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Cambiare rotta si deve

In uno scenario economico caratterizzato da inflazione, tensioni geopolitiche e cambiamenti tecnologici, UNIONCAMERE nel suo report di fine 2023 comunica per le imprese italiane un saldo debolmente positivo (+0,7%), anche se non per tutti gli ambiti di attività, e un parallelo incremento delle chiusure (+2,1%).

Entrando nel dettaglio delle cifre, riferisce che oltre il 70% delle 42.000 nuove imprese registrate negli ultimi 12 mesi opera in soli 3 macro-settori – costruzioni, turismo e attività professionali – mentre nel commercio sono 8.653 le attività in meno (-0,6%). L’intero saldo positivo dell’anno appena trascorso, dunque, è trainato dalla crescita delle società di capitale, laddove le imprese individuali, ovvero il 50,6% di quelle esistenti, mostrano una flessione di circa 2.000 unità.

È in questo quadro segnato da carovita, rallentamento dei consumi e concorrenza di web e grande distribuzione – in un mercato sempre più dominato dai grandi gruppi e dai giganti dell’online – che occorre collocare e leggere gli affanni del commercio di vicinato che coinvolgono anche il mondo delle erboristerie.

Vediamo allora i dati: in Italia a fine 2023 le attività registrate come erboristerie sono 3.668, con un saldo negativo di 130 unità (-3%) rispetto all’anno precedente, ma anche con l’arresto di un punto percentuale del decremento demografico che, a fine 2022, era stato del -4%.

Alcuni territori soffrono, inevitabilmente, più di altri – è emblematica in tal senso la Basilicata, dove hanno chiuso 6 erboristerie su 20 – ma le chiusure colpiscono anche aree forti del Paese, come la Lombardia o la provincia di Roma. A fare da contraltare nuove, ancorché sporadiche, attività in Emilia Romagna, Sicilia e Toscana, così come è di buon auspicio la crescita a due cifre (+12%) delle vendite di cosmetici nel canale erboristeria (dati Cosmetica Italia).

La situazione d’insieme è tuttavia complessa nonostante i dati statistici, nazionali ed europei, sugli integratori, anche a base di erbe, restino molto buoni. Secondo il Good Food Institute Europe, infatti, le vendite dei prodotti a base vegetale sono aumentate del 22% negli ultimi 3 anni, raggiungendo i 5,8 miliardi di dollari nel 2022 e si prevede che il settore continui a crescere anche nei prossimi, fino a toccare il valore di 11,6 miliardi di dollari nel 2028. E il consumo di integratori e botanicals gode di buona salute anche in Italia, con un incremento delle vendite del 60% in 10 anni (Integratori&Salute).

Come invertire allora la rotta, recuperare all’erboristeria le quote di mercato via via erose da altri players e rilanciarne l’attrattività? Non ci sono risposte preconfezionate e si dovrà mettere in campo una strategia di lungo respiro facendo leva in primis sui valori chiave e sui tratti distintivi della figura professionale dell’erborista.

Conoscenza puntuale delle erbe, consulenza e personalizzazione del consiglio, competenza unica nei prodotti tradizionali simbolo dell’erboristeria, affiancate da capacità di comunicazione, uso delle tecnologie informatiche, proposte di servizi di customer care efficaci e originali nel quadro di una sempre più necessaria cultura della naturalità e sostenibilità e di coesione della categoria.

Oggi però tutto questo, pur essendo importante, non basta. Ci vorrebbe dell’altro, a partire dal cambiamento delle politiche economiche che hanno di fatto impoverito il commercio di vicinato, accelerando il processo di desertificazione commerciale delle città, privando i cittadini di servizi e i territori di ricchezza e lavoro. Politiche, infine, che non hanno mai sostenuto realtà uniche e a forte valore aggiunto come l’erboristeria italiana.

 

 

 

Attività antimicrobica dell’OE di chiodi di garofano

L’uso di composti naturali nella prevenzione e nel trattamento delle malattie infettive si sta via via diffondendo, soprattutto per quanto riguarda le infezioni mediate da microrganismi multiresistenti (MDR). Il fenomeno della farmacoresistenza è oggi, infatti, un problema di portata globale e per questo è importante avere a disposizione sostanze in grado di contrastare le infezioni da microorganismi resistenti.

Il chiodo di garofano (Syzygium aromaticum (L.) Merr. & L.M) è una spezia caratterizzata da numerose proprietà biologiche.

