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Dolcificanti artificiali negli integratori vitaminici

Un recente studio italiano (Prevalenza dei dolcificanti artificiali negli integratori multivitaminici registrati in Italia) – che ha valutato la prevalenza dei dolcificanti artificiali negli integratori multivitaminici registrati in Italia – ha evidenziato dati su cui vale la pena riflettere.

Dopo aver estratto dal Registro Nazionale degli Integratori Alimentari i dati relativi agli integratori identificati come “multivitaminici”, per ogni integratore è stata ricercata online la specifica composizione: in questo modo sono stati identificati 179 integratori multivitaminici e per 96 di essi è stato possibile accedere, sempre online, alla lista completa degli ingredienti.

Dei 96 integratori presi in esame, 47 (pari al 49%) non contenevano zuccheri aggiunti, mentre i restanti 49 (pari al 51%) avevano uno o più dolcificanti nella loro composizione e 29 di questi ne contavano almeno due tra gli ingredienti.

Tra i 49 integratori del secondo gruppo la prevalenza maggiore di dolcificanti artificiali è stata riscontrata nelle compresse effervescenti (100%), nelle polveri solubili (100%) e nelle tavolette da masticare (63%); per contro la minore prevalenza è stata rilevata nelle capsule o compresse da deglutire (19%).

In termini relativi, aspartame e sucralosio sono risultati presenti per lo più in compresse effervescenti e polveri da diluire, ma anche in altre formulazioni.

La presenza rilevante di dolcificanti artificiali negli integratori multivitaminici – scrivono gli autori di questo monitoraggio – richiede attenzione, soprattutto se si considera l’impatto a lungo termine sulla salute. È importante, inoltre, che il consumatore sia consapevole di questi dati in modo che possa compiere a tale proposito scelte informate per la salvaguardia della propria salute.

Fonte: Antonelli M, Donelli D. Prevalenza dei dolcificanti artificiali negli integratori multivitaminici registrati in Italia [Prevalence of artificial sweeteners in multivitamin supplements registered in Italy.]. Recenti Prog Med. 2024 Feb;115(2):82-84.

Tecniche Nuove acquisisce il 100% di Reda

Per ampliare l’offerta formativa del Gruppo editoriale Tecniche Nuove SpA., è stata perfezionata l’acquisizione del 100% del ramo d’azienda REDA (Ramo Editoriale degli Agricoltori) dal Gruppo editoriale La Scuola SpA.

REDA è un marchio storico nella produzione di libri d’adozione per gli Istituti Tecnici Agrari e per gli Istituti Professionali Agrari. Un catalogo di oltre 50 titoli per le venti materie chiave che andranno a formare i professionisti del settore agroalimentare che vale quasi un terzo del Pil italiano. Il catalogo è arricchito da tutti i compendi digitali e multimediali: video, mappe, lezioni, esercizi interattivi, webinar, tutorial e tanti altri contenuti per rendere ancora più ricca l’esperienza formativa per studenti e docenti. Alla collana si aggiungono svariati titoli per la professione.

“Nell’anno che celebra i 60 anni di attività del gruppo, abbiamo voluto completare l’offerta formativa creando una connessione con i futuri lettori delle nostre piattaforme di informazione e comunicazione – dichiara Ivo Alfonso Nardella (nella foto), Presidente e AD di Tecniche Nuove SpA –. L’acquisizione del ramo d’azienda è l’inizio di un percorso comune con La Scuola SpA che ci vedrà sempre più partner nell’offerta formativa per i licei e gli istituti tecnici e professionali dei settori coperti dal Gruppo, primi fra tutti l’agroalimentare e il manufacturing che rimane di gran lunga l’ambito in cui c’è più richiesta di diplomati Its con circa 14.300 entrate l’anno”.

“Sono molto soddisfatto per questa operazione – dichiara Giorgio Riva, Amministratore Delegato del Gruppo La Scuola S.p.A. – che vedrà il rafforzamento dell’offerta educativa nel settore agroalimentare, grazie alle competenze del Gruppo Tecniche Nuove, e della promozione e distribuzione dei prodotti Reda grazie alla rete commerciale del Gruppo La Scuola. La partnership consentirà di sviluppare anche ulteriori iniziative in ambiti disciplinari, a partire dalle competenze e dalle posizioni di leadership dei due Gruppi”

A proposito di REDA

Fondata negli anni ’30 del secolo scorso, ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi un punto di riferimento per studenti, operatori, tecnici e studiosi del settore agrario e agroalimentare.

Riconosciuta per aver pubblicato l’opera monumentale “Enciclopedia Agraria” edita in 12 volumi e il “Manuale dell’Agronomo” il mitico “Tassinari” strumento di studio e di lavoro per intere generazioni dal 1941 ancora in catalogo con le sue versioni sempre aggiornate. Una produzione tecnico-didattica innovativa e in continua crescita, che allarga i propri orizzonti anche oltre l’ambito agroambientale e territoriale. Il catalogo REDA continuerà ad essere distribuito e promosso dal Gruppo Editoriale La Scuola SpA.

