estratto inoltre sembra essere superiore alla crocina poiché è risultato efficace in più parametri senza indurre effetti avversi.

Anche in questo caso un fitocomplesso, grazie alla sinergia dei suoi elementi, si è dimostrato superiore rispetto alle singole sostanze o principi attivi.

Sono necessarie ulteriori ricerche di qualità per stabilire con maggiore forza l’efficacia clinica di questa pianta, oltre che studi di farmaco-economia applicata, essendo lo zafferano una spezia abbastanza costosa, concludono gli autori della ricerca.

Fonte: Amatto PPG, Chaves L, Braga GG, Carmona F, Pereira AMS. Effect of Crocus sativus L. (saffron) and crocin in the treatment of patients with type-2 diabetes mellitus: A systematic review and meta-analysis. J Ethnopharmacol. 2023 Sep 29;319(Pt 2):117255.

Attività antinfiammatoria della bromelina

Il processo infiammatorio costituisce in via generale un meccanismo di risposta a un agente stressante.

Oggi i farmaci con attività antinfiammatoria sono numerosi, ma molti di essi possono causare effetti collaterali significativi in particolare dopo un uso prolungato. Per questo la ricerca attuale si sta indirizzando anche verso lo studio delle proprietà antinfiammatorie di prodotti naturali, incluso l’ananas.

L’ananas (Ananas comosus L. Merr; famiglia delle Bromeliaceae) è una pianta tropicale originaria della regione amazzonica e distribuita in molte parti del mondo.

In particolare la bromelina – un complesso enzimatico presente sia nel gambo che nel frutto dell’ananas identificato per la prima volta nel 1876 – esplica una considerevole attività antinfiammatoria, come hanno mostrato studi sia in vitro che in vivo. Ha inoltre minori effetti collaterali dei farmaci antinfiammatori correnti.

A tale proposito una recente revisione sistematica ha valutato se l’integrazione di bromelina eserciti effetti antinfiammatori negli adulti.

La ricerca delle fonti è stata effettuata nelle banche dati medico-scientifiche MEDLINE, Scopus, Web of Science e Cochrane Library con i seguenti criteri di ammissibilità: studi clinici randomizzati con partecipanti di età pari o superiore a 18 anni di entrambi i sessi che abbiano assunto bromelina, da sola o in combinazione con altri composti per via orale, inclusivi di una valutazione dei parametri infiammatori come outcome primari e secondari.

Sono stati individuati in letteratura 1.375 studi e sette di questi sono risultati idonei per la revisione sistematica. Di seguito i risultati principali: nella maggior parte degli studi l’integrazione con bromelina, isolata o in associazione con altre sostanze, ha migliorato i parametri infiammatori, riducendo in particolare i livelli di IL-6, IL-5, IL-12, COX-2, CRP, PGE-2, MMP e IL-10.

Negli studi condotti sulla bromelina associata ad altre sostanze, il dosaggio variava da 99,9 a 1200 mg/die e il tempo di supplementazione da 3 a 16 settimane. Sono stati valutati tra i parametri infiammatori IL-12, PGE-2, COX-2, IL-6, IL-8, TNF-α, IL-1β, IL-10, CRP, NFγ B1, PPAR-α, TNF, TRAF, MCP-1 e adiponectina.

Negli studi condotti sull’assunzione di sola bromelina la dose variava da 200 a 1.050 mg/die, con durata da 1 fino a 16 settimane; sono stati valutati come marcatori di ‘infiammazione IL-2, IL-5, IL-6, IL-8, IL-10, IL-13, IFNγ e MCP-1, PGE-2, CRP e fibrinogeno. Pochi partecipanti hanno manifestato lievi effetti collaterali principalmente a livello gastrointestinale.

I risultati circa l’azione antinfiammatoria della bromelina racconti dalla review sono positivi tuttavia, scrivono gli autori nelle conclusioni, a causa dell’eterogeneità della popolazione, delle dosi utilizzate, della durata del trattamento e dei parametri valutati non è possibile generalizzare l’effetto della sostanza a ogni modalità di infiammazione.

Sono quindi necessari ulteriori studi per convalidare la dose, la durata dei trattamenti e la popolazione in cui la bromelina può esercitare l’azione antinfiammatoria più efficace.

Fonte: Pereira IC, Sátiro Vieira EE, de Oliveira Torres LR, Carneiro da Silva FC, de Castro E Sousa JM, Torres-Leal FL. Bromelain supplementation and inflammatory markers: A systematic review of clinical trials. Clin Nutr ESPEN. 2023 Jun;55:116-127.

Erbe palestinesi e affezioni respiratorie

La Palestina è un’area con una grande diversità biologica e presenta un’ampia variabilità nelle erbe tradizionali, ancora oggi utilizzate per trattare diverse sintomatologie. Più di 2.600 specie botaniche crescono su colline e montagne della Palestina e oltre 700 sono note per essere utilizzate come rimedi erboristici o come pesticidi botanici.