La pianta è un albero sempreverde appartenente alla famiglia delle Myrtaceae che può raggiungere un’altezza di 12-15 m, caratterizzato da foglie ovato-lanceolate, fiori con 4 sepali rossi e 4 petali bianco-rosa e bacche come frutto. Originaria dell’Indonesia, in particolare delle isole Molucche, richiede un clima caldo e umido.

Attività dell’olio essenziale

L’olio essenziale (OE) di chiodi di garofano contiene numerose molecole attive, di cui l’eugenolo è il componente principale; anche altri composti che agiscono in sinergia tra loro sono responsabili delle sue molteplici proprietà biologiche.

A livello tradizionale S. aromaticum viene utilizzato per contrastare e alleviare i disturbi a carico dell’apparato gastrointestinale, raffreddore e influenza, oltre che per l’igiene orale e per la sua attività analgesica.

L’OE ha mostrato attività antiossidanti, antimicrobiche, antinfiammatorie, neuroprotettive, antistress, antitumorali e anti-nocicettive.

Una recente revisione (Antimicrobial Activity of Syzygium aromaticum Essential Oil in Human Health Treatment) ha preso in esame il ruolo dell’OE di chiodi di garofano nel neutralizzare microrganismi multiresistenti responsabili di disturbi, malattie o infezioni nell’uomo, come Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Salmonella typhi, Candida albicans, Giardia lamblia, Streptococcus mutans, Porphyromonas gingivalis e Klebsiella pneumoniae.

La ricerca ha evidenziato che questo OE ha un potenziale antimicrobico importante contro diversi ceppi batterici riportando le possibili applicazioni nel trattamento di varie condizioni di salute e infezioni.

I risultati sperimentali esposti nell’articolo, a cura di ricercatori italiani, hanno mostrato esiti positivi e possono essere considerati come il punto di partenza per lo sviluppo di ulteriori studi. Occorre segnalare che si tratta per lo più studi condotti in vitro, che pertanto devono essere confermati da nuove e attente analisi in vivo.

Un risultato interessante evidenziato dalla revisione è dato dalla sinergia tra l’OE e/o i suoi componenti con altri composti antimicrobici, che potrebbero aiutare ad affrontare il problema globale della resistenza ai farmaci, riducendo allo stesso tempo gli effetti negativi dei farmaci di sintesi.

Nuove formulazioni come nanoparticelle o nanofibre – scrivono i ricercatori –  rappresentano una modalità innovativa per migliorare l’efficacia e la stabilità degli OE, come anche l’associazione con microrganismi, ad esempio i lattobacilli, per contrastare le infezioni e ripristinare l’equilibrio del microbiota umano.

L’aspetto più critico rimane l’identificazione delle giuste combinazioni per ottenere un effetto antimicrobico su uno specifico bersaglio patogeno, come è il caso della sinergia osservata tra OE di chiodi di garofano e colistina per il trattamento delle infezioni nosocomiali.

Considerando il fenomeno dell’antibioticoresistenza, sostanze naturali, come l’OE di S. aromaticum, rappresentano una strada promettente per la realizzazione di formulazioni antimicrobiche innovative ed efficaci.

Fonte: Maggini V, Semenzato G, Gallo E, Nunziata A, Fani R, Firenzuoli F. Antimicrobial Activity of Syzygium aromaticum Essential Oil in Human Health TreatmentMolecules. 2024; 29(5):999

Bacopa monnieri: l’attività neuroprotettiva

L’invecchiamento della popolazione globale ha aumentato la prevalenza e l’incidenza delle condizioni neurodegenerative.

La Bacopa (Bacopa monnieri, famiglia delle Plantaginaceae), nota come Brahmi nella medicina ayurvedica indiana, è stata usata tradizionalmente per un’ampia serie di condizioni correlate alla sfera mentale e cognitiva, in particolare per migliorare la memoria e l’apprendimento. Citata nei testi classici ayurvedici, Bacopa monnieri è considerata un tonico mentale, uno strumento per “aprire la porta della conoscenza”.

In medicina ayurvedica la pianta rientra nella categoria dei rimedi medhya rasayana, che potenziano la memoria e ringiovaniscono, ma viene utilizzata per varie affezioni, tra cui asma, ulcere, tumori, ascite, ingrossamento della milza, infiammazioni, gastroenterite.

La sua principale proprietà si esplica nel migliorare le facoltà intellettive, la memoria e la concentrazione all’apprendimento.

Significativo il suo utilizzo nella terza età, correlato anche alle proprietà antiossidanti che contribuiscono a proteggere il cervello dal danno ossidativo e dal declino cognitivo.

Dalla tradizione alla ricerca attuale

La ricerca scientifica ha analizzato gli estratti della pianta per le loro proprietà nootropiche, antiossidanti, antimicrobiche e analgesiche.