 

A proposito del Gruppo La Scuola SpA

Il Gruppo Editoriale La Scuola, è uno dei primari attori nel mondo della scuola, dall’infanzia alla scuola primaria alla scuola secondaria di primo e secondo grado, con una significativa produzione editoriale rivolta a docenti e studenti, ed è fortemente impegnato nell’innovazione pedagogico-didattica e nell’attività di formazione ai docenti. Il Gruppo origina dall’Editrice La Scuola, nata a Brescia nel 1904 e dedita fin da subito al mondo dell’istruzione. Da sempre, infatti, l’educazione è il fondamento e la mission dell’attività del Gruppo, svolta con la piena consapevolezza della responsabilità di partecipare al processo di formazione di milioni di studenti ogni giorno.

È presente nel settore education italiano con i marchi di proprietà: Editrice Piccoli, Nicola Milano Editore, Eurelle Edizioni, Signum Scuola. Inoltre in Italia distribuisce in esclusiva anche i marchi Cappello editore, Elledici Scuola, Cosmo Iannone Editore e, per le lingue straniere, Hachette FLE, Trinity Whitebridge, Edinumen e Cambridge (per la scuola primaria).

A proposito del Gruppo Tecniche Nuove

Il Gruppo Tecniche Nuove con circa 300 dipendenti e oltre 65 milioni di euro di fatturato è leader nell’editoria specializzata, per le attività produttive e professionali nei settori del Manifatturiero, Healthcare, Architettura-Design, Edilizia-Impianti, Agricoltura-Allevamento, Horeca e Retail.

Con oltre 147 piattaforme editoriali, il Gruppo Tecniche Nuove opera da 60 anni nella comunicazione B2B formando e informando aziende e professionisti.

1.500 libri a catalogo, 550.000 copie distribuite mensilmente, 1.450.000 contatti mensili e quasi 250.000 visitatori che partecipano a fiere e convegni del gruppo in un anno, rappresentano la forza della cultura e dell’aggiornamento professionale del sistema Paese.

 

Alla ricerca della sinapsi perduta

Pietro Mascheri

L’O.M.S. stima ad oggi 50 milioni di malati di Alzheimer nel mondo e più’ di 1 milione in Italia. L’Alzheimer è un processo degenerativo che distrugge le cellule nervose una dopo l’altra provocando una riduzione dei lobi del cervello, un allargamento dei solchi e infine un’atrofia dell’ippocampo.

Questo processo è stato correlato al malfunzionamento della proteina tau che non elimina le proteine beta amiloidi le quali formano delle placche che provocano l’allargamento dei solchi del cervello, deconnessione delle sinapsi neuronali fino alla atrofia dell’ippocampo. Ciò è dovuto ai valori elevati dei marcatori dell’infiammazione ( low-level-chronic-inflammation).

Recenti ricerche su modelli sperimentali murini hanno mostrato una riduzione significativa dei neuroni dopaminergici con ridotta innervazione dell’ippocampo che provoca declino cognitivo non solo nell’Alzheimer ma anche nel Parkinson, in questo caso con rallentamento dei movimenti di deambulazione. 

 

Le nostre pen drive: ippocampo e amigdala

Tutti noi abbiamo delle pen drive dove racchiudiamo tutti i nostri lavori, fotografie, ricordi, slides che immettiamo nel PC per spiegare quello che dobbiamo comunicare. Nel nostro cervello sono due le pen drive con una memoria infinita: l’ippocampo che racchiude tutti i nostri ricordi e sotto piccolissima l’amigdala che racchiude tutti i ricordi emozionali.

 

Le sinapsi

Le sinapsi sono il punto di contatto fra due neuroni e permettono la trasmissione di tutte le informazioni e sono quindi fondamentali per la nostra vita di relazione. Più sinapsi si formano fra neurone e neurone, più saranno i collegamenti che permetteranno alla nostra mente di spaziare e di avere tantissime informazioni da trasmettere agli altri. Essi sono formati da tante ramificazioni (dendriti) dove si collocano i recettori, gli ormoni, e da assoni che collegano neurone a neurone. Occorre mantenere sempre attive ed efficienti le nostre sinapsi, per non andare verso l’oblio.

 

ACETILCOLINA  (Il direttore d’orchestra dei neuroni e delle sinapsi)

L’Acetilcolina è il primo neurotrasmettitore scoperto e anche il più importante, essendo in grado di creare nuove sinapsi, nuovi dendriti e nuovi assoni, stimolando la rigenerazione neuronale e la ricostruzione delle sinapsi. È importante, quindi, tenere sempre elevata la sua concentrazione nel nostro cervello, in quanto l’acetilcolina viene idrolizzata a colina dall’enzima acetilesterasi perdendo la sua funzione. Bacopa monnieri e Withania somnifera sono le piante medicinali che contribuiscono ad aumentare la concentrazione.

