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Agli erboristi inglesi piace il fitocomplesso

L’aumento progressivo delle pubblicazioni scientifiche sulle piante medicinali degli ultimi decenni indica un interesse sempre maggiore verso questi preparati, con studi che forniscono informazioni dettagliate sulla composizione chimica dei preparati vegetali e sui meccanismi molecolari della loro azione farmacologica.

Se questo è un dato assodato, è lecito anche chiedersi – in una materia così complessa come sono le piante – quale sia il confine tra azione farmacologica selettiva e aspecifica dei preparati vegetali e quali siano vantaggi e svantaggi dei composti standardizzati rispetto alle preparazioni tradizionali, costituite per lo più da estratti di piante intere, senza una misurazione formale dei vari costituenti vegetali (Panossian, 2023).

È un dibattito interessante che si sta sviluppando a livello internazionale e che riguarda anche la realtà erboristica del nostro Paese, dato che gli orientamenti su questo tema si riflettono in scelte e metodologie di lavoro.

Affronta il tema un recente studio condotto nel Regno Unito e pubblicato sul Journal of Herbal Medicine (Tobyn et al. 2023). Si è trattato nello specifico di un sondaggio online che ha approfondito – con un mix di domande quantitative e qualitative – l’atteggiamento degli erboristi britannici verso gli estratti altamente standardizzati e i fattori che ne influenzano l’eventuale uso. L’indagine – che ha riguardato i membri delle associazioni professionali degli erboristi – ha prodotto risultati a mio parere interessanti: il 69% degli intervistati ha dichiarato di non utilizzarli affatto, mentre una minoranza ha riferito un uso limitato, anche se chiaro, di singoli estratti altamente standardizzati. In ogni caso chi ricorre a questa tipologia di preparati utilizza in gran parte l’estratto singolo (soprattutto Curcuma longa) piuttosto che l’associazione di più prodotti.

La scelta di estratti ad alta standardizzazione viene motivata da più fattori, in primo luogo la quantità di studi scientifici che vanno in questa direzione, la raccomandazione di altri erboristi e la percezione di efficacia, sempre influenzata dalla ricerca. Il principale aspetto che ne limita l’uso è stato, invece, il rilievo che i responders hanno posto sull’estratto naturale della pianta intera. L’indagine ha mostrato, in buona sostanza, una forte attenzione da parte degli erboristi all’estratto naturale della pianta intera, nonostante tutti abbiano riferito di seguire con impegno gli sviluppi della ricerca scientifica.

La maggior parte degli erboristi britannici preferisce, dunque, lavorare prevalentemente con estratti vegetali interi – con l’occhio e il cuore al fitocomplesso e all’equilibrio naturale dei costituenti – e sono pochi i riscontri, nel campione preso in esame dallo studio, di un allontanamento dall’uso tradizionale delle piante officinali, anche se entrambi gli approcci sono indicati come possibili nella pratica attuale. E in Italia?

Adulterazioni dell’OE di lavanda

L’olio essenziale di lavanda (Lavandula angustifolia – famiglia delle Lamiaceae) si ottiene dalla distillazione in corrente di vapore delle sommità fiorite di lavanda, un piccolo arbusto originario dell’area mediterranea.

L’olio essenziale (OE) ha diversi impieghi e viene ampiamente utilizzato anche per calmare l’ansia e favorire il sonno. Inoltre, è un ingrediente di oli da massaggio, prodotti per l’igiene personale e per la casa oltre che di numerosi prodotti cosmetici.

A causa del suo prezzo relativamente elevato, si rileva la sua sostituzione non dichiarata con oli essenziali di altre specie di Lavanda a più basso costo. Tra gli adulteranti è stato segnalato anche l’olio essenziale di Lavandula × intermedia che, tuttavia, alcuni enti considerano una sostituzione “accettabile”.

Altre forme di adulterazione dell’olio essenziale di lavanda consistono nell’aggiunta non dichiarata di altri oli essenziali, o frazioni oleose, ricchi di linalolo. Sono state segnalate anche miscele di sostanze chimiche purificate o sintetiche, come linalolo e linalile acetato, o l’aggiunta di oli non volatili come quello di girasole.

Sono alcune delle considerazioni esposte nell’ultimo documento di aggiornamento sull’adulterazione dell’olio essenziale di lavanda rilasciato dall’American Botanical Council nell’ambito del Programma di Prevenzione degli Adulteranti Botanici (Botanical Adulterants Prevention Program, BAPP).