I metaboliti principali della pianta includono saponine, alcoli, steroidi, alcaloidi, glicosidi, zuccheri, aminoacidi, flavonoidi e triterpeni.

I suoi composti attivi, come i bacosidi A e B, l’acido betulinico, l’acido asiatico e la quercetina, hanno dimostrato una promettente attività a sostegno delle funzioni cerebrali.

Questa revisione sistematica ha valutato il ruolo benefico della pianta nei disturbi cerebrali e ha rilevato attività anti-apoptotiche e antiossidanti, di riparazione del danno neuronale, di stimolazione della chinasi, ripristino della funzione sinaptica, miglioramento della trasmissione nervosa e della neuroprotezione.

I 22 studi clinici inclusi nella review hanno dimostrato che la bacopa contribuisce a ridurre la fosforilazione del fattore nucleare κB, migliora le funzioni emotive e cognitive, l’iperattività, la routine del sonno, la depressione, il deficit di attenzione, i problemi di apprendimento, la ritenzione della memoria ecc. Inoltre, può ridurre i livelli di biomarcatori proinfiammatori e di stress ossidativo.

Per questo si sottolinea il suo potenziale uso nell’approccio complementare alle condizioni neurodegenerative associate a disturbi della sfera cerebrale.

Fonte: Neto, L.J.V.; Reverete, M.; Junior, R.C.M et al. The Neuroprotective and Cognitive-Enhancing Effects of Bacopa monnieri: A Systematic ReviewPreprints 2024, 2024020207.

Le attività della quercetina

La quercetina è un flavonoide alimentare presente in frutta e verdura, tra cui mele, tè nero e verde, grano saraceno, cipolle, uva rossa, ciliegie, lamponi e agrumi. Si trova anche in alcune piante medicinali comuni, tra cui il ginkgo biloba e l’iperico ed è ampiamente utilizzata per i suoi effetti antiossidanti.

La ricerca preclinica e clinica

La quercetina ha mostrato in vitro effetti antiossidanti, antinfiammatori e chemiopreventivi e può anche agire come agente anti-apoptotico. Modelli animali hanno dimostrato la sua capacità di potenziare gli effetti antitumorali della doxorubicina in linee cellulari di cancro epatico, proteggendo al contempo le cellule epatiche sane. La quercetina ha anche dimostrato effetti neuroprotettivi e antidepressivi, ha esercitato effetti pro-ossidanti diminuendo i livelli sierici di omocisteina e ha mostrato un’attività protettiva verso l’osteoartrite.

Negli studi clinici, la supplementazione a lungo termine ha avuto effetti metabolici di ampia portata in soggetti sani, ma non ha attenuato le risposte metaboliche postprandiali, come la lipemia e l’insulinemia né ha aumentato la concentrazione di acido alfa-linoleico e la sua conversione in acidi grassi omega-3, che è notoriamente associata a benefici cardiovascolari.

In altri studi, la quercetina ha migliorato debolezza muscolare causata dall’esercizio eccentrico, ha ridotto il danno ossidativo dopo questa tipologia di esercizio e ha migliorato le prestazioni neuromuscolari durante e dopo l’allenamento di resistenza.

Nelle donne affette da artrite reumatoide l’integrazione ha migliorato i sintomi clinici. Una formula contenente quercetina è risultata paragonabile all’omeprazolo per il trattamento della malattia da reflusso gastroesofageo non erosivo.

Le metanalisi ad oggi pubblicate hanno stabilito che la quercetina è tra i componenti attivi delle formule della MTC che hanno migliorato la sopravvivenza globale nei soggetti con tumore del colon-retto e la fatigue/astenia nelle persone con cancro gastrico.

Un recente studio ha mostrato come la quercetina eserciti un’attività preventiva sull’infezione di cellule umane con il virus SARS-CoV-2, bloccando il processo di propagazione.

Meccanismo d’azione

La quercetina costituisce il principale bioflavonoide della dieta umana. I suoi effetti antiossidanti sono correlati al suo gruppo fenolico. La sostanza possiede anche proprietà antinfiammatorie e chemiopreventive. È stato, inoltre, dimostrato che contribuisce alla stabilizzazione delle membrane e inibisce l’ossidazione del colesterolo LDL.

Gli effetti antitumorali della quercetina si esplicano attraverso la down regulation delle proteine p53 mutanti, l’arresto della fase G1, l’inibizione delle tirosin-chinasi e la down regulation delle proteine proliferative e anti-apoptotiche.

Dati preclinici supportano l’attività antitumorale della quercetina che, tuttavia, ad oggi non è stata confermata dagli studi clinici sull’uomo.