Bacopa monnieri

La Bacopa (Bacopa monnieri) aiuta le funzioni cerebrali, migliora la memoria e sviluppa la concentrazione. Gli studi clinici ne hanno mostrato l’efficacia in pazienti con esaurimento nervoso e deficit dell’attenzione: oltre ad aumentare la concentrazione del neurotrasmettitore acetilcolina è anche un ansiolitico e un antistress in quanto regolarizza i livelli di serotonina.

Withania somnifera

La Withania (Withania somnifera) viene considerata una pianta adattogena antistress ed equilibrante i cicli del sonno. Agisce sul piano psico-fisico e può essere associata in sinergia con la Bacopa nei cali di concentrazione dovuti a stress e stanchezza. Per canalizzare lo stress deleterio ai nostri neuroni e alle nostre sinapsi oltre alla Bacopa e Withania si possono prendere in considerazione la Rhodiola rosea e la Griffonia, precursori di dopamina e serotonina.

Rhodiola rosea

La Rodiola (Rhodiola rosea), ricca di salidroside, rosavina, tirosolo, acido caffeico, è considerata la pianta adattogena per eccellenza: antistress e antidepressiva negli sbalzi d’umore, nelle difficoltà di concentrazione, nell’esaurimento in quanto è in grado di aumentare i neurotrasmettitori del buonumore come la serotonina e la dopamina, utili al rafforzamento del tessuto neuronale.

Griffonia simplicifolia

La Griffonia (Griffonia simplicifolia) contiene 5-HTP (5 idrossi-triptofano) precursore di serotonina e dopamina e si associa in sinergia con la Rodiola.

 

COME TENERE ATTIVE LE NOSTRE SINAPSI

  1. RIPOSO NOTTURNO: dormire almeno 7 ore per notte e andare a letto ai primi sbadigli. Serve a eliminare la fatica fisica e psichica del giorno e ad aumentare durante il sonno le connessioni fra neuroni, quindi nuove sinapsi. Dormire poco danneggia la memoria e la capacità di apprendimento.
  2. ATTIVITA’ FISICA: fare qualsiasi tipo di attività fisica tutti i giorni almeno 30 min. seguita da 15 min. di meditazione. Serve ad aumentare le nostre endorfine e quindi la soglia del dolore così come i neurotrasmettitori dopamina e serotonina che aiutano il rafforzamento della memoria. Oltre ad aumentare l’acetilcolina che a sua volta favorisce la formazione di nuovi neuroni e nuove sinapsi.
  3. Consumare quantità adeguate di frutta e verdura di stagione che antiossidanti utili per contrastare l’attacco dei radicali liberi alle nostre membrane cellulari (spinaci-cavoli-bietole-lattuga-carote-cipolle-aglio-pomodori) . Gli spinaci sono ricchi anche di vitamina k, fondamentale per preservare le cellule nervose dall’invecchiamento. Albicocche, mango e melone, ricchi di betacarotene, contengono polifenoli e antociani, antiossidanti per eccellenza, mentre i pomodori sono ricchi di licopene  in grado di ottimizzare le funzioni cerebrali. Poi gli omega 3 (olio di lino-olio di pesce-pesce azzurro-noci-semi di chia-semi di sesamo-semi di girasole-semi di zucca), importanti per la fluidità ed elasticità delle membrane cellulari e favoriscono la formazione di nuove sinapsi. Eliminare alcolici e il fumo di sigaretta che danneggiano l’area dell’ippocampo.
  4. EVITARE LA SOLITUDINE: la solitudine aumenta l’infiammazione cerebrale: nel cervello di persone sole è stata trovata l’interluchina 1, citochina infiammatoria che disconnette le sinapsi e porta a invecchiamento precoce dei neuroni.
  5. ATTIVITA’ LUDICHE: fare qualsiasi gioco di società tipo carte, bocce, ecc., leggere, scrivere, raccontare, fare parole crociate, cruciverba, fare conti senza calcolatrice, fare percorsi diversi per memorizzare nuove strade, mettere alla prova sempre la nostra memoria. Intrattenere sempre ottimi rapporti umani e sociali. Conservare a qualsiasi età l’entusiasmo e la curiosità del bambino assieme alla saggezza dell’adulto, ciò favorisce le connessioni e protegge sia l’ippocampo che l’amigdala, le strutture fondamentali della nostra memoria e dei nostri ricordi.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Ahmad, S., Mallick, M. N., Akhtar, M. S., Najm, M., Tamboli, E., & Husain, S. (2015). Evaluation of anticancer potential of Bacopa monnieri L. against MCF-7 and MDA-MB 231 cell line. Journal of Pharmacy and Bioallied Sciences, 7(4), 325. https://doi.org/10.4103/0975-7406.168038
  2. Atal, C. K., & Schwarting, A. E. (1961). Ashwagandha—an ancient Indian drug. Economic Botany, 15(3), 256-263.
  3. Barrett, S. C. H., & Strother, J. L. (1978). Taxonomy and natural history of bacopa (scrophulariaceae) in california. Systematic Botany, 3(4), 408. https://doi.org/10.2307/2418753
  4. Benson, S., Downey, L. A., Stough, C., Wetherell, M., Zangara, A., & Scholey, A. (2013). An acute, double-blind, placebo-controlled cross-over study of 320 mg and 640 mg doses of bacopa monnieri (CDRI 08) on multitasking stress reactivity and mood. Phytotherapy Research, 28(4), 551–559. https://doi.org/10.1002/ptr.5029
  5. Bhattacharya, S. K., Bhattacharya, A., Kumar, A., & Ghosal, S. (2000). Antioxidant activity of Bacopa monniera in rat frontal cortex, striatum and hippocampus. Phytotherapy Research, 14(3), 174–179. https://doi.org/10.1002/(sici)1099-1573(200005)14:3%3C174::aid-ptr624%3E 3.0.co;2-o
  6. Bhattacharya, S. K., & Ghosal, S. (1998). Anxiolytic activity of a standardized extract of Bacopa monniera: an experimental study. Phytomedicine, 5(2), 77-82.
  7. Bose, K. C., & Bose, N. K. (1931). Extraction of Brahmine-an alkaloid present in the plant Bacopa monnieri. Journal of Indian medical association, 1, 60.
  8. Calabrese, C., Gregory, W. L., Leo, M., Kraemer, D., Bone, K., & Oken, B. (2008). Effects of a standardized bacopa monnieri extract on cognitive performance, anxiety, and depression in the elderly: A randomized, double-blind, placebo-controlled trial. The Journal of Alternative and Complementary Medicine, 14(6), 707–713. https://doi.org/10.1089/acm.2008.0018
  9. Chengappa, K. N., Bowie, C. R., Schlicht, P. J., Fleet, D., Brar, J. S., & Jindal, R. (2013). Randomized placebo-controlled adjunctive study of an extract of withania somnifera for cognitive dysfunction in bipolar disorder. The Journal of clinical psychiatry, 74(11), 1076–1083. https://doi.org/10.4088/JCP.13m08413
  10. Choudhary, D., Bhattacharyya, S., & Bose, S. (2017). Efficacy and Safety of Ashwagandha (Withania somnifera (L.) Dunal) Root Extract in Improving Memory and Cognitive Functions. Journal of dietary supplements, 14(6), 599–612. https://doi.org/10.1080/19390211.2017.1284970