Gli esperti che hanno redatto il documento – ricordando che per gli OE di lavanda e di lavandino sono stati formulati standard da parte dell’ISO (l’Organizzazione internazionale per la standardizzazione) e che la Farmacopea Europea contiene monografie sugli OE di lavanda e lavandino – sottolineano che questi standard possono contribuire ad autenticare gli OE.

Stefan Gafner, direttore scientifico dell’American Botanical Council (ABC) e direttore del citato programma BAPP, ha aggiunto: «alcuni metodi di adulterazione dell’olio essenziale di lavanda sono facili da rilevare: gli oli vegetali e i composti noti come glicoli lasciano ad esempio un residuo liquido quando una goccia viene posta sulla carta da filtro, al contrario degli gli OE che evaporano. Ci sono tuttavia anche modalità di adulterazione più difficili da individuare poiché è stato escogitato il sistema di produrre materiali che assomigliano molto all’OE di lavanda. Questa nuova linea guida presenta una sintesi generale dei metodi analitici di laboratorio oggi disponibili e dei loro punti di forza e limiti, in cui le risorse impiegate nel controllo qualità in vari settori possano trovare l’approccio più adeguato alle loro esigenze».

La nuova linea guida – sottoposta alla peer-review di 16 esperti di controllo di qualità delle piante medicinali statunitensi e internazionali – presenta una valutazione delle caratteristiche macroscopiche e microscopiche dei fiori di lavanda e di 48 metodi analitici (incluse 17 gascromatografie e 7 metodi di spettroscopia a infrarossi) rispetto alla loro idoneità nel determinare correttamente l’identità dell’OE di lavanda.

Fonte: Shulha O. English lavender oil laboratory guidance document. Austin, TX: ABC-AHP-NCNPR Botanical Adulterants Prevention Program. 2023. American Botanical Council

Indagine etnobotanica in Campania

Le piante hanno da sempre un impatto significativo sulla salute umana: il loro utilizzo per scopi “curativi” si perde nella notte dei tempi con pratiche tramandate nel corso dei secoli e in costante evoluzione. La conoscenza etnobotanica può essere interpretata come parte della conoscenza ecologica locale delle comunità locali. Una risorsa in grado di fornire informazioni sull’importanza culturale ed ecologica delle diverse specie vegetali e sul potenziale di un loro uso sostenibile.

Negli ultimi anni numerosi studi etnobotanici sul campo hanno documentato gli usi popolari delle piante con l’obiettivo di contribuire alla conoscenza e alla conservazione di una parte significativa del patrimonio culturale tradizionale.

Indagine sul campo

Con circa 2.800 specie botaniche, la regione Campania possiede la flora vascolare più ricca dell’Italia meridionale e il maggior numero di specie medicinali segnalate nelle tradizioni popolari italiane.

L’area di studio di questo recente articolo (Ethnobotanical Documentation of the Uses of Wild and Cultivated Plants in the Ansanto Valley) – a cura di ricercatori dell’Università Federico II di Napoli e del CNR – è la Valle d’Ansanto, nel cuore dell’Irpinia, inserita in un paesaggio rurale che “conserva ancora un elevato grado di naturalità e viene studiata per la prima volta da un punto di vista etnobotanico”.

Analizzando gli usi tradizionali locali delle piante selvatiche nell’area lo studio comprendendo applicazioni medicinali, culinarie, veterinarie, cosmetiche e domestiche, contribuendo così allo sviluppo delle conoscenze etnobotaniche in Campania e nell’Italia meridionale.

I risultati

Per raccogliere le conoscenze etnobotaniche, sono state condotte 69 interviste semi-strutturate a persone locali con esperienza negli usi tradizionali delle piante (“informatori chiave”).

Sono state documentate per l’uso tradizionale 117 specie di piante (96 generi e 46 famiglie) su un totale di 928 segnalazioni, di cui 544 riguardano piante medicinali. Dalle indagini sono emerse anche nuove relazioni d’uso delle piante per applicazioni medicinali (5) e veterinarie (8) in Campania e nell’intero territorio italiano.

Le parti delle piante più frequentemente utilizzate a fini curativi sono state le foglie (42%), seguite da fiori (16%), frutti (15%), steli (7%) e semi.