Fonte: HERBS, Memorial Sloan Kettering Cancer Center.

Gruppo Cosmetici in Erboristeria… si cambia!

Cosmetic bottle containers with pink herbal leaves and scientific glassware, Blank label package for branding mock-up, Research and develop natural organic beauty skincare product concept.

 

Cambio nome per il Gruppo Cosmetici in Erboristeria che si è presentato al Cosmoprof di Bologna (21-24 marzo 2024) con la nuova denominazione che è stata scelta per contraddistinguerlo: il riferimento all’erboristeria rimane, in quanto canale originario e storico per i cosmetici a connotazione naturale e sostenibile, che costituisce l’accesso privilegiato a questi prodotti. L’interesse dell’industria e lo sviluppo dei canali distributivi ha però portato a un’apertura cross-canale di questo specifico mercato che si è scelto di evidenziare nel nome del Gruppo stesso: Gruppo Cosmetici a Connotazione Naturale ed Erboristica.

Il comparto del cosmetico naturale

«L’erboristeria rafforza la propria identità come riferimento per il beauty a connotazione naturale. La struttura del canale è però legata al negozio di prossimità che non può rispondere alla grande domanda che emerge dal mercato» ha commentato Laura Pedrini (nella foto), presidente del Gruppo Cosmetici a Connotazione Naturale ed Erboristica di Cosmetica Italia. «Dai consumatori arriva infatti una chiara e continua sollecitazione rispetto a un’offerta che sappia far fronte a specifiche richieste di naturalità e sostenibilità. Questa richiesta viene interpretata in maniera trasversale nei diversi canali distributivi e diventa un orientamento strategico per sempre più aziende».

Nel 2023 l’erboristeria ha registrato un valore di oltre 420 milioni di euro e una crescita del 12% rispetto all’anno precedente: un rimbalzo positivo a doppia cifra che segna un sostanziale recupero dei valori pre-pandemia (dati preconsuntivi elaborati dal Centro Studi di Cosmetica Italia). Le previsioni per il 2024 segnalano un ulteriore incremento del 10,5%.

Trasversalmente ai vari canali, è consolidata l’attenzione del consumatore verso i cosmetici a connotazione naturale e sostenibile.

I consumi di questa categoria rappresentano infatti circa un quarto dei consumi cosmetici in Italia nel 2023, e hanno superato i 3,1 miliardi di euro e con un incremento di 7,6 punti percentuali rispetto al 2022.

La loro crescita è solo apparentemente più contenuta rispetto all’andamento generale dei consumi cosmetici; si tratta infatti di prodotti che hanno un prezzo più alto rispetto alla media del mercato cosmetico in Italia, ma che hanno subìto meno l’effetto inflazione.

Da evidenziare come la convergenza tra cosmetici orientati sia alla naturalità sia alla sostenibilità sia sempre più centrale: i consumi di prodotti che rispondono a entrambe queste richieste sono infatti in notevole crescita (+32,3%).

Erbe ad attività antiulcera

zenzero

I disturbi legati all’ulcera, che oltre a colpire la mucosa gastrica può interessare anche quella del cavo orale e l’intestino crasso, causano molti disagi e notevoli oneri sanitari a livello globale.

I trattamenti convenzionali – come, ad esempio, i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), gli inibitori di pompa protonica (PPI), gli antagonisti dei recettori H2 dell’istamina (H2RA) e gli agenti citoprotettivi – presentano diversi effetti collaterali, tra cui lesioni della mucosa, riduzione della secrezione acida gastrica, oltre a interagire con i farmaci concomitanti.

Si cercano, quindi, anche approcci diversi a questa condizione, in particolare nel mondo vegetale e tra erbe e piante officinali.

Le piante sono ricche di metaboliti attivi presenti nelle diverse loro parti, dunque nella corteccia, nelle radici, nelle foglie, nei frutti e nei semi, che sono state utilizzate per scopi medicinali fin dai tempi più antichi. La ricerca attuale sta monitorando e verificando queste attività tramandate dalla tradizione d’uso con l’obiettivo di garantire preparati vegetali di qualità, efficaci e sicuri anche nel trattamento dei disturbi correlati all’ulcera.

Lo studio di revisione

Questo recente studio di revisione (Plants with Anti-Ulcer Activity and Mechanism: A Review of Preclinical and Clinical Studies) ha esaminato l’attività antiulcera delle piante medicinali in particolare nel trattamento dell’ulcera gastrica, della colite ulcerosa e delle ulcere aftose.