 

Buon 8 Marzo!

In 60 anni di vita abbiamo incontrato donne straordinarie che ci hanno aiutato a creare ciò che oggi è il Gruppo Tecniche Nuove o che hanno semplicemente incrociato la nostra strada. Questa pagina vuole raccontare alcune delle nostre esperienze con le donne e per le donne e offrire a ciascuna di voi il nostro sguardo femminile sul mondo.

Per celebrarle e celebrare l’impegno del Gruppo per le donne, è nata la pagina #60anniperledonne, disponibile a questo link a partire da oggi 8 marzo: https://news.tecnichenuove.com/60anniperledonne/

Nella pagina sono raccontate alcune delle nostre iniziative al femminile o che hanno avuto e hanno come protagoniste le donne, presenteremo le nostre Direttrici (Mariella Di Stefano è tra queste) e autrici di punta e alcuni degli ultimi titoli del catalogo libri che hanno come focus il mondo femminile.

Inoltre, per le lettrici interessate, ci sarà la possibilità, dietro rilascio dei propri dati, di ricevere un buono sconto da utilizzare sul nostro nuovo e-commerce.

La pagina resterà aperta per tutto il 2024, anno di festeggiamento dei 60 anni della società.

Curcumina, pepe nero e sindrome metabolica

Oltre ai suoi effetti antinfiammatori, antiossidanti, antiaterosclerotici, ipoglicemizzanti e ipolipemizzanti, la curcumina, un flavonoide ottenuto dalla radice essiccata della curcuma (Curcuma longa), è stata utilizzata anche come coadiuvante nelle strategie per la riduzione del peso corporeo.

Lo conferma un recente studio clinico randomizzato in doppio cieco con controllo placebo che ha valutato l’efficacia sulla sindrome metabolica dell’assunzione di 1.210 mg/die di una miscela (120:1) di radice di curcuma indiana e pepe nero per 4 mesi.

Poiché questa sindrome coinvolge un insieme di fattori di rischio cardiovascolare, quali l’obesità addominale, la dislipidemia, l’alta pressione arteriosa e l’iperglicemia, un ruolo di primo piano è affidato anche all’approccio dietetico e all’esercizio fisico; contemporaneamente sta emergendo come alternativa per la sua gestione anche l’uso di prodotti nutraceutici.

A questo proposito la curcumina esplica effetti antinfiammatori, antiossidanti, anti-aterosclerotici, ipoglicemizzanti e ipolipemizzanti ed è già stata utilizzata come coadiuvante nelle strategie di perdita del peso.