Le specie più citate sono la malva (Malva sylvestris L.) (57), la camomilla (Matricaria chamomilla L.) (54) e la cicoria comune (Cichorium intybus L.). La malva (55), la camomilla (53) e la ruta (28) sono risultate invece le specie vegetali più citate per usi medicinali. Le condizioni relative all’apparato gastrointestinale hanno registrato il maggior numero di segnalazioni di utilizzo (149), seguite da quelle relative al sistema respiratorio (120) e muscolo-scheletrico (82).

Sono state registrate anche 26 segnalazioni di utilizzo di piante per usi cosmetici nell’area di studio, in particolare per pelle (6) e capelli (19). Tra queste, l’uso della salvia (Salvia officinalis L.) e dell’edera (Hedera helix L.) come schiarente per capelli è risultato nuovo per la Campania. L’uso delle foglie di malva bollite con burro come antirughe è stato già documentato in Italia, ma solo per la regione Abruzzo.

La documentazione etnobotanica arricchisce la comprensione degli usi tradizionali delle piante in questa regione, sottolineando soprattutto l’importanza di preservare e di promuovere questa preziosa conoscenza per le generazioni future. I risultati di questo studio infine possono servire come base per ulteriori ricerche e per lo sviluppo di politiche e programmi per la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse vegetali in Campania e non solo.

Fonte: Motti R, Marotta M, Bonanomi G, Cozzolino S, Di Palma A. Ethnobotanical Documentation of the Uses of Wild and Cultivated Plants in the Ansanto Valley (Avellino Province, Southern Italy). Plants (Basel). 2023 Oct 26;12(21):3690.

Erba zolfina, tradizione e ricerca attuale

Il caglio o erba zolfina (Galium verum L. – famiglia delle Rubiaceae) è una specie botanica perenne con altezza che va da 20 a 80 cm, dal fusto eretto, gracile e rotondeggiante, spesso glabro, provvista di un rizoma stolonifero sotterraneo. I fiori di colore giallo sono riuniti in pannocchie dense ed erette alla sommità del fusto ed emanano un odore gradevole. Il frutto è composto da due piccoli mericarpi, lisci e glabri, ognuno contenente un seme.

Presente in tutta la penisola italiana, fino a 2050 m s.l.m., vegeta in habitat svariati come prati aridi, sentieri e banchine stradali, zone antropizzate, luoghi sabbiosi e sassosi.

Il nome del genere deriva dal greco “gálion” una pianta, alla quale, secondo Dioscoride, viene attribuito questo nome perché serve per cagliare il latte, infatti “gálion” deriva dal greco “gála, gálaktos” = latte, ed effettivamente diverse piante appartenenti a questo genere venivano impiegate nella lavorazione del formaggio, quale caglio.

L’antica denominazione latina riportata dalla cultura popolare invece è Sanctae Mariae stramen, infatti secondo la leggenda, Gesù nella grotta di Betlemme venne adagiato su uno strame di Galium.

Tra i componenti si segnalano glucosidi (asperulina), saponine, acido glutammico e l’enzima fotochinasi (in grado di coagulare il latte). Le parti utilizzate sono le sommità fiorite, raccolte da giugno a settembre. Nella cultura tradizionale abruzzese e non solo, la pianta aveva un’importanza fondamentale proprio nella cagliatura del latte.

L’uso principale di questa pianta è legato ai suoi costituenti acidi che gli danno la caratteristica di far rapprendere il latte. È stata usata anche nel trattamento dei disturbi delle vie respiratorie e urinarie, nelle flebopatie, svolge attività antiflogistica, calmante e antispasmodica.

È classificata anche come pianta tintoria: la radice viene usata infatti per tingere di rosso mentre con i fiori si ottiene una colorazione giallo-arancione. Si segnalano inoltre le sue proprietà astringenti e cicatrizzanti in uso esterno e antispasmodiche e diuretiche in uso interno.

Nella lista del Ministero della Salute si citano le funzioni digestiva ed epatica, il rilassamento nonché il drenaggio dei liquidi corporei.

Un articolo scientifico del 2018, (The immunomodulatory activity of ethanolic extracts from Galium verum) a cura di ricercatori slovacchi, ha evidenziato che gli estratti di Galium esplicano un marcato effetto stimolante sull’attività di trasformazione delle cellule del sangue immunocompetenti.

Una successiva review (Antioxidants from Galium verum as Ingredients for the Design of New Dermatocosmetic Products) di ricercatori rumeni ha mostrato l’azione antiossidante (determinata per flavonoidi e polifenoli totali), ipotizzandone il potenziale impiego in emulsioni cosmetiche.