Dalla ricerca sulle banche dati medico-scientifiche internazionali Scopus e PubMed sono stati selezionati 55 lavori. Questi studi complessivamente hanno mostrato che i preparati di origine vegetale e naturale, ricchi di metaboliti attivi, contribuiscono in modo positivo alla gestione di questi problemi proteggendo la mucosa, riducendo gli effetti dell’ulcera, inibendo i fattori proinfiammatori e riducendo la carica batterica, il dolore e le lesioni correlate e migliorando in definitiva la qualità della vita delle persone.

Per 9 piante officinali è stata confermata una importante attività anti-ulcera peptica in modelli animali; 20 piante hanno mostrato una forte attività sulla colite ulcerosa.

Studi condotti sull’uomo hanno indicato nello specifico che Nicotiana tabacum (Solanaceae), Glycyrrhiza glabra (Fabaceae) e Zingiber officinale (Zingiberaceae) possedevano tutte una significativa attività antiulcera.

Due piante hanno mostrato una doppia attività antiulcera, e cioè sia sulla ulcera peptica che sulla colite ulcerosa: T. erecta e M. citrifolia. Questi dati suggeriscono che queste potenzialità possano essere ulteriormente sviluppate per la formulazione di preparati botanici in questo campo.

Fonte: Prayoga DK, Aulifa DL, Budiman A, Levita J. Plants with Anti-Ulcer Activity and Mechanism: A Review of Preclinical and Clinical Studies. Drug Des Devel Ther. 2024 Feb 1;18:193-213.

Liquirizia e pressione arteriosa

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) è stata a lungo utilizzata sia come pianta officinale sia come aroma. Alcune ricerche hanno mostrato che esiste una correlazione tra la sua assunzione e l’aumento della pressione arteriosa attraverso l’acido glicirrizico (GA), il cui contenuto nella liquirizia dolce varia in base all’età della pianta, al paese di origine, alla specie e alle condizioni di conservazione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Unione Europea (UE) hanno suggerito che un’assunzione di ≤ 100 mg di acido glicirrizico al giorno può considerarsi sicura.

Lo studio svedese

Un recente studio svedese (A low dose of daily licorice intake affects renin, aldosterone, and home blood pressure in a randomized crossover trial) in crossover non in cieco – strutturato in due trattamenti, due sequenze e due fasi – pubblicato di recente sull’American Journal of Clinical Nutrition ha analizzato in maniera specifica gli effetti dell’assunzione giornaliera di liquirizia sulla pressione arteriosa.

Vi hanno partecipato 28 volontari sani di entrambi i sessi e di età compresa tra 18 e 30 anni; sono stati esclusi gli individui che presentavano ipertensione, disturbi alimentari, abuso di droghe o alcol, malattie cardiovascolari, cefalea, malattie del fegato e renali e intolleranza alla liquirizia.

Sono stati costituiti un gruppo di intervento poi controllo (I-C) e un secondo controllo poi intervento (C-I). Come intervento sono state utilizzate pastiglie di liquirizia contenenti il 2% di GA, il 4% di zuccheri e lo 0,03% di sale. Come controllo sono stati utilizzati dolciumi vegani contenenti lo 0,05% di sale, il 5,5% di cloruro di ammonio e prive di acido glicirrizico e zuccheri.

I partecipanti allo studio hanno assunto 14,5 pastiglie al giorno durante la fase di intervento e 2,9 g di liquirizia non dolce al giorno nel periodo di controllo. Le informazioni su età, sesso, attività fisica, consumo di alcol o tabacco, farmaci, predisposizione alle malattie cardiovascolari, diabete e uso di integratori alimentari sono state ricavate con un questionario, monitorando anche il peso corporeo alla fine di ciascuna fase di studio.

La pressione arteriosa è stata misurata dopo 5 minuti di riposo: i livelli medi di pressione sistolica e diastolica ambulatoriale erano rispettivamente di 109,1 mmHg e 65 mmHg.

I partecipanti si sono astenuti da attività faticose e dall’assunzione di caffeina, alcol e prodotti a base di nicotina almeno un’ora prima delle misurazioni. I campioni ematici per i test – che comprendevano i valori di sodio plasmatico, creatinina, potassio, profilo lipidico, aldosterone, renina e NT-ProBNP – sono stati raccolti al basale e alla fine dei periodi di intervento, controllo e primo washout.

Rispetto al controllo, durante il periodo di intervento è stato osservato un aumento della pressione arteriosa sistolica dal giorno 5 al giorno 14 rispetto a tre giorni prima dell’intervento. Tuttavia, a partire dall’undicesimo giorno del periodo di washout post-intervento, la pressione arteriosa sistolica non differiva da quella di tre giorni prima dell’intervento. È stato osservato anche un aumento della pressione diastolica domiciliare dal giorno 7 rispetto a tre giorni prima dell’intervento.