Lo studio

In totale 40 individui adulti con sindrome metabolica sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 1.210 mg/die di una miscela di radice di curcuma indiana e pepe nero al giorno per 4 mesi oppure una sostanza inerte (placebo). Tutti i partecipanti alla sperimentazione hanno ricevuto anche una consulenza per attuare una dieta sana e una regolare attività fisica. Tra i criteri di esclusione l’abitudine al fumo, il consumo di alcol, la presenza di ipertensione, diabete, livelli di trigliceridi ≥ 400 mg/dl, la gravidanza, la sindrome dell’ovaio policistico e l’assunzione di farmaci o altri integratori.

Alla baseline non c’erano differenze significative tra i due gruppi. Alla fine dei quattro mesi il 35% dei partecipanti al gruppo sperimentale (curcuma) e nessuno del gruppo placebo erano esenti da sindrome metabolica.

Le proporzioni di soggetti nei quali i livelli di colesterolo LDL (83,3% e 15%, P = 0,03) e di trigliceridi (78,9% e 11,8%, P = 0,04) erano migliorati sono risultate significativamente maggiori tra i partecipanti al gruppo curcuma rispetto al gruppo di controllo placebo.

Sulla base dei risultati di questo studio clinico, nonostante la scarsa numerosità campionaria, si rileva che la supplementazione di radice di curcuma e pepe nero potrebbe contribuire al miglioramento e alla remissione della sindrome metabolica.

Fonte: Preza-Rodríguez, A. Camacho-Luis, L.E. Simental-Mendía, et al.  Turmeric Plus Black Pepper for the Improvement and Remission of Metabolic Syndrome: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Clinical Trial, Journal of Herbal Medicine, Volume 44, 2024, 100845, ISSN 2210-8033.

Astragalo e performance atletica

L’astragalo (Astragalus membranaceus Bunge), o Huang Qi, (“energia gialla” in riferimento alla sua azione tonica) è una pianta erbacea perenne originaria delle zone montuose della Cina settentrionale, che in genere raggiunge 60-80 cm di altezza.

Gli estratti di astragalo sono commercializzati come integratori per migliorare la funzione immunitaria e ridurre la stanchezza. La radice ha una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale cinese (MTC) ed è spesso usata insieme ad altre erbe come tonico per aumentare la resistenza, la forza e la vitalità. I suoi principali costituenti chimici sono saponine, flavonoidi e polisaccaridi.

Studi preclinici indicano che l’astragalo e i suoi costituenti hanno proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antivirali ed esercitano effetti protettivi su cuore, reni, ossa e sistema nervoso.

La ricerca clinica

Piccoli studi condotti su individui sani hanno mostrato che l’astragalo determina una risposta immunitaria di tipo virale e mitiga l’immunosoppressione indotta da un’attività fisica intensa.

Una formulazione contenente questa pianta ha ridotto l’affaticamento negli atleti e la chetoacidosi diabetica e, come terapia adiuvante, ha contribuito a gestire la fatigue post-ictus.

Una formula a base di astragalo ha dimostrato di preservare la funzione renale residua nei soggetti dializzati e di ridurre la proteinuria associata alla nefropatia membranosa idiopatica.

Alcune revisioni sistematiche hanno riportato i benefici dell’astragalo come terapia aggiuntiva per la riduzione a breve termine dell’albuminuria, della proteinuria e della creatinina sierica nei casi di nefropatia diabetica e per il miglioramento della qualità della vita nei casi di emorragia intracranica, anche se sono necessarie ulteriori ricerche per determinarne la sicurezza e l’efficacia a lungo termine.

Dati clinici limitati suggeriscono che l’astragalo può essere utile per gestire la fatigue cancro-correlata. La pianta è stata anche associata a un prolungamento dei tempi di sopravvivenza nei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta.

L’azione a sostegno della performance fisica e sportiva

Una recente revisione sistematica (Astragalus membranaceus (Huangqi) Supplementation in Sports Training: A Systematic Review) ha valutato gli effetti dell’integrazione di Astragalus membranaceus per l’attività sportiva e la prestazione fisica.

La ricerca nelle principali banche dati medico-scientifiche internazionali (PubMed, EMBASE, Web of Science, Cochrane Library e Google Scholar) ha individuato come idonei 11 studi clinici (sei di essi prevedevano la sola somministrazione di Huangqi e nei rimanenti la pianta era associata ad altre erbe). Le attività sportive praticate includevano arti marziali, escursioni in montagna, basket, canottaggio, corsa, esercizi aerobici e allenamento di forza. L’estratto secco di astragalo è stato assunto in una dose giornaliera compresa tra 1 e 4 g per diverse settimane.

La supplementazione è stata associata a miglioramenti nelle prestazioni aerobiche, nello stato ossidativo, nella percentuale di reticolociti e nella risposta all’acclimatazione, senza un effetto specifico sulla forza degli atleti.