Fonte: 1. Shinkovenko IL, Kashpur NV, Ilina TV, et al. The immunomodulatory activity of ethanolic extracts from Galium verum L. herb. Ceska Slov Farm. 2018 Winter;67(3):101-106. 2. Turcov D, Barna AS, Trifan A, et al. Antioxidants from Galium verum as Ingredients for the Design of New Dermatocosmetic Products. Plants. 2022; 11(19):2454.

Cranberry e prevenzione delle infezioni urinarie

Il mirtillo rosso o americano (Vaccinium macrocarpon), noto anche come cranberry, è un arbusto sempreverde coltivato in Nord America e in Europa. Il suo succo, ricco di vitamina C, è ampiamente consumato come alimento mentre l’estratto viene commercializzato come integratore alimentare e utilizzato in particolare per sostenere la fisiologia dell’apparato urinario e prevenire le infezioni a suo carico.

Il cranberry è stato utilizzato anche per contrastare infezioni orali e gastrointestinali, per le malattie cardiovascolari e come chemiopreventivo.

In alcuni studi preclinici gli estratti e i costituenti del succo di mirtillo rosso hanno mostrato di possedere proprietà antibatteriche, antimicrobiche, antimicotiche, antinfiammatorie, antiossidanti e antiadesive.

L’aggiornamento della Cochrane

Sono diversi gli studi che hanno valutato la proprietà dei prodotti a base di mirtillo rosso di prevenire le infezioni delle vie urinarie (IVU) in diverse popolazioni.

Una recente revisione sistematica, Cranberries for preventing urinary tract infections, pubblicata sul Cochrane Database Systematic Review ha fatto il punto sull’efficacia del cranberry nella prevenzione delle infezioni del tratto urinario nelle popolazioni sensibili. È il quinto aggiornamento su questo tema, dopo la review rilasciata nel 1998 e aggiornata nel 2003, 2004, 2008 e 2012.

Dopo una ricerca sulle banche dati medico-scientifiche (CENTRAL, MEDLINE ed EMBASE, atti di conferenze, ICTRP e ClinicalTrials.gov.), sono stati inclusi in questa revisione sistematica tutti gli studi randomizzati e controllati (RCT) riguardanti i prodotti a base di mirtillo rosso nella prevenzione delle infezioni del tratto urinario comparati con placebo, assenza di trattamento specifico o altro intervento (antibiotici, probiotici).

Questo aggiornamento include 26 nuovi studi, portando il numero totale degli studi inclusi nella review a 50, per un totale di 8.857 partecipanti randomizzati.

Quarantacinque studi hanno confrontato i prodotti a base di mirtillo rosso con placebo, acqua o nessun trattamento specifico in sei diversi gruppi di partecipanti e 25 di questi potrebbero essere sottoposti a metanalisi per l’esito nelle infezioni urinarie sintomatiche e verificate con urinocoltura. 

I risultati della review

I prodotti a base di mirtillo rosso hanno ridotto il rischio di infezioni del tratto urinario con prove di certezza moderata (6.211 partecipanti: RR 0,70, IC 95% da 0,58 a 0,84; I² = 69%). Quando gli studi sono stati divisi in gruppi in base all’indicazione del trattamento, il mirtillo rosso ha ridotto il rischio di infezioni sintomatiche, verificate con coltura, nelle donne con infezioni del tratto urinario ricorrenti, nei bambini e nelle persone con predisposizione a questa tipologia di infezioni a causa di un intervento chirurgico.

Il beneficio sembra essere molto ridotto invece negli anziani di entrambi i sessi ospitati in strutture di lungo degenza, nelle donne in gravidanza e negli adulti con disfunzione neuromuscolare della vescica.

Rispetto agli antibiotici, i prodotti a base di mirtillo rosso possono fare poca o nessuna differenza sul rischio di infezioni del tratto urinario sintomatiche e sul rischio di sintomi clinici in assenza di urinocoltura. Rispetto ai probiotici, i preparati a base di cranberry possono ridurre il rischio di infezioni urinarie sintomatiche, verificate tramite coltura (3 studi, 215 partecipanti: RR 0,39, IC 95% da 0,27 a 0,56; I = 0%).