La variazione della pressione diastolica non differiva tra il periodo di intervento e quello di controllo, ma saliva il giorno 14 del periodo di washout post-intervento rispetto ai tre giorni precedenti l’intervento. I livelli di aldosterone e renina sono diminuiti alla fine dell’intervento rispetto al controllo; il peso corporeo e i livelli di NT-ProBNP sono aumentati, mentre la creatinina è diminuita durante la fase di intervento.

Complessivamente il consumo giornaliero di liquirizia (equivalente a 100 mg di GA) ha aumentato la pressione arteriosa e ridotto i livelli di aldosterone e renina. L’assunzione di liquirizia ha aumentato la pressione arteriosa sistolica dal giorno 5 al giorno 14, suggerendo che l’assunzione continuata o prolungata potrebbe amplificare questo effetto.

Questi risultati, commentano i ricercatori, mostrano che l’azione della liquirizia sulla pressione arteriosa è maggiore di quanto precedentemente noto, sottolineando come la consapevolezza di questi effetti sia necessaria dato l’uso talvolta quotidiano della liquirizia.

Fonte: Af Geijerstam P, Joelsson A, Rådholm K, H Nyström F. A low dose of daily licorice intake affects renin, aldosterone, and home blood pressure in a randomized crossover trial. The American Journal of Clinical Nutrition, 2024

Gynostemma e performance fisica

Gynostemma pentaphyllum (Thunb.) Makino è una pianta erbacea perenne dal portamento rampicante appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee.

Conosciuta comunemente con il nome di jiaogulan, che in cinese significa “pianta arricciata”, cresce spontanea nel sud est della Cina, sul monte Fanjing, in un clima fresco-umido ma viene coltivata anche in Europa.

Le sue proprietà benefiche per la salute erano conosciute sin dall’antichità e nei testi classici di medicina cinese viene citata come “l’erba dell’immortalità” o della vita eterna.

Considerata oggi una pianta adattogena, è caratterizzata da un’alta percentuale di gypenosidi, flavonoidi e saponine triterpeniche, presenti nelle foglie.

Diversi studi ne hanno evidenziato l’attività antiossidante, adattogena e stimolante per il sistema immunitario, oltre che quella di regolarizzazione dei valori del colesterolo e della pressione arteriosa.

Si è scoperto, inoltre, che le saponine aumentano la fosforilazione della protein-chinasi attivata dall’adenosina monofosfato (AMPK), che risponde allo scopo di alleviare le sindromi metaboliche (ad esempio, obesità e diabete); la pianta ha dimostrato, inoltre, di migliorare la biogenesi mitocondriale nei muscoli, agendo come stimolante dell’esercizio fisico.

Sebbene siano stati effettuati diversi studi sull’attività di questa pianta sulla sindrome metabolica, mancavano studi circa i suoi effetti sull’espressione dell’AMPK muscolare.

Lo studio

Questo studio (Gynostemma pentaphyllum increases exercise performance and alters mitochondrial respiration and AMPK in healthy males) randomizzato in crossover, controllato con placebo, in doppio cieco – condotto presso la Victoria University di Melbourne in Australia – ha valutato proprio gli effetti dell’integrazione di Gynostemma pentaphyllum sulla prestazione fisica, sull’attività e sulla segnalazione dell’AMPK e sulla funzione mitocondriale in un piccolo gruppo di maschi sani.

Il gruppo sperimentale ha assunto 450 mg di estratto di foglie essiccate di G. pentaphyllum equivalenti a 2,25 g di foglie secche al giorno per 4 settimane, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto una sostanza placebo. Lo schema è stato incrociato con 4 settimane di wash-out.

Dopo un’integrazione di 4 settimane nel gruppo sperimentale sono stati rilevati livelli ematici di leptina e di glucosio significativamente più bassi e prestazioni migliori nelle prove a cronometro su 20 km, che corrispondevano a un flusso di ossigeno muscolare più elevato rispetto al placebo.

Inoltre, la fosforilazione dell’AMPK muscolare è aumentata in modo statisticamente significativo dopo 60 minuti di esercizio in seguito all’integrazione di G. pentaphyllum.

Pur essendo necessarie ulteriori ricerche a conferma di questi dati, lo studio indica che G. pentaphyllum ha migliorato le prestazioni fisiche in maschi sani non allenati, come mostrano una migliore respirazione mitocondriale, i cambiamenti di AMPK e la riduzione dei livelli plasmatici di leptina e glucosio.