Questa ricerca di etnobotanica ha acceso i riflettori sulle piante medicinali tuttora impiegate per trattare i sintomi di alcuni disturbi respiratori, in particolare di asma, bronchite, raffreddore comune e tosse nella parte settentrionale della Palestina, nell’area di Nablus, Tulkarem, Qalqilia e Jenin.

Tramite un questionario compilato da 120 soggetti sono stati ricavati i seguenti dati: i nomi delle piante utilizzate, le parti utilizzate, i disturbi per i quali sono stati applicati i prodotti e il metodo di preparazione.

I partecipanti erano per lo più coniugati (68,3%), abitanti in villaggi (65,8%), con un livello di istruzione superiore (laurea: 64,2%) e all’epoca della compilazione del questionario senza un impiego (58,2%), proveniente da diverse fasce di età e condizioni economiche.

La percentuale più alta di uso di erbe è stata segnalata per l’influenza con l’85,8%, seguita dalla tosse con l’83,3%. La percentuale più bassa di utilizzatori di preparazioni a base di erbe è stata rilevata per la bronchite (54,1%).

Secondo la ricerca sono state utilizzate per il trattamento dei disturbi respiratori 31 specie botaniche appartenenti a 19 famiglie, soprattutto Lamiaceae, Apiaceae, Amaryllidaceae, Fabaceae, Myrtaceae, Rutaceae e Zingiberaceae.

Foglie e frutti sono risultate le parti più comunemente utilizzate delle piante e il metodo di preparazione più comune il decotto e l’infuso. Le erbe maggiormente utilizzate sono risultate camomilla, menta, salvia, limone e zenzero, presenti in diverse formulazioni tradizionali.

In Palestina – sottolineano gli autori dello studio – un buon numero di persone con malattie respiratorie non importanti fa ancora affidamento all’uso di rimedi a base di erbe.

Fonte: Shawarb N, Badrasawi M, Qaoud HA, Hussein F. An ethno-botanical study of medicinal plants used for the management of respiratory tract disorders in northern parts of Palestine. BMC Complement Med Ther. 2023 Oct 27;23(1):387.

La curcuma nella steatosi epatica non alcolica

La steatosi epatica non correlata all’abuso di alcol, chiamata anche “fegato grasso”, è una condizione abbastanza diffusa a livello globale e si caratterizza per l’accumulo di grasso all’interno delle cellule del fegato.

Diverse prove di efficacia hanno documentato gli effetti di curcuma e curcumina su questa condizione –  che rappresenta una delle principali cause di epatopatia cronica in tutto il mondo – anche se le metanalisi che sono state pubblicate fino ad oggi hanno riportato risultati contrastanti.

Entra nel merito una recente metanalisi “a ombrello” (ovvero una metanalisi di metanalisi), Effects of curcumin/turmeric supplementation on the liver enzymes, lipid profiles, glycemic index, and anthropometric indices in non-alcoholic fatty liver patients: An umbrella meta-analysis, che ha valutato le evidenze scientifiche disponibili al fine di effettuare una stima accurata degli effetti complessivi di curcuma e curcumina nei soggetti con steatosi epatica non alcolica.

Le ricerche nei database medico-scientifici Web of Science, Scopus, PubMed, ScienceDirect e Google Scholar sono state eseguite fino a marzo 2023, utilizzando parole chiave correlate in base al modello PICO (Patient/population, Intervention, Comparison, Outcome).

Sono state selezionate le metanalisi che hanno valutato gli effetti della supplementazione di curcuma/curcumina e che riportavano le dimensioni dell’effetto (ES) e i corrispondenti intervalli di confidenza (IC).

I risultati di undici metanalisi di 99 studi clinici randomizzati e controllati (RCT) per un totale di 5.546 partecipanti hanno mostrato che l’integrazione di curcuma e curcumina ha ridotto il livello delle transaminasi AST (p = 0,000) e ALT (p = 0,014), la concentrazione dei trigliceridi (p = 0,128), l’HOMA index che valuta l’insulinoresistenza (p = 0,000), l’indice di massa corporea (p = 0,000) e la circonferenza vita (p = 0,001) rispetto al gruppo di controllo.

Gli effetti della curcumina sui livelli di colesterolo totale, colesterolo HDL e LDL, glicemia a digiuno ed emoglobina glicata non sono risultati statisticamente significativi.

Questi risultati indicano gli effetti benefici della supplementazione di curcumina in questa condizione, con particolare riferimento al miglioramento della funzionalità epatica, alla diminuzione dei livelli sierici di trigliceridi, della resistenza all’insulina e la riduzione dell’obesità generale e centrale (circonferenza vita).

Ulteriori e rigorosi studi di qualità potranno confermare e rafforzare il valore di queste evidenze scientifiche positive.

Fonte: Molani-Gol R, Dehghani A, Rafraf M. Effects of curcumin/turmeric supplementation on the liver enzymes, lipid profiles, glycemic index, and anthropometric indices in non-alcoholic fatty liver patients: An umbrella meta-analysis. Phytother Res. 2023 Nov 2.