Sono state osservate anche migliori funzioni immunitarie post-esercizio, soprattutto per quanto riguarda l’attività delle cellule NK, i livelli di IL-2, il rapporto CD4+/CD8+ e il turnover dei linfociti. Nessun effetto avverso (né grave, né lieve) è stato segnalato negli studi analizzati in questa revisione e la somministrazione dell’astragalo è risultata ben tollerata dai partecipanti. Alcuni report, tuttavia, hanno riferito che l’integrazione con Huangqi può occasionalmente provocare sintomi quali malessere, mal di testa e una temporanea diminuzione dei valori della pressione arteriosa; questi effetti collaterali sono generalmente lievi e transitori e in genere si risolvono entro 24 ore dalla somministrazione.

L’epatotossicità suggerita come un possibile esito negativo dell’uso di Huangqi, secondo alcuni ricercatori, potrebbe essere invece correlata più alle impurità presenti nelle miscele di più erbe che essere direttamente attribuita all’astragalo stesso.

In conclusione, l’integrazione di Astragalo contribuisce a ridurre l’affaticamento, a migliorare le prestazioni aerobiche e a mitigare la soppressione immunitaria post-esercizio negli atleti.

È consigliabile condurre ulteriori ricerche per rafforzare la robustezza delle prove di efficacia esistenti con studi clinici controllati su scala più ampia, scrivono i ricercatori autori dello studio.

Fonte: Antonelli M, Donelli D. Astragalus membranaceus (Huangqi) Supplementation in Sports Training: A Systematic Review. Encyclopedia. 2024; 4(1):158-170.

Attività salutistiche della camomilla

La camomilla (Matricaria chamomilla), pianta erbacea annuale, ha una lunga storia di utilizzo nella medicina tradizionale, dove è stata impiegata in diverse condizioni di salute: infezioni, disturbi respiratori, gastrointestinali ed epatici, ma anche come sedativo, antispasmodico, antisettico e antiemetico. Nella tradizione popolare italiana la pianta è stata utilizzata, tra l’altro, sotto forma di infuso per trattare i dolori muscolari e gastrointestinali, le distorsioni, gli stati di irritabilità e come sedativo.

Studi in vitro e su animali hanno indicato che gli estratti di camomilla esplicano attività antinfiammatorie, ipoglicemizzanti, antigenotossiche e antitumorali. All’apigenina, un flavone presente nella pianta, sono stati attribuiti effetti chemiopreventivi, mentre il bisabololossido A, un altro costituente del fitocomplesso della camomilla, ha mostrato effetti inibitori additivi quando utilizzato con 5-fluorouracile contro le cellule leucemiche.

Alla pianta sono attribuite attività antibatteriche, antinfiammatorie, antidepressive, antipiretiche, antiallergiche e analgesiche. Ben noto dalla tradizione è anche l’impiego nei processi infiammatori a carico del tratto digerente, in particolare se associati a fenomeni spastici della muscolatura liscia. La camomilla è indicata quindi in caso di gastriti, esofagiti, ulcera peptica e come spasmolitico e carminativo nelle coliche digestive.

Per uso esterno svolge attività antalgica nei problemi del cavo orale come stomatiti, gengiviti e afte, ma svolge anche un’azione antinfiammatoria e antibatterica. Studi clinici controllati hanno evidenziato a tale proposito che l’applicazione di un impacco di camomilla è stata più efficace di una pomata all’idrocortisone sui processi di guarigione di lesioni cutanee peristomali successive a colostomia. Inoltre, un oleogel a base di camomilla ha alleviato il dolore in casi di emicrania senza aura.

L’azione della camomilla sotto forma di risciacquo orale e in formulazioni topiche per le condizioni infiammatorie legate alle terapie oncologiche, con riferimento alla capacità di ridurre o di prevenire disturbi come la mucosite o la radiodermatite, è stata riportata da studi clinici ma deve essere confermata da ulteriori e più ampie ricerche.

I dati clinici suggeriscono benefici modesti della camomilla nell’insonnia cronica e nella mastalgia ciclica di entità lieve-moderata. Diversi studi hanno riportato, inoltre, che gli estratti di camomilla migliorano i sintomi del disturbo d’ansia generalizzato di grado lieve-moderato e moderato-grave, nonché i marcatori biologici di stress nei soggetti con ansia cronica.

In materia di sicurezza sono state segnalate rare reazioni allergiche legate alla presenza di lattoni e pertanto il suo uso è sconsigliato ai soggetti che presentano ipersensibilità accertata alle Asteracee; anche gli individui allergici ai pollini di artemisia dovrebbero evitare la camomilla, poiché si sono verificati casi di reazioni crociate alla camomilla.

È stato infine segnalato per le potenziali interazioni che, per il contenuto in cumarina, la camomilla può aumentare gli effetti dei farmaci anticoagulanti.

Fonte: Herbs, Memorial Sloan Kettering Cancer Center.

Il filo rosso delle erbe

In tutto il mondo le donne fanno ricorso da sempre alle piante medicinali nelle varie fasi della loro vita, dall’adolescenza, al periodo riproduttivo, fino alla menopausa.
Lo hanno confermato statistiche sia nazionali, come l’indagine secondo cui in Italia circa il 47% delle donne usa in modo più o meno regolare preparati erboristici, sia survey internazionali, evidenziando come l’appartenenza al genere femminile sia tra i fattori predittivi del ricorso ai preparati vegetali e alla fitoterapia.