Fonte: Nayyar D, Yan X, Xu G, et al. Gynostemma pentaphyllum increases exercise performance and alters mitochondrial respiration and AMPK in healthy malesNutrients. November 2023;15(22):4721.

Attività di OE ed estratti di menta piperita

La menta piperita (Mentha × piperita, Lamiaceae) è una pianta aromatica perenne originaria dell’Europa e coltivata in molte parti del mondo, spesso consumata come tisana monoingrediente.

La ricerca ha dimostrato le proprietà antiossidanti, antimicrobiche, antineoplastiche, antivirali, antiallergiche, antinfiammatorie, antipertensive dell’olio essenziale e dell’estratto.

I principali componenti sono steroidi, flavonoidi, glicosidi, terpenoidi e acidi fenolici. Una recente ricerca ha esaminato il profilo chimico, le attività biologiche e gli aspetti della standardizzazione dell’OE e degli estratti di menta piperita.

L’OE, ricavato dalle parti aeree della menta piperita, è un olio da incolore a giallo chiaro o verdastro con un aroma fresco. Il profilo chimico comprende a-pinene, ß-pinene, sabinene, mircene, cis-ocimene, ß-cariofillene, gamma-terpinene, germacrene D, carvone, L-mentolo, L-mentone, isomentone, mentil acetato, eucaliptolo (1, 8-cineolo), mentofurano, limonene, pulegone e neoisomentolo.

L’OE con un contenuto più elevato di mentolo e mentone e un contenuto inferiore di mentofurano e pulegone è considerato di migliore qualità.

Gli studi in vitro e in vivo

Diversi studi hanno esaminato il profilo chimico della menta piperita tramite gascromatografia-spettrometria di massa e gascromatografia-ionizzazione di fiamma, mostrando come il contenuto di mentolo vari a seconda della specie di menta. Ad esempio, le piante giovani contengono concentrazioni più elevate di mentone rispetto al mentolo.

I livelli di mentolo aumentano notevolmente durante il periodo di fioritura, quelli di mentone diminuiscono dopo la fioritura mentre il contenuto di mentofurano e pulegone è più abbondante durante la fase di fioritura. La ricerca ha indicato che il mentofurano e il pulegone mostrano epatotossicità. Le assunzioni massime giornaliere di mentofurano e pulegone sono state stabilite come segue: mentofurano in alimenti e bevande ≤ 20 mg/kg, bevande alcoliche aromatizzate alla menta piperita ≤ 100 mg/kg, dolciumi 200 mg/kg e gomme da masticare ≤ 1000 mg/kg.

Diversi studi hanno valutato l’attività antinfiammatoria della menta piperita: si è visto che gli estratti di menta piperita e l’OE riducono le citochine proinfiammatorie, tra cui il fattore di necrosi totale alfa (TNF-a), l’interleuchina 1b e 6, l’ossido nitrico (NO) e la prostaglandina E2.

Negli animali una crema topica contenente OE di menta piperita ha migliorato significativamente la guarigione delle ferite, inclusa l’epitelizzazione, la popolazione di fibroblasti e la deposizione di collagene. Alcuni studi hanno attribuito al mentolo attività cicatrizzanti e antiedematogene.

La ricerca suggerisce, inoltre, che le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie dell’OE di menta piperita contribuiscono ai suoi effetti immunomodulatori in modo dose-dipendente. L’attività analgesica è stata testata su modelli animali; l’OE di menta piperita è risultato efficace in modo dose-dipendente, ma non sono state osservate differenze significative tra l’OE e il farmaco di riferimento.

Sono state segnalate anche attività antimicrobiche e antivirali degli estratti e dell’OE di menta piperita contro il virus respiratorio sinciziale in cellule epiteliali umane (HEp-2).

Diversi studi hanno dimostrato che l’OE di menta piperita ha proprietà antibatteriche contro Staphylococcus aureus ed Escherichia coli e attività antifungina contro Candida albicans; la menta piperita è apparsa più efficace contro i batteri gram-positivi rispetto a quelli gram-negativi.

Secondo due studi l’OE di menta piperita esplica un’attività antineoplastica, relativamente debole rispetto agli estratti acquosi, ma sono necessarie ulteriori ricerche per confermare gli effetti antineoplastici e citotossici sia degli estratti che dell’OE.