Gli effetti collaterali gastrointestinali tra chi assume prodotti a base di mirtillo rosso e chi riceve un placebo o nessun trattamento specifico sono risultate simili. Non è emersa una chiara relazione tra la compliance alla terapia e il rischio di recidive di infezioni del tratto urinario; non è stato possibile dimostrare differenze nel rischio di infezioni del tratto urinario tra dosi basse, moderate e alte di proto-antocianidine (PAC).

Si tratta di un aggiornamento importante che aggiunge altri 26 studi, portando il numero totale di studi a 50 con 8.857 partecipanti. I dati pubblicati in letteratura supportano l’uso di prodotti a base di mirtillo rosso per ridurre il rischio di infezioni sintomatiche delle vie urinarie verificate con urinocoltura nelle donne con IVU ricorrenti, nei bambini e nelle persone suscettibili a IVU in seguito a interventi chirurgici.

Fonte: Williams G, Stothart CI, Hahn D, Stephens JH, Craig JC, Hodson EM. Cranberries for preventing urinary tract infections. Cochrane Database Syst Rev. 2023 Nov

Fitoestrogeni e asma in menopausa

Il termine “fitoestrogeni” indica un gruppo di sostanze di origine vegetale simili agli estrogeni sia dal punto di vista strutturale sia da quello funzionale. Scientificamente il termine fitoestrogeno risponde alla definizione di “qualsiasi estrogeno extragonadico di origine vegetale”.

Sono fitoestrogeni, ad esempio, la formononetina e la diazeina presenti nella soia e in altri prodotti a base di soia, che possono essere convertite dalla flora batterica del colon in equolo (un prodotto a debole attività estrogenica).

Sono diverse le fonti alimentari di fitoestrogeni e tra queste si segnalano soprattutto i legumi (e la soia in particolare), molte tipologie di frutta, piante come il trifoglio rosso e i cereali integrali.

Dal punto di vista della valenza terapeutica i fitoestrogeni vengono divisi in tre classi – isoflavoni, cumestani e lignani – ai quali vengono attribuite diverse proprietà inclusa la capacità di legarsi ai recettori degli estrogeni e di esplicare un’attività simil-estrogenica, riducendo quindi sia i disturbi dovuti alla carenza di estrogeni, sia quelli dovuti a un eventuale eccesso.

Un recente studio (Romero-Martínez BS. Phytoestrogen-Based Hormonal Replacement Therapy Could Benefit Women Suffering Late-Onset Asthma) pubblicato su International Journal of Molecular Sciences, ha evidenziato le potenzialità dell’uso di queste sostanze nel trattamento dell’asma tardivo di donne in menopausa.

Alcuni studi hanno mostrato che le fluttuazioni degli ormoni femminili (estrogeni, progesterone o entrambi) sono correlate a un aggravamento dei sintomi dell’asma durante la menopausa.

L’asma con esordio tardivo è stato classificato come un fenotipo asmatico specifico che include le donne in menopausa; si caratterizza per la mancanza di infiammazione eosinofila ed è associata all’obesità e a fattori inquinanti, come ad esempio il fumo di sigaretta. Questa condizione nella donna in età avanzata è correlata a bassi livelli o alla completa assenza di estrogeni circolanti.

Questa review incentrata sulle “alternative terapeutiche” per le donne che soffrono di asma tardivo propone i fitoestrogeni come una promettente terapia ormonale sostitutiva in grado fornire un sollievo sia dai sintomi della menopausa sia da quelli dell’asma.

I fitoestrogeni, oltre a possedere documentate capacità antinfiammatorie e antiossidanti, sono in grado di attivare infatti i recettori degli estrogeni promuovendo quindi delle blande risposte di tipo ormonale.

Da queste – scrivono i ricercatori – potrebbero trarre benefici le donne nella fase della post menopausa e in particolare quelle affette da asma, avendo così a disposizione un trattamento efficace e sostenibile, anche in considerazione della sua bassa tossicità e dei ridotti effetti collaterali.

Fonte: Sommer B, González-Ávila G, Flores-Soto E, Montaño LM, Solís-Chagoyán H, Romero-Martínez BS. Phytoestrogen-Based Hormonal Replacement Therapy Could Benefit Women Suffering Late-Onset Asthma. International Journal of Molecular Sciences. 2023; 24(20):15335.

Azione ansiolitica e anti-stress di Withania somnifera 

La withania (Withania somnifera L. Dunal), nota anche come Ashwagandha o ginseng indiano, è una pianta originaria del Sud Africa, diffusasi successivamente nell’area mediterranea, sulle coste di India, Asia orientale e Africa settentrionale. La droga è data dalla radice, di colore marrone chiaro, robusta e legnosa.