Le erbe tradizionalmente utilizzate dalle donne sono oggi al centro di molti e interessanti studi, finalizzati anche a verificarne proprietà e sicurezza con le più recenti innovazioni tecnologiche.
Un bel lavoro di Shan-Yu Su e coll. (2022) analizza proprio questa linea di ricerca, accendendo i riflettori in particolare su dismenorrea, infertilità, allattamento, osteoporosi e menopausa.

Per la dismenorrea – disturbo talvolta invalidante e con significative percentuali di incidenza nella popolazione femminile – la ricerca ha mostrato un ampio ricorso alle erbe, tra cui Angelica sinensis, tra le donne asiatiche, con il supporto di un’indagine condotta sul campo tra le farmacie che vendono formule tradizionali cinesi.

Il puerperio porta con sé una galassia di emozioni e mutamenti, cure e apprensioni insieme a problemi concreti tra cui l’ipogalattia, per la quale molte donne – il 53% secondo un’indagine cross-section condotta in Tanzania – si rivolgono a piante ad azione galattogoga per stimolare la montata lattea. E se in Europa tra le erbe prevalgono anice verde, semi di finocchio o galega, secondo una ricerca cinese (Chao et al. 2020) le piante più utilizzate per sostenere la donna che allatta sono Angelica sinensis, Tetrapanax papyrifer e Hedysarum polybotrys.

E in tema di infertilità femminile una recente metanalisi di 18 studi clinici randomizzati e controllati riporta che Cuscuta chinensis, Angelica gigas e Cyperus rotundus – le erbe tradizionali più utilizzate in Asia orientale per questo problema – hanno aumentato in modo statisticamente significativo il tasso di gravidanza rispetto al placebo.

Infine la menopausa, con il supporto prezioso e documentato di piante come il trifoglio rosso o la cimicifuga nei disturbi vasomotori e il corteo di sintomi che questi comportano, mentre un nuovo studio italiano (Maggini 2024) conferma l’utilizzo tradizionale e la sicurezza della salvia per vampate di calore, sudorazione eccessiva e tono umorale.
Le erbe possono migliorare anche altre condizioni, come segnala un trial clinico coreano che dimostra l’efficacia del ginseng rosso nel dolore da osteoartrosi degenerativa della mano in donne in menopausa.

La relazione che connette donne, salute e piante medicinali – un filo rosso che dalle herbariae dell’età classica arriva alle ricercatrici di oggi passando per le ‘medichesse’ della Scuola Salernitana e Ildegarda di Bingen – è dunque sempre viva.
Nel mese della ‘Giornata internazionale della donna’ auguri speciali alle erboriste e a tutte le donne che si affidano alla natura e alle sue risorse.

Buon 8 marzo!

Valeriana e disturbi del sonno

Il deficit di sonno, il sonno insufficiente e una sua cattiva qualità per lunghi periodi di tempo, aumentano il rischio di sviluppare diverse condizioni associate a una bassa qualità di vita.

I trattamenti per i disturbi del sonno includono la melatonina e farmaci da banco come la difenidramina e la doxilamina, che hanno tutti effetti collaterali negativi.

Le proprietà della valeriana (Valeriana officinalis L.) sono note da secoli e quelle per favorire il sonno furono descritte da Ippocrate nel IV secolo a.C. Anche Ildegarda di Bingen descrisse nei dettagli le proprietà tranquillanti e sedative della pianta.

La ricerca moderna ha chiarito che gli acidi valerenici e i lignani della pianta sono in grado di raggiungere il cervello e di produrre un’attività di tipo inibitorio sulla neurotrasmissione, attraverso la modulazione del sistema GABAergico e purinergico: ne deriva un effetto ansiolitico e, in modo dose-dipendente, ipnoinducente. Ampiamente studiata a livello clinico e pre-clinico, è considerata un’alternativa alle benzodiazepine nel trattamento di disturbi del sonno transitori e lievi stati ansiosi.

Lo studio

In questo recente studio clinico parallelo in doppio cieco controllato con placebo (Standardized Extract of Valeriana officinalis Improves Overall Sleep Quality in Human Subjects with Sleep Complaints: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled, Clinical Study), 80 adulti con disturbi del sonno sono stati suddivisi mediante randomizzazione (1:1) in due gruppi: il gruppo di trattamento ha ricevuto un estratto di V. officinalis, mentre il gruppo di controllo ha ricevuto una sostanza placebo; la sperimentazione è durata 8 settimane.

Gli endpoint primari di efficacia comprendevano il Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI) e la latenza del sonno mediante actigrafia; gli endpoint secondari includevano parametri come il tempo effettivo e l’efficienza del sonno, i valori sulla Epworth Sleepiness Scale (ESS), sul Beck Anxiety Inventory (BAI) e sulla Visual Analogue Scale (VAS) per la sensazione di svegliarsi riposati. È stato incluso anche un endpoint terziario dei parametri del sonno mediante polisonnografia in un sottogruppo di 20 soggetti per ciascun gruppo.