La ricerca sull’uomo

I preparati di menta piperita hanno mostrato attività ipotensivante, vasorilassante e antipiastrinica nell’uomo. In particolare un piccolo studio (25 soggetti di età 18-45 anni) ha mostrato che l’assunzione di succo di menta piperita due volte al giorno per 30 giorni riduce i valori di glicemia (41,5%), colesterolo totale (66,9%) e LDL (52,3%), trigliceridi (58,8%) e delle transaminasi GOT e GPT, aumentando il colesterolo HDL (52%). Nel 52% dei partecipanti è stata riscontrata anche una riduzione della pressione arteriosa, nel 43,8% un calo ponderale e nel 48,7% una riduzione dell’indice di massa corporea.

La menta piperita ha dimostrato effetti antiossidanti, antinfiammatori, antimicrobici e cardioprotettivi e si candida come una risorsa promettente per lo sviluppo di prodotti salutistici per queste condizioni.

Fonte: Hudz N, Kobylinska L, Pokajewicz K, et al. Mentha × piperita: Essential oil and extracts, their biological activities, and perspectives on the development of new medicinal and cosmetic productsMolecules. November 2023;28(21):7444.

Aromaterapia con lavanda e dolore posterpetico

La nevralgia posterpetica è una complicanza frequente dell’infezione da Herpes zoster, meglio conosciuta come “fuoco di sant’Antonio”. A causarla è la riattivazione dello stesso virus responsabile della varicella, che rimane silente nel sistema nervoso dopo aver superato la malattia.

La nevralgia posterpetica è caratterizzata da un dolore neuropatico persistente e invalidante che si manifesta a partire dall’area del rash cutaneo dopo la sua guarigione e che può durare settimane, mesi e anche anni, di complessa gestione soprattutto negli anziani.

Lo studio

Un recente studio clinico randomizzato (Alleviating effect of lavender (Lavandula angustifolia) and its major components on postherpetic pain: a randomized blinded controlled trial) ha valutato gli effetti dell’inalazione di olio essenziale di lavanda (Lavandula angustifolia) e dei suoi componenti principali (linalolo e acetato di linalile) sul dolore in soggetti che manifestano questa forma di dolore.

Vi hanno partecipato 64 persone con nevralgia posterpetica che sono state assegnate in modo casuale a 4 gruppi: tre gruppi sperimentali (olio essenziale di lavanda, linalolo o linalile acetato diluito in olio di mandorle alla concentrazione dell’1% v/v) e un gruppo di controllo (olio di mandorle); le sostanze sono state inalate.

La qualità, la gravità e l’intensità del dolore sono state misurate prima e dopo l’intervento. Di seguito i risultati, che si riferiscono a 58 partecipanti (gruppo di controllo, n = 14; gruppo OE di lavanda 1%, n = 15; linalolo 1%, n = 15; acetato di linalile 1%, n = 14) a seguito dell’abbandono della sperimentazione per motivi personali di 6 di essi.

La riduzione del dolore sensoriale è stata maggiore nel gruppo olio essenziale di lavanda all’1%, linalolo all’1% e acetato di linalile all’1% rispetto al gruppo di controllo con una differenza statisticamente significativa (tutti P < 0,001).

La riduzione del dolore effettivo è stata maggiore nel gruppo OE di lavanda all’1% (P < 0,001) e nel gruppo linalolo all’1% (P = 0,007) rispetto al gruppo di controllo. Le diminuzioni della gravità e dell’intensità del dolore sono risultate significativamente maggiori in tutti e tre i gruppi di intervento rispetto al gruppo di controllo.

L’inalazione di OE di lavanda e dei suoi principali componenti volatili ha ridotto, quindi, la qualità, la gravità e l’intensità del dolore posterpetico, indicando che l’olio essenziale di lavanda, il linalolo e l’acetato di linalile possono contribuire a ridurre il dolore nei soggetti con nevralgia posterpetica.

Il contributo innovativo principale dello studio sta nel fatto che la somministrazione di olio essenziale di lavanda, linalolo o acetato di linalile in soggetti con nevralgia posterpetica che stavano già assumendo farmaci antidolorifici convenzionali (TCA, anticonvulsivanti e cerotti alla lidocaina) ha ridotto ulteriormente i livelli di dolore, con un basso rischio di effetti avversi.

Questi risultati dimostrano, dunque, che l’inalazione di olio essenziale di lavanda, linalolo o linalile acetato è efficace nel ridurre il dolore nei pazienti con nevralgia posterpetica che stavano già assumendo farmaci antidolorifici convenzionali.

Fonte: You J, Shin YK, Seol GH. Alleviating effect of lavender (Lavandula angustifolia) and its major components on postherpetic pain: a randomized blinded controlled trial. BMC Complement Med Ther. 2024 Jan 24;24(1):54