I suoi principali costituenti sono lattoni steroidei (withanolidi), sitoindosidi, withaferina, withaferinile, colina, alcaloidi, aminoacidi, nonché sostanze ad azione antibatterica.

Rimedio della tradizione ayurvedica

La withania è citata negli antichi testi ayurvedici sin dal I sec. a.C., dove è classificata come un rimedio che “promuove il ringiovanimento e migliora la performance fisica e mentale”. È usata anche per contrastare ansia e insonnia e per favorire la concentrazione.

Considerata una pianta adattogena, l’Ashwagandha contribuisce a ridurre l’affaticamento, migliora l’attenzione, tonifica l’organismo rilassando il sistema nervoso e migliorando la gestione dello stress correlato agli stati ansiosi.

L’attuale letteratura scientifica ne conferma le proprietà neuroprotettive e antifatica, che la rendono un utile sostegno nello stress correlato ad ansia e insonnia, nei casi di astenia, tensione, calo del tono umorale, in particolare se associato a iniziale deficit cognitivo.

Lo studio

Uno studio randomizzato in doppio cieco con controllo placebo (A standardized Ashwagandha root extract alleviates stress, anxiety, and improves quality of life in healthy adults by modulating stress hormones: Results from a randomized, double-blind, placebo-controlled study) ha valutato l’effetto dell’estratto di radice di Ashwagandha (500 mg) standardizzato al 2,5% di witanolidi una volta al giorno per 60 giorni (12,5 mg di witanolidi al giorno) nell’alleviare lo stress e l’ansia in individui sani con sintomi da lievi a moderati.

Sono stati arruolati 54 soggetti divisi in due gruppi: gruppo di intervento (n = 27) e gruppo di controllo placebo (n = 27) presso il Narayana Institute of Cardiac Sciences di Bangalore in India; 50 di essi hanno completato lo studio

Gli obiettivi del trial consistevano nel valutare il miglioramento nella scala dello stress percepito (PSS), nel disturbo d’ansia generalizzato (GAD-7), nella qualità della vita (QOL), nei punteggi cognitivi del Cambridge Neuropsychological Test Automated Battery (CANTAB), nei cambiamenti dei livelli di cortisolo salivare, di serotonina urinaria e di dopamina e dei, livelli sierici di ossido nitrico, glutatione e malondialdeide dal basale alla fine dello studio.

La sicurezza è stata valutata mediante parametri di laboratorio e monitorando l’eventuale incidenza di eventi avversi.

Di seguito i risultati: i punteggi sulle scale PSS, GAD-7 e QOL sono migliorati in maniera statisticamente significativa in tutti i partecipanti al gruppo intervento (withania) rispetto al placebo. L’analisi CANTAB ha mostrato un miglioramento significativo nelle attività multitasking, nella concentrazione e nel tempo necessario per prendere decisioni rispetto al placebo.

L’estratto di withania è stato, inoltre, associato a una maggiore riduzione del cortisolo salivare mattutino e a un aumento della serotonina urinaria rispetto al placebo.

I livelli sierici di ossido nitrico, glutatione e malondialdeide, invece, non sono risultati significativamente differenti. Tutti i parametri biochimici ed ematologici sono rimasti nell’intervallo normale in tutti i partecipanti e l’estratto è stato dunque ben tollerato dai partecipanti allo studio.

I dati di questo studio clinico suggeriscono quindi che l’estratto di Ashwagandha con il 2,5% di witanolidi può contrastare efficacemente lo stress e l’ansia riducendo il livello di cortisolo e aumentando la serotonina in individui sani con sintomi da lievi a moderati.

Fonte: Majeed M, Nagabhushanam K, Mundkur L. A standardized Ashwagandha root extract alleviates stress, anxiety, and improves quality of life in healthy adults by modulating stress hormones: Results from a randomized, double-blind, placebo-controlled study. Medicine (Baltimore). 2023 Oct 13.

Il fieno greco per la salute della donna

Il fieno greco (Trigonella foenum-graecum L.) è una pianta medicinale ampiamente utilizzata in cucina e come rimedio in tutto il mondo. Si tratta di una pianta dalle origini antichissime, tanto che su un antico papiro egizio risalente al 1500 a.C. è riportato un uso consuetudinario dei suoi semi in cucina.