I parametri di sicurezza comprendevano l’esame fisico, la misurazione dei segni vitali ed esami emato-chimici. Gli eventi avversi eventuali sono stati monitorati per l’intera durata dello studio.

In 72 hanno completato lo studio e sono stati inclusi nelle valutazioni di efficacia. Nei giorni 14, 28 e 56, il punteggio totale PSQI nel gruppo di trattamento è diminuito in modo significativo (p < 0,05) rispetto al gruppo placebo. Nel gruppo, inoltre, sono stati rilevati miglioramenti significativi (p < 0,05) nella latenza del sonno e nel tempo effettivo di sonno nei giorni 3, 14, 28 e 56 e nell’efficienza del sonno nei giorni 14, 28 e 56.

Nei soggetti che hanno assunto valeriana, rispetto al placebo, si è registrata una diminuzione dell’ansia (p < 0,05) nei giorni 14, 28 e 56, della sonnolenza diurna nei giorni 28 e 56 e un aumento della sensazione di svegliarsi riposati nei giorni 28 e 56.

I risultati della polisonnografia in un sottogruppo di 20 soggetti hanno mostrato miglioramenti significativi (p < 0,05) nel tempo totale, nella latenza e nell’efficienza del sonno al giorno 56 nel gruppo valeriana rispetto a quello placebo. Nel corso dello studio la pianta è risultata sicura e ben tollerata.

L’integrazione di valeriana ha perciò migliorato significativamente vari parametri soggettivi e oggettivi del sonno in persone giovani con sintomi di insonnia lieve, la qualità complessiva, la latenza, l’efficienza e il tempo totale di sonno.

È stata osservata, inoltre, una riduzione dell’ansia, della sonnolenza diurna e una migliore sensazione di freschezza al risveglio.

Fonte: Chandra Shekhar H, Joshua L, Thomas JV. Standardized Extract of Valeriana officinalis Improves Overall Sleep Quality in Human Subjects with Sleep Complaints: A Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled, Clinical Study. Adv Ther. 2024 Jan;41(1):246-261.

Fitosteroli e colesterolo elevato

Le malattie cardiovascolari aterosclerotiche sono ancora una delle principali cause di morte e morbilità nel mondo; l’ipercolesterolemia e stili di vita poco salutari sono tra i principali fattori di rischio per queste patologie. La ricerca ha mostrato che gli steroli vegetali svolgono un’azione ipolipemizzante.

Lo studio italiano DESCO

Su queste basi è stato effettuato da ricercatori dall’Università di Bologna lo studio DESCO (Effetto sinergico della dieta mediterranea con l’integrazione di fitosteroli), uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, con disegno crossover e controllato vs placebo.

La ricerca ha coinvolto 55 partecipanti con un’età compresa tra 20 e 65 anni che presentavano livelli moderatamente elevati di colesterolo plasmatico e un rischio cardiovascolare stimato a 10 anni <5% secondo le tabelle di rischio SCORE (Systematic Coronary Risk Evaluation).

I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale (1:1) a un trattamento di 3 settimane con fitosteroli o con placebo. Dopo un periodo di washout di 2 settimane, i partecipanti sono stati shiftati per ricevere il trattamento alternativo.

L’integrazione con fitosteroli è risultata associata a un miglioramento significativo dei livelli plasmatici di colesterolo totale (p = 0,016), colesterolo LDL (p = 0,021) e apolipoproteina B- (p = 0,048) rispetto al basale e rispetto al placebo; inoltre, si è visto che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è significativamente associata con maggiori riduzioni dei valori del colesterolo LDL. L’integrazione alimentare di fitosteroli è stata ben tollerata e l’aderenza al trattamento è stata elevata.

Secondo i risultati dello studio DESCO, un integratore a base di fitosteroli, assunto una volta al giorno, è in grado di ridurre rapidamente e in modo significativo i livelli plasmatici di colesterolo totale, colesterolo LDL e apolipoproteina B, con un effetto più marcato negli individui maggiormente aderenti alla dieta mediterranea.

Una possibile spiegazione di questo dato potrebbe essere correlata con la maggiore quantità di polifenoli presenti nella dieta mediterranea. Questi composti esercitano una leggera inibizione della sintesi del colesterolo dovuta all’inibizione della HMGCoA reduttasi, potenziando, quindi, gli effetti ipocolesterolemizzanti dei fitosteroli che agiscono sull’assorbimento del colesterolo stesso da parte dell’intestino.

Fonte: Cicero, A.F.G.; Fogacci, F.; Giovannini, M.; Rizzoli, E.; Grandi, E.; D’Addato, S.; Borghi, C. The Effect of Dietary Supplementation with Plant Sterols on Total and LDL-Cholesterol in Plasma Is Affected by Adherence to Mediterranean Diet: Insights from the DESCO Randomized Clinical StudyNutrients 2023, 15, 4555.