Nell’antichità veniva utilizzato per alleviare una varietà di disturbi di salute, inclusi i sintomi della menopausa e i problemi digestivi. Nella medicina persiana, ad esempio, il fieno greco, chiamato Holbeh o Shanbalileh, era un rimedio importante per il trattamento dei problemi ginecologici e secondo il Treasury of Medicaments (Makhzan al-Adviah) di Hakim Aghili Khorasani (1771) può favorire il sanguinamento mestruale ed è, quindi, un rimedio nell’amenorrea oltre che un galattagogo.

Attualmente gli vengono attribuite diverse proprietà, anche se non tutte sono state confermate dalla ricerca scientifica. Si ritiene, ad esempio, che sarebbe in grado di aumentare l’appetito, di migliorare la produzione di latte nelle puerpere e di tenere sotto controllo la glicemia nei soggetti con problemi di diabete. Gli effetti benefici della pianta sono correlati ai semi, che vengono essiccati, poi macinati, quindi utilizzati in diverse preparazioni.

Una recente review narrativa (Fenugreek (Trigonella foenum-graecum L.) in women’s health: a review of clinical evidence, pharmacological mechanisms, and traditional use), pubblicata sul Journal of Herbal Medicine da ricercatori iraniani, ha valutato nello specifico le prove di efficacia e l’uso tradizionale del fieno greco nella salute delle donne, insieme ai possibili meccanismi di azione farmacologica.

Sono stati esaminati i principali database medico-scientifici come PubMed, Scopus e Web of Science, ma anche studi di etnofarmacologia e testi di medicina tradizionale per raccogliere i dati più rilevanti.

Il fieno greco è stato utilizzato per migliorare problemi della sfera femminile non soltanto nella medicina persiana ma anche nell’Ayurveda indiana. Negli anni più recenti diversi studi clinici oltre che preclinici ne hanno confermato gli effetti benefici nell’allattamento al seno come galattogogo, nella dismenorrea e nei disturbi della menopausa, mentre sono limitati gli studi che documentano l’uso nelle malattie dell’ovaio, nell’infertilità e nell’atrofia vaginale.

Ancora non definitivi sono invece gli studi che riguardano l’azione del fieno greco e dei suoi principali fitoestrogeni nei tumori ginecologici e nei meccanismi sottostanti, come l’attivazione delle caspasi, l’arresto del ciclo cellulare e l’induzione di antiossidanti endogeni.

In conclusione, scrivono gli autori, il fieno greco è una pianta medicinale che può avere un ruolo di rilievo per la salute delle donne, raccomandando che studi futuri ne chiariscano ulteriormente l’efficacia e i meccanismi d’azione.

Fonte: Elham Akhtari, Mahboobe Ram, Syed Mohd Abbas Zaidi et al. Fenugreek (Trigonella foenum-graecum L.) in women’s health: a review of clinical evidence, pharmacological mechanisms, and traditional use, Journal of Herbal Medicine, 2023, 100816, ISSN 2210-8033.

Curcuma e salute di ossa e muscoli

Il sistema muscolo-scheletrico svolge un ruolo di primaria importanza nella mobilità dell’individuo e nella sua capacità di condurre una vita attiva e produttiva. I disturbi muscoloscheletrici sono piuttosto diffusi e vengono trattati comunemente con analgesici e FANS, farmaci che tuttavia possono essere associati a diversi effetti avversi.

La curcuma (Curcuma longa, Zingiberaceae) esplica numerosi benefici per la salute umana grazie alle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, antimutagene, antimicrobiche e antitumorali, attribuite principalmente a curcuminoidi, che contiene la curcumina.

La ricerca scientifica ha mostrato che la curcumina contribuisce a ridurre dolore e danni muscolari e promuove il recupero muscolare. Su queste basi una recente revisione sistematica con metanalisi (Safety and Efficacy of Turmeric (Curcuma longa) Extract and Curcumin Supplements in Musculoskeletal Health: A Systematic Review and Meta-Analysis) ha valutato l’efficacia e la sicurezza di estratti di curcuma e integratori di curcumina nel promuovere la salute muscoloscheletrica.

La metanalisi ha incluso studi prospettici, randomizzati e controllati che hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di curcuma e curcumina per la salute muscolo-scheletrica su soggetti adulti sani o con disturbi muscoloscheletrici.

Dopo un’attenta revisione nei database PubMed, Google Scholar e Cochrane Library sono stati selezionati sette studi sulla salute muscoloscheletrica e 12 studi sulle condizioni articolari.

La metanalisi degli studi sulla salute muscolare ha mostrato l’efficacia e la sicurezza della curcumina nel ridurre l’intensità del dolore, misurata con una scala analogica visiva (VAS) o con una scala a punti di intensità. Anche dagli studi sui disturbi articolari (dolore cronico al ginocchio, osteoartrite del ginocchio e artrite reumatoide) è emerso che la curcumina riduce l’intensità del dolore e migliora la funzione articolare, senza eventi avversi importanti.

La maggior parte delle formulazioni di estratto di curcuma contenevano dal 20% al 40% di curcuminoidi e l’estratto di curcuma idrodisperdibile conteneva il 60% di curcuminoidi naturali. Alla dose di 250 mg al giorno, l’estratto di curcuma idrodispersibile si è rivelato più efficace di altri prodotti a base di curcumina.

Sono stati osservati pochissimi o nessun evento avverso grave e nessuno dei partecipanti ha avuto bisogno di farmaci per gestirne gli effetti. In conclusione “l’estratto di curcuma e gli integratori di curcumina possono essere coadiuvanti efficaci per la gestione della salute muscoloscheletrica, con pochissimi eventi avversi”.

Fonte: Doyle L, Desomayanandam P, Bhuvanendran A, Thanawala S, Shah R, Somepalli V, Bachu S. Safety and Efficacy of Turmeric (Curcuma longa) Extract and Curcumin Supplements in Musculoskeletal Health: A Systematic Review and Meta-Analysis. Altern Ther Health Med. 2023 Sep;29(6):12-24.

Black cohosh e menopausa

I sintomi della menopausa – piuttosto diffusi nella maggior parte delle donne –  hanno un considerevole impatto sulla quotidianità e sulla qualità di vita della donna.

Pianta perenne originaria degli Stati Uniti orientali e del Canada, la Cimicifuga (Cimicifuga racemosa), o black cohosh, veniva impiegata dai nativi americani per trattare raffreddori, tosse, malaria e disturbi mestruali. I cinesi la considerano una pianta amara, fredda, che riduce calore e tossicità.

Negli ultimi decenni la Cimicifuga ha guadagnato una certa popolarità come approccio non farmacologico per alleviare vari sintomi della menopausa quali vampate di calore e sudorazioni notturne e diversi studi clinici hanno indicato che, da sola o in combinazione con altre erbe, è efficace nel trattamento dei sintomi della menopausa. Esplica, inoltre, effetti anti-osteoporotici e migliora la formazione ossea.

I costituenti caratteristici del black cohosh sono saponine triterpeniche  acteina, cimicifugoside e 26-deossiacteina); composti fenolici (acido ferulico e derivati dell’acido caffeico), flavonoidi (kaempferolo) e alcaloidi che, nel loro insieme, sono responsabili delle proprietà biologiche che vengono attribuite alla pianta.

Questa recente metanalisi, “Black cohosh extracts in women with menopausal symptoms: an updated pairwise meta-analysis“, a coppie di studi randomizzati e controllati ha esaminato in modo specifico l’efficacia comparativa di diversi preparati a base di black cohosh sui sintomi della menopausa, sia da soli che in combinazione con altri principi attivi correlati.

Gli outcome dello studio sono stati il miglioramento dei sintomi della menopausa dopo il trattamento con estratti di Cimicifuga.

Sono stati inclusi nelle analisi ventidue articoli che hanno riguardato complessivamente 2.310 donne in menopausa. Gli estratti di Cimicifuga sono stati associati a miglioramenti significativi dei sintomi complessivi della menopausa (P < 0,001), delle vampate di calore (P = 0,003) e dei sintomi fisici (P = 0,001) rispetto al placebo. Gli estratti testati non hanno migliorato in modo statisticamente significativo l’ansia e i sintomi depressivi.

Il tasso di abbandono (drop out) per i prodotti a base di cohosh nero è risultato simile a quello rilevato nei gruppi di controllo placebo.

Lo studio fornisce, dunque, prove aggiornate sugli effetti benefici degli estratti di Cimicifuga per alleviare i disturbi della menopausa, in particolare i sintomi generali, le vampate di calore e i sintomi fisici.

Fonte: Sadahiro R, Matsuoka LN, Zeng BS et al. Black cohosh extracts in women with menopausal symptoms: an updated pairwise meta-analysis. Menopause. 2023 Jul 1;30(7):766